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Archivio mensile:novembre 2018

Monte Orsaro: anello dal Passo del Cirone

Punto di partenza/arrivo: Passo del Cirone 1255 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Passo del Cirone-Capanne di Frattamara (1,20 h) ; Capanne di Frattamara-Bivacco Tifoni-Bocchetta dell’Orsaro (1,30 h) ; Bocchetta dell’Orsaro-Monte Orsaro (20 min) ; Monte Orsaro-Bocchetta del Tavola (1 h) ; Bocchetta del Tavola-Passo del Cirone (45 min)

Difficoltà: EE il primo tratto della cresta sud dell’Orsaro ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si prende la provinciale 74 per Marra e il Passo del Silara, imboccando successivamente a sinistra la S.P. 108. Effettuando diverse svolte e tornanti per stradina in alcuni tratti alquanto dissestata, si giunge al Passo del Cirone dove si abbandona l’auto

Stralcio della mappa dal sito: www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Impegnativo anello di grande respiro, su sentieri sempre evidenti e ben segnati che non pongono problemi di identificazione del giusto percorso. Per la salita alla sommità dell’Orsaro suggerisco di percorrere integralmente la cresta meridionale, rocciosa nella sua prima sezione. Si tratta di una breve variante per escursionisti esperti che conferisce un senso del tutto particolare al percorso nel suo complesso.

Dal Passo del Cirone ci incammina lungo il sentiero 00, transitando nei pressi della chiesa Madonna dell’Orsaro situata al sommo di un poggetto erboso. Dopo un breve tratto in discesa si scavalca un dosso, penetrando successivamente nel bosco. Si procede sulla sinistra del crinale spartiacque e dopo una salita in cui ci si avanza parallelamente ad un solco, si incontra un bivio (indicazioni), da cui il sentiero 00 piega a sinistra. Noi invece proseguiamo a destra lungo il percorso n° 128 (la Strada Lombarda), avanzando inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si attraversa una radura con folta vegetazione, ammirando un’interessante visuale sul dirupo arenaceo che scende dal crinale nord del Monte Tavola. Rientrati nella faggeta si perde ancora qualche metro di quota, attraversando anche una piccola frana, riprendendo oltre quest’ultima a salire. Si continua per il bel sentiero che più avanti pianeggia valicando una costa, avanzando poi in leggera discesa. Attraversato un solco si riprende a salire varcando in seguito un altro solco, procedendo poi in piano. Si valica una costa e dopo una breve salita si esce in una radura arbustiva che a sua volta precede un’altra più ampia e panoramica radura. Seguendo la traccia si attraversano i prati, penetrando successivamente in una magnifica faggeta ad alto fusto. Si avanza in leggera discesa, oltrepassando poco dopo un’area con alberi caduti a terra, per poi procedere in falsopiano/leggera salita. Dopo alcuni piccoli tornanti si raggiunge una piazzola di carbonaia e si prosegue per il bel sentiero in lieve pendenza. Successivamente si transita a fianco di un grosso masso, raggiungendo appena dopo un’altra piazzola, continuando poi per il percorso principale che guadagna quota in moderata pendenza. Dopo aver valicato l’ampio dorso di una costa boscosa, si avanza in leggera discesa, transitando successivamente in prossimità di un’area caratterizzata da caratteristici massi erratici. Con andamento pianeggiante si raggiunge e attraversa l’ennesima costa al sommo di panoramici pendii prativi. Segue un tratto in cui si perde marcatamente quota, al termine del quale ci si trova nei pressi di radure dove si notano i ruderi delle Capanne di Frattamara 1308 m. Si continua lungo il percorso segnato, in questo tratto non particolarmente evidente, contornando, restando sempre all’interno del bosco, il margine dell’ampia radura. Con andamento in leggera salita nella splendida faggeta si raggiunge un bel ripiano, oltre il quale si avanza inizialmente in leggera discesa, per poi pianeggiare. Dopo aver valicato un’ulteriore costa, si procede ancora in discesa, e dopo un tratto in piano si raggiunge il bivio con il sentiero n° 132 che si stacca a sinistra. Si imbocca quest’ultimo incontrando poco dopo una prima piazzola di carbonaia, avanzando successivamente a poca distanza da una pietraia situata alla nostra sinistra. Oltrepassata una seconda piazzola di carbonaia, si lambisce un’altra pietraia situata alla nostra destra, continuando per il sentiero segnato che svolta a sinistra. Si raggiunge una terza piazzola e si prosegue lungo il percorso principale che risale il pendio boscoso effettuando svolte e tornanti. Più in alto si transita a fianco di un grosso masso, approdando poco dopo in un bel ripiano dove è situato il Bivacco Tifoni 1356 m (fontana con acqua spesso assente nella stagione estiva). Sulla destra del pianoro, nei pressi di una tavolo con panche, si scorge la continuazione del percorso segnato. Lambita una bella conca con pietraia, il percorso procede nuovamente all’interno della faggeta, e poco prima di raggiungere una piazzola di carbonaia svolta repentinamente a sinistra (segnavia ben posizionati). Inizia qui una non breve salita a tornanti lungo una sponda