Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1 h) ; Capanna Braiola-Monte Marmagna (1 h) ; Monte Marmagna-Sella del Marmagna-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Sella dello Sterpara (30 min) ; Sella dello Sterpara-sommità della prima quota della Cresta dello Sterpara-Lago Santo (40/45 min) ; Lago Santo-Lagdei (30 min)

Difficoltà: EE (breve passo di II°) la risalita del Rio di Monte Orsaro ; EE la cresta nord-est del Marmagna ; E+ il crinale ovest del Monte Aquilotto ; EE+ la scalata della prima quota della Cresta dello Sterpara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo 

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei

immagine-fileminimizerwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello di grande interesse ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica alcuni “fuori sentiero” che richiedono attenzione, ma allo stesso tempo permettono di gustare angoli insoliti e visuali inedite. Il primo è la suggestiva risalita del Rio di Monte Orsaro (in estate asciutto) in direzione di Capanna Braiola. Il secondo è il raggiungimento della sommità del Marmagna percorrendo interamente la sua dorsale nord-est. Il terzo consiste nella scalata della quota più meridionale della lunga Cresta dello Sterpara. I menzionati “fuori sentiero”, la cui particolarità e bizzarria è sintetizzata dall’aggettivo “inconsueto” che qualifica l’itinerario proposto, sono RISERVATI AD ESCURSIONISTI VERAMENTE ESPERTI, ABITUATI A MUOVERSI SENZA TRACCIA E DOTATI DI UNA CERTA AUTONOMIA NEL SUPERARE BREVI E FACILI PASSI D’ARRAMPICATA SENZA ALCUNA ASSICURAZIONE

