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Monte Cusna: anello da Casalino

05 Ott

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Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 1230 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Casalino-Prati di Sara (1,30 h) ; Prati di Sara-Monte Cusna (1,15 h) ; Monte Cusna-Ricovero Rio Grande (1,20 h) ; Ricovero Rio Grande-Passo Cisa (30 min.) ; Passo Cisa-Casalino (1,20 h)

Difficoltà: EE la discesa lungo il sentiero n° 607 fino alla Sella del Cusna; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Un’escursione, quella proposta, che possiamo annoverare tra le “grandi classiche” appenniniche. Questo per tutta una serie di motivi: 1) il prestigio di raggiungere la seconda sommità più elevata dell’Appennino settentrionale (la prima, come sappiano, è il Monte Cimone, alto 45 m in più rispetto il Cusna) 2) La spettacolarità degli ambienti attraversati: lo straordinario altopiano prativo dei Prati di Sara impreziosito dalla presenza di faggi secolari; la panoramica cresta settentrionale e il roccioso crinale sud/est del “Gigante” 3) Il fatto di ricalcare le tracce dei pionieri di questa montagna (si tratta dei valligiani che raggiungevano la vetta agli inizi del ‘900. Va ricordato che l’area del Cusna è frequentata dall’uomo fin da epoche remote). Il percorso suggerito per la discesa, eccetto il tratto iniziale, dovrebbe coincidere con quella che possiamo considerare la “via normale” del Monte Cusna.