boscosa che si fa progressivamente più ripida. Usciti dalla vegetazione si sbuca in un bel pendio erboso (visuali notevoli) che si risale inizialmente in obliquo a destra. Dopo qualche tornante si mette piede sull’ampia sella che chiude ad ovest la conca di origine glaciale conosciuta come Borra del Sale. Si continua lungo il sentiero contornando la sponda sinistra (destra orografica) del vallone, effettuando poco dopo un paio di tornanti. Giunti nei pressi dell’inizio della cresta sud/ovest dell’Orsaro, si prosegue a mezza costa ai piedi di erti pendii dominati da verticali quinte rocciose. Appena dopo il bivio con il sentiero 00, che sale alla sommità dell’Orsaro e che noi temporaneamente ignoriamo, si raggiunge la caratteristica Bocchetta dell’Orsaro1723 m. Quest’ultima è il punto di congiunzione del crinale NW del Braiola con quello S dell’Orsaro, che si presenta inizialmente nelle fattezze di un estetico sperone roccioso. Iniziamo quindi la scalata della soprastante crestina, oltrepassando subito un piccolo spuntone, continuando poi per facili roccette assecondando il filo di cresta piuttosto arioso (I°). Approdati su un ripiano erboso, ci si avvicina al successivo risalto, alla cui base si aggira a destra un blocco. Per roccette esposte ma facili si guadagna infine la sommità dello sperone, da cui, dopo una breve ma ripida discesa, ci si ricongiunge con il sentiero segnato. Invece di seguire quest’ultimo, continuiamo ad assecondare il filo del crinale ancora per un tratto, superando qualche sparuta roccetta (su un sasso si nota un inutile spit!), fino a rimettere piede nella traccia segnata. Si guadagna quota sulla destra della dorsale, per poi raggiungerla e assecondarla in direzione della non lontana cima dell’Orsaro. Con andamento pressoché pianeggiante e godendo stupende visuali, si guadagna in breve la cima, 1831 m, caratterizzata da una stilizzata Madonnina. Dopo una meritata sosta al fine di gustare pienamente il vastissimo panorama a 360°, si scende nel versante opposto, perdendo inizialmente quota per ripido pendio. Raggiunta la sottostante conchetta, la si contorna lungo il suo margine destro, per poi svoltare a sinistra onde riguadagnare il filo del crinale. Si perde quota in modo lineare per l’ampio profilo settentrionale della montagna, rasentando successivamente un filare di piccole conifere. Dopo una discesa decisamente ripida, si penetra nella faggeta e si continua restando nei pressi del filo della dorsale. Più avanti, dopo una svolta a sinistra e una breve discesa, ci si inserisce in una traccia trasversale (percorso CAI n° 727A) che si segue a sinistra. Con andamento pianeggiante per bellissima mulattiera si raggiunge in breve la Foce del Fosco 1613 m. Dalla sella si scende a destra lungo il sentiero n° 725A, effettuando subito alcuni tornanti. Successivamente si perde quota in modo lineare per bella mulattiera delimitata a sinistra da un caratteristico muretto di sostegno. Raggiunta la località Ronchi di Luciano1530 m, si continua diritto, tralasciando a destra la continuazione del percorso n° 725A. Si prosegue per magnifica mulattiera (contrassegnata CAI n° 725), avanzando costantemente a mezza costa. Poco più avanti si oltrepassa una piccola pietraia, procedendo successivamente in piano/leggera salita, transitando a fianco di grossi massi di arenaria. Avanzando sempre a mezza costa, si attraversa un ripido e scosceso pendio temporaneamente fuori dal bosco (in questo tratto è presente una corda, utile soprattutto in caso di terreno bagnato). Si rientra nella faggeta e si prosegue per traccia più stretta e scoscesa, affrontando poco dopo un traverso dove è presente un’altra corda che funge da corrimano. Si prosegue poi per ampia traccia in lieve discesa, incontrando più avanti il bivio con il sentiero 00 che staccandosi a sinistra sale verso la sommità del Monte Fosco. Appena dopo si approda alla Bocchetta del Tavola1444 m, caratterizzata da un cippo confinario del 1828. Dall’ampia sella si continua lungo il sentiero 00 affrontando inizialmente una breve salita, uscendo presto dal bosco in corrispondenza dei declivi prativi noti come Prati del Tavola. Oltrepassata una recinzione a filo spinato, si avanza a mezza costa ammirando suggestive visuali, piegando in seguito a destra. Si oltrepassa un avvallamento prativo, per poi transitare a fianco di un straordinario esemplare di faggio (alla nostra destra si trova un’altra meraviglia del nostro Appennino: il “faggio solitario“). Ci si sposta a sinistra proseguendo a mezza costa nella sponda sinistra di un avvallamento, ricongiungendosi più avanti con il crinale spartiacque. Si oltrepassa successivamente, mediante scaletta, un’altra recinzione a filo spinato, penetrando dopo una svolta a sinistra nel bosco. Si perde quota per ripido sentiero incanalato, approdando poco sotto in un piccolo ripiano da cui si piega a destra effettuando subito una curva a sinistra. Dopo una discesa si penetra in un rimboschimento a conifere da cui si svolta sinistra e poi subito a destra. Appena dopo ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata con cui si fa ritorno al Passo del Cirone

