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Archivio mensile:aprile 2017

Monte Treggin: Sperone Sud

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Punto di partenza/arrivo: Bargone 296 m

Dislivello: 574 m

Durata complessiva: 3,30/4,30 h

Tempi parziali: Bargone-attacco Sperone Sud (20/25 min) ; attacco Sperone Sud-sommità Monte Treggin (1,30-2,30 h) ; sommità Monte Treggin-Colle Lencisa-Bargone (1,30 h)

Difficoltà: PD (II° e passi di III°; tratto iniziale di III°+ evitabile)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare qualche chiodo, numerosi cordini e fettucce)

Ultima verifica: febbraio 2019 (foto: aprile 2017)

Riferimento bibliografico: Giovanni Pastine-Michele Picco “I Monti del Mare-escursioni, arrampicate e ferrate in Liguria” Tamari Montagna Edizioni, 1999

Accesso stradale: da Sestri Levante, seguendo statale 523, si raggiunge e attraversa Casarza Ligure. Poco dopo quest’ultima località si imbocca a sinistra una stretta stradina che conduce a Bargone

mapStralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Itinerario superlativo e unico nel suo genere. Lo sperone meridionale del Monte Treggin rappresenta, infatti, uno dei pochi esemplari di percorso alpinistico su roccia di stampo pionieristico che sia possibile effettuare nell’Appennino settentrionale. “Forse uno fra gli itinerari rocciosi di maggior sviluppo della Liguria, oggi è guardato con sufficienza dagli alpinisti più esigenti e ignorato dagli arrampicatori moderni”. Questa affermazione, desunta dalla guida di Pastine-Picco, sintetizza il carattere particolare dell’ascensione e il suo “inevitabile” disinteresse da parte dello pseudo-alpinismo “sportivistico” e dell'”arrampicatorismo palestristico”. Ormai, solo i pochi superstiti dal “virus” dell’arrampicata sportiva, a sua volta direttamente responsabile della morte dell’autentico alpinismo, possono apprezzare un simile itinerario.

Alcune precisazioni:

  1. Data la particolare tipologia dell’ascensione, quest’ultima non è relazionata tiro dopo tiro.
  2. La roccia è generalmente mediocre, ma non del tutto scadente, soprattutto nei tratti più “impegnativi”.
  3. La tempistica della scalata è molto ampia e ciò dipende dal come la si affronta: di conserva per la maggior parte o tiro dopo tiro nei tratti più ripidi.
  4. Lungo lo sperone si trovano in tutto 3 vecchi chiodi. Ci si protegge utilizzando ancoraggi naturali: spuntoni e alberi.
  5. Si tratta di un itinerario alpinistico di vecchio stampo dove gioca un ruolo fondamentale la capacità personale di ricerca del percorso da seguire, questo in relazione a tutta una serie di fattori, di cui, in primis, l’esperienza che si possiede.
  6. Considerando la particolare tipologia della roccia, si raccomanda di effettuare l’ascesa solo con l’asciutto, altrimenti molti tratti, anche a causa della presenza di muschio, risulterebbero scivolosi.

