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Archivio mensile:aprile 2018

Il Corno di Caneto

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Punto di partenza/arrivo: Caneto 571 m

Dislivello: 858 m

Durata complessiva: 4 h ca.

Tempi parziali: Caneto-Rifugio Bestianel (1,20 h) ; Rifugio Bestianel-Corno di Caneto (45 min) ; Corno di Caneto-Caneto (1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano. Da quest’ultima località si prosegue lungo la S.S. 665 ancora per poco. Infatti la si abbandona prendendo a destra (indicazione) una stradina che dopo aver oltrepassato il Cedra conduce alla frazione di Caneto.

 

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Descrizione dell’itinerario

Magnifica escursione alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e panoramico. Il sentiero n° 751, nel tratto Rifugio Bestianel-Corno di Caneto, nonostante la nulla frequentazione e una segnaletica ormai quasi inesistente per incuria e menefreghismo, non pone, eccetto per un breve tratto, problemi di individuazione del giusto percorso.

Abbandonata l’auto nei pressi della chiesa di Caneto, ci si incammina per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio dove si prosegue a destra. Si continua in salita attraversando tutta la parte alta del nucleo abitato, avanzando poi per carraia che effettua una netta svolta a sinistra (maestà sulla destra), entrando in questo modo nella valle formata dal Rio di Veronco. Al primo bivio si ignora un’ampia traccia che si stacca a destra e si prosegue per bella carraia che guadagna quota in moderata pendenza. Poco più avanti si transita nei pressi di una presa dell’acquedotto e si continua a salire effettuando alcuni tornanti. Più in alto si procede per un buon tratto a fianco di magnifiche radure arbustive, per poi piegare a sinistra rientrando progressivamente nel bosco. Raggiunto un bivio evidente (cartello), proseguiamo diritto in direzione del Rifugio Bestianel, ignorando a destra il sentiero per il Monte di Botta da cui torneremo. Seguendo il percorso principale si incontra un altro bivio, caratterizzato dalla presenza di un carretto arrugginito, dove si prosegue diritto/sinistra ignorando a destra un’ampia traccia in discesa. Si avanza in moderata pendenza effettuando alcune svolte, fino a raggiungere un ulteriore bivio da cui si continua a sinistra. Appena dopo si incontra l’ennesimo bivio dove si prosegue diritto/sinistra (sbiadito segnavia sulla destra appena dopo il bivio). Poco più avanti si raggiunge un’area di bosco rado dove è possibile notare, più in alto a destra, il Rifugio Bestianel. Si prosegue lungo la carraia ancora per poco e poi la si abbandona temporaneamente spostandosi a destra verso il rifugio, 1163 m. Dopo un’eventuale sosta si rimette piede nell’ampia traccia di prima e la si segue effettuando una svolta a destra. Appena dopo il tracciato si restringe a sentiero che si asseconda compiendo una curva verso destra, contornando in questo modo il margine superiore dell’area disboscata. Alla successiva svolta a sinistra, sul tronco di un albero a destra, si nota uno sbiaditissimo segnavia che ci conferma di essere nel giusto percorso. Messo piede su una magnifica e panoramica dorsale, la si asseconda per sentiero ben incavato fino a raggiungere un punto dove la traccia sembra perdersi. Guardando a destra si nota la continuazione del sentiero che tuttavia è per un tratto inglobato da arbusti spinosi. Si aggira a destra questa breve interruzione e si riprende la traccia principale che, spostandosi leggermente a sinistra, riconduce nei pressi della dorsale. Dopo l’attraversamento di un cancello si raggiunge una panoramica apertura dove la traccia piega nettamente a destra. Si continua ad assecondare la dorsale, passando a fianco di interessanti affioramenti arenacei (sbiadito segnavia a destra), per sentiero sempre marcato ed evidente. Dopo alcuni minuti di cammino si approda sulla sommità del panoramico poggio denominato La Penna1351 m, che offre notevoli visuali sul versante meridionale del Caio. Il sentiero prosegue assecondando quasi sempre, eccetto un breve tratto in cui si sposta a destra, la dorsale in direzione del crinale del Caio. Si affronta quindi l’ultimo ripido e faticoso strappo guadagnando infine la sommità del Corno di Caneto1428 m, da cui si ammira un grandioso panorama, in particolare sulla Val Cedra e le montagne del reggiano. Dalla cima si prosegue verso NW raggiungendo in breve la dorsale del Caio da cui si piega a destra lungo il percorso n° 734. Mediante ampia traccia si scende tagliando panoramici pendii prativi per poi continuare per rado bosco. Raggiunto un bivio (cartelli), situato in prossimità di un rimboschimento a conifere, si prosegue a destra avanzando per un tratto in leggera salita. Poco dopo il bel sentiero riporta nei pressi del filo della dorsale che asseconda per un tratto, per poi effettuare una netta svolta a sinistra conducendo all’interno di un altro rimboschimento a conifere. Sbucati in magnifici declivi prativi, si piega a destra raggiungendo in breve un bivio da cui si prosegue diritto in direzione del Monte di Botta e la Croce del Cardinale. Procedendo in leggera discesa si attraversa il margine superiore di splendidi pendii prativi che regalano visuali grandiose, continuando poi all’interno del bosco per largo sentiero che scende tenendosi nei pressi del filo della dorsale. Si continua per l’ampia mulattiera ancora per poco: infatti, nei pressi di un tornante sinistrorso, la si abbandona imboccando a destra un sentiero (segnavia) che conduce appena dopo ad un bivio. Qui si abbandona il sentiero segnato (diretto alla Croce del Cardinale) imboccando a destra un’evidente traccia non segnata (si tratta di un’antica mulattiera rimasta ancora incredibilmente intatta). Il percorso è molto evidente e non presenta bivi che possono trarre in inganno. Inizialmente si procede a mezza costa verso ovest ammirando grandiose visuali sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Successivamente si perde quota effettuando diverse svolte e tornanti per sentiero sempre molto incavato ed evidente. Più in basso si riprende la direzione ovest e si varca un primo ruscello, per poi scendere a guadare il Rio di Veronco che proprio in questo punto presenta cascatelle e suggestive pozze. Oltre il guado si procede per un breve tratto in salita fino ad incontrare un solco asciutto che si attraversa. Appena dopo ci si ricongiunge con la carraia seguita all’andata tramite la quale si rientra a Caneto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Monte Caio da Sommogroppo

