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Archivio mensile:settembre 2018

Monte Alto: crinale est – versante sud/ovest

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Cerreto 1261 m

Dislivello: 1150 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Passo del Cerreto-Monte Alto (2 h) ; Monte Alto-Camporaghena (2,20 h) ; Camporaghena-Passo del Cerreto (1,45 h)

Difficoltà: EE

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.S. 63-Castelnovo Monti-Passo del Cerreto ; Aulla-S.S. 63-Fivizzano-Passo del Cerreto

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N.B.: la sezione sezione finale del sentiero n° 104 è evidenziata con tratteggio e ha un carattere puramente esemplificativo. Il percorso in questione, nella parte che precede il raggiungimento del paese di Camporaghena, non corrisponde affatto con il tracciato della carta escursionistica utilizzata dall’autore della relazione.

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di ampio respiro, in luoghi selvaggi e su tracce spesso incerte. Il sentiero 00, che percorre interamente il crinale est del Monte Alto, è forse uno dei più avvincenti itinerari di cresta di tutto l’Appennino emiliano/lunense. Il suddetto sentiero obbliga al superamento di alcuni passi d’arrampicata e presenta diversi tratti esposti. Di conseguenza andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto e assenza di vertigini. La discesa lungo il percorso n° 104 è molto selvaggia e pone, in particolare nella sezione finale, rilevanti problemi di identificazione della giusta traccia.

Dal Passo del Cerreto si imbocca, nel retro dell’omonimo albergo/ristorante, il sentiero 00. Si avanza perlopiù in quota all’interno della faggeta attraversando anche alcune radure, raggiungendo in circa 20/25 min l’ampio pianoro prativo del Passo dell’Ospedalaccio 1271 m. Qui ci si inserisce in una carraia (la storica Via Parmesana, che originariamente collegava Sassalbo a Parma) che si segue a destra solo per poco. Infatti, al primo bivio (indicazioni), si volta a sinistra, uscendo appena dopo dal bosco per sentiero che guadagna quota ripidamente. Raggiunto un altro bivio (indicazioni), si lascia a destra il percorso n° 671 per le Sorgenti del Secchia e si continua diritto lungo il sentiero 00 che risale tutto l’ampio profilo sud/orientale del Monte Alto. Si sale seguendo le linee di massima pendenza tenendo a destra un solco, incontrando più in alto il bivio con il sentiero n° 102 che si stacca a sinistra e che si ignora. Si prosegue lungamente in ripida salita, orientandosi più in alto con ometti ben posizionati, puntando alla sezione terminale dell’ampio profilo che stiamo risalendo. Progredendo tra pietraie e massi, si raggiunge infine il roccioso crinale, dove si piega a sinistra salendo paralleli a quest’ultimo. Dopo un ripido strappo si guadagna il culmine del profilo, da cui, tenendosi a sinistra rispetto il filo della dorsale, si scavalca un dosso. Effettuata breve discesa, si sale obliquando a sinistra piuttosto espostamente, raggiungendo in questo modo il sommo di un altro groppo. Si prosegue lungo il magnifico crinale est del Monte Alto, scavalcando uno spuntone ed iniziando più avanti la risalita del profilo di una marcata cima della lunga dorsale. Dalla sommità si scende obliquando a sinistra per grossi blocchi, perdendo poi quota lungo l’areo filo del crinale. Giunti alla base di un groppo roccioso, lo si aggira nei primi metri sulla sinistra, per poi piegare a destra e scalare un canalino (I°). Successivamente si attraversano lisce lastre rocciose perdendo poi quota lungo l’esposto filo della dorsale. Messo piede in una selletta alla base di un altro groppo roccioso, si aggira a sinistra lo spigolo di quest’ultimo, per poi rimontare le roccette di destra in leggero obliquo a sinistra. Messo piede sull’esposta crestina sommitale del groppo, si scala un brevissimo gradino, per poi scendere scomodamente tenendosi al sommo di lastre rocciose, oppure evitare in parte quest’ultimo tratto spostandosi appena a sinistra o leggermente a destra del crinale. Raggiunta una sella, si prosegue lungo ripida traccia in obliquo ascendente, approdando più in alto sul dorso di un costone, dove il sentiero piega repentinamente a destra. Dopo breve salita si guadagna infine l’altamente panoramica cima del Monte Alto 1904 m. Dalla vetta ci si cala senza traccia nel versante lunense della montagna, perdendo scomodamente quota per ripidi pendii prativi e pietraie. Raggiunto il fondo di un canale, lo si discende per franosa pietraia, ma nel momento in cui il solco si rinserra ulteriormente facendosi più ripido e profondo, lo si abbandona virando a destra (segnavia sbiadito) per traccia esigua. Si procede inizialmente a mezza costa puntando ad un evidente spuntone, situato più in basso e a destra rispetto al punto in cui siamo. Giunti nei suoi pressi, seguendo labili tracce e orientandosi con i segnavia presenti, ci si cala nel sottostante canale. Raggiunto il fondo di quest’ultimo, lo si segue in discesa per alcuni metri, per poi spostarsi a destra avanzando in obliquo discendente per traccia labile. Si prosegue in modo intuitivo con andamento pianeggiante in direzione del dorso dell’evidente Costa di Giannandrea, che costituisce la nostra direttrice di discesa. Raggiunto il bel crinale erboso (l’ambiente in cui ci troviamo è davvero selvaggio e stupendo), lo si segue a sinistra intercettando con fatica l’esiguo sentiero. Si perde inizialmente quota sul dorso della costa, successivamente ci si sposta a destra scendendo parallelamente al crinale (qualche sbiaditissimo segnavia). Più in basso si rimette piede sulla dorsale e si scavalca un poggetto erboso, oltre il quale si continua a perdere quota sul filo dell’ampio crinale. Ad un certo punto la traccia piega a destra (segnavia rosso) e, come in precedenza, perde quota un poco a destra rispetto il dorso della costa. Poi si raggiunge nuovamente il crinale e nei pressi di alcuni alberi si scende per un tratto alla sua destra. Giunti poco sopra il limite superiore del bosco, si deve svoltare repentinamente a destra, per poi curvare a sinistra (su un sasso appuntito si nota un segnavia), penetrando progressivamente nella vegetazione. Giunti nuovamente nei pressi del crinale, ora boscoso, la traccia vira a destra e poi subito a sinistra, perdendo quota in modo lineare. Ignorate tracce laterali, si giunge in corrispondenza di un’area con felci, dove si ignora subito una traccia a sinistra. Poco dopo però il percorso segnato svolta a sinistra e scende in obliquo attraversando folti cespugli di felci che rendono piuttosto complesso l’orientamento (queste felci ci accompagneranno per un buon tratto!). Continuando in questa direzione per traccia molto incerta, si giunge nei pressi di un muretto a secco, dove il sentiero vira leggermente a destra. Da qui, guardando di fronte, dovremmo notare un segnavia sul tronco di un albero: ci dirigiamo quindi verso quest’ultimo, rassicurati di essere nel giusto percorso. Dal segnavia si svolta a sinistra continuando per sentiero più evidente, sempre tra cespugli di felci, dirigendosi verso la macchia boscosa che abbiamo di fronte. Ma, appena prima di quest’ultima, si vira a destra puntando ad un segnavia sul tronco di un albero isolato sul dorso di una costa. Successivamente ci si dirige verso un ometto su un masso, da cui, spostandosi a sinistra, si procede alla volta di un altro segnavia apposto sul tronco di un albero. Nei pressi di quest’ultimo si svolta a destra e si continua a perdere quota per labile traccia, raggiungendo in seguito il dorso di una panoramica costa. Si scende assecondando il crinale, caratterizzato da interessanti rocce dalla particolare colorazione rossastra, per sentiero quasi invisibile. Incontrando qualche sbiaditissimo segnavia, si continua a perdere quota sempre diritto, passando più in basso a fianco di alcuni arbusti (qualche ometto ci aiuta nell’orientamento). Giunti nei pressi di splendidi muretti a secco, si piega a sinistra, immettendosi poco dopo nel sentiero contrassegnato n° 102 (paletto con cartelli). Lo seguiamo a destra affiancati inizialmente da altri notevoli esemplari di muretti a secco, oltrepassando successivamente una macchia di rovi. Raggiunto un ripiano prativo, la traccia sembra perdersi: è necessario piegare poco dopo a destra, penetrando in una macchia boscosa, dove si rinviene la continuazione del percorso. Seguiamo il sentiero a sinistra avanzando in falsopiano tra vegetazione invadente, notando alla nostra destra altri muretti a secco e uno sbiadito segnavia. Giunti ad un trivio, si deve effettuare un tornante sinistrorso, tralasciando la traccia che prosegue diritto e un’altra che sale a destra. Il sentiero, delimitato a sinistra da i già incontrati muretti a secco, poco dopo diviene alquanto incerto: occorre tuttavia effettuare una curva verso destra, prestando la massima attenzione ad imboccare la traccia giusta. Una volta presa la direzione ovest, il tracciato progressivamente si amplia, conducendo infine nel paese di Camporaghena 842 m. Dalla chiesa, seguendo gli evidenti segnavia TL (Trekking Lunigiana), si attraversa tutto il magnifico borgo di fondazione medievale, ammirando angoli suggestivi in un’atmosfera dilatata in cui il tempo sembra essersi fermato. Usciti dal borgo antico si continua per splendida mulattiera transitando nei pressi di alcune maestà, giungendo infine in località Le Tre Fontane 810 m. Si continua lungo l’evidente e antico tracciato passando a fianco di una costruzione, varcando appena dopo mediante ponte il Torrente Taverone. Segue una salita in cui si effettuano alcuni tornanti e, valicata una costa, si giunge poco dopo in località Prati di Camporaghena 965 m. Si continua lungamente per la bellissima mulattiera che guadagna costantemente quota in lieve e moderata pendenza. Dopo aver varcato un rio asciutto, si prosegue lungo la mulattiera ancora per poco: infatti i segnavia inducono a piegare a sinistra e procedere per prati parallelamente al percorso di prima. Dopo un ulteriore tratto in salita, si raggiunge un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero contrassegnato n° 100 per il Passo dell’Ospedalaccio. Si sale per traccia erbosa in mezzo a cespugli di felci con costante direzione nord, penetrando progressivamente nella faggeta. Successivamente si continua a guadagnare quota sulla sinistra del dorso di una costa che poi si raggiunge, incontrando qui un bivio dove si ignora a sinistra la traccia contrassegnata n° 102A. Procedendo lungo il percorso n° 100 si effettua subito un bellissimo traverso a mezza costa, piuttosto scosceso, tagliando notevoli stratificazioni rossastre. Poco dopo si affronta una salita resa molto fastidiosa dalla folta vegetazione spinosa, doppiando successivamente una costa. Sempre per traccia piuttosto infrascata si perde quota lungo la sponda destra orografica della valle formata dal Canale dell’Acqua Torbida. Raggiunto il greto del corso d’acqua, lo si attraversa, recuperando nella sponda opposta la continuazione del percorso segnato. Si affronta appena dopo una ben ripida e sostenuta salita, effettuando più in alto alcuni tornanti, valicando successivamente una costa boscosa. Si continua a guadagnare quota lungo il sentiero evidente, giungendo, dopo una svolta a destra, nei pressi di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un paio di solchi, si attraversa un’area con folta vegetazione, mettendo successivamente piede nella Via Parmesana, a poca distanza del Passo dell’Ospedalaccio (situato alla nostra sinistra). Raggiunto quest’ultimo si fa rientro al Passo del Cerreto seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

