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Archivio mensile:ottobre 2016

Il Monte Roncalla per il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, la Ciapa Liscia e il Monte Crociglia

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio GAEP Vincenzo Stoto 1362 m

Dislivello: 550 m ca. (100 m il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari)

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Rifugio Stoto-Passo Crociglia (15 min) ; Passo Crociglia-Valle Tribolata (1 h) ; Valle Tribolata-Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari-Monte Roncalla (45 min/1 h) ; Monte Roncalla-Ciapa Liscia-Passo Crociglia (1 h) ; Passo Crociglia-Monte Crociglia-Rifugio GAEP Vincenzo Stoto (1,15 h)

 Difficoltà: A/B (facile con passaggi di media difficoltà) il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari ; E+ il crinale N/NW della Ciapa Liscia ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: Ordinaria da ferrata

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Piacenza-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva. Appena oltre l’abitato si imbocca a destra una stradina asfaltata che in 2 km conduce al Rifugio GAEP Vincenzo Stoto.

map-2Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Magnifico itinerario che permette la conoscenza di luoghi di straordinario interesse a livello naturalistico e paesaggistico. Il Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari è globalmente facile con alcuni brevi tratti di media difficoltà, è servito da un sottile cordino d’acciaio e lo si può percorrere utilizzando il cavo per la sola assicurazione. Completato l’anello Monte Roncalla/Ciapa Liscia è consigliabile l’abbinamento con la salita al Monte Crociglia che offre notevoli visuali panoramiche in ambiente bucolico.

Si parcheggia l’auto appena dopo il Rifugio GAEP Vincenzo Stoto in uno spiazzo situato sulla destra della carreggiata. Dal parcheggio si continua a seguire la stradina asfaltata in direzione del non lontano Passo Crociglia, abbandonandola dopo poche decine di metri per imboccare a destra una mulattiera in salita (segnavia bianco-rossi del percorso CAI n° 015). La traccia, prima all’interno del bosco e poi per radure, taglia un’ampia curva della carrozzabile, per poi ricongiungersi con essa dopo aver oltrepassato un cancello per il bestiame. Seguendo la stradina si raggiunge in pochi minuti il Passo Crociglia, da cui si imbocca il sentiero n° 001 ignorando a destra il percorso n° 107. Si procede comodamente lungo la traccia di crinale, ammirando notevoli scorci panoramici e giungendo in circa 10 minuti ad un bivio (paletto con cartelli). Si abbandona il percorso 001 per dirigersi a destra verso la Valle Tribolata mediante il sentiero n° 103. La traccia procede in costante discesa, con alcuni tratti piuttosto ripidi, e conduce nel fondo di una valletta dove è ben visibile la verticale parete ovest della Rocca Marsa. Seguendo i puntuali segnavia si attraversa un’area con grossi massi, giungendo poco dopo in un magnifico ripiano prativo ai piedi delle placconate che caratterizzano il versante ovest della Ciapa Liscia. Si attraversa la radura tenendosi in prossimità del suo margine destro, per poi rientrare nel bosco e procedere in salita. Dopo il primo strappo, il sentiero piega a sinistra e risale il soprastante pendio boscoso effettuando alcuni tornanti. Superato un tratto piuttosto ripido, si sbuca nei pressi di alcune strane conformazioni rocciose. Ci troviamo in una delle più affascinanti aree dell’intero l’Appennino emiliano: è la Valle Tribolata, toponimo che designa un insieme di pinnacoli, dalle forme più svariate, che emergono dal terreno. Dopo un’eventuale, consigliabile perlustrazione, si continua lungo il sentiero segnato che aggira sulla destra un ciclopico masso rientrando presto nel bosco. Dopo poche decine di metri si incontra un bivio dove un vistoso cartello indica sulla sinistra il percorso di avvicinamento al Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari, il cui attacco è posto decisamente più in alto rispetto al punto in cui siamo. Si abbandona il sentiero n° 103 e ci si incammina lungo la ripida traccia, ottimamente segnata con bossi di vernice gialla, che si sposta inizialmente a destra. Si risale il pendio boscoso per alcuni metri per poi piegare a sinistra verso la vicina cresta che rappresenta la nostra direttrice. La traccia risale la menzionata cresta mantenendosi nei suoi pressi, procedendo sempre in ripida salita su erba e roccette: un tratto, questo, dove occorre prestare la massima attenzione a non smarrire i bolli gialli indicanti il giusto percorso. Non senza fatica si approda infine all’attacco vero e proprio del sentiero attrezzato, collocato alla base di un bel gendarme roccioso.

Sentiero Attrezzato Adolfo Ferrari

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si superano inizialmente facili roccette tenendosi a destra del filo di cresta per poi raggiungerlo e continuare brevemente nei suoi pressi (A). Dopo un brevissimo muretto (A+), si effettua un traverso di pochi metri verso destra (B) che conduce alla base di una verticale paretina che si scala direttamente (B/C). Si attraversa una fenditura per poi spostarsi a destra affrontando una breve discesa (A+). Un traverso di pochi metri porta ad un intaglio da cui si risale una bella placca (A/B) oltre la quale termina questa prima sezione di ferrata. Una traccia conduce in breve all’inizio della seconda parte e più precisamente alla base di una placca. La si scala la  con divertente arrampicata (II° senza l’utilizzo del cavo; A/B con l’utilizzo del cavo) e si continua superando altre facili placchette (A+). Il percorso compie successivamente un traverso a destra (A) conducendo alla base di un bel torrione che si scala direttamente lungo il suo profilo (II°+ senza l’utilizzo del cavo; B con l’utilizzo del cavo). Siamo ormai nella parte finale del sentiero attrezzato: l’ultimo ostacolo è costituito da un verticale gendarme dove il percorso si sdoppia. Possiamo scalare una fessurina verticale di pochi metri (B/C), oppure evitare questo passaggio a sinistra per facili roccette ed erba (A). Una traccia, a dire il vero poco marcata, conduce, con spostamento verso sinistra, alla panoramica sommità del Monte Roncalla 1685 m.