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Punto di partenza/arrivo: Sommogroppo 740 m

Dislivello: 920 m ca.

Durata complessiva: 4,30 h

Tempi parziali: Sommogroppo-S. Matteo (1,30 h) ; S. Matteo-sommità Monte Caio (45 min.) ; sommità Monte Caio-S. Matteo-Sommogroppo (2, 15 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Isola. Da quest’ultima località si abbandona la S.S. 665 per imboccare a destra (indicazioni per Trevignano e Sommogroppo) una stretta stradina. Superata la prima località, si raggiunge in breve il pittoresco nucleo di Sommogroppo dove, nei pressi di una fontana, si abbandona l’auto.

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Descrizione dell’itinerario

Spettacolare percorso alla scoperta di luoghi di grande fascino ambientale e notevole importanza storica. Il sentiero n° 753, che costituisce il principale accesso da Sommogroppo S. Matteo, risulta tutto sommato evidente nonostante la scarsissima frequentazione e una segnaletica ormai datata e sbiadita.

Dalla fontana di Sommogroppo si procede in salita per stradina asfaltata che presto diviene sterrata. Raggiunto un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso, si continua diritto per ampia traccia avanzando comodamente in direzione della valle formata dal Rio di Travignano. Raggiunto un altro bivio, si prosegue sempre diritto (indicazione per il cippo dei partigiani) per bella carraia prima in leggera discesa, poi in salita. Si avanza lungo la selvaggia sponda sinistra orografica della valle del Rio di Trevignano, ai piedi di aspri e suggestivi pendii. Ignorata a sinistra una traccia che scende al vicino letto del rio, si prosegue diritto in salita incontrando poco più avanti un breve tratto di carraia parzialmente franata. Dopo pochi minuti si giunge in prossimità del cippo a ricordo dei partigiani (situato alla nostra sinistra) e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia che in breve conduce al Rio di Trevignano, il cui letto è sconvolto da alluvioni e frane. Lo si guada puntando all’evidente continuazione del percorso (segnavia sbiadito), imboccando nell’altro lato del rio un bel sentiero che avanza in salita. La traccia svolta appena dopo a destra e procede in leggera/moderata pendenza parallelamente ad un solco asciutto che si raggiunge in breve. Poco dopo il sentiero piega leggermente a sinistra progredendo in più ripida salita (segnavia sempre presenti). Più avanti un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma tramite un’ampia curva a destra si riprende a salire verso NW. Dopo un ripido strappo si effettuano due piccole svolte e si continua per la magnifica mulattiera che procede in leggera/moderata pendenza. Poco dopo il tracciato si impenna notevolmente compiendo alcune svolte e tornanti, conducendo infine ad un rio che si guada. Si prosegue lungo la mulattiera affrontando un altro ripido strappo ed attraversando successivamente un solco asciutto. Dopo un ripido tornante sinistrorso si confluisce in una carraia che si segue a destra raggiungendo in breve le splendide radure dove è situato l’eremo di S. Matteo1344 m. Il luogo in cui ci troviamo, oltre che di grande importanza storica (l’eremo è citato in un documento del 1145), è di grande fascino ambientale (le spettacolari pareti del flysch del Monte Caio) e panoramico (le suggestive visuali sull’Alpe di Succiso e il Ventasso). Da S. Matteo mediante ripida carraia si raggiunge in alcuni minuti di cammino il crinale sud del Caio che si segue a destra per comoda e ampia traccia (purtroppo percorsa da moto da cross). Dopo una breve discesa si abbandona la carraia per proseguire a destra su sentiero che si mantiene nei pressi del filo della dorsale. Dopo una ripidissima e faticosa salita si rimette piede nella traccia di prima che si segue solo per poco. Infatti, nel momento in cui essa piega a destra tagliando a mezza costa le stratificazioni del flysch, noi proseguiamo diritto per ottimo sentiero (n° 732A) che asseconda un suggestivo crinale caratterizzato da risalti arenacei. Ci si tiene inizialmente a destra del filo di cresta