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Archivio mensile:settembre 2017

Gli Schiocchi dell’Ozola e i Prati di Sara: anello da Ligonchio

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio 949 m

Dislivello: 830 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Ligonchio-Presa Alta (1,30 h) ; Presa Alta-Prati di Sara (1,30 h) ; Prati di Sara-Casalino (1,15 h) ; Casalino-Ligonchio (45 min.)

Difficoltà: E+ il sentiero n° 635 nel tratto Gola dell’Ozola-Prati di Sara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si abbandona l’auto nel comodo parcheggio situato nelle adiacenze della centrale idroelettrica

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse che permette la conoscenza di luoghi affascinanti e carichi di storia. Il sentiero che dal fondo della Gola dell’Ozola risale lungo la sponda opposta in direzione delle Cascate del Lavacchiello e dei Prati di Sara, andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto. L’itinerario si svolge lungo sentieri ben segnati che non pongono problemi di individuazione del giusto percorso.

Dal parcheggio nei pressi della centrale idroelettrica, si imbocca nel lato opposto della strada l’ampio sentiero contrassegnato n° 635 diretto alla Presa Alta e ai Prati di Sara. La magnifica mulattiera procede per un lungo tratto in piano tagliando a mezza costa i ripidi fianchi che costituiscono la sponda sinistra orografica della Gola dell’Ozola. Si alternano tratti nel bosco ad aperture che offrono straordinarie visuali sulle pareti del lato opposto della valle. Costeggiando verticali risalti e con andamento pressoché pianeggiante si raggiunge la Presa Bassa928 m. Da qui il sentiero incomincia a salire attraversando inizialmente una frana, per poi guadagnare quota appena a destra del greto del torrente. Più avanti la traccia piega nettamente a destra, onde evitare una sezione franata, e continua prima in leggera salita, poi più ripidamente. Segue un tratto decisamente ripido per sentiero stretto e scosceso che taglia un suggestivo pendio caratterizzato da notevoli esemplari di faggio e grandi massi erratici. Poco più avanti la traccia si amplia continuando a guadagnare quota all’interno di una bella faggeta ad alto fusto. Superando ripidi strappi, si penetra progressivamente nella valle formata dal Fosso Rimale. Con pendenza accentuata, si risale lungo la sponda sinistra orografica della valletta, fino a congiungersi con una traccia proveniente da destra a poca distanza dalla Presa di Mezzo1230 m. Si attraversa la diga e, dopo aver risalito una scalinata, si continua per sentiero a mezza costa. Poco dopo si sbuca in una carrozzabile, proveniente da Ligonchio, che si segue a sinistra, raggiungendo in circa 10 minuti di cammino la località Presa Alta1267 m. Appena dopo uno spiazzo panoramico con pannello esplicativo, si prende a sinistra un’ampia traccia in discesa che effettua un tornante destrorso e prosegue verso gli edifici dell’Enel. Poco prima di questi ultimi, si stacca a sinistra (tabella) un sentiero: lo si imbocca perdendo quota in ripida discesa, fino a mettere piede nel greto del Torrente Ozola che si attraversa. Passati nella sponda opposta, si sale piuttosto ripidamente tagliando a mezza costa pendii in parte ghiaiosi sovrastati da pareti di roccia scura. Rientrati nel bosco, si superano alcune roccette utilizzando eventualmente un sottile cavetto arrugginito, per poi continuare a mezza costa attraversando una sequenza di tre solchi. Segue un tratto di sentiero pianeggiante che precede l’attraversamento di un canale dove è richiesta attenzione alle rocce viscide e scivolose. Dopo una ripida salita a tornanti, si prosegue a mezza costa sotto pareti verticali (è presente un cavetto d’acciaio), fino a giungere sul dorso di una panoramica costa dove si ammira una visuale davvero grandiosa. Rientrati nel bosco, si attraversa un solco asciutto e, aggirata un’altra costa, si sale a destra ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Siamo all’interno della valletta formata dal Fosso Lama Cavalli che si risale brevemente lungo la sua sponda sinistra orografica (più in basso si nota una presa dell’acquedotto), fino a varcarlo attraversandone il fondo formato da caratteristiche lastre rocciose. Da qui, seguendo una traccia che si stacca a destra, si raggiunge la base della spettacolare Cascata del Lavacchiello. Ritornati sul percorso principale, si attraversa inizialmente il Fosso Lavacchiello, proseguendo successivamente all’interno del bosco. Ora inizia una lunga e ripida salita per traccia che guadagna quota a tornanti e che riconduce più in alto nella valletta formata dal Fosso Lavacchiello. Dopo un tratto a mezza costa, si esce temporaneamente dal bosco e si sale appena a destra di un panoramico crinale. Raggiunto quest’ultimo, lo si segue in ripida salita, rientrando poco più avanti nella vegetazione. Si continua a guadagnare quota per l’erto sentiero che, eccetto per un breve tratto, asseconda il filo della dorsale boschiva. Raggiunta una panoramica apertura, la traccia piega a destra procedendo in falsopiano avvicinandosi nuovamente al fondo della valle del Fosso Lavacchiello. Poco prima di quest’ultimo, il percorso svolta repentinamente a sinistra procedendo in leggera pendenza all’interno del bosco di faggi che progressivamente si assottigliano e abbassano d’altezza. Usciti dal bosco, si contorna per un tratto il suo limite destro, fino ad approdare in ampi declivi prativi, noti come i Prati di Sara. Il luogo in cui ci troviamo è di rara bellezza, certamente uno dei più suggestivi altipiani prativi di tutto l’Appennino settentrionale. Dalla depressione del Lago del Caricatore1611 m, si continua in direzione nord imboccando (cartelli) il sentiero n° 625 che scende a Casalino. Dopo una prima radura, la traccia piega a destra attraversando un ruscello asciutto e prosegue alternando altre radure a macchie boscose. Ci troviamo nella sponda destra orografica della valletta formata dal Rio Somagna e, una volta entrati definitivamente nel bosco (sulla sinistra magnifico esemplare di faggio), si scende tenendosi a poca distanza dal menzionato rio. Poco più avanti il sentiero si sposta a destra procedendo per un tratto in direzione NE, per poi piegare a sinistra perdendo quota a tornanti. Poco più in basso, la traccia scende contornando dall’alto un’ampia area di bosco molto rado per operazioni di disboscamento. Dopo una svolta a destra, si prosegue costeggiando il margine sinistro dell’area disboscata, notando alla nostra destra interessanti esemplari di muretti a secco. La bella mulattiera piega successivamente a sinistra e scende serpeggiando fino ad immettersi in un’ampia traccia che non va seguita. Infatti, appena dopo aver attraversato il letto asciutto del Rio Rimagna, si prosegue a destra per l’antico percorso. Dopo alcuni tornanti, si giunge nei pressi di un’area disboscata che si costeggia seguendo la magnifica mulattiera affiancata da antichi muretti a secco. Poco più avanti ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra e si continua a perdere quota avendo alla nostra destra il tracciato dell’elettrodotto. Giunti nei pressi di un’are pic-nic con fontana, si piega a destra sottopassando i fili dell’alta tensione per poi rientrare nel bosco. Si ignora una traccia che si stacca a sinistra in salita e si prosegue per l’ampia mulattiera che perde quota all’interno di un castagneto di straordinaria bellezza. Giunti ad un bivio, situato nei pressi di un rimboschimento a conifere, si ignora a sinistra una traccia e si svolta a destra, immettendosi poco più in basso nell’ampio tracciato del percorso n° 609. Lo si segue a sinistra, uscendo in breve dal bosco ed entrando, infine, nel nucleo di Casalino940 m. Mediante viottolo si attraversa il magnifico e antico borgo fino a raggiungere la chiesa da cui prosegue diritto. Poco più in basso si imbocca a sinistra (cartello) il sentiero contrassegnato n° 609 SSP (Sentiero Spallanzani), mediante il quale si esce dal paese. Si sovrappassa inizialmente il tubo dell’acquedotto (ad un bivio si continua a destra), proseguendo poi in leggera discesa fino ad attraversare dei prati con villetta sottostante. La mulattiera, che poco dopo si restringe notevolmente a causa della folta vegetazione, transita a fianco di una casa, dopo la quale dobbiamo piegare repentinamente a destra (segnavia) discendendo alla bene e meglio un ripido pendio con rovi fastidiosi. Messo piede sulla strada asfaltata, la si segue a sinistra raggiungendo in breve un bivio, da cui si prosegue in direzione di Ligonchio. Si cammina lungo l’asfalto per diversi minuti, ammirando alla nostra sinistra interessanti affioramenti di gesso. Appena dopo il Fosso di Bacchione, si abbandona la strada, imboccando a destra un sentiero (cartello) che costituisce la continuazione del percorso n° 609 SSP.  Si scende per bella mulattiera verso il fondo della Val d’Ozola, raggiunto il quale si attraversa il torrente mediante ponte. Dal Mulino di Ligonchio (di origine seicentesca, è uno dei più antichi mulini dell’Appennino reggiano) si segue in salita lo stradello d’accesso che a sua volta si immette nella provinciale 59. Si cammina lungo la strada per alcuni minuti in costante salita abbandonandola dopo aver sottopassato il fili dell’alta tensione. Si imbocca a sinistra (tabella) un’ampia traccia che effettua poco più avanti un tornante destrorso tra folti cespugli di felci. Appena dopo si rientra nel bosco, immettendosi successivamente nella provinciale 18 che si attraversa notando alla nostra sinistra la continuazione dell’antico percorso. Si sale per bella mulattiera all’interno di un suggestivo castagneto, fino a sbucare nel pendio prativo sottostante il bacino della centrale idroelettrica di Ligonchio. Messo piede sulla soprastante stradina asfaltata, si può attraversare mediante viottolo il lago fino a ritornare al parcheggio iniziale, oppure proseguire lungo la stradina asfaltata, contornando in questo modo il bacino, fino a confluire nella provinciale che va seguita a sinistra.