 

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Pubblicato da su 28 settembre 2018 in Escursionismo, Lunigiana

 

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Monte Scalocchio: anello da Case Giannino

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Punto di partenza/arrivo: Case Giannino 995 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h ca.

Tempi parziali: Case Giannino-Monte Scalocchio (2,30/3 h) ; Monte Scalocchio-Costa Fattartonda-Giogo di Vendaso-Case Giannino (2,45/3 h)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta NW dello Scalocchio (attrezzatura non obbligatoria ma consigliata) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio-Emilia-S.S. 63-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si scende nel versante lunense ancora per alcuni chilometri, parcheggiando l’auto nel grande spiazzo adiacente al Ristorante Casa Giannino (trattandosi di un parcheggio privato occorre chiedere il permesso ai proprietari dell’attività)

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Descrizione dell’itinerario

Percorso spettacolare e selvaggio che implica il raggiungimento della sommità del Monte Scalocchio percorrendo la sua cresta NW. L’impegno richiesto da questo itinerario è piuttosto elevato, sia per la presenza di passaggi d’arrampicata, quanto per l’oggettiva difficoltà di individuazione del giusto percorso durante la discesa.

Da Case Giannino si segue per un tratto la statale in direzione del Passo del Cerreto, imboccando a destra (indicazione) il sentiero n° 94. Il percorso sale subito piuttosto ripidamente all’interno del bosco ed effettua poco più in alto un tornante destrorso. Giunti in una radura arbustiva, la labile traccia procede in obliquo e in corrispondenza di un paletto con segnavia svolta nettamente a sinistra. Si continua a guadagnare quota per sentiero infrascato, ignorando diramazioni laterali ed avanzando sempre diritto. Penetrati nuovamente nel bosco, il percorso piega a destra (segnavia), proseguendo in modo più evidente e marcato. Poco più avanti, in corrispondenza di un rimboschimento a conifere, si vira a sinistra assecondando per un tratto il dorso di una costa. Poi, mediante progressiva curva a destra, si avanza in direzione est, sempre all’interno di un rimboschimento a conifere conifere. Raggiunta una panoramica costa, si effettuano alcuni tornanti transitando nei pressi di alcuni ruderi, continuando lungo il sentiero che dopo aver compiuto un ulteriore tornante sinistrorso procede verso NW. Più avanti si effettua un tornante destrorso e si avanza con andamento lineare, notando alla nostra sinistra un interessante muretto a secco. Tralasciata a destra una traccia, si giunge ad un’apertura panoramica (di fronte a noi il vallone è chiuso dalla dorsale boscosa chiamata Costa Fattartonda che costituisce la nostra direttrice di discesa), in corrispondenza della quale si effettua un tornante sinistrorso. Continuando lungo il percorso principale si esce progressivamente dalla vegetazione (visuali grandiose), progredendo con andamento in lieve salita verso NW. Si attraversano pendii prativi e pietraie, fino ad aggirare, mediante netta curva a destra, una costa (sulla sinistra si nota un rudimentale bivacco costruito con massi accatastati). Sopra di noi si estende la dorsale La Tesa-Scalocchio a cui miriamo. Si continua quindi per il percorso segnato raggiungendo poco dopo un trivio poco evidente, da cui si prosegue lungo la traccia di centro che asseconda il dorso di una costa erbosa. Nel momento in cui il sentiero effettua una netta svolta a destra, lo abbandoniamo salendo liberamente verso la soprastante dorsale. Messo piede sull’ampio e magnifico dorso del crinale divisorio (in corrispondenza dell’altura denominata La Tesa), lo si segue a destra in direzione del primo groppo roccioso, che poi si evita a destra incontrando una labilissima traccia. Ripreso il filo della dorsale, si prosegue verso un secondo evidente spuntone/groppo e, una volta raggiuntone la base, lo si aggira a destra per cengia erbosa. Recuperato successivamente il crinale, lo si segue avendo a sinistra un avvallamento, delimitato, sempre a sinistra, da un altro crinale. Poco più avanti si deve piegare a sinistra onde raggiungere quest’ultimo, che si segue in direzione di un evidente dente roccioso. Aggirato lo spuntone a sinistra, si riprende il crinale divisorio (paletti in legno), giungendo in breve alla base di un verticale risalto alla cui sinistra si nota un canale/camino (punto di partenza della cresta NW dello Scalocchio). In obliquo a sinistra si superano alcuni grossi blocchi (I°), per poi scalare una ripida fessura (II°), cui segue un delicato traverso di pochi metri (II°). Raggiunto il fondo del menzionato canale/camino, si supera subito un verticale gradino (II°-), oltre il quale si guadagna la selletta che separa il verticale spuntone dalla restante cresta. Da qui si scala a sinistra una ripida paretina (II° all’inizio, poi ), raggiungendo così il sommo di questa prima e più severa sezione di cresta. Si prosegue lungo il crinale passando di blocco in blocco, rasentando il limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto di pochi metri, si arriva alla base di una liscia lastra rocciosa che si supera tenendosi nella sua terminazione destra, dove sono più abbondanti gli appoggi (II°-). Messo piede su una prima quota della cresta, si prosegue assecondando il suo filo (uno spuntone può essere superato direttamente oppure aggirato a destra) e, raggiunta una selletta, si scala un risalto caratterizzato da uno spigolo. Tenendosi a destra di quest’ultimo si sale per grossi blocchi (I°) con cespugli di ginepro e, guadagnato il sommo, si continua per l’areo crinale. Dopo l’aggiramento o superamento di un’altra quota, si approda in una forcella, da cui si scala il soprastante ripido risalto sfruttando ottimi appigli e appoggi (I°). Giunti sotto il suo blocco terminale, si deve scendere in obliquo a destra prestando attenzione alla presenza di sezioni di roccia instabile. Aggirate a destra altre rocce, si raggiunge nuovamente il filo del crinale, guadagnando infine l’esclusiva cima del Monte Scalocchio 1851 m. Dalla sommità si continua lungo l’areo crinale in direzione del Gendarme, ma appena dopo ci si deve calare a destra per erti pendii erbosi, mettendo successivamente piede in una traccia trasversale. Seguendo quest’ultima a sinistra, si aggira la base di un verticale dente roccioso, immettendosi, in corrispondenza di una selletta, nella traccia contrassegnata n° 94, che in precedenza abbiamo abbandonato per risalire la cresta dello Scalocchio. Noi dobbiamo seguire questo percorso verso destra, prestando la massima attenzione ai pochi e sbiaditissimi segnavia presenti. Il pressoché inesistente sentiero scende inizialmente in obliquo in direzione di un poggetto dove è visibile un paletto con segnavia. Raggiunto quest’ultimo, si continua sempre per bancate erbose, puntando ad un evidente pulpito. Qui giunti, si prosegue a mezza costa varcando inizialmente un solco, notando più in alto a destra un masso con segnavia. Raggiunta la successiva costa, guardando di fronte, si dovrebbe intravedere un paletto in ferro: ci si dirige quindi verso quest’ultimo per traccia quasi invisibile. Dal paletto si prosegue attraversando bei pendii prativi (ci troviamo esattamente paralleli rispetto alla cresta NW dello Scalocchio che abbiamo percorso) tenendosi in quota e mirando ad un’evidente sella erbosa e alla successiva dorsale degradante verso SW, chiamata Costa Fattatonda. Raggiunto il valico, si piega subito a destra, raggiungendo appena dopo un bivio con cartelli da cui si prosegue a sinistra lungo il percorso n° 94A indicato come raccordo TL (Trekking Lunigiana). Il sentiero che dovremo seguire risulta abbandonato da tempo con segnaletica sbiadita e sistemata in modo pessimo, per cui triboleremo non poco nell’individuazione del giusto percorso. Tuttavia la direttrice che ci accompagnerà fino al Giogo di Vendaso è assolutamente evidente: si tratta del crinale della più volte menzionata Costa di Fattartonda. Quindi proseguiamo lungo questa traccia procedendo inizialmente a mezza costa all’interno del bosco, raggiungendo in breve il filo del crinale. Da qui il sentiero vira a destra e perde quota effettuando alcuni tornanti. Segue un traverso con erba alta sotto alcune rocce che precede l’aggiramento di una costa. Poco più avanti si raggiunge un pulpito e si prosegue a mezza costa per tracciolina nell’erba alta. Dopo l’aggiramento di un’altra costa, il sentiero diviene molto più labile fino a scomparire: noi dobbiamo perdere quota, dopo uno scomodo e ripido obliquo discendente a destra, per il pendio boscoso tenendosi nei pressi del suo limite sinistro, assecondando costantemente il filo del crinale. Poco più avanti si deve scavalcare un poggetto panoramico (guardando in basso si nota un ometto da non tenere in considerazione), poi per labilissima traccia si continua lungo il filo della dorsale passando a fianco di un caratteristico masso dalla forma appuntita. Si prosegue per sentiero incerto (sbiaditissimi segnavia) scendendo ad una sella, per poi iniziare una risalita rasentando il limite del bosco al sommo di bellissimi pendii prativi. Si continua lungamente per il percorso di crinale, dapprima in salita, poi a saliscendi (alcuni segnavia), per traccia più marcata rispetto alla sezione precedente. Ad un certo punto però, scendendo un crinaletto erboso, si deve prestare attenzione al sentiero che piega repentinamente a destra avanzando a mezza costa, tagliando in questo modo pendii prativi. Ripreso il boscoso filo della dorsale, si continua a perdere quota assecondandolo o restando nei suoi pressi. Una volta raggiunto un ripiano boscoso, prestare attenzione a svoltare nettamente a sinistra, tralasciando la traccia che prosegue diritto/destra. Dopo aver disceso una dorsale boscosa, si piega a destra attraversando a mezza costa un pendio prativo. Rientrati nel bosco, il percorso vira a sinistra conducendo nei pressi di una vasca/abbeveratoio, oltre la quale si prosegue per traccia ancora incerta e poco evidente. Approdati in un’area disboscata, si prosegue diritto, raggiungendo in breve la località Giogo di Vendaso1262 m. Qui ci si immette nel percorso contrassegnato TL (Trekking Lunigiana) che risente anch’esso, almeno nel tratto in questione (Giogo di Vendaso-S.S. 63), di una pessima segnaletica. Dal valico si piega quindi a destra seguendo alcuni segnavia, disposti in modo approssimativo, grazie ai quali ci si orienta all’interno dell’area orribilmente disboscata. Poco dopo bisogna avere l’accortezza di spostarsi a destra onde perdere quota per mulattiera all’interno del bosco. Dopo una svolta a sinistra si approda in un bel ripiano prativo dove ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Ad un certo punto però occorre spostarsi a destra (segnavia) penetrando nuovamente nel bosco. Si perde quota per traccia decisamente infrascata e dall’andamento non particolarmente logico (prestare molta attenzione ai segnavia). Dopo alcune svolte (più in basso si ammirano esemplari di antichi muretti a secco), si confluisce in una carraia che si segue a destra. Si effettua un tornante sinistrorso raggiungendo in ultimo alcune case, oltre le quali ci si immette nella S.S. 63. Seguendo quest’ultima a destra si ritorna infine all’ampio parcheggio del Ristorante Casa Giannino.

