Il Monte Molinatico dal Passo della Cisa

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa, 1042 m

Dislivello: 770 m ca.

Durata complessiva: 5,20 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-Lago Martino (2,10 h) ; Lago Martino-Monte Molinatico (1 h) ; Monte Molinatico-Monte Pelata-Monte Grotta Mora-Passo della Cisa (2,10 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2019

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Berceto-Passo della Cisa

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Descrizione dell’itinerario 

Escursione molto bella su sentieri ben segnati ed evidenti. Nella prima parte, con lungo percorso perlopiù pianeggiante, si procede all’interno di splendide faggete in ambiente molto suggestivo e solitario. Raggiunto il pittoresco Lago Martino ed inseritosi più avanti nel sentiero proveniente dallo Chalet del Molinatico, lo si segue raggiungendo la dorsale spartiacque e quindi la sommità del Monte Molinatico. La discesa avviene lungo il crinale orientale della montagna, di grande interesse panoramico e naturalistico, la cui percorrenza implica lo scavalcamento di due interessanti cime. 

Dal Santuario della Madonna della Grazia si oltrepassa la Porta Toscana della Via Francigena e si prosegue lungo il tracciato di quest’ultima che inizialmente coincide con il percorso di crinale (00). Dopo 15 minuti di comodo cammino si raggiunge un bivio dal quale la Via Francigena vira a sinistra abbandonando in questo modo la dorsale spartiacque. Noi continuiamo alla volta del Monte Molinatico, avanzando per bella mulattiera e trascurando percorsi secondari che si staccano ai lati. Assecondando in seguito una carraia, si effettua un tornante sinistrorso nell’ambito di un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Volgendo successivamente a destra, si costeggia un particolare pendio caratterizzato da massi ricoperti di muschio e poco più avanti il margine di un’altra area disboscata. Dopo una ripida salita e una svolta a sinistra, si volge a destra raggiungendo un rifugio della Guardia Forestale a quota 1210 m. Si prosegue per ampio sentiero che procede in lieve e moderata pendenza verso NW, varcando in seguito alcuni ruscelli. Attraversato un rio asciutto e costeggiato un caratteristico masso, si raggiunge un bivio (indicazioni) da cui, abbandonato il percorso di crinale, si prende a destra il sentiero che conduce al Termine del Gatto e al vicino valico sulla dorsale Manubiola/Cogena. Si avanza pressoché piano in ambiente boschivo di rara bellezza caratterizzato da pietraie e stupendi esemplari di faggio. Dopo alcuni minuti di cammino si approda al menzionato valico di crinale da cui, andando a sinistra (indicazioni), si raggiunge lo storico Termine del Gatto, antico cippo confinario che dovrebbe risalire alla metà del XVI secolo. Dopo questa breve digressione, ritornati alla sella di prima, si imbocca a sinistra il percorso n° 837A in direzione del Rio delle Arole, sconfinando in questo modo in versante Cogena/Taro. Si segue lungamente questo sentiero (appena dopo il bivio si ignora a destra un percorso segnato con frecce gialle) con andamento in piano/leggera discesa in magnifico e solitario ambiente boschivo, caratterizzato da notevoli esemplari di faggio, ruscelli e massi. Dopo aver attraversato un suggestivo rio, la traccia si amplia e conduce sotto ad un’area con massi (fontana), procedendo poi con andamento pianeggiante e in lieve discesa. Più avanti si attraversa una valletta sconvolta da frane e, proseguendo per il percorso principale, si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra un sentiero non segnato per il crinale del Molinatico. Al bivio che si incontra successivamente, si prosegue diritto giungendo più avanti in corrispondenza di un’area disboscata. Tenendo d’occhio i segnavia si attraversa subito un ruscello per poi volgere a destra e oltrepassare un altro piccolo corso d’acqua. Rientrati nella faggeta si valica una costa boscosa oltre la quale si scende all’interno di una valletta. Dopo una breve salita si piega a sinistra e si prosegue per traccia non molto evidente assecondando i numerosi segnavia sugli alberi. Si guada successivamente il Rio delle Arole inserendosi appena dopo in un’ampia traccia (n° 839A) che si segue a sinistra in direzione del Lago Martino. Si avanza in costante salita ignorando a destra un sentiero per lo Chalet, oltrepassando poco più avanti un paio di ruscelli. Appena dopo il secondo di questi, si abbandona la carraia su cui stiamo camminando, continuando a destra per ampia traccia (segnavia). Si guadagna quota in moderata pendenza innestandosi poco più avanti in un altro percorso che si asseconda a destra (indicazioni). Quando il tracciato pianeggia, si prende a destra (frecce segnaletiche) un sentiero che appena dopo conduce in un piccolo ripiano