 

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Monte Ventasso: anello dalla S.S. 63

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo lungo la S.S. 63 nei pressi del Rio Ricco, 887 m

Dislivello: 970 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: S.S. 63-Oratorio S.Maria Maddalena-Monte Ventasso (2,15 h) ; Monte Ventasso-Oratorio S.Maria Maddalena-Nismozza (1, 45 h) ; Nismozza-Cà Manari-Agriturismo Rio Riccò-S.S. 63 (45 min.)

Difficoltà: E (E+ nel tratto Oratorio S.Maria Maddalena-sommità Monte Ventasso)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-S.S. 63 per il Passo del Cerreto. Oltrepassato Carvarezza, si continua per la statale ignorando sinistra il bivio per Busana. Poco dopo si entra nella valletta formata dal Rio Riccò: si può abbandonare l’auto nel grande spiazzo adiacente all’autorimessa A.N.A.S.,oppure in uno slargo situato sulla sinistra, appena dopo il ponte sul Rio Riccò

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Antiche mulattiere, magnifici castagneti e panorami mozzafiato caratterizzano questo percorso, certamente uno degli anelli più interessanti al fine di gustare le bellezze ambientali, nonché gli aspetti più propriamente storici/antropologici del Monte Ventasso.

Appena dopo il ponte sul Rio Ricco, in direzione del Passo del Cerreto, si imbocca a destra un sentiero (cartelli e tabella del percorso CAI n° 661) inizialmente piuttosto infrascato. La traccia effettua alcuni tornanti per poi progredire in direzione nord in moderata pendenza. Stiamo camminando su una splendida e antica mulattiera: la presenza, in diversi tratti, del lastricato originario e i muretti a secco che delimitano il tracciato, sono una chiara testimonianza della storicità ed importanza di questo percorso. Più avanti la traccia effettua alcune piccole svolte, entrando poi nel bosco (la vegetazione risulta, in alcuni punti, piuttosto invadente, segno della ingiustificata trascuratezza di questo percorso). Poco dopo si svolta a sinistra onde cominciare a risalire il pendio boscoso, compiendo in seguito alcuni tornanti ed ammirando lungo il cammino altri splendidi muretti a secco. Progressivamente si penetra nella valletta formata dal Rio Riccò, che si varca poco più avanti mediante ponticello. La traccia guadagna successivamente quota tenendosi a destra del corso d’acqua appena attraversato, per poi spostarsi più a destra e continuare in moderata pendenza. Dopo un ripido strappo, il sentiero vira repentinamente a destra attraversando un ruscello asciutto. Si risale poi una radura per ampia traccia, svoltando più in alto a sinistra ed approdando in un’altra bella radura dove si ha un notevole colpo d’occhio sui “Denti della Vecchia”. Qui occorre abbandonare l’ampia traccia piegando a sinistra (segnavia) per sentiero che attraversa una macchia di vegetazione piuttosto invadente. Si continua per bella mulattiera, giungendo presto in prossimità di un’ampia radura e proseguendo a sinistra di quest’ultima. Si procede per un tratto in piano e, dopo l’attraversamento di un ruscello, si approda in una radura con presa dell’acquedotto. L’ampio sentiero continua in moderata pendenza, svoltando poco dopo a destra ed attraversando in ripida salita un’area con folta vegetazione. Poco più avanti si sbuca in una carraia (cartelli) che si segue a sinistra costeggiando una bella radura. Giunti ad un bivio (cartelli), si abbandona la carraia prendendo a destra un sentiero che in breve conduce ad un altro bivio (cartelli), dove temporaneamente si ignora a sinistra il percorso n° 663 per Nismozza, che seguiremo al ritorno. Saliamo invece a destra in direzione dell’Oratorio di S.Maria Maddalena per ottimo sentiero che guadagna quota effettuando numerosi tornanti. In 20 minuti di cammino (piuttosto faticoso nella parte finale a causa della pendenza più accentuata della traccia) dal bivio di prima, si raggiunge il bel ripiano con conifere dove è situato l’Oratorio di S.Maria Maddalena1502 m, con l’annesso bivacco. Da qui si affronta la salita finale alla volta della sommità del Ventasso: il sentiero che seguiremo non va sottovalutato in quanto ripido e in un tratto decisamente esposto (occorre prestare molta attenzione in caso di terreno bagnato). Dall’oratorio/bivacco si prende a destra (faccia a monte) una traccia che inizia a salire ripidamente tagliando a mezza costa erti pendii. Raggiunta una panoramica costa, la si segue in salita svoltando poi a sinistra verso alcuni alberi situati sotto la base del poderoso monolito di arenaria (i “Denti della Vecchia”). Oltrepassati gli alberi, si effettua un esposto traverso, per poi guadagnare quota in ripida salita. Si approda successivamente sull’arioso dorso di una costa che si segue per poco, giungendo in questo modo al sommo dalla sezione più ripida del pendio. Da qui ci si sposta in direzione del crinale dei Denti della Vecchia, su cui si mette piede poco più in alto (andando a destra per traccia, evitando a destra alcune rocce e, infine, superando un facile gradino, si guadagna la sommità del gendarme roccioso, caratterizzato da grossi blocchi di arenaria separati da profonde fenditure). Si segue il panoramico crinale approdando sulla sommità di una cima secondaria da cui si scende alla sottostante ampia sella erbosa. Un’ultima salita, sempre per crinale, precede la cima del Monte Ventasso1727 m, dove è possibile ammirare un panorama assolutamente grandioso e completo, in particolare verso la Val Secchia e il suo circondario di montagne. Dalla cima si ripercorre il tragitto effettuato in salita, fino al bivio con il percorso n° 663, che si imbocca in direzione di Nismozza. Dopo un prima breve discesa, il sentiero si immette in un’ampia traccia che si segue a destra temporaneamente fuori dal bosco. Successivamente, rientrati in esso, si comincia a perdere quota effettuando alcune svolte, giungendo così in prossimità di un’ampia radura. Qui si abbandona temporaneamente l’ampia traccia su cui stiamo camminando andando a destra per sentiero (segnavia). Raggiunto il Ricovero Ventasso si prosegue attraversando subito un ruscello asciutto, per poi approdare nella già menzionata radura dove ci si ricongiunge con l’ampia traccia abbandonata in precedenza. Si scende verso destra lungo la radura, rientrando poco dopo nel bosco e attraversando nuovamente il ruscello asciutto varcato poco prima. Approdati in un un’altra radura, si deve abbandonare l’ampia traccia fin qui seguita, imboccando a sinistra (segnavia bianco-rosso e cartello dell’Ecomaratona del Ventasso) un sentiero. Poco dopo la traccia attraversa una radura con erba alta, rientrando successivamente nel bosco (alla nostra sinistra possiamo ammirare uno splendido esemplare di faggio). Effettuando diverse svolte si perde quota lungo il pendio boscoso, costeggiando poco più avanti una scarpata formata da ghiaie e rocce scagliose. La traccia prosegue compiendo altre svolte, per poi procedere in piano varcando due ruscelli asciutti. Poco più avanti si esce temporaneamente dal bosco, attraversando a mezza costa un panoramico pendio dove si ha un notevole colpo d’occhio sul Cusna e il Cavalbianco. Successivamente si guada Rio Rondino e si continua nella sponda opposta, penetrando poco più avanti in un bosco di castagno. Dopo una discesa piuttosto ripida, una svolta a destra e un tratto in piano, si discende il pendio boscoso per magnifica e antica mulattiera effettuando una successione di tornanti. Più in basso si transita nei pressi di un grosso masso e si prosegue perdendo quota all’interno dello splendido castagneto. Ci si immette successivamente in una traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia spostato più a sinistra). Tramite bella mulattiera si giunge nei pressi di alcune recinzioni, incontrando poco dopo le prime case che costituiscono la parte alta del paese di Nismozza. Si prosegue per stradello lastricato, piegando appena dopo a destra per sentiero, fino ad approdare nella S.S. 63 nei pressi del ponte sul Rio Rondino. Si va a destra lungo la statale, svoltando poi a sinistra onde entrare nel centro vero e proprio di Nismozza. Si scende per stradello passando a fianco della chiesa, proseguendo poi a destra per viottolo all’interno del borgo antico. Per raggiungere Cà de Manari e l’Agriturismo Rio Riccò, seguiremo una magnifica e antica mulattiera rivalorizzata come percorso artistico. Sono presenti, infatti, diverse realizzazioni scultoree, manufatti di vario genere e grandi foto d’epoca di valligiani, il tutto accompagnato da racconti e componimenti poetici. Più in basso si raggiunge il cimitero del paese dove si prosegue per mulattiera a destra, ignorando subito una traccia che si stacca a destra. Dopo un tratto in piano, si aggira mediante svolta a destra una costa boscosa, incontrando successivamente un bivio da cui si continua a sinistra per mulattiera affiancata da antichi muretti a secco. Si penetra poco più avanti nella valletta formata dal Rio Rondino, incontrando qui la prima “stazione” del percorso artistico. Si guada tramite ponticello il corso d’acqua, per poi risalire brevemente notando alla nostra sinistra altre singolari realizzazioni artistiche. Dopo un tratto piuttosto ripido, ci si immette in un’ampia traccia che si segue a destra, raggiungendo in pochi minuti Cà de Manari754 m (poco prima di quest’ultima, in un ripiano boscoso, possiamo osservare delle grandi foto d’epoca ritraenti alcuni valligiani). Si attraversa il piccolo nucleo imboccando a sinistra dell’ultima casa una mulattiera che sale nel castagneto. Il tracciato effettua subito una netta svolta a sinistra procedendo piuttosto ripidamente, conducendo dopo una curva a destra ad un bivio. Si prosegue diritto (indicazione per l’Agriturismo Rio Riccò) continuando a guadagnare quota per l’ampia mulattiera (si incontrano ai lati altre composizioni artistiche e foto d’epoca). Dopo una repentina svolta a destra, si scende per un breve tratto, giungendo poco più avanti in una radura dove si incontra un bivio. Si piega a sinistra per traccia in salita sbucando, poco sopra, in un’altra bella radura nei pressi dell’Agriturismo Rio Riccò865 m. Dopo un’eventuale sosta, si prosegue per lo stradello d’accesso, fino a sbucare nella statale 63 che si segue a destra, ritornando in breve allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

