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Gli Schiocchi dell’Ozola e i Prati di Sara: anello da Ligonchio

27 Set

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio 949 m

Dislivello: 830 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ligonchio-Presa Alta (1,30 h) ; Presa Alta-Prati di Sara (1,30 h) ; Prati di Sara-Casalino (1,15 h) ; Casalino-Ligonchio (45 min.)

Difficoltà: E+ il sentiero n° 635 nel tratto Gola dell’Ozola-Prati di Sara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si abbandona l’auto nel comodo parcheggio situato nelle adiacenze della centrale idroelettrica

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che permette la conoscenza di luoghi affascinanti e carichi di storia. Il sentiero che dal fondo della Gola dell’Ozola risale lungo la sponda opposta in direzione delle Cascate del Lavacchiello e dei Prati di Sara, andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto. L’itinerario si svolge lungo sentieri ben segnati che non pongono problemi di individuazione del giusto percorso.

Dal parcheggio nei pressi della centrale idroelettrica, si imbocca nel lato opposto della strada l’ampio sentiero contrassegnato n° 635 diretto alla Presa Alta e ai Prati di Sara. La magnifica mulattiera procede per un lungo tratto in piano tagliando a mezza costa i ripidi fianchi che costituiscono la sponda sinistra orografica della Gola dell’Ozola. Si alternano tratti nel bosco ad aperture che offrono straordinarie visuali sulle pareti del lato opposto della valle. Costeggiando verticali risalti e con andamento pressoché pianeggiante si raggiunge la Presa Bassa928 m. Da qui il sentiero incomincia a salire attraversando inizialmente una frana, per poi guadagnare quota appena a destra del greto del torrente. Più avanti la traccia piega nettamente a destra, onde evitare una sezione franata, e continua prima in leggera salita, poi più ripidamente. Segue un tratto decisamente ripido per sentiero stretto e scosceso che taglia un suggestivo pendio caratterizzato da notevoli esemplari di faggio e grandi massi erratici. Poco più avanti la traccia si amplia continuando a guadagnare quota all’interno di una bella faggeta ad alto fusto. Superando ripidi strappi, si penetra progressivamente nella valle formata dal Fosso Rimale. Con pendenza accentuata, si risale lungo la sponda sinistra orografica della valletta, fino a congiungersi con una traccia proveniente da destra a poca distanza dalla Presa di Mezzo1230 m. Si attraversa la diga e, dopo aver risalito una scalinata, si continua per sentiero a mezza costa. Poco dopo si sbuca in una carrozzabile, proveniente da Ligonchio, che si segue a sinistra, raggiungendo in circa 10 minuti di cammino la località Presa Alta1267 m. Appena dopo uno spiazzo panoramico con pannello esplicativo, si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa che effettua un tornante destrorso e prosegue verso gli edifici dell’Enel. Poco prima di questi ultimi, si stacca a sinistra (tabella) un sentiero: lo si imbocca perdendo quota in ripida discesa, fino a mettere piede nel greto del Torrente Ozola che si attraversa. Passati nella sponda opposta, si sale piuttosto ripidamente tagliando a mezza costa pendii in parte ghiaiosi sovrastati da pareti di roccia scura. Rientrati nel bosco, si superano alcune roccette utilizzando eventualmente un sottile cavetto arrugginito, per poi continuare a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi. Segue un tratto di sentiero pianeggiante che precede l’attraversamento di un canale dove è richiesta attenzione alle rocce viscide e scivolose. Dopo una ripida salita a tornanti, si prosegue a mezza costa sotto pareti verticali (è presente un cavetto d’acciaio), fino a giungere sul dorso di una panoramica costa dove si ammira una visuale davvero grandiosa. Rientrati nel bosco, si attraversa un solco asciutto e, aggirata un’altra costa, si sale a destra ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Siamo all’interno della valletta formata dal Fosso Lama Cavalli che si risale brevemente lungo la sua sponda sinistra orografica (più in basso si nota una presa dell’acquedotto), fino a varcarlo attraversandone il fondo formato da caratteristiche lastre rocciose. Da qui, seguendo una traccia che si stacca a destra, si raggiunge la base della spettacolare Cascata del Lavacchiello. Ritornati sul percorso principale, si attraversa inizialmente il Fosso Lavacchiello, proseguendo successivamente all’interno del bosco. Ora inizia una lunga e ripida salita per traccia che guadagna quota a tornanti e che riconduce più in alto nella valletta formata dal Fosso Lavacchiello. Dopo un tratto a mezza costa, si esce temporaneamente dal bosco e si sale appena a destra di un panoramico crinale. Raggiunto quest’ultimo, lo si segue in ripida salita, rientrando poco più avanti nella vegetazione. Si continua a guadagnare quota per l’erto sentiero che, eccetto per un breve tratto, asseconda il filo della dorsale boschiva. Raggiunta una panoramica apertura, la traccia piega a destra