 

 

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Monte Caio: anello da Agna

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Punto di partenza/arrivo: Agna 803 m

Dislivello: 850 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Agna-Grande Faggio (1,15 h) ; Grande Faggio-Monte Caio (1 h) ; Monte Caio-Armanetti-Ballone (1,45 h) ; Ballone-Agna (40 min)

Difficoltà: E (E+/EE un breve passaggio)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 159-163)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare. Giunti al bivio con la S.P. 116, si prosegue diritto lungo la S.P. 13 in direzione di Corniglio. Oltrepassata la località Migliarina e poco prima del ponte sul Torrente Bratica, si incontra il bivio con la stradina che sale a Villula e Agna. Effettuando diverse svolte e tornanti si raggiunge l’ultima delle due località, parcheggiando l’auto in uno spiazzo all’ingresso del paese

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è senza dubbio una delle più belle e complete escursioni dell’intero Appennino parmense. Visiteremo luoghi di grande suggestione e bellezza in totale e contemplativa solitudine, in un’area montuosa mai presa seriamente in considerazione dall’escursionismo locale.

Dal parcheggio si percorre a ritroso la strada da cui siamo venuti, imboccando a sinistra (indicazione del percorso CAI n° 737A) una stradina in direzione di Tufi d’Agna. Si guadagna quota ripidamente, trascurando a destra l’ampia traccia da cui torneremo. Dopo un ripido strappo per stradello cementato, si incontra un bivio dove si continua diritto/sinistra per carraia. Si sale costeggiando il margine destro di un ampio campo, effettuando in seguito una svolta a sinistra e raggiungendo un rio dove si ignora a destra una traccia. Appena dopo il percorso curva repentinamente a destra e guadagna quota all’interno di un bel ambiente boschivo. Al bivio successivo (frecce segnaletiche) si va a sinistra, trascurando l’ampia traccia che sale in direzione della “Capannina”. Usciti dal bosco si avanza assecondando il sommo del pendio che costituisce la sponda sinistra orografica del Rio del Borello, il cui letto è sconvolto da frane e alluvioni. Appena prima di varcare il rio (cancello) si stacca a destra una traccia che si trascura, continuando così per il percorso principale che dopo il guado rientra nel bosco. Raggiunto un bivio, si ignora una traccia a destra in salita (sbiadito segnavia sul tronco di un albero a sinistra) e si procede per il percorso segnato che avanza con andamento pressoché pianeggiante. Segue l’attraversamento del Rio d’Agna, subito dopo il quale si effettua un tornante destrorso che precede uno sinistrorso. Raggiunto un bivio, si deve prendere la traccia di destra (segnavia presenti ma sbiaditi), guadagnando quota in modo piuttosto sostenuto. Dopo una svolta a sinistra si avanza in direzione NE, effettuando poi un tornante destrorso e raggiungendo il dorso di una costa dove si incontra un bivio. Si va a destra procedendo per un tratto in ripida salita e dopo una svolta a sinistra si incontra l’ennesimo bivio da cui si prosegue a destra. Dopo un’ulteriore svolta si avanza in piano/falsopiano per ampia traccia all’interno di un magnifico ambiente boschivo, incontrando poco più avanti un bivio con freccia segnaletica. Noi proseguiamo a destra raggiungendo poco dopo un’altro bivio da cui si ignora a sinistra una traccia delimitata da un cancello in legno. Si continua a guadagnare quota in moderata pendenza, raggiungendo dopo qualche minuto il crinale Groppo d’Agna-Monte Nocellara. Qui il percorso svolta a destra e procede a fianco di radure in cui si nota un capanno con fontana, situato in corrispondenza di quello che nelle mappe è indicato come il Monte Nocellara1211 m. Ci si immette poi in un’ampia traccia che si segue a destra e rientrati nel bosco si giunge ad un bivio da cui si prosegue a sinistra, ignorando, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra, una traccia a destra. Quando il percorso si biforca noi prendiamo il ramo di destra, proseguendo all’interno di un suggestivo ambiente boschivo. Poi si sale assecondando un filare di faggi affiancati a destra da una radura arbustiva e a sinistra dai pascoli di Predalara. Raggiunto un bivio (paletto con cartelli), si abbandona temporaneamente il percorso n° 737A e verso sinistra ci si dirige alla volta del “Grande Faggio”. Si attraversa inizialmente un magnifico ripiano prativo, e al primo bivio si prende la traccia di destra (paletto con segnavia sbiadito). Procedendo in piano/leggera discesa si raggiunge in pochi minuti lo splendido pianoro dove è situato il monumentale “Grande Faggio”. Quest’ultimo, che raggiunge l’altezza di 35 m ed ha la veneranda età di circa 250 anni, è uno dei più importanti esemplari di faggio a livello nazionale e, forse, europeo. Dopo una sosta si ritorna al bivio di prima da cui si prosegue lungo il percorso n° 737A in direzione della sommità del Monte Caio. Si segue inizialmente un’ampia traccia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione di montagna. Assecondando i segnavia ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente, mettendo successivamente piede in una traccia che si segue a destra. Raggiunto il bordo della frana si piega a sinistra e poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Orientandosi con i segnavia si prosegue su labile traccia attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Appena dopo il percorso vira a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima ad un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra, incontrando, dopo uno strappo in moderata pendenza, un cancello che si oltrepassa. Appena dopo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Successivamente ci si immette nella traccia abbandonata in precedenza e si continua lungo essa, raggiungendo poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra, che a sua volta costituisce