Val Civasola: anello dal Passo della Cisa

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Cisa 1042 m

Dislivello: 690 m ca.

Durata complessiva: 5/515 h

Tempi parziali: Passo della Cisa-S. Rocco di Gravagna (2,10 h) ; S. Rocco di Gravagna-Monte Valoria-Passo della Cisa (2,45/3 h)

Difficoltà: E+ il vecchio sentiero GEA ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2019

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto-Passo della Cisa

mapStralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

N.B.: nel tratto evidenziato color arancio il tracciato è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e suggestivo alla scoperta di luoghi remoti e affascinanti. Nella prima sezione, che si svolge perlopiù in discesa, si raggiunge, seguendo il tracciato della Via Francigena, dapprima la dorsale del Monte Cucchero, poi, tramite mulattiera non segnata, il molino di Gravagna e, infine, il borgo di S. Rocco di Gravagna. Oltre quest’ultimo, al fine di raggiungere Casa Franchi e quindi il crinale Parma/Massa, seguiremo un vecchio percorso, un tempo segnato come sentiero GEA (Grande Escursione Appenninica), attualmente in stato di totale abbandono. Nonostante la suggestione e l’interesse storico di percorrere una vecchia mulattiera, questa sezione dell’itinerario risulta nel complesso poco consigliabile sia per la continua presenza di rovi e arbusti spinosi, quanto per l’oggettiva difficoltà di reperire in diversi tratti la giusta traccia. Se si vuole evitare questa sezione si può, una volta attraversato S. Rocco di Gravagna e messo piede nella stradina che sale verso il Passo della Cisa, seguire quest’ultima fino a ritornare al punto di partenza. Oppure, come possibilità alternativa, da S. Rocco di Gravagna ci si sposta a Gravagna Montale e da qui si segue la carrareccia che conduce a Casa Franchi. Si consiglia vivamente di effettuare questo itinerario solo nella stagione tardo autunnale/invernale, oppure ad inizio primavera.