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Gli Schiocchi del Secchia: anello da Collagna

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Punto di partenza/arrivo: Collagna, 814 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Collagna-Cerreto Alpi (1,30 h) ; Cerreto Alpi-Sentiero degli Schiocchi-Casa Cantoniera (1/1,15 h) ; Casa Cantoniera-Valbona (1,30 h) ; Valbona-Collagna (1,20 h)

Difficoltà: E+/EE il Sentiero degli Schiocchi ; E la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: luglio 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – Le Valli del Secchia e l’Alta Garfagnana – L’Escursionista Editore 2008

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Collagna. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo situato in alto a destra, appena entrati nel paese

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse paesaggistico, piuttosto impegnativo per lunghezza e presenza di passaggi esposti nel “Sentiero degli Schiocchi”. Quest’ultimo non va sottovalutato e andrebbe intrapreso solo con terreno asciutto. Infatti, in presenza di bagnato, diversi tratti risulterebbero decisamente scivolosi e, di conseguenza, rischiosi. Di non facile reperibilità è il percorso che dalla Casa Cantoniera del Piagneto, situata lungo la S.S. 63 per il Passo del Cerreto, risale la sponda destra orografica della valle del Torrente Biola. Si tratta di una traccia, sebbene appaia in alcune carte contrassegnata come sentiero CAI n° 609, in disuso, che richiede attenzione alla segnaletica, in alcuni punti alquanto sbiadita e disposta in modo sommario.

Dall’ampio parcheggio dove abbiamo abbandonato l’auto, si entra nel centro di Collagna, raggiungendo in breve il bivio con la strada per Vaglie che si imbocca. Si perde quota lungo la panoramica stradina, sottopassando la variante della S.S. 63 e svoltando subito a destra per stradello in salita inizialmente asfaltato, poi sterrato. Poco più avanti si incomincia a scendere prima per carraia, poi per stradello ciottolato, fino a raggiungere il fondo della Val Secchia, dove si attraversa il fiume mediante ponte. Si continua per carraia in salita effettuando una ripida svolta a sinistra ed avanzando successivamente verso SE. Giunti ad un bivio (edicola contenente bassorilievo in marmo), si prende l’ampia traccia di destra mediante la quale si guadagna quota in moderata pendenza. Dopo alcuni minuti occorre tenere d’occhio i segnavia: infatti, si deve abbandonare la mulattiera seguita fino a questo punto, imboccando a destra un sentiero (cartelli). Si cammina all’interno di un magnifico bosco per ottima traccia, attraversando poco più avanti il solco di un ruscello asciutto, por poi continuare in salita sulla destra di quest’ultimo. Giunti sotto un poggetto, il sentiero piega a destra e appena dopo a sinistra, lambendo il sommo del dosso boscoso. In prossimità di una panoramica costa (bella visuale sul Monte Casarola), la traccia vira a sinistra, confluendo dopo un’ultima salita in una mulattiera/carraia trasversale (paletto con cartelli). La si segue a destra con andamento pressoché pianeggiante, attraversando e ammirando un ambiente boschivo di rara bellezza. Dopo una lieve risalita, in corrispondenza di un tornante sinistrorso dell’ampio tracciato, lo si abbandona proseguendo diritto in direzione di Cerreto Alpi (cartello con scritto: “Wild Life Watching Trail Cerreto Alpi” e segnavia bianco-azzurri). Percorriamo ora una magnifica mulattiera, in alcuni tratti con il selciato originario, affiancata a sinistra da pareti di arenaria. Procedendo a saliscendi nella sponda destra orografica della Gola degli Schiocchi, si sbuca, in circa venti minuti dal bivio di prima, nelle vicinanze di Cerreto Alpi921 m. Si attraversa una parte del suggestivo borgo, fino a raggiungere il Canal Cerretano che si oltrepassa tramite ponte, svoltando poi a destra. Si cammina per viottolo all’interno della parte più antica del nucleo e, una volta raggiunto il bar/ristorante “Gian”, si svolta a destra per stradello lastricato. Più in basso, nei pressi di un poggetto con edicola votiva alla base, la bella mulattiera svolta a sinistra e scende serpeggiando verso il fondo della Val Secchia. Giunti nelle vicinanze del Mulino di Cerreto Alpi, tramite ponte si attraversa il fiume e appena dopo si prende a destra un’antica mulattiera che procede in lieve salita, attraversando successivamente una scarpata marnosa. Poco dopo si incontra un bivio non segnato, dove si prende il sentiero di destra (si tratta del “Sentiero degli Schiocchi”) che avanza a mezza costa. Poco più avanti, guardando in basso, si nota il primo dei due ponti sospesi che attraversano la gola del Secchia e, parallelamente alla nostra traccia, si osserva un altro sentiero che va assolutamente ignorato. Dopo una svolta a sinistra, si incontra un primo brevissimo tratto con fune d’acciaio, oltre il quale si intravede sulla destra un invitante pulpito panoramico. Mediante ripida discesa, si approda in un canale che si attraversa, costeggiando successivamente una parete rocciosa che precede una piccola frana. La si attraversa con grande attenzione e si prosegue sotto altre pareti, fino ad oltrepassare un solco cui fa seguito un altro canale caratterizzato dalla presenza di rifiuti (ci troviamo esattamente a perpendicolo sotto la S.S. 63: sembra che i canali in questione venissero sfruttati come piccole discariche). Si prosegue con breve risalita, raggiungendo una pietraia dove la traccia piega a sinistra in salita, per poi riprendere ad attraversare a mezza costa. Più avanti si varca l’ennesimo canale, sovrastato da suggestive pareti di arenaria, continuando poi per sentiero a mezza costa (più in basso si nota un secondo pulpito panoramico). L’attraversamento di un canale (brevissimo tratto di sentiero molto scosceso, attenzione in caso di bagnato!), una lieve risalita e una discesa, precedono un tratto attrezzato con cordino inizialmente metallico, successivamente di nylon. Aiutandosi con la corda e sfruttando alcuni scalini, si discende in obliquo una lastra rocciosa che precede l’attraversamento di un ulteriore solco. La traccia continua costeggiando verticali pareti riducendosi a stretta ed esposta cengia (è presente una fune d’acciaio). Più avanti si attraversa l’ultimo solco, dopo il quale si inizia a risalire per sentiero che poi si allarga a mulattiera. Poco più avanti si giunge in vista di alcuni ruderi, nei pressi dei quali l’ampia traccia svolta a sinistra spegnendosi in un ramo abbandonato della S.S. 63. Si segue l’asfalto a sinistra, immettendosi poco più avanti nel nuovo tratto della statale che si segue in salita effettuando un tornante sinistrorso. Poco dopo si giunge alla Casa Cantoniera del Piagneto877 m, dove si abbandona l’asfalto, imboccando a destra una traccia poco riconoscibile in quanto molto invasa dalla vegetazione. Destreggiandosi tra fastidiosi rovi, si approda poco sopra in un’ampia mulattiera che va seguita a destra. Il tracciato procede inizialmente in piano, per poi risalire restringendosi considerevolmente a causa della folta vegetazione. Segue una ripida salita a sinistra (traccia poco evidente), temporaneamente fuori dal bosco, rientrandovi appena dopo e continuando per mulattiera ampia ma poco marcata. Ad un certo punto, giunti in vista di un tubo con raccordo, si deve piegare repentinamente a sinistra (segnavia): continuando diritto, infatti, si arriverebbe sull’orlo di una grande frana che noi, invece, aggireremo dall’alto. La traccia procede ripidamente in obliquo verso destra ed è ben contrassegnata anche se, in alcuni tratti, poco incavata nel terreno. Raggiunto il vertice della già menzionata frana, il sentiero avanza comodamente a mezza costa allargandosi a mulattiera. Si aggira una costa boscosa, attraversando poco dopo un primo ruscello, cui fa seguito un secondo con presa dell’acquedotto. Qui ci immette in un percorso segnato, proveniente da Cerreto Alpi, che si segue a destra in lieve salita, per poi scendere leggermente fino a guadare il Torrente Biola. Si prosegue per carraia costeggiando in seguito la recinzione delimitante uno splendido castagneto, fino a varcare il Rio Stertarola. Usciti definitivamente dal bosco, si continua per l’ampia traccia che, effettuando alcuni tornanti, risale un panoramico pendio erboso. Raggiunta una selletta (a destra è ben visibile il paese di Valbona) si procede diritto per carrareccia inizialmente in discesa, poi in salita. Si attraversa una magnifica valletta caratterizzata da suggestive stratificazioni e si prosegue guadagnando quota piuttosto ripidamente. Poco più avanti si transita a sinistra di un poggetto ammantato da conifere e si continua per l’ampia traccia fino ad entrare nel nucleo di Valbona1121 m. Si attraversa il paese assecondando i segni bianco-rossi del percorso n° 609, giungendo nei pressi della chiesa e del suo particolare campanile. In corrispondenza del cimitero, si prende a sinistra una ripida carraia, mediante la quale si raggiunge, non senza fatica, la strada asfaltata per il Passo della Scalucchia. Si attraversa l’asfalto e si prosegue per carraia erbosa fino ad un bivio dove si abbandona a sinistra il percorso segnato. Si continua invece a destra per ampia traccia che poco dopo conduce nei pressi di un crinaletto. Si svolta a destra proseguendo per carraia (cartello di divieto di accesso) che procede verso est in leggera discesa sulla destra del crinale. Poco dopo si aggira a sinistra un piccolo dosso erboso, per poi continuare in leggera discesa tenendosi sulla destra della dorsale culminante nel Monte Guardia. Ammirando notevoli visuali panoramiche ed osservando particolari affioramenti calcarei, si perde lentamente quota per l’ampia traccia a mezza costa che più in basso diviene più vaga. Dopo alcune felci si aggira una costa, giungendo in vista di un rimboschimento a conifere collocato in basso a destra rispetto al punto in cui siamo. Ignorando tracce laterali, si scende fino a mettere piede in una carraia che si segue a sinistra in direzione del già menzionato rimboschimento. Raggiunto un casotto in legno, si continua per ampia traccia erbosa effettuando una svolta a sinistra ed ignorando, ad un bivio, una mulattiera infrascata che si stacca a sinistra. Poco dopo si penetra in un magnifico castagneto e si prosegue per il bel tracciato che effettua diverse svolte. Senza possibilità di errore, ci si immette in una bella mulattiera (segnavia del percorso CAI n° 609) che si segue a destra in discesa, raggiungendo infine la strada provinciale Collagna/Pratizzano. Nel lato opposto della strada, appena a destra di una panchina in legno, si scorge la continuazione del percorso segnato. Si scende nel castagneto, immettendosi poco più in basso in una traccia trasversale che si segue a sinistra (segnavia bianco sul tronco di un albero). Poco dopo, in corrispondenza di un tornante destrorso della mulattiera, si nota a sinistra una bella maestà. Si prosegue per l’antico percorso, non molto evidente ma ben segnato, in leggera discesa. Una breve risalita, l’attraversamento di un solco e una discesa, precedono un tornante sinistrorso del tracciato. Poco dopo la mulattiera effettua un secondo tornante (destrorso), confluendo in seguito in un’altra traccia più ampia. La si segue a destra, raggiungendo poco più avanti un’area pic-nic e continuando a risalire fino a sbucare nei pressi alcune case che costituiscono la parte alta del paese di Collagna. Più in basso si mette piede nella S.P. 102 per il Passo di Pratizzano, che si segue a destra per poi svoltare subito a sinistra imboccando Via Don Luca Pagliai. Si attraversa la parte più antica del paese di Collagna, fino a rimettere piede nella provinciale a poca distanza dal parcheggio dove abbiamo abbandonato l’auto, che è situato alla nostra sinistra.