Dopo una meritata sosta al fine di ammirare il grandioso panorama che offre la sommità di questo monte, ci si incammina verso NW in direzione del vicino crinale della Ciapa Liscia. Entrati nella faggeta, si segue una bella e comoda traccia (percorso CAI n° 197) che in breve conduce su un panoramico poggetto. Si continua per sentiero evidente in leggera salita, approdando in pochi minuti sulla prativa sommità del Monte Ciapa Liscia 1682 m (paletto con cartelli). Dalla cima si continua diritto lungo il percorso n° 197 classificato come “difficile” (EE): in realtà non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare, si tratta unicamente di un sentiero a volte decisamente ripido. La traccia scende all’interno del bosco, tenendosi perciò a destra della cresta, perdendo rapidamente quota visto la ripidezza del pendio. Usciti temporaneamente dalla vegetazione, si scende per ripido e malagevole sentiero che si tiene in prossimità del crinale, offrendo notevoli visuali panoramiche ed impegnando discretamente a causa di roccette affioranti che richiedono le necessarie cautele, nonché il cosiddetto “passo fermo”. Giunti ad una selletta, la traccia rientra nel bosco procedendo per alcuni metri in piano a mezza costa, per poi riprendere la discesa ricongiungendosi con la cresta abbandonata in precedenza. Si monta appena dopo su un poggetto, da cui è ben visibile la non lontana Rocca Marsa, e si continua per il sentiero che asseconda per un ulteriore tratto il filo di cresta. La traccia si sposta poi a destra e scende ben ripida all’interno del bosco, riprendendo poco dopo a seguire la cresta (sulla destra troviamo un cordino d’acciaio utile soprattutto in caso di bagnato). Il percorso svolta successivamente a destra rientrando nel bosco: è comunque possibile continuare diritto per cresta, seguendo un labile sentierino in alcuni punti piuttosto scosceso. Ricongiuntosi con la traccia principale, la si segue giungendo poco dopo in un’ampia sella erbosa dove a sinistra si può vedere la sommità della Rocca Marsa. Appena dopo il sentiero abbandona il crinale spostandosi a destra di esso, procedendo in leggera discesa tra cespugli di lamponi e macchie di faggio. Dopo alcuni minuti ci si immette nel percorso 001 che si segue a sinistra ritornando in breve al bivio con il sentiero 103 incontrato all’inizio dell’escursione. Da qui seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata si rientra al Passo Crociglia, completando in questo modo l’anello Monte Rocalla/Ciapa Liscia. Volendo continuare l’escursione, dal passo occorre voltare a sinistra percorrendo per un tratto la strada asfaltata che scende verso Torrio. Giunti nei pressi di un’ampia radura collocata alla nostra destra (paletto con cartelli), si abbandona l’asfalto, imboccando il sentiero 001 in direzione del Monte Crociglia. Il percorso, dopo aver attraversato la radura, si sdoppia: possiamo seguire tutte e due le tracce in quanto poco più in alto si ricongiungono. Si continua su mulattiera-carraia, con andamento verso NE, in leggera salita all’interno del bosco. Usciti dalla faggeta, si tagliano, sempre per ampia e comoda traccia, gli splendidi e panoramici declivi prativi del Monte Crociglia. Giunti ad un bivio, si volta a destra seguendo un ampio sentiero che in costante ripida salita conduce alla sommità principale, 1578 m, da cui si ammira un notevole panorama. Dalla cima del Monte Crociglia si segue verso nord un’ampia traccia in discesa che poco dopo svolta a sinistra ricongiungendosi con il percorso 001 abbandonato in precedenza. Si segue la mulattiera-carraia a destra, scendendo in direzione del vicino limite del bosco, raggiunto il quale si svolta a destra. Si continua per carraia, in un tratto rovinata da profondi solchi causati dal passaggio di fuoristrada, fino ad un cancello che si oltrepassa. Poco dopo troviamo un bivio (paletto con cartelli), dove si abbandona il percorso 001, per imboccare a destra il sentiero 013 in direzione del Rifugio Vincenzo Stoto (Dogana Vecchia). La traccia, ottimamente segnata, procede per un tratto non breve in moderata salita all’interno del bosco, per poi uscirne attraversando una prima radura. Fa seguito poco dopo una seconda e più ampia radura che si attraversa inizialmente il piano verso SE, per poi piegare a sinistra e discendere in direzione NE. Giunti al limite inferiore dei declivi prativi, si rientra nel bosco svoltando repentinamente a destra, continuando per il bel sentiero che riporta in circa 10 minuti nelle vicinanze del Rifugio GAEP Vincenzo Stoto (si sbuca esattamente in un tornante sinistrorso della stradina che conduce al Passo Crociglia, appena dopo lo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto).

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Il Monte Cervellino da Chiastre

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Punto di partenza/arrivo: Chiastre di Ravarano 754 m

Dislivello: 750 m ca.

Durata complessiva: 5/5,15 h

Tempi parziali: Chistre-Dente del Gigante (25 min.) ; Dente del Gigante-Sasso del Colnello (40 min.) ; Sasso del Colnello-Piovolo-Monte Scarabello (45 min.) ; Monte Scarabello-crinale Parma/Baganza-Monte Cervellino (1 h) ; Monte Cevellino-Piovolo-Molino di Chiaste-Chiastre (2 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Dente del Gigante-Sasso del Colnello)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano-Chiastre di Ravarano

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Dente del Gigante-Casa Colnello è puramente indicativo

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Percorso inusuale, affascinante e panoramico. Nella prima parte si segue la dorsale dei Salti del Diavolo, dal Dente del Gigante al Sasso del Colnello, utilizzando un sentiero, “invisibile” in molte mappe, che si mantiene nei pressi del crinale perlopiù boscoso. Raggiunta Casa Colnello e successivamente Piovolo, si imbocca un’ampia traccia che conduce sulla dorsale del Monte Scarabello, a poca distanza dalla sommità di quest’ultimo. Messo piede nel crinale Parma/Baganza, si segue il tracciato del metanodotto fino ad approdare sulla panoramica cima del Monte Cervellino.

