Il crinale dell’Alpe di Mommio

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi, 1344 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cerreto Laghi-Passo di Belfiore (1,45 h) ; Passo di Belfiore-Cima Belfiore-Cima di Borra Grande-Monte La Nuda (1,45/2 h) ; Monte La Nuda-Bivacco Rosario (45 min) ; Bivacco Rosario-Cerreto Laghi (1 h)

Difficoltà: EE il crinale dal Passo di Belfiore al Monte La Nuda ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Castelnovo né Monti-Collagna-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Il toponimo Alpe di Mommio indicava quell’insieme di montagne situato tra le valli del RiarberoRosaro e Mommio. La cima più elevata di questo piccolo nodo montuoso è il Monte La Nuda, purtroppo alquanto deturpato nel suo versante settentrionale dagli impianti sciistici provenienti da Cerreto Laghi. L’itinerario proposto implica l’attraversamento del lungo crinale che si estende dal Termine delle Tre Potenze al Monte La Nuda. Il sentiero 00 evita quasi tutte le cime della dorsale spartiacque, impedendo in questo modo di ammirare angoli davvero straordinari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino tosco-emiliano. Escursione di grande respiro, senza dubbio uno dei più suggestivi anelli che sia possibile effettuare nell’Appennino reggiano. L’autore della relazione, a causa di un’ampia area disboscata, ha riscontrato notevoli problemi di individuazione del giusto sentiero nella sezione iniziale dell’itinerario. Tale situazione si riferisce alla verifica compiuta a fine giugno del 2017. Nei prossimi anni il percorso, limitatamente al tratto in questione, verrà sicuramente ripristinato.

