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Archivio mensile:ottobre 2017

Il Monte Scalocchio per la cresta NW, il Gendarme per la Via Normale, il Monte La Nuda e la Vetta del Forame

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Punto di partenza/arrivo: Passo Crocetta 1261 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 6,15/6,45 h

Tempi parziali: Passo Crocetta-Valle dell’Inferno (1 h) ; Valle dell’Inferno-inizio cresta NW del Monte Scalocchio (45 min/1h) ; cresta NW-sommità Monte Scalocchio (45 min/1,15 h) ; sommità Monte Scalocchio-Colletto W del Gendarme-Colletto E del Gendarme (30 min) ; Colletto E del Gendarme-sommità Gendarme-Colletto E del Gendarme (20/30 min) ; Colletto E del Gendarme-Monte La Nuda (20/25 min) ; Monte La Nuda-Vetta del Forame-Bivacco Rosario (1/1,15 h) ; Bivacco Rosario-Passo della Crocetta (45 min)

Difficoltà: EE il tratto Valle dell’Inferno-inizio Cresta NW Monte Scalocchio ; F la Cresta NW ; EE il sentiero n° 96 ; F la Via Normale al Gendarme (salita e discesa) ; EE la discesa dalla cresta del Forame al Bivacco Rosario ; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (nella cresta dello Scalocchio non è presente alcun chiodo. Riguardo le difficoltà tecniche, il tratto più continuo è quello iniziale. Per il resto, se si ha la corda, si può procedere di conserva. Nella “normale” al Gendarme, la corda può risultare molto utile per la discesa)

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Passo del Cerreto. Dal valico si prosegue in direzione di Cerreto Laghi, parcheggiando l’auto poco più avanti in località Passo Crocetta, dove si stacca una carrareccia a fianco di un albergo abbandonato

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso grandioso, tra i più interessanti e avvincenti finora descritti nel presente blog. Si tratta di un itinerario impegnativo e selvaggio, che andrebbe affrontato solo se in possesso di una consolidata esperienza di montagna. Già l’avvicinamento alla cresta NW dello Scalocchio dal Vallone dell’Inferno è faticoso e richiede un’attenta valutazione, da farsi in loco, del passaggio migliore da scegliere (quest’ultimo è un esercizio estremamente utile). La cresta in questione non è difficile, ma richiede grande attenzione alla roccia, a volte instabile. Da non sottovalutare è il tratto di sentiero tra il Colletto Ovest del Gendarme e quello Est, questo per la presenza di passaggi d’arrampicata, anche in discesa, e un traverso delicato ed esposto. La Via Normale al Gendarme andrebbe affrontata come una vera e propria via alpinistica, nonostante la presenza di un cavetto d’acciaio: quest’ultimo infatti è vetusto, inaffidabile e, per di più, in un tratto disarcionato. Infine la discesa dalla Cresta del Forame al sottostante Vallone dell’Inferno avviene perlopiù senza traccia, inizialmente all’interno di un ripido canalone erboso. Questo è l’itinerario che affronteremo, certamente impegnativo ed inusuale, ma veramente suggestivo, completo e altamente spettacolare!