boscoso. Si sale ancora per poco fino a sbucare in corrispondenza della sponda settentrionale del suggestivo Lago Martino, 1367 m. Dopo un’eventuale sosta, si continua per comoda mulattiera (n° 839) che avanza per un buon tratto in modo perlopiù pianeggiante, con qualche breve sezione in discesa. Giunti in corrispondenza di una radura, il percorso effettua una netta svolta a sinistra, mentre a destra è collocato un tavolo con panche. Appena dopo la curva si abbandona l’ampia traccia (che scende verso lo Chalet) e si prende a sinistra un sentiero contrassegnato da sbiaditi segnavia bianco-rossi. Con lineare andamento in piano a mezza costa si tagliano ripidi pendii boscosi per traccia che più avanti si restringe notevolmente. Si avanza in costante direzione SW transitando sotto grossi massi e incontrando piazzole di carbonaie. Raggiunto un incrocio, si continua diritto fino ad incontrare un’insegna in legno con scritto Prato del Cucù di Sopra. Appena dopo ci si innesta nel percorso proveniente dallo Chalet (n° 839B) che si segue a sinistra verso la dorsale del Molinatico. Si guadagna quota per ripida mulattiera che più in alto, quando il pendio si fa meno erto, diviene piuttosto incerta. Si prosegue diritto (delle due tracce tenere quella di sinistra) per poi svoltare nettamente a destra ed effettuare un faticoso obliquo ascendente. Si vira poi a sinistra e dopo un’ultima salita si guadagna l’erboso crinale divisorio dove ci si innesta nel percorso n°00. Lo si segue a sinistra penetrando, dopo la prima radura, in una macchia di faggi dai particolari rami contorti. Si continua lungo l’ampia dorsale costeggiando altre macchie di bosco, fino a conquistare la sommità del Monte Molinatico, 1549 m, purtroppo alquanto deturpata da numerose antenne e ripetitori. Dopo una meritata sosta si prosegue lungo il percorso di crinale (n° 00) in direzione del Passo della Cisa, ammirando notevoli visuali panoramiche. Più in basso ci si inserisce in una carraia, proveniente dalla cima, che si abbandona quasi subito in corrispondenza di un suo tornante destrorso. Si continua a perdere quota lungo il magnifico sentiero 00 assecondando fedelmente il crinale divisorio in ambiente davvero suggestivo. Dopo una discesa un po’ più ripida all’interno di una fascia boscosa, radure e altre macchie di bosco, si incontra un bel cippo confinario del 1828. Appena oltre quest’ultimo si presenta un bivio da cui si continua diritto, ignorando a sinistra una traccia che conduce al Lago Martino. Dopo una piccola radura, si prosegue per il crinale boscoso con andamento perlopiù pianeggiante, ammirando notevoli esemplari di faggio. Giunti in una selletta con cippo confinario, si ignora a sinistra una traccia e si prosegue lungo la dorsale ora in salita. Scavalcata la Rocca o Bocca di Malzapello, si continua per il percorso principale che nel successivo tratto offre bellissime visuali panoramiche in ambiente suggestivo e intatto. Si inizia quindi la risalita della dorsale occidentale del Monte Pelata, affrontando subito un ripido strappo. Dopo un tratto meno erto, si riprende a salire ripidamente, sempre per crinale, al sommo di pendii erbosi e nei pressi del limite superiore della faggeta. Guadagnata la panoramica sommità, 1428 m, si scende per ampio crinale boscoso fino a raggiungere una selletta con cippo confinario. Da qui si ricomincia a salire, all’inizio piuttosto ripidamente, per poi procede in piano all’interno di una splendida faggeta. Poco dopo si incomincia l’ascesa finale alla volta della sommità del Monte Grotta Mora, che tuttavia il sentiero segnato evita a destra. Noi invece, raggiunto un cippo confinario, proseguiamo ripidamente lungo il filo della dorsale boscosa, fino a guadagnare la bellissima cima, 1419 m, che a sua volta costituisce il culmine di una dorsale che digrada in versante Cogena/Taro. Dalla sommità si scende verso E passando inizialmente a fianco di un magnifico esemplare di faggio, per poi virare a destra fino a ricongiungersi con il percorso segnato. Si prosegue per il crinale boscoso affrontando un’altra lieve contropendenza, raggiungendo in seguito una sella (indicazioni) da cui si stacca a destra una traccia che si ignora. Si prosegue lungo la dorsale boscosa, o tenendosi nei suoi pressi, fino a mettere piede in un’altra selletta dove il percorso segnato volge a sinistra cambiando repentinamente direzione. Dopo una prima breve discesa, si prosegue pianeggiando e in lieve salita costeggiando un rimboschimento a conifere. Si continua perlopiù in salita, anche se leggera, attraversando alcuni ruscelli, raggiungendo, dopo aver varcato un rio asciutto, il bivio incontrato all’andata con il sentiero che conduce al Termine del Gatto. Seguendo a ritroso il percorso effettuato in salita si fa ritorno al Passo della Cisa. 

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