 

 

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Il Monte Montagnana da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677 m

Dislivello: 670 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Ravarano-Monte Montagnana (1,30 h)  ; Monte Montagnana-incrocio quota 972 m (40/45 min.) ; incrocio quota 972 m-Fonte di S.Giovanni (30 min.) ; Fonte di San Giovanni-strada Albareto/Linara (30 min.) ; strada Albareto/Linara-Ravarano (40/45 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Ravarano. Si parcheggia l’auto nella parte terminale del paese, più esattamente nel nucleo Borello di Ravarano

map (3)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Itinerario molto interessante in luoghi solitari di nessuna valorizzazione escursionistica. La segnaletica CAI è quasi del tutto assente, aspetto che caratterizza la maggior parte della sentieristica della Val Baganza. L’anello proposto costituisce un’alternativa più breve di un altro itinerario precedentemente relazionato: Monte Montagnana: anello da Ravarano

Da Borello di Ravarano si imbocca a sinistra Via La Costa effettuando subito una netta svolta a destra, continuando poi per bella mulattiera lasciandosi così alle spalle le ultime case del paese. Al primo bivio si prosegue lungo la traccia di destra che compie una netta curva a destra, per poi piegare a sinistra avanzando in moderata pendenza (durante il cammino sono visibili ai lati del sentiero dei massi di roccia scura che rappresentano ciò che rimane di antichi muretti a secco). Poco più avanti si raggiunge una panoramica costa marnosa e si prosegue per l’evidente mulattiera, ignorando tracce che si staccano a destra. Dopo un’ampia curva verso destra, il tracciato asseconda un pendio marnoso caratterizzato dalla presenza di un solco, conducendo, appena dopo una svolta a sinistra, ad un incrocio (piccolo muretto a secco): ignorata a sinistra un carraia pianeggiante e diritto la prosecuzione dell’ampia mulattiera, si piega a destra imboccando un marcato sentiero. Dopo alcune svolte si giunge nei pressi di una panoramica costa e si prosegue serpeggiando avendo come direttrice il dorso di un crinale boscoso (ci troviamo esattamente al culmine del pendio che costituisce la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso). Poco più avanti, appena prima di un poggetto panoramico con panoramico con palo dell’alta tensione, si stacca a sinistra un sentiero in discesa (cartelli e segnavia del “Tartufo Trail Running”). Sottopassato l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza, si prosegue per bella mulattiera che si mantiene nei pressi del già menzionato crinale. Più avanti si sbuca in una carrareccia che si segue a destra solo per un brevissimo tratto: infatti, si deve prendere a sinistra una traccia, inizialmente poco evidente, che sembra assecondare un solco. Invece di seguire il canale, si monta sulla sponda di sinistra e si prosegue per sentiero evidente in moderata pendenza. Poco più avanti si sbuca in un’ ampia traccia, temporaneamente fuori dal bosco, che si segue a destra, svoltando a sinistra al primo bivio. Si guadagna quota per bella mulattiera che asseconda il crinale boscoso, per poi piegare a destra di quest’ultimo proseguendo a mezza costa. Poco dopo, mediante ampia curva a sinistra, si rimonta sull’ampio dorso del crinale che si asseconda costantemente. Appena prima di uno sbiadito segnavia sul tronco di un albero, si stacca a destra una traccia che scende verso il nucleo di Casarola: noi continuiamo diritto per l’evidente sentiero di crinale, attraversando poco più avanti un’area di bosco rado con folta vegetazione. Rientrati nel bosco, si prosegue in lieve salita affrontando in seguito uno strappo un po più ripido, sbucando infine nell’erbosa pista del metanodotto. Si continua diritto raggiungendo in breve la chiesetta che caratterizza la sommità del Monte Montagnana1305 m. Dalla cima si scende per ampia traccia che procede lungo il margine destro della pista prativa del metanodotto, immettendosi, dopo un cancello, in una carraia. La si segue a sinistra ammirando ai lati magnifiche radure con notevoli esemplari di faggio. Si penetra poi nel bosco, uscendone temporaneamente poco più in basso in corrispondenza di una radura (a destra confluisce un’ampia traccia proveniente da Madrale). Appena dopo si rientra nel bosco, costeggiando il margine superiore di un rimboschimento a conifere e raggiungendo in breve un evidente bivio. Si va a destra per carraia che conduce nei pressi di una bella casa ristrutturata, chiamata Il Corno (una stele ricorda la Brigata Griffith). Si continua per l’ampia traccia abbandonandola appena dopo una sbarra, imboccando a sinistra la vecchia mulattiera di accesso al Montagnana. Si procede in leggera discesa per il panoramico sentiero, ricongiungendosi poco dopo con la carraia di prima che si segue a sinistra. Si perde quota in direzione est, effettuando successivamente un netto tornante destrorso, oltre il quale si prende a sinistra una scorciatoia che permette di tagliare il seguente tornante sinistrorso della carrareccia. Poco più avanti si giunge in un’ampia sella di crinale a quota 1080 m, a cui giungono e da cui si staccano tre carraie: una verso NW in versante Baganza e altre due in direzione S e SW (versante Parma), di cui la seconda scende a Signatico. Noi dobbiamo continuare diritto (delle due tracce parallele si prende quella di sinistra) procedendo per un breve tratto in leggera salita. Presto si riprende a scendere lungo il tracciato di crinale che effettua poco più in basso un paio di svolte. Fa seguito un ripido tornante destrorso, oltre il quale occorre ignorare una carraia che si stacca a sinistra. Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia, che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello, piegando poi a destra ed ignorando una traccia che si stacca a destra. Fa seguito un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti, sulla destra del tracciato che stiamo seguendo, confluisce una mulattiera proveniente dalla casolare della Brugnara: noi continuiamo diritto attraversando, poco oltre, un’area di bosco diradato. Dopo una breve risalita, si confluisce nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, per poi approdare in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si prosegue per la carraia ancora per poco: infatti, appena dopo una traccia che si stacca destra e poco prima del nucleo chiamato Il Ginepro, si imbocca a sinistra una carraia. Si procede in leggera discesa affiancati da bucolici prati, per poi penetrare nel bosco ed ignorare al primo bivio una traccia che si stacca a sinistra. Poco dopo si lascia a destra un sentiero in discesa e, al bivio successivo, si prende la traccia di destra, abbandonando così la carraia che comincia a salire. Si perde quota per ampia mulattiera fino ad intersecare una carraia che va seguita a destra in discesa. In breve si approda nella stradina asfaltata Albareto/Linara che si segue a sinistra ammirando suggestive visuali. In circa 15 minuti di cammino si raggiunge Casa Margolese, da cui si continua ulteriormente fino ad una presa dell’acquedotto situata alla nostra sinistra. Qui si imbocca un sentierino che appena dopo attraversa una valletta con ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa. Si continua lungo la traccia, che poi si amplia, fino a quando essa effettua una netta svolta a destra. Da qui si prosegue diritto per sentiero, inizialmente poco marcato, poi più ampio ed evidente, immettendosi poco dopo in una bella mulattiera che si segue a sinistra in salita. In 10 minuti circa si sbuca sul dorso di una panoramica costa, dove ci si immette in una carrareccia in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso: la si segue a destra in direzione dell’ormai vicino paese di Ravarano. Costeggiando pendii marnosi e ammirando notevoli visuali sul Monte Scaletta e il poggio su cui è arroccato il borgo di Castello di Ravarano, per stradina successivamente asfaltata si scende a fianco delle prime case del paese. Poco dopo si confluisce in un’altra strada che si segue a destra, ritornando in breve al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