Dall’albergo nei pressi del quale abbiamo abbandonato l’auto, si imbocca una sterrata che conduce ad un gruppo di villette che si attraversa, penetrando poco più avanti nella faggeta. Si procede al suo interno seguendo l’ottima traccia contrassegnata GEA n° 00 in direzione del Bivacco Rosario. Avanzando in leggera/moderata pendenza, si transita a fianco di piazzole di carbonaia e si raggiunge un piccolo ripiano con masso dove a sinistra si stacca il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. Si prosegue diritto, perdendo successivamente quota per un breve tratto, per poi riprendere a salire, sempre comodamente, per l’ottimo sentiero. In seguito la traccia attraversa una radura con caratteristici massi erratici, per poi proseguire all’interno della splendida della faggeta guadagnando lentamente quota. Dopo aver incontrato il bivio con il sentiero n° 96, che si stacca a destra e che si ignora, si risale piuttosto ripidamente il margine sinistro di un’altra radura con rigogliosa vegetazione. Il sentiero piega poi a destra onde attraversare la radura in questione, rientrando infine nel bosco. Se ne esce appena dopo, approdando in un’altra panoramica radura, dove è possibile ammirare notevoli visuali della Cresta del Forame (a sinistra) e del roccioso crinale dello Scalocchio con il poderoso Gendarme (a destra). Il sentiero prosegue attraversando altre radure con pietraie ai lati alternate a fasce boscose. Dopo una salita piuttosto ripida all’interno della faggeta, in cui si attraversa un solco asciutto, si sbuca nel magnifico anfiteatro di origine glaciale conosciuto come Valle dell’Inferno Pezzalunga. Ci troviamo a poca distanza dal Bivacco Rosario, che è situato alla nostra sinistra, mentre alla nostra destra si ergono le verticali pareti nord dello Scalocchio e, più in basso, un estetico gendarme che emerge isolato dalle pietraie e che costituisce un valido punto di riferimento. Per ora la nostra prima meta da raggiungere è l’inizio della cresta NW dello Scalocchio: a tal fine si dovranno attraversare ripide pietraie cercandosi in proprio il percorso migliore. Dovremo approdare sul filo del crinale divisorio proprio nei pressi di un isolato dente roccioso che già dal sentiero di avvicinamento al Bivacco Rosario abbiamo notato. Inizialmente, perdendo e ritrovando tracce tra cespugli di mirtillo, si sale puntando alla base del gendarme appena menzionato e, una volta giunti poco sotto quest’ultimo, si incomincia a procedere in traverso, o leggero obliquo ascendente, per pietraie alternate e strisce erbose. Scomodamente si giunge alla base del verticale spigolo di uno sperone roccioso, aggirato il quale si prosegue sempre per pietraia prestando la massima attenzione alla presenza di numerosi blocchi instabili che rendono il cammino costantemente incerto. Aggirata una costola rocciosa, si scende per pochi metri e poi si risale rasentando le rocce basali, per poi continuare ad attraversare la successiva fiumana detritica puntando ad un grande masso con verticale paretina. Lo si raggiunge e si sale scomodamente contornandolo a sinistra, continuando poi verso destra passando sotto altri grossi massi. Si sale brevemente per pietraia, giungendo finalmente in vista del crinale La Tesa/Scalocchio a cui si approda poco dopo. Ci troviamo sulla destra del dente roccioso prima menzionato: ci si dirige quindi verso quest’ultimo aggirandolo a sinistra, rimontando poi sul filo del crinale. Di fronte a noi si erge il primo risalto della cresta NW dello Scalocchio, caratterizzato da un verticale spuntone separato dalla restante cresta da un canale/camino. Seguendo il crinale si giunge in breve sotto il risalto in questione, che rappresenta il punto d’attacco vero e proprio della parte “alpinistica”. Si incomincia l’arrampicata obliquando a sinistra per alcuni metri su grossi blocchi (I°/I°+), cui fa seguito una ripida fessura (II°). Appena dopo si effettua un delicato traverso di pochi metri (II°) mediante il quale si penetra nel già menzionato canale/camino. Dal fondo di quest’ultimo si supera una ripida strozzatura (II°-), raggiungendo infine una