Dal Rifugio Lagdei si imbocca il sentiero n° 727/723 che costituisce uno degli accessi principali – forse il più frequentato – al Rifugio Mariotti al Lago Santo. Dopo l’iniziale tratto in piano/live salita tra conifere, si inizia a guadagnare quota per ampio sentiero a tornanti nell’autoctono bosco di faggi. In venti minuti circa di cammino, in corrispondenza del culmine pendio, si incontra un bivio (paletto con cartelli) dove si volta a destra in direzione di Capanna Braiola (percorso n° 727). Dopo aver perso quota per un breve tratto, si giunge in località Ponte Rotto (il vecchio manufatto risale all’epoca di Maria Luigia), 1400 m, dove si attraversa il corso d’acqua (si tratta di un ramo del Torrente Parma conosciuto come Rio di Monte Orsaro) che ben presto cominceremo a risalire. Al bivio successivo si prosegue diritto lungo il sentiero n° 727 che procede in leggera salita parallelamente al rio. Nel momento in cui ci si avvicina a quest’ultimo, si abbandona il percorso segnato e ci si cala a sinistra nel suo letto. La prima parte risulta tutto sommato poco interessante in quanto il corso d’acqua è ampio e non presenta particolari attrattive. In seguito, invece, il rio si restringe divenendo ben più suggestivo. Si procede di masso in masso transitando a fianco di una parete rocciosa, gustando angoli remoti nonostante la vicinanza di un sentiero piuttosto frequentato. Dopo questa sezione, il corso d’acqua si amplia nuovamente divenendo perciò poco interessate, ma più avanti, una volta oltrepassato il sentiero n° 727, cambia radicalmente i connotati, facendosi più impervio, suggestivo ed avvincente. Una prima balza di pochi metri con rocce muschiose la si può scalare direttamente oppure scartare, mentre un grosso masso va aggirato preferibilmente a destra. Poco più in alto un restringimento del rio forma un’imprevedibile strozzatura che si supera a destra sfruttando ottimi appoggi, impegnandosi in un movimento finale piuttosto delicato (II°). Vinto il “passaggio chiave”, si prosegue destreggiandosi tra grossi blocchi fino ad intersecare il sentiero n° 727a diretto alla Foce del Fosco. Continuiamo a seguire il letto del corso d’acqua superando un primo risalto di rocce “tappezzate” da muschio, cui fa seguito, poco dopo, una seconda balza. Scalato un ulteriore, divertente muretto di rocce muschiose, si insiste per la naturale direttrice che man mano che si procede risulta progressivamente più scomoda a causa della vegetazione e dei rami che l’invadono. Usciti dal bosco, si interseca un sentiero che verso destra conduce alla vicina Capanna Braiola, 1610 m, mentre a sinistra porta subito ad un bivio (paletto con cartelli) in corrispondenza del limite del bosco. Imboccato il sentiero n° 729 diretto a Lago Santo, si sale inizialmente all’interno della faggeta per poi volgere a destra e transitare nei pressi di un bel poggio panoramico. Si prosegue per l’ottimo tracciato attraversando a mezza costa panoramici pendii caratterizzati da lastre di arenaria e pietraie. Un paio di tornanti e un’ultima salita precedono una marcata selletta, delimitata a sinistra da un poggio roccioso, dalla quale si continua per il sentiero segnato solo per poco. Infatti, quando il percorso incomincia a perdere quota, lo si abbandona iniziando la risalita della dorsale nord-est del Marmagna. Dopo aver oltrepassato – anche scomodamente – la prima sezione boscosa, si continua a destra lungo un pendio con massi ed erba alta procedendo parallelamente alla cresta-dorsale. Giunti in vista di un risalto caratterizzato da lastre di arenaria situato a sinistra rispetto alla nostra posizione, se ne raggiunge la base e anziché aggirarlo a sinistra lo si scala. Una breve discesa per ripide roccette precede un secondo brevissimo risalto che si supera direttamente. Lambito appena dopo lo sbocco di un canale, si prosegue avendo come direttrice la dorsale della montagna che si risale tenendosi nelle vicinanze del suo bordo nord-occidentale. Raggiunto lo sbocco del “canalino” del Marmagna (fittone arrugginito), si continua a guadagnare quota, ora più ripidamente e scomodamente, per il cespuglioso crinale. Ammirando superlative visuali, si guadagna il culmine del profilo nord-est della montagna. Da qui si avanza assecondando una bella crestina per poi scendere verso sinistra alla sottostante conchetta dove ci si immette nel sentiero 00. Seguendo quest’ultimo, si risalgono gli ultimi metri che separano dalla croce di vetta del Monte Marmagna1851 m. Il panorama è assolutamente grandioso: nelle giornate terse è possibile scorgere in lontananza l’Isola d’Elba nonché le più alte cime dell’arco alpino. Dalla sommità si scende per l’ampia e panoramica dorsale sud/est, raggiungendo in quindici minuti circa la Sella del Marmagna, 1725 m. Si prosegue per crinale alla volta della vicina cima del Monte Aquilotto, continuando ad assecondare il sentiero 00 che ben presto incomincia a salire ripidamente in direzione delle rocce sommitali del poggio. I segnavia si tengono a destra del filo di cresta e conducono verso sinistra ad un erto canalino tra blocchi d’arenaria che si supera direttamente (passaggio che potrebbe risultare delicato in caso di terreno bagnato o in presenza di ghiaccio). Dalla cima del Monte Aquilotto1781 m, si continua verso est discendendo