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Monte Casarola e Alpe di Succiso: traversata nord-sud

05 Set

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Punto di partenza/arrivo: Passo della Scalucchia 1368 m

Dislivello: 820 m ca.

Durata complessiva: 5,45 h

Tempi parziali: spiazzo in prossimità del Passo della Scalucchia-Buca del Moro (30 min) ; Buca del Moro-Monte Casarola (1,10 h) ; Monte Casarola-Sella Casarola-Alpe di Succiso-Sella Casarola (40 min) ; Sella Casarola-Prataccio (50 min) ; Prataccio-Passo della Scalucchia (2,30 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna-Vallisnera-Passo Pratizzano ; Parma-Traversetolo-Vetto d’Enza-Ramiseto-Montemiscoso-Passo Pratizzano. Poco dopo il valico (prima se si proviene da Ramiseto) si imbocca a sinistra (destra se si proviene da Ramiseto) la stretta e panoramica stradina per il Passo della Scalucchia e Succiso Nuovo. Superato il bivio per Valbona, si prosegue ancora per 2 km circa, abbandonando l’auto in uno spiazzo a sinistra poco sotto il Passo della Scalucchia

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso e altamente panoramico che implica l’attraversamento da nord a sud del Casarola con digressione alla sommità dell’Alpe di Succiso. La sentieristica risulta ottimale per tutta l’estensione dell’itinerario: si tratta infatti di percorsi molto battuti a livello escursionistico. Il rientro al Passo della Scalucchia avviene per la storica Via Parmesana, purtroppo in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, moto da cross e rovinosi mezzi di esbosco. Personalmente ritengo assolutamente scandalosa l’assenza della benché minima cura mirata alla salvaguardia e valorizzazione di storiche arterie e mulattiere, come quella in questione, lasciate in balia di boscaioli e appassionati di motori. Se non sbaglio siamo all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, di conseguenza mi aspetterei maggiori controlli, non solo riguardo l’accesso indiscriminato a carraie e mulattiere da parte di moto e fuoristrada di cui in questa sede stiamo discutendo, ma anche in riferimento ai sempre più numerosi disboscamenti selvaggi, effettuati molto spesso in modo devastante da autentici mentecatti senza alcun rispetto per il complesso ecosistema dell’ambiente montano. E tutto questo avviene nel più assoluto e “assordante” silenzio da parte dei cosiddetti “puristi” della montagna, sempre in prima linea (a volte giustamente) contro vie ferrate e sentieri attrezzati, ma incredibilmente e vergognosamente noncuranti delle autentiche schifezze che devastano sempre di più i nostri patrimoni montani.