procedendo in falsopiano avvicinandosi nuovamente al fondo della valle del Fosso Lavacchiello. Poco prima di quest’ultimo, il percorso svolta repentinamente a sinistra procedendo in leggera pendenza all’interno del bosco di faggi che progressivamente si assottigliano e abbassano d’altezza. Usciti dal bosco, si contorna per un tratto il suo limite destro, fino ad approdare in ampi declivi prativi, noti come i Prati di Sara. Il luogo in cui ci troviamo è di rara bellezza, certamente uno dei più suggestivi altipiani prativi di tutto l’Appennino settentrionale. Dalla depressione del Lago del Caricatore1611 m, si continua in direzione nord imboccando (cartelli) il sentiero n° 625 che scende a Casalino. Dopo una prima radura, la traccia piega a destra attraversando un ruscello asciutto e prosegue alternando altre radure a macchie boscose. Ci troviamo nella sponda destra orografica della valletta formata dal Rio Somagna e, una volta entrati definitivamente nel bosco (sulla sinistra magnifico esemplare di faggio), si scende tenendosi a poca distanza dal menzionato rio. Poco più avanti il sentiero si sposta a destra procedendo per un tratto in direzione NE, per poi piegare a sinistra perdendo quota a tornanti. Poco più in basso, la traccia scende contornando dall’alto un’ampia area di bosco molto rado per operazioni di disboscamento. Dopo una svolta a destra, si prosegue costeggiando il margine sinistro dell’area disboscata, notando alla nostra destra interessanti esemplari di muretti a secco. La bella mulattiera piega successivamente a sinistra e scende serpeggiando fino ad immettersi in un’ampia traccia che non va seguita. Infatti, appena dopo aver attraversato il letto asciutto del Rio Rimagna, si prosegue a destra per l’antico percorso. Dopo alcuni tornanti, si giunge nei pressi di un’area disboscata che si costeggia seguendo la magnifica mulattiera affiancata da antichi muretti a secco. Poco più avanti ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra e si continua a perdere quota avendo alla nostra destra il tracciato dell’elettrodotto. Giunti nei pressi di un’are pic-nic con fontana, si piega a destra sottopassando i fili dell’alta tensione per poi rientrare nel bosco. Si ignora una traccia che si stacca a sinistra in salita e si prosegue per l’ampia mulattiera che perde quota all’interno di un castagneto di straordinaria bellezza. Giunti ad un bivio, situato nei pressi di un rimboschimento a conifere, si ignora a sinistra una traccia e si svolta a destra, immettendosi poco più in basso nell’ampio tracciato del percorso n° 609. Lo si segue a sinistra, uscendo in breve dal bosco ed entrando, infine, nel nucleo di Casalino940 m. Mediante viottolo si attraversa il magnifico e antico borgo fino a raggiungere la chiesa da cui prosegue diritto. Poco più in basso si imbocca a sinistra (cartello) il sentiero contrassegnato n° 609 SSP (Sentiero Spallanzani), mediante il quale si esce dal paese. Si sovrappassa inizialmente il tubo dell’acquedotto (ad un bivio si continua a destra), proseguendo poi in leggera discesa fino ad attraversare dei prati con villetta sottostante. La mulattiera, che poco dopo si restringe notevolmente a causa della folta vegetazione, transita a fianco di una casa, dopo la quale dobbiamo piegare repentinamente a destra (segnavia) discendendo alla bene e meglio un ripido pendio con rovi fastidiosi. Messo piede sulla strada asfaltata, la si segue a sinistra raggiungendo in breve un bivio, da cui si prosegue in direzione di Ligonchio. Si cammina lungo l’asfalto per diversi minuti, ammirando alla nostra sinistra interessanti affioramenti di gesso. Appena dopo il Fosso di Bacchione, si abbandona la strada, imboccando a destra un sentiero (cartello) che costituisce la continuazione del percorso n° 609 SSP.  Si scende per bella mulattiera verso il fondo della Val d’Ozola, raggiunto il quale si attraversa il torrente mediante ponte. Dal Mulino di Ligonchio (di origine seicentesca, è uno dei più antichi mulini dell’Appennino reggiano) si segue in salita lo stradello d’accesso che a sua volta si immette nella provinciale 59. Si cammina lungo la strada per alcuni minuti in costante salita abbandonandola dopo aver sottopassato il fili dell’alta tensione. Si imbocca a sinistra (tabella) un’ampia traccia che effettua poco più avanti un tornante destrorso tra folti cespugli di felci. Appena dopo si rientra nel bosco, immettendosi successivamente nella provinciale 18 che si attraversa notando alla nostra sinistra la continuazione dell’antico percorso. Si sale per bella mulattiera all’interno di un suggestivo castagneto, fino a sbucare nel pendio prativo sottostante il bacino della centrale idroelettrica di Ligonchio. Messo piede sulla soprastante stradina asfaltata, si può attraversare mediante viottolo il lago fino a ritornare al parcheggio iniziale, oppure proseguire lungo la stradina asfaltata, contornando in questo modo il bacino, fino a confluire nella provinciale che va seguita a sinistra.

 

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