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Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei

20 Set

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1 h) ; Capanna Braiola-Monte Marmagna (1 h) ; Monte Marmagna-Sella del Marmagna-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Sella dello Sterpara (30 min) ; Sella dello Sterpara-quota 1675 m-Lago Santo (40/45 min) ; Lago Santo-Lagdei (30 min)

Difficoltà: EE (breve passo di II°) la risalita del ramo del Torrente Parma ; EE la cresta nord-est del Marmagna ; E+ il crinale ovest del Monte Aquilotto ; EE+ la scalata della quota 1675 m della Cresta dello Sterpara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (l’uso dell’attrezzatura d’arrampicata può risultare utile per la scalata della quota 1675 m della Cresta dello Sterpara)

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello di grande impatto ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica alcuni “fuori sentiero” che richiedono attenzione, ma, allo stesso tempo, permettono di gustare angoli insoliti e visuali inedite. Il primo è la suggestiva risalita di un ramo del Torrente Parma (in estate asciutto) in direzione di Capanna Braiola. Il secondo è il raggiungimento della sommità del Marmagna percorrendo interamente la cresta/dorsale nord-est. Il terzo consiste nella scalata della quota più settentrionale, 1675 m, della lunga Cresta dello Sterpara. Il percorso indicato, che rappresenta il risultato di alcune “sperimentazioni” effettuate dal sottoscritto in questi ultimi anni, è RISERVATO AD ESCURSIONISTI VERAMENTE ESPERTI, ABITUATI A MUOVERSI SENZA TRACCIA E, SOPRATTUTTO, DOTATI DI UNA CERTA AUTONOMIA NELL’AFFRONTARE E SUPERARE BREVI E FACILI PASSI D’ARRAMPICATA SENZA ALCUNA ASSICURAZIONE. Consiglio inoltre di percorrere l’itinerario descritto nella stagione estiva, dopo un periodo prolungato di bel tempo, altrimenti la risalita del ruscello diverrebbe, almeno in un tratto, impraticabile. Il percorso proposto costituisce il “secondo atto” di un trittico di itinerari, di cui il primo è questo:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