con attenzione un ripido ed aereo profilo in direzione di una selletta. Aggirata in versante Parma una sorta di anticima, si inizia a perdere quota tenendosi appena a sinistra del crinale divisorio. Giunti in vista di uno squadrato torrione che precipita nel versante lunense, si volge bruscamente a sinistra discendendo un ripido pendio con rocce affioranti che potrebbero risultare scivolose in caso di terreno bagnato (quest’ultimo è un tratto che con neve e/o ghiaccio va affrontato con molta prudenza, non a caso sono presenti degli spit per un’eventuale assicurazione a corda). Volgendo successivamente a destra, si avanza parallelamente al crinale fino ad incontrare un bivio (paletto con cartelli) a poca distanza dal Passo dell’Aquila. Qui si imbocca a sinistra il percorso n° 719a tagliando a mezza costa un ripido pendio erboso in direzione di una selletta con macchia boscosa. Oltre quest’ultima, si attraversa una suggestiva area caratterizzata da grossi massi arenacei e cespugli di mirtillo, discendendo inizialmente un ripido canalino delimitato da una verticale parete. In seguito il sentiero piega a destra penetrando nel bosco, conducendo in pochi minuti alla Sella dello Sterpara1650 m. Dal valico si affronta il terzo (facoltativo) “fuori sentiero”, ossia la scalata della prima elevazione (da sud a nord) della Cresta dello Sterpara, “ignorata” dalla Via Alpinistica Roberto Fava. Si penetra quindi nel bosco seguendo i paletti di legno che segnano il confine della Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Si giunge in breve alla base della prima balza erboso/rocciosa che si scala direttamente tenendosi a sinistra del suo profilo meridionale (I°). Dal sommo di questa prima sezione si deve obbligatoriamente penetrare in un’intricata macchia boscosa che si attraversa “strisciando” da un ramo all’altro degli scultorei faggi. In breve si arriva alla base di una seconda e più interessante balza che si supera sfruttando una specie di diedro-canale di pochi metri (I°/I°+; chiodo da fessura con anello sulla sommità del risalto). Dalla cima si deve effettuare un delicatissimo traverso al sommo di un ripido pendio erboso e al di sotto del limite del bosco (tratto che potrebbe risultare alquanto problematico in caso di terreno bagnato). Rimesso piede nell’ampia dorsale boscosa, la si asseconda in discesa ammirano esemplari di faggio di rara bellezza, approdando ad una prima e poco marcata selletta. Un brevissimo tratto in lieve salita, dove il bosco risulta un po’ più fitto, precede un’altra discesa per ampio e comodo crinale. Giunti ad una sella, ci si inserisce nel percorso di avvicinamento alla Via Alpinistica Roberto Fava che si asseconda a sinistra verso Lago Santo. Lasciandosi guidare da una labile traccia, si volge subito a destra uscendo dal bosco, discendendo un panoramico pendio con erba alta e cespugli di mirtillo dove occorre prestare attenzione agli ometti: il primo, molto vistoso, è collocato alla nostra destra; il secondo è posto più in basso a sinistra. Giunti in prossimità di una pietraia, si piega a sinistra scendendo ripidamente e scomodamente per qualche metro, per poi svoltare nettamente a destra puntando ad un ulteriore ometto. Da quest’ultimo si attraversa a sinistra un’altra pietraia e, appena più in basso a sinistra, si rinviene una labile traccia che conduce all’interno di un bosco di conifere. Cercando di non smarrire il sentierino, si effettua una curva verso sinistra attraversando poco più avanti una piccola radura con cespugli di mirtillo. Rientrati nel bosco, ci si immette in breve nel sentiero n° 719 che si segue a destra in discesa. Dopo alcuni minuti di piacevole cammino, si giunge ad un bivio (paletto con cartelli) dove ci si inserisce nel percorso n° 723 che si asseconda a destra verso il non lontano Lago Santo. Al bivio successivo (paletto con cartelli) occorre piegare a destra scendendo a fianco di caratteristiche lastre di arenaria. In dieci minuti circa si arriva allo splendido lago di origine glaciale – il Lago Santo, 1507 m – in prossimità della peschiera. Da qui, anziché dirigersi a sinistra verso il Rifugio Mariotti, si contorna la sponda sud-occidentale dello specchio d’acqua assecondando i segnavia bianco-rossi. Dopo un altare con crocifisso, ci si alza di poco all’interno della faggeta, per poi volgere a sinistra onde lambire la sponda orientale del lago caratterizzata da un’ampia pietraia. Guadato il ramo principale del Torrente Parma, ci si immette nel percorso n° 723a che si segue a destra verso Lagdei. Una breve contropendenza precede un bivio (cartelli) da cui, ignorato a destra il sentiero 723b “Le Carbonaie”, si prosegue diritto mantenendo lo stesso segnavia di prima. Il percorso, molto lineare e piacevole, attraversa due panoramiche pietraie e riconduce, procedendo in costante ma non ripida discesa ed effettuando nell’ultima sezione alcuni tornanti, a Lagdei.

N.B. 

L’autore della relazione ha superato i brevi passaggi d’arrampicata descritti senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e conseguenze disastrose di un’eventuale caduta anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi o tratti rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI SENTIERO” PROPOSTI.

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