 

 

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Monte Sillano: anello da Ligonchio

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Punto di partenza/arrivo: Ligonchio di Sopra, 982 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Ligonchio di Sopra-Rifugio Rio Re (1 h) ; Rifugio Rio Re-Monte Sillano (1,30 h) ; Monte Sillano-Bivacco Il Piano (1,15 h) ; Bivacco Il Piano-Ligonchio di Sopra (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Castelnovo né Monti-Busana-Cinquecerri-Ligonchio. Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese e più esattamente nel nucleo Ligonchio di Sopra

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Piacevole anello di media lunghezza in luoghi di particolare fascino ambientale e panoramico.

Da Ligonchio di Sopra si continua lungo la S.P. 18, diretta al Passo di Pradarena, per circa 15 minuti, oltrepassando la frazione Laghi e raggiungendo il ponte sul Rio Re. Appena dopo si imbocca a sinistra (paletto con cartelli) un’ampia mulattiera (segnavia n° 637) che guadagna quota nella sponda sinistra orografica della Valle del Rio Re. Si sale in moderata pendenza, incontrando dopo qualche minuto un bivio (cartelli), dove si lascia a destra il sentiero n° 609 per Ospitaletto, continuando in direzione del Rifugio Rio Re. Più avanti si approda in un ripiano erboso da cui si deve prendere la traccia di destra (segnavia) mediante la quale si effettua un obliquo ascendente tagliando ripidi pendii prativi. Poi si rientra nel bosco, giungendo poco più in alto alla base del muretto di sostegno di una carraia, proveniente dai pressi di Ospitaletto e diretta al Rifugio Rio Re, che si raggiunge in breve. Si segue la sterrata a sinistra in costante ma leggera salita, restando sempre nella sponda sinistra orografica della bella e solitaria Valle del Rio Re. In mezz’ora di rilassante cammino si raggiunge un bivio in corrispondenza di un tornante destrorso della carrareccia, dove si prosegue diritto per ampia traccia piuttosto inerbita. Il sentiero passa a fianco di una briglia di cemento e, poco prima di un’altra briglia, svolta nettamente a destra. Con breve salita si rimette piede nella sterrata che si segue fino a raggiungere il vicino Rifugio Rio Re1342 m. Da qui si continua lungo il percorso n° 637 attraversando, mediante ponticello, il corso d’acqua che da il nome alla valle, cui fa seguito il guado di un ramo del rio in questione. Il sentiero inizia poi a risalire il soprastante fianco boscoso, formato da conifere, effettuando diversi tornanti. Più in alto si transita nei pressi di un caratteristico ripiano a forma di terrazza rettangolare delimitata da muretti a secco e si continua per il bel sentiero che, svoltando a destra, procede per un tratto in direzione sud. Giunti ad un tornante sinistrorso, si abbandona il percorso n° 637 e si prosegue diritto per traccia contrassegnata n° 641A. Si avanza pianeggiando a mezza costa, varcando poco più avanti un ruscello e continuando comodamente per l’ottimo sentiero. Successivamente si transita a destra di un altro ripiano erboso a forma rettangolare, sbucando poco dopo in un’ampia traccia (si tratta del percorso n° 639) che si segue a sinistra. Si guadagna quota per bella mulattiera incavata effettuando alcune piccole svolte, per poi sbucare improvvisamente in un magnifico anfiteatro prativo di origine glaciale, racchiuso dalle cime del crinale Pradarena/Romecchio. Il sentiero avanza inizialmente in direzione est e successivamente nord/est, effettuando un ampio semicerchio e procedendo per un tratto parallelamente alla dorsale settentrionale del Monte Sillano. Si prosegue lungo il percorso segnato fino a raggiungere il limite del bosco. Guardando in basso a destra si nota un ometto che indica l’inizio di una traccia (CAI n° 639D) che si stacca dal sentiero principale: la si imbocca e si procede a mezza costa in direzione del crinale Pradarena/Romecchio. Tagliando i ripidi pendii prativi del versante ovest del Monte Sillano e poi salendo piuttosto ripidamente, si raggiunge una panoramica sella di crinale da cui ci si sposta a sinistra verso la non lontana sommità del Sillano. Avanzando a sinistra del filo del crinale spartiacque, si approda sulla dorsale settentrionale del monte, la cui vetta, situata alla nostra destra, si raggiunge in breve (notevole visuale sul Cusna e sulle Alpi Apuane). Dalla cima, 1876 m, si scende lungo il sentiero n° 641 che asseconda il crinale nord (si tratta della dorsale che separa la Valle del Rio Re dalla Val d’Ozola), affrontando inizialmente un tratto di discesa ripido ed esposto. Successivamente si scavalca una quota secondaria e si prosegue per il bellissimo crinale in direzione del limite del bosco. Penetrati in esso (notevoli e contorti esemplari di faggio) si continua per il sentiero, raggiungendo in breve una mulattiera in località Sella Lama di Mezzo 1724 m. Si segue l’ampia traccia a destra effettuando una netta svolta, incontrando appena dopo un bivio (cartelli) dove si continua a sinistra ignorando a destra il percorso n° 639. Si procede inizialmente in leggera discesa per poi risalire raggiungendo in breve una selletta erbosa. Il sentiero evita sulla sinistra, procedendo a mezza costa, un primo dosso prativo, conducendo successivamente a poca distanza dalla sommità di un secondo dosso erboso: si tratta della panoramica cima del Monte1785 m, che si raggiunge con breve deviazione a sinistra. Si continua lungo il bellissimo sentiero che rientra poco dopo nel bosco, procedendo dapprima a sinistra della dorsale, poi a destra. Poco più in basso si rimette piede nel crinale boscoso in corrispondenza di un bivio, dove da sinistra confluisce il sentiero n° 641A. Noi invece scendiamo a destra per bella mulattiera in direzione del Bivacco Il Piano Ligonchio. Più in basso si raggiunge un poggetto erboso dove la traccia effettua una curva a sinistra, per poi transitare a destra di un’area disboscata. Dopo aver attraversato una piccola radura ci si immette in una carraia di esbosco che si segue a destra (il tracciato si restringe poi a mulattiera). Giunti ad una netta svolta a sinistra della carrareccia, si prosegue a destra (segnavia) per mulattiera scampata dalla distruzione operata dal passaggio dei mezzi di esbosco. Appena dopo, purtroppo, si rimette piede nella carraia di prima e la si segue a destra giungendo nei pressi di una magnifica radura con alcuni esemplari di faggio di rara bellezza. Alla nostra sinistra si nota una costruzione: si tratta del Bivacco Il Piano1449 m. Si continua per bella e comoda carraia, abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a destra (attenzione ai segnavia). Si deve continuare diritto lungo un’orribile traccia di esbosco (Poco più avanti è possibile seguire a sinistra, per un breve tratto, la vecchia mulattiera) che si segue in costante discesa attraversando in questo modo un’area tristemente disboscata. Dopo una curva a destra si  mette piede nella stradina asfaltata proveniente da Ligonchio e diretta alla Presa Alta. A sinistra si scorge la continuazione della mulattiera, piuttosto trascurata, che taglia un tornante della strada fino a confluire nuovamente in essa. La si attraversa e si continua per sentiero che in costante discesa conduce in un’ampia traccia trasversale che si segue a destra (la traccia in questione è in realtà la sede di una decauville). Si sbuca infine, per la terza volta, nella carrozzabile Ligonchio-Presa Alta: la si segue in discesa raggiungendo dopo pochi minuti la vasca di carico di Tarlanda. Si continua lungo la stradina effettuando un primo tornante destrorso (a sinistra è visibile il grande tubo e la cremagliera che scende verso Ligonchio), per poi tagliare il secondo a sinistra per pendio boscoso. Si sottopassa la cremagliera, incontrando poco dopo un bivio (cartello), dove a destra si imbocca una bella mulattiera. La traccia procede in costante discesa compiendo inizialmente un paio di nette svolte (la presenza di muretti a secco e, in alcuni tratti, del lastricato originario, ci fanno intuire l’importanza e la storicità del percorso). Dopo alcuni minuti si esce dal bosco e si transita, mediante stradina cementata, a fianco di un’area recintata. Appena dopo ci si immette in Via Ravinella, che si segue a destra attraversando la frazione di S.Rocco, fino a confluire nella S.P. 18 in corrispondenza di Ligonchio di Sopra.