 

 

 

 

 

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Il Monte Prampa da Villa Minozzo

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Punto di partenza/arrivo: Villa Minozzo 684 m

Dislivello: 1010 m

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Villa Minozzo-Monte Prampa (2, 15 h) ; Monte Prampa-Stracorada (1 h) ; Stracorada-Villa Minozzo (1, 45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-S.P. 9-Villa Minozzo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

L’accesso alla sommità del Monte Prampa con punto di partenza da Villa Minozzo è piuttosto lungo ma allo stesso tempo di grande interesse. Si tratta di un percorso che partendo da un ambiente decisamente antropizzato e dal carattere agreste, man mano che si procede si e guadagna dislivello, assume sempre più la dimensione suggestiva dell’isolamento montano. La parte iniziale e finale dell’itinerario proposto implica, eccetto brevi tratti, il percorrimento di strade asfaltate, generalmente con poco traffico automobilistico e molto panoramiche. I segnavia CAI sono presenti solo nel percorso di salita, mentre in discesa si seguiranno carraie molto evidenti, incontrando anche una parziale segnaletica realizzata per le mountain bike.

Abbandonata l’auto in un ampio parcheggio nei pressi della Croce Verde lungo la strada per Minozzo, si segue quest’ultima per poco andando a sinistra al primo bivio (indicazione del percorso CAI n° 623). Si prosegue per stradina asfaltata affiancata da alcune villette e, in corrispondenza di una netta svolta a destra, si continua diritto per ampia traccia che costeggia un campo. Ritornati sulla stradina di prima, la si segue, imboccando nei pressi di alcune case una carraia in salita che si stacca a destra. Più in alto si raggiunge un’antenna e si prosegue lungo l’ampia traccia che avanza assecondando il dorso di un boscoso crinale. Confluiti nuovamente nella strada di prima, si continua a camminare lungo essa ammirando notevoli visuali panoramiche in direzione della Pietra di Bismantova, effettuando in seguito una svolta a destra. Raggiunto un bivio con indicazioni, si prosegue a destra salendo piuttosto ripidamente, passando nei pressi di un capannone agricolo. Qui si incontra un altro bivio dal quale si va a sinistra verso Valbucciana (indicazioni CAI), avanzando in salita per stradina asfaltata che poco dopo si abbandona per carraia a destra (indicazione per il Monte Prampa). Si effettua subito una netta svolta a sinistra avanzando in mezzo a panoramici campi, piegando poco dopo a destra in direzione del vicino limite del bosco. Entrati in esso si raggiunge in breve il dorso del boscoso crinale NE del Prampa, dove il percorso principale vira nettamente a sinistra. Si prosegue lungamente per ampia mulattiera/carraia ignorando tracce laterali (segnavia ben posizionati), guadagnando quota perlopiù in sostenuta salita. Più avanti si confluisce in un’ampia traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia), raggiungendo appena dopo il limite superiore di una panoramica radura arbustiva. Abbandonata quest’ultima mediante spostamento a destra, si prosegue comodamente all’interno del bosco, prestando attenzione ad abbandonare la traccia su cui stiamo camminando per sentiero che si stacca a sinistra. Si sale piuttosto ripidamente ritornando a lambire il crinale della montagna che poco dopo si raggiunge assecondandolo per un tratto. Poco più avanti ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra effettuando una netta svolta a sinistra, ignorando una traccia che si stacca a destra. Dopo una ripida salita sulla sinistra rispetto il filo della dorsale, mediante netta curva a destra lo si raggiunge nuovamente e lo si valica. Al successivo bivio si prosegue a sinistra (segnavia), immettendosi più avanti in una carraia che si segue a destra. Raggiunto l’ennesimo bivio si prosegue a sinistra (segnavia e cartello in legno con scritto MPT), svoltando, in corrispondenza di un poggetto panoramico, nettamente a destra. Rientrati nel bosco si guadagna quota ripidamente, prima sulla destra del crinale, poi lungo il suo filo. Si continua lungamente per il bel sentiero all’interno di uno splendido ambiente boschivo, procedendo prima in lieve salita, poi in modo più sostenuto. Dopo l’attraversamento di una radura si sbuca in bellissimi pendii prativi dove da sinistra si immette il sentiero n° 621A proveniente dal Rifugio Monte Orsaro. Messo piede sulla panoramica dorsale sommitale, la si segue scavalcando un’anticima, gudagnando infine la vetta del Monte Prampa1698 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Dopo una meritata sosta si ritorna alla selletta tra cima e anticima, da cui, per labile traccia a sinistra (versante Ozola), si scende alla sottostante magnifica conca. Qui ci si inserisce in un sentiero che si segue a sinistra valicando un dosso erboso, notando alcuni sbiaditi segnavia fluorescenti. Successivamente si scende per bella radura e, giunti nei pressi del limite del bosco, si svolta a destra. Si perde quota per traccia evidente all’interno di una valletta, costeggiando il limite della vegetazione. Poco dopo il percorso vira a sinistra attraversando una piccola macchia boscosa, uscendo subito in un’altra radura che si attraversa. Fa seguito appena dopo un’ulteriore radura arbustiva che si attraversa svoltando nettamente a destra. Rientrati nella faggeta si scende per ampia traccia in alcuni punti piuttosto ripida nonché dissestata e fangosa, segno della sua percorrenza da parte di moto da cross. Dopo una svolta a sinistra si attraversa l’ennesima radura arbustiva, raggiungendo più avanti un rimboschimento a conifere. Successivamente si costeggia e attraversa un’area disboscata, continuando a perdere quota per carraia dissestata, tralasciando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una traccia a destra. Poco dopo si perde quota all’interno di un buio rimboschimento a conifere, immettendosi in un’ampia traccia molto dissestata. Dopo un tratto all’interno di un rado bosco, si effettua un tornante sinistrorso e, una volta penetrati nuovamente nel rimboschimento a conifere, si continua lungo il percorso principale, camminando tuttavia ai suoi lati, in quanto in diversi punti impercorribile a causa del fango. Ignorata una traccia che si stacca a destra in discesa, si continua lungo la carraia di prima che, come già detto, non si segue ma si contorna ai lati, effettuando una netta svolta a destra. Poi rientrati nella carraia principale la si segue immettendosi poco più in basso in un’altra traccia, raggiungendo infine la località Stracorada1195 m (fontana e tavoli con panche). Da qui si continua diritto per la carrozzabile d’accesso, ma appena dopo, anziché seguire quest’ultima in direzione di Garfagno, si imbocca a destra un’ampia traccia che scende verso NE. Il percorso procede per un breve tratto a saliscendi e varcato un rio risale la sua sponda destra orografica, aggirando mediante svolta una costa. Si continua a perdere quota per l’ampia traccia effettuando alcune svolte, transitando più avanti nei pressi di una presa dell’acquedotto. Raggiunto un incrocio si prosegue diritto effettuando poi una svolta a destra e, in corrispondenza della successiva curva a sinistra, si nota un’altra presa dell’acquedotto e, poco più in basso, una fonte. Al bivio seguente si ignora una traccia che si stacca a destra e si prosegue per il percorso principale che avanza sempre in direzione E/NE. Tralasciata a destra una traccia in salita e poco dopo un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue lungo il percorso principale attraversando un rio, in corrispondenza del quale si ignora a destra l’ennesima traccia. Dopo un’ulteriore diramazione a destra, si prosegue in discesa all’interno di un’area disboscata, svoltando poco più avanti a sinistra. Si continua a perdere quota per ampia carraia, ignorando, in corrispondenza di una curva a destra, una traccia a sinistra. Dopo aver contornato il margine destro di una radura, ci si dirige verso il dorso di una costa boscosa, dove si incontra un bivio con croce. Delle due carraie che si presentano si prende preferibilmente quella di destra (il tracciato di sinistra condurrebbe ugualmente nella stradina asfaltata che unisce Minozzo a Villa Minozzo passando per Montefelecchio). Poco dopo si raggiunge un crinaletto e si prosegue passando a fianco di alcune coltivazioni, scendendo poi piuttosto ripidamente. Proseguendo per radure e declivi prativi si raggiungono infine alcune case, dove si può imboccare a sinistra una carraia, oppure proseguire a destra per stradina asfaltata che effettua un tornante sinistrorso. Si continua a perdere quota lungo la strada raggiungendo dopo qualche minuto le case della frazione Molino di Tromba. Qui ci si immette in un’altra stradina asfaltata che si segue a destra, andando sempre a destra al successivo bivio. Dopo breve risalita si attraversa il nucleo di Montefelecchio, raggiungendo in questo modo il bivio per Valbucciana incontrato durante la salita. Da qui si ritorna a Villa Minozzo seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

 

 

 

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Alpe di Succiso: creste nord e nord-ovest

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Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 5,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-bivio nei pressi del Rifugio Rio Pascolo (1,10 h) ; bivio nei pressi del Rifugio Rio Pascolo-cresta nord-Alpe di Succiso (1,15 h) ; Alpe di Succiso-cresta NW-Sentiero Barbarossa-sentiero n° 673 (1,25 h) ; sentiero n° 673-Succiso Nuovo (1,10 h)

Difficoltà: EE 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (in caso di lingue nevose, che in quest’area possono perdurare fino a giugno, è necessario avere con se i ramponi)

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.P. 15 oltrepassando la frazione di Lugolo e la valle dell’Andrella. Poco dopo la deviazione per Cecciola, si imbocca a sinistra una stradina che conduce alla frazione di Succiso Inferiore. Da qui si prende la strada di destra, raggiungendo infine, dopo aver effettuato un tornante sinistrorso, il paese di Succiso Nuovo. Si parcheggia l’auto nella parte superiore del nucleo, nei pressi di una fontana e dell’imbocco di una carraia 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella proposta è certamente l’escursione più selvaggia e solitaria che si possa effettuare nell’ambito dell’Alpe di Succiso. La salita avviene per la creta nord che pur non presentando alcuna difficoltà tecnica va affrontata con cautela. In discesa propongo il percorrimento della cresta parallela alla nord, ossia quella nord-ovest. Anche se non è presente alcuna traccia, il percorso risulta molto lineare ed evidente nonché estremamente suggestivo. La cresta nord-ovest a sua volta deposita sul Sentiero Barbarossa che va seguito in direzione Ghiaccioni affrontando diversi tratti esposti che richiedono molta attenzione alle condizioni del terreno. Ovvia è la raccomandazione a non effettuare questo itinerario con terreno bagnato e scarsa visibilità.