selletta delimitata a destra dal torrione verticale e a sinistra da una ripida paretina. Si scala quest’ultima sfruttando ottimi appigli e appoggi (II° all’inizio, poi I°), approdando così al vertice di questa prima e più impegnativa sezione di cresta. Si continua facilmente lungo il filo del crinale, superando un tratto con grossi blocchi appena a sinistra del limite superiore di un bosco di conifere che degrada nel versante lunense. Dopo un facile risalto si risalgono lastre rocciose tenendosi preferibilmente lungo il bordo destro, dove sono più abbondanti gli appoggi (I° e II°-). Raggiunta la sommità di un’altra quota del crinale divisorio, si continua facilmente aggirando a destra un piccolo spuntone (o superandolo direttamente), fino ad approdare ad una sella dove alla nostra sinistra precipita un ripido canale verso il sottostante Vallone dell’Inferno. Dalla sella si scala il soprastante ripido spigolo tenendosi a destra del suo filo, arrampicandosi per grossi blocchi con cespugli di ginepro (I°/I°+). Dopo aver scavalcato o aggirato un’altra altura, si scende ad una selletta da cui ci si arrampica per facili ma ripide rocce (I°+). Giunti sotto il blocco sommitale si scende in obliquo per due o tre metri, prestando la massima attenzione alla presenza di massi instabili. Dopo aver aggirato a destra altre rocce e percorso un ultimo tratto di crinale erboso, si guadagna con soddisfazione la sommità del Monte Scalocchio1851 m, caratterizzata da una piccola croce. Dalla cima si continua per poco lungo l’esposta cresta erbosa in direzione dell’imponente parete ovest del Gendarme. Da qui si presentano due possibilità: 1) Ci si cala a destra per ripido pendio prativo fino a mettere piede in una traccia che seguita a sinistra, aggirando la base di un verticale dente roccioso, conduce ad una selletta dove ci si immette nel percorso n° 94 (consigliabile). 2) Si piega a sinistra scendendo delicatamente per pochi metri. Occorre poi virare repentinamente a destra aggirando uno spuntone roccioso e scavalcando una costa. Poi è necessario calarsi molto ripidamente per blocchi parecchio instabili e pietraia, costeggiando la base del già menzionato dente roccioso (pericoloso e sconsigliabile). Messo piede nel labile sentiero n° 94, proveniente da Case Giannino, lo si segue montando subito sul dorso di una costa che si asseconda in salita per un brevissimo tratto. Poi si piega a destra tagliando in obliquo ripidi pendii prativi con erba alta (tratto che potrebbe risultare alquanto scivoloso e delicato con terreno umido). Poco dopo si approda al Colletto Ovest del Gendarme, proprio sotto l’imponente parete occidentale di quest’ultimo ed esattamente nel punto di attacco della Via Oppio (IV°/IV°+). Dalla selletta ci si cala nel versante opposto (Inferno) disarrampicando su roccette di I°/I°+, tendendo inizialmente a destra (faccia a monte) e successivamente a sinistra (la fune metallica che un tempo agevolava questo passaggio è stata tolta). Si scende poi in obliquo a destra (faccia a valle), per traccia erbosa e scoscesa, giungendo in questo modo ad una caratteristica forcella delimitata a sinistra da un particolare spuntone e a destra dalla verticale parete nord del Gendarme. Segue un esposto e delicato traverso poco sotto la base della poderosa parete, oltre il quale si piega a destra (segnavia sbiadito) entrando all’interno di un ripido canale in parte roccioso. Lo si risale superando alcuni passi di , fino ad approdare al Colletto Est del Gendarme, dove poco più in alto, alla nostra destra, si trova il punto di attacco della Via Normale al Gendarme. Quest’ultima, nella sua parte iniziale, sale appena a sinistra dell’esposto spigolo est: è presente un cordino metallico da non tenere in considerazione, soprattutto in questa prima parte, in quanto disarcionato, arrugginito e non più affidabile. Raggiunta la base della parete, si inizia quindi l’arrampicata scalando alcune ripide paretine con ottimi appigli e appoggi (II° e un passo di II°+; due spit collegati con catena al termine di questa prima sezione). Successivamente si supera una sequenza di muretti