Dal Passo della Cisa si raggiunge il Santuario della Madonna della Grazia, oltre il quale si continua lungo il percorso della Via Francigena, che in questo tratto coincide con il sentiero n° 00, passando per la Porta Toscana. Si avanza comodamente assecondando il filo della boscosa dorsale Parma/Massa, procedendo prima in salita poi pianeggiando. Dopo uno strappo un po’ più ripido per mulattiera in questo tratto semidistrutta dai mezzi di esbosco (il che costituisce un’autentica vergogna, soprattutto per uno storico percorso come la Francigena e nel contesto di un Parco nazionale!), si nota a destra sul dorso di una costa un cippo confinario (uno dei tanti che caratterizzano questa parte della dorsale spartiacque). Si prosegue lungo il tracciato di crinale (visuale panoramica sui monti Orsaro Braiola) fino a raggiungere un bivio evidente (indicazioni), da cui si abbandona a destra il percorso n° 00 per il Monte Molinatico. Si volge invece a sinistra lungo la Via Francigena, procedendo in leggera discesa e in piano, raggiungendo poco dopo un solco. Attraversato quest’ultimo si continua in salita incontrando poco dopo un bivio da cui si prende la traccia di destra (segnavia). Avanzando sempre in salita si aggira una costa boscosa notando appena dopo un tubo di plastica con giuntura (fonte). Si continua in leggera discesa e in piano attraversando un paio di ruscelli, raggiungendo dopo una breve risalita un altro tubo a terra (fonte). Al successivo bivio si tralascia a destra un’ampia traccia e si prosegue a sinistra per stretto sentiero in discesa, raggiungendo più avanti un rio che si attraversa. Oltrepassato subito dopo un altro piccolo corso d’acqua, si giunge in corrispondenza di un radura con tavoli e tabella con cartina. Si attraversa la radura penetrando, al suo termine, nuovamente nel bosco, raggiungendo poco dopo una valletta dove si varca un altro rio (appena prima del guado si ignora a destra una carraia in salita). Si continua per ampia mulattiera in leggera salita all’interno di un rimboschimento a conifere, iniziando, dopo un tratto in cui si pianeggia, a perdere quota. Dopo un paio di tornanti si prosegue a mezza costa notando poco più in basso un casa abitata. Si oltrepassa poi una selletta, incontrando subito dopo un bivio (freccia segnaletica), da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra un’ampia traccia. Si avanza in piano/leggera salita assecondando per un tratto una linea elettrica e dopo alcuni saliscendi si raggiunge una costa panoramica con bella visuale sulla bastionata appenninica. Più avanti si penetra all’interno di un altro rimboschimento a conifere procedendo inizialmente in lieve salita, poi in discesa tra folta vegetazione. Poco dopo si giunge nei pressi della SS 62 e si prosegue per ampia traccia tenendosi nel margine superiore di una bella radura. Dopo una breve salita all’interno dell’ennesimo rimboschimento a conifere, si scende in direzione della statale che si raggiunge e attraversa. Al bivio che si presenta subito dopo si prende la traccia di destra (segnavia) che sale verso una dorsale, valicata la quale si scende nuovamente alla strada asfaltata. Giunti in corrispondenza di un ampio spiazzo, si prosegue a sinistra (torretta elettrica e segnavia) per carraia che sale verso il crinale del Monte Cucchero. Messo piede sul filo della dorsale si procede per esso ammirando notevoli visuali panoramiche. Dopo una fascia boscosa si transita a fianco di alcuni ripetitori, oltre i quali si scende ripidamente per poi risalire. Si continua ad assecondare la stupenda dorsale del Monte Cucchero, oltrepassando la quota (forse) più elevata (984 m), fino a giungere poco sotto un poggetto erboso sul quale recentemente è stato eretto il “Campanile del Cucchero”. Si prosegue lungo il crinale iniziando a perdere quota prima per pendio prativo poi penetrando nel bosco. Dopo pochi minuti di discesa, nel punto in cui il sentiero della Via Francigena effettua una netta svolta a destra, lo si abbandona per ampia mulattiera a sinistra. Si avanza con andamento pianeggiante tralasciando, poco dopo il bivio, una traccia che si stacca a sinistra, proseguendo lungo il percorso principale. Appena prima di rientrare nel bosco si ignora un’altra traccia a sinistra e si prosegue oltrepassando un paio di solchi. Dopo aver aggirato una costa si presenta un ulteriore bivio da cui si ignora a sinistra l’ennesima traccia in salita (frecce di vernice color arancio). Al bivio successivo si va sempre a destra in discesa (indicazioni per le MTB), effettuando poco più in basso un tornante destrorso oltre il quale si raggiunge il fondo della valletta il cui solco poco più in alto abbiamo attraversato. Si continua a perdere quota piuttosto ripidamente compiendo anche alcuni tornanti, fino a sbucare a poca distanza dall’autostrada in corrispondenza di una torretta elettrica e di un casotto. Si prosegue lungo il tracciato d’accesso ignorando a sinistra una prima carraia e, giunti nei pressi dei piloni del cavalcavia autostradale, un’altra carraia. Dopo un paio di tornanti, in corrispondenza di un ulteriore tornante sinistrorso, appena dopo un breve tratto cementato, si presenta un bivio da cui si prende la traccia di destra. Si avanza per vecchia