 

 

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Anello dell’Alta Valle Liocca

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Punto di partenza/arrivo: tornante sulla strada per Succiso Nuovo, 950 m

Dislivello: 900 m ca.

Durata complessiva: 5,45/6 h

Tempi parziali: tornante sulla strada per Succiso Nuovo-Rifugio Sarzana (2 h) ; Rifugio Sarzana-Ghiaccioni (30 min.) ; Ghiaccioni-Sentiero Federico Barbarossa-Rifugio Rio Pascolo (1,45 h) ; Rifugio Rio Pascolo-Succiso Nuovo-tornante (1, 15 h)

Difficoltà: EE il Sentiero Federico Barbarossa ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2017

Accesso stradale: Reggio Emilia-Vetto d’Enza-Ramiseto-Castagneto-Succiso di Mezzo. Dopo quest’ultima località, si prosegue verso Succiso Nuovo parcheggiando l’auto in uno spiazzo in corrispondenza di un tornante sinistrorso

ImmagineStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifico e completo anello in una delle più affascinanti aree dell’Appennino reggiano. Il Sentiero Federico Barbarossa, che dai Ghiaccioni conduce al Rifugio Rio Pascolo, va affrontato solo con ottima visibilità, assenza di vertigini e, in particolare, terreno asciutto. Infatti lungo il tragitto ci si trova spesso ad attraversare ripidi pendii con erba alta che risulterebbero particolarmente insidiosi in caso di terreno bagnato. Il suddetto sentiero non va assolutamente sottovalutato: in alcuni tratti l’esposizione è sostenuta ed un’eventuale scivolata avrebbe conseguenze disastrose. Purtroppo la tendenza a sottovalutare, sottogradare, sminuire l’impegno complessivo di determinate tipologie di percorsi (escursionistici, come anche alpinistici) è una delle tante conseguenze dell’attuale omologazione delle attività montane all’ideologia dello “sportivismo”.

