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Monti Cisa e Prampa: anello da Casalino

25 Nov

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Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Casalino-Passo della Cisa (1,30 h) ; Passo della Cisa-Monte Cisa (30 min) ; Monte Cisa-Passo della Croce-Monte Prampa-Passo della Croce (50 min/1 h) ; Passo della Croce-Montecagno (1,30 h) ; Montecagno-Casalino (30 min)

Difficoltà: E+ il tratto Passo della Cisa-Monte Cisa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole anello in luoghi di particolare fascino ambientale e panoramico. La salita al Monte Cisa dall’omonimo passo avviene su sentiero costantemente ripido che andrebbe percorso solo con terreno asciutto. La segnaletica CAI risulta ottimale per quasi tutta l’estensione dell’itinerario proposto.

Partendo dalla chiesa di Casalino, si attraversa mediante stradello il suggestivo borgo, continuando poi per mulattiera lastricata fino ad un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 625 per i Prati di Sara, si prosegue a sinistra lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 609. La mulattiera attraversa inizialmente un magnifico castagneto, conducendo in breve nei pressi di un rio (presa dell’acquedotto appena più a valle), che si attraversa mediante ponticello in legno. Si continua per l’antico tracciato sbucando dopo pochi minuti in una carraia che si segue a destra. Si guadagna quota lungo l’ampia traccia fino ad un bivio non segnato da cui si deve piegare a destra imboccando una comoda mulattiera. Poco più avanti, ad un altro bivio, si ignora a destra una traccia in decisa salita e si procede lungo il percorso principale che conduce nei pressi di un rio che si varca. Poco dopo si deve attraversare un secondo rio e quindi proseguire per la bella mulattiera che guadagna quota all’interno di un suggestivo ambiente boscoso. Dopo un tornante sinistrorso, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo punto, svoltando a destra per sentiero che procede per un tratto in ripida salita. Poco più avanti ci si immette in un’orripilante carraia di esbosco (che ha sostituito l’antico tracciato) e la si segue a destra attraversando un’ampia area disboscata (in alto a sinistra sono visibili interessanti esemplari di muretti a secco). Si continua per la mulattiera/carraia che effettua all’interno del bosco diverse svolte e tornanti, restringendosi successivamente a sentiero. Dopo una svolta a destra, si sottopassano i fili dell’elettrodotto, per poi rientrare nella faggeta. Poco più avanti si penetra nella bella valletta formata dal Torrente Guadarolo, che si attraversa, per poi piegare a sinistra e sottopassare per una seconda volta l’elettrodotto. Rientrati nuovamente nel bosco, si continua in moderata pendenza giungendo più avanti in un’area con sterpaglie e vegetazione: qui si deve puntare ad un segnavia collocato sul tronco di un albero divelto. Successivamente il sentiero, in alcuni punti molto incavato, effettua una sequenza di comodi tornanti, conducendo infine ad una torretta un tempo utilizzata dai guardiafili. Ammirando notevoli esemplari di faggio, si sale ripidamente lungo una specie di costa, svoltando poi a destra onde sottopassare per una terza volta i fili dell’elettrodotto. Successivamente si sale assecondando un panoramico crinale che costituisce il margine superiore della sponda destra orografica della valle formata del Torrente Guadarolo. Dopo un ripido strappo, il sentiero diviene abbastanza esposto: sotto di noi, infatti, precipitano ripidi e franosi pendii. Continuando ad assecondare il filo, ora boscoso, del crinaletto, si sbuca poco più avanti in un tornante della carrareccia proveniente da Montecagno diretta al vicino Passo della Cisa. A destra si rinviene la prosecuzione del percorso n° 609 e si continua per esso progredendo ancora per un tratto sul dorso del boscoso crinale già seguito in precedenza. Giunti ad un bivio (cartelli), si ignora a destra la traccia n° 623B e si continua a sinistra per ampio sentiero che, svoltando a destra, conduce in breve al Passo della Cisa, 1547 m. Dal valico (cartelli) si prende il percorso n° 623 montando, tramite esso, sul filo del crinale la cui continuazione è l’erto profilo SW del Monte Cisa. Si sottopassano per la quarta volta i fili dell’elettrodotto e, dopo una breve discesa, ci si trova alla base della ripida cresta che rappresenta la nostra direttrice. Il sentiero guadagna quota sempre in sostenuta salita, tenendosi dapprima a destra del filo del crinale, poi assecondandolo. Non senza fatica si giunge alla base della caratteristica cintura rocciosa che precede la sommità del monte. Da qui, anziché aggirare il risalto a destra seguendo i