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Archivio mensile:gennaio 2018

Monte Marmagna: cresta nord-est (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m

Dislivello: 615 m

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Cancelli-Rifugio Lagdei-Rifugio Mariotti al Lago Santo (1 h) ; Rifugio Mariotti-Lago Padre-sella/punto di partenza cresta NE (40 min) ; sella/punto di partenza cresta NE-Monte Marmagna (50 min/1 h) ; Monte Marmagna-Sella del Marmagna-Rifugio Mariotti al Lago Santo (45 min) ; Rifugio Mariotti-“Le Carbonaie”-Cancelli (45 min/1 h)

Difficoltà: F la cresta nord-est del Marmagna ; EEAI la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo invernale (picozza e ramponi)

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli (Lagdei)

Immagine (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

La cresta NE del Monte Marmagna è molto panoramica e, in veste invernale, costituisce una valida alternativa al frequentato percorso del crinale SE. La salita è tutto sommato semplice ma con un passaggeto (evitabile) che richiede attenzione. E’ consigliabile affrontare questa ascesa solo con neve ben assestata.

Dalla località Cancelli seguiamo la carrareccia di accesso a Lagdei per circa 10 minuti. Prima di raggiungere il pianoro dove è situato il rifugio, imbocchiamo a sinistra il percorso n° 723A in direzione di Lago Santo. La bella mulattiera risale inizialmente il dorso di una costa boscosa per poi piegare a destra. Da qui inizia un lineare obliquo ascendente (ad un bivio si lascia a sinistra il sentiero n° 723C per le “Carbonaie”) in cui si tagliano ripidi pendii boscosi. Più avanti si attraversa una prima pietraia e si prosegue all’interno della faggeta per traccia un po più ripida. Poco dopo si attraversa una seconda pietraia, rientrando poi nel bosco ed incontrando appena dopo il bivio con il sentiero n° 723B (le “Carbonaie”), che seguiremo al ritorno. Dopo una breve discesa si esce dal bosco giungendo a lambire il limite orientale del Lago Santo. La mulattiera piega a destra contornando dall’alto la sponda NE del lago, conducendo in breve al Rifugio Mariotti1508 m. Si continua costeggiando la sponda NW e SW del lago, incominciando, una volta giunti in corrispondenza della Peschiera, la risalita del soprastante pendio boscoso. Seguendo l’evidente traccia nella neve si guadagna quota effettuando inizialmente alcuni tornanti, per poi procedere in obliquo ascendente. Mediante altri tornanti si risale un breve ma ripido pendio temporaneamente fuori dal bosco, effettuando poi una netta svolta a destra e salendo a fianco di una caratteristica lastra rocciosa all’interno di una pineta. Appena dopo si incontra un bivio (cartelli), dal quale si imbocca a destra il percorso n° 729 diretto a Capanna Schiaffino. Inizialmente si procede verso sinistra in leggera discesa raggiungendo una piccola torbiera (“Padule della Capanna”) situata alla nostra sinistra. Si svolta poi a destra e si sale in obliquo tenendosi alla sinistra di un’area caratterizzata da grossi massi. Rientrati nella faggeta si effettuano alcune piccole svolte (non sempre è presente una traccia nella neve, perciò prestare attenzione ai segnavia sugli alberi) per poi piegare a sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Dopo una breve discesa, si arriva nei pressi della torbiera conosciuta come Lago Padre1573 m, che si contorna lungo il suo limite sinistro. Rientrati nel bosco, si inizia a risalire il soprastante pendio effettuando diverse svolte e tornanti (attenzione ai segnavia sugli alberi), approdando infine ad una sella che costituisce il naturale punto di inizio della cresta NE del Marmagna. Da qui si abbandona il percorso segnato e si incomincia a risalire la soprastante dorsale boscosa aggirando a destra un piccolo poggetto. Più in alto, spostandosi leggermente a destra, si esce dal bosco e si risale una rampa nevosa sulla destra del limite della vegetazione arbustiva. Poco più avanti si nota a sinistra uno spuntone caratterizzato da una liscia lastra rocciosa solitamente ricoperta di ghiaccio nella stagione invernale. Ci si dirige verso il risalto e lo si scala con grande attenzione, scendendo poi delicatamente per ripide roccette (questo passaggio può essere evitato a sinistra). Si aggira a sinistra un altro piccolo spuntone, per poi rimontare la bellissima