Dal parcheggio ci si dirige verso la vicina fontana imboccando a sinistra una carraia che sale a fianco della chiesa. Raggiunto subito dopo un bivio (cartelli) si continua a sinistra lungo il percorso n° 655, ignorando a destra l’ampia traccia contrassegnata n° 673 da cui torneremo. Poco più avanti si guada un rio avanzando successivamente in leggera salita, effettuando poco dopo una curva a destra. Ignorata una traccia a sinistra si prosegue lungo il percorso principale che, in corrispondenza di un’area disboscata, piega a sinistra guadagnando quota in moderata pendenza in direzione sud. Più avanti si attraversa un’area di bosco rado rientrando successivamente nella faggeta, avanzando comodamente lungo l’ampia mulattiera che prosegue guadagnando lentamente quota. In seguito, dopo una svolta a sinistra, si esce temporaneamente dal bosco e si procede tra cespugli di ginepro, rientrando poi nella faggeta. Successivamente il tracciato sale un po più ripidamente, ma solo per un breve tratto, infatti poco dopo torna a procedere in leggera salita. Dopo una svolta a sinistra si passa a fianco di un tavolo con panche scendendo poi a guadare il Rio Pascolo, varcato il quale si continua per l’ampia traccia che subito dopo piega a sinistra. Si prosegue lungo il percorso principale guadagnando comodamente quota all’interno della faggeta ad alto fusto e dopo una curva a destra si sale sale più ripidamente. Effettuata un’altra ripida salita e una netta svolta a sinistra, si valica una costa boscosa all’interno di un rimboschimento a conifere. Si prosegue lungo il percorso principale effettuando altre svolte, virando successivamente in direzione sud. Ignorata a sinistra la traccia n° 669B, si risale il soprastante pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione, incontrando subito un bivio collocato nei pressi del Rifugio Rio Pascolo, 1379 m. Qui giunti si imbocca a destra il percorso contrassegnato CAI n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si presenta fin da subito poco evidente. Seguendo i segnavia sui massi ci si dirige verso il bordo orientale dell’ampio profilo della dorsale settentrionale dell’Alpe di Succiso, che costituisce la nostra direttrice di salita. Per traccia incerta e scomoda a mezza costa si valica una crestina formata da grossi blocchi, avanzando poi in salita fino ad entrare nel bosco. Si inizia ora l’aggiramento del profilo della dorsale, prima comodamente, poi per traccia scoscesa e scomoda lungo il limite superiore della vegetazione. Usciti da quest’ultima, ci si trova proprio in prossimità del bordo occidentale della dorsale (visuali mozzafiato). Nel momento in cui la traccia effettua un tornante destrorso scendendo per alcuni metri, noi l’abbandoniamo cominciando a risalire l’evidente crinale erboso/cespuglioso. Raggiunta una prima quota, il Monte Ramiseto, 1685 m, risulta evidentissima la prosecuzione della cresta/dorsale: ciò che attira maggiormente l’attenzione è un ripido groppo che dovremo risalire faticosamente ma senza alcuna difficoltà tecnica. Si prosegue lungo l’ampia e panoramica dorsale in direzione del menzionato groppo, intercettando più avanti una labile traccia. Giunti nei pressi di una conchetta con pietraia, alla base del ripido pendio del groppo, si incontrano alcuni ometti e si continua per traccia tenendosi appena a destra di alcuni massi. Raggiunto un altro ometto, si risale direttamente il ripido pendio soprastante, perdendo e ritrovando tracce, avanzando in obliquo a destra. Si deve puntare alla terminazione destra della soprastante cintura rocciosa e, raggiuntone il bordo, si sale molto ripidamente, piegando poi repentinamente a sinistra. Dopo questa breve ma ripida salita si guadagna la sommità del groppo, da cui si continua per bellissima cresta parzialmente rocciosa, aggirando prima a destra poi a sinistra i principali ostacoli. Successivamente si affronta la salita finale in direzione della cima del Torrione, avanzando inizialmente per traccia marcata. Quando quest’ultima piega repentinamente a sinistra, noi proseguiamo diritto continuando a guadagnare quota lungo il profilo dell’altura. Raggiunto il crinale sommitale, lo si segue raggiungendo infine la poco marcata sommità del dosso. Da qui si prosegue lungo l’ampio filo della dorsale, ormai molto poco accennato, guadagnando inizialmente quota lungo un linea rappresentata da massi e roccette. Poi, seguendo sempre una traccia labile ma abbastanza evidente, si procede in ripida salita con progressivo spostamento a destra in direzione del filo della cresta NW. Raggiunto quest’ultimo non resta altro che continuare lungo esso, approdando, dopo un’ultima ripida salita, sulla magnifica sommità dell’Alpe di Succiso 2016 m. Dalla vetta si ritorna indietro lungo il percorso effettuato in salita, continuando poi a scendere lungo il filo dell’erbosa cresta NW. Si tratta di una discesa senza alcuna traccia da seguire e in ambiente selvaggio, ma priva di difficoltà e mai particolarmente ripida. Più in basso, restando appenda a destra del filo della dorsale, si costeggia un franoso dirupo, scendendo poi, spostandosi un po a destra, piuttosto ripidamente. Raggiunta una selletta al sommo di un canalone, si prosegue lungo l’aereo e magnifico filo di cresta, raggiungendo dopo una discesa il sommo di un poggio, da cui si continua, sempre assecondando il filo della dorsale o appena a destra di esso, a scendere piuttosto ripidamente. Messo piede su un altro poggio, si affronta l’ultima sezione della cresta in cui si perde quota ripidamente tenendosi alla destra del filo (a sinistra la dorsale precipita con verticali bancate arenacee), fino ad approdare in una traccia trasversale (il Sentiero Barbarossa) in corrispondenza del limite della boscaglia e di un evidente poggetto. Si segue l’esposto percorso a sinistra in direzione dei Ghiaccioni, scendendo inizialmente per ripida rampa, effettuando appena dopo un traverso esposto. Dopo aver valicato altre due coste, si scende sotto un roccione strapiombante, cui segue l’attraversamento di un ripido canalone con erba alta (attenzione in caso di bagnato!). Raggiunto un evidente e panoramico poggetto, si perde scomodamente quota per rampa ripida e sassosa, attraversando poi un erto canalino con massi. Proseguendo per traccia labile si aggira una costa erbosa (fino a luglio 2017 era presente in questo punto un paletto in legno che aiutava non poco l’orientamento percorrendo il sentiero nella direzione opposta. Purtroppo il menzionato paletto è stato divelto, probabilmente per puro divertimento da parte del solito idiota di turno), entrando poi all’interno di un canalone. Si perde quota per alcuni metri lungo quest’ultimo, virando poi a sinistra per traccia molto labile, raggiungendo in breve il dorso di una costa. Poco più in basso si raggiunge un bel ripiano erboso da cui il percorso si sposta a sinistra verso un masso con segnavia. Da quest’ultimo si scende scomodamente in obliquo a sinistra in direzione di un canalone il cui fondo si raggiunge e attraversa poco dopo. Poi si attraversa una pietraia e si varcano altri due solchi, proseguendo appena dopo in direzione di un’altra pietraia (ometto evidente). Da qui si scende verso destra costeggiando il limite del bosco, tenendo d’occhio i poco evidenti segnavia bianco-rossi. Dopo una svolta a sinistra si transita nei pressi di un’altra piccola pietraia, per poi, dopo aver attraversato un piccolo ruscello, penetrare nella faggeta. Se ne esce poco più avanti (segnavia poco evidenti) rasentando il limite destro di una più ampia pietraia che va attraversata piegando a sinistra. La labile traccia svolta successivamente a destra conducendo in breve nel sentiero n° 673 appena prima del guado del Torrente Liocca. Si segue questo percorso in direzione di Succiso Nuovo, perdendo lentamente quota all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Più avanti si attraversano e costeggiano alcune pietraie, raggiungendo infine, senza possibilità di errore, una area pic-nic con tavolo a panche situata alla nostra destra. Da qui, dopo una breve risalita, si attraversa mediante ponticello il Rio Ramiseto, proseguendo poi per ampia traccia all’interno della faggeta. Raggiunto un bivio (cartelli) si continua diritto, affrontando poco più avanti una contropendenza, continuando successivamente lungo la bella mulattiera/carraia fino a ritornare al bivio con il sentiero n° 655 seguito in salita. Da qui in breve si fa ritorno a Succiso Nuovo.

 

 

 

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Il Monte Sillara e i suoi laghi

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 620 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Verde (45 min) ; Lago Verde-Capanna Cagnin (25 min) ; Capanna Cagnin-Laghi del Sillara (40 min) ; Laghi del Sillara-Monte Sillara (20 min) ; Monte Sillara-Monte Bragalata-Passo Giovarello (50 min) ; Passo Giovarello-Pratospilla (1 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Da quest’ultima località si continua lungo la Massese in direzione di Rigoso e del Passo del Lagastrello. Raggiunto un bivio sotto il Monte Bastia, si svolta a destra raggiungendo in circa 2 km di strada il grande parcheggio antistante l’albergo Pratospilla

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione di media lunghezza che permette di visitare alcuni dei più pittoreschi laghi di tutto l’Appennino parmense.