Provenendo da Ravarano, si parcheggia l’auto in uno spiazzo collocato sulla sinistra poco prima di Chiastre, il cui nucleo principale è situato più avanti e in alto rispetto al punto in cui siamo. Dal parcheggio (pannello informativo del Sentiero degli Scalpellini) ci si incammina lungo la S.P. 15, abbandonandola dopo qualche minuto per imboccare a sinistra lo stradello asfaltato per Chiastre. Si entra poco dopo nel nucleo principale e si continua lungo la stradina che effettua una svolta verso destra. Si ignora a sinistra una mulattiera in ripida salita (cartello con l’indicazione “Dente del Gigante”) e si prosegue raggiungendo il sommo del borgo, dove troviamo un pannello informativo dei Salti del Diavolo. Si imbocca appena dopo un sentiero segnato (percorso CAI n° 771) che procede in costante e ripida salita mantenendosi nei pressi di una dorsale. Dopo alcuni minuti di faticoso cammino, si sbuca in una piccola radura che si attraversa lungo il suo margine sinistro. Si riprende poi a salire ripidamente, giungendo su un poggetto e continuando per il sentiero che prosegue assecondando il crinaletto boscoso. Ci si immette poco più avanti nell’altra traccia proveniente da Chiastre, giungendo tramite essa al cospetto del Dente del Gigante, certamente una delle più grandiose sculture naturali di tutto l’Appennino emiliano (la friabilità del conglomerato non consente l’arrampicata, perciò il dente è al riparo da spit e catene. La stessa cosa non si può dire di un’altra magnifica, stupefacente conformazione, La Chiastra di S.Benedetto, il cui versante orientale è interessato da un’ormai decennale palestra di roccia. Ritengo che sia un autentico scempio il trapanare una tale rarità geologica per creare delle insulse “piste” d’arrampicata e, in questo modo, fomentare ulteriormente il “meccanismo”, non scevro da finalità economiche, dell’arrampicata sportiva). Il sentiero conduce alla base dalla ciclopica parete orientale del dente (pannello informativo) e continua passando sotto una caratteristica sporgenza. Poco dopo la traccia svolta a sinistra conducendo in ripida salita (è presente un cordone sulla sinistra) ad un’area pic-nic con tavolo e panche. Qui ha termine il percorso segnato: esiste in realtà una traccia che continua ad assecondare, tenendosi inizialmente a sinistra, la dorsale prettamente boscosa culminante nel poderoso Sasso del Colnello. Dall’area pic-nic si imbocca perciò un’esile traccia che procede orizzontalmente nel pendio boscoso a sinistra della dorsale. Dopo un cartello venatorio (ne incontreremo altri) si incomincia a salire piuttosto ripidamente per traccia sempre poco marcata. Giunti in vista di un altro cartello venatorio, collocato più in alto a destra, lo si raggiunge svoltando appena dopo a sinistra (ennesimo cartello venatorio). Si segue il labile sentiero in ripida salita, approdando in breve sulla dorsale dei Salti del Diavolo che si asseconda per un tratto (dopo pochi metri, un’apertura nel bosco permette di ammirare la sequela dei risalti di conglomerato culminanti nel Sasso del Colnello). La traccia conduce poco più avanti nei pressi di alcuni ciclopici massi disposti alla nostra sinistra. Da qui si continua diritto per pochi metri, per poi piegare a sinistra giungendo in vista delle impressionanti pareti del Sasso del Colnello (sulla destra si nota una traccia che porta su un poggetto e continua ad attraversare nel versante sud-est del conglomerato: si tratta di un sentiero non completamente verificato dall’autore della relazione, che richiede grande attenzione in quanto al di sotto del punto in cui siamo precipitano verticali pareti). Una volta giunti ai piedi del Sasso del Colnello si piega a sinistra puntando ad un evidente cartello venatorio, da cui si continua diritto per pochi metri svoltando poi a destra. In questo tratto la traccia è quasi inesistente, anche se il percorso è tutto sommato intuitivo. Si procede in leggera salita all’interno del bosco, tenendo le rocce del conglomerato più in alto e a destra. Più avanti si prende come valido punto di riferimento una liscia lastra rocciosa e si continua verso essa senza alcuna traccia. Giunti nei pressi della citata lastra, si mette piede su un sentiero ben incavato che si segue fino ad un ennesimo cartello venatorio. Ci troviamo in prossimità di un ampio campo sottostante Casa Colnello: si può seguire sulla destra il margine del campo, oppure  restare nel bosco assecondando il dorso di una costa. Dopo alcune piccole pietraie si mette piede nel già menzionato campo che si risale lungo il suo margine destro. Giunti al suo culmine, si individua un sentiero in discesa che conduce in breve all’aerea sommità del Sasso del Colnello 1029 m. Dalla cima si ritorna al campo di prima da cui si piega destra in direzione di un capanno. A fianco di esso si mette piede in un’ampia traccia che conduce in breve nello stradello d’accesso di Casa Colnello, poco a destra di quest’ultima. Si segue la carraia dapprima in salita e poi in piano, confluendo, dopo un paio di svolte, in una sterrata proveniente da Molino di Chiastre (che percorreremo al ritorno). Andando a sinistra si giunge in pochi minuti ad un bivio in località Piovolo, dove si prosegue a destra lasciando a sinistra una carraia. Al bivio successivo si continua sempre a destra assecondando l’indicazione per il Monte Scarabello, ignorando a sinistra la mulattiera diretta a La Carda. Seguiamo un’ampia traccia che presto si biforca: si prende il ramo di sinistra che dopo una svolta a destra sale in direzione di una costa (interessanti affioramenti del Flysch). Si piega poi a sinistra seguendo un crinaletto e attraversando altre spettacolari stratificazioni. Giunti ad un bivio, si ignora a destra un’ampia traccia e si continua lungo il percorso principale che procede in piano e leggera salita entrando progressivamente all’interno del bosco. Si attraversa in seguito un’area disboscata, dopo la quale si presenta un bivio da cui si sale per la traccia di destra (possiamo seguire anche quella di sinistra: infatti poco più avanti si ricongiunge con l’altra). Il tracciato svolta poi a destra iniziando a salire più ripidamente all’interno di una valletta che si attraversa poco più in alto. Si continua lungo la sponda opposta procedendo in moderata pendenza ed effettuando una curva verso destra. Dopo un tratto in piano, una svolta a sinistra e una breve salita, si giunge ad un trivio dove si prosegue diritto, ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Un’ultima ripida salita e si mette piede nella panoramica dorsale del Monte Scarabello, la cui sommità, 1341 m, collocata alla nostra destra, si raggiunge in breve. Si percorre ora l’ampia dorsale prativa in direzione del non lontano crinale Parma/Baganza, seguendo una traccia evidente che procede per un buon tratto in leggera discesa, per poi scendere più direttamente fino a confluire in una carraia proveniente da Casaselvatica. Una breve risalita e si approda sulla dorsale spartiacque, purtroppo sfregiata dalla linea dell’orripilante, sciagurato metanodotto. La nostra meta è il Monte Cervellino che dal punto in cui siamo appare ancora piuttosto distante. Si segue il crinale verso destra procedendo per i primi 15 minuti di cammino a saliscendi (anche se, a dire il vero, prevale la discesa). Giunti alla base della sezione più ripida dalla dorsale, si continua a seguire in tracciato del metanodotto che qui assume le sembianze di una pista da sci! Poco più in alto la carraia piega a sinistra (alcuni sbiaditi segnavia del CAI), per poi entrare nel bosco e procedere per pochi metri in discesa. Giunti ad un bivio poco marcato, si ignora un sentiero che si stacca a sinistra (e con esso i segnavia), per affrontare una ripida salita che inevitabilmente riconduce nel tracciato del metanodotto. Lo si segue inizialmente in sostenuta salita, avanzando in seguito con minore pendenza, per poi riprendere a salire ripidamente. Dopo un tratto in piano, la traccia si sposta a sinistra mantenendosi nei pressi del crinale boscoso. Si piega poi a destra, attraversando la pista del metanodotto e procedendo per pochi metri in discesa. Il sentiero svolta poco dopo a sinistra risalendo il pendio boscoso tenendosi a destra del metanodotto. Dopo alcuni minuti si esce dal bosco e si affronta l’ultima salita, nella parte finale decisamente ripida, che conduce alla sommità del Monte Cervellino1493 m. Dopo una meritata sosta su questa magnifica cima del medio appennino parmense, si segue a ritroso il percorso effettuato all’andata fino al bivio collocato in località Piovolo. Da qui si percorre lo stradello sterrato di accesso, ignorando al successivo bivio la carraia proveniente da Casa Colnello. Il percorso suggerito, seppur piuttosto lungo, regala belle visuali, in particolare nella parte bassa dove è possibile ammirare con un notevole colpo d’occhio la linea dei conglomerati poligenici che si estende dal Dente del Gigante al Sasso del Colnello. Il tracciato effettua alcune svolte e transita nei pressi di una casa abitata stagionalmente. Dopo una breve contropendenza, si ignorano un paio di carraie che staccano a sinistra della sterrata, effettuando poco dopo una repentina svolta a destra. Procedendo in direzione E/NE, si passa a fianco di un altra casa e si continua a perdere quota per il comodo stradello sterrato, ammirando il magnifico paesaggio circostante. Si giunge, infine, in località Molino di Chiastre, dove ci si immette nella S.P. 15 che si segue a destra per poche decine di metri. La si abbandona, infatti, prima che essa effettui una curva a sinistra, imboccando a destra una bella mulattiera che inizialmente procede in leggera salita. Giunti ad un bivio, si ignora a destra una traccia e si continua a seguire la mulattiera in discesa. Una breve risalita e si sbuca nella parte alta del borgo di Chiastre, proprio nel punto in cui inizia il sentiero che abbiamo percorso in salita per raggiungere il Dente del Gigante. Poco più in basso, anziché seguire la stradina asfaltata, si imbocca a destra una mulattiera erbosa che procede in leggera discesa. La traccia svolta poi a sinistra, conducendo ad un ruscello che si attraversa, terminando appena dopo nei pressi di alcune case situate lungo la S.P. Berceto/Calestano, a poca distanza dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