e panoramica dorsale tenendosi a sinistra del suo bordo nord/occidentale. Più in alto si raggiunge lo sbocco del “canalino” del Marmagna (fittone arrugginito) e si continua la risalita della ripida dorsale ammirando visuali davvero grandiose. Raggiunto il culmine della cresta, si continua a saliscendi lungo un esposto crinale, per poi calarsi verso sinistra all’interno di una piccola conca. Da qui si risale il breve pendio finale, raggiungendo con soddisfazione la sommità del Monte Marmagna1851 m. Il panorama che possiamo ammirare dalla cima è impareggiabile: nelle terse giornate invernali è possibile scorgere in lontananza L’Isola d’Elba. Dalla vetta si scende lungo il frequentato crinale SE raggiungendo senza alcuna difficoltà la Sella del Marmagna1725 m. Da qui ci si cala nel sottostante vallone compreso tra il suggestivo versante NW del Monte Aquilotto e quello E del Marmagna. Successivamente si perde quota a sinistra di un rio, entrando poco dopo nella faggeta ed approdando al sottostante ripiano (si tratta di una torbiera) con bivio (cartelli). Proseguendo diritto ci si ricongiunge con il percorso effettuato all’andata che si segue fino al Rifugio Mariotti al Lago Santo e, oltre quest’ultimo, fino al bivio con il sentiero n° 723B (le “Carbonaie”) che si imbocca. Nella stagione invernale non sempre è presente una traccia nella neve, di conseguenza il tratto iniziale del percorso risulta piuttosto delicato. Infatti si devono tagliare ripidi pendii nevosi che richiedono molta attenzione e un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso: in caso di neve fresca e non assestata è assolutamente sconsigliato proseguire. Inizialmente si procede in obliquo ascendente per ripido pendio che poi si attraversa delicatamente. Si continua a mezza costa attraversando il limite superiore di una pietraia, penetrando successivamente nella faggeta. Affrontando altri tratti delicati a causa della ripidezza del pendio, si transita sotto un risalto roccioso, risalendo ancora per un tratto ed effettuando infine una netta svolta a destra. Ci troviamo nell’ampio profilo settentrionale del Monte Sterpara che si incomincia a discendere effettuando alcuni tornanti. Poi si scende in obliquo verso sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Dopo una svolta a destra si incontra il bivio con il sentiero n° 723C che si stacca a sinistra e che si ignora. Procedendo in direzione est si attraversa un primo ripiano boscoso per poi scendere lungo una sorta di canale. Attraversato un altro ripiano, si continua in direzione est ancora per un breve tratto, svoltando poi repentinamente a sinistra. Si discende mediante ampia curva a sinistra il sottostante pendio boscoso, approdando poco sotto in un altro ripiano. Il percorso continua a perdere quota compiendo alcune svolte per poi allargarsi, dopo una discesa piuttosto ripida e una netta curva a sinistra, ad ampia mulattiera. La si segue procedendo a mezza costa parallelamente alla carrozzabile Cancelli-Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo. Dopo un’ultima breve ma ripida discesa per sentiero a tornanti, si approda in località Cancelli, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

 

 

 

 

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Monte Fuso: anello da Sasso

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Punto di partenza/arrivo: bivio per la Pieve di Sasso 670 m

Durata complessiva: 3,30 h

Tempi parziali: bivio per la pieve-costa a quota 810 m (1 h) ; costa a quota 810 m-cippo Monte Fuso (45 min) ; cippo Monte Fuso-bivio sentiero n° 760 (45 min) ; bivio sentiero n° 760-bivio per la pieve (1 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: gennaio 2018

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Scurano parcheggiando l’auto in prossimità del bivio con la stradina asfaltata che conduce alla pieve romanica di Sasso.

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Descrizione dell’itinerario

Interessante anello su sentieri evidenti ma pochissimo frequentati a livello escursionistico. Attualmente l’unica “fruizione” di questa notevole montagna del medio Appennino parmense sembra essere quella delle discese in MTB, con appositi sentieri riservati unicamente a questa attività. Il percorso suggerito permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti del Monte Fuso.