Dal parcheggio di Pratospilla si imbocca sulla destra dell’albero un’ampia traccia (CAI n° 707) che dopo aver oltrepassato mediante ponte un emissario del Torrente Cedra conduce al parco avventura. Appena dopo il percorso vira a destra e varca un altro rio, per poi salire valicando una costa. Si prosegue comodamente per bella mulattiera raggiungendo in alcuni minuti un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 707A diretto a Lago Verde e Capanna Cagnin. Inizialmente si effettuano alcuni tornanti guadagnando quota lungo l’ampia dorsale nord/orientale del Monte Torricella. Poi il tracciato piega a destra avanzando, dopo una breve discesa, in direzione SW, con un bel tratto a mezza costa in cui si taglia un ripido pendio boscoso. Procedendo sempre in questa direzione si raggiunge più avanti una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali sul sottostante Lago Ballano, sulla Val Cedra e il suo circondario di montagne. In seguito il percorso piega a sinistra e risale il pendio boscoso effettuando comodi tornanti, conducendo sul dorso di una costa nei cui pressi si avanza. Appena dopo si mette piede in una selletta (Sella del Pizzo della Nonna) dove si confluisce nell’ampia traccia proveniente dal Lago Ballano. La seguiamo a sinistra in discesa effettuando alcuni tornanti (si tralascia a sinistra la continuazione del percorso n° 707 per Capanna Cagnin), raggiungendo infine una casa diroccata (a destra si stacca il sentiero n° 709A che ignoriamo) e appena dopo la diga del Lago Verde. Per ampia traccia si scende verso quest’ultimo e si costeggia dall’alto la sua sponda orientale, ammirando visuali grandiose su tutto il vallone soprastante delimitato ad ovest dal Monte Torricella. In sentiero non segnato entra poi in un’umida valletta, che si risale lungo la sua sponda destra orografica, fino a ricongiungersi con il percorso n° 707. Seguendo quest’ultimo si avanza ai piedi dei ripidi pendii del versante nord/occidentale del Torricella, svoltando poco dopo a destra e procedendo all’interno della faggeta. Dopo qualche minuto di salita si piega a sinistra uscendo dalla vegetazione in corrispondenza di lisce lastre rocciose. Virando a destra il sentiero conduce infine alla Capanna Cagnin, 1589 m, collocata in splendida posizione. Dal rifugio/bivacco si continua lungo il sentiero segnato salendo all’interno della faggeta, per poi uscirne in prossimità di un muretto roccioso che si lascia a destra. Appena dopo si vira repentinamente a sinistra attraversando il margine superiore di una bella lastra rocciosa. Dopo una svolta a destra (segnavia sbiaditi e poco evidenti) si sale lungo un solco e, nel momento in cui il percorso piega a sinistra, lo si abbandona prendendo a destra una traccia non segnata ma evidente. Al bivio successivo si prende il sentiero di sinistra (ometti), procedendo in obliquo ascendente per poi guadagnare quota sulla sinistra di un evidente costone. Poco dopo si piega a destra attraversando un bell’avvallamento, procedendo poi a mezza costa in direzione di un’evidente selletta. Valicata quest’ultima si scende in direzione dello spettacolare Lago di Compione, 1681 m, nei cui pressi di giunge dopo alcuni minuti di cammino. Per sentiero segnato si costeggia dall’alto la sponda nord/orientale dello splendido specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio dove si prosegue diritto lungo il percorso n° 711C. Si continua per traccia evidente salendo in direzione ovest, approdando infine nei pressi della sponda settentrionale del più orientale dei due meravigliosi Laghi del Sillara, 1730 m. Seguendo il sentiero si costeggia tutta la sponda nord/orientale del primo e del secondo lago gemello, effettuando poi un obliquo ascendente verso sinistra. Poco più in alto si transita nei pressi di uno stagno, raggiungendo infine una selletta nella dorsale nord-est del Monte Sillara. Assecondando quest’ultima in ripida salita per sentiero evidente si guadagna infine la sommità di quello che, con i suoi 1861 m, possiamo definire il “tetto” dell’Appennino parmense/lunense. Dalla cima del Sillara si segue la dorsale spartiacque in direzione del Monte Bragalata, perdendo inizialmente quota per crinale aereo e ripido. Una breve risalita precede il raggiungimento della cima di una quota secondaria, oltre la quale si scende verso il vicino Passo di Compione, 1793 m. Da qui si continua ad assecondare lo splendido crinale divisorio salendo verso la prima delle tre quote che costituiscono il Monte Bragalata. Dopo una bella salita proprio lungo il filo del crinale si guadagna la sommità della quota più elevata, 1856 m, e si prosegue scavalcando la seconda quota, 1855 m. Raggiunta la terza quota, 1835 m, si scende ripidamente, per poi avanzare a saliscendi. Approdati al Passo Giovarello, 1752 m, si abbandona il crinale Parma/Massa e si scende verso il vicino Lago Martini. Da quest’ultimo, 1715 m, si prosegue lungo il percorso segnato in direzione est, incontrando un bivio dove si prosegue diritto/destra. Si avanza verso un’evidente costa la cui continuazione verso nord è rappresentata dalla cresta sud del Monte Torricella. Ad un bivio si prosegue a destra approdando appena dopo sul dorso della menzionata costa, che si segue a sinistra rinvenendo una labile traccia. Orientandosi con alcuni ometti si perde quota lungo la panoramica dorsale caratterizzata da lastre rocciose. Raggiunta infine una selletta, ci si ricongiunge con il percorso segnato (n° 705) che si segue a destra verso Pratospilla. Dopo una prima discesa all’interno della splendida faggeta, si sbuca nei pressi di una torbiera e si prosegue costeggiando il limite del bosco. Si rientra in esso uscendone poco dopo in corrispondenza della pista di uno skilift che si attraversa. Dopo una breve contropendenza all’interno del bosco, si sbuca nei pressi di altre piste da sci, dove il percorso vira a sinistra e poco più avanti a destra. Assecondando i segni bianco-rossi si procede seguendo e attraversando altre piste da sci, perdendo poi quota per carraia sulla destra di un’ampia e inestetica pista. Poco dopo il tracciato piega a sinistra riconducendo nella pista di prima, che si segue fino al vicino albergo e al parcheggio antistante.

 

 

 

 

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Alla scoperta di borghi e paesi tra le valli Andrella, Liocca ed Enza

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Punto di partenza/arrivo: Ponte Andrella 652 m

Dislivello: 1050 m ca.

Durata complessiva: 7,15/7,30 h

Tempi parziali: Ponte Andrella-Monte Ledo (1,20 h) ; Monte Ledo-Succiso Nuovo (1,15 h) ; Succiso Nuovo-Miscoso (1,25 h) ; Miscoso-Cecciola (50 min) ; Cecciola-Succiso Sup (1,20 h) ; Succiso Sup- Ponte Andrella (1,20 h)

Diffocoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Reggio Emilia-S.Polo d’Enza-Vetto-Ramiseto. Da quest’ultima località si continua in direzione di Succiso e Miscoso oltrepassando Castagneto e Lugolo. Oltre quest’ultimo si penetra nella valle formata dal Torrente Andrella, parcheggiando l’auto in corrispondenza del ponte omonimo

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendida e lunga escursione che permette di visitare bellissime borgate e godere di notevoli visuali panoramiche.