Parcheggiata l’auto nella piazzetta di Bargone, si imbocca Via delle Fragole (in basso a sinistra tabella indicante i percorsi escursionistici del Monte Treggin) seguendola in salita fino a quando effettua un tornante destrorso. Dopo una breve scalinata, si continua per sentiero, contrassegnato con X rossa, passando a fianco di alcuni terrazzamenti con ulivi (interessanti esemplari di muretti a secco alla nostra destra), penetrando poi nel bosco. Si attraversa un ruscello oltre il quale si segue il percorso segnato solo per poco: infatti, giunti ad un bivio evidente, si prende a destra una traccia ben incavata nel terreno che compie subito dopo una netta svolta a destra. Si ritorna nei pressi del ruscello poco sotto attraversato il cui solco rappresenta la nostra direttrice per raggiungere la base dello sperone roccioso. A tal fine, si abbandona la traccia e si risale il pendio boscoso alla destra del canale (quest’ultimo per un tratto risulta impercorribile a causa dei rovi che l’ostruiscono). Destreggiandosi tra vegetazione invadente, si entra nel solco e lo si risale aggirando alcuni brevissimi muretti. Giunti sotto una placchetta ricoperta di muschio, la si supera (molto scivoloso in caso di bagnato), approdando in un ripiano alla base delle rocce dello sperone, dove, spostandosi a sinistra, si raggiunge l’ingresso di una grotta. Da qui ha inizio la parte alpinistica. Appena a destra della menzionata grotta si trova un diedro verticale, alla cui destra è visibile un canale/diedro più abbattuto e parzialmente ostruito da vegetazione. Optiamo per la prima e più interessante soluzione: scaliamo il diedrino di 8 metri circa con bella e non banale arrampicata (III°+). Si continua poi per roccette con andamento obliquo a sinistra, scegliendo autonomamente il percorso che si ritiene migliore, progredendo in direzione del filo della cresta alla cui destra ci troviamo. Dopo aver oltrepassato un breve tratto di vegetazione piuttosto invadente, si mette piede sul crinaletto roccioso e lo si segue in direzione della soprastante ripida sezione rocciosa dello sperone. Giunti alla base, sotto ad un caratteristico spuntone a forma di becco, si scalano in obliquo a sinistra alcune ripide rocce, onde inserirsi in un canale/rampa ascendente verso destra. Lo si segue per pochi metri e se ne esce a sinistra, giungendo alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata, puntando ad alcuni alberi che ci sovrastano (passi di I° e II°). Raggiuntili, si prende a destra un canale/rampa, abbandonandolo quasi subito per scalare in leggero obliquo a sinistra alcuni muretti intervallati da cornici/rampe, rimontando in questo modo sul dorso dello sperone proprio al sommo della sezione rocciosa più ripida (passi di II°/II°+ su roccia sostanzialmente accettabile). Si continua facilmente puntando ad una piccola macchia di bosco alla cui destra si notano dei gradoni dalla particolare stratificazione. Giunti nei pressi della menzionata macchia boscosa, si evita a sinistra il primo verticale gradino e si continua scalando una placchetta piuttosto delicata (II°+), cui fa seguito un brevissimo muretto. Si continua facilmente mirando ad alcuni alberi sopra i quali la cresta si raddrizza e assottiglia. Dagli alberi si avanza più o meno lungo il filo di cresta per alcuni metri, obliquando poi a destra assecondando l’andamento di una rampa. Messo piede su quest’ultima, che poi si trasforma in cengia, si continua a traversare a destra per alcuni metri, scalando poi verso sinistra alcuni facili muretti di roccia piuttosto rotta (diversi passi di I° e II° su roccia che richiede molta attenzione). Ritornati sul friabile filo della cresta (chiodo arrugginito) lo si segue espostamente, approdando appena dopo su un piccolo ripiano alla base di un verticale risalto rossastro di pochi metri inciso da un diedrino. Si scala quest’ultimo e il successivo muretto (III°- ; roccia abbastanza solida; due chiodi), continuando poi per cresta/crinale aereo ma facile. Si avanza puntando ad un altro risalto più ripido, spostato più avanti e leggermente a destra rispetto al punto in cui siamo. Raggiuntone la base, lo si aggira a sinistra per cengia alberata, fino ad approdare all’inizio di un’evidente placchetta rossastra di pochi metri che a sua volta costituisce la faccia destra di un diedro. Si scala la placca con bella ed elegante arrampicata su roccia solida (II°+), giungendo così al termine delle principali difficoltà alpinistiche. Da qui è sufficiente continuare lungo il filo dello sperone oltrepassando, tenendosi a sinistra, una stretta forcellina, oltre la quale si scala direttamente o aggira a sinistra un altro risalto. Seguendo il crinale, sempre più ampio, si punta ad una sezione rocciosa caratterizzata da rampe e placchette, situata a destra rispetto al punto in cui siamo, che si supera direttamente scegliendo il percorso che maggiormente ci aggrada (tratto evitabile a sinistra). Si approda poi alla base di un ampio pendio caratterizzato da numerosi cespugli, arbusti, rocce e massi, da cui si procede in obliquo verso destra al fine di portarsi sul limite orientale del profilo della montagna (in caso di nebbia l’orientamento in questo tratto potrebbe risultare molto problematico). Seguendo il bellissimo crinale ed ammirando ampie visuali si giunge in vista della sommità del Monte Treggin, confluendo poco prima nel sentiero segnato (X rossa) proveniente dal Colle Lencisa. Dalla cima, 870 m, è possibile ammirare un grandioso e completo panorama. Dalla vetta del Treggin si scende per traccia non molto evidente puntando ad un albero, collocato più in basso a destra, con affisse ai rami alcune bandierine. Il sentiero, successivamente più marcato, svolta bruscamente a destra per poi iniziare a discendere un pendio con vegetazione piuttosto fitta (segnavia x rossa e ometti). Più in basso si penetra verso sinistra in un boschetto e si prosegue per ottima traccia fino a giungere nei pressi di un ripiano roccioso dove alcuni ometti, collocati alla nostra sinistra, potrebbero trarre in inganno. Occorre invece spostarsi a destra per sentiero all’inizio poco evidente poi più marcato. Orientandosi con gli ometti si effettua, dopo uno spostamento verso destra, una netta svolta a sinistra rientrando poi nel bosco. Dopo qualche minuto si giunge al Colle Lencisa, 647 m, da cui si scende a sinistra verso Bargone per ottimo sentiero contrassegnato con una X e rombo rossi. Effettuando numerosi tornanti, si discende la sezione più ripida della suggestiva valle compresa tra il Monte Treggin e il Monte Incisa . Più in basso si procede a sinistra di un ruscello, incontrando più avanti un trivio dove occorre prendere la traccia di sinistra. Dopo alcuni minuti si ritorna la bivio incontrato all’inizio dell’escursione, rientrando infine al magnifico paese di Bargone.