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Monte Maestà di Graiana: cresta sud/est

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Punto di partenza/arrivo: Roccaferrara Inferiore (La Villa) 848 m ; Graiana Castello 962 m ; Fugazzolo 808 m

Dislivello della singola cresta: 100 m ca.

Difficoltà: F+ (I° e II° con singoli passi di III°)

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (portare un assortimento di chiodi da roccia; nessun chiodo in loco)

Ultima verifica: agosto 2016

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Maestà di Graiana, inconfondibile per la sua forma perfettamente triangolare, rappresenta senza alcun dubbio una delle più interessanti conformazioni ofiolitiche dell’intero Appennino emiliano. Il versante meridionale dell’ofiolite è nettamente diviso in due parti da un cresta che a mo di sperone degrada dalla sommità ai sottostanti pendii prativi. E’ possibile scalare la menzionata cresta tenendosi, ad eccezione della sua parte iniziale, sul filo. La roccia, pur trattandosi di ofiolite, è globalmente accettabile, e nei tratti più “impegnativi” risulta decisamente solida. Si tratta di una breve e facile arrampicata con qualche passaggio interessante in esposizione sostenuta. Ho effettuato questa salita diverse volte, sempre in solitaria, a partire dall’agosto del 2011. Lungo il percorso non si trovano chiodi né tantomeno spit. Nel proporre questo “divertissement en rocher” formulo anche l’invito, rivolto a quei pochi interessati ad un simile tipo di scalata, di non lasciare NULLA IN LOCO! Per fortuna queste rocce mai potranno risultare appetibili per lo sportivismo arrampicatorio e, d’altronde, sarebbe molto triste il vedere imperare anche in questo luogo il “sistema” (ideologico come anche economico) dell’arrampicata sportiva, che attualmente costituisce una della linee guida del “rilancio” della montagna appenninica parmense.