la continuazione del percorso n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente sulla destra di un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si svolta repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, per poi virare a destra e risalire il pendio boscoso transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Si oltrepassa una recinzione con filo spinato e appena dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli), innestandosi qui nel sentiero n° 732B. Lo seguiamo a sinistra affrontando subito un ripida salita, proseguendo successivamente con minore pendenza tagliando i pendii che scendono dalla sommità del Caio. Dopo un’ultima salita si approda sulla superlativa dorsale sommitale della montagna che si segue a destra raggiungendo in breve la cima del Monte Caio1580 m, caratterizzata da un cippo dedicato all’agronomo Fabio Bocchialini e da un curioso cannocchiale. Dopo una meritata sosta al fine di gustare lo splendido panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi fino al sottostante bivio con il percorso n° 737A, da cui siamo venuti e che trascuriamo, proseguendo invece diritto lungo il sentiero n° 732B. Poco dopo si mette piede su un magnifico crinale roccioso da cui, piegando repentinamente a sinistra, si discendono alcune facili ma ripide roccette (passaggio quest’ultimo classificabile come EE). Si prosegue lungo il bel sentiero recuperando appena dopo il crinaletto, mettendo successivamente piede in una carraia. Quest’ultima asseconda la dorsale sud/occidentale della montagna ed è contrassegnata CAI n° 737: noi la seguiamo in direzione S.Matteo/Passo del Ticchiano. Nel punto in cui effettua un tornante destrorso temporaneamente l’abbandoniamo, continuando per sentiero che scende ripido assecondando il filo di una dorsale. Ricongiuntisi con il tracciato di prima, si avanza per esso comodamente, salendo anche per un breve tratto, prima fuori dal bosco, poi al suo interno. Tornati a scendere si raggiunge un’apertura dove è possibile ammirare una bellissima visuale sulle sottostanti radure dov’è situato l’oratorio di S.Matteo. Avanzando ulteriormente lungo il percorso di crinale si arriva al bivio con la carraia che a sinistra conduce all’appena menzionata località. Noi proseguiamo diritto lungo il percorso n° 737, procedendo a mezza costa ed ammirando stupende visuali panoramiche sull’Alpe di Succiso e il Monte Ventasso. Appena dopo si giunge in località Fornale, 1434 m, dove si incontra un bivio con carraia chiusa da un cancello che si stacca a destra (freccia direzionale con scritto Ballone). L’imbocchiamo procedendo in lieve discesa all’interno di un bel ambiente boschivo, assecondando successivamente il dorso di una costa. Poco dopo si sbuca in una stupenda dorsale prativa in località Armanetti1402 m, che si attraversa interamente gustando superlative visuali, transitando nei pressi di una stilizzata Maestà. Si continua lungo la comoda carraia rientrando progressivamente nel bosco, effettuando un paio di piccole svolte. In seguito si asseconda il dorso di una costa che poi si abbandona svoltando repentinamente a destra. Si continua a perdere comodamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo compiendo alcuni tornanti. Giunti in corrispondenza di un’area disboscata si incontra un bivio da cui si deve proseguire a sinistra. Al bivio successivo (indicazioni) si volta a sinistra in direzione di Ballone, trascurando a destra una carraia che condurrebbe ad Agna con minor tempo. Poco più avanti si oltrepassa il dorso di una costa (la stessa che abbiamo abbandonato in precedenza) e si perde quota piuttosto ripidamente effettuando alcuni tornanti. Più in basso si giunge ad un bivio con fonte/abbeveratoio da cui si prosegue lungo il percorso di destra, trascurando a sinistra un’ampia traccia. Si contorna inizialmente il limite superiore di una radura, per poi svoltare a sinistra costeggiando il margine destro della stessa. Si passa nei pressi di un capanno in legno svoltando poi a sinistra, proseguendo lungamente per la bella e comoda carraia. Costeggiando splendidi campi ed effettuando diverse svolte, ci si immette infine in una sterrata che si segue a destra, raggiungendo appena dopo una stradina asfaltata (Maestà a destra) in corrispondenza di un incrocio. Si prosegue a destra entrando nel bel nucleo di Costa, dove si piega a destra attraversando inizialmente una corte. Si continua successivamente per ampia traccia che effettua subito dopo una netta curva a sinistra. Scendendo lungo il margine superiore di panoramici campi, si mette piede in una stradina asfaltata in corrispondenza del centro di Ballone818 m, a poca distanza dalla chiesa. Raggiunta quest’ultima, si volge a destra per stradello che passa inizialmente a fianco del campo sportivo e di una casa, avanzando poi in direzione di una valletta che si attraversa. Dopo una breve salita si raggiunge il nucleo di Tre Re820 m, che si oltrepassa (cartello in legno con scritto “Piana del Lago”), continuando successivamente per carraia. Costeggiando splendidi campi e procedendo a saliscendi (ad un certo punto si nota più in basso il nucleo di Casa Beveroni), si raggiunge un bivio con capannone agricolo dove si prende a destra (indicazione per Agna) una bella e ampia mulattiera. Si avanza in costante salita prima all’interno di uno splendido ambiente boschivo, poi costeggiando la base di un dirupo (si tratta della frana che decenni fa ha interessato il Monte Castello). Si effettua una ripida salita rientrando poi nel bosco e mediante curva a destra si aggira una costa. Si prosegue successivamente in discesa, costeggiando poco più avanti il margine inferiore di una radura. Continuando per il percorso principale ci si immette dopo alcuni minuti sullo stradello seguito in salita nei pressi di Tufi d’Agna. In breve si ritorna ad Agna (bellissimo nucleo meritevole di una visita), punto di partenza della nostra escursione.