e suggestiva mulattiera all’interno di un magnifico castagneto, ammirando a destra notevoli esemplari di muretti a secco e ruderi di essicatoi. Appena dopo un vecchio segnavia sul tronco di un albero a destra, si incontra un bivio dal quale si scende a sinistra verso il vicino ponte che permette di oltrepassare il Torrente Civasola, molto suggestivo in questo tratto. Appena dopo si raggiungono i ruderi del vecchio Molino di Gravagna634 m (il punto altimetrico più basso toccato in questa escursione), da cui, dopo consigliabile perlustrazione, si prosegue a destra per mulattiera in salita che si diparte in corrispondenza di un’edicola votiva. Si oltrepassa subito un primo cancello, cui segue poco più avanti un secondo (qui si tralascia a destra una traccia). Dopo un tratto tra vegetazione invadente si raggiunge un incrocio da cui si prosegue diritto per sentiero in salita. Messo piede su uno stradello (formella con madonnina in marmo collocata sul muro di sostegno della strada) lo si segue a sinistra entrando in questo modo nel magnifico borgo di S. Rocco di Gravagna690 m. Si attraversa in salita il suggestivo nucleo (segnavia bianco-rossi) e dopo una caratteristica volta si raggiunge una piazzetta. Si prosegue per ripido viottolo in direzione della chiesa, oltre la quale si esce dal paese, continuando poi per stradina asfaltata in direzione del Passo della Cisa. Poco dopo, appena oltre un tornante destrorso, si prende a sinistra una carraia, delimitata da un suggestivo muretto a secco, che conduce alla cappella dedicata alla Madonna di Montenero. Oltre quest’ultima, il tracciato volge a destra e si inoltra nel bosco restringendosi a sentiero, conducendo ad una carraia trasversale che si segue a destra in salita. Poco più in alto si rimette piede nella strada abbandonata in precedenza e la si attraversa proseguendo per radura (a destra si nota una presa dell’acquedotto) fin presso la sua terminazione. Occorre poi svoltare a sinistra mirando ad un muretto a secco, situato in corrispondenza del limite del bosco: da qui inizia l’avventura. A destra del menzionato muretto si intercetta una traccia (si tratta di una vecchia mulattiera), molto invasa da vegetazione spinosa, che dobbiamo obbligatoriamente seguire. Si procede lungo il tracciato ben incavato nel terreno, intercettando poco dopo un tubo in gomma di captazione dell’acqua che ci accompagnerà per un buon tratto. Dopo alcuni passaggi tra fastidiosi rovi, la mulattiera diviene più libera e prosegue in salita (a terra si può notare ciò che rimane del lastricato originario), passando a fianco di un caratteristico masso calcareo. Giunti in prossimità di una magnifica radura situata alla nostra sinistra, conviene seguirne il margine destro onde aggirare un tratto di mulattiera impercorribile a causa dei rovi. Rimesso piede sul vecchio tracciato lo si segue superando un altro passaggio tra rovi e arbusti spinosi particolarmente fastidiosi, oltre il quale si raggiunge una carraia. La si attraversa continuando lungo la storica mulattiera (tubo onnipresente) che avanza in lieve salita svoltando successivamente a destra. Oltre la svolta il tracciato è ancora una volta inglobato dai rovi, quindi lo si abbandona spostandosi alla sua destra, intercettando poco sopra un sentierino. Si passa a fianco di un masso ricoperto da muschio sbucando in una prima radura, cui segue appena dopo una seconda. Si contorna il suo margine sinistro procedendo parallelamente alla vecchia mulattiera, recuperandola poco più avanti al termine della radura. Si avanza comodamente lungo il magnifico tracciato svoltando poco dopo a destra, notando, oltre la svolta, uno sbiadito segnavia bianco-rosso che ci ricorda di essere su un percorso un tempo segnato. Si continua lungo la mulattiera piegando ulteriormente a destra, procedendo all’interno di un’area di bosco rado. Giunti ad un bivio (in realtà un trivio) in corrispondenza di una netta svolta a destra del tracciato, lo si abbandona, ignorando inoltre a sinistra un’altra traccia (e il tubo che ci ha accompagnato fino a questo punto). Guardando diritto dovremmo notare all’interno del bosco un segnavia sul tronco di un albero: lo si raggiunge e si prosegue lungo labile sentiero, andando a sinistra ad un poco evidente bivio (segnavia sbiadito). Si avanza lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio delle Pielle, oltrepassando alcuni tronchi di alberi caduti, notando su un masso a destra uno sbiadito segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Appena dopo la traccia è franata, perciò è necessario aggirare l’ostacolo spostandosi poco più a monte, dove si trova una radura, e riprendere appena possibile il quasi invisibile sentiero. Si perde quota raggiungendo in breve il suggestivo Rio delle Pielle, dal quale si prosegue molto scomodamente per traccia insolcata con sterpaglie e vegetazione invadente (qualche sbiaditissimo segnavia). Dopo un masso ricoperto da vegetazione si raggiunge un’ampia traccia trasversale che, se seguita a sinistra, porterebbe a guadare il Rio delle Pielle. Per la logica continuazione del percorso, che nel tratto successivo non coincide con il vecchio sentiero GEA, dobbiamo proseguire tenendo, come in precedenza, il corso d’acqua alla nostra