e lastre rocciose (I°e II°; ci si può eventualmente aiutare, con grande attenzione, con il sottile cordino d’acciaio), giungendo così al sommo del primo ripido risalto. Si prosegue per traccia lungo un’esposta crestina, affrontando infine il risalto terminale in cui, aiutandosi con un cordino di nylon (sistemato di recente), si superano ripidi blocchi rocciosi. Raggiunta l’esclusiva cima del Gendarme, per la discesa è possibile evitare il tratto con corda di nylon piegando, dalla dorsale sommitale, a sinistra (nord) in direzione di un ometto. Raggiunto quest’ultimo, si deve virare a destra dapprima in obliquo discendente, poi in traverso sotto verticali pareti per cengetta erbosa (attenzione!). Ci si ricongiunge in questo modo con il percorso effettuato all’andata e si disarrampica lungo la sequenza di blocchi, gradini e lastre rocciose. Raggiunti gli spit con catena, si effettua una breve calata (non più di 10 m), approdando infine alla base della parete e, poco più in basso, al Colletto Est del Gendarme. Ora non resta che assecondare, seguendo il sentiero segnato, il panoramico crinale che unisce il Gendarme al Monte La Nuda. Procedendo a saliscendi (ad un certo punto, dopo aver disceso alcune roccette, il sentiero si sdoppia: noi seguiamo preferibilmente la traccia di destra), si giunge ad una selletta, dove a sinistra scende il ripido sentiero (n° 00) verso il Bivacco Rosario. Noi invece proseguiamo diritto, scavalcando inizialmente un poggetto, per poi affrontare l’ultima ripida salita che precede la sommità del Monte La Nuda1893 m, caratterizzata da una diroccata torretta. Dalla panoramica cima si prosegue lungo la Cresta del Forame, assecondando una traccia non segnata che scende verso N/NW (sulla destra sono visibili gli impianti di risalita provenienti da Cerreto Laghi). Approdati alla sottostante sella, sulla sinistra si stacca un aereo crinaletto: seguendolo si raggiunge in breve la sommità, 1842 m, della prima delle cime della Cresta del Forame. Rimesso piede sulla traccia di prima, si scende ripidamente alla sottostante ampia sella, da cui si riprende a salire lambendo una seconda cima del crinale. Perdendo e ritrovando tracce, si scende fino ad approdare ad un’altra selletta, da cui si monta sulla soprastante dorsale caratterizzata da una liscia lastra di arenaria. Facendo attenzione all’esposizione, si guadagna l’ariosa sommità della Vetta del Forame1742 m. Dalla cima si ritorna alla sella di prima da cui si scende verso la Valle dell’Inferno seguendo una traccia di sentiero. Ci troviamo esattamente al sommo di un ripido canalone che costituisce la nostra direttrice per la prima parte della discesa. Seguendo la traccia, ci si sposta inizialmente verso sinistra in direzione di uno spuntone, raggiunto il quale si piega a destra tagliando ripidissimi pendii prativi. Si continua ad attraversare fino a quando la traccia sembra perdersi: da qui è necessario calarsi in obliquo a sinistra, scendendo alla bene e meglio per ripide zolle erbose verso il centro del canale. Raggiunto quest’ultimo, si perde quota sempre molto ripidamente, spostandosi più in basso verso sinistra in direzione di uno spigolo roccioso. Lo si aggira e si continua a attraversare per alcuni metri, piegando poi a destra verso la sottostante grande pietraia. Dal sommo di quest’ultima si continua a scendere tenendosi inizialmente alla sua destra nei pressi del suo limite. Più in basso ci si sposta a sinistra continuando a perdere quota sempre ripidamente e faticosamente. Ancora più in basso si punta ad un ometto collocato sopra un masso, raggiunto  il quale ci si sposta a sinistra verso il vicino limite del bosco. Penetrati al suo interno, si attraversa scomodamente il pendio boscoso, oltrepassando anche un pietraia con vegetazione. Giunti in vista di una paretina rocciosa, si piega a destra in discesa, raggiungendo più in basso un’altra pietraia che si discende obliquando a sinistra. Usciti dal bosco, ci si immette infine nel sentiero n°00 a poca distanza dal Bivacco Rosario. Dai pressi di quest’ultimo si percorre a ritroso il sentiero effettuato all’andata.