Il paese di Agna
Lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 737A
L’attraversamento del Rio d’Agna
Il percorso presenta numerosi bivi
Fontana nei pressi del Monte Nocellara
Le radure di Predalara
Il Grande Faggio
Si tratta di uno dei più importanti e longevi esemplari di faggio a livello nazionale
Il percorso n° 737A ad un certo punto si interrompe per frana: noi assecondiamo costantemente i segnavia bianco-rossi, aggirando in questo modo l’ostacolo
Più avanti si attraversa una bella pietraia
Ripreso lo storico percorso, si oltrepassa un cancello
Si raggiunge in seguito il dorso di una costa
Lungo il sentiero n° 737A all’interno di un magnifico ambiente boschivo
Poco più in alto il sentiero svolta a destra e costeggia un piccolo avvallamento prativo
Successivamente si sale contornando il margine sinistro di una bella e ampia radura
Lungo la stupenda dorsale sommitale del Caio
Panorama dalla cima del Caio
Il cippo dedicato a Fabio Bocchialini
Il bel crinaletto roccioso che si discende assecondando i segnavia del percorso n° 732B
Lungo la carraia contrassegnata n° 737 che la si abbandona temporaneamente nel momento in cui effettua un tornante destrorso
Bella visuale sulla radure che ospitano l’eremo di S.Matteo
Dopo il bivio con la carraia che a sinistra conduce all’eremo, si procede a mezza costa ammirando splendide visuali panoramiche
Raggiunta la località Fornale, si abbandona il percorso n° 737 e si prende a destra una carraia in direzione di Ballone
Lungo la magnifica dorsale prativa degli Armanetti
Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense
Giunti in corrispondenza di un’area disboscata, si prende la traccia di sinistra
I bellissimi campi che si costeggiano prima di giungere a Costa di Ballone
Il nucleo di Costa
Il paese di Ballone
Al centro delle foto si nota Casa Beveroni e sullo sfondo la dorsale Parma/Baganza
Il dirupo che si costeggia seguendo l’ampia mulattiera che riconduce a Tufi d’Agna
Lungo la bella mulattiera in direzione di Tufi d’Agna
 

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Il Monte Navert da Riana

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Punto di partenza/arrivo: Riana 1015 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Riana-Costa-Monte Navert (2,10 h) ; Monte Navert-Pian del Monte (30 min) ; Pian del Monte-Fagia di Togno-Riana (40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002 (pagg. 153-156)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio. Dalla parte superiore di quest’ultima località si imbocca a sinistra la S.P. 75 in direzione Monchio delle Corti. Si oltrepassano i paesi di Sivizzo e Grammatica, raggiungendo infine Riana

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Descrizione dell’itinerario

L’accesso al Monte Navert da Riana è di notevole interesse, soprattutto se effettuato mediante il percorso che mi accingo a descrivere. Nella prima parte della salita avremo il piacere di conoscere luoghi di impareggiabile bellezza, come la Traversa (vasta pietraia utilizzata dai valligiani come deposito naturale di pietre da costruzione) e le splendide radure della Costa. Nella seconda parte utilizzeremo una carraia, purtroppo rovinata dai mezzi d’esbosco, percorrendo successivamente un’ampia mulattiera che ci condurrà ad una sella sul crinale Bratica/Parma. Nel percorso di discesa raggiungeremo lo splendido altopiano prativo di Pian del Monte, scendendo poi verso Riana utilizzando una magnifica carraia che ci permetterà di ammirare stupende visuali. Itinerario da gustare metro dopo metro in tutte le sue peculiarità e suggestioni, anche se sono perfettamente cosciente che nell’attuale appiattimento delle attività montane solo pochi “privilegiati” potranno farlo seriamente e profondamente.