segnavia bianco-rossi, lo si supera direttamente nel suo punto più debole, impegnandosi in questo modo con un facile movimento d’arrampicata. Dalla cima del Monte Cisa1701 m, è possibile ammirare un panorama davvero grandioso, soprattutto verso il non lontano Monte Cusna. Dopo un’eventuale sosta, si riprende il cammino in direzione del dirimpettaio Monte Prampa, iniziando in questo modo la discesa assecondando la traccia e i segnavia del percorso n° 623. Dopo un primo tratto erboso lungo il crinale NE del monte, il sentiero continua a perdere quota penetrando più in basso nella faggeta. Dopo alcuni minuti si approda in un’ampia sella di crinale, il Passo della Croce 1543 m, incontrando il primo di due bivi (cartelli), dove si ignora a destra il percorso n° 621 che scende verso Monteorsaro. Appena dopo si trova il secondo bivio (cartelli) da cui si prosegue diritto alla volta della sommità del Monte Prampa, ignorando temporaneamente a sinistra il sentiero, contrassegnato anch’esso n° 621, che scende verso Montecagno. Dopo una breve fascia boscosa, si inizia la faticosa risalita del crinale SW del monte, assecondando l’ottima traccia che si mantiene perlopiù nei pressi della dorsale spartiacque. Dalla magnifica sommità del Monte Prampa1698 m, si ritorna al bivio di prima, da cui si volta a destra incominciando la discesa in direzione di Montecagno. Dopo l’iniziale pendio prativo si penetra nel bosco, per poi attraversare un’ampia radura con erba alta puntando al segnavia che abbiamo di fronte. Giunti nei pressi di quest’ultimo, si piega leggermente a sinistra rientrando presto nel bosco e perdendo quota in ripida discesa. Più in basso si svolta a sinistra, varcando poco dopo un ruscello (il Torrente Lucola), per poi piegare a destra e scendere ripidamente tenendosi per un tratto alla sinistra del corso d’acqua. Successivamente si attraversa una radura procedendo per traccia che progressivamente si amplia, prima per rado bosco, poi all’interno della faggeta. Poco più avanti ci si immette in una carrareccia che si segue a destra per circa 10/15 minuti. In corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato, lo si abbandona prendendo a destra (segnavia) un sentiero che si dirige verso la recinzione di una presa dell’acquedotto. La traccia prosegue contornando a sinistra quest’ultima, per poi assecondare il dorso di una panoramica costa e scendere in direzione della sottostante sella con incrocio di carraie. Raggiunta quest’ultima, si ignora a sinistra la carrozzabile proveniente da Montecagno e a destra un’altra carrareccia, proseguendo invece diritto per ampia traccia in leggera salita. Dopo qualche minuto si incomincia a scendere raggiungendo in breve un bivio dove si ignora a destra il percorso che conduce alla boscosa sommità del Monte Rimondatino. Si svolta invece a sinistra per ripida carraia sassosa che è affiancata a destra da erti pendii formati da conifere di reimpianto (che caratterizzano tutta l’area del monte in questione) con alcune stratificazioni arenacee. Dopo aver aggirato, mediante svolta a destra, un grosso masso di roccia scura, si giunge ad una presa dell’acquedotto dove si deve prendere la traccia di sinistra e non il sentiero di destra in quanto non più percorribile. Una breve discesa e si approda nella stradina asfaltata che da Montecagno sale al Passo della Cisa. Andando a destra si raggiungerebbe in breve il bel nucleo appena menzionato, certamente meritevole di una visita. Noi, invece, dobbiamo proseguire a sinistra seguendo la carrozzabile, ma solo per poco: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si imbocca a destra l’ampia traccia contrassegnata SSP (Sentiero Spallanzani). Procedendo prevalentemente in salita, si attraversa inizialmente il Canale della Freddana, oltre il quale si prosegue ancora per un tratto in salita. Raggiunto un altro bivio, situato nei pressi di una radura, si piega a destra per bella carraia che avanza pianeggiando al di sopra di panoramici prati mantenuti a foraggio. Poco più avanti si varca il Torrente Guadarolo (presa dell’acquedotto a sinistra), continuando poi comodamente per ampia mulattiera. Successivamente la carraia su cui stiamo camminando diviene cementata: la seguiamo attraversando subito un fosso ed effettuando, appena dopo, un netta svolta a destra, ignorando al bivio che ci si presenta la traccia di sinistra (segnaletica insufficiente). Si continua per bella e ampia mulattiera affiancata da campi, tralasciando poco dopo una carraia che si stacca a sinistra in salita. Dopo alcuni minuti di cammino si sbuca nei pressi del cimitero di Casalino da cui, in breve, si raggiunge la chiesa del paese.

 

 

 

 

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