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Archivio mensile:novembre 2017

Monti Cisa e Prampa: anello da Casalino

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Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Casalino-Passo della Cisa (1,30 h) ; Passo della Cisa-Monte Cisa (30 min) ; Monte Cisa-Passo della Croce-Monte Prampa-Passo della Croce (50 min/1 h) ; Passo della Croce-Montecagno (1,30 h) ; Montecagno-Casalino (30 min)

Difficoltà: E+ il tratto Passo della Cisa-Monte Cisa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Notevole anello in luoghi di particolare fascino ambientale e panoramico. La salita al Monte Cisa dall’omonimo passo avviene su sentiero costantemente ripido che andrebbe percorso solo con terreno asciutto. La segnaletica CAI risulta ottimale per quasi tutta l’estensione dell’itinerario proposto.

Partendo dalla chiesa di Casalino, si attraversa mediante stradello il suggestivo borgo, continuando poi per mulattiera lastricata fino ad un bivio (cartelli). Ignorato a destra il percorso n° 625 per i Prati di Sara, si prosegue a sinistra lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 609. La mulattiera attraversa inizialmente un magnifico castagneto, conducendo in breve nei pressi di un rio (presa dell’acquedotto appena più a valle), che si attraversa mediante ponticello in legno. Si continua per l’antico tracciato sbucando dopo pochi minuti in una carraia che si segue a destra. Si guadagna quota lungo l’ampia traccia fino ad un bivio non segnato da cui si deve piegare a destra imboccando una comoda mulattiera. Poco più avanti, ad un altro bivio, si ignora a destra una traccia in decisa salita e si procede lungo il percorso principale che conduce nei pressi di un rio che si varca. Poco dopo si deve attraversare un secondo rio e quindi proseguire per la bella mulattiera che guadagna quota all’interno di un suggestivo ambiente boscoso. Dopo un tornante sinistrorso, si abbandona l’ampia traccia seguita fino a questo punto, svoltando a destra per sentiero che procede per un tratto in ripida salita. Poco più avanti ci si immette in un’orripilante carraia di esbosco (che ha sostituito l’antico tracciato) e la si segue a destra attraversando un’ampia area disboscata (sulla sinistra sono visibili interessanti esemplari di muretti a secco). Si continua per la mulattiera/carraia che effettua all’interno del bosco diverse svolte e tornanti, restringendosi successivamente a sentiero. Dopo una svolta a destra, si sottopassano i fili dell’elettrodotto, per poi rientrare nella faggeta. Poco più avanti si penetra nella bella valletta formata dal Torrente Guadarolo, che si attraversa, per poi piegare a sinistra e sottopassare per una seconda volta l’elettrodotto. Rientrati nuovamente nel bosco, si continua in moderata pendenza giungendo più avanti in un’area con sterpaglie e vegetazione: qui si deve puntare ad un segnavia collocato sul tronco di un albero divelto. Successivamente il sentiero, in alcuni punti molto incavato, effettua una sequenza di comodi tornanti, conducendo infine ad una torretta un tempo utilizzata dai guardiafili. Ammirando notevoli esemplari di faggio, si sale ripidamente lungo una specie di costa, svoltando poi a destra onde sottopassare per una terza volta i fili dell’elettrodotto. Successivamente si sale assecondando un panoramico crinale che costituisce il margine superiore della sponda destra orografica della valle formata del Torrente Guadarolo. Dopo un ripido strappo, il sentiero diviene abbastanza esposto: sotto di noi, infatti, precipitano ripidi e franosi pendii. Continuando ad assecondare il filo, ora boscoso, del crinaletto, si sbuca poco più avanti in un tornante della carrareccia proveniente da Montecagno diretta al vicino Passo della Cisa. A destra si rinviene la prosecuzione del percorso n° 609 e si continua per esso progredendo ancora per un tratto sul dorso del boscoso crinale già seguito in precedenza. Giunti ad un bivio (cartelli), si ignora a destra la traccia n° 623B e si continua a sinistra per ampio sentiero che, svoltando a destra, conduce in breve al Passo della Cisa, 1547 m. Dal valico (cartelli) si prende il percorso n° 623 montando, tramite esso, sul filo del crinale la cui continuazione è l’erto profilo SW del Monte Cisa. Si sottopassano per la quarta volta i fili dell’elettrodotto e, dopo una breve discesa, ci si trova alla base della ripida cresta che rappresenta la nostra direttrice. Il sentiero guadagna quota sempre in sostenuta salita, tenendosi dapprima a destra del filo del crinale, poi assecondandolo. Non senza fatica si giunge alla base della caratteristica cintura rocciosa che precede la sommità del monte. Da qui, anziché