Parcheggiata l’auto si attraversa il bellissimo borgo passando nei pressi della chiesa, continuando poi (indicazione per il Monte Navert) per Via del Canalino. Lasciatosi le ultime case alle spalle, si avanza per ripido stradello cementato che poco dopo svolta nettamente a destra (si trascura una traccia che si stacca a sinistra in discesa). Al bivio successivo occorre abbandonare a destra lo stradello e proseguire diritto/sinistra per carraia, ammirando, in corrispondenza del bivio, un particolare e presumibilmente antico muro formato da sassi arenacei. Si procede comodamente in leggera salita, incontrando poco più avanti una fontana, cui fa seguito un bivio in corrispondenza di un tornante a destra della carraia. Si prosegue a sinistra per ampia traccia, avanzando inizialmente in piano/leggera discesa. Dopo una lieve salita, si sbuca in un luogo veramente unico che ha pochi eguali in tutto l’Appennino parmense: si tratta della Traversa, ampia pietraia, che a sinistra forma un catino, costituita da massi della stessa arenaria del Groppo Sovrano. Si continua lungo il percorso principale attraversando successivamente una macchia di bosco, svoltando poi a destra e tralasciando a sinistra una traccia. Si guadagna quota avendo alla nostra destra pendii caratterizzati da affioramenti di rocce vulcaniche, e alla nostra sinistra splendidi ripiani prativi e campi, area quest’ultima conosciuta col nome de I Cornioli. Dopo una salita piuttosto sostenuta, la carraia effettua un tornante destrorso, continuando a salire ripidamente. In corrispondenza di un rimboschimento a conifere, il tracciato svolta nettamente a sinistra avanzando in lieve salita (alla nostra sinistra possiamo notare antichi muretti a secco). Al bivio successivo, situato in corrispondenza di un’area disboscata, si va a sinistra, trascurando a destra un’altra carraia. Si attraversa inizialmente una valletta, oltre la quale il percorso piega a destra a procede in salita, conducendo poco dopo sul dorso di una panoramica costa. Si tratta della Berlalunga che precipita verso valle con una spettacolare parete d’arenaria, simile in piccolo a quelle del Groppo Sovrano. In corrispondenza della costa la carraia svolta nettamente a destra e prosegue pianeggiando. Ignorate diramazioni laterali, si avanza comodamente per l’ampia traccia all’interno del bosco, andando a destra ai due bivi più marcati che si incontrano. Si prosegue lungo l’evidente percorso e, giunti in un’area disboscata, si varca un ruscello, immettendosi appena dopo in un’ampia traccia che si segue a sinistra. Poco più avanti si aggira una costa approdando in magnifici declivi prativi in località Costa1363 m. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo veramente splendido, si prosegue lungo il percorso principale che dopo aver attraversato la radura penetra nuovamente nel bosco. Si attraversa una valletta formata da un rio, varcando appena dopo il Rio delle Pielle, oltre il quale si sale per ampia mulattiera dissestata, oltrepassando anche il Rio Pian del Monte. Si approda poco sopra in una radura, dove il tracciato, invero poco evidente, svolta a sinistra, iniziando successivamente a scendere in direzione del limite inferiore del bosco. Penetrati in esso si prosegue pianeggiando, raggiungendo in breve un bivio dove si ignora una traccia a destra. Appena dopo si guada il Rio del Freddo, oltre il quale una breve salita conduce ad una carrareccia, proveniente dal fondo della valle formata dal Torrente Bratica, in corrispondenza di un suo tornante destrorso (tavolo con panche). Si prosegue lungo questo tracciato seguendolo a destra, ignorando subito una traccia a sinistra, effettuando invece un tornante destrorso. Si avanza prima in moderata pendenza poi in leggera salita per carraia rovinata dal passaggio di mezzi d’esbosco, con andamento parallelo al Rio del Freddo. Ignorate diramazioni laterali, si arriva nei pressi di una casetta in legno di recente costruzione situata in una bella radura con fontana. Qui la carraia piega a destra onde varcare il Rio del Freddo: noi continuiamo a seguirla, ma al bivio successivo, situato poco prima di un altro rio, la abbandoniamo imboccando a sinistra un’ampia mulattiera (tutta l’area è soggetta ad operazioni di disboscamento). Si avanza in leggera salita per poi svoltare a destra varcando il menzionato rio, oltre il quale si effettua un tornante sinistrorso ritornando a salire in direzione ovest. Con andamento lineare su ampia traccia dapprima evidente e ben incavata, poi sempre meno marcata ma comunque visibile, si approda ad una selletta a quota 1529 m, situata sul filo della dorsale Bratica/Parma, dove ci si immette nel percorso n° 739. Lo si segue a sinistra in direzione della cima del Monte Navert, affrontando subito una ripida salita per sentiero che inizialmente asseconda la dorsale spartiacque e poi si mantiene nei suoi pressi. Più in alto si approda in un ripiano boscoso dove possiamo ammirare straordinari esemplari di faggio dai contorti e scultorei rami. Successivamente si avanza lungo il crinale pressoché in piano, raggiungendo più avanti una magnifica radura, delimitata a destra da conifere di reimpianto, che si attraversa interamente. Rientrati nel bosco si prosegue assecondando il filo della dorsale, sbucando poco dopo nello straordinario pianoro sommitale del Monte Navert, la cui sommità,1653 m, la si guadagna in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il vastissimo panorama offerto dalla cima, ritorniamo sui nostri passi fino alla selletta a quota 1529 m, da cui si continua diritto lungo il percorso n° 739. Si procede inizialmente in leggera salita assecondando il crinale Bratica/Parma e successivamente in piano spostandosi a destra rispetto il filo della dorsale. Oltre una repentina svolta a sinistra ci si ricongiunge con l’ampio crinale in corrispondenza di una magnifica radura da cui è possibile ammirare uno straordinario colpo d’occhio sui monti dell’Alta Val Parma. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si sbuca nelle splendide radure di Pian del Monte1580 m, che anticamente ospitavano un mercato. Si prosegue lungo l’ampia traccia, notando poco più in basso e a destra un piccolo rifugio, attraversando il pianoro prativo frequentato più da cavalli selvatici che da umani. Nel momento in cui a sinistra si stacca un sentierino (percorso CAI n° 739), noi lo ignoriamo proseguendo lungo la carraia. Avanzando inizialmente in piano ed ammirando splendide visuali panoramiche, si rientra successivamente nel bosco. Dopo una discesa e una netta svolta a destra si incomincia ad assecondare il crinale di una marcata costa, ammirando lungo il cammino panorami davvero suggestivi. Si prosegue lungo il percorso principale alternando tratti all’aperto a macchie di bosco e, appena dopo l’immissione da destra di un’altra traccia, si effettua un tornante sinistrorso. Si scende all’interno del bosco per poi uscirne in una radura, incontrando, in corrispondenza di una recinzione, un bivio dove si vira nettamente a destra. Si prosegue per il percorso principale effettuando una curva a sinistra ed ignorando una traccia che si immette da destra. Senza possibilità di errore, per bella carraia che procede sempre in leggera discesa, si raggiunge un evidente bivio, in località Fagia di Togno (notevole esemplare di faggio), dove si va a destra, tralasciando a sinistra un’altra carraia. Si effettuano alcune svolte, ignorando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Si continua per il percorso principale, compiendo altre svolte e tornanti, uscendo più in basso in splendide radure recintate. Rientrati nel bosco si compiono altre svolte, contornando più avanti il margine sinistro di un campo coltivato con capanno. Dopo pochi minuti si rimette piede nel percorso d’andata in corrispondenza del bivio situato (nel senso di salita) dopo la fontana. Si fa ritorno a Riana per lo stesso tragitto effettuato in salita.