Dal bivio per la pieve romanica si imbocca nel lato opposto della strada un’ampia traccia contrassegnata CAI n° 763. Al primo bivio (cartelli) si piega a sinistra procedendo in più decisa salita effettuando alcune svolte. Successivamente si continua per ottimo sentiero, delimitato da una staccionata, che dopo un ripido strappo confluisce in una carraia. La si segue a destra, inizialmente in leggera discesa, giungendo poco dopo al bivio con il percorso n° 759A proveniente da Case Ruffaldi. Noi continuiamo a sinistra per ampia mulattiera che sale tenendosi nei pressi del dorso di una costa marnosa. Appena dopo si rientra nel bosco e si prosegue in moderata pendenza incontrando poco più in alto un cippo a ricordo dei partigiani. Dopo aver attraversato una piccola area disboscata, si inizia mediante svolta a destra l’aggiramento del dorso del crinale NE del Monte Fuso (notevoli esemplari di muretti a secco). Giunti ad incrocio in versante Enza, si abbandona il percorso n° 763 e si prosegue diritto per sentiero evidente contrassegnato da bolli di vernice gialla e alcune frecce segnaletiche. Poco più avanti si esce temporaneamente dal bosco per attraversare il margine inferiore di una bella radura seguendo un evidente tratturo. Penetrati in una piccola valletta, si abbandona la traccia che piega a sinistra in discesa e si prosegue diritto (freccia segnaletica gialla con il numero 4) per sentiero per procede in lieve salita. Con andamento pianeggiante si costeggia un’altra bella radura fino a compiere una netta svolta a sinistra in corrispondenza di un notevole muro a secco con massi di arenaria sistemati ad arte. Contornando quest’ultimo per un tratto, si avanza comodamente per la splendida mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da campi e panoramici prati. Rientrati nel bosco, si prosegue per ampia traccia effettuando poco più avanti una svolta a destra, confluendo in breve in una carraia. La seguiamo a destra in lieve salita al margine di un’ampia radura alla nostra destra. Ignorata una ripida traccia che si stacca in questa direzione, si abbandona appena dopo la carraia su cui stiamo camminando nel momento in cui essa piega a sinistra in discesa. Proseguiamo diritto approdando quasi subito sul dorso di una costa boscosa a quota 810 m. Da qui si staccano a destra due tracce: noi imbocchiamo quella di destra che poco dopo confluisce in una carraia che si segue a sinistra per pochissimi metri. Infatti, appena prima che la traccia confluisca con il percorso abbandonato a quota 810 m, si scorge a destra la continuazione della vecchia mulattiera che seguiamo in moderata pendenza ammirando notevoli stratificazioni arenacee. Giunti ad un bivio, si prende la traccia di destra che dopo una salita piega a sinistra conducendo ad un incrocio. Proseguiamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora un’altra carraia che si stacca a destra) e guadagna quota con fondo formato da altre stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, si prosegue a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Dopo una netta svolta a sinistra, si oltrepassa una sbarra, approdando appena dopo in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra si nota un muretto con pietre ricoperte da muschio che divide due tracce: noi seguiamo quella di sinistra che effettua subito una curva proprio in questa direzione. Il sentiero continua in lieve salita tagliando per un prima volta una traccia trasversale utilizzata dalle MTB, che si attraversa per una seconda volta dopo una curva a destra. Al successivo incrocio si prosegue diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale alla dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo chiamato Gulghino. Si continua per comodo sentiero che dopo uno strappo un po’ più ripido confluisce in una carraia. Andando a sinistra si raggiungerebbe la casa isolata chiamata