Ora, vorrei suggerire tre percorsi in cui inserire la breve scalata della cresta sud/est del Monte Maestà di Graiana.

1) Roccaferrara Inf.-cresta sud/est M.Maestà di Graiana-Monte Polo-Monte Silara-Roccaferrara Sup.-Roccaferrara Inf.

Si tratta dell’itinerario Monte Polo: anello da Roccaferrara Inferiore. Una volta giunti ad un bivio collocato nei pressi di una netta curva a sinistra della carraia lungo la quale stiamo salendo, ormai in vista dello sperone ofiolitico, si abbandona il percorso n° 743, per imboccare a destra un’ampia traccia che attraversa inizialmente un ruscello. Dopo un lembo di bosco, si giunge alla base dei pendii prativi sottostanti la cresta sud/est del Monte Maestà di Graiana.

2) Graiana Castello-cresta sud/est Monte Maestà di Graiana-Monte Cervellino-Bocca Spiaggi-Graiana Castello

Per la “composizione” di questo percorso riferirsi agli itinerari di seguito elencati:

Monte Polo: anello da Roccaferrara Inferiore

Il Monte Cervellino da Fugazzolo

3) Fugazzolo-Monte Cervellino-Bocca Spiaggi-cresta sud/est Monte Maestà di Graiana-Fugazzolo

L’itinerario di riferimento è il seguente:

Il Monte Cervellino da Fugazzolo.

Una volta giunti in vista della cresta sud/est del Monte Maestà di Graiana, ci si dirige verso le prime friabili rocce.

CRESTA SUD/EST DEL MONTE MAESTA’ DI GRAIANA

Giunti alla base dei pendii prativi sottostanti la cresta, ci si dirige verso le prime rocce incontrando uno spuntone che si aggira a destra. Si supera, appena dopo, tenendosi sempre sulla destra, un secondo friabile risalto, giungendo infine sotto un muro verticale che costituisce il vero e proprio punto di inizio dell’ascensione. Si scende a destra per pochi metri sfruttando una fenditura delimitata a sinistra dal menzionato muro e a destra da un instabile torrione, e si inizia l’arrampicata effettuando un obliquo di 2 o 3 metri verso destra (II°/II°+ ; tratto evitabile a destra). Messo piede su un ampio ripiano, ci si dirige verso la soprastante cintura rocciosa che si contorna a destra in leggera discesa aggirando uno spigolo. Appena dopo si giunge alla base di una bella placchetta di rocce grigio-nere di circa 6/8 metri. Si inizia l’arrampicata nella parte destra della placca, effettuando per i primi metri un leggero obliquo a sinistra sfruttando piccoli ma solidi appoggi (III°/III°+). Si continua poi direttamente fino al termine delle difficoltà (III°- ; tratto evitabile a destra). Si approda poco più in alto al sommo del primo risalto della cresta e ci si dirige a destra verso una balza verticale che a prima vista appare di difficile superamento. Giunti alla base, si effettua un traverso a sinistra in decisa esposizione, per poi scalare le soprastanti ripide rocce sfruttando un specie di canalino (II°/II°+). Si continua lungo il filo di cresta, abbastanza aereo ma privo di difficoltà, avvicinandosi progressivamente al tratto più interessante dell’intera scalata: uno squadrato spigoletto di rocce bianche sovrastato da una placchetta. Giunti alla base, si scala lo spigolo con divertente arrampicata su roccia solida, tenendosi appena a destra dell’esposto filo (II°+). Messo piede su un aereo terrazzino, si supera sulla destra un brevissimo gradino (III°), montando su una placca di pochi metri che si scala con facile arrampicata (II°). Si continua ad assecondare il filo di cresta caratterizzato da una successione di risalti, tutti aggirabili, i quali, se affrontati direttamente, offrono divertenti passaggi, dove però è necessario prestare attenzione alla roccia in alcuni tratti decisamente friabile. Si risalgono infine gli ultimi metri di pendio prativo che separano dalla sommità del Monte Maestà di Graiana1335 m, da cui si ammira una straordinaria visuale verso l’Alta Val Parma. Si scende in versante Baganza per ripida carraia fino a confluire nel tracciato del metanodotto. Andando a destra si arriva in breve al bivio con il percorso n° 743a proveniente da Fugazzolo. A sinistra, invece, ci si dirige verso il ricovero della Maestà di Graiana, 1298 m, che si raggiunge in alcuni minuti di cammino.

 

 

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La placchetta di III° (foto: gennaio 2017)

 

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Il Monte Cervellino da Fugazzolo

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Punto di partenza/arrivo: parcheggio di Fugazzolo 808 m

Dislivello: 780 m ca.

Durata complessiva: 5 h

Tempi parziali: Fugazzolo-crinale Parma/Baganza (1,30 h) ; crinale Parma/Baganza-sommità Monte Cervellino (45 min.) ; sommità Monte Cervellino-poggio panoramico sotto Bocca Spiaggi (40/45 min.) ; poggio panoramico-incrocio percorso n° 743-Maestà di Graiana (30 min.) ; Maestà di Graiana-Croce dei Quattro Ragazzi-Fugazzolo (1,20 h)

Difficoltà: E (E+ il tratto Bocca Spiaggi-incrocio percorso n°743)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari, che costituisce la parte alta del paese di Berceto, si imbocca a sinistra le S.P. 15 in direzione di Calestano. Prima del bivio per Fugazzolo di Sopra, si scende a sinistra in un ampio parcheggio adiacente ai campi sportivi.

map-1Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nei tratti sentiero n° 743-Monte Maestà di Graiana, Bocca Spiaggi-sentiero n°743 è puramente indicativo.