 

 

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Monti Aquila, Aquilotto e Marmagna: traversata per crinale

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 870 m ca.

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Lago Santo (1 h) ; Lago Santo-Passo delle Guadine (50 min) ; Passo delle Guadine-Monte Aquila (15 min) ; Monte Aquila-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Monte Marmagna (35 min) ; Monte Marmagna-Lago Padre (1 h) ; Lago Padre-Lago Santo-Cancelli (1,20 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-Bosco di Corniglio-Cancelli

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Panoramica e completa escursione in una delle più affascinanti e maggiormente frequentate aree dell’intero Appennino parmense. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione del percorso.

Proprio in corrispondenza del bivio tra le carrozzabili per Lagdei (a destra) e i Lagoni (a sinistra), si imbocca il percorso n° 723B conosciuto come Sentiero delle Carbonaie. Dopo la prima salita si piega a sinistra avanzando comodamente per bella mulattiera, svoltando in seguito repentinamente a destra. Si sale piuttosto ripidamente per ampio sentiero effettuando alcune svolte, volgendo più in alto decisamente a destra. Si avanza attraversando piccoli ripiani di vecchie carbonaie alternate a salite mai troppo ripide, raggiungendo un bivio dove a destra si stacca il percorso n° 723C, proveniente da Lagdei, che percorreremo al ritorno. Si prosegue lungo il sentiero n° 723B guadagnando quota inizialmente all’interno di un rimboschimento a conifere, per poi risalire mediante alcuni tornanti l’ampio e boscoso profilo settentrionale del Monte Sterpara (più esattamente si tratta dell’ultima delle diverse quote della lunga Cresta degli Sterpari). Dopo l’aggiramento del limite occidentale della dorsale si procede in leggera discesa tagliando ripidi pendii boscosi ed attraversando il limite superiore di una pietraia. Messo piede sul sentiero n° 723A, lo si segue a sinistra raggiungendo in pochi minuti il margine nord/orientale del Lago Santo. La traccia piega a destra e contorna dall’alto la sponda settentrionale del lago, conducendo infine al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua lungo il sentiero segnato costeggiando la sponda occidentale e poi quella meridionale dello splendido specchio d’acqua. Giunti in prossimità delle peschiera (fontana e ponticello in legno appena prima) si prosegue lungo il percorso contrassegnato n° 727 in direzione della Sella del Marmagna, risalendo mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Poco dopo si esce temporaneamente dal bosco e si risale un pendio caratterizzato da lastre rocciose, rientrando poi nella faggeta. Il percorso svolta successivamente a destra e procede costeggiando una caratteristica lastra d’arenaria, conducendo appena dopo ad un bivio (cartelli) all’interno di una pineta. Ignorato il sentiero n° 729, che percorreremo al ritorno, continuiamo lungo la traccia n° 723, fino al successivo bivio posto a poca distanza dal precedente. Imboccato a sinistra il percorso n° 719, si avanza inizialmente nei pressi di una torbiera, penetrando subito dopo in un bosco di conifere. Dopo alcuni tornanti si incontra il cartello indicatorio della “Via Alpinistica Roberto Fava“, la cui traccia d’avvicinamento la si ignora a sinistra, proseguendo diritto lungo il percorso principale. Una lieve risalita precede la Sella dello Sterpara1650 m, da cui si continua lungo il sentiero n° 719, trascurando subito a destra il n° 719A. Si avanza comodamente nella splendida faggeta, perdendo anche qualche metro di quota, per poi uscire all’aperto. Inizia ora un magnifico tratto in cui si procede a mezza costa ai piedi degli erbosi pendii nord e nord/orientali del Monte Aquila. Ammirando visuali davvero grandiose sul sottostante vallone dominato dalla mole del Monte Roccabiasca, si raggiunge infine il crinale spartiacque in corrispondenza del Passo delle Guadine1687 m. Da qui si volge a destra iniziando la risalita del crinale SE del Monte Aquila, per sentiero mai troppo ripido e molto panoramico. Dalla sommità, 1779 m, si scende nel versante opposto, perdendo quota piuttosto ripidamente, fino a raggiungere il Passo dell’Aquila1700 m. Ignorata a destra la traccia contrassegnata n° 719A, si prende il sentiero di sinistra (n° 00) avanzando in obliquo ascendete sulla destra del filo del crinale SE del Monte Aquilotto. Dopo un ripido strappo in cui si superano alcune roccette, si riguadagna il filo della dorsale (stupendo colpo d’occhio su un verticale gendarme che precipita nel versante lunense) che si asseconda direttamente o restando nei suoi pressi. Aggirata a destra un’anticima, si raggiunge una selletta e si prosegue in ripida ed esposta salita alla volta della cima principale. Messo piede sulla sommità del Monte Aquilotto1781 m, si perde ripidamente quota scendendo tra blocchi d’arenaria (tratto insidioso con bagnato e ghiaccio), approdando poco dopo all’ampia Sella del Marmagna1725 m. Da qui si continua alla volta dell’omonima cima, prendendo al soprastante bivio il sentiero di sinistra, più diretto, che asseconda costantemente l’ampio profilo sud/orientale della montagna. Dalla sommità del Marmagna1851 m, si prosegue lungo il sentiero 00 che procede nel versante lunense attraversando inizialmente a mezza costa ripidi ed esposti pendii (tratto quest’ultimo che potrebbe risultare alquanto delicato in presenza di ghiaccio o neve poco assestata). Poi, dopo un tornante, il tracciato perde quota in modo lineare tenendosi sempre a sinistra rispetto il filo vero e proprio della dorsale spartiacque. Si rimette piede su quest’ultima poco prima di approdare alla Sella del Braiola 1715 m. Dal valico si scende nel sottostante magnifico vallone, delimitato a SE dalla suggestiva bastionata NW del Marmagna, per ottimo sentiero, incontrando più in basso un bivio da cui si prosegue a destra tralasciando a sinistra il percorso diretto alla Bocchetta dell’Orsaro. Dopo un paio di svolte e l’attraversamento di un rio, si raggiunge un bivio, a poca distanza dalla Capanna Braiola, situato in corrispondenza del limite del bosco. Da qui si prende a destra il percorso n° 729 in direzione di Lago Padre e Lago Santo, avanzando inizialmente in salita all’interno della splendida faggeta. Valicata una selletta si procede in leggera discesa transitando nei pressi di un poggetto panoramico. Successivamente si avanza tra pietraie e lastre d’arenaria (in questo tratto si ammirano notevoli visuali), per poi guadagnare quota per sentiero a tornanti. Valicata un’altra selletta, si aggira tutto il profilo nord/orientale del Marmagna, iniziando poi a discendere il sottostante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Più in basso si raggiunge il Lago Padre (si tratta di una torbiera), 1528 m, costeggiandolo nel suo limite destro, svoltando poi a sinistra. Dopo una lieve risalita si prosegue lungo il percorso segnato all’interno di un magnifico ambiente boschivo, transitando poco più avanti nei pressi di un’area caratterizzata da grossi blocchi arenacei. Appena dopo si raggiunge una piccola torbiera dove il sentiero piega a sinistra costeggiandola per un breve tratto, penetrando poi in un rimboschimento a conifere. Qui ci si immette nel sentiero n° 723, che abbiamo seguito in salita, e mediante esso si fa ritorno a Lago Santo. Dalla peschiera, anziché dirigersi nuovamente al Rifugio Mariotti, si costeggia, seguendo i segnavia bianco-rossi recentemente impressi, tutta la sponda meridionale del lago, transitando nei pressi di un crocifisso. Dopo un breve tratto nel bosco si inizia l’attraversamento della pietraia che delimita ad occidente lo specchio d’acqua. Raggiunto ed attraversato il Torrente Parma di Lago Santo, ci si inserisce nel percorso n° 723A che si segue in direzione di Lagdei, oltrepassando il bivio con il Sentiero delle Carbonaie che abbiamo percorso in salita. Perdendo quota lungo la splendida e lineare mulattiera, si oltrepassando due panoramiche pietraie, continuando successivamente all’interno del bosco. Appena prima che il tracciato effettui una netta svolta a sinistra, si incontra un bivio (paletto con cartelli) da cui si prende a destra il sentiero (recentemente segnato dal CAI) n° 723C. Nella sezione iniziale si sale in costante obliquo ascendente, avanzando successivamente per traccia meno marcata (segnavia disposti in modo ottimale) che effettua alcune svolte. Poi il percorso piega a destra e risale mediante alcuni tornanti il pendio boscoso. Dopo l’aggiramento di una costa, tramite svolta a sinistra ci si ricongiunge con il Sentiero delle Carbonaie in corrispondenza del bivio incontrato durante la salita. Seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata si fa ritorno ai Cancelli.