Dal punto di partenza si attraversa il ponte Andrella e poco oltre quest’ultimo si prende a sinistra (indicazioni: percorso SD) una carraia in salita. Appena dopo il tracciato svolta repentinamente a sinistra e guadagna quota in ripida salita, sbucando più in alto in una radura che si attraversa lungo il suo margine destro. Si continua a salire lungo l’ampia traccia effettuando alcune svolte, avanzando in seguito con minore pendenza ai lati di campi incolti. Ignorate tracce che si diramano a destra e una che si stacca a sinistra, si esce infine nella stradina asfaltata proveniente da Pieve S.Vincenzo a ridosso delle case del borgo di Fornolo. Si attraversa quest’ultimo e, una volta raggiunta nuovamente la strada asfaltata, la si segue a destra per pochi metri. Infatti si imbocca a destra un’ampia mulattiera (indicazioni) che guadagna quota in costante salita, lambendo più in alto il dorso di una costa. Ripidamente ma senza possibilità di errore si raggiunge un bivio a poca distanza da un rifugio, dove si continua diritto lungo il percorso n° 677B, ignorando a destra la continuazione del tracciato contrassegnato SD da cui torneremo. Si prosegue per ampia traccia avanzando in lieve salita, per poi progredire più ripidamente lungo la sponda sinistra orografica della valletta formata dal Rio Triago. Mediante netta svolta a sinistra si varca quest’ultimo avanzando poi in direzione est (notevoli visuali sulla Val d’Enza). Più avanti una curva a destra porta a salire verso sud, riprendendo poco dopo la direzione di prima. Una volta rientrati all’interno della faggeta si incontra un bivio (cartelli) dove si prende a destra il percorso n° 677 per il non lontano Monte Ledo. Mediante sostenuta salita lungo belle e panoramiche radure si approda alla poco accennata sommità del monte, 1318 m, dove ci si immette nella stradina asfaltata proveniente da Succiso Nuovo e diretta al Passo della Scalucchia. Seguendo la strada a destra in direzione della prima località, si effettuano un paio di tornanti, giungendo appena dopo in corrispondenza di un’area orribilmente disboscata, dove si imbocca a destra (segnavia) una carraia. Si segue quest’ultima in discesa effettuando più in basso una svolta a sinistra, continuando successivamente per sentiero all’interno di un bosco di conifere. Raggiunto un bivio (segnavia insufficienti) si effettua un tornante destrorso ignorando a sinistra una traccia, continuando lungo il percorso principale fino ad immettersi in una carraia. Si scende lungo quest’ultima, che si presenta alquanto dissestata e con molte sterpaglie, ignorando diramazioni a destra. Più in basso il tracciato si restringe a stretto solco: si continua a scendere oltrepassando poco dopo un tratto franato oltre il quale si scorge un segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Si prosegue lungo l’ampia traccia che perde costantemente quota, incontrando in seguito un altro tratto alquanto eroso e dissestato. Poi il tracciato piega a sinistra e nei pressi di un rio svolta a destra, conducendo ad un bivio dove si vira a sinistra per carraia in direzione di Succiso Nuovo (percorso SD). Al successivo bivio si va a destra e si continua costeggiando dei campi per tracce poco evidenti effettuando una svolta a destra. Dopo uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero si deve virare repentinamente a sinistra (segnaletica pessima) contornando il margine sinistro di un altro campo, scorgendo poco più avanti un segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Procedendo a saliscendi si varca un primo ruscello, oltre il quale l’ampia traccia sale ripidamente e, curvando verso sinistra, aggira una costa, penetrando in questo modo in una valletta. La si attraversa varcando un rio, cui fa seguito il guado del Rio Passatore, oltre il quale si prosegue per bella carraia in leggera salita fino a sbucare nella stradina asfaltata per il Passo della Scalucchia. Seguendo quest’ultima a destra si entra dopo alcuni minuti nel centro di Succiso Nuovo 988 m. Si passa a fianco del campo sportivo raggiungendo appena dopo il rinomato Agriturismo Valle dei Cavalieri. Si prosegue lungo una stradina affiancata da villette svoltando appena dopo a destra per viottolo. Messo piede nella strada di accesso al paese la si segue a sinistra in discesa fino a raggiungere un tornante destrorso con spiazzo. Qui si imbocca una carraia (percorso SD) che scende a guadare il Torrente Liocca, per poi salire, all’inizio piuttosto ripidamente, lungo la sponda sinistra orografica della valle da esso formata. Dopo alcuni minuti di salita all’interno del bosco, nei pressi di un’area recentemente disboscata, si ignora a sinistra il sentiero n° 653A, continuando invece lungo l’ampia traccia che effettua un tornante destrorso. Procedendo inizialmente in piano poi in salita, si giunge ad un bivio dove si continua diritto lungo il percorso SD. Perdendo quota in discesa si incontra, in corrispondenza di un’area di rado bosco, un altro bivio, dove si prende a sinistra la continuazione del sentiero SD per Miscoso. Dopo aver attraversato in lieve salita l’area parzialmente disboscata, si penetra nuovamente nella faggeta seguendo un’ampia traccia in discesa. Continuando lungo il percorso principale ci si immette successivamente in una carraia che si segue a sinistra in discesa. Dopo aver guadato un ruscello si sale leggermente aggirando mediante curva a sinistra una costa boscosa, varcando poco più avanti un altro ruscello. Poi si avanza a saliscendi transitando nei pressi di interessanti affioramenti marnosi, immettendosi successivamente in una traccia che si segue a destra. Dopo pochi minuti si sbuca nella provinciale per il Passo del Lagastrello che si segue a sinistra per pochi minuti. Infatti, poco dopo una curva a sinistra, si prende a destra uno stradello che attraversando una valletta conduce alla chiesa e al borgo di Miscoso 781 m. Lo si attraversa interamente ammirando magnifiche case in sasso ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Dopo l’ultima fontana si piega a destra uscendo dal nucleo abitato, continuando per sentiero infrascato (percorso SD) che svolta subito a sinistra. Si perde costantemente quota in direzione NE e N, per poi effettuare alcuni tornanti ed uscire in un’area disboscata. Dopo altri tornanti, una discesa piuttosto ripida e una netta svolta a destra, si approda in una traccia trasversale (cartelli) che si segue a destra in direzione di Cecciola. Avanzando comodamente per carraia si raggiunge il greto del Torrente Liocca che si guada, riprendendo nel lato opposto la continuazione del percorso che svolta subito a destra. Si procede per un tratto in leggera salita parallelamente al torrente, raggiungendo, dopo una svolta a sinistra, un bivio dove si ignora a destra il sentiero n° 657. Andiamo invece a sinistra incontrando appena dopo un’interessante epigrafe racchiusa da un’edicoletta nei pressi di un magnifico campo chiuso nel fondo da una parete rocciosa. Seguendo l’antica mulattiera si raggiungono le case della parte bassa del paese di Cecciola757 m, prendendo, ad un bivio, il