Dal Rifugio Lagdei si imbocca il frequentato sentiero 727/723 in direzione del Rifugio Mariotti al Lago Santo. Dopo un tratto in piano e leggera salita all’interno di una pineta, la traccia inizia a risalire il ripido pendio boscoso effettuando numerosi tornanti. In 20 minuti di cammino si giunge ad un bivio (paletto con cartelli) dove si volta a destra in direzione di Capanna Braiola (percorso n° 727). Un breve tratto di sentiero in discesa conduce in prossimità di Ponte Rotto 1400 m, dove si attraversa un ruscello (si tratta di un ramo del Torrente Parma) che ben presto cominceremo a risalire. Al bivio successivo si prosegue diritto lungo il sentiero 727 che procede in leggera salita restando a destra del ruscello. Quando la traccia inizia a risalire una sponda boscosa, l’abbandoniamo entrando nell’ampio letto del corso d’acqua. Lo si risale procedendo di masso in masso in ambiente molto suggestivo. Dopo 10 minuti di bella ginnastica si interseca il sentiero segnato e si continua a seguire il ruscello che diviene un po più impervio. Un primo risalto di pochi metri lo si può scalare direttamente oppure aggirare, mentre un grosso masso va aggirato a destra. Poco più in alto un restringimento del letto del ruscello forma una strozzatura che si supera a destra sfruttando buoni appoggi ricoperti di muschio ed affrontando un breve passo finale piuttosto delicato (II°). Si continua destreggiandosi tra grossi blocchi fino ad intersecare il sentiero n° 727a diretto alla Foce del Fosco. Continuiamo a seguire il letto del corso d’acqua (in estate asciutto) superando un primo risalto con rocce “tappezzate” di muschio, cui fa seguito, poco dopo, un breve muretto, anch’esso con muschio. Si continua a seguire il letto del ruscello con sterpaglie e vegetazione piuttosto invadente. Si esce progressivamente dal bosco, intersecando infine un sentiero che verso destra conduce alla vicina Capanna Braiola, 1610 m. Alla nostra sinistra, invece, si trova un bivio (paletto con cartelli) situato in prossimità del limite del bosco. Da qui si imbocca il sentiero n° 729 in direzione di Lago Santo, uscendo presto dalla faggeta e attraversando a mezza costa un panoramico pendio caratterizzato da lastre di arenaria e pietraie. Un paio di tornanti e un’ultima salita precedono una marcata selletta, oltre la quale si continua per il sentiero solo per pochi metri. Infatti, quando la traccia comincia a perdere quota, la si abbandona iniziando la risalita della dorsale nord-est del Marmagna, in questo tratto boscosa. Dopo aver oltrepassato la prima sezione, si continua lungo un pendio con massi ed erba alta a destra della cresta-dorsale ancora boscosa. Giunti in vista di un risalto caratterizzato da lastre di arenaria, lo si raggiunge e lo si scala, tenendosi nei pressi del suo margine sinistro. Una breve discesa per ripide roccette precede un secondo brevissimo risalto che si supera direttamente. Si giunge appena dopo allo sbocco di un ampio canale e si prosegue spostandosi a destra, avendo come direttrice di salita l’evidente cresta-dorsale che precipita verso destra (nord-ovest) con verticali pareti. La si risale tenendosi nelle vicinanze del suo bordo nord-occidentale, arrivando presto in prossimità di una fascia rocciosa. Ci si sposta a sinistra montando sul dorso del crinale, giungendo poco dopo allo sbocco del “canalino” del Marmagna (fittone arrugginito). Si continua a salire per la ripida dorsale ammirando notevoli visuali ed approdando faticosamente sulla sommità di una quota che costituisce il culmine della cresta in questione. Da qui si avanza assecondando un aereo crinale per poi scendere verso sinistra alla sottostante conchetta, dove ci si immette nel sentiero 00. Seguendo quest’ultimo si risalgono gli ultimi metri che separano dalla sommità del Monte Marmagna, 1851 m. Il panorama è assolutamente grandioso: nelle giornate terse è possibile scorgere in lontananza l’Isola d’Elba nonché le più alte cime dell’arco alpino. Dalla cima si scende per l’ampia e panoramica dorsale est, giungendo in 15 minuti alla Sella del Marmagna, 1725 m. Si prosegue per crinale alla volta della vicina sommità del Monte Aquilotto, continuando a seguire il sentiero 00 che ben presto comincia a salire ripidamente in direzione delle rocce sommitali del monte. I segnavia si tengono a destra del filo di cresta e conducono verso sinistra ad un ripido canalino con roccette che si supera direttamente (passaggio che potrebbe risultare delicato in caso terreno bagnato o ghiaccio). Dalla cima del Monte Aquilotto1781 m, si prosegue verso est discendendo con attenzione un ripido tratto di crinale piuttosto disagevole per la presenza di ghiaino. Raggiunta un’aerea selletta, si prosegue aggirando a mezza costa in versante Parma un’anticima, per poi iniziare a scendere, tenendosi appena a sinistra del crinale divisorio, verso il sottostante Passo dell’Aquila. Giunti in vista di uno squadrato torrione che precipita nel versante lunense, la traccia vira a sinistra