aggirare il risalto a destra seguendo i segnavia bianco-rossi, lo si supera direttamente nel suo punto più debole, impegnandosi in questo modo con un facile movimento d’arrampicata. Dalla cima del Monte Cisa1701 m, è possibile ammirare un panorama davvero grandioso, soprattutto verso il non lontano Monte Cusna. Dopo un’eventuale sosta, si riprende il cammino in direzione del dirimpettaio Monte Prampa, iniziando in questo modo la discesa assecondando la traccia e i segnavia del percorso n° 623. Dopo un primo tratto erboso lungo il crinale NE del monte, il sentiero continua a perdere quota penetrando più in basso nella faggeta. Dopo alcuni minuti si approda in un’ampia sella di crinale, il Passo della Croce 1543 m, incontrando il primo di due bivi (cartelli), dove si ignora a destra il percorso n° 621 che scende verso Monteorsaro. Appena dopo si trova il secondo bivio (cartelli) da cui si prosegue diritto alla volta della sommità del Monte Prampa, ignorando temporaneamente a sinistra il sentiero, contrassegnato anch’esso n° 621, che scende verso Montecagno. Dopo una breve fascia boscosa, si inizia la faticosa risalita del crinale SW del monte, assecondando l’ottima traccia che si mantiene perlopiù nei pressi della dorsale spartiacque. Dalla magnifica sommità del Monte Prampa1698 m, si ritorna al bivio di prima, da cui si volta a destra incominciando la discesa in direzione di Montecagno. Dopo l’iniziale pendio prativo si penetra nel bosco, per poi attraversare un’ampia radura con erba alta puntando al segnavia che abbiamo di fronte. Giunti nei pressi di quest’ultimo, si piega leggermente a sinistra rientrando presto nel bosco e perdendo quota in ripida discesa. Più in basso si svolta a sinistra, varcando poco dopo un ruscello (il Torrente Lucola), per poi piegare a destra e scendere ripidamente tenendosi per un tratto alla sinistra del corso d’acqua. Successivamente si attraversa una radura procedendo per traccia che progressivamente si amplia, prima per rado bosco, poi all’interno della faggeta. Poco più avanti ci si immette in una carrareccia che si segue a destra per circa 10/15 minuti. In corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato, lo si abbandona prendendo a destra (segnavia) un sentiero che si dirige verso la recinzione di una presa dell’acquedotto. La traccia prosegue contornando a sinistra quest’ultima, per poi assecondare il dorso di una panoramica costa e scendere in direzione della sottostante sella con incrocio di carraie. Raggiunta quest’ultima, si ignora a sinistra la carrozzabile proveniente da Montecagno e a destra un’altra carrareccia, proseguendo invece diritto per ampia traccia in leggera salita. Dopo qualche minuto si incomincia a scendere raggiungendo in breve un bivio dove si ignora a destra il percorso che conduce alla boscosa sommità del Monte Rimondatino. Si svolta invece a sinistra per ripida carraia sassosa che è affiancata a destra da erti pendii formati da conifere di reimpianto (che caratterizzano tutta l’area del monte in questione) con alcune stratificazioni arenacee. Dopo aver aggirato, mediante svolta a destra, un grosso masso di roccia scura, si giunge ad una presa dell’acquedotto dove si deve prendere la traccia di sinistra e non il sentiero di destra in quanto non più percorribile. Una breve discesa e si approda nella stradina asfaltata che da Montecagno sale al Passo della Cisa. Andando a destra si raggiungerebbe in breve il bel nucleo appena menzionato, certamente meritevole di una visita. Noi, invece, dobbiamo proseguire a sinistra seguendo la carrozzabile, ma solo per poco: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si imbocca a destra l’ampia traccia contrassegnata SSP (Sentiero Spallanzani). Procedendo prevalentemente in salita, si attraversa inizialmente il Canale della Freddana, oltre il quale si prosegue ancora per un tratto in salita. Raggiunto un altro bivio, situato nei pressi di una radura, si piega a destra per bella carraia che avanza pianeggiando al di sopra di panoramici prati mantenuti a foraggio. Poco più avanti si varca il Torrente Guadarolo (presa dell’acquedotto in alto a sinistra), continuando poi comodamente per ampia mulattiera. Successivamente la carraia su cui stiamo camminando diviene cementata: la seguiamo attraversando subito un fosso ed effettuando, appena dopo, un netta svolta a destra, ignorando al bivio che ci si presenta la traccia di sinistra (segnaletica insufficiente). Si continua per bella e ampia mulattiera affiancata da campi, tralasciando poco dopo una carraia che si stacca a sinistra in salita. Dopo alcuni minuti di cammino si sbuca nei pressi del cimitero di Casalino da cui, in breve, si raggiunge la chiesa del paese.