N.B.: il percorso successivo al masso con ometto, risulta nel suo complesso poco piacevole e faticoso. Una volta raggiunto il masso in questione, è anche possibile continuare a perdere quota diritto, per poi penetrare nel bosco ed uscirne proprio nei pressi del Bivacco Rosario (possibilità non verificata).

 

 

 

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Tra Bratica e Cedra

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1154 m

Dislivello: 350 m ca.

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo do Riana (1 h ca.) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m (40 min.) ; sella quota 1251 m-Poggio del Tesoro-Passo del Ticchiano (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Casarola-Passo del Ticchiano

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

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Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma affascinante percorso che, nonostante sia di breve durata, risulta piuttosto intenso. Il sentiero n° 737 nel tratto carraia per Casarola-Passo di Riana è di difficilissima reperibilità poiché, in diverse sezioni, inglobato dalla vegetazione. L’attraversamento del crinale Poggio Maslini-Poggio del Tesoro avviene perlopiù su labilissime tracce e, anche in questo caso, bisogna fare i conti con vegetazione invadente e fastidiosa. Come si evince dal titolo, si tratta di un percorso che si sviluppa a cavallo tra la Val Bratica e la Val Cedra.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione, approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi, si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta nel crinale Bratica-Cedra, si ignora a destra la prosecuzione del percorso n° 737 diretto alla sommità del Navert e si prosegue diritto per ampia traccia che scende nel versante Cedra. Poco più in basso ci si immette in una carraia trasversale che si segue comodamente a sinistra, raggiungendo dopo alcuni minuti una magnifico pianoro prativo da cui è possibile ammirare visuali grandiose sull’Alpe di Succiso e il crinale Parma/Massa. Ignorata una traccia che si stacca a destra, si prosegue diritto lungo il percorso principale, attraversando in seguito alcune vallette. Penetrati in un rimboschimento a conifere, si sale effettuando un paio di svolte, fino a confluire in una carrareccia proveniente da Pianadetto che va seguita a sinistra. Si procede in costante salita aggirando le pendici del versante SE del Poggio Maslini (una carraia che si stacca a sinistra e che sale al Passo di Riana va ignorata). Una volta penetrati in un altro rimboschimento a conifere, a quota 1147 m, nel momento in cui il tracciato tende a pianeggiare, si trova un bivio. Ora, continuando a seguire l’ampia traccia si raggiungerebbe senza alcun problema la provinciale n° 75 poco sotto il bivio iniziale. In questa sede vorrei invece proporre una variante più avventurosa e suggestiva, che richiede tuttavia di destreggiarsi con vegetazione in alcuni tratti veramente fastidiosa. Dal menzionato bivio si imbocca a sinistra un sentiero marcato (appena dopo si nota un ometto) che sale a mezza costa procedendo per un tratto parallelamente alla carraia appena abbandonata. Effettuando poi un’ampia svolta a sinistra e dopo un’ultima salita all’interno di una buia abetaia, si approda sul filo della dorsale spartiacque dove si ignora un sentiero che scende in versante Bratica. Si prosegue invece assecondando il crinale in direzione NE verso l’altura nota come il Poggio del Tesoro (nonostante la traccia da seguire sia decisamente incerta e, a volte, assente, questa sezione dell’itinerario, svolgendosi su una dorsale, non pone particolari problemi di orientamento). Poco più avanti si deve salire sulla sommità di un primo poggio erboso molto panoramico dal quale si continua seguendo il crinale. Guadagnato il sommo di un’altra altura boscosa, si scende in obliquo a sinistra su traccia appena accennata all’interno del bosco, tenendosi in questo modo sulla sinistra del crinale. Poi si prosegue al sommo di pendii prativi e poco sotto il limite del bosco. Giunti sotto un secondo poggetto, caratterizzato dalla presenza di un palo elettrico alla base, facendosi largo nella vegetazione invadente si sale lungo il filo del crinale prestando attenzione agli arbusti spinosi nonché ad una recinzione con filo spinato (arrugginito!) alla nostra destra. Dalla panoramica sommità si prosegue lungo la dorsale spartiacque per qualche metro, per poi virare a sinistra e scendere tenendo il crinale sulla destra. Poco più avanti si ritorna nei pressi del filo della dorsale e si riprende a salire scavalcando un’altura. Si continua ad assecondare il crinale divisorio delimitato a sinistra da un’altra recinzione con filo spinato. Si oltrepassa quest’ultima e si avanza contornando il limite superiore di stupendi pendii prativi che regalano suggestive visuali sulla sottostante Val Bratica. Scavalcata per una seconda volta la recinzione, si penetra nel bosco e si perde quota aggirando un dosso boscoso che dovrebbe costituire la sommità vera e propria del Poggio del Tesoro. Si oltrepassa un’altra recinzione e si scende liberamente per il pendio boscoso uscendone poco più in basso. Ci troviamo al sommo di una radura che si discende confluendo infine nell’ampia traccia seguita in salita (siamo poco sotto il valico di crinale con muretto a secco incontrato all’inizio dell’escursione). Da qui, in breve, si fa ritorno al Passo del Ticchiano.