per discendere un ripido pendio con roccette affioranti che potrebbero risultare scivolose in caso di terreno bagnato (quest’ultimo è un tratto che con neve e/o ghiaccio va affrontato con molta prudenza, non a caso sono presenti spit per un’eventuale assicurazione a corda). Il sentiero piega poi a destra, continuando parallelo al crinale e conducendo ad un bivio (paletto con cartelli) dove si imbocca a sinistra il percorso contrassegnato n° 719a diretto alla Sella dello Sterpara, 1650 m. La traccia avanza a mezza costa tagliando un ripido pendio erboso, conducendo in breve ad un’evidente selletta. Oltre quest’ultima si attraversa una suggestiva area caratterizzata da grossi massi arenacei e cespugli di mirtillo, discendendo inizialmente un ripido canalino con a destra una verticale parete rocciosa (luogo magnifico, ideale per una sosta ristoratrice). In seguito il sentiero piega a destra penetrando nel bosco e conducendo in pochi minuti di discesa alla Sella dello Sterpara. Dal valico si affronta il terzo (facoltativo) “fuori sentiero”, ossia la scalata della prima quota (da nord a sud) della Cresta dello Sterpara, “ignorata” dalla Via Alpinistica Roberto Fava. A tal fine, si entra nel bosco seguendo i paletti di legno che segnano il confine con la Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Si giunge in breve alla base delle prime rocce con erba che si scalano tenendosi a sinistra rispetto il filo di cresta (I°+). Dal sommo di questa prima sezione si deve obbligatoriamente penetrare all’interno di un’intricata macchia boscosa “strisciando” da un ramo all’altro degli splendidi faggi. In breve si arriva alla base di una seconda sezione rocciosa. Si scala un primo brevissimo muretto restando a sinistra dello spigolo, arrivando poco dopo all’inizio della ripida balza finale. La si supera spostandosi inizialmente a destra per 2 m circa, per poi scalare una specie di diedro-canale di pochi metri che conduce alla sommità della quota 1675 m della Cresta dello Sterpara (II°-; chiodo da fessura con anello sulla sommità del risalto). Dalla cima si deve effettuare un delicatissimo traverso su ripido pendio erboso tenendosi appena al di sotto del limite del bosco (tratto che potrebbe risultare alquanto problematico in caso di terreno bagnato). Rimesso piede nell’ampia dorsale boscosa, è sufficiente seguirla in discesa, ammirano esemplari di faggio di rara bellezza, ed approdando ad una prima e poco marcata selletta. Una leggera risalita, dove il bosco risulta un po più fitto, precede un’altra discesa lungo l’ampio crinale boscoso. Giunti ad una più marcata sella, si segue in senso inverso il percorso di avvicinamento della Via Alpinistica Roberto Fava. Dalla selletta si abbandona la dorsale, piegando a sinistra per labile traccia che poco dopo svolta a destra uscendo dal bosco. Si discende un ripido pendio con erba alta e cespugli di mirtillo prestando attenzione agli ometti: il primo, molto vistoso, è collocato alla nostra destra; il secondo è posto più in basso a sinistra. Dal secondo ometto si piega a sinistra scendendo ripidamente e scomodamente per qualche metro, per poi svoltare nettamente a destra puntando ad un altro ometto. Da quest’ultimo si attraversa a sinistra una pietraia e, appena più in basso a sinistra, si rinviene una labile traccia che conduce all’interno di un bosco di conifere. Cercando di non smarrire il poco evidente sentierino, si effettua una curva verso sinistra e, usciti temporaneamente dal bosco, si attraversa una piccola radura con cespugli di mirtillo. Si rientra nel bosco immettendosi poco dopo nel sentiero n° 719 che si segue a destra in discesa. Dopo alcuni minuti si giunge ad un bivio (paletto con cartelli) dove ci si inserisce nel percorso n° 723 che si segue a destra verso il non lontano Lago Santo. Al bivio successivo occorre piegare a destra scendendo a fianco di caratteristiche lastre di arenaria. In 10 minuti circa si arriva allo splendido lago di origine glaciale – il Lago Santo, 1507 m – in prossimità della peschiera. Da qui, anziché dirigersi a sinistra verso il Rifugio Mariotti, si contorna la sponda sud-occidentale del lago verso destra. Dopo un altare con crocifisso, si sale leggermente nel bosco, per poi lambire la sponda orientale caratterizzata da un’ampia pietraia che si attraversa. Ci si immette infine nel sentiero segnato, proveniente dal rifugio, che si segue a destra verso Lagdei. Una breve contropendenza precede un bivio (cartelli) da cui, ignorato a destra il sentiero 723b “Le Carbonaie”, si prosegue diritto lungo la mulattiera contrassegnata CAI n° 723a. Il percorso, molto lineare, attraversa due panoramiche pietraie e riconduce in 20 minuti circa a Lagdei.

N.B.

L’autore della relazione ha superato i brevi passaggi d’arrampicata descritti senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi o tratti rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” PROPOSTI.

 

 

 

 

 

 

 

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