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Archivio mensile:marzo 2017

Anello di Corchia

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Punto di partenza/arrivo: Corchia 651 m

Dislivello: 650 m ca

Durata complessiva: 4,00/4,15 h

Tempi parziali: Corchia-Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio (1,15 h) ; Groppo Maggio-la Calà-Termine del Gatto (1,15 h) ; Termine del Gatto-Groppo dell’Asino-Casa Findone-Corchia (1,30/1,45 h)

Difficoltà: EE la salita al Groppo Maggio ; E il resto dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-S.P. 19-S.P. 523. Dopo il ponte sul Manubiola e un paio di tornanti, occorre svoltare a sinistra seguendo l’indicazione per Corchia. Si attraversa poco dopo la frazione Bergotto e per stretta stradina, in alcuni tratti piuttosto dissestata, si raggiunge Corchia. Si abbandona l’auto in un comodo parcheggio situato a destra poco prima del paese vero e proprio.

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Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Miniera Pietra del Fuoco-Groppo Maggio è puramente indicativo.

Descrizione dell’itinerario

Percorso di notevole interesse che permette la conoscenza di una valle appartata, la Val Manubiola, ricca di fascino e suggestione, in un contesto ambientale tra i più interessanti a livello appenninico. Nell’anello è proposta la salita fuori sentiero del Groppo Maggio, notevole ammasso ofiolitico le cui pareti precipitano verso il Manubiola. Questa “variante”, rispetto l’anello “classico” delle Miniere di Corchia e del Groppo dell’Asino, arricchisce notevolmente l’itinerario nel suo complesso, in quanto permette di ammirare scorci panoramici veramente inediti. Il punto di partenza e arrivo è localizzato a Corchia, splendido paese di impianto urbanistico medievale, ma che risale nelle architetture attuali principalmente al XVII e XVIII secolo (informazioni desunte dalla guida di Andrea Greci: Val Baganza, Val Tarodine e Val Gotra ; Gazzetta di Parma 2011).

Dal parcheggio si attraversa il suggestivo borgo di Corchia ammirando splendide case in sasso alcune delle quali ottimamente ristrutturate rispettando l’assetto originario. Lasciatosi il paese alle spalle, si continua per carraia che procede in piano lungo la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Manubiola. Giunti ad un bivio (cartelli), collocato nei pressi di un ponte, si prosegue diritto (cartello indicante il Sentiero delle Miniere ; CAI n° 833) continuando per bella e ampia traccia in leggera salita. Dopo un ripido strappo (sulla destra tavolo con panche e piccola area giochi per bambini) si giunge ad un bivio dove occorre abbandonare la carraia che stiamo seguendo per imboccare a destra (cartello) un’ampia traccia che procede in più sostenuta salita. Dopo un paio di svolte si arriva ad un ulteriore bivio, collocato nei pressi di una curva a sinistra, dove si ignora a destra una traccia. Si continua per il percorso principale penetrando poco più avanti all’interno di un bosco di conifere di reimpianto, giungendo in breve nei pressi di una costruzione diroccata situata alla nostra destra (si tratta di una polveriera dove venivano conservati gli esplosivi utilizzati dai minatori: cfr. Andrea Greci). Oltre quest’ultima si continua per l’ampia traccia ancora per poco: infatti occorre abbandonarla imboccando a destra un ripido sentiero. Dopo il primo strappo la pendenza si addolcisce, per poi affrontare un’altra ripida e disagevole salita facilitata dalla presenza di una corda, utile soprattutto in caso di terreno bagnato. Il bel sentiero si sposta poi a sinistra conducendo poco dopo nei pressi di un poggetto ofiolitico, collocato alla nostra sinistra, dalla cui sommità si ammira un notevole panorama (e anche il percorso che seguiremo per accedere alla cima del Groppo Maggio). Si penetra poi in un magnifico ambiente boschivo, incontrando un bivio dove si ignora la continuazione del sentiero 833 per il passo La Calà. Si giunge infine, dopo aver attraversato un ruscello, sotto un costone ofiolitico alla cui base si trova l’ingresso, chiuso da un cancello, della Miniera Pietra del Fuoco928 m (pannello informativo e tavolo con panche). Dopo una consigliabile sosta, si attraversa nuovamente il ruscello e si inizia la risalita del ripido pendio boscoso che ci sovrasta, mirando ad un piccolo pannello solare collocato in alto a sinistra. Raggiunto quest’ultimo, si asseconda una costa boscosa notando alla nostra destra un’altra costa che raggiungeremo fra poco. Dopo alcuni minuti di salita si piega infatti a destra e si attraversa il pendio boscoso, mettendo piede nella menzionata costa: il panorama è notevole, soprattutto verso le vicine pareti meridionali del Groppo Maggio. Si continua a guadagnare quota lungo il dorso della costa, restando appena a sinistra del suo filo, destreggiandosi con vegetazione in alcuni tratti piuttosto invadente. Più in alto, superato il margine superiore del bosco, si raggiunge la base di un magnifico dente ofiolitico e si sale alla sua destra, guadagnando dopo un ultimo ripido strappo la quota più elevata del Groppo Maggio1027 m. Dall’ampio balcone panoramico sommitale è sufficiente spostarsi verso ovest confluendo poco dopo nella carraia proveniente da S. Bernardo. La si segue a sinistra procedendo in piano e leggera salita, raggiungendo in circa 15 minuti di rilassante cammino il passo La Calà1078 m, importante crocevia di sentieri. Si continua diritto lungo il percorso di crinale (CAI n° 837) per ampia traccia generalmente all’interno del bosco ma con qualche apertura panoramica. Dopo aver raggiunto uno spiazzo utilizzato per l’atterraggio degli elicotteri, la mulattiera/carraia inizia a salire in modo più sostenuto, impennandosi ulteriormente poco prima della sommità del boscoso Groppo delle Pietre1289 m, che si lascia a sinistra. Un breve tratto di discesa conduce ad un importante crocicchio (cartelli): da qui è vivamente consigliabile una breve digressione al Termine del Gatto. A tal fine, si imbocca un sentierino (cartello) che mantenendosi nei pressi della dorsale spartiacque conduce in uno spiazzo dove è collocato un cippo risalente alla metà del XVI secolo (la denominazione Temine del Gatto deriva dall’animale raffigurato che a sua volta rimanda allo stemma della famiglia dei Fieschi). Ritornati all’incrocio di prima, si svolta a destra (a sinistra se, una volta giunti all’incrocio, non si vuole effettuare la brevissima digressione) seguendo il sentiero n°835 per Corchia Valbona. Dopo un breve tratto in piano, la traccia inizia a scendere molto ripidamente: occorre seguire con attenzione i ben posizionati segnavia bianco-rossi in quanto il sentiero a volte non è ben incavato nel terreno. Effettuando alcune svolte si discende la parte più ripida del pendio, per poi iniziare ad assecondare una dorsale erbosa/boscosa in alcuni tratti molto panoramica. Una breve risalita precede un bivio evidente dove si ignora a destra il sentiero per il Passo della Cisa, continuando invece lungo la dorsale del Groppo dell’Asino.  Si alternano tratti all’interno del bosco ad ampi declivi prativi che si contornano lungo il margine superiore e che offrono notevoli visuali panoramiche. Oltrepassata l’impercettibile sommità del groppo, si inizia a scendere seguendo il bel sentiero all’interno di un interessante ambiente boschivo. Dopo aver lambito un’area di bosco diradato, si scende ad una selletta (paletto con cartelli) dove si prosegue lungo il percorso principale (CAI 835) che piega leggermente a sinistra. Si effettuano un paio di tornanti, giungendo poco dopo nei pressi di una costruzione diroccata, oltre la quale si continua per la bella mulattiera. Giunti ad un trivio (paletto con cartelli divelto), si va a destra per ampia traccia in direzione di Corchia Valbona (poco più avanti, ad un bivio, si può scegliere se seguire la traccia di sinistra, più ripida, oppure quella di destra. Tutte e due, comunque, si riunificano poco sotto). Una volta giunti ai resti murari di Casa Findone766 m, si scende a sinistra per ampia traccia che, effettuando alcune svolte e tornanti (dopo pochi minuti si incontra a sinistra una fontana), conduce nel fondo della Val Manubiola. Tramite ponte si attraversa il torrente omonimo ricongiungendosi con il percorso effettuato all’andata a poca distanza da Corchia.

 

 

 

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Anello di Fragnolo

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Punto di partenza/arrivo: Fragnolo 700 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno (1,30 h) ; Passo di Fragno-selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello (45 min.) ; selletta tra Monte Prandone e Monte Vitello- fondovalle Moneglia-Fragnolo (1,30 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2017

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano-Fragnolo

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Stralcio della mappa dal sito: https://master.apis.dev.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto interessante e vario su carraie e sentieri evidenti che non pongono problemi di reperimento del giusto percorso. La segnaletica CAI è presente solo nel tratto Fragnolo-Monte Castellaro-Passo di Fragno. Nella seconda parte dell’anello si incontrano invece solo alcuni sporadici e sbiaditi segnavia.

Dal paese di Fragnolo si imbocca, appena a sinistra del rinomato ristorante Mariella, una stradina asfaltata che conduce ad alcune case. Si effettua successivamente una svolta a destra e si inizia a salire ripidamente in direzione del non lontano crinale del Monte Castellaro. Più avanti la stradina diviene sterrata e penetra in un rimboschimento a conifere, conducendo infine ad un bivio in località Cusano 857 m. Si piega a destra proseguendo lungo il percorso di crinale (segnavia CAI n° 773) ed oltrepassando l’impercettibile sommità del Monte Castellaro 936 m (alcune aperture nel bosco permetto di ammirare notevoli visuali). Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra la carraia diretta al valico conosciuto come Tino d’Oro e si continua diritto procedendo inizialmente in ripida salita. Ci si avvicina progressivamente, sempre per ampia traccia, alla sommità del Monte Corno, ammantata da conifere di reimpianto, che si aggira a destra avanzando in direzione S/SE. Dopo una breve discesa si arriva ad un incrocio (paletto con cartelli), dove si prosegue diritto per ampia traccia con sbarra iniziale. Si procede in leggera salita, aggirando in questo modo la sommità del Monte Pozzo, giungendo in breve ad un altro incrocio dove si continua sempre diritto. Si inizia poi a scendere per sentiero che offre notevoli visuali panoramiche e che, allargandosi in ultimo a carraia, conduce ad un bivio dove si ignora a destra un’ampia traccia diretta alla boscosa sommità del Monte Pozzo. Si svolta invece a sinistra, in discesa, assecondando per un breve tratto la carrareccia e abbandonandola poco dopo per imboccare a destra un marcato sentiero (segnavia). Rientrati all’interno del bosco, si ignorano un paio di tracce che si staccano a sinistra e poi a destra, e si continua per il ben marcato sentiero che comincia a scendere più ripidamente conducendo in breve ad una bella radura dove il percorso piega a sinistra. Dopo un ulteriore tratto all’interno del bosco di conifere, altre radure che si contornano e un’ultima ripida discesa, si raggiunge il panoramico Passo di Monte Fragno 945 m. Dal valico si continua lungo una stradina asfaltata che asseconda per un breve tratto il crinale Parma/Baganza. Quando essa effettua una netta curva a sinistra, proseguiamo diritto per bella sterrata inizialmente in discesa. Si riprende poi a salire, passando a fianco di un curioso poggetto arenaceo e giungendo ad un bivio dove si continua a sinistra. Dopo un tratto di bosco (si incontra a destra una carraia chiusa da un cancello) si esce all’aperto e si sale con maggiore pendenza aggirando in questo modo un prima una costa. Si continua affrontando in seguito un altro ripido strappo per poi aggirare una seconda panoramica costa. Poco dopo occorre abbandonare la carraia su cui stiamo camminando, che a sua volta conduce al vicino valico di Casa Canone, imboccando a destra una ripida e ampia traccia. Dopo il primo faticoso strappo si passa a fianco di una baracca, per poi riprendere a salire in modo sempre sostenuto lungo una sorta di costa erbosa. Al suo culmine si penetra nel bosco raggiungendo la poco marcata sella che separa il Monte Prandone alla nostra sinistra dal Monte Vitello alla nostra destra. Il sentiero inizia appena dopo a scendere conducendo nei pressi di una recinzione che si contorna per un tratto in leggera salita svoltando poi a sinistra in discesa. Ignorando tracce laterali si continua per il percorso principale che in seguito procede in piano offrendo interessanti visuali del Monte Montagnana. Sempre per ampia traccia si attraversa una radura rientrando poi nel bosco e raggiungendo, dopo una breve discesa, un’ampia e panoramica sella collocata nel crinale che divide la Val Moneglia dall’ampio vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si svolta repentinamente a destra per carraia che poco dopo passa a fianco di una baracca per poi effettuare una netta curva a sinistra e discendere lungo il margine sinistro di una bella radura. Si rientra nel bosco continuando lungamente per la carraia (qualche segnavia bianco-rosso molto sbiadito) e ignorando tracce laterali. Dopo una netta svolta a destra si raggiunge un incrocio dove si prosegue diritto lungo il percorso principale che inizia a scendere con maggiore pendenza. Effettuando un’ampia curva a sinistra si raggiunge un crinaletto secondario che si asseconda fino ad un evidente bivio collocato a poca distanza dalla frazione di Alpicella, visibile in basso a sinistra. Si imbocca a destra una carraia diretta al fondo della Val Moneglia, ignorando poco più in basso un’ampia traccia che si stacca a sinistra e con essa i segnavia del “Tartufo Trail Running”. Si prosegue in leggera salita aggirando poco più avanti una costa boscosa per poi scendere nel fondovalle giungendo nei pressi di una radura. Si continua attraversando quest’ultima, ignorando temporaneamente la traccia di sinistra in quanto spesso allagata. Si procede ora in salita tenendo il corso d’acqua alla nostra destra: sono evidenti i segni lasciati dall’alluvione del 2014. Poco dopo, ad un bivio, si abbandona la traccia seguita fino a questo momento, per imboccare a sinistra una carraia che procede nella sponda destra orografica della valle (in alto a destra si nota un nucleo di vecchie case collocato su un poggio). Si attraversa un ruscello e si riprende a salire raggiungendo in breve un gruppo di case non lontani dal paese di Fragno. Oltre le prime abitazioni si stacca a destra (cartello) un’ampia traccia che si imbocca risalendo in questo modo il soprastante pendio prativo (notevoli visuali panoramiche sulla Val Moneglia dominata dal boscoso Monte Vitello). In breve si fa ritorno a Fragnolo, punto di partenza di questo interessante anello.

 

 

 

 

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