 

 

 

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Monte Cusna: anello da Casalino

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Punto di partenza/arrivo: Casalino 940 m

Dislivello: 1230 m ca.

Durata complessiva: 6/6,15 h

Tempi parziali: Casalino-Prati di Sara (1,30 h) ; Prati di Sara-Monte Cusna (1,15 h) ; Monte Cusna-Ricovero Rio Grande (1,20 h) ; Ricovero Rio Grande-Passo Cisa (30 min.) ; Passo Cisa-Casalino (1,20 h)

Difficoltà: EE la discesa lungo il sentiero n° 607 fino alla Sella del Cusna; E/E+ la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Casalino. E’ consigliabile parcheggiare l’auto prima di entrare nel paese vero e proprio (sono presenti alcuni spiazzi sulla sinistra prima dell’ultima ripida salita che conduce nel centro di Casalino). E’ altresì possibile entrare in auto a Casalino e parcheggiare in uno spiazzo adiacente al cimitero (seguire le indicazioni per il parcheggio)

 

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Un’escursione, quella proposta, che possiamo annoverare tra le “grandi classiche” appenniniche. Questo per tutta una serie di motivi: 1) il prestigio di raggiungere la seconda sommità più elevata dell’Appennino settentrionale (la prima, come sappiano, è il Monte Cimone, alto 45 m in più rispetto il Cusna) 2) La spettacolarità degli ambienti attraversati: lo straordinario altopiano prativo dei Prati di Sara impreziosito dalla presenza di faggi secolari; la panoramica cresta settentrionale e il roccioso crinale sud/est del “Gigante” 3) Il fatto di ricalcare le tracce dei pionieri di questa montagna (si tratta dei valligiani che raggiungevano la vetta agli inizi del ‘900. Va ricordato che l’area del Cusna è frequentata dall’uomo fin da epoche remote). Il percorso suggerito per la discesa, eccetto il tratto iniziale, dovrebbe coincidere con quella che possiamo considerare la “via normale” del Monte Cusna.