per poi superare a sinistra un muretto roccioso che obbliga ad un breve movimento d’arrampicata (il passaggio risulta più interessante se lo si affronta tenendosi sulla destra). Ripresa la dorsale, la si segue raggiungendo in breve il bivio con il sentiero n° 737A che si ignora. Proseguiamo diritto affrontando un ripido strappo, procedendo successivamente in obliquo ascendente verso la vicina dorsale sommitale. Raggiunta quest’ultima si piega a destra guadagnando in breve la sommità del Monte Caio, da cui è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla cima si ritorna a S. Matteo lungo lo stesso percorso effettuato all’andata e, una volta raggiunto l’eremo, si segue la carraia d’accesso proveniente da Zibana. Ignorato il sentiero n° 753 da cui siamo saliti, si continua lungo l’ampia traccia attraversando poco dopo un ruscello. Si affronta successivamente una contropendenza e si prosegue lungo la carraia in direzione sud ed est raggiungendo in circa 30 minuti di cammino delle splendide radure. Qui si incontra un bivio dove si piega a sinistra per ampia traccia che contorna il margine destro dei prati (sulla sinistra si nota un capanno in legno). Al successivo bivio situato in prossimità di una svolta a destra della carraia, la si abbandona (paletto con segno di vernice blu) per sentiero a sinistra mediante il quale ci si immette poco dopo in una carrareccia. La si segue a sinistra in leggera discesa procedendo in direzione NE affiancati da magnifiche radure. Dopo una fonte-abbeveratoio, si effettuano quattro tornanti, oltre i quali si riprende per un breve tratto la direzione di prima. Si effettua una netta svolta a destra e si continua a scendere lungo la carraia fino ad un bivio nei pressi di una recinzione. Qui si prende la traccia di sinistra che avanza costeggiando la menzionata recinzione (si tratta del confine dell’area di addestramento cani S. Matteo). Poco più avanti si guada il Fosso di Mascagnana oltre il quale si procede in ripida salita per carraia molto dissestata all’interno di un rimboschimento a conifere. Dopo aver varcato un altro solco, si prosegue lungo l’ampia traccia, che avanza perlopiù in salita, fino a raggiungere un bivio all’interno di un’area disboscata. Qui si svolta nettamente a destra perdendo quota in modo lineare per ripida carraia delimitata a destra dalla recinzione di prima. Più in basso si effettuano alcuni tornanti immettendosi infine nella sterrata che collega Sommogroppo Solara. La si segue a sinistra scendendo in breve a guadare il Rio di Trevignano, per poi risalire piuttosto ripidamente onde raggiungere le prime case di Sommogroppo.

 

 

 

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Monte Torricella: Canalone dei Ghiri (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Prato Spilla 1350 m

Dislivello: 430 m (200 m ca di canale)

Durata complessiva:  3,30/4 h

Tempi parziali: Prato Spilla-Lago Ballano (30 min) ; Lago Ballano-inizio Canalone dei Ghiri (50 min-1h) ; Canalone dei Ghiri-sommità Monte Torricella (45 min/1,15 h) ; sommità Torricella-dorsale nord-est-Prato Spilla (1 h)

Difficoltà: PD- il Canalone dei Ghiri ; EEAI la discesa lungo la dorsale nord-est del Torricella ; EAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale (portare fittoni da neve)

Ultima verifica: aprile 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio delle Corti-Rimagna. Prima di Rigoso si abbandona la provinciale n° 665 imboccando a destra una strada che in circa 4 km conduce alla località turistica di Prato Spilla (ampio parcheggio adiacente all’albergo/ristorante)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il versante nord-occidentale del Monte Torricella è formato da ripidi canali inframmezzati da costole parzialmente rocciose. Il Canalone dei Ghiri offre una suggestiva salita che richiede condizioni di neve ben assestata. Infatti questo versante della montagna risulta essere l’area più soggetta a distacchi di tutto l’Appennino parmense. Il canale può essere percorso anche in stagione avanzata. La discesa avviene lungo la boscosa dorsale nord-est.