 

 

 

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Pubblicato da su 25 novembre 2017 in Appennino reggiano, Escursionismo

 

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La Punta Buffanaro per le placche NE (Via “Ti Vedo Tentennare”) e il Monte Alto (discesa per la cresta NE)

100_1542 (FILEminimizer)Il tracciato della Via “Ti Vedo Tentennare”

Punto di partenza/arrivo: Succiso Nuovo 988 m

Dislivello: 1030 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Succiso Nuovo-Ghiaccioni (1,15 h) ; Ghiaccioni-attacco Via “Ti Vedo Tentennare” (45 min) ; Via “Ti Vedo Tentennare”-sommità Punta Buffanaro (1/1,30 h) ; Punta Buffananro-Monte Alto (45 min) ; Monte Alto- ferrata cresta NE-Passo di Pietra Tagliata (30 min) ; Passo di Pietra Tagliata-Ghiaccioni (40 min) ; Ghiaccioni-Succiso Nuovo (1 h)

Difficoltà: EE l’avvicinamento alla Via “Ti Vedo Tentennare” dal sentiero n° 659 ; PD (II° e III°) la Via “Ti Vedo Tentennare” ; EE/EEA (A/B) il crinale dalla Punta Buffanaro al Monte Alto ; EEA (B/C) la ferrata della cresta NE del Monte Alto ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria d’arrampicata e da ferrata (per la Via “Ti Vedo Tentennare” portare un assortimento di chiodi per attrezzare o rinforzare le soste)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Ramiseto-Succiso Inferiore-Succiso Nuovo

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Quello proposto è certamente uno degli itinerari più completi, da qualsiasi punto di vista, che sia possibile effettuare nell’ambito dell’Appennino emiliano se non settentrionale. Già la bellezza dei luoghi visitati ha pochi eguali, e se a questo aggiungiamo l’interessante scalata delle placche N/NE del Punta Buffanaro, il tratto di crinale (tra i più belli in assoluto) che congiunge quest’ultima al Monte Alto e, infine, la discesa per la cresta NE del monte in questione, ne risulta una combinazione impegnativa ma, allo stesso tempo, estremamente appagante. La Via “Ti Vedo Tentennare”, aperta da G. Simonini T. Morduzzi nel 2008, è una facile arrampicata, perlopiù d’aderenza, dalla linea molto semplice. Nella prima sezione si risale una sequenza di placche, tenendosi appena a sinistra e rasentando un muro verticale che delimita a destra la placconata e che forma un diedro. Nella seconda sezione, invece, si risale integralmente lo spigolo nord della Punta Buffanaro fino a raggiungere il crinale sommitale. Nella via sono presenti solo alcuni chiodi di sosta e nessuna protezione intermedia. E’ quindi consigliabile portare con se un assortimento di chiodi ed alcune protezioni veloci, utili soprattutto nella prima sezione. Particolare attenzione va posta al tratto finale prima di raggiungere il filo della cresta nord: infatti si deve risalire un ripido pendio erboso che risulta molto scivoloso, soprattutto se affrontato con le scarpette d’arrampicata. E’ ovvio che, considerando la tipologia dell’arrampicata (d’aderenza), è assolutamente necessario affrontare l’ascesa dopo un prolungato periodo di bel tempo. Proprio per questo motivo la stagione più raccomandata risulta essere quella estiva. Riguardo invece la discesa lungo la magnifica cresta NE del Monte Alto, aiutandosi con una corda d’acciaio si dovrà scavalcare un’esposto gendarme roccioso e discendere lisce placche, tratto quest’ultimo, in quanto affrontato in discesa, decisamente impegnativo.

