Dal Monte Menegosa al Groppo di Gora

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Punto di partenza/arrivo: Teruzzi 1004 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15 h

Tempi parziali: Teruzzi-Monte Menegosa (1,10 h) ; Monte Menegosa-Monte di Lama (1 h) ; Monte di Lama-Groppo di Gora (1 h) ; Groppo di Gora-Teruzzi (1 h)

Difficoltà: EE la dorsale est del Monte Menegosa ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Accesso stradale: Fiorenzuola d’Arda-Castell’Arquato-Lugnagnano Val d’Arda-Morfasso-Teruzzi ; Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone-SP 15-Teruzzi

img11 (FILEminimizer)www.valdardatrekking.it

 

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Menegosa è senza alcun dubbio una delle più suggestive conformazioni ofiolitiche di tutto l’Appennino settentrionale. Presenta un fianco meridionale caratterizzato da ripidi pendii, gendarmi e pinnacoli, e una dorsale delimitata ad ovest da un verticale sperone roccioso. In questa sede si descrive l’attraversamento della suddetta dorsale il cui raggiungimento implica un facile passaggio roccioso e la risalita di un ripido ma agevole canalino. E’ inoltre presente un altro e più esposto passaggio roccioso, che richiede attenzione, nella sezione iniziale della cresta/dorsale. L’escursione proposta implica anche il raggiungimento della sommità del Monte di Lama, alle cui pendici nasce il Torrente Arda, che, oltre a costituire un balcone panoramico di prim’ordine, è di grande interesse a livello naturalistico/geologico. Molto suggestivo è il groppo ofiolitico conosciuto come Colle del Castellaccio, inserito in un contesto ambientale tra i più affascinanti di tutto l’Appennino parmense/piacentino. Altra rarità è il Groppo di Gora, montagna ofiolitica che precipita in versante Ceno con verticali e friabili pareti rocciose. Chi non volesse affrontare il “fuori sentiero” rappresentato dalla dorsale est del Menegosa, può seguire il percorso segnato fino a raggiungere il Passo Menegosa e da lì, sempre per sentiero segnato, guadagnare la sommità dell’omonima montagna.

