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Il Crinale dell’Alpe di Mommio

08 Set

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cerreto Laghi-Passo di Belfiore (1,45 h) ; Passo di Belfiore-Cima Belfiore-Cima di Borra Grande-Monte La Nuda (1,45/2 h) ; Monte La Nuda-Bivacco Rosario (45 min) ; Bivacco Rosario-Cerreto Laghi (1 h)

Difficoltà: EE il crinale dal Passo di Belfiore al Monte La Nuda ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Castelnovo né Monti-Collagna-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il toponimo Alpe di Mommio indicava quell’insieme di montagne situato tra le valli del Riarbero, Rosaro e Mommio. La cima più elevata di questo piccolo nodo montuoso è il Monte La Nuda, purtroppo alquanto deturpato, nel suo versante settentrionale, dagli impianti sciistici provenienti da Cerreto Laghi. L’itinerario proposto implica il percorrimento del lungo crinale che si estende dal Termine delle Tre Potenze al Monte La Nuda. Il sentiero 00 evita quasi tutte le cime della dorsale spartiacque, impedendo in questo modo di ammirare angoli davvero straordinari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino tosco-emiliano. Escursione di grande respiro, senza dubbio uno dei più suggestivi anelli che sia possibile effettuare nell’Appennino reggiano. Purtroppo nella parte iniziale è necessario attraversare un’ampia area disboscata che rende molto problematico il rinvenimento del sentiero.