 

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Pubblicato da su 13 aprile 2017 in Alpinismo, Appennino ligure

 

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Il Monte Molinatico dal Passo del Bratello

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Bratello 950 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Passo del Bratello-Monte Borraccia-Monte Molinatico (2,00/2,15 h) ; Monte Molinatico-Lago Martino (40 min.) ; Lago Martino-Monte Borraccia-Passo del Bratello (1,45/2 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (consigliabili i bastoncini da trekking)

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Borgo Val di Taro-Passo del Bratello

mapStralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Piacevole itinerario alla scoperta di un’importante montagna dell’Appennino parmense/lunense, mai particolarmente valorizzata a livello escursionistico. Purtroppo la sommità del Monte Molinatico è deturpata da antenne, fatto che disturba non poco il senso di “esclusività” della cima conquistata. Ciononostante gli ampi panorami che è possibile ammirare percorrendo la dorsale del monte da ovest a est, le splendide faggete che ammantano il versante settentrionale della montagna, e un senso di abbandono (nonostante i segni indelebili lasciati dall’uomo) che personalmente reputo molto stimolante, conferiscono al percorso proposto un fascino del tutto particolare.

Dal Passo del Bratello si imbocca verso nord (cartelli) una stradina inizialmente sterrata e successivamente, per un breve ma ripido tratto, asfaltata. Il tracciato poco dopo ritorna ad essere carraia, la quale procede con minore pendenza effettuando alcune svolte e tornanti. Nella parte superiore si deve attraversare un’ampia area disboscata avanzando in direzione del vicino crinale e svoltando, poco prima di esso, a destra. Messo piede sulla panoramica dorsale spartiacque, si raggiunge un bivio dove si ignora a sinistra una carraia proveniente dal caratteristico nucleo di Vighini e si prosegue lungo il percorso di crinale marcato 00. Un saliscendi precede una più sostenuta salita (ad un bivio possiamo prendere sia la traccia di destra quanto quella di sinistra: poco più in alto si ricongiungono) in direzione del Monte Borraccia1250 m, la cui sommità vera e propria si lascia a sinistra. Poco dopo si incontra un bivio dove si ignora un traccia a sinistra (si tratta del sentiero n° 839B che percorreremo al ritorno) e si continua diritto, giungendo dopo alcuni minuti nei pressi di una bella conca dominata dal profilo boscoso della dorsale del Molinatico. Da questo punto la prosecuzione del sentiero 00 non è immediata per il semplice fatto che la segnaletica in questo tratto lascia molto a desiderare. Giunti ad un bivio ci si dirige a sinistra verso un casotto da cui si piega a sinistra scendendo lungo il sottostante pendio erboso per labile traccia. Poco più in basso si devia a destra per sentierino, all’inizio poco evidente e poi più marcato, che conduce all’interno di una bella valletta boscosa formata dal Canale della Macchia Grande (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero nei pressi del menzionato canale). Si guada il corso d’acqua e si inizia a risalire la soprastante sponda boscosa per traccia ripidissima (utili i bastoncini da trekking) e per di più poco incavata nel terreno (tenere d’occhio i ben posizionati segnavia del CAI). Dopo diversi minuti di faticosa salita si guadagna la dorsale boscosa piegando a destra lungo quest’ultima. Prestando attenzione ai segni bianco-rossi sugli alberi, si avanza per il crinale boscoso attraversando in seguito una radura, ignorando qui una traccia che si sposta a destra. Si continua lungo la dorsale boscosa e dopo alcuni massi si attraversa un’altra radura arbustiva, raggiungendo, tramite