Parcheggiata l’auto in corrispondenza del cimitero di Teruzzi, ci si dirige verso il paese in questione, andando a sinistra al bivio che si incontra. Si attraversa in salita tutto il suggestivo nucleo, continuando poi a guadagnare quota per ripida stradina asfaltata (percorso CAI n° 903) in direzione di una casa isolata dominata da uno spettacolare gendarme ofiolitico. Nei pressi dell’abitazione si imbocca una mulattiera (indicazioni) che inizialmente procede alla base del versante settentrionale della conformazione ofiolitica. Si continua per la splendida mulattiera fino ad uscire dal bosco in corrispondenza di radure con arbusti ed in vista dei pendii rocciosi con gendarmi ofiolitici che caratterizzano il versante meridionale del Monte Menegosa. Si avanza lungo la traccia ancora per poco e la si abbandona risalendo il pendio erboso in direzione delle soprastanti rocce, procedendo con percorso da cercarsi in proprio (orientamento immediato). Si deve puntare alla terminazione destra (occidentale) delle rocce, dove la dorsale della montagna è delimitata da uno sperone roccioso che precipita verso ovest con una verticale parete. Guadagnando quota per il pendio erboso, possibilmente sulla destra di un evidente solco, si arriva alla base delle rocce, da cui si piega a destra per cengetta, oltrepassando subito il sommo di un franoso canale (attenzione). Poi si costeggiano verticali pareti, iniziando successivamente un obliquo ascendente a destra in direzione della soprastante dorsale erbosa, ammirando sopra di noi il menzionato sperone ofiolitico delimitato a sinistra da un canale che risaliremo. Giunti sul filo della dorsale (panorama notevole) ci si dirige verso la verticale parete ofiolitica del più volte menzionato sperone, che si aggira a sinistra, raggiungendo in breve la base di un ripido canalino. Si supera nei primi metri una divertente placchetta ricca di appigli e di roccia solida (I°). Poi si risale il soprastante ripido canale superando qualche roccetta, fino a guadagnare una selletta, dalla quale, spostandosi a destra, si approda sull’ariosa sommità dello sperone ofiolitico. Si continua quindi lungo la cresta tenendosi alla destra del suo filo, sfruttando inizialmente una cengetta. Messo piede su uno spuntone (esposto) si scala direttamente una verticale paretina di pochi metri con ottimi appigli (II°). Dopo questo breve passaggio piuttosto “frizzante” (evitabile tenendosi a sinistra delle rocce della cresta) il crinale  si estende in modo lineare senza presentare altre difficoltà tecniche. Si avanza lungo la bellissima dorsale ammirando ampie visuali, puntando alla croce che caratterizza la cima centrale del Menegosa, 1323 m (uno spuntone può essere evitato da ambo i lati). Dalla vetta si scavalca subito un’altra quota da cui si piega a sinistra scendendo piuttosto ripidamente per qualche metro. Poi, verso destra, si passa sotto un caratteristico strapiombo, fino a raggiungere una splendida e ampia sella delimitata a sinistra da un groppo ofiolitico, la cui sommità si può raggiungere in breve superando qualche roccetta. Si perde quota per sentiero, ora segnato, prestando attenzione sulla destra: infatti, poco prima di mettere piede in una selletta di crinale, si può notare un suggestivo arco roccioso. Dalla selletta, tralasciato a destra un sentiero (indicazioni), si prosegue lungo il percorso principale fino ad immettersi nella dorsale nord/sud del Menegosa. Andando a destra, tenendosi inizialmente a destra del filo del crinale poi alla sua sinistra, si conquista la cima principale (ovest) del Monte Menegosa1356 m. Dalla sommità si scende al bivio di prima, dal quale si continua ad assecondare il crinale in direzione sud, raggiungendo e scavalcando un’anticima. Segue una ben ripida discesa resa scomoda dalla presenza di ghiaino, in cui ci si tiene sulla sinistra del filo della dorsale. Penetrati nel bosco si approda in breve al Passo Menegosa1220 m, da cui da sinistra confluisce il sentiero proveniente da Teruzzi che abbiamo abbandonato in precedenza. Si prosegue lungo il percorso n° 901 in direzione del Monte di Lama, ignorando, appena dopo il bivio, una traccia a destra. Si prosegue comodamente in piano e saliscendi, oltrepassando poco più avanti un solco e in seguito un’area umida. Dopo una salita all’interno di un rado bosco si approda in un ampio crinale boscoso, immettendosi qui nel percorso n° 905 che si segue a sinistra. Si avanza per un buon tratto in piano/leggera discesa avvicinandosi progressivamente al ripido profilo nord-occidentale del Monte di Lama. Dopo aver attraversato una carraia in località Passo della Crocetta, il sentiero inizia a guadagnare quota effettuando, dopo una salita in obliquo a sinistra, un tornante destrorso. Si prosegue in magnifico ambiente boschivo caratterizzato da massi ricoperti di muschio, per poi salire ripidamente in obliquo a destra lambendo una pietraia. Si valica il filo della dorsale (panorama notevole), salendo per pochi metri alla sua destra, raggiungendolo nuovamente mediante svolta a sinistra. Segue un’altra ripida salita in cui si costeggia dapprima un ghiaione, poi, in obliquo a destra, si procede alla base di caratteristiche rocce (diaspri) dalla particolare colorazione rossastra che ricordano quelle del Monte Verruga e del Monte Treggin (Appennino ligure). Giunti nei pressi di un pulpito, il sentiero svolta repentinamente a sinistra avanzando ancora per qualche metro in ripida salita. Infine, dopo aver attraversato un magnifico bosco di faggi, si sbuca nell’ampio pianoro prativo che costituisce la sommità del Monte di Lama1346 m. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vasto panorama, si inizia a percorrere (sentiero CAI n° 907) l’ampia dorale prativa, incontrando subito una croce ed avanzando in questo primo tratto in direzione sud. Poi, sempre assecondando la dorsale, si volge verso sud/est, ignorando poco più avanti, ad un bivio, una traccia a sinistra. Si continua per evidente tratturo attraversando splendide radure in un contesto ambientale che ha pochi eguali. Dopo una discesa all’interno del bosco si approda in un’ampia sella dominata dalla sagoma del groppo ofiolitico del Colle del Castellaccio. Attraversata una carraia, si continua con andamento obliquo a destra orientandosi con i segnavia, penetrando ed attraversando una macchia boscosa. Dopo un pendio caratterizzato da arbusti e, più in alto a sinistra, da massi ofiolitici, si penetra nuovamente nel bosco dove si svolta a sinistra. In ripida salita si esce poco dopo dalla vegetazione e si avanza virando a destra, procedendo in direzione di un’ampia sella, aggirando in questo modo la sommità vera e propria del Colle del Castellaccio. Per raggiungere la vetta di quest’ultimo è sufficiente, poco dopo essere usciti dal bosco, salire direttamente, aggirando o superando roccette, fino a guadagnare la cima del groppo ofiolitico, 1308 m. Poi si scende alla sottostante selletta di crinale da cui si ignora a destra una traccia proveniente da Bardi (indicazioni). Rientrati nel bosco si procede in salita raggiungendo un bivio dove verso sinistra si stacca il percorso AVC che aggira a settentrione il Groppo di Gora. Proseguendo in direzione di quest’ultimo, dopo aver scavalcato un poggetto boscoso, si scende tenendosi sulla sinistra del crinale divisorio attraversando un paio di radure. Ricongiuntisi con il filo della dorsale, ci si dirige verso lo spettacolare profilo occidentale del Groppo di Gora, caratterizzato da lisce placche. Il sentiero poco più avanti piega a sinistra per poi virare a destra e salire, ampliandosi a tratturo, per pendii prativi. Non senza fatica si approda sull’ampio plateau sommitale che costituisce la cima del Groppo di Gora1302 m (su un pulpito che precipita nel versante bardigiano si trova una caratteristica nicchia con madonnina). Si prosegue assecondando i segnavia, tenendosi nei pressi del bordo del pianoro sommitale, ammirando suggestive visuali sulle friabili pareti ofiolitiche che precipitano verso la Val Ceno. Prestando attenzione ai segnavia si inizia poi a perdere quota penetrando in seguito nel bosco, dove la discesa si fa decisamente erta e scomoda. Dopo la sezione più ripida si raggiunge un primo bivio in corrispondenza della sella est del Groppo di Gora, dal quale si innesta da sinistra il percorso segnato (AVC) che aggira a settentrione la montagna. Si prosegue a destra raggiungendo in breve un secondo bivio da cui si abbandona il percorso di crinale (n° 907), che prosegue in direzione del Valico del Pellizzone, prendendo a sinistra un’ampia traccia contrassegnata A10. Si avanza comodamente per carraia senza possibilità di errore con andamento perlopiù in piano, oltrepassando un paio di ruscelli. Dopo una svolta a destra si scende in una bella radura (a destra si nota il Monte Cravola), che si attraversa, rientrando successivamente nel bosco. In corrispondenza di un bivio si volge a sinistra (segnavia) e si prosegue oltrepassando poco dopo un ruscello. Al bivio che si presenta in seguito si deve andare a destra per carraia rovinata dal passaggio di mezzi di esbosco e moto da cross. Dopo una svolta a sinistra si passa a fianco di caratteristici massi ofiolitici e si continua per il bel percorso. Più avanti si incontra sulla destra un albero nelle cui radici si notano statuette di gnomi, e, dopo una curva a sinistra, si varca un ruscello. Si esce poi in un’area disboscata raggiungendo successivamente una radura arbustiva, dove occorre prestare attenzione ad un bivio non molto evidente, dal quale si deve prendere la traccia di sinistra (segnavia). Si procede in piano transitando poco più avanti a fianco di un bel esemplare di faggio, varcando successivamente un ruscello. Oltre quest’ultimo si procede in lieve salita attraversando una traccia trasversale, contornando in seguito il margine destro di una bella radura. Poco più avanti ci si immette in un’altra carraia, contrassegnata n° 905, proveniente dalla sella tra in Monte di Lama e il Colle Castellaccio, che si segue a destra. Dopo alcuni minuti di cammino si transita a fianco una casa, proseguendo poi per stradina asfaltata, ammirando belle visuali panoramiche. Successivamente si raggiunge l’Oratorio di S. Anna, oltre il quale si sbuca nella stradina d’accesso al paese di Teruzzi, appena prima del cimitero in corrispondenza del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

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