Dalla chiesa di Casalino si prosegue in salita per viottolo lastricato, uscendo presto dal nucleo principale ed entrando in un magnifico bosco di castagni. Raggiunto un primo bivio (cartelli), si abbandona l’ampia mulattiera su cui stiamo camminando (è il percorso n° 609 da cui torneremo), per proseguire a destra su ampia traccia contrassegnata n° 625. Si effettua poco dopo un tornante sinistrorso (a destra si stacca una mulattiera che va ignorata) e si continua a guadagnare quota lungo il magnifico e antico tracciato all’interno di un castagneto di rara bellezza. Più avanti si sottopassano i fili dell’alta tensione e, dopo una svolta a sinistra (a destra si trova un’area pic-nic con fontana), si continua per l’ampia traccia che procede per un tratto sulla destra dell’elettrodotto. Rientrati nel bosco, si raggiunge un bivio dove si ignora una carraia che si stacca a destra e si prosegue in moderata pendenza costeggiando più in alto un’area di bosco rado. Il tracciato piega successivamente a sinistra guadagnando quota con alcune svolte, fino ad attraversare un’ampia traccia trasversale varcando proprio in questo punto il letto asciutto del Rio Somagna. Si continua per l’antica mulattiera che poco più in alto inizia a costeggiare, tenendosi sulla destra, un’ampia area di bosco diradato. Più avanti, dopo una svolta a sinistra, si contorna il margine superiore della già menzionata area disboscata, continuando poi a guadagnare quota in direzione sud. Dopo una svolta a destra si procede in leggera/moderata pendenza verso sud/ovest, sbucando più in alto in una piccola radura che si contorna lungo il suo margine sinistro. Poco più avanti si penetra nella valletta formata dal Rio Somagna e si prosegue tenendo il canale alla nostra destra (Più in alto, appena prima di una radura, possiamo ammirare un notevole esemplare di faggio). Si continua alternando radure a macchie boscose fino ad approdare nel magnifico altipiano prativo dei Prati di Sara, a poca distanza dalla depressione conosciuta come Lago del Caricatore1611 m. Dal paletto con cartelli si deve piegare a sinistra in direzione di alcuni faggi secolari dai quali si prosegue diritto risalendo il soprastante pendio prativo. Raggiunto un bivio (cartelli), si ignora a sinistra il sentiero n° 623B e si sale piuttosto ripidamente attraversando poco dopo una macchia boscosa. Si continua a guadagnare quota in direzione est per sentiero che asseconda un’ampia e panoramica dorsale prativa. Raggiunto il magnifico pianoro del Monte Bagioletto (visuali grandiose), si avanza per un tratto in piano per ampia traccia che poi si deve abbandonare (cartello) proseguendo a destra per sentiero (siamo sempre nel percorso contrassegnato n° 625). Quest’ultimo, effettuando inizialmente una curva verso destra, conduce al sommo di un panoramico poggio erboso chiamato Il Portolo. Scesi alla sottostante depressione, si piega a destra onde montare sul dorso dell’ampia cresta/dorsale nord del Cusna, che rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la sommità. Approdati al valico noto come Le Presse1776 m, si taglia il sentiero n° 623 e si prosegue diritto iniziando in questo modo la risalita della soprastante dorsale. Dopo il primo strappo, si giunge alla base di un poggetto di arenarie scagliose che si può aggirare a sinistra per sentiero oppure risalire lungo il filo del crinale. Si continua a guadagnare quota assecondando la magnifica dorsale, affrontando poco dopo un’altra ripida risalita, fino a giungere alla base di una fascia rocciosa. La traccia piega inizialmente a sinistra per poi svoltare a destra avanzando in ripida salita. Giunti sotto un altro poggio arenaceo, il sentiero effettua un obliquo ascendente verso sinistra abbandonando in questo modo la dorsale, riprendendola più in alto alla base dei ripidi pendii erbosi che degradano dalla sommità del Cusna. Qui la traccia piega a destra avanzando per un tratto a mezza costa, per poi svoltare a sinistra e guadagnare quota in sostenuta salita in direzione del crinale nord/ovest del monte. Raggiunto quest’ultimo, si incontra il bivio con il sentiero n° 627 che scende verso sud/ovest in direzione della Costa delle Veline. Noi invece proseguiamo a sinistra lungo il magnifico crinale alla volta della vicina sommità. In breve si guadagna la vetta del Monte Cusna2120 m, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°. Ora incomincia la discesa per il crinale sud/est, ossia il “mento” e il “naso” del “Gigante”, che rappresenta il tratto più impegnativo di tutta l’escursione. La traccia (contrassegnata n° 607) effettua subito un esposto traverso a sinistra iniziando poi a scendere lungo il filo del crinale. Messo piede sul sommo di uno sperone, si deve affrontare un’erta e impegnativa discesa che richiede molta attenzione. Si scende molto ripidamente per traccia e roccette, assecondando attentamente i ben posizionati segnavia bianco-rossi mantenendosi nei pressi del filo della rocciosa cresta. Poco più in basso si deve discendere un canalino (I°) per poi piegare nettamente a sinistra e continuare a perdere quota per traccia ripida e disagevole. Sempre