Descrizione dell’itinerario

Gli accessi al Monte Cervellino dalla Val Baganza sono essenzialmente tre. Il primo, quello qui relazionato, parte da Fugazzolo di Sopra e conduce sulla dorsale spartiacque Parma/Baganza, poco sotto la sommità dell’ofiolitico Monte Mestà di Graiana. Da qui in 40/45 minuti si guadagna vetta del Cervellino. Un altro accesso è quello da Casaselvatica, dove una carraia permette di raggiungere il crinale a poca distanza dalla sommità del Monte Scarabello. Proprio in questo punto vi si può arrivare partendo da Chiaste, seguendo un “inedito” percorso che asseconda, nella sua parte iniziale, la dorsale dei Salti del Diavolo fino al Sasso del Colnello. Dal crinale Parma/Baganza si raggiunge la sommità del Cervellino in un’oretta scarsa.

Dal parcheggio (pannello informativo del percorso CAI n° 743a) si asseconda una traccia erbosa in salita giungendo in breve alla S.P. 15 Berceto-Calestano. Si segue l’asfalto a sinistra per pochi metri, ignorando a sinistra la stradina per Fugazzolo di Sotto, svoltando invece a destra in direzione delle prime case del borgo di Fugazzolo di Sopra. Si attraversa il paese tenendo il nucleo più antico (meritevole di una visita) a destra, continuando diritto per carraia e ignorando lo stradello asfaltato che prosegue a destra. L’ampia traccia effettua un tornante sinistrorso conducendo nei pressi di alcuni orti, dove si continua a destra transitando a fianco di un recinto con cani vocianti. Ora si deve attraversare la radura in cui siamo avanzando verso sud, avendo come riferimento un’ apertura nel bosco dove si rinviene la continuazione del percorso. Seguendo l’ampia traccia si giunge a lambire una strada asfaltata, proveniente da Fugazzolo, che temporaneamente si ignora. Si prosegue a sinistra su carraia che si abbandona quando essa effettua una netta svolta a sinistra, continuando per sentiero che conduce ad alcuni grossi contenitori con acqua utilizzata per l’irrigazione. La traccia si spegne poco più in alto nella già menzionata strada asfaltata che si segue a sinistra in leggera salita. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si volta a destra  proseguendo per stradello asfaltato che conduce nei pressi di alcune case. Al bivio successivo (paletto con cartello) si volta a destra, imboccando appena dopo una carraia in salita a sinistra di una casa. Il percorso, dopo il tratto iniziale, procede in piano attraversando un ruscello con belle stratificazioni. Si continua per l’ampia traccia all’interno del bosco in costante moderata salita con alcuni ripidi strappi, penetrando in una valletta formata da un rio che si varca poco più in alto. Dopo il guado si presenta un bivio dove si prosegue a sinistra (segnaletica insufficiente), procedendo per un tratto in sostenuta salita. La carraia continua successivamente con minore pendenza, conducendo senza possibilità di errore ad un trivio. Ora, anche se verrebbe spontaneo proseguire diritto in salita, si deve invece piegare a destra (segnaletica assente) per carraia in leggera discesa che poco più avanti guada un rio. Si continua nella sponda opposta (segnavia bianco-rosso) in leggera salita, per poi svoltare a sinistra penetrando in un magnifico ambiente boschivo che si attraversa. Si confluisce poco dopo in una carrareccia che si segue a sinistra inizialmente in ripida salita per poi continuare con minore pendenza. Giunti al bivio per La Croce dei Quattro Ragazzi (che visiteremo al ritorno), si continua per la sterrata che varca un ruscello, conducendo dopo alcuni minuti in località La Vecchia (suggestiva casa isolata in magnifica posizione). La carraia prosegue rientrando poco dopo nel bosco e, procedendo in moderata pendenza, confluisce in un’ampia traccia sul crinale Parma/Baganza. Si piega a sinistra in direzione del Monte Cervellino, seguendo la carraia che asseconda, per un tratto, il metanodotto. Poco dopo il percorso si sposta a sinistra di quest’ultimo procedendo in moderata pendenza all’interno del bosco. Giunti in una piccola radura, la si attraversa piegando verso sinistra, continuando poi, una volta rientrati nel bosco, in leggera discesa. Il sentiero continua alternando tratti in piano, brevi discese e ripidi strappi in salita: occorre seguire i puntuali segnavia sugli alberi, in quanto l’andamento del tracciato non è particolarmente logico. Si sbuca infine in un ampio pendio prativo che si risale per traccia piuttosto labile, mettendo successivamente piede sul crinale Cervellino-Bocca Spiaggi, dove passa il tracciato del metanodotto. Si piega a sinistra seguendo quest’ultimo fino a raggiungere, dopo breve discesa, gli impianti recintati del già menzionato metanodotto: appena prima di essi, si stacca a sinistra una sterrata proveniente dalla strada Fugazzolo di Sopra-Frassano. Si continua lungo il percorso n° 741 che si dirige verso il soprastante ripido pendio boscoso. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra, svoltando invece a sinistra per sentiero in leggera discesa. Appena dopo si riprende a salire in obliquo verso sinistra (sulla destra si nota una ripida traccia che si ignora) per l’ottimo sentiero che presenta interessanti stratificazioni arenacee. Si continua sempre in obliquo ascendente, per poi piegare a destra procedendo per qualche metro in piano (segnavia bianco-rossi e arancioni). Si ritorna nei pressi della dorsale e la si segue avanzando lungo la direttrice formata da una caratteristica “striscia” di arenaria. Si approda in breve su un’anticima da cui si perde quota per pochi metri, per poi riprendere a salire in direzione della sommità principale. Giunti ad un bivio, si prende il sentiero di destra che asseconda un’altra rampa formata da stratificazioni arenacee. Dalla vetta del Monte Cervellino1492 m (nel 2017 è stata collocata una croce), il