viottolo di destra che transita a fianco di una caratteristica e antica fontana/lavatoio. Penetrati all’interno del magnifico borghetto lo si attraversa in salita ammirando vicoli, volte e angoli suggestivi, raggiungendo infine la chiesa. Da qui, seguendo una stradina asfaltata, si approda sulla strada provinciale che si segue a destra per pochi metri, scorgendo nel lato opposto (cartelli) la continuazione del percorso SD. Si sale per stradina raggiungendo appena dopo il cimitero, da cui si continua contornando il margine destro di un campo e, spostandosi poi destra, ci si inserisce in una vecchia mulattiera inglobata dalla vegetazione nel tratto precedente. Si avanza comodamente per il bellissimo tracciato affiancato a sinistra da suggestivi muretti a secco, aggirando più avanti una costa con marne e arenarie. Qui si incontra un bivio dove si svolta a sinistra in salita piegando appena dopo a destra. Si varca una valletta e, dopo una ripida salita, si aggira il dorso di una costa, procedendo poi in obliquo ascendente per ripida sponda marnosa in cui si asseconda per un tratto il tracciato di una linea elettrica. Avanzando successivamente in leggera discesa, si piega a sinistra rientrando nel bosco e, varcato un ruscello, si procede per un tratto in ripida salita. Aggirata una costa boscosa si prosegue pianeggiando, incontrando un bivio poco evidente dove si prende la traccia di destra che scende leggermente (segnavia). Penetrati in una buia valletta si guada un rio e, giunti nella sponda opposta, si piega subito a sinistra ritornando in prossimità del letto del corso d’acqua. Appena dopo si vira a destra (segnavia) e, dopo una curva a sinistra, si raggiunge nuovamente la linea elettrica già incontrata in precedenza, nei cui pressi si avanza per traccia particolarmente infrascata. Dopo una breve discesa si mette piede nella strada asfaltata di accesso alle frazioni di Succiso, che si segue a sinistra in salita. Entrati nel paesino di Succiso Inferiore (per visitare il nucleo più vecchio occorre spostarsi a destra) si prosegue lungo la stradina abbandonandola in corrispondenza di un tornante sinistrorso. Da qui non si imbocca l’ampia traccia di destra, ma oltrepassato un “muro” di fitta vegetazione, si prosegue per mulattiera avanzando inizialmente sulla destra di un solco. Poi il tracciato diviene più evidente ed effettua una netta curva a destra piegando poco dopo a sinistra. Si raggiungono così i ruderi della vecchia chiesa di Succiso della quale è rimasto in piedi la facciata e il campanile. Rimesso piede nella strada asfaltata la si segue a destra, ignorando subito la continuazione del percorso segnato ed imboccando a sinistra il successivo viottolo. Tramite esso si attraversa tutto il caratteristico nucleo di Succiso di Mezzo921 m, svoltando a sinistra una volta raggiunte le ultime case della frazione. Per carraia si transita a fianco di una fontana, incontrando dopo una breve salita un bivio con maestà e casa a destra. Si prosegue per la traccia di sinistra che svoltando a destra sale a fianco di alcune case conducendo poco dopo ad un incrocio. Da qui si ignora una mulattiera che scende nel bosco e si continua per il sentierino di destra, molto infrascato, immettendosi appena dopo nella strada di accesso a Succiso Superiore. Si sale lungo quest’ultima imboccando, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, una carraia che conduce alle prime case del nucleo in questione. Si sale per viottolo svoltando più in alto a destra ed attraversando tutto il magnifico borgo seguendo i segnavia del percorso SD. Lasciato il paese alle spalle si continua per bel sentiero ignorando tracce a sinistra, varcando poco dopo una costa e proseguendo in salita per traccia più ampia. Con costante andamento in direzione NE si valica più avanti una costa virando successivamente a destra per carraia in leggera discesa. In corrispondenza di un’area disboscata si ignora a destra una traccia e si prosegue lungo il percorso principale immettendosi senza possibilità di errore in un’altra carraia. Seguendo quest’ultima a destra, prima all’interno del bosco poi per bei declivi prativi, si ritorna al bivio, incontrato all’andata, nei pressi del rifugio. Si ritorna a Ponte Andrella seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

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Cime Canuti, Monte Bocco e Monte Torricella (cresta sud-versante nord/ovest)

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Punto di partenza/arrivo: Pratospilla 1350 m

Dislivello: 690 m ca

Durata complessiva: 4,45 h

Tempi parziali: Pratospilla-Lago Palo (25 min) ; Lago Palo-Cima Canuti Orientale (40 min) ; Cima Canuti Orientale-Monte Bocco (50 min) ; Monte Bocco-Monte Torricella (1 h) ; Monte Torricella-Capanna Cagnin ; Capanna Cagnin-Pratospilla (1,45 h)

Difficoltà: EE il crinale dalla Sella Canuti alla Foce Banciola ; F la cresta sud del Monte Torricella ; EE la discesa lungo il versante nord-occidentale del Monte Torricella ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata per la cresta sud del Torricella (va detto che le difficoltà alpinistiche si limitano ad un singolo breve tratto possibilmente aggirabile) ; ordinaria da escursionismo per la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Monchio delle Corti-Pratospilla

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quella che mi accingo a descrivere è forse una delle più complete uscite appenniniche presenti in questo blog. Già il crinale delle Cime Canuti è altamente spettacolare e con grande probabilità rappresenta una delle sezioni più interessanti e suggestive di tutta la dorsale spartiacque Parma/Massa. Se a ciò associamo l’attraversamento del Monte Bocco e la salita al Torricella seguendo integralmente la cresta sud e scendendo per l’erto versante nord/occidentale, ne risulta una combinazione di grande interesse e soddisfazione. Riguardo il percorso della cresta sud del Torricella vorrei esporre un paio di precisazioni/considerazioni: 1) si tratta di un itinerario seguito normalmente nella stagione invernale con picozza e ramponi. Proprio in queste occasioni il primo estetico gendarme roccioso, che costituisce la sezione più “tecnica” di tutta la cresta, viene normalmente evitato a destra per ripido canale-rampa. 2) L’ultima volta che ho percorso questo itinerario è stato nel settembre del 2012. In tutta l’estensione della cresta non era presente nessun chiodo né tanto meno spit. Con mio grande stupore, al fine di rendere più agevole l’assicurazione a corda durante le ascese nella stagione invernale, le poche e discontinue rocce della cresta sono state abbondantemente attrezzate con spit e fittoni con anello. Non è mia intenzione addentrarmi nel terreno paludoso della polemica sterile riguardo l’uso indiscriminato di spit e fix che caratterizza da un po di tempo il modus operandi dell’alpinismo locale, tuttavia considero veramente eccessiva e fastidiosa l’attuale chiodatura della cresta sud del Torricella, anche se effettuata – come già detto – con lo scopo di rendere più sicure le salite invernali lungo essa.