 

 

 

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Il Groppo Maggio, i Groppi Neri e il Monte Binaghe

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Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 600 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,10 h) ; Groppo Maggio-S. Bernardo (50 min) ; S.Bernardo-Groppi Neri (35 min) ; Groppi Neri-Monte Binaghe (30 min) ; Monte Binaghe-La Calà-Corchia (1,10 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio e ai Groppi Neri ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2018

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Escursione di grande interesse panoramico, geologico e storico. Il percorso proposto implica un paio di “fuori sentiero” che impreziosiscono notevolmente l’escursione, in quanto permettono di gustare in totale solitudine angoli selvaggi e incontaminati. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, nucleo di impianto medievale tra i più suggestivi dell’intero Appennino emiliano.

Dal parcheggio si attraversa interamente lo splendido borgo, continuando poi per carraia pianeggiante all’interno di un magnifico castagneto. Entrati nella valle formata dal Torrente Manubiola, si giunge nei pressi di un ponte (indicazioni), da cui si prosegue diritto (CAI n° 833/837, Sentiero delle Miniere), lasciando a sinistra il percorso n° 835. Ignorata subito una traccia che si stacca a sinistra, si continua lungo la bella carraia in lieve salita, per poi guadagnare quota con maggiore decisione. Appena dopo un’area pic-nic con giochi per bambini situata alla nostra destra, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo momento, imboccando a destra un’altra carraia in salita (indicazione del Sentiero delle Miniere). Si effettuano inizialmente alcuni tornanti, incontrando poco più in alto un bivio da cui si deve svoltare nettamente a sinistra, ignorando l’ampia traccia che prosegue diritto. Dopo una salita in moderata pendenza (si ignora a destra una traccia inerbita), si attraversa con andamento pianeggiante un rimboschimento a conifere. Poco dopo, guardando a destra, si nota un rudere: si tratta della vecchia polveriera utilizzata dai minatori come deposito degli esplosivi. Si continua lungo la carraia scendendo leggermente per poi risalire, abbandonando successivamente questo tracciato per imboccare a destra (freccia segnaletica con scritto “scarpata”) un ampio, ripido e sassoso sentiero (si tratta del percorso utilizzato dai minatori). Dopo il primo strappo la traccia si restringe facendosi meno erta, compiendo una svolta a sinistra. Al successivo bivio si prende il sentiero di destra che risale un ripido e sassoso pendio (“la scarpata”: sono presenti a sinistra dei cordoni). Raggiunto un ripiano boschivo (pannello esplicativo e area giochi sulla destra) si vira nettamente a sinistra, raggiungendo dopo una salita una selletta con poggetto ofilotico a sinistra e barriera in legno a destra. Appena dopo si incontra un bivio da cui si prosegue diritto/destra, avanzando in leggera discesa alla base dell’ampio profilo meridionale del Groppo Maggio, che fra poco cominceremo a risalire. Appena oltre l’attraversamento di un ruscello si approda in un magnifico ripiano (tavolo con panche) chiuso da un costone ofiolitico, dove è situata l’entrata, normalmente chiusa da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco927 m. Dopo un’eventuale sosta ritorniamo sui nostri passi varcando nuovamente il ruscello ed iniziando appena dopo la risalita del profilo del Groppo Maggio. Inizialmente si sale puntando ad un pannello solare, per poi proseguire spostandosi lievemente a sinistra, onde assecondare il poco accennato dorso di una costa boscosa. Si sale diritto per alcuni minuti tenendo costantemente d’occhio alla nostra destra il crinale di un’altra costa. Quando il pendio boscoso si fa più regolare, si vira a destra dirigendosi verso l’altra dorsale (in realtà si tratta del margine orientale del profilo che stiamo risalendo). Raggiunto quest’ultima, la si segue tenendosi appena a sinistra del suo filo, oltrepassando alcuni arbusti ed ammirando notevoli visuali sulle verticali pareti ofiolitiche del Groppo Maggio. Usciti dalla vegetazione si sale puntando ad un estetico dente roccioso, avanzando poi alla sua destra per ripido pendio piuttosto franoso e con qualche cespuglio spinoso. Raggiunta la dorsale sommitale del Groppo Maggio967 m, la si segue comodamente a sinistra ammirando ampie visuali e gustando le peculiarità di un’ambiente naturale veramente unico. Dopo una discesa e successiva risalita, si scende alla sottostante carraia (percorso CAI n° 833), che si segue a destra in direzione di S.Bernardo. Si valica poco più avanti una selletta, oltre la quale si piega a sinistra iniziando a perdere quota, incontrando appena dopo un bivio da cui si svolta a destra tralasciando una traccia a sinistra. Dopo altre svolte si riprende la direzione nord, procedendo sempre in discesa ed ammirando alla nostra destra un suggestivo groppo ofiolitico. Raggiunto un bivio evidente, il percorso da seguire è quello di destra (segnavia), il quale poco dopo effettua un tornante sinistrorso, riconducendo in questo modo nella direzione di prima (nord). Appena oltre una sbarra si presenta un altro bivio (frecce e segnavia), dove si va a sinistra, ignorando a destra lo stradello d’accesso al nucleo abitato di Fagiolo. Si guadagna quota per carrareccia effettuando diversi tornanti, fino a giungere nel pressi del dorso di una costa, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 837. Temporaneamente lo ignoriamo proseguendo diritto lungo la carraia, raggiungendo in breve una splendida radura circondata da castagni dove è situata la chiesa di S. Bernardo 947 m (una lapide ricorda i partigiani uccisi dai nazifascisti in una battaglia del 2 febbraio del 1945). Dopo un’eventuale sosta si ritorna al bivio di prima, da cui si prende a destra il sentiero n° 837, ignorando subito a destra il percorso n° 833a per Moncucco Belforte. Si avanza in piano/leggera salita all’interno di uno splendido ambiente boschivo, tralasciando una traccia inerbita che si stacca a sinistra. Nei pressi di una fontana il tracciato piega a destra e, appena dopo aver valicato una costa boscosa, curva a sinistra (si ignora a destra una traccia). Segue l’attraversamento di un’altra costa, oltre la quale il sentiero svolta nettamente a sinistra avanzando a mezza costa. Raggiunto un poggetto panoramico è possibile ammirare una notevole visuale sull’appartata valletta in cui ci troviamo, delimitata a destra dal Monte Minara con al centro l’ofiolitico Groppo (o Groppi) Neri, e a sinistra dal Groppo della Donna che precipita verso ovest con un verticale sperone. Seguendo l’ottima traccia si raggiunge il fondo della valletta dove si guada un rio, proseguendo successivamente in ripida salita per sentiero che effettua alcuni tornanti. Nel momento in cui la vegetazione si dirada e il tracciato effettua una netta svolta a destra, l’abbandoniamo spostandosi a sinistra, attraversando in obliquo dei pendii erbosi con massi in direzione delle soprastanti rocce dei Groppi Neri (quella proposta è una variante rispetto al percorso segnato che permette di ammirare notevoli visuali in un contesto ambientale tra i più suggestivi di tutto l’Appennino parmense). Mirando ad un evidente e verticale spuntone/gendarme ofiolitico, si sale senza via obbligata passando a fianco di massi su terreno piuttosto ripido ma che non oppone alcuna difficoltà tecnica. Guadagnando successivamente quota appena a sinistra del menzionato spuntone, si raggiunge una suggestiva forcella da cui, volgendo a destra e superando qualche roccetta, si può salire sull’ariosa cima del pinnacolo. Si prosegue senza via obbligata in ambiente stupendo, passando a fianco di curiose conformazioni rocciose, fino a guadagnare con soddisfazione la sommità dei Groppi Neri 1031 m. Dalla cima si scende per alcuni metri raggiungendo in breve il percorso segnato (n° 837) che si segue a sinistra assecondando una spettacolare cresta ofiolitica. Rientrati nel bosco il sentiero effettua un’ampia curva a sinistra ed inizia a salire piuttosto ripidamente. Usciti dalla vegetazione si continua per traccia sassosa che asseconda il dorso di una costa, abbandonandola poco più in alto. Dopo aver attraversato pendii ghiaiosi e un altro tratto di bosco, si raggiunge la dorsale spartiacque Manubiola/Cogena. La si percorre in direzione sud restando nei pressi e assecondando il suo filo, attraversando successivamente una macchia boscosa e una radura arbustiva. Dopo una breve salita all’interno del bosco si sbuca sulla cima del Monte Binaghe1162 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla sommità si scende lungo la dorsale spartiacque, che in questo tratto si presenta ghiaiosa e con massi, per poi penetrare nel bosco avanzando in leggera salita sulla destra del crinale. Raggiunto nuovamente quest’ultimo, si riprende a scendere per sentiero che asseconda la dorsale in questa sezione principalmente erbosa e con arbusti. Dopo una discesa all’interno di un bosco più fitto si approda al valico La Calà1078 m, da cui si prende a sinistra il percorso n° 833 in direzione di Corchia. Si perde quota per ampia traccia che si abbandona quasi subito per sentiero a sinistra (paletto con segnavia). Poco più avanti si attraversa una piccola area disboscata, penetrando nuovamente nel bosco e continuando per il sentiero, in alcuni tratti non particolarmente evidente, che procede in direzione nord. Ad un certo punto la traccia svolta nettamente a destra conducendo in una piccola radura arbustiva, rientrando appena dopo nel bosco e perdendo quota in direzione est. Si continua per il percorso principale che effettua diverse svolte (lungo il cammino si transita a fianco di un notevole esemplare di faggio), fino a giungere nei pressi di un rio. La traccia procede costeggiando il corso d’acqua, per poi virare a sinistra e varcarlo. Poco dopo si incontra un altro rio dove, preso il sentiero di sinistra, si attraversa il corso d’acqua, oltre il quale si sale leggermente congiungendosi con il percorso seguito in salita a poca distanza dalla Miniera Pietra del Fuoco, che si trova alla nostra sinistra. Si rientra a Corchia percorrendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

 

 

 

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