panorama si estende verso est e sud, mentre in direzione nord e ovest è ostruito dalla vegetazione. Dalla sommità ritorniamo sui nostri passi fino al punto in cui il sentiero n° 741 abbandona il crinale piegando a destra in discesa. Proseguiamo diritto continuando a seguire la dorsale sfregiata dal metanodotto in direzione di un poggio boscoso denominato Bocca Spiaggi. Si procede a saliscendi, avvicinandosi progressivamente al menzionato poggio, seguendo la pista del metanodotto fino a quando essa, abbandonando il crinale, piega a destra in discesa. Si prosegue diritto per mulattiera non molto marcata che in leggera discesa all’interno del bosco si tiene a destra della dorsale culminante nell’altura denominata, come già detto, Bocca Spiaggi. La traccia piega poi a sinistra uscendo presto dal bosco, tagliando a mezza costa e in obliquo discendente una panoramica radura. Rientrati nella vegetazione, se ne esce poco dopo, sbucando in un magnifico pendio prativo che degrada verso la Val Parma e che costituisce uno dei più suggestivi belvedere di tutto l’Appennino parmense. Ora si deve discendere la dorsale prativa senza traccia, cercando di intravedere nella parte bassa del pendio un sentierino orizzontale molto poco evidente. La costa che stiamo discendendo è delimitata a destra da un dirupo di rocce bianche che costituisce un valido punto di riferimento. Infatti si deve discendere il pendio tenendo a destra il menzionato dirupo e continuare successivamente a perdere quota giungendo più in basso rispetto il suo limite inferiore. Perdendo e ritrovando labili traccie nell’erba alta, si discende la sezione più ripida del pendio e si continua diritto ancora per alcuni metri oltrepassando alcuni arbusti. Messo piede nel già menzionato sentierino (ben difficile da reperire, soprattutto nella stagione estiva), lo si segue a destra inizialmente in leggera salita, piegando poco dopo a sinistra e poi ancora a destra. Si deve necessariamente attraversare un folto cespuglio di felci (tratto molto sgradevole con vegetazione rigogliosa), dopo il quale, una volta entrati nel bosco, il percorso diviene più evidente. Si continua a mezza costa inizialmente con alcuni brevi strappi in moderata pendenza e poi pressoché in piano (ad un bivio molto poco accennato si continua diritto ignorando una traccia che si stacca a sinistra). Si esce infine dal bosco sbucando in una magnifica radura con arbusti che si attraversa per sentiero dapprima poco marcato, poi più evidente. Ora dobbiamo intercettare i solchi di una vecchia carrareccia trasversale ormai quasi invisibile in quanto totalmente inglobata dall’erba alta. Individuatala con fatica, la si segue a sinistra in discesa, entrando ben presto nel bosco. Più in basso si raggiunge un ripiano dove a sinistra si scorge una presa dell’acquedotto. Da qui si piega a destra seguendo una bella carraia, ben evidente, che procede in leggera discesa all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Dopo qualche minuto si esce dal bosco ormai in vista dello splendido sperone ofiolitico della Maestà di Graiana. Il luogo in cui ci troviamo è di rara, impareggiabile, bellezza, certamente una delle più suggestive aree di tutto l’Appennino parmense. La carraia rientra brevemente nel bosco e appena dopo aver varcato un ruscello confluisce nella carrareccia proveniente da Graiana Castello. La si segue a destra in salita ammirando le suggestive pareti ofiolitiche di questa singolare conformazione. Dopo un ripido strappo si mette piede sul crinale Parma/Baganza in prossimità della Maestà di Graiana. “Dominata dalla vetta ofiolitica omonima (1335 m), la Maestà è costituita da un’edicola votiva con immagine sacra a bassorilievo in marmo apuano e ricovero atto a dar riparo durante i temporali ai numerosi montanari che qui transitavano, per lavorare nei boschi e nei pascoli, per transito da Berceto a Corniglio” (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Dal ricovero si segue il tracciato del metanodotto a destra in salita, giungendo dopo breve discesa al bivio con il percorso CAI 743a (paletto con cartelli). Da qui si ripercorre il tragitto effettuato durante la salita fino al bivio per La Croce dei Quattro Ragazzi. Si abbandona perciò la carraia seguendo un sentiero che conduce nei pressi di un’ampia e magnifica radura. Da qui si piega a destra in discesa, giungendo poco dopo in un ripiano dove è collocato un piccolo altare in pietra. Appena più in basso troviamo la croce posta in ricordo di quattro ragazzi, originari di Graiana Castello, che morirono assiderati il 24 dicembre del 1921 mentre da Fugazzolo stavano rientrando verso casa per festeggiare con i famigliari le feste natalizie. Questo luogo suscita uno stato affettivo così profondo che il semplice tentativo di descriverlo ne ridurrebbe l’intensità. Dopo la digressione si rimette piede nella carraia di prima e si fa rientro a Fugazzolo seguendo a ritroso il percorso effettuato all’andata.

 

 

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Monti Tavola e Fosco

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Dislivello: 690 m

Durata complessiva: 3/3,15 h

Tempi parziali: spiazzo a quota 1054 m-Prati di Monte Tavola-sommità Monte Tavola (1,15 h) ; sommità Monte Tavola-Bocchetta del Tavola-sommità Monte Fosco (30 min) ; sommità Monte Fosco-Roncobuono (40 min) ; Roncobuono-spiazzo a quota 1054 m (30/40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Da quest’ultima località si continua per strada asfaltata in direzione Lagdei. Appena dopo una casa, situata a fianco della carreggiata, si stacca a destra uno stradello asfaltato che si imbocca (nessuna indicazione). Dopo un paio di tornanti e un ulteriore curva verso destra, si giunge nei pressi un sbarra metallica e si parcheggia l’auto in uno spiazzo a sinistra.