Dall’albergo di Pratospilla si sale lungo la pista da sci per qualche minuto, fino a giungere al bivio con il sentiero n° 703B (cartelli), situato alla nostra sinistra, che si imbocca. Inizialmente si sottopassa una seggiovia e, una volta penetrati nella faggeta, si guadagna quota per ottimo sentiero che risale la sponda boscosa mediante alcuni tornanti. Si attraversa successivamente un ampio ripiano, sbucando infine in corrispondenza del limite settentrionale del Lago Palo 1511m. Si contorna la sponda occidentale del magnifico specchio d’acqua piegando poi a destra all’interno del bosco. Se ne esce poco dopo in corrispondenza di una torbiera che si attraversa penetrando nuovamente nella faggeta. Poco sopra si sbuca in un magnifico vallone ai piedi dei pendii settentrionali dalle Cime Canuti. Qui il sentiero vira repentinamente a sinistra guadagnando quota nei pressi e costeggiando il limite del bosco. Raggiunto il dorso di una costa la traccia piega a destra per poi svoltare a sinistra ed iniziare un obliquo ascendente. Dopo una breve ma ripida salita all’interno di un canalino si raggiunge una bella selletta situata su un crinale secondario degradante dalla Cima Canuti Orientale. Si asseconda il panoramico filo della dorsale piegando poi a sinistra ed effettuando uno scosceso traverso. Messo piede alla Sella Canuti1696 m, seguendo il panoramico crinale verso ovest si guadagna la sommità della Cima Canuti Orientale 1743 m. Si prosegue lungo il percorso di crinale scavalcando una cima secondaria, raggiungendo, dopo una discesa e la successiva risalita, la Cima Canuti Occidentale 1736 m. Dalla sommità si perde quota ripidamente continuando poi ad assecondare l’esposto crinale divisorio, prestando attenzione ai segnavia in quanto in un tratto è necessario aggirare, mediante esposto traverso nel versante lunense, un roccione strapiombante. Raggiunta la successiva forcelletta, si può seguire il filo del crinale oppure aggirarlo a destra per traccia, mentre poco dopo è necessario aggirare a destra un verticale gendarme. Continuando ad assecondare il filo della dorsale si raggiunge infine, dopo aver aggirato a destra una quota secondaria, la Cima Pitturina 1740 m. Dalla sommità si scende ripidamente lungo il crinale evitando sulla sinistra uno spuntone, raggiungendo appena dopo la cima dell’ultima quota che precede la Foce Banciola. Dopo ripida discesa si mette piede nella menzionata foce, 1682 m, da cui si continua lungo il percorso 00 in direzione del Monte Bocco. Raggiunta la sommità di quest’ultimo, 1790 m, si prosegue lungo il crinale divisorio guadagnando, dopo una breve discesa e successiva risalita, la poco accennata cima del Monte Uomo Morto 1773 m. Continuando lungo il magnifico percorso di crinale (visuali mozzafiato) si raggiunge più avanti il sommo di una quota secondaria, scendendo poi alla sottostante selletta. Nel momento in cui il percorso ricomincia a salire, si prende a destra un evidente sentiero non segnato che scende verso la sottostante dorsale, la quale si dilunga verso nord formando la cresta sud del Torricella, che percorreremo interamente. Messo piede in una sella all’inizio della menzionata dorsale, si ignorano inizialmente un paio di tracce trasversali, proseguendo per sentierino poco evidente orientandosi con qualche ometto. Dopo qualche minuto si approda ad una selletta dove ci si congiunge con il sentiero n° 705 proveniente da Pratospilla. Noi invece continuiamo a seguire il filo della dorsale in direzione dell’evidente gendarme della cresta sud del Torricella. Dopo aver superato un ripido tratto con massi e poco dopo qualche roccetta, si arriva alla base del quasi verticale spigolo del gendarme notando subito una vistosa sosta servita da due spit con anelli. Si scala direttamente l’aereo spigolo (nessuna protezione intermedia), tenendosi nei primi metri leggermente alla sua destra, poi lungo il filo, approdando infine alla sommità del torrione dove si rinviene una sosta con spit (15 m ca. di II° e III°). Raggiunta con attenzione la sottostante forcellina si prosegue risalendo un ampio profilo con facili roccette, rinvenendo altri inestetici e inutili spit, piantati per facilitare l’assicurazione a corda durante le salite invernali. Raggiunto il sommo di questa sezione, si prosegue lungo l’esposta cresta scavalcando una gobba, proseguendo poi in direzione dell’ultimo ripido risalto. Raggiunta la sottostante selletta, si sale ripidamente per roccette ed erba sulla destra di un muretto verticale, sfruttando ottimi appoggi (passo di I°, spit). Dopo un’ultima breve salita si raggiunge con soddisfazione la magnifica sommità del Monte Torricella 1728 m, da cui è possibile ammirare un panorama davvero grandioso. Dalla cima si scende lungo il filo dell’aereo crinaletto fino a mettere piede in un’ampia sella che costituisce sbocco del “Canalone dei Ghiri”. Appena dopo si abbandona il filo della dorsale piegando a sinistra lungo un solco, continuando poi per tracciolina tra cespugli di mirtillo ed erba alta. Si perde quota in ripida discesa assecondando il dorso del costone nord/occidentale della montagna. Perdendo e ritrovando tracce si scende sempre molto ripidamente, raggiungendo il sommo di un poggetto dove la traccia piega a destra e appena dopo a sinistra. Ripreso il filo della dorsale si approda poco dopo in un bel ripiano nei pressi del limite del bosco, dove la traccia piega repentinamente a sinistra, iniziando un lungo e suggestivo traverso a mezzacosta ai piedi del severo versante nord/ovest del Torricella. Poco più avanti si varca il “Canalone dei Ghiri”, proseguendo poi in piano/leggera discesa per sentierino esiguo seminascosto dall’erba alta. Dopo aver oltrepassato un altro canale si prosegue attraversando una pietraia, avanzando poi sempre in direzione SW intuendo tracce di passaggio lasciate da animali selvatici. Giunti nei pressi di una costa caratterizzata da lastre rocciose, ci si sposta a destra e si segue quest’ultima, mettendo successivamente piede su una traccia che a sua volta si immette nel percorso segnato (n° 707) che seguito a sinistra condurrebbe in pochi minuti alla Capanna Cagnin. Noi lo percorriamo in discesa verso il non lontano Lago Verde, scendendo inizialmente per liscia lastra rocciosa. Appena dopo si penetra nella faggeta e si prosegue lungo l’ottimo sentiero che piegando a destra riconduce alla base dei ripidi pendii del Monte Torricella. Al bivio successivo, appena prima che la traccia rientri nel bosco, si prende a sinistra un sentiero non segnato che scende tra folta vegetazione sulla destra di un rio (fontana). Poco dopo si approda in panoramici ripiani dove il sentiero prosegue tenendosi in alto rispetto la sponda orientale del Lago Verde (visuali stupende). Dopo breve risalita si giunge in corrispondenza della diga del lago, dove ci si innesta in una carraia che si segue transitando inizialmente a fianco di una costruzione diroccata ed ignorando qui il sentiero n° 709A che si stacca a sinistra. Si avanza in salita compiendo alcuni tornanti fino ad approdare alla Sella Pizzo della Nonna da cui si imbocca a destra il sentiero n° 707A. Inizialmente si avanza nei pressi del dorso di una costa, per poi iniziare a perdere quota effettuando alcuni tornanti. Più in basso il percorso procede con direzione est conducendo in una magnifica pietraia che si attraversa ammirando notevoli visuali panoramiche. Si prosegue comodamente sempre in questa direzione, effettuando più avanti un suggestivo traverso a mezza costa all’interno della faggeta ad alto fusto. Poi si avanza per un tratto in salita raggiungendo l’ampia dorsale NE del Torricella che si discende prima in obliquo a destra, poi compiendo alcuni tornanti. Messo piede nella mulattiera contrassegnata n° 707, la si segue a destra verso il non lontano Pratospilla. Si avanza comodamente a mezza costa, affrontando poco dopo una breve contropendenza onde valicare una costa che costituisce il limite orientale della boscosa dorsale NE del Torricella. Dopo una breve discesa si piega a destra varcando un rio, transitando appena tra le attrazioni del Parco Avventura. Dopo aver oltrepassato tramite ponte in legno un ramo del Torrente Cedra, si sale per poco fino a raggiungere l’ampio parcheggio antistante l’albergo Pratospilla.

 

 

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