RSS

Tra Bratica e Cedra

16 Ott

a

 

Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1154 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo do Riana (1 h ca.) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m (40 min.) ; sella quota 1251 m-Poggio del Tesoro-Passo del Ticchiano (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Casarola-Passo del Ticchiano

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Immagine (FILEminimizer)

 

Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma affascinante percorso che, nonostante sia di breve durata, risulta piuttosto intenso. Il sentiero n° 737 nel tratto carraia per Casarola-Passo di Riana è di difficilissima reperibilità poiché, in diverse sezioni, inglobato dalla vegetazione. L’attraversamento del crinale Poggio Maslini-Poggio del Tesoro avviene perlopiù su labilissime tracce e, anche in questo caso, bisogna fare i conti con vegetazione invadente e fastidiosa. Come si evince dal titolo, si tratta di un percorso che si sviluppa a cavallo tra la Val Bratica e la Val Cedra.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione, approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi, si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta nel crinale Bratica-Cedra, si ignora a destra la prosecuzione del percorso n° 737 diretto alla sommità del Navert e si prosegue diritto per ampia traccia che scende nel versante Cedra. Poco più in basso ci si immette in una carraia trasversale che si segue comodamente a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti una magnifico pianoro prativo da cui è possibile ammirare visuali grandiose sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Ignorata una traccia che si stacca a destra, si prosegue diritto lungo il percorso principale, attraversando in seguito alcune vallette. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si sale effettuando un paio di svolte, fino a confluire in una carrareccia proveniente da Pianadetto che va seguita a sinistra. Si procede in costante salita aggirando le pendici del versante SE del Poggio Maslini (una carraia che si stacca a sinistra e che sale al Passo di Riana va ignorata). Una volta penetrati in un altro rimboschimento a conifere, a quota 1147 m, nel momento in cui il tracciato tende a pianeggiare, si trova un bivio. Ora, continuando a seguire l’ampia traccia si raggiungerebbe senza alcun problema la provinciale n° 75 poco sotto il bivio iniziale. In questa sede vorrei invece proporre una variante più avventurosa e suggestiva, che richiede tuttavia di destreggiarsi con vegetazione in alcuni tratti veramente fastidiosa. Dal menzionato bivio si imbocca a sinistra un sentiero marcato (appena dopo si nota un ometto) che sale a mezza costa procedendo per un tratto parallelamente alla carraia appena abbandonata. Effettuando poi un’ampia svolta a sinistra e dopo un’ultima salita all’interno di una buia abetaia, si approda sul filo della dorsale spartiacque dove si ignora un sentiero che scende in versante Bratica. Si prosegue invece assecondando il crinale in direzione NE verso l’altura nota come il Poggio del Tesoro (nonostante la traccia da seguire sia decisamente incerta e, a volte, assente, questa sezione dell’itinerario, svolgendosi su una dorsale, non pone particolari problemi di orientamento). Poco più avanti si deve salire sulla sommità di un primo poggio erboso molto panoramico dal quale si continua seguendo il crinale. Guadagnato il sommo di un’altra altura boscosa, si scende in obliquo a sinistra su traccia appena accennata all’interno del bosco, tenendosi in questo modo sulla sinistra del crinale. Poi si prosegue al sommo di pendii prativi e poco sotto il limite del bosco. Giunti sotto un secondo poggetto, caratterizzato dalla presenza di un palo elettrico alla base, facendosi largo nella vegetazione invadente si sale lungo il filo del crinale prestando attenzione agli arbusti spinosi nonché ad una recinzione con filo spinato (arrugginito!) alla nostra destra. Dalla panoramica sommità si prosegue lungo la dorsale spartiacque per qualche metro, per poi virare a sinistra e scendere tenendo il crinale sulla destra. Poco più avanti si ritorna nei pressi del filo della dorsale e si riprende a salire scavalcando un’altura. Si continua ad assecondare il crinale divisorio delimitato a sinistra da un’altra recinzione con filo spinato. Si oltrepassa quest’ultima e si avanza contornando il limite superiore di stupendi pendii prativi che regalano suggestive visuali sulla sottostante Val Bratica. Scavalcata per una seconda volta la recinzione, si penetra nel bosco e si perde quota aggirando un dosso boscoso che dovrebbe costituire la sommità vera e propria del Poggio del Tesoro. Si oltrepassa un’altra recinzione e si scende liberamente per il pendio boscoso uscendone poco più in basso. Ci troviamo al sommo di una radura che si discende confluendo infine nell’ampia traccia seguita in salita (siamo poco sotto il valico di crinale con muretto a secco incontrato all’inizio dell’escursione). Da qui, in breve, si fa ritorno al Passo del Ticchiano.

 

 

Annunci
 

Tag: , , , , ,

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: