Il Borello dello Sbirro: anello dal Ponte del Cogno

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 985 m

Dislivello: 260 m ca.

Durata complessiva: 3 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-greto del Torrente Parma di Badignana (45 min) ; greto del Torrente Parma di Badignana-Borello dello Sbirro (40/45 min) ; Borello dello Sbirro-strada forestale-Cancelli (30 min) ; Cancelli-La Vezzosa (20 min) ; La Vezzosa-Ponte del Cogno (40 min)

Difficoltà: E 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2016

Riferimento bibliografico:  Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Il Ponte del Cogno è situato a 2 km circa da Bosco, lungo strada d’accesso alla località Cancelli

mapwww.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Torrente Parma di Badignana-strada Cancelli/Lagoni è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Inusuale anello alla scoperta di angoli remoti della foresta dell’Alta Val Parma. Il sentiero che dal greto del Torrente Parma di Badignana conduce in località Borello dello Sbirro è di difficile individuazione, anche a causa di una recente e ingiustificata operazione di disboscamento che rende problematico il rinvenimento della vecchia mulattiera, già di suo ben poco visibile. L’itinerario descritto si svolge quasi esclusivamente in ambiente boscoso.

Parcheggiata l’auto all’inizio di una carraia che si stacca a sinistra della provinciale appena dopo il Ponte del Cogno, ci si incammina per la sterrata voltando a destra nei pressi di una casa. Il percorso procede in lieve discesa contornando pittoreschi prati e campi coltivati a patate, offrendo notevoli visuali del Monte Roccabiasca. Progressivamente si penetra nella valletta formata dal ramo del Torrente Parma di Francia o delle Guadine, che si attraversa con il Ponte del Prolo. La carraia prosegue in salita conducendo in breve ad un bivio dove si continua a destra, ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Si effettua poi una netta svolta a destra entrando in questo modo nella valle formata dal Torrente Parma di Badignana Torrente Parma dei Lagoni. Si procede per l’ampia traccia in salita fino ad un bivio dove occorre prendere la carraia di sinistra, ignorando a destra una più marcata traccia (percorso CAI n° 721). Il percorso è molto lineare e si svolge perlopiù in piano e leggera discesa con alcuni brevi saliscendi. Al primo bivio proseguiamo diritto (sinistra), ignorando una carraia che si stracca a destra. Al secondo si prosegue sempre diritto (destra), tralasciando una labile traccia che a sinistra scende verso il non lontano greto del torrente. Dopo un tratto in cui la carraia è invasa dalla vegetazione, si giunge ad una sbarra metallica nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana. Occorre individuare, prima della sbarra, una labilissima traccia che si stacca a destra e procede in obliquo verso sinistra: si tratta di una mulattiera risalente agli anni ’20 o ’30 del secolo scorso, ora ben poco marcata, che ebbe all’epoca una certa importanza, come è dimostrato dalle traverse in pietra per lo scolo dell’acqua che si incontrano (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana”, pag 235). Il tracciato effettua poi alcuni tornanti, risalendo in questo modo il ripido pendio boscoso che costituisce la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Badignana Torrente Parma dei Lagoni. Quando il pendio si addolcisce, il sentiero sembra perdersi: è sufficiente proseguire diritto, intercettando con qualche difficoltà la continuazione della mulattiera. Si transita a fianco di alcuni massi e si continua tenendo d’occhio un ruscello alla nostra destra che costituisce un valido punto di riferimento. Si avanza in pratica senza traccia sul dorso di un’ampia costa boscosa delimitala a destra dal già menzionato ruscello e a sinistra dalla valletta formata da un altro corso d’acqua. Procedendo lungo l’ampio ripiano boscoso, si nota poco più avanti, alla nostra destra, un caratteristico masso a forma di becco. Giunti alla base di un impluvio formato da due solchi, si sale per pochi metri per poi svoltare a sinistra procedendo in obliquo su sentiero ben incavato ed evidente. Si penetra così nella già menzionata valletta