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Breve percorso di notevole interesse paesaggistico e panoramico. La perla che arricchisce il patrimonio ambientale del luogo, nonché l’anima del visitatore, è il Faggio Solitario, situato nei vasti declivi prativi noti come i Prati di Monte Tavola. Meritevole di una maggiore considerazione è il Monte Fosco, cima a torto poco considerata e visitata, il cui versante settentrionale è ammantato da un fitto bosco di faggio e conifere di reimpianto. Dalla sommità si ammira un vasto e completo panorama che comprende tutto il vallone di Lago Santo.

Dallo spiazzo a quota 1054 m si oltrepassa la sbarra metallica e ci si incammina lungo un’ampia mulattiera che inizia sulla destra dello stradello asfaltato. Si procede in moderata salita ignorando, ai diversi bivi, tracce che si staccano a destra. Giunti su una panoramica costa (Costa Banciola) ci si immette in una carraia che si segue a destra in leggera salita. Al successivo bivio, si ignora a sinistra l’antica mulattiera per Roncobuono (da cui torneremo), continuando a seguire la sterrata. Guadagnando lentamente quota, si effettuano un paio di tornanti e si continua lungamente per la carrareccia che procede sempre in leggera salita tenendosi ai piedi dei Prati di Monte Tavola. Giunti ad un bivio si svolta a destra, imboccando un’altra carraia che sale in modo più sostenuto tra prati e macchie di bosco. Effettuando un paio di svolte, si guadagna rapidamente quota, uscendo definitivamente dal bosco e continuando su traccia nell’erba che si stacca a sinistra del carraia che stiamo seguendo. In breve si giunge in vista del Faggio Solitario, collocato più in alto alla nostra destra: ci si sposta in direzione di esso, gustando lentamente le inesprimibili sensazioni che emana questa magnifica opera d’arte naturale mentre ci si avvicina al suo cospetto. Dopo una “necessaria” sosta, al fine di appagare l’anima, mai sazia di tanta bellezza, si procede senza percorso obbligato lungo i dolci declivi prativi in direzione della sommità del Monte Tavola. Ignorando il sentiero 00 che taglia a mezza costa i prati, ci si dirige verso il crinale del monte delimitato da una recinzione. Si avanza su erba alta in obliquo ascendente, puntando ad un’apertura del recinto collocata a destra rispetto la sommità principale. Si oltrepassa la recinzione immettendosi nel vecchio sentiero 00, ormai in disuso, che originariamente assecondava tutto il crinale nord del monte. Si segue la traccia a sinistra all’interno del bosco, guadagnando in breve la sommità del Monte Tavola1508 m, caratterizzata dalla presenza di un cippo confinario del 1828. Dalla cima si scende lungo il sentiero 00, entrando presto in un magnifico ambiente boschivo e raggiungendo in pochi minuti la Bocchetta del Tavola1444 m. Si prosegue in direzione del Monte Fosco assecondando solo per poco il sentiero n° 725: infatti, al successivo bivio (paletto con cartelli), si deve voltare a destra iniziando la risalita della dorsale nord del monte. Il sentiero 00 è ottimamente segnato e non abbisogna di particolari descrizioni: è sufficiente seguire i numerosi e ben posizionati segnavia bianco-rossi sugli alberi. Il percorso è costantemente ripido e faticoso, ma allo stesso tempo appagante, almeno per chi, come il sottoscritto, ama gli ambienti boscosi. Poco prima della sommità, si cammina a fianco di magnifici, scultorei, esemplari di faggio, i cui rami contorti, se visti “in profondità di campo”, regalano emozioni e stati affettivi di difficile espressione verbale. Dalla cima del Monte Fosco, 1680 m, connotata dalla presenza di un altro cippo confinario del 1828, si scende per ripida traccia che si tiene a destra rispetto lo scosceso pendio con erba e risalti di arenaria che caratterizza il versante sud del monte. Presto si rientra nel bosco e si continua per l’ottimo sentiero che conduce in pochi minuti alla sottostante Foce del Fosco1617 m. Dal valico (paletto con cartelli) si imbocca a sinistra il sentiero n° 725a seguendolo in ripida discesa. Raggiunto un bivio in località Ronchi di Luciano 1530 m (paletto con cartelli), si volta a destra lungo un sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 725a. Dopo un tratto in direzione SO, la traccia effettua un tornante sinistrorso, dove si ignora un’antico sentiero che prosegue a destra in salita. Si continua per il percorso principale, molto ben segnato, in ambiente boschivo di impareggiabile bellezza. Si transita nei pressi di un costruzione diroccata e si continua a scendere per traccia evidente che più in basso si immette in un sentiero orizzontale (paletto con cartelli). Lo si segue a sinistra, ignorando subito dopo (paletto con cartelli) la traccia che scende a destra in direzione di Lagdei. Stiamo camminando su una splendida mulattiera (percorso CAI n° 723), risalente a Maria Luigia, che a mezza costa taglia i ripidi pendii boscosi del versante orientale del Monte Fosco. Alcune aperture permettono di ammirare notevoli visuali della conca di Lagdei dominata dalla seghettata Cresta dello Sterpara. Ci si immette, poi, in un’ampia traccia proveniente da Lagdei in località Prato della Valle 1250 m. Seguiamo la traccia a sinistra (cancello da oltrepassare) procedendo in leggera salita, giungendo in breve in località Roncobuono 1262 m. Dall’ampia fontana si imbocca una bella e antica mulattiera che inizialmente scende a destra di un rio. Si oltrepassa una recinzione e si continua per il tracciato molto ben incavato nel terreno: in alcuni tratti appare il selciato originario. Si continua per la magnifica mulattiera, a torto poco conosciuta e frequentata, che attraversa più avanti il già menzionato rio e prosegue in direzione NE affiancata a sinistra da antichi muretti a secco. Si confluisce infine nella carrareccia che abbiamo seguito durante la salita, facendo ritorno all’auto per lo stesso percorso effettuato all’andata.

 

 

 

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