RSS

Archivio mensile:novembre 2016

Val Baganza: anello delle ofioliti

100_5781

Punto di partenza/arrivo: bivio per Fioritola 870 m ca.

Dislivello: 660 m ca.

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Bivio per Fioritola-ofiolite di Fioritola (45 min.) ; ofiolite di Fioritola-Passo del Silara-Monte Silara (45 min.) ; Monte Silara-Passo del Silara- cresta dei Groppi Rossi (50 min) ; cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna (45/50 min.) ; Pian della Capanna-Bivio per Fioritola (1,15 h)

Difficoltà: EE+ la scalata dell’ofiolite di Fioritola per il versante W/SW ; EE l’ascesa al Monte Silara ; EE la cresta dei Groppi Rossi ; E le restanti sezioni dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari si imbocca a sinistra la S.P.15 per Calestano abbandonandola quasi subito svoltando a destra per stradello asfaltato inizialmente in salita. Dopo alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della Val Baganza conducendo in breve al bivio per Fioritola. Si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra poco dopo il bivio in questione.

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa  nel tratto cresta dei Groppi Rossi-Pian della Capanna è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di particolare interesse a livello ambientale e panoramico. Nell’anello descritto sono proposti alcuni fuori-sentiero che potrebbero risultare decisamente pericolosi se sottovalutati. Ciononostante conferiscono all’itinerario, nel suo complesso, un sapore del tutto particolare e veramente inedito, soprattutto se rapportato alla odierna imperante “codificazione” delle diverse discipline montane. Credo che l’escursionismo, pur rappresentando una delle realtà più vive dell'”andare in montagna”, abbia bisogno di una ulteriore spinta evolutiva, il che non significa sfruttare porzioni di roccia con fittoni, cavi e ponti tibetani. Mi riferisco, invece, ad una possibile interazione del cosiddetto trekking con l’arrampicata, quest’ultima intesa ad un livello, diciamo, elementare, ossia il semplice muoversi su roccia per pochi metri e su difficoltà irrisorie. Credo, inoltre, che un aspetto che viene notevolmente soffocato nell’attuale omologazione e settorializzazione delle attività montane sia quello della ricerca autonoma, effettuata con coscienza di scelta, del percorso da seguire. I fuori-sentiero che verranno proposti nella relazione sono puramente facoltativi ed esprimono le scelte dell’autore, il quale ha voluto esporre più un’esperienza personale che scrivere una relazione da seguire passo dopo passo nei minimi particolari. Riguardo, infine, i rischi derivanti dal superamento di passaggi rocciosi senza assicurazione (così come sono stati affrontati e superati dell’autore) valgono le raccomandazioni già espresse negli altri due itinerari che assieme a questo compongono un trittico:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

MONTE MARMAGNA E MONTE AQUILOTTO: ANELLO “INCONSUETO” DA LAGDEI

Dal bivio per Fioritola (cartello) si scende per ampia sterrata raggiungendo in breve il letto del Torrente Baganza. Dopo il guado si incomincia a guadagnare quota per carraia che sale tagliando la sponda destra orografica della valle, offrendo affascinanti visuali sul corso del Baganza con la soprastante dorsale boschiva del Monte Cavallo. Dopo 20 minuti di faticosa salita, la sterrata procede in piano conducendo in vista delle rocce basali del versante W/SW dell’ofiolite di Fioritola, prima meta di questa inusuale escursione. Per raggiungere la sommità dell’ammasso ofiolitico esiste un sentiero che staccandosi a sinistra, una volta giunti alla base delle prime rocce, sale all’interno del bosco per poi condurre verso destra sul pianoro sommitale. Tuttavia, al fine di gustare pienamente le peculiarità ambientali di questo luogo e mantenere fede alle finalità dell’itinerario proposto, è possibile cimentarsi con una breve e facile “quasi” scalata. Quindi, una volta giunti alla base del settore destro della parete, si abbandona la carraia e alla bene e meglio si risale il soprastante ripido pendio formato da zolle erbose, roccette friabili e ghiaie. Giunti in vista di un canalino roccioso disposto alla nostra sinistra, lo si raggiunge e supera (I°). Ci si sposta poi a sinistra scalando alcune balze (II°-), puntando in questo modo all’appicco finale. Giunti sotto quest’ultimo, si va a destra per alcuni metri sfruttando una cengia/rampa, e, superato un gradino verticale (II°), si rimonta una facile e breve crestina che conduce alla sommità dell’ofiolite, purtroppo deturpata da un palo dell’alta tensione. Si tratta di una salita improvvisata di cui ho fornito solo le indicazioni di massima. La roccia è mediocre e richiede molta attenzione per la presenza di blocchi instabili. Una “pseudo-scalata”, quella descritta, riservata solo ad escursionisti veramente esperti, capaci di muoversi con autonomia su roccette ripide nonché friabili. Dalla sommità si individua sulla destra (faccia a monte) una traccia erbosa che si segue in discesa svoltando poi a destra in direzione della sottostante carraia abbandonata in precedenza. Messo piede su di essa, la si segue a sinistra in moderata pendenza verso sud (a destra è ben visibile il nucleo agricolo di Fioritola). Una netta svolta a sinistra determina un brusco cambio di direzione: si procede, infatti, verso N/NE, tagliando panoramici pendii prativi deturpati dall’onnipresente elettrodotto nonché dal tracciato del metanodotto. La carrareccia piega poi a destra continuando in costante salita, spegnendosi poco più in alto nella strada asfaltata per il Passo del Silara. La si segue a destra per pochi metri: infatti, intercettata una labile traccia a sinistra, la si asseconda procedendo in leggera salita all’interno del bosco. Poco dopo si sbuca nel tracciato del metanodotto che si segue a sinistra, scendendo infine nella strada asfaltata abbandonata in precedenza. Si segue quest’ultima in direzione del vicino Passo del Silara ammirando notevoli visuali: davanti a noi spicca il Monte Silara, che costituisce la seconda meta dell’escursione. Giunti al valico, 1200 m, si imbocca, a sinistra di un’ampia traccia, un sentierino alla cui destra è situato un singolare blocco di serpentinite. Si attraversa successivamente una bella radura arbustiva, immettendosi poco più avanti in un sentiero trasversale alla base del Monte Silara. Ora si incomincia a risalire il versante meridionale di questo singolare monte puntando alla sezione rocciosa (quella che presenta una maggiore continuità) che precede la cima. Giunti alla base delle rocce, si scala una placchetta e uno spuntone instabile prestando massima attenzione alla roccia in alcuni punti decisamente friabile (possibili passaggi di II°). Dalla cima del Monte Silara si rientra al passo omonimo scendendo lungo lo stesso versante dell’ascesa. Dal valico si va a sinistra fino ad incontrare a destra una carraia in salita che si imbocca (percorso CAI n°741). Dopo il tratto iniziale, l’ampia traccia procede in piano per poi riprendere a salire svoltando infine a destra. Oltre la svolta si presenta un bivio: si abbandona a sinistra il sentiero n°741 per Il Monte Borgognone e si continua diritto lungo la carrareccia che procede in discesa. Poco più avanti il percorso è interrotto da una frana: una traccia permette di superare l’ostacolo senza problemi. In seguito si attraversano un paio di ruscelli, giungendo infine in un ripiano boscoso dove a destra si nota un sentiero che scende verso la valle formata dal Rio Fioritola. Noi invece dobbiamo andare a sinistra, inizialmente per ampia traccia. Dopo alcune decine di metri, guardando a sinistra, si nota uno sbiadito segnavia bianco-rosso: si tratta di un vecchio percorso, ormai poco visibile (almeno in alcuni tratti), che cercheremo di assecondare prestando attenzione ai segnavia collocati sugli alberi. Si abbandona perciò l’ampia traccia seguendo un poco accennato sentiero che poco dopo effettua una svolta a destra attraversando un paio di ruscelli. Ci si immette poi in una traccia più ampia ed evidente che si segue a sinistra in salita restando a sinistra di un altro ruscello. Il sentiero sale piuttosto ripidamente spostandosi leggermente a sinistra, per poi svoltare bruscamente verso destra allargandosi infine a carraia. Si guada poco dopo il già menzionato ruscello, cui fa seguito un secondo, continuando sempre per l’ampia traccia che, senza possibilità di errore, conduce fuori dal bosco, ormai in vista di una selletta disposta in una piccola dorsale, la cui continuazione verso NW è rappresentata dalla cresta dei Groppo Rossi. Dal valico ci si dirige perciò verso quest’ultima ammirando a sinistra strane conformazioni rocciose in un contesto ambientale che non ha eguali in tutto l’Appennino parmense. Giunti alla base dei primi brevi risalti ofiolitici, si abbandona la traccia che si sposta a destra e ci si tiene lungo il filo di cresta superando facili balze. In breve si giunge alla base di un caratteristico becco roccioso di pochi metri: lo si scala direttamente (II°- ; esposto) continuando poi per cresta, ricongiungendosi così con la traccia abbandonata precedentemente. Poco dopo si mette piede sulla quota più elevata, 1280 m, oltre la quale il percorso di cresta comincia a scendere. La labile traccia si mantiene a destra del crinale ofiolitico, o nei suoi pressi, per poi scendere ripidamente tenendosi sulla destra di suggestivi spuntoni rocciosi. Dopo un’ultima ripida discesa, si approda ad una poco marcata selletta all’interno del bosco. Da qui si prosegue diritto mantenendosi nei pressi del crinale, attraversando, restando vicini al margine del bosco, una radura arbustiva con erba alta. Avanzando successivamente in discesa, si rientra nella vegetazione e si perde quota lungo un’ampia dorsale boscosa senza alcuna traccia. Più in basso si approda in una mulattiera orizzontale che, se seguita a destra, condurrebbe in 10/15 minuti a Casa Montana. Noi invece la seguiamo a sinistra in direzione di Pian della Capanna. Il tracciato (che con grande probabilità ha origini antiche) avanza in lieve salita ai piedi dei declivi prativi sopra i quali si erge la Cresta dei Groppi Rossi. Poco più avanti, seguendo un sentiero erboso, si approda in un ripiano prativo di impareggiabile bellezza: ci troviamo in uno degli angoli più suggestivi di tutta la Val Baganza. Si deve ora svoltare bruscamente a destra cercando si assecondare una labile traccia in leggera discesa, puntando alla sottostante macchia boscosa. Dai pressi si quest’ultima si piega a sinistra e poco dopo a destra, giungendo in vista dei ruderi di Pian della Capanna 1120 m. Da qui si scende a sinistra per traccia inizialmente poco marcata, poi più evidente. Dopo aver attraversato bucoliche radure, si penetra nel bosco seguendo un ampia traccia in leggera discesa. Poco più avanti si giunge a lambire la sponda occidentale del Lago Bozzo e si continua per l’evidente sentiero che si mantiene all’interno del bosco. Transitati nei pressi un rifugio (proprietà privata), si prosegue per carraia che in 10 minuti di cammino porta al bivio per Casa Montana. Da qui si piega a sinistra per ampia traccia che procede inizialmente in discesa. In seguito la mulattiera-carraia avanza in leggera salita, immettendosi infine in una sterrata nei pressi di un bivio. Ignorata a destra una diramazione secondaria, si prosegue diritto scendendo per carraia affiancata a destra da una palificazione elettrica che ci accompagnerà per un buon tratto. Si effettuano più in basso un paio di ripidi tornanti su carrareccia cementata per un breve tratto, per poi continuare a scendere con minore pendenza. In seguito un tornante sinistrorso determina un brusco cambio di direzione, ma un secondo tornante riporta poco dopo nella direzione di prima (nord). Una svolta a destra, un tornante sinistrorso e un’ultima breve discesa precedono il ponte sul Torrente Beganza. Per tornare al  bivio per Fioritola è sufficiente seguire la sterrata che in 15 minuti riconduce nelle vicinanze del bivio per Fioritola.

 

Annunci
 

Tag: , , , ,

Canesano e la valle del Rio Spigone: anello da Calestano

100_5690-fileminimizer

Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Calestano-Canesano (1,30 h) ; Canesano-Fonte di San Giovanni (50 min.) ; Fonte di San Giovanni-Albareto (30 min.) ; Albareto-Val Spigone-Calestano (1 h) 

Difficoltà: E (E+ il tratto Albareto-Val Spigone-Calestano)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Percorso inusuale in luoghi scarsamente valorizzati a livello escursionistico. Buona parte dell’itinerario, svolgendosi per mulattiere e carraie evidenti, non pone problemi di individuazione del giusto percorso. La stessa cosa non la possiamo dire per la discesa all’interno della selvaggia Val Spigone, dove è necessario seguire (e non perdere!) una traccia molto invasa dalla vegetazione che, in qualche tratto, risulta decisamente poco visibile.

Si parcheggia l’auto nella parte alta del paese di Calestano, nei pressi della sede degli Alpini. Sulla destra di quest’ultima (paletto con cartelli), si diparte un viottolo selciato che si segue fino ad immettersi in uno stradello asfaltato. Andando a sinistra, si transita a fianco di alcune case (le ultime del paese), per poi avanzare su carraia il cui tracciato svolta subito dopo a destra e poi a sinistra restringendosi a mulattiera. Si procede in moderata pendenza all’interno di un bel ambiente boschivo, ignorando a sinistra e a destra tracce secondarie. Dopo aver effettuato un paio di svolte, il percorso comincia ad assecondare un crinaletto secondario che costituisce per un buon tratto la nostra direttrice. Si segue l’ampia mulattiera che si mantiene in prossimità del già menzionato crinale, tralasciando diverse tracce secondarie che si staccano ai lati. In seguito si passa sotto i fili dell’alta tensione (l’onnipresente elettrodotto della Val Baganza) e si continua nella medesima direzione di prima. Senza possibilità di errore si giunge ad un bivio evidente da cui, ignorando una traccia che si stacca a destra, si continua diritto lungo il sentiero a destra della mulattiera, oppure per quest’ultima (i due percorsi si riuniscono poco più in alto). Si sbuca poco dopo al sommo di ampi campi coltivati che degradano alla nostra destra e si procede diritto fino al successivo bivio. Si ignora una traccia che staccandosi a sinistra scende verso il fondo della Val Moneglia, e si continua diritto, assecondando lungamente la mulattiera/carraia che effettua un’ampia curva verso destra. Il tracciato guadagna costantemente quota presentando alcuni ripidi strappi, conducendo senza possibilità di errore ad un evidente incrocio all’interno del bosco. Da qui si prende la traccia di destra (segnavia bianco-rosso) che compie appena dopo una netta svolta a sinistra penetrando poco dopo in un buio bosco di conifere di reimpianto. Si continua per la bella carraia, ignorando tracce che si staccano a sinistra e a destra, uscendo in seguito dal bosco e contornando in salita una magnifica radura lungo il suo margine destro. Si svolta successivamente a destra giungendo ad un capanno con segnavia del CAI ed approdando poco dopo in una panoramica sella, punto di incrocio di ben cinque traccie, situata sul crinale che separa la Val Moneglia dalla Val Spigone. Ignorata una carraia proveniente dal Monte Vitello e un’altra che si stacca a sinistra, si prosegue diritto in leggera salita per bella e ampia radura. Poco dopo si rientra nel bosco, procedendo ancora per un breve tratto in salita, per poi iniziare a scendere effettuando una netta svolta a sinistra. Al sottostante bivio si prosegue a sinistra per sentiero evidente che dopo una curva a destra termina in una stradina asfaltata nei pressi del cimitero di Canesano 792 m. Andando a destra si raggiunge in pochi minuti il centro della caratteristica frazione, da cui si volta a sinistra imboccando una carraia in discesa. Al primo bivio si piega a sinistra continuando lungamente per la sterrata che procede a saliscendi, iniziando in questo modo ad attraversare l’ampia testata del vallone che più in basso si restringe nella gola formata dal Rio Spigone. Si ignorano diverse tracce che si staccano a sinistra e si giunge, in 30 minuti di cammino da Canesano, nei pressi del suggestivo rudere della Brugnara 786 m. La carraia piega a sinistra in salita all’interno del bosco, conducendo ad un bivio da cui si prosegue diritto ignorando una traccia che sale in direzione del crinale Parma/Baganza. Poco dopo si attraversa un rio (sconvolto dall’alluvione del 2014) e si continua per l’ampia traccia notando a destra un sentiero. Stando alla mappa utilizzata dal sottoscritto, la traccia in questione dovrebbe condurre, allargandosi poi a carraia, nei