Dallo spiazzo (paletto con cartelli) si imbocca una carraia in leggera discesa (percorso CAI n° 653A) che in breve conduce nel greto del Torrente Liocca. Lo si attraversa (guado difficoltoso o impraticabile in caso di piena) continuando poi per ampia traccia in moderata pendenza. Entrati nel bosco, si giunge in pochi minuti ad un bivio (cartelli) collocato sulla sinistra di un tornante destrorso della carraia. Si va a sinistra per bella mulattiera che avanza pianeggiando all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Dopo una leggera risalita e una curva a sinistra, nel punto in cui l’ampia traccia effettua una netta svolta a destra, la si abbandona imboccando a sinistra un sentiero poco evidente (tenere d’occhio i segnavia) che porta ad attraversare il letto asciutto di un rio. Si piega poi a destra per traccia che si allarga a mulattiera, inizialmente in leggera discesa con il fondo non particolarmente incavato e con diverse sterpaglie, segno di una sua scarsa frequentazione. Poco più avanti si guada un ruscello e si continua in leggera salita sbucando infine in una carraia (paletto con cartelli). Si tratta del percorso CAI n° 653 che si segue a destra incontrando, appena dopo il bivio alla nostra sinistra, una fonte. Si prosegue per l’ampia mulattiera in leggera salita, attraversando nuovamente il letto asciutto del ruscello già varcato in precedenza, incontrando, dopo una netta svolta a sinistra, un bivio (cartelli). Qui si abbandona l’ampia traccia e si imbocca a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 653 per il Rifugio Sarzana. La traccia procede in moderata pendenza svoltando poco dopo a destra onde risalire il dorso di una ripida costa boscosa. Successivamente il sentiero piega a sinistra, passando vicino ad alcuni massi, dopo i quali si incontra una prima piazzola di carbonaia. Si continua pianeggiando, poi si svolta a destra attraversando una traccia trasversale e risalendo il pendio boscoso sulla destra di un ruscello. Dopo un’altra piazzola di carbonaia, la traccia piega nettamente a sinistra, conducendo in breve in un ampio ripiano boscoso dove si incontra un bivio dal quale si continua a sinistra per il sentiero n° 657. Tenendo d’occhio i segnavia, si attraversa il ripiano oltrepassando dapprima un ruscello asciutto, per poi piegare a destra onde iniziare la risalita di una sponda boscosa. Poco dopo la traccia effettua un tornante sinistrorso, assecondando successivamente un solco/rampa con a destra delle lastre rocciose ricoperte da muschio. Dopo questo tratto in obliquo ascendente, si effettuano un paio di svolte, oltre le quali occorre piegare a destra ignorando perciò la traccia che continua a sinistra (attenzione ai segnavia). Il percorso si sposta successivamente a sinistra risalendo un pendio boscoso caratterizzato dalla presenza di pietre e massi. Poi la traccia piega a destra e procede a sinistra di un ruscello conducendo ad un piazzola di carbonaia da cui si continua diritto. Segue una svolta a sinistra (tenere d’occhio i segnavia, piuttosto distanti in questo tratto) onde risalire un altro pendio caratterizzato da pietre e massi. Ci si sposta successivamente a destra, raggiungendo un ripiano boscoso che si attraversa orientandosi con i segni bianco-rossi sugli alberi. Si inizia poi a risalire, mediante sentiero a tornanti, una ripida sponda boscosa al sommo della quale si approda in un ripiano dove a destra si intravede quella che potrebbe sembrare una radura. Si tratta invece del Lago Gora, 1425 m, ridotto ormai a torbiera, che si raggiunge con breve deviazione a destra. Dai pressi del lago, il sentiero piega nettamente a sinistra (occhio ai segnavia) risalendo ripidamente con alcuni tornanti la sponda boscosa che separa da un’altra torbiera, il Lago Gomella, 1497 m. Appena prima del lago si svolta a destra procedendo in moderata pendenza, per poi svoltare a destra per sentiero pianeggiante che aggira una costa boscosa. Sempre pianeggiando e in leggera discesa, si approda in un bel ripiano boscoso, da cui si risale il pendio soprastante incontrando poco sopra la deviazione per la Sorgente Bramapane. Poco più avanti il sentiero risale un ripido pendio caratterizzato dalla presenza di grossi massi d’arenaria, conducendo infine al Rifugio Sarzana, 1580 m, collocato a poca distanza dal pittoresco Lago di Monte Acuto. Appena oltre il rifugio, si incontra un bivio dove si prende a sinistra il sentiero n° 659 per i Ghiaggioni e l’omonimo bivacco. Raggiunta l’estremità orientale del Lago di Monte Acuto, si ignora il sentiero n° 657 diretto alla Sella di Monte Acuto e si prosegue diritto (a sinistra, appena dopo il bivio, si stacca un traccia in discesa che conduce ad una fonte). Si procede per un tratto a saliscendi lambendo l’estremità di un lago in estate asciutto, per poi attraversare una pietraia dapprima in falsopiano passando di blocco in blocco e successivamente in leggera discesa. Rientrati nel bosco si procede a mezza costa, in un tratto piuttosto ripidamente, raggiungendo poco più avanti un bivio (paletto con cartelli) collocato sul dorso di una costa. Ignorato a destra il sentiero n° 657A per la Sella di Punta Buffanaro, si continua lungo il percorso n° 659 che inizia a scendere verso la conca dei Ghiaccioni. Si perde quota per ripida traccia che, dopo un tratto in direzione SW, effettua diversi tornanti tenendosi più in basso alla sinistra di una pietraia. Dopo uno spostamento a destra, si scende a fianco di un rio asciutto che si attraversa poco più in basso. Si prosegue varcando un secondo rio e si continua pianeggiando per un tratto, per poi sbucare, dopo un’ultima breve discesa, nello straordinario altopiano prativo dei Ghiaccioni, 1379 m. Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in tutto l’Appennino settentrionale in fatto di maestosità e grandiosità: siamo ai piedi del poderoso e severo versante occidentale dell’Alpe di Succiso e verso SW si ergono le bellissime placconate rocciose della Punta Buffanaro. Si attraversano i prati verso est oltrepassando un ruscello ed immettendosi nel sentiero n° 673 che si segue a sinistra. Poco più avanti, dopo un altro ruscello che si attraversa, troviamo il bivio (cartelli) con il sentiero che a destra sale verso il vicino Bivacco Ghiaccioni. Si continua lungo il percorso n° 673 che in breve conduce al guado del Torrente Liocca. Appena dopo è collocato un bivio (cartelli) dove si abbandona il sentiero seguito fino a questo punto, imboccando a destra il percorso contrassegnato n° 673A: si tratta del Sentiero Federico Barbarossa. La traccia, fin dall’inizio piuttosto labile, sale in mezzo all’erba alta per poi piegare a sinistra e attraversare una pietraia. Tenendo d’occhio i segnavia, dopo un breve tratto all’interno del bosco, si raggiunge una radura con piccola pietraia a sinistra e un’altra a destra. Si svolta a destra salendo per qualche metro lungo il margine destro della menzionata pietraia. Poi la traccia piega a sinistra, risalendo appena dopo verso destra un’altra pietraia dove, su un masso rettangolare, si nota un segnavia. Da quest’ultimo, guardando a sinistra, si individua subito un ometto e poco più avanti un altro segnavia su un masso: lo si raggiunge e si attraversa una sequenza di due solchi. Successivamente si deve penetrare e attraversare il canale ovest dell’Alpe di Succiso: guardando in alto a sinistra, si nota un segnavia su un masso e, poco più in alto, un’evidente cengia/rampa, obliqua da destra a sinistra, che dovremo raggiungere e percorrere. Dopo l’attraversamento dell’ampio solco, si sale ripidamente per alcuni metri avendo il canale a destra, per poi piegare a sinistra effettuando un faticoso obliquo ascendente fino a raggiungere il menzionato masso con segnavia. La traccia, dopo un piccolo ripiano prativo di ineguagliabile bellezza, continua a guadagnare quota in ripida salita a destra di un profondo canalone. Giunti ad un segnavia, si piega a sinistra portandosi all’interno del solco, rimontandolo per alcuni metri fino ad un altro segnavia dal quale si attraversa a sinistra uscendo così dal canale. Per esile traccia si raggiunge poco dopo un paletto in legno ben visibile dal basso: qui ha inizio la cengia/rampa che costituisce il “grimaldello” onde completare l’attraversamento dell’aspro e scosceso versante ovest dell’Alpe di Succiso. Giunti a questo punto, è necessaria un’attenta valutazione delle condizioni del terreno: in presenza di erba bagnata, o lingue nevose (a meno che non si disponga di picozza e ramponi), è assolutamente sconsigliato proseguire! Dal paletto, per sentierino scosceso si risale brevemente un ripido canalino con massi, per poi spostarsi a sinistra onde assecondare faticosamente una rampa ghiaiosa. Raggiunto un poggetto panoramico, si aggira un costa e si sale per qualche metro, attraversando appena dopo un ripido canale erboso. Si prosegue per cengia/rampa per traccia costantemente esposta, attraversando poco più avanti un altro ripido canale e montando sul dorso della successiva costa. Segue un delicato ed esposto traverso su ripido pendio con erba alta (attenzione!), per poi risalire per rampa raggiungendo infine il filo della erbosa cresta NW dell’Alpe di Succiso. Da questo momento il percorso si sviluppa pressoché in quota attraversando interamente il versante NW della montagna in direzione della evidente cresta/dorsale settentrionale. Si continua quindi per sentiero che a mezza costa, tra cespugli di mirtillo, conduce in un ripido solco, caratterizzato da lastre di arenaria, che si attraversa affrontando un breve e facile passo d’arrampicata. Segue una sequenza di ben cinque solchi/canali (ingombri di neve fino a tarda primavera) che si attraversano. Assecondando attentamente la poco marcata traccia nell’erba alta, si punta al non lontano profilo della dorsale nord, varcando altri due canali di cui il secondo è quello più largo. Raggiunto l’ampio filo dell’appena menzionata dorsale, si sale per un breve tratto per esso, piegando poi a sinistra in direzione del vicino limite superiore della boscaglia. Si continua scomodamente per traccia scoscesa attraversando in questo modo il profilo della dorsale. Dopo un breve tratto all’interno del bosco, si svolta a destra raggiungendo una crestina formata da grossi blocchi e risalti di arenaria. Il Rifugio Rio Pascolo è davanti a noi e per raggiungerlo è sufficiente continuare per traccia a mezza costa fino ad approdare ad un bivio collocato poco sotto il rifugio/bivacco. Dal bivio si scende a sinistra in direzione di Succiso Nuovo imboccando il percorso n° 655. Dopo i primi 5 minuti di discesa all’interno del bosco, ad un bivio poco evidente (ometto), si svolta a sinistra per larga traccia, ignorando a destra i segnavia del sentiero n° 669B. L’ampia mulattiera (CAI n° 655), che conduce in circa un’ora di rilassante cammino a Succiso Nuovo, è molto evidente e senza bivi che possono trarre in errore, perciò non abbisogna di descrizioni esplicative. Una volta raggiunta la chiesa del paese, si attraversa la sottostante strada asfaltata, scendendo mediante sentiero al rinomato Agriturismo “Valle dei Cavalieri”. Da qui si svolta a sinistra per stradina affiancata da villette abbandonandola al primo bivio, imboccando un viottolo in discesa che conduce nella strada asfaltata proveniente dal Succiso di Mezzo. Si segue l’asfalto a sinistra ritornando dopo alcuni minuti al tornante destrorso della strada in corrispondenza del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Crinale dell’Alpe di Mommio

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Punto di partenza/arrivo: Cerreto Laghi 1344 m

Dislivello: 800 m ca.

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Cerreto Laghi-Passo di Belfiore (1,45 h) ; Passo di Belfiore-Cima Belfiore-Cima di Borra Grande-Monte La Nuda (1,45/2 h) ; Monte La Nuda-Bivacco Rosario (45 min) ; Bivacco Rosario-Cerreto Laghi (1 h)

Difficoltà: EE il crinale dal Passo di Belfiore al Monte La Nuda ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2017

Accesso stradale: Castelnovo né Monti-Collagna-Passo del Cerreto-Cerreto Laghi

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Il toponimo Alpe di Mommio indicava quell’insieme di montagne situato tra le valli del Riarbero, Rosaro e Mommio. La cima più elevata di questo piccolo nodo montuoso è il Monte La Nuda, purtroppo alquanto deturpato, nel suo versante settentrionale, dagli impianti sciistici provenienti da Cerreto Laghi. L’itinerario proposto implica il percorrimento del lungo crinale che si estende dal Termine delle Tre Potenze al Monte La Nuda. Il sentiero 00 evita quasi tutte le cime della dorsale spartiacque, impedendo in questo modo di ammirare angoli davvero straordinari che hanno pochi eguali in tutto l’Appennino tosco-emiliano. Escursione di grande respiro, senza dubbio uno dei più suggestivi anelli che sia possibile effettuare nell’Appennino reggiano. Purtroppo nella parte iniziale è necessario attraversare un’ampia area disboscata che rende molto problematico il rinvenimento del sentiero.