Dallo spiazzo in cui abbiamo parcheggiato l’auto si imbocca il sentiero n° 667 seguendo inizialmente un’ampia traccia d’esbosco che poco più avanti si abbandona a destra. Dopo una piccola macchia boscosa si attraversa un’ampia radura, rientrando poi nel bosco e proseguendo per il percorso principale. Più avanti si avanza tagliando un panoramico pendio che regala straordinarie visuali sulla Val Secchia e il suo circondario di montagne. Dopo l’aggiramento di una costa boscosa si scende per un breve tratto e si prosegue per il bellissimo sentiero all’interno della faggeta. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si valica la panoramica dorsale prativa del Monte Piano, raggiungendo un bivio dove si ignora il sentiero n° 677 che si stacca a sinistra. Si penetra nuovamente nella faggeta uscendone poco più avanti, attraversando un pendio erboso e rientrando poi nel bosco. Avanzando comodamente per l’ottimo sentiero si approda poco più avanti sul dorso di una costa che si asseconda per un breve tratto procedendo in leggera discesa parzialmente fuori dal bosco. Rientrati in esso si sale in moderata pendenza (il sentiero si biforca ricongiungendosi poco dopo), raggiungendo infine la località Buca del Moro, 1475 m, dove si ignora a destra la traccia contrassegnata n° 669 diretta al Bivacco Rio Pascolo. Noi proseguiamo diritto lungo il sentiero n° 667, tralasciando subito a sinistra la continuazione del percorso n° 669 che scende verso Capiola, avanzando in lieve salita all’interno della faggeta. Attraversata una radura l’ottimo sentiero prosegue nel bosco procedendo nei pressi del dorso di una costa. Dopo un tratto panoramico il percorso piega repentinamente a sinistra uscendo dalla vegetazione, iniziando un obliquo ascendente in cui si tagliano ripidi pendii ricoperti da cespugli di mirtillo. Si continua per ripida traccia che dopo una salita diretta, un ulteriore tratto in direzione SE e un paio di tornanti, conduce sul panoramico dorso della Costa del Mainasco. Ignorato a destra un sentiero, percorriamo quest’ultima ammirando visuali davvero grandiose sul versante orientale del Casarola. Giunti alla base di un ripido groppo lo scavalchiamo, procedendo poi in direzione della dorsale settentrionale al cui margine est si giunge dopo una ripida salita. Si prosegue lungo questa direttrice guadagnando il sommo di un dosso erboso dove il limite occidentale della dorsale si congiunge con quello orientale. Dopo una discesa di pochi metri si deve risalire una delicata lastra rocciosa con fastidioso ghiaino, proseguendo poi lungo il magnifico filo del crinale. Raggiunta l’anticima, per magnifica e altamente panoramica cresta si guadagna in breve la sommità vera e propria del Monte Casarola 1978 m, dove ci si inebria di un grandioso panorama a 360°. Dalla cima seguendo il breve crinale SW si raggiunge in pochi minuti la Sella del Casarola 1960 m, dove a sinistra si stacca il sentiero n° 675 per le Sorgenti del Secchia, che percorreremo ma che temporaneamente ignoriamo. Infatti la nostra meta consiste nel raggiungimento della cima dell’Alpe di Succiso, che avviene per ottimo sentiero che asseconda o procede nei pressi del filo del magnifico crinale orientale della montagna. In circa 20/25 di cammino dalla sella si guadagna la prestigiosa sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Ritornati al valico di crinale si imbocca lo spettacolare sentiero n° 675 che si sviluppa nel versante meridionale della montagna. Nel primo tratto si avanza a mezza costa verso ovest tagliando ripidi pendii prativi per traccia esile con erba alta e fastidiosa. Raggiunto il dorso di una costa si perde quota piuttosto ripidamente in direzione del sottostante suggestivo vallone. Penetrati in esso lo si attraversa in direzione SW, per poi scendere ripidamente sulla destra di un solco. La traccia piega successivamente a destra attraversando un altro solco, perdendo poi quota per pendio prativo alla destra di quest’ultimo e a sinistra di un costone che scende dall’Alpe di Succiso e che rappresenta il limite occidentale del vallone che stiamo percorrendo. Penetrati nella faggeta si scende effettuando diverse svolte e tornanti, avanzando successivamente in direzione SW. Poco dopo si sbuca nella magnifica conca del Prataccio, certamente uno dei più suggestivi anfiteatri naturali di tutto l’Appennino settentrionale. Dal bivio con cartelli si continua lungo il percorso n° 671 che si abbandona appena dopo, imboccando a sinistra la continuazione del percorso n° 675. Si scende comodamente all’interno della faggeta, avanzando successivamente in direzione ovest, transitando a fianco di alcune piazzole di carbonaia. Poco dopo si aggira mediante curva a destra la Costa Marinella e si continua per l’ottimo sentiero che avanza in lieve discesa oltrepassando un rimboschimento a conifere. Dopo alcuni minuti di cammino e un’ultima discesa si mette piede nell’ampia traccia contrassegnata n° 677 e in seguito 667B: si tratta della storica arteria conosciuta come Via Parmesana che univa Sassalbo Parma. La si segue verso sinistra (andando a destra si raggiungerebbe il Passo dell’Ospedalaccio), contornando più avanti un’orribile e ampia area disboscata dove si tralascia a destra il sentiero n° 675. Dopo il guado del Fiume Secchia si procede in salita, aggirando inizialmente una costa ed avanzando lungamente in lieve salita e in piano all’interno della splendida faggeta. Raggiunta la località La Riva, 1275 m, si guada il Fosso della Rivaccia, ignorando a destra il sentiero n° 651 che scende verso la S.S. 63. Appena dopo si presenta un bivio dove si prende la traccia di sinistra che guadagna quota tra folta vegetazione, immettendosi poco dopo in un’ampia traccia (si tratta della mulattiera abbandonata poco prima). Seguendo quest’ultima a sinistra si sale fino ad approdare nella suggestiva conca di Capiola, 1330 m, incontrando subito il bivio con la traccia contrassegnata n° 651 che si stacca a sinistra e che si ignora. Dopo un’eventuale sosta in questo luogo davvero stupendo, si continua lungo il sentiero principale che per un buon tratto procede in salita, seppur lieve, all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Raggiunta la località Fosso dei Ravini, 1371 m, non resta altro che continuare lungo l’ampia carraia, purtroppo alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada, raggiungendo in circa 30 minuti di cammino lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

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