Dal Lago del Cerreto, 1344 m, si risale a sinistra una scalinata (segnavia), fiancheggiata da alberghi e ristoranti, continuando poi per stradina asfaltata (Via Belfiore) in direzione di un vistoso condominio. Lo si raggiunge e si prosegue a sinistra per stradello che appena dopo svolta nettamente a destra. Poco più avanti si nota a sinistra l’imbocco del percorso CAI n° 649C, che si ignora, continuando ancora per un breve tratto lungo l’asfalto. Appena prima di un’altro condominio, si svolta infatti a destra per stradina inizialmente cementata effettuando un tornante sinistrorso. Fa seguito un tornante destrorso e una netta svolta a sinistra, dopo la quale si deve abbandonare la carrareccia onde imboccare a sinistra (cartelli) un sentiero che sale in obliquo tra folta vegetazione. Si attraversa una carraia si esbosco e si continua per la traccia che aggira un crinaletto. Qui ha inizio la parte più sgradevole di tutto l’itinerario: infatti, una sciagurata e vastissima operazione di disboscamento rende molto problematico il rinvenimento del sentiero, per molti metri completamente coperto da tronchi d’albero. Conviene risalire alla bene e meglio a destra per qualche metro, traversando poi a sinistra e recuperando poco più avanti la traccia segnata. Dopo un breve tratto di sentiero evidente, occorre attraversare un’altra e ancora più estesa area disboscata. Con passi sempre più penosi, passando di tronco in tronco, ci si sposta a destra verso il già menzionato crinaletto, per poi piegare a sinistra e iniziare a scendere obliquando. Con un po di fortuna, si dovrebbe riuscire a recuperare il sentiero segnato, lasciandosi così alle spalle, con rabbia e sdegno, uno scempio che ha pochi eguali, soprattutto nel contesto di un parco nazionale! Un’altra possibilità consisterebbe nel seguire il crinaletto più volte citato, abbandonando perciò il sentiero nel momento in cui lo aggira. Più avanti occorrerebbe scendere in obliquo onde recuperare il percorso segnato. Segue una terza area di bosco molto diradato dove il percorso risulta più evidente grazie ai segnavia bianco-rossi, ancora visibili in quanto posizionati su alberi per ora, forse per poco, non abbattuti. Entrati nel bosco, si continua per ottimo sentiero che transita a fianco di una bella pietraia chiamata Il Maserone. Si prosegue per il magnifico e storico percorso dei carbonai (sono, infatti, visibili diverse piazzole di carbonaie) che procede perlopiù in quota, con alcuni tratti in discesa e poche risalite, aggirando coste e varcando ruscelli (la segnaletica CAI è ottimale). Molto più avanti una ripida salita a tornanti porta ad oltrepassare un’altra costa boscosa (Il Costone), cui fa seguito un tratto in piano e leggera discesa. Dopo una piccola pietraia, un’area umida con ruscello e una breve risalita (tenere d’occhio i segnavia), si giunge nei pressi di una magnifica conca di origine glaciale: si tratta della torbiera chiamata Padule, 1623 m. Il sentiero prosegue perdendo quota a sinistra di un’altra pietraia, per poi continuare a scendere sul dorso di una costa boscosa. Poco più avanti la traccia piega a destra e porta ad attraversare tre ruscelli di cui il primo asciutto. Ci si immette infine nel percorso 649C, proveniente anch’esso da Cerreto Laghi, che si segue in direzione del non lontano Passo di Belfiore. Si avanza dapprima verso est, per poi svoltare a destra e iniziare una ben dura risalita per traccia che in alcuni tratti segue le linee di massima pendenza del pendio boscoso. Effettuando alcuni tornanti, si approda sul crinale spartiacque immettendosi nel sentiero 00, che si segue a destra, uscendo quasi subito dal bosco. Raggiunto il Passo di Belfiore, 1664 m, si ignora a sinistra il sentiero n° 86, iniziando a risalire il panoramico crinale divisorio. Approdati su un dosso, si continua lungo il sentiero 00 ancora per poco: infatti, giunti in vista di un ometto, si piega a sinistra per flebile traccia, andando sempre a sinistra al primo bivio. Procedendo in piano, si raggiunge in breve il dorso del crinale orientale di una cima secondaria che si risale piuttosto ripidamente senza traccia. Raggiunta la sommità, si prosegue ulteriormente confluendo poco più avanti nel crinale proveniente dal Monte Tondo, ed esattamente nel punto denominato Termine delle Tre Potenze, 1773 m (interessante cippo confinario). Da qui si prosegue alla volta della non lontana Cima Belfiore “ignorata”, come del resto tutte le altre sommità (eccetto il Monte La Nuda) dell’Alpe di Mommio, dal sentiero 00. Si continua quindi lungo il magnifico crinale perdendo quota (ci si tiene per un tratto a destra della cresta) in direzione della selletta alla base del ripido profilo sud/est della Cima Belfiore. Per traccia inizialmente più marcata, poi più labile, si guadagna la bellissima cima, 1815 m, dove è collocato un altro interessante cippo confinario. Dalla sommità si scende lungo il crinale nord/ovest per traccia esigua, raggiungendo infine una selletta. Si continua per il percorso di crinale scavalcando una gobba, scendendo successivamente per ripida traccia che evita a destra alcuni risalti più ripidi. Ci si ricongiunge più in basso con il sentiero 00, con il quale si attraversa una pietraia, per poi abbandonarlo spostandosi a sinistra onde risalire il profilo sud/est della Cima di Borra Grande. La salita è faticosa e senza traccia, tuttavia l’orientamento, trattandosi di un crinale, non è affatto problematico: al limite possiamo utilizzare come riferimento dei vecchi paletti in legno segnanti il confine regionale. Raggiunta la panoramica sommità del monte, 1855 m, si continua per crinale orizzontale, per poi iniziare a scendere per traccia appena accennata restando pressoché sul filo della ripida dorsale (altri paletti in legno). Più in basso la cresta si assottiglia divenendo, perciò, più esposta. Si attraversa una pietraia oltre la quale si discende una ripida crestina con qualche facile roccetta. Rimesso piede nel sentiero 00, lo si asseconda solo per poco: infatti, una volta giunti in vista di un particolare spuntone dalla caratteristica forma ricurva, disposto alla nostra sinistra, si abbandona il percorso segnato onde dirigersi verso il particolare gendarme. Avanzando orizzontalmente per traccia piuttosto esposta, si giunge nei pressi dello spettacolare torrione e si inizia a salire ripidamente prima su erba, poi per pietraia. Da quest’ultima si obliqua a sinistra onde aggirare una ripida costa. Poco più avanti si affronta, dapprima in obliquo ascendente, un ripida e scomoda risalita alla volta della sommità di un’altra cima del lungo crinale. Ripidamente per erba, superando anche alcune roccette, si guadagna la sommità, oltre la quale si continua per crinaletto in parte roccioso. Si supera un breve e facile gradino e si prosegue lungo il crinale fino a ricongiungersi con il sentiero 00, che si attraversa, continuando a salire lungo la dorsale. Oltrepassata una breve fascia di roccette, si continua in direzione della vicina sommità del Monte La Nuda, 1893 m, (la vetta più alta dell’Alpe di Mommio) che si raggiunge in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama offerto dalla sommità di questa montagna (spicca soprattutto Il Gendarme e la Cresta dello Scalocchio), si inizia la discesa lungo il sentiero 00, il quale, dopo il primo ripido tratto, asseconda il crinale ovest del monte. Giunti ad una selletta con bivio (cartelli), si piega a destra iniziando la ben ripida discesa all’interno del magnifico Vallone dell’Inferno chiamato anche Pezzalunga. La traccia per un buon tratto è decisamente ripida, solo più in basso la pendenza diminuisce. Poco prima del limite del bosco, su un ripiano alla nostra destra, è situato il Bivacco Rosario, 1613 m, raggiungibile con breve deviazione (poco più in basso rispetto il bivacco, alla base di una verticale parete, si trova una freschissima fonte). Rientrati nel sentiero 00, si penetra nel bosco procedendo inizialmente in ripida discesa. Si continua per il bel sentiero che alterna tratti all’interno del bosco a radure con cespugli di lamponi che si attraversano e discendono. Rientrati definitivamente nella faggeta, si incontra il bivio con il sentiero n° 96, che si ignora, continuando per comoda traccia contrassegnata n°00. Più avanti si transita a sinistra di un’area di bosco divelto e si prosegue perlopiù in leggera discesa. Dopo una breve contropendenza e una discesa, si incontra un bivio (cartelli), dove si svolta a destra imboccando il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. La traccia procede inizialmente in leggera salita e successivamente a saliscendi, effettuando in seguito una netta svolta a destra. Dopo un tratto a mezza costa, si raggiunge un piccolo ripiano da cui si risale piuttosto ripidamente attraversando un’ampia dorsale boscosa. Poco più avanti si sbuca in un’area disboscata dove è necessario prendere la carraia di esbosco seguendola a sinistra in discesa. Individuato a destra un segnavia, ci si dirige verso esso rientrando temporaneamente nel bosco. Poco dopo si sbuca in un’altra area tristemente disboscata, dove i puntuali segnavia ci guidano al fine del suo attraversamento. Successivamente il sentiero procede in leggera salita tra bosco rado e cespugli di lamponi, avanzando parallelamente alla sottostante strada asfaltata. Rientrati nella faggeta, si procede per un tratto in falsopiano, per poi effettuare una netta svolta a sinistra scendendo verso il retro di un albergo e mettendo piede su una stradina che si segue a destra. Raggiunto il Palaghiaccio di Cerreto Laghi, non resta che attraversare tutta la località turistica, caratterizzata da grandi condomini, facendo infine ritorno al Lago del Cerreto, nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

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