ripido strappo, un bivio (paletto con cartelli), dove si ignora il sentiero n° 839B proveniente dallo Chalet del Molinatico. La dorsale lungo cui continuiamo a camminare alla volta della sommità del Monte Molinatico alterna macchie di bosco a panoramici pendii: consiglio di gustare senza fretta questa sezione dell’itinerario, in quanto l’ambiente in cui ci troviamo è di notevole bellezza. Un ultimo strappo per dorsale erbosa precede la sommità del Molinatico1550 m, “colonizzata” da antenne che francamente non stimolano l’escursionista al fine di una meritata sosta ristoratrice. Dalla cima si continua lungo il sentiero 00 che discende il crinale orientale del monte: stiamo percorrendo la sezione forse più interessante, dal punto di vista panoramico, dell’itinerario proposto (notevoli le visuali sul Monte Orsaro e le Alpi Apuane). Più in basso ci si immette in una carrareccia seguendola solo per pochi metri, abbandonandola quando essa effettua una netta svolta a destra. Si continua lungo il sentiero 00 incontrando più in basso un cippo confinario e appena dopo un bivio (cartelli): si abbandona la dorsale spartiacque imboccando a sinistra una mulattiera (percorso CAI n° 839) che procede a mezza costa all’interno di un magnifico ambiente boscoso. In seguito ci si immette in un’ampia traccia, proveniente da destra, seguendola solo per pochi metri ed abbandonandola per sentiero a destra (segnavia sempre presenti e ben posizionati). Si giunge in un ripiano boscoso confluendo poco dopo in un’altra carraia che si asseconda a destra in discesa per un brevissimo tratto. Al bivio sottostante (cartelli) occorre infatti prendere l’ampia traccia di sinistra in direzione del Lago Martino. Appena dopo i segnavia conducono a deviare a sinistra, abbandonando in questo modo la carraia ed affrontando una breve contropendenza, fino a raggiungere il suggestivo specchio d’acqua di origine artificiale. Dopo un’eventuale sosta, si continua lungamente per l’ampia mulattiera, che procede in piano e leggera discesa, fino a giungere nei pressi di un tavolo con panche collocato alla nostra destra. Appeno dopo si imbocca a sinistra un sentiero (segnavia) che, procedendo a mezza costa in piano e leggera salita, confluisce infine nella traccia, contrassegnata CAI 839B, proveniente dallo Chalet. La si segue a destra in discesa, raggiungendo in questo modo una bella radura conosciuta come Prato del Cucù di Sotto1259 m. Dal bivio con cartelli si prosegue diritto lungo una carraia (CAI 839B) tramite la quale si attraversa in discesa un’ampia area orribilmente disboscata che instaura tristezza e sdegno. Ignorando tracce di esbosco che si staccano a sinistra, si giunge ad un bivio dove occorre prendere la traccia di sinistra (segnavia) che, dopo una breve risalita, conduce ad una bella e panoramica radura. Successivamente si penetra nella valletta formata dal Canale della Macchia Grande, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta. Dopo il guado si continua per la mulattiera solo per poco: infatti, appena prima di un’area disboscata collocata alla nostra destra, si imbocca a sinistra un sentiero che costituisce la continuazione del percorso contrassegnato CAI n° 839B (bivio poco visibile in quanto i cartelli di legno sono stati vergognosamente distrutti). La traccia procede in costante ma non ripida salita, compiendo inizialmente una curva verso sinistra. Dopo aver effettuato una netta svolta a destra, si esce dal bosco e si affronta un breve ma ripido strappo per poi procedere con minore pendenza (e fatica!). In breve ci si ricongiunge con la carraia di crinale, percorsa all’andata (non lontani dalla sommità del Monte Borraccia), rientrando tramite essa al Passo del Bratello.

 

 

 

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