Sulla destra dell’albero/ristorante si imbocca un’ampia traccia che in breve conduce ad un ponte con il quale si varca il Torrente Cedra. Appena dopo si costeggia il parco avventura per poi piegare a destra e guadare un ruscello. Una breve risalita porta a valicare una costa boscosa oltre la quale si procede per un breve tratto in leggera discesa. Ripresa la salita si raggiunge il bivio con il sentiero n° 707a che si stacca a sinistra e che si ignora (questo percorso, che si sviluppa procedendo ai piedi del versante settentrionale del Monte Torricella, condurrebbe con minor tempo alla base dei canali, tuttavia con spesso manto nevoso i segnavia in alcuni tratti non sono visibili). Dal bivio continuiamo diritto in direzione del Lago Ballano per ampia mulattiera che inizialmente perde quota per poi avanzare in leggera salita. Senza possibilità di errore si giunge nei pressi della diga del menzionato lago, 1336 m, il cui muro si costeggia per un tratto. Giunti ad una bacheca con cartina, il percorso segnato (n° 707) vira nettamente a sinistra (indicazioni per il Lago Verde) e sale dolcemente conducendo ad un bivio dove si lascia a destra il sentiero n° 709B. Si continua diritto in leggera salita avanzando a mezza costa alle pendici del versante occidentale del Monte del Lago. Più avanti il tracciato diventa leggermente più ripido e guadagna quota effettuando alcuni tornanti. Valicata una costa boscosa si scende verso il sottostante Lago Verde compiendo inizialmente un tornante destrorso seguito da uno sinistrorso. Alla successiva netta svolta a destra, si deve abbandonare l’ampia traccia per imboccare a sinistra la prosecuzione del percorso n° 707 (in presenza di uno spesso manto nevoso, il cartello indicante la giusta direzione non è visibile). Poco più avanti si raggiunge una costa che si valica piagando a sinistra in discesa verso un solco che si varca. Oltre quest’ultimo si effettua un traverso a mezza costa tagliando un ripido pendio boscoso fino ad uscire dalla vegetazione (nel caso in cui non si trovasse il bivio con il sentiero n° 707, è sufficiente scendere al vicino Lago Verde e costeggiare la sua sponda occidentale mirando all’evidentissima parete NW del Torricella). Ci troviamo esattamente ai piedi degli erti pendii nord/occidentali del Monte Torricella a poca distanza dalla base del Canalone dei Ghiri. Si procede per un tratto in obliquo ascendente oltrepassando qualche arbusto, fino ad arrivare ai piedi dello scivolo nevoso che più in alto si restringe ad ampio canale. Si incomincia la salita per pendio inizialmente poco ripido ma con pendenza che aumenta progressivamente, mantenendosi comunque intorno ai 30°/35°. Più in alto l’inclinazione aumenta attestandosi sui 40°: possiamo salire tenendosi nella parte sinistra del canalone, oppure al centro. La sezione terminale è quella più ripida: se superata nella parte sinistra oppone pendenze superiori ai 45°. Una volta approdati ad un’ampia sella di crinale si piega a destra e, seguendo con attenzione un’esposta crestina, si raggiunge la cima principale del Monte Torricella1728 m. Dalla sommità si ritorna alla sella di prima da cui si punta ad un’evidente anticima con croce. Si scende perciò verso destra alla sottostante conchetta per poi risalire una ripida crestina giungendo poco sotto la sommità in questione. La si aggira a sinistra per poi scendere ripidamente recuperando più in basso il filo della dorsale. Penetrati nella faggeta si scende restando nei pressi dell’ampio dorso del crinale nord-est della montagna. Dopo una prima sezione di non ripida discesa, segue un tratto in piano (è meglio tenersi leggermente alla sinistra del crinale) per poi riprendere a scendere. Da questo punto in poi la dorsale si allarga notevolmente: noi restiamo sempre nei pressi del suo margine destro. Dopo una discesa in alcuni tratti decisamente ripida, si approda nell’ampio sentiero n° 707 poco prima del bivio con il percorso n° 707A. Da qui in breve si ritorna a Prato Spilla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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