Dal Lago del Cerreto, 1344 m, si risale a sinistra una scalinata (segnavia), fiancheggiata da alberghi e ristoranti, continuando poi per stradina asfaltata (Via Belfiore) in direzione di un vistoso condominio. Lo si raggiunge e si prosegue a sinistra per stradello che appena dopo svolta nettamente a destra. Poco più avanti si nota a sinistra l’imbocco del percorso CAI n° 649C, che si ignora, continuando ancora per un breve tratto lungo l’asfalto. Appena prima di un’altro condominio, si svolta infatti a destra per stradina inizialmente cementata effettuando un tornante sinistrorso. Fa seguito un tornante destrorso e una netta svolta a sinistra, dopo la quale si deve abbandonare la carrareccia onde imboccare a sinistra (cartelli) un sentiero che sale in obliquo tra folta vegetazione. Si attraversa una carraia si esbosco e si continua per la traccia che aggira un crinaletto. Qui ha inizio la parte più sgradevole di tutto l’itinerario: infatti, una sciagurata e vastissima operazione di disboscamento rende molto problematico il rinvenimento del sentiero, per molti metri completamente coperto da tronchi d’albero. Conviene risalire alla bene e meglio a destra per qualche metro, traversando poi a sinistra e recuperando poco più avanti la traccia segnata. Dopo un breve tratto di sentiero evidente, occorre attraversare un’altra e ancora più estesa area disboscata. Con passi sempre più penosi, passando di tronco in tronco, ci si sposta a destra verso il già menzionato crinaletto, per poi piegare a sinistra e iniziare a scendere obliquando. Con un po di fortuna, si dovrebbe riuscire a recuperare il sentiero segnato, lasciandosi così alle spalle, con rabbia e sdegno, uno scempio che ha pochi eguali, soprattutto nel contesto di un parco nazionale! Un’altra possibilità consisterebbe nel seguire il crinaletto più volte citato, abbandonando perciò il sentiero nel momento in cui lo aggira. Più avanti occorrerebbe scendere in obliquo onde recuperare il percorso segnato. Segue una terza area di bosco molto diradato dove il percorso risulta più evidente grazie ai segnavia bianco-rossi, ancora visibili in quanto posizionati su alberi per ora, forse per poco, non abbattuti. Entrati nel bosco, si continua per ottimo sentiero che transita a fianco di una bella pietraia chiamata Il Maserone. Si prosegue per il magnifico e storico percorso dei carbonai (sono, infatti, visibili diverse piazzole di carbonaie) che procede perlopiù in quota, con alcuni tratti in discesa e poche risalite, aggirando coste e varcando ruscelli (la segnaletica CAI è ottimale). Molto più avanti una ripida salita a tornanti porta ad oltrepassare un’altra costa boscosa (Il Costone), cui fa seguito un tratto in piano e leggera discesa. Dopo una piccola pietraia, un’area umida con ruscello e una breve risalita (tenere d’occhio i segnavia), si giunge nei pressi di una magnifica conca di origine glaciale: si tratta della torbiera chiamata Padule, 1623 m. Il sentiero prosegue perdendo quota a sinistra di un’altra pietraia, per poi continuare a scendere sul dorso di una costa boscosa. Poco più avanti la traccia piega a destra e porta ad attraversare tre ruscelli di cui il primo asciutto. Ci si immette infine nel percorso 649C, proveniente anch’esso da Cerreto Laghi, che si segue in direzione del non lontano Passo di Belfiore. Si avanza dapprima verso est, per poi svoltare a destra e iniziare una ben dura risalita per traccia che in alcuni tratti segue le linee di massima pendenza del pendio boscoso. Effettuando alcuni tornanti, si approda sul crinale spartiacque immettendosi nel sentiero 00, che si segue a destra, uscendo quasi subito dal bosco. Raggiunto il Passo di Belfiore, 1664 m, si ignora a sinistra il sentiero n° 86, iniziando a risalire il panoramico crinale divisorio. Approdati su un dosso, si continua lungo il sentiero 00 ancora per poco: infatti, giunti in vista di un ometto, si piega a sinistra per flebile traccia, andando sempre a sinistra al primo bivio. Procedendo in piano, si raggiunge in breve il dorso del crinale orientale di una cima secondaria che si risale piuttosto ripidamente senza traccia. Raggiunta la sommità, si prosegue ulteriormente confluendo poco più avanti nel crinale proveniente dal Monte Tondo, ed esattamente nel punto denominato Termine delle Tre Potenze, 1773 m (interessante cippo confinario). Da qui si prosegue alla volta della non lontana Cima Belfiore “ignorata”, come del resto tutte le altre sommità (eccetto il Monte La Nuda) dell’Alpe di Mommio, dal sentiero 00. Si continua quindi lungo il magnifico crinale perdendo quota (ci si tiene per un tratto a destra della cresta) in direzione della selletta alla base del ripido profilo sud/est della Cima Belfiore. Per traccia inizialmente più marcata, poi più labile, si guadagna la bellissima cima, 1815 m, dove è collocato un altro interessante cippo confinario. Dalla sommità si scende lungo il crinale nord/ovest per traccia esigua, raggiungendo infine una selletta. Si continua per il percorso di crinale scavalcando una gobba, scendendo successivamente per ripida traccia che evita a destra alcuni risalti più ripidi. Ci si ricongiunge più in basso con il sentiero 00, con il quale si attraversa una pietraia, per poi abbandonarlo spostandosi a sinistra onde risalire il profilo sud/est della Cima di Borra Grande. La salita è faticosa e senza traccia, tuttavia l’orientamento, trattandosi di un crinale, non è affatto problematico: al limite possiamo utilizzare come riferimento dei vecchi paletti in legno segnanti il confine regionale. Raggiunta la panoramica sommità del monte, 1855 m, si continua per crinale orizzontale, per poi iniziare a scendere per traccia appena accennata restando pressoché sul filo della ripida dorsale (altri paletti in legno). Più in basso la cresta si assottiglia divenendo, perciò, più esposta. Si attraversa una pietraia oltre la quale si discende una ripida crestina con qualche facile roccetta. Rimesso piede nel sentiero 00, lo si asseconda solo per poco: infatti, una volta giunti in vista di un particolare spuntone dalla caratteristica forma ricurva, disposto alla nostra sinistra, si abbandona il percorso segnato onde dirigersi verso il particolare gendarme. Avanzando orizzontalmente per traccia piuttosto esposta, si giunge nei pressi dello spettacolare torrione e si inizia a salire ripidamente prima su erba, poi per pietraia. Da quest’ultima si obliqua a sinistra onde aggirare una ripida costa. Poco più avanti si affronta, dapprima in obliquo ascendente, un ripida e scomoda risalita alla volta della sommità di un’altra cima del lungo crinale. Ripidamente per erba, superando anche alcune roccette, si guadagna la sommità, oltre la quale si continua per crinaletto in parte roccioso. Si supera un breve e facile gradino e si prosegue lungo il crinale fino a ricongiungersi con il sentiero 00, che si attraversa, continuando a salire lungo la dorsale. Oltrepassata una breve fascia di roccette, si continua in direzione della vicina sommità del Monte La Nuda, 1893 m, (la vetta più alta dell’Alpe di Mommio) che si raggiunge in breve. Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama offerto dalla sommità di questa montagna (spicca soprattutto Il Gendarme e la Cresta dello Scalocchio), si inizia la discesa lungo il sentiero 00, il quale, dopo il primo ripido tratto, asseconda il crinale ovest del monte. Giunti ad una selletta con bivio (cartelli), si piega a destra iniziando la ben ripida discesa all’interno del magnifico Vallone dell’Inferno chiamato anche Pezzalunga. La traccia per un buon tratto è decisamente ripida, solo più in basso la pendenza diminuisce. Poco prima del limite del bosco, su un ripiano alla nostra destra, è situato il Bivacco Rosario, 1613 m, raggiungibile con breve deviazione (poco più in basso rispetto il bivacco, alla base di una verticale parete, si trova una freschissima fonte). Rientrati nel sentiero 00, si penetra nel bosco procedendo inizialmente in ripida discesa. Si continua per il bel sentiero che alterna tratti all’interno del bosco a radure con cespugli di lamponi che si attraversano e discendono. Rientrati definitivamente nella faggeta, si incontra il bivio con il sentiero n° 96, che si ignora, continuando per comoda traccia contrassegnata n°00. Più avanti si transita a sinistra di un’area di bosco divelto e si prosegue perlopiù in leggera discesa. Dopo una breve contropendenza e una discesa, si incontra un bivio (cartelli), dove si svolta a destra imboccando il sentiero n° 649A per Cerreto Laghi. La traccia procede inizialmente in leggera salita e successivamente a saliscendi, effettuando in seguito una netta svolta a destra. Dopo un tratto a mezza costa, si raggiunge un piccolo ripiano da cui si risale piuttosto ripidamente attraversando un’ampia dorsale boscosa. Poco più avanti si sbuca in un’area disboscata dove è necessario prendere la carraia di esbosco seguendola a sinistra in discesa. Individuato a destra un segnavia, ci si dirige verso esso rientrando temporaneamente nel bosco. Poco dopo si sbuca in un’altra area tristemente disboscata, dove i puntuali segnavia ci guidano al fine del suo attraversamento. Successivamente il sentiero procede in leggera salita tra bosco rado e cespugli di lamponi, avanzando parallelamente alla sottostante strada asfaltata. Rientrati nella faggeta, si procede per un tratto in falsopiano, per poi effettuare una netta svolta a sinistra scendendo verso il retro di un albergo e mettendo piede su una stradina che si segue a destra. Raggiunto il Palaghiaccio di Cerreto Laghi, non resta che attraversare tutta la località turistica, caratterizzata da grandi condomini, facendo infine ritorno al Lago del Cerreto, nei pressi del quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

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