Dal Lago del Cerreto1344 m, si risale a sinistra una scalinata (segnavia), fiancheggiata da alberghi e ristoranti, continuando poi per stradina asfaltata (Via Belfiore) in direzione di un vistoso condominio. Lo si raggiunge e si prosegue a sinistra per stradello che appena dopo svolta nettamente a destra. Trascurato a sinistra l’imbocco del percorso CAI n° 649C, si continua ancora per un breve tratto lungo la strada asfaltata. Appena prima di un altro condominio, si svolta infatti a destra per stradina inizialmente cementata effettuando un tornante sinistrorso. Fa seguito un tornante destrorso e una netta svolta a sinistra dopo la quale si deve abbandonare la carrareccia imboccando a sinistra (cartelli) un sentiero che sale in obliquo tra folta vegetazione. Attraversata una carraia di esbosco, si continua per il percorso segnato che poco dopo aggira un crinaletto. Da qui in poi, per un tratto non propriamente breve, l’autore della relazione ha tribolato non poco nel reperire il giusto percorso, questo a causa di una vasta area disboscata con tronchi a terra che coprivano il sentiero, rendendo notevolmente difficile l’orientamento. Il sottoscritto è salito alla bene e meglio tendendo inizialmente verso destra per poi traversare a sinistra e recuperare la traccia segnata. Dopo una breve sezione di bosco ancora integro, l’autore della relazione si è imbattuto in un’altra e ancora più estesa area disboscata. Con passi sempre più penosi, passando di tronco in tronco, si è spostato a destra verso il già menzionato crinaletto, per poi piegare a sinistra e iniziare a scendere in obbliquo. Recuperato il percorso segnato, il sottoscritto ha incontrato una terza area di bosco molto diradato, dove tuttavia il percorso è risultato più evidente grazie ai segnavia bianco-rossi, ancora visibili in quanto posizionati su alberi non divelti. Rientrati nella copertura boscosa, si continua per ottimo sentiero che transita a fianco di una bella pietraia chiamata Il Maserone. Si prosegue per il magnifico e storico percorso dei carbonai (sono infatti visibili diverse piazzole di carbonaie) che procede perlopiù in quota, con alcuni tratti in discesa e poche risalite, aggirando coste e varcando ruscelli (la segnaletica CAI è ottimale). Molto più avanti, una ripida salita a tornanti porta ad oltrepassare un’altra costa boscosa (Il Costone), cui fa seguito un tratto in piano e in leggera discesa. Dopo una piccola pietraia, un’area umida con ruscello e una breve risalita (tenere d’occhio i segnavia), si giunge nei pressi di una magnifica conca di origine glaciale: si tratta della torbiera chiamata Padule1623 m. Il sentiero prosegue perdendo quota a sinistra di un’altra pietraia, assecondando poi il dorso di una costa boscosa. Poco più avanti la traccia piega a destra e porta ad attraversare tre ruscelli di cui il primo asciutto. Ci si immette infine nel percorso 649C, proveniente anch’esso da Cerreto Laghi, che si segue in direzione del non lontano Passo di Belfiore. Dopo il primo tratto in cui si avanza verso est, si vira a destra iniziando una ben dura salita per traccia che segue le linee di massima pendenza del pendio boscoso. Effettuando alcuni tornanti, si approda infine sul crinale spartiacque immettendosi qui nel sentiero 00. Andando a destra si raggiunge subito il Passo di Belfiore1664 m, da cui, trascurato a sinistra il sentiero n° 86, si inizia a risalire il panoramico crinale divisorio. Approdati su di un dosso, si continua lungo il sentiero 00 ancora per poco: infatti, giunti in vista di un ometto, si piega a sinistra per flebile traccia, andando sempre a sinistra al primo bivio che si incontra. Procedendo in piano, si raggiunge in breve il dorso del crinale orientale di una cima secondaria che si risale piuttosto ripidamente senza traccia. Raggiunta la sommità, si prosegue ulteriormente confluendo poco più avanti nella dorsale Monte Tondo/Monte La Nuda, esattamente nel punto denominato Termine delle Tre Potenze1773 m (interessante cippo confinario). Da qui si prosegue alla volta della non lontana Cima Belfiore, “ignorata”, come del resto tutte le altre sommità (eccetto il Monte La Nuda) dell’Alpe di Mommio, dal sentiero 00. Si continua quindi lungo il magnifico crinale perdendo quota (ci si tiene per un tratto a destra della cresta) in direzione della selletta alla base del ripido profilo sud/est della Cima Belfiore. Per traccia inizialmente marcata, poi più labile, si guadagna la bellissima cima, 1815 m, dove è collocato un altro interessante cippo confinario. Dalla sommità si scende lungo il crinale nord/ovest per traccia esigua raggiungendo una selletta. Si continua per il percorso di crinale scavalcando una gobba, scendendo successivamente per ripida traccia che evita a destra alcuni risalti più ripidi. Ci si ricongiunge più in basso con il sentiero 00 con il quale si attraversa una pietraia, per poi abbandonarlo spostandosi a sinistra onde risalire il profilo sud/est della Cima di Borra Grande. La salita è faticosa e senza traccia, tuttavia l’orientamento, trattandosi di un crinale, non è affatto problematico: al limite possiamo utilizzare come riferimento dei vecchi paletti di legno segnanti il confine regionale. Raggiunta la panoramica sommità del monte, 1855 m, si continua per crinale orizzontale iniziando poi a scendere per traccia appena accennata restando pressoché sul filo della ripida dorsale (altri paletti di legno). Più in basso la cresta si assottiglia divenendo perciò più esposta. Si attraversa una pietraia oltre la quale si discende una ripida crestina con qualche facile roccetta. Rimesso piede nel sentiero 00, lo si asseconda solo per poco: infatti, una volta giunti in vista di un particolare spuntone dalla caratteristica forma ricurva, disposto alla nostra sinistra, si abbandona il percorso segnato onde dirigersi verso la curiosa conformazione rocciosa. Avanzando orizzontalmente per traccia piuttosto esposta, si giunge nei pressi dello spettacolare torrione e si inizia a salire ripidamente prima su erba, poi per pietraia. Da quest’ultima si obliqua a sinistra onde aggirare una ripida costa. Poco più avanti si affronta, dapprima in obliquo ascendente, una ripida e scomoda risalita alla volta della sommità di un’altra cima del lungo crinale. Ripidamente per erba, superando anche alcune roccette, si guadagna la sommità, oltre la quale si continua per crinaletto in parte roccioso. Si supera un breve e facile gradino e si prosegue lungo il crinale fino a ricongiungersi con il sentiero 00 che si attraversa. Continuando ad assecondare il filo della dorsale, si supera una breve fascia di roccette procedendo in direzione della vicina sommità del Monte La Nuda1893 m, (la vetta più alta dell’Alpe di Mommio). Dalla cima – da cui si ammira un grandioso panorama (spicca soprattutto Il Gendarme e la Cresta dello Scalocchio) – si inizia la discesa lungo il sentiero 00, il quale, dopo il primo ripido tratto, asseconda il crinale ovest del monte. Giunti ad una selletta (cartelli), si piega a destra iniziando la ben ripida discesa all’interno del magnifico Vallone dell’Inferno chiamato anche Pezzalunga. La traccia per un buon tratto è decisamente ripida, solo più in basso la pendenza diminuisce. Poco prima del limite del bosco, su un ripiano alla nostra destra è situato il Bivacco Rosario1613 m, raggiungibile con breve deviazione (poco più in basso rispetto il bivacco, alla base di una verticale parete, si trova una freschissima fonte). Rientrati nel sentiero 00, si penetra nel bosco procedendo inizialmente in ripida discesa. Si continua poi per il bel sentiero che alterna tratti all’interno della faggeta a radure con cespugli di lamponi che si attraversano e discendono. Rientrati definitivamente nel bosco, si trascura a sinistra il sentiero n° 96 e si prosegue per il percorso principale contrassegnato n° 00. Più avanti si deve aggirare a sinistra (segnavia presenti e ben posizionati) un’area di bosco divelto per frana o valanga. Dopo una breve contropendenza e una discesa, si incontra un bivio (cartelli), dove si svolta a destra imboccando il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. La traccia procede inizialmente in leggera salita e poi a saliscendi, effettuando in seguito una netta svolta a destra. Dopo un tratto a mezza costa, si raggiunge un piccolo ripiano da cui si sale piuttosto ripidamente attraversando un’ampia dorsale boscosa. Poco più avanti si sbuca in un’area disboscata dove è necessario assecondare a sinistra la carraia di esbosco. Individuato a destra un segnavia, ci si dirige verso esso rientrando temporaneamente nel bosco. Poco dopo si sbuca in un’altra area tristemente disboscata, dove i puntuali segnavia ci guidano nel suo attraversamento. Successivamente il sentiero procede in leggera salita tra bosco rado e cespugli di lamponi, avanzando parallelamente alla sottostante strada asfaltata. Rientrati nella faggeta, si procede per un tratto in falsopiano per poi effettuare una netta svolta a sinistra scendendo verso il retro di un albergo. Messo piede su una stradina asfaltata, la si segue a destra immettendosi poco dopo nella provinciale per Cerreto Laghi. Raggiunto il Palaghiaccio, non resta altro che attraversare tutta la località turistica, caratterizzata da grandi condomini, facendo così ritorno al Lago del Cerreto nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

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