l’Anna; noi invece proseguiamo a destra per ampia traccia che effettua subito una curva a sinistra e guadagna quota con fondo caratterizzato da altre notevoli stratificazioni arenacee. Si effettuano alcune svolte e si prosegue per il percorso principale (ad un bivio si prende la traccia di sinistra) che conduce, dopo un ultimo strappo, sulla dorsale del Monte Fuso. Seguendo a sinistra l’evidente sentiero di crinale (n° 763) si approda appena dopo in un balcone panoramico che costituisce il punto di partenza dei voli con il parapendio. Avanzando ancora per l’ampia mulattiera, si guadagna infine la sommità principale del Monte Fuso1115 m, caratterizzata da un cippo eretto nel 1901 (in realtà la quota più elevata della montagna, 1134 m, è situata poco sopra l’area denominata Prati Dolci). Dalla cima, mediante ottimo sentiero delimitato da una staccionata, si discende il sottostante pendio boscoso, fino ad approdare ad un bivio dove si ignora una mulattiera che si stacca a destra. Si prosegue diritto per l’ampia traccia di crinale che conduce in breve ad una sella a quota 1080 m. Qui si ignora a sinistra una carraia proveniente da Rusino e si prosegue a destra nel versante settentrionale della montagna. Poco più avanti si presenta un bivio (cartelli) da cui si piega a destra imboccando una mulattiera (CAI n° 761) in direzione di Campora Vezzano. Si perde quota effettuando diversi tornanti, contornando più in basso il limite superiore di un’ampia area disboscata. Dopo una curva a destra, si attraversa la base della menzionata area e si continua a scendere per l’ampia traccia che ora si fa più ripida. Effettuando altre svolte e prestando attenzione alla scivolosità del tracciato per la presenza di un folto tappeto di foglie che ricopre i sassi, si raggiunge in pochi minuti il bivio (cartelli) con il sentiero n° 760 che prosegue a destra. Lo imbocchiamo procedendo inizialmente in leggera discesa, per poi risalire lievemente e aggirare una costa boscosa. Poco più avanti ci si immette in un’altra e più ampia traccia che si segue a destra valicando un’altra costa. Oltre quest’ultima, si ignora il percorso che scende a sinistra e si prosegue a destra (segnavia) per sentiero. Al successivo incrocio si continua diritto procedendo a saliscendi per traccia ben segnata ma a volte non particolarmente incavata nel terreno. Poi si confluisce in una mulattiera che si segue a destra affrontando una ripida salita che precede una netta svolta a sinistra. Avanzando più comodamente, si raggiunge una costa dove il percorso svolta a destra assecondando in salita per un tratto il suo dorso. Raggiunto il soprastante bivio (ometto e segnavia), si prosegue a sinistra perdendo quota per evidente mulattiera, fino a transitare a fianco di uno spiazzo erboso con tavolo e panche. Si continua a scendere ancora per un tratto, raggiungendo poco dopo un bivio da cui si prosegue a destra per traccia pianeggiante. Approdati sul dorso di una costa marnosa, il percorso segnato piega a sinistra in direzione di Case Ruffaldi: noi invece proseguiamo a destra per ampia traccia che conduce poco più avanti nei pressi di un’area pic-nic situata più in basso alla nostra sinistra. Si prosegue per l’evidente mulattiera andando a destra al successivo bivio ed avanzando per traccia meno marcata. Il percorso poco dopo si riduce a stretto sentierino che procede pianeggiando e in leggera salita (ad un bivio si prende la traccia di destra) fino ad aggirare una costa. Oltre quest’ultima si deve attraversare un’area disboscata con vegetazione invadente in primavera/estate, confluendo infine nella mulattiera contrassegnata n° 763 percorsa in salita. Seguendo quest’ultima si fa ritorno in circa 20 minuti di cammino al bivio con la stradina che sale alla pieve romanica di Sasso.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Monti Cavalbianco e Asinara: anello da Ospitaletto