Parcheggiata l’auto nei pressi di una fontana, situata nella parte alta di Succiso Nuovo, si imbocca (cartelli) una carraia che sale a fianco della chiesa. Appena dopo si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra il percorso n° 655 per il Rifugio Rio Pascolo e si prosegue diritto lungo l’ampia traccia contrassegnata n° 673. Procedendo in leggera salita e in un tratto anche in discesa, si raggiunge in circa 20/25 minuti il bivio con il sentiero n° 653 che si stacca a destra e che si ignora. Si prosegue diritto, sempre in leggera salita e in piano, fino ad uscire dal bosco e attraversare il Rio Pascolo (ponticello in legno utile in caso di piena). Dopo un’area pic-nic situata alla nostra sinistra, il bel sentiero continua nella faggeta, guadagnando lentamente quota sviluppandosi nella sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Liocca. Si prosegue lungamente per il comodo tracciato costeggiando e poi attraversando alcune pietraie, raggiungendo infine il bivio con il sentiero n° 673A (Sentiero Federico Barbarossa) che si stacca a sinistra. Lo si ignora e si guada appena dopo il Liocca (guado difficoltoso in caso di piena: è presente, poco più a monte, un ponticello) per poi svoltare a sinistra penetrando in una valletta formata da un ramo dello stesso torrente. Raggiunto il bivio con la traccia che conduce al vicino Bivacco Ghiaccioni, si prosegue diritto approdando appena dopo nel magnifico anfiteatro prativo dei Ghiaccioni. Si attraversano i prati verso ovest seguendo la traccia del percorso n° 659 diretto al Rifugio Sarzana. Penetrati nella faggeta, dopo una prima breve salita e un tratto in falsopiano, si raggiunge il letto asciutto di un rio che si attraversa e si segue per alcuni metri. Quando la traccia piega nettamente a destra (segnavia su un masso), si continua a salire lungo il rio in questione, abbandonando perciò il sentiero segnato e notando appena più in alto, alla nostra sinistra, una piazzola di carbonaia. Si prosegue lungo la naturale direttrice, fino a sbucare ai piedi di un ripido pendio caratterizzato da un pietraia. Si sale lungo quest’ultima, continuando ad assecondare il pendio in questione anche quando esso più in alto piega verso sinistra. Faticosamente, destreggiandosi tra massi, erba e cespugli di mirtillo, ci si avvicina alle placche nord/orientali della Punta Buffanaro. Una volta giunti in vista della base, si continua a salire per poco spostandosi poi a destra, fino ad approdare all’inizio della placconata delimitata a destra da un muro verticale (chiodo arrugginito che segna l’inizio della via). La nostra linea di salita è molto semplice: dobbiamo scalare le placche a sinistra del menzionato muro che si costeggia costantemente. Perciò dal chiodo iniziale si scala direttamente una prima liscia placchetta (III°), continuando poi in obliquo a destra onde portarsi a ridosso del muro di rocce rotte che delimita a destra la placconata. Si scala una successione di placchette con bella arrampicata, costeggiando il più volte menzionato muro (II°+/III° ; alcuni blocchi instabili). Si supera poi, tenendosi leggermente a sinistra e sfruttando buoni appoggi, un breve rigonfiamento un po più ripido (II°+). Dopo alcuni metri si raggiungere quella che, stando alla relazione originale dei primi salitori, dovrebbe essere l’ultima sosta prima di raggiungere lo spigolo (70 metri ca. dall’attacco, spezzabili in due lunghezze di corda ; soste da rinforzare o attrezzare). Da qui, tenendosi a ridosso del muro, si scalano brevi placchette (II°+), continuando successivamente per ripido pendio prativo, sfruttando poco più in alto una piccola lastra rocciosa. Raggiunta una forcellina (35 m ; spuntone con cordino), situata proprio sul filo dello spigolo settentrionale della Punta Buffanaro, si prosegue assecondando costantemente quest’ultimo. Nella parte iniziale si risalgono ripidi pendii cespugliosi con qualche sporadica roccia affiorante. Successivamente lo spigolo diviene più roccioso: lo si scala assecondando il suo filo, superando grandini e placchette con divertente arrampicata (II° max). Si giunge così sotto l’ultima sezione della parete caratterizzata da una liscia lastra rocciosa. Si prosegue risalendo quest’ultima, tenendosi nei pressi del suo spigolo delimitato a destra da una fenditura (II°-). Si approda infine sulla cresta sommitale che si segue a sinistra, incontrando appena dopo un paio di chiodi di sosta (220 metri ca. dalla forcellina, nei quali si procede inizialmente in conserva, poi si effettuano 3 tiri da 60 m; presenti alcuni chiodi di sosta). Poco più avanti si mette piede nel sentiero n°00, mediante il quale si guadagna la magnifica sommità della Punta Buffanaro1879 m, da cui si ammira un vastissimo panorama. Dalla cima si continua ad assecondare il crinale in direzione del Monte Alto, scendendo inizialmente per ripida traccia, per poi perdere quota a destra di una lastra rocciosa. Aggirato a destra un risalto, si prosegue per il magnifico crinale erboso, raggiungendo una selletta dove a destra si stacca la poco evidente traccia, contrassegnata n° 106, proveniente da Torsana. Si continua salendo a sinistra del crinale vero e proprio, per poi riprenderne il filo e proseguire assecondandolo. Raggiunta la sommità di una cima secondaria, 1838 m, si prosegue per un tratto in discesa, avvicinandosi progressivamente alla sezione più rocciosa ed impervia della dorsale spartiacque. Dopo alcune roccette, si raggiunge la base di un risalto roccioso dove si rinvengono le attrezzature del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena.