per crinale si approda infine alla panoramica Sella del Cusna2010 m, dove si trova un bivio (cartelli). Qui si abbandona il sentiero n° 607 per imboccare a sinistra la traccia contrassegnata n° 607A che attraversa la testata del circo della Borra. Si procede costantemente a mezza costa per ottimo sentiero che in alcuni tratti, soprattutto nella parte finale, risulta piuttosto stretto e scosceso. Si approda infine sul dorso del costone N/NE, delimitato dal Fosso di Prassordo a W e il Fosso dei Bibbi a E, che costituisce la nostra direttrice per la discesa. L’ottima traccia (contrassegnata n° 619) asseconda fedelmente la dorsale prativa e permette di gustare scenari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino reggiano. Si ignora un sentiero che si stacca a sinistra e si continua a perdere quota fino a raggiungere un ripiano prativo dove la traccia piega leggermente a destra. Si scende serpeggiando tra erba e affioramenti rocciosi, avvicinandosi in questo modo al limite del bosco che si tiene sulla destra. Più in basso si penetra nella valletta formata dal Rio Grande e si discende ripidamente la marnosa sponda destra orografica della valle. Raggiunto il greto, si ignora un sentiero a destra e si guada il rio continuando in salita per ampia traccia che svolta subito a destra. Poco più avanti, in un ambiente boschivo di rara bellezza, si trova il Ricovero Rio Grande1588 m, “costruito negli anni ’60 per i pastori dagli enti pubblici e restaurato dal Parco regionale qualche anno fa” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli del Secchie a l’Alta Garfagnana” L’Escursionista Editore 2008). Dal bivacco si continua lungo l’ampia mulattiera ancora per un breve tratto: infatti, raggiunto un bivio (cartelli), si prende a sinistra il sentiero contrassegnato n° 619A. Procedendo in moderata pendenza, si risale inizialmente una radura che precede un tratto all’interno della faggeta, sbucando infine in una carraia trasversale. La si segue a destra, effettuando poco più avanti una netta svolta a sinistra procedendo per un tratto in direzione nord. Poco dopo si abbandona l’ampia traccia per sentiero a destra con cui si discende un panoramico pendio marnoso (notevole visuale sul Monte Cisa). Confluiti nella carraia abbandonata in precedenza, la si attraversa riprendendo a scendere per sentiero, fino a rimettere nuovamente piede nell’ampia traccia di prima (cartello) che si segue a sinistra. In circa cinque minuti si raggiunge il Passo della Cisa1547 m, situato ai piedi del ripido profilo nord/occidentale dell’omonimo monte. Dal valico si imbocca il sentiero 609/623B che si segue fino a raggiungere un panoramico crinale dove il percorso si sdoppia (cartelli). Noi andiamo a destra lungo il sentiero n° 609, che procede mantenendosi sul filo della dorsale, fino a sbucare in un tornante destrorso della carraia Montecagno-Passo della Cisa. Sulla sinistra si scorge la continuazione del sentiero: lo si segue assecondando per un tratto il panoramico crinale, il quale a sua volta costituisce il sommo della sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Guardarolo. In seguito la traccia piega a destra sottopassando il fili dell’elettrodotto, per poi svoltare a sinistra e perdere quota in ripida discesa. Poco dopo si incontra un caratteristico casotto utilizzato dai guardiafili (per raggiungere la porta d’ingresso occorre utilizzare alcune staffe) oltre il quale il sentiero scende effettuando diversi tornanti. Oltrepassata un’area con sterpaglie (segnavia su un tronco a terra), il percorso svolta a sinistra attraversando un’area di folta vegetazione, sottopassando nuovamente l’elettrodotto. Penetrati in una valletta, si guada un rio (il Torrente Guardarolo) e si prosegue con brevi saliscendi. Poco dopo si sottopassa per un terza volta l’elettrodotto, per poi perdere quota in leggera e moderata pendenza effettuando alcune svolte. Più in basso si deve costeggiare e attraversare un’area disboscata seguendo per un tratto l’orripilante carraia d’esbosco. Per fortuna i segnavia indicano, poco più avanti, di svoltare a sinistra: noi li assecondiamo abbandonando con piacere la traccia d’esbosco che con grande probabilità ha sostituito, cancellandolo, un vecchio percorso. Dopo una breve discesa, si confluisce in un’ampia mulattiera che si segue a sinistra perdendo quota con alcuni tornanti. Dopo aver attraversato due ruscelli, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra. Si procede per la bella mulattiera, incontrando poco più avanti interessanti esemplari di muretti a secco, fino a congiungersi con una carraia proveniente da destra. La si segue per circa 15 minuti, abbandonandola successivamente per sentiero a sinistra (occhio ai segnavia). La traccia si allarga poco dopo a mulattiera: la si segue penetrando dopo qualche minuto in una bella valletta dove si attraversa un rio tramite ponticello in legno. Si prosegue per l’antica mulattiera nel bellissimo castagneto, fino a ritornare al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione a poca distanza da Casalino.

 

 

 

 

 

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