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Punto di partenza/arrivo: Ospitaletto 1135 m

Dislivello: 870 m

Durata complessiva: 5,30 h

Tempi parziali: Ospitaletto-Il Tornello (1 h) ; Il Tornello-Colle Brancia-sommità Cavalbianco (1,30 h) ; sommità Cavalvianco-Passo di Pradarena-Monte Asinara (1 h) ; Monte Asinara-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Ospitaletto (1 h)

Difficoltà: E (E+ il crinale Colle Brancia-Monte Cavalbianco)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Ligonchio-Ospitaletto

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello completo e di grande interesse paesaggistico/panoramico. Il crinale che unisce il Colle Brancia alla sommità del Monte Cavalbianco è altamente spettacolare ed aereo ma privo di traccie segnate. Anche lo scavalcamento del Monte Asinara avviene fuori dall’ambito dei sentieri segnati (il percorso n°00 lo aggira a sud), tuttavia è consigliabile raggiungerne la cima per il notevole panorama che essa offre.

Parcheggiata l’auto in uno spiazzo sulla sinistra, poco dopo l’inizio del paese di Ospitaletto, si scende brevemente lungo la strada da cui siamo giunti, fino ad incontrare a sinistra l’imbocco del sentiero n° 643 (cartello). Inizialmente si sale a fianco di una casa, penetrando poi nel bosco ed effettuando un ripido obliquo ascendente. Poco dopo si aggira una ripida costa boscosa, oltre la quale si entra nella valletta formata da un rio. Successivamente la traccia piega a sinistra (ad un bivio si ignora un evidente sentiero che prosegue diritto), riconducendo sul dorso della costa di prima. La si risale effettuando alcuni tornanti e, dopo uno spostamento a destra, si riprende la costa in questione continuando a guadagnare quota lungo il suo dorso. Più in alto si piega decisamente a destra, avanzando a mezza costa in direzione del già menzionato rio. Si varca quest’ultimo (guado difficoltoso in caso di acqua abbondante) per poi continuare ancora a mezza costa fino a raggiungere un altro rio che si attraversa. Giunti in prossimità di un terzo ruscello, la traccia svolta repentinamente a sinistra procedendo in obliquo ascendente. Si attraversa nuovamente il rio di prima (il secondo dei due), per poi continuare a salire in moderata pendenza fino a sbucare in una strada asfaltata (paletto con cartelli). La si segue a destra incontrando appena dopo lo sterrato ed avanzando comodamente in piano/falsopiano. Si prosegue lungamente per la bella carraia che, attraversando alcune vallette e coste boscose, conduce, dopo una netta curva verso sinistra e un ultimo tratto in direzione ovest, in località Il Tornello1487 m. Da qui si imbocca a sinistra (cartelli) un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 643. Si guadagna quota in moderata pendenza, effettuando poco dopo una svolta a destra onde portarsi sul dorso di una costa. Si sale dolcemente in prossimità di quest’ultima, notando poco più avanti alla nostra destra un rio asciutto (in questo tratto è possibile ammirare notevoli esemplari di faggio). Giunti a poca distanza dal menzionato rio, il sentiero segnato piega repentinamente a sinistra e poi a destra, avanzando successivamente in modo lineare e in moderata pendenza. Poco più avanti si varca il rio in questione, effettuando poi una ripida salita oltre la quale si sbuca in un magnifico anfiteatro delimitato ad est dalla dorsale Colle Brancia-Cavalbianco. Al primo bivio si abbandona il percorso segnato, imboccando a destra un’evidente traccia che poco più avanti sale alla sinistra di un solco. Al bivio successivo si svolta a destra, attraversando il menzionato solco e continuando per traccia che procede verso nord. Lambito il limite superiore del bosco, si attraversa una fascia con vegetazione e arbusti, per poi proseguire a mezza costa tagliando ripidi pendii prativi. Si aggira una costa e si continua per sentierino molto panoramico in direzione di un poggio che costituisce il limite settentrionale della dorsale del Cavalbianco. Approdati sul poggetto, si inizia la risalita del crinale per tracciolina poco marcata che in breve conduce al sommo del primo dosso erboso. Il sentiero tende poi a perdersi: è sufficiente mantenersi sul dorso dell’ampio crinale puntando alla vicina sommità del Colle Brancia. Poco più in alto si recupera una traccia che, abbandonando temporaneamente la dorsale principale, si sposta a sinistra conducendo sul dorso di una costa secondaria. Da qui si