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si traversa a sinistra per un paio di metri e si scalano direttamente la soprastanti ripide rocce sfruttando ottimi appoggi naturali (II° senza l’ausilio delle attrezzature, altrimenti A/B). Si prosegue poi per crestina caratterizzata da placchette, aiutandosi appena dopo con una fune d’acciaio (A). Si continua superando un breve gradino con spaccatura e si aggira a sinistra uno spuntone. Il sentiero prosegue tenendosi a sinistra rispetto il filo del crinale divisorio, avanzando verso la non lontana sommità del Monte Alto. Guadagnata la stupenda cima, 1904 m, si scende in direzione del Passo di Pietratagliata, seguendo il ripido sentiero n° 00. Giunti a poca distanza da un caratteristico gendarme roccioso, che precipita verso SW con un verticale spigoletto, ci si dirige verso quest’ultimo, abbandonando perciò il sentiero. Per esile traccia si aggira uno spuntone e, appena più in basso, si arriva alla base del menzionato spigolo. Siamo all’inizio (o alla fine, dipende ovviamente dal senso di percorrenza) della ferrata della cresta NE del Monte Alto, parte integrante del Sentiero Attrezzato dei Groppi di Camporaghena. Si scala direttamente la verticale paretina, nella parte iniziale decisamente avara d’appoggi, aiutandosi, oltre che con il cavo ben teso, anche con una staffa utile come appiglio (B/C). Dopo questi primi metri impegnativi, si approda sulla cresta sommitale del gendarme, che si asseconda affrontando inizialmente un traverso esposto e non facile (B). Dalla cima si incomincia un’impegnativa discesa per placche lisce attrezzate con corda d’acciaio ben tesa. La prima parte risulta tutto sommato abbastanza agevole (B); successivamente la placca diviene più ripida ed esposta: la si discende in totale aderenza, sfruttando in alcuni punti una rampetta situata alla nostra sinistra (C). Poi si discende un’altra rampa a placche (A/B), giungendo così al termine di questa notevole ma impegnativa sezione di ferrata. Una ripida traccia conduce alla sottostante sella, oltre la quale si monta sulla sommità di un groppo. Si scende nel versante opposto per sentierino ripido e disagevole, tenendosi a sinistra di una grande lastra rocciosa e a destra di una più piccola. Successivamente si aggira a destra un risalto, giungendo così alla base di un altro groppo dove riappaiono le attrezzature della ferrata. Si scala inizialmente una specie di diedro (B), per poi continuare per ripide rocce dotate di buoni appoggi, aiutandosi nella parte finale con una staffa (B). Dalla sommità dello spuntone si scende nel versante opposto prima per ripide e delicate placchette, poi per traccia. Dopo aver aggirato a destra un risalto, si approda al sommo dell’ultimo dosso della cresta dal quale si scende verso il vicino Passo di Pietratagliata. Attraversando una piccola pietraia e discendendo una lastra rocciosa attrezzata con corda d’acciaio (A+), si approda infine al caratteristico valico, punto d’incontro della cresta NE del Monte Alto con il crinale S dell’Alpe di Succiso. Da qui si piega in versante Liocca assecondando il sentiero n° 673 che inizialmente taglia a mezza costa la testata del grandioso vallone compreso tra il versante  NE del Monte Alto e quello SW dell’Alpe di Succiso. La traccia vira poi a sinistra e perde quota a mezza costa ai piedi di ripidi pendii prativi. Più in basso il sentiero svolta nettamente a sinistra, varcando un ruscello asciutto (il Torrente Liocca), per poi procedere nel versante sinistro della valle da esso formata. Alternando radure a fasce boscose, per traccia sempre evidente e ben segnata, si giunge a poca distanza della base delle magnifiche placche basse della Punta Buffanaro, dove sale la Via “Il Chiodo Fisso”. Dopo un’ultima discesa all’interno della faggeta, si approda nella conca prativa dei Ghiaccioni, ricongiungendosi qui con il percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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