sinistra. Quindi, messo piede nell’ampia traccia, si va a sinistra per pochi metri e prima del guado la si abbandona proseguendo per labilissimo sentierino. Quest’ultimo poi sparisce del tutto, perciò è necessario proseguire destreggiandosi tra vegetazione alquanto invadente e fastidiosa, costeggiando a destra una ripida sponda con qualche masso. Raggiunto nuovamente il Rio delle Pielle, lo si guada per due volte e si prosegue tenendolo a sinistra, guadagnando quota senza traccia in ambiente selvaggio di grande suggestione. Si punta ad un evidente masso calcareo con muschio, raggiunto il quale, guardando in alto a destra, si dovrebbe notare l’incavo di un sentiero. Si continua a salire sempre alla destra del corso d’acqua, fino a imboccare il menzionato sentiero con il quale si abbandona la valletta formata dal Rio delle Pielle. Si avanza a mezza costa raggiungendo poco dopo un ripiano boscoso dove la traccia si perde (un po’ più in alto rispetto al punto in cui siamo si intravvede un muretto a secco con massi ricoperti da muschio). Si prosegue diritto per poco svoltando poi a sinistra, cercando d’intuire l’incavo di una traccia. Dopo breve risalita si mette piede in una carraia che si segue a destra, notando a destra, appena dopo o poco dopo (dipende dal punto in cui siamo sbucati), dei vecchi segnavia bianco-rossi. Questi ultimi sono relativi al vecchio percorso GEA che nel tratto precedente, dal momento in cui abbiamo messo piede nell’ampia traccia trasversale, non abbiamo seguito poiché ormai totalmente inglobato dalla vegetazione. Si prosegue per la carraia raggiungendo poco dopo un rio, in corrispondenza del quale, su un masso seminascosto dalla vegetazione, si nota un segnavia con la scritta GEA (continuando lungo l’ampia traccia ci si immetterebbe nella carrareccia d’accesso a Casa Franchi: soluzione consigliata a chi è ormai stanco di avere a che fare con rovi e arbusti invadenti). Dal masso si imbocca a sinistra una traccia inizialmente molto flebile, poi più marcata, anche se piuttosto infrascata, e delimitata da muretti a secco. In seguito si sbuca nei pressi di un ruscello dove il percorso nuovamente si perde: dobbiamo proseguire alla bene e meglio tenendo sempre il ruscello a sinistra, avanzando perlopiù senza traccia anche all’interno di un’area disboscata. Più avanti si incontra un paletto in legno con segnavia da cui si prosegue per sentiero più evidente, andando a sinistra al bivio che si presenta. Si continua costeggiando il ruscello (segnavia sbiadito) per poi salire per alcuni metri lungo il suo letto, passando infine nel lato opposto (sbiaditissimo segnavia sul tronco di un albero). Si avanza poi per traccia un po’ più marcata avendo il ruscello alla nostra destra, incontrando poco dopo una carraia d’esbosco. Seguendo quest’ultima a destra si giunge in una radura che si deve attraversare verso ovest (in direzione del Groppo del Verscovo) fino a mettere piede nella carrareccia d’accesso a Casa Franchi, più o meno in corrispondenza di un bivio da cui si prosegue a sinistra. Altrimenti è possibile continuare ancora per un breve tratto lungo il vecchio percorso che procede, sempre infrascato, all’interno del bosco, costeggiando il limite dei prati. Usciti in un’altra splendida radura si prosegue diritto fino a raggiungere la più volte menzionata carraia d’accesso a Casa Franchi, che si segue a sinistra. Si avanza comodamente lungo l’ampio tracciato passando a fianco di alcune baracche ed oltrepassando il Rio delle Pielle. Dopo alcuni tornanti si incontra un bivio a poca distanza da Casa Franchi, da cui si prende a destra una carraia. Si segue quest’ultima in costante salita ammirando stupende visuali sul Groppo del Vescovo, ignorando ad un bivio un’ampia traccia che si stacca a destra. Si continua a guadagnare quota lambendo rimboschimenti a conifere, risalendo nella parte superiore un’appartata valletta. Appena prima della sella nord del Groppo del Vescovo, si prende a sinistra (indicazioni) il sentiero n° 00 in direzione del Monte Valoria. Dopo una salita all’interno del bosco si raggiunge il crinale divisorio in corrispondenza di un bel cippo confinario. Si prosegue lungo la suggestiva dorsale effettuando inizialmente un saliscendi, per poi salire con maggiore decisione superando anche qualche strappo piuttosto ripido. Guadagnata l’altamente panoramica sommità del Monte Valoria1229 m, (cippo confinario), si incomincia a scendere verso il Passo della Cisa inizialmente assecondando il crinale divisorio, poi alla sinistra del suo filo. Più avanti ci si sposta a destra penetrando nel bosco, dove si effettua un’ampia svolta a sinistra, fino ad oltrepassare una recinzione al sommo di declivi prativi. Successivamente si procede tra un rimboschimento a conifere a sinistra e una velletta prativa a destra. Rientrati nel bosco si perde quota sulla destra di un solco e, dopo aver oltrepassato una recinzione, si attraversa quest’ultimo. Dopo un’ultima discesa il percorso si amplia e procede in piano e in lieve salita costeggiando un rimboschimento a conifere. Si raggiunge infine una casa a poca distanza dal Passo della Cisa, punto di partenza del nostro inusuale ma affascinante anello.

 

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