piega a destra raggiungendo in breve la bellissima cima del Colle Brancia1714 m: di fronte a noi si dilunga l’estetico crinale che percorreremo fino alla sommità del Cavalbianco. Si continua lungo il filo della dorsale, raggiungendo una sella situata sotto un groppo erboso alla cui sommità si approda salendo per traccia ripida lungo il crinale. Dalla cima si scende alla sottostante selletta dove si dilungano due tracce: proseguiamo per quella di destra che asseconda la bellissima ed aerea dorsale. Ad un certo punto il sentiero piega repentinamente a destra onde aggirare un risalto roccioso, per poi proseguire tenendosi per un breve tratto sulla sinistra del crinale. Si risale successivamente l’ultima sezione della dorsale, guadagnando infine la spettacolare sommità del Monte Cavalbianco1855 m. Dalla cima si scende per il frequentato sentiero (segnavia n° 643A) che asseconda il crinale meridionale. Si discende quest’ultimo fino a raggiungere una selletta dominata da un poggetto boscoso. Qui il sentiero piega a sinistra procedendo in leggera discesa all’interno del bosco. Poco più avanti ci si immette nel percorso n° 643, proveniente da Il Tornello, e lo si segue raggiungendo in pochi minuti il Passo di Pradarena1575 m. Dal valico si imbocca a sinistra il sentiero 00, seguendo inizialmente una carraia che si  abbandona quasi subito per sentiero a sinistra. Assecondando quest’ultimo, si guadagna quota piuttosto ripidamente, attraversando per tre volte la carrareccia precedentemente abbandonata. Messo piede per la quarta volta sulla sterrata, la si segue a destra uscendo presto dal bosco (notevole colpo d’occhio sulle Alpi Apuane), giungendo poco dopo ad un bivio dove si svolta repentinamente a sinistra per ampia traccia. Seguendo quest’ultima ci si riavvicina all’ampia dorsale nord-occidentale del Monte Asinara, che si incomincia a risalire mediante sentiero che si stacca a destra una volta giunti ad un grosso blocco di cemento (si tratta del basamento del palo di un vecchio skilift). La traccia guadagna quota per ripidi pendii prativi, conducendo in circa 10 minuti di cammino sulla panoramica sommità del Monte Asinara1731 m. Dalla cima si segue in discesa l’ampia dorsale sud/est, assecondando una traccia che poi tende a perdersi poco prima di giungere al Passo della Comunella1619 m. Dal valico si abbandona il crinale divisorio, imboccando a sinistra l’ampio sentiero n° 639C. Dopo una breve ma ripida discesa all’interno della faggeta, ci si immette in una traccia trasversale (CAI n° 639) che si segue a destra in direzione del Rifugio Rio Re. Si avanza perlopiù in piano, varcando due rii ed aggirando una costa boscosa. Il percorso prosegue a mezza costa tagliando ripidi pendi all’interno di un ambiente boschivo di rara bellezza. Procedendo quasi sempre in piano ed attraversando alcuni ruscelli, si raggiunge infine un bivio (cartelli), dove si prende a sinistra il sentiero n° 639B per il Rifugio Rio Re. La traccia procede inizialmente in leggera discesa, tenendosi costantemente sulla sinistra del dorso di una costa. Poco più avanti, mediante svolta a destra, si valica la menzionata costa e si scende in obliquo tagliando ripidi fianchi boscosi. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si inizia a discendere l’erto pendio effettuando numerosi tornanti. Si approda infine nei pressi del Rifugio Rio Re1345 m, da cui si imbocca a sinistra la carraia di accesso. Si effettuano inizialmente un paio di tornanti e si prosegue per la carrozzabile abbandonandola temporaneamente per sentiero a destra. Poco più avanti ci si immette nuovamente nella carrareccia di prima, che si segue in leggera discesa lungo la sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. In circa 30 minuti di cammino dal rifugio, si giunge al bivio con il sentiero n° 637 che si stacca a destra: lo si ignora e si continua per la carrareccia che procede in falsopiano. Mediante curva a sinistra si aggira una costa boscosa, notando appena dopo, ad un bivio, un sentiero che si stacca a destra e che va ignorato. Più avanti si penetra nella valle formata dal Torrente Rossendola: si guada il corso d’acqua e, poco prima di immettersi nella S.P. 18, si imbocca un sentiero a sinistra. Procedendo in costante salita, si raggiungono le prime case di Ospitaletto e, poco più in alto, la provinciale a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

 

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