Dalla chiesa di Casalino si prosegue in salita per viottolo lastricato, uscendo presto dal nucleo principale ed entrando in un magnifico bosco di castagni. Raggiunto un primo bivio (cartelli), si abbandona l’ampia mulattiera su cui stiamo camminando (è il percorso n° 609 da cui torneremo), per proseguire a destra su ampia traccia contrassegnata n° 625. Si effettua poco dopo un tornante sinistrorso (a destra si stacca una mulattiera che va ignorata) e si continua a guadagnare quota lungo il magnifico e antico tracciato all’interno di un castagneto di rara bellezza. Più avanti si sottopassano i fili dell’alta tensione e, dopo una svolta a sinistra (a destra si trova un’area pic-nic con fontana), si continua per l’ampia traccia che procede per un tratto sulla destra dell’elettrodotto. Rientrati nel bosco, si raggiunge un bivio dove si ignora una carraia che si stacca a destra e si prosegue in moderata pendenza costeggiando più in alto un’area di bosco rado. Il tracciato piega successivamente a sinistra guadagnando quota con alcune svolte, fino ad attraversare un’ampia traccia trasversale varcando proprio in questo punto il letto asciutto del Rio Somagna. Si continua per l’antica mulattiera che poco più in alto inizia a costeggiare, tenendosi sulla destra, un’ampia area di bosco diradato. Più avanti, dopo una svolta a sinistra, si contorna il margine superiore della già menzionata area disboscata, continuando poi a guadagnare quota in direzione sud. Dopo una svolta a destra si procede in leggera/moderata pendenza verso sud/ovest, sbucando più in alto in una piccola radura che si contorna lungo il suo margine sinistro. Poco più avanti si penetra nella valletta formata dal Rio Somagna e si prosegue tenendo il canale alla nostra destra (Più in alto, appena prima di una radura, possiamo ammirare un notevole esemplare di faggio). Si continua alternando radure a macchie boscose fino ad approdare nel magnifico altipiano prativo dei Prati di Sara, a poca distanza dalla depressione conosciuta come Lago del Caricatore1611 m. Dal paletto con cartelli si deve piegare a sinistra in direzione di alcuni faggi secolari dai quali si prosegue diritto risalendo il soprastante pendio prativo. Raggiunto un bivio (cartelli), si ignora a sinistra il sentiero n° 623B e si sale piuttosto ripidamente attraversando poco dopo una macchia boscosa. Si continua a guadagnare quota in direzione est per sentiero che asseconda un’ampia e panoramica dorsale prativa. Raggiunto il magnifico pianoro del Monte Bagioletto (visuali grandiose), si avanza per un tratto in piano per ampia traccia che poi si deve abbandonare (cartello) proseguendo a destra per sentiero (siamo sempre nel percorso contrassegnato n° 625). Quest’ultimo, effettuando inizialmente una curva verso destra, conduce al sommo di un panoramico poggio erboso chiamato Il Portolo. Scesi alla sottostante depressione, si piega a destra onde montare sul dorso dell’ampia cresta/dorsale nord del Cusna, che rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la sommità. Approdati al valico noto come Le Presse1776 m, si taglia il sentiero n° 623 e si prosegue diritto iniziando in questo modo la risalita della soprastante dorsale. Dopo il primo strappo, si giunge alla base di un poggetto di arenarie scagliose che si può aggirare a sinistra per sentiero oppure risalire lungo il filo del crinale. Si continua a guadagnare quota assecondando la magnifica dorsale, affrontando poco dopo un’altra ripida risalita, fino a giungere alla base di una fascia rocciosa. La traccia piega inizialmente a sinistra per poi svoltare a destra avanzando in ripida salita. Giunti sotto un altro poggio arenaceo, il sentiero effettua un obliquo ascendente verso sinistra abbandonando in questo modo la dorsale, riprendendola più in alto alla base dei ripidi pendii erbosi che degradano dalla sommità del Cusna. Qui la traccia piega a destra avanzando per un tratto a mezza costa, per poi svoltare a sinistra e guadagnare quota in sostenuta salita in direzione del crinale nord/ovest del monte. Raggiunto quest’ultimo, si incontra il bivio con il sentiero n° 627 che scende verso sud/ovest in direzione della Costa delle Veline. Noi invece proseguiamo a sinistra lungo il magnifico crinale alla volta della vicina sommità. In breve si guadagna la vetta del Monte Cusna2120 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Ora incomincia la discesa per il crinale sud/est, ossia il “mento” e il “naso” del “Gigante”, che rappresenta il tratto più impegnativo di tutta l’escursione. La traccia (contrassegnata n° 607) effettua subito un esposto traverso a sinistra iniziando poi a scendere lungo il filo del crinale. Messo piede sul sommo di uno sperone, si deve affrontare un’erta e impegnativa discesa che richiede molta attenzione. Si scende molto ripidamente per traccia e roccette, assecondando attentamente i ben posizionati segnavia bianco-rossi mantenendosi nei pressi del filo della rocciosa cresta. Poco più in basso si deve discendere un canalino (I°) per poi piegare nettamente a sinistra e continuare a perdere quota per traccia ripida e disagevole. Sempre per crinale si approda infine alla panoramica Sella del Cusna2010 m, dove si trova un bivio (cartelli). Qui si abbandona il sentiero n° 607 per imboccare a sinistra la traccia contrassegnata n° 607A che attraversa la testata del circo della Borra. Si procede costantemente a mezza costa per ottimo sentiero che in alcuni tratti, soprattutto nella parte finale, risulta piuttosto stretto e scosceso. Si approda infine sul dorso del costone N/NE, delimitato dal Fosso di Prassordo a W e il Fosso dei Bibbi a E, che costituisce la nostra direttrice per la discesa. L’ottima traccia (contrassegnata n° 619) asseconda fedelmente la dorsale prativa e permette di gustare scenari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino reggiano. Si ignora un sentiero che si stacca a sinistra e si continua a perdere quota fino a raggiungere un ripiano prativo dove la traccia piega leggermente a destra. Si scende serpeggiando tra erba e affioramenti rocciosi, avvicinandosi in questo modo al limite del bosco che si tiene sulla destra. Più in basso si penetra nella valletta formata dal Rio Grande e si discende ripidamente la marnosa sponda destra orografica della valle. Raggiunto il greto, si ignora un sentiero a destra e si guada il rio continuando in salita per ampia traccia che svolta subito a destra. Poco più avanti, in un ambiente boschivo di rara bellezza, si trova il Ricovero Rio Grande1588 m, “costruito negli anni ’60 per i pastori dagli enti pubblici e restaurato dal Parco regionale qualche anno fa” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli del Secchie a l’Alta Garfagnana” L’Escursionista Editore 2008). Dal bivacco si continua lungo l’ampia mulattiera ancora per un breve tratto: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si prende a sinistra il sentiero contrassegnato n° 619A. Procedendo in moderata pendenza, si risale inizialmente una radura che precede un tratto all’interno della faggeta, sbucando infine in una carraia trasversale. La si segue a destra, effettuando poco più avanti una netta svolta a sinistra procedendo per un tratto in direzione nord. Poco dopo si abbandona l’ampia traccia per sentiero a destra con cui si discende un panoramico pendio marnoso (notevole visuale sul Monte Cisa). Confluiti nella carraia abbandonata in precedenza, la si attraversa riprendendo a scendere per sentiero, fino a rimettere nuovamente piede nell’ampia traccia di prima (cartello) che si segue a sinistra. In circa cinque minuti si raggiunge il Passo della Cisa1547 m, situato ai piedi del ripido profilo nord/occidentale dell’omonimo monte. Dal valico si imbocca il sentiero 609/623B che si segue fino a raggiungere un panoramico crinale dove il percorso si sdoppia (cartelli). Noi andiamo a destra lungo il sentiero n° 609, che procede mantenendosi sul filo della dorsale, fino a sbucare in un tornante destrorso della carraia Montecagno-Passo della Cisa. Sulla sinistra si scorge la continuazione del sentiero: lo si segue assecondando per un tratto il panoramico crinale, il quale a sua volta costituisce il sommo della sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Guardarolo. In seguito la traccia piega a destra sottopassando il fili dell’elettrodotto, per poi svoltare a sinistra e perdere quota in ripida discesa. Poco dopo si incontra un caratteristico casotto utilizzato dai guardiafili (per raggiungere la porta d’ingresso occorre utilizzare alcune staffe) oltre il quale il sentiero scende effettuando diversi tornanti. Oltrepassata un’area con sterpaglie (segnavia su un tronco a terra), il percorso svolta a sinistra attraversando un’area di folta vegetazione, sottopassando nuovamente l’elettrodotto. Penetrati in una valletta, si guada un rio (il Torrente Guardarolo) e si prosegue con brevi saliscendi. Poco dopo si sottopassa per un terza volta l’elettrodotto, per poi perdere quota in leggera e moderata pendenza effettuando alcune svolte. Più in basso si deve costeggiare e attraversare un’area disboscata seguendo per un tratto l’orripilante carraia d’esbosco. Per fortuna i segnavia indicano, poco più avanti, di svoltare a sinistra: noi li assecondiamo abbandonando con piacere la traccia d’esbosco che con grande probabilità ha sostituito, cancellandolo, un vecchio percorso. Dopo una breve discesa, si confluisce in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra perdendo quota con alcuni tornanti. Dopo aver attraversato due ruscelli, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Si procede per la bella mulattiera, incontrando poco più avanti interessanti esemplari di muretti a secco, fino a congiungersi con una carraia proveniente da destra. La si segue per circa 15 minuti, abbandonandola successivamente per sentiero a sinistra (occhio ai segnavia). La traccia si allarga poco dopo a mulattiera: la si segue penetrando dopo qualche minuto in una bella valletta dove si attraversa un rio tramite ponticello in legno. Si prosegue per l’antica mulattiera nel bellissimo castagneto, fino a ritornare al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione a poca distanza da Casalino.

 

 

 

 

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