pressi della località Il Ginepro. In realtà, dopo poche decine di metri, il sentiero sembra perdersi nella folta vegetazione. Perciò è necessario continuare per la carraia seguita fino a questo momento, la quale, in costante salita con alcuni tornanti, confluisce in una sterrata proveniente dal crinale Parma/Baganza. Messo piede su di essa, la si segue a destra immettendosi dopo alcuni minuti in una sterrata nei pressi della Fonte di S.Giovanni, collocata più in alto a sinistra. Si continua a destra lungo la carraia di accesso alla fonte, prima in lieve salita, poi in piano/leggera discesa, penetrando in questo modo in una valletta formata da un ruscello. Oltrepassato il corso d’acqua, si sbuca in un’ampia e magnifica radura che si attraversa al centro. Procedendo in leggera salita si raggiunge infine un crinaletto secondario dove il tracciato piega repentinamente a destra (dopo alcune decine di metri si nota a destra una carraia che dovrebbe costituire lo sbocco di quel percorso menzionato sopra). Si transita poco dopo nei pressi di alcune case abitate (località Il Ginepro) e si continua in salita entrando nel nucleo di Albareto 834 m che si attraversa in discesa. Giunti al sottostante incrocio (proseguendo diritto si arriverebbe in breve a Vigolone, magnifico borgo meritevole di una visita) si nota sulla destra una traccia, un po’ostruita dalla vegetazione, che scende all’interno di una striscia di bosco. La imbocchiamo seguendola in leggera discesa: si tratta di un’antica mulattiera, ancora ben visibile nonostante i rovi stiano ormai prendendo il sopravvento. Si asseconda, senza possibilità di errore, la traccia in direzione della gola formata dal Rio Spigone, restando per lo più all’interno del bosco con a destra ampi campi e radure. Dopo un tratto aperto e panoramico, il sentiero piega repentinamente a sinistra, passa sotto una linea elettrica, rientrando infine nel bosco. Si procede a mezza costa per traccia esile ma evidente nonostante la scarsissima frequentazione. Dopo un tratto in discesa occorre concentrarsi nell’individuazione di un bivio molto poco marcato: è necessario, infatti, abbandonare la traccia che stiamo seguendo proprio nel momento in cui effettua una netta svolta a destra allargandosi a carraia infrascata. Si deve invece proseguire diritto cercando di “intuire” un sentierino che, inizialmente in piano e poi in salita, sbuca in un’ampia traccia di esbosco. Una volta messo piede su essa, è sufficiente seguirla a destra (nel tratto iniziale si deve camminare su sterpaglie e tronchi d’albero) in costante discesa, giungendo senza possibilità di errore ad un bivio dove si prende la traccia di destra. Poco più in basso ci si immette nella strada asfaltata Calestano/Vigolone, sbucando all’altezza di un tornante destrorso. Si segue la strada in discesa incontrando sulla destra lo sbocco di una carraia e, appena oltre, lo stradello di accesso a Casa Spigona (proprietà privata). Si continua a camminare sull’asfalto ancora per qualche decina di metri individuando sulla destra, con grande fatica, un’esilissima traccia che discende in obliquo il ripido pendio boscoso sottostante. Ci si immette appena dopo in un sentiero ampio ma non molto marcato che si segue a sinistra effettuando inizialmente un tornante verso destra. Più in basso si confluisce nella pista di una linea elettrica che si segue a sinistra in ripida e disagevole discesa. Si prosegue sempre diritto fino ad intersecare un’altra traccia nel punto in cui essa effettua un tornante destrorso e la si segue a destra in discesa avvicinandosi sempre più al greto del Rio Spigone. Giunti ad un altro bivio, si nota una ripida traccia che scende a destra verso il letto del rio. Noi invece proseguiamo a sinistra rientrando nel bosco, confluendo dopo qualche minuto in una carraia nella sponda sinistra orografica del Rio Spigone. La si segue a sinistra incontrando poco dopo un bivio dove una traccia, ora completamente franata, permetteva di raggiungere la sponda opposta. Si continua per la carraia che, procedendo in leggera discesa, conduce in un’ampia radura arbustiva dove il percorso diviene sempre meno evidente fino a scomparire. Guardando a destra si intercetta un’altra traccia che si segue fino ad individuare sulla destra una casa diroccata. In breve si giunge nei pressi della S.P.15 che però non possiamo raggiungere subito, in quanto la traccia che stiamo seguendo, che a sua volta confluisce nella provinciale, è chiusa da una recinzione. Seguiamo perciò un sentiero che passando nel retro della menzionata casa permette di raggiungere la strada poco prima del ponte sul Rio Spigone. Da qui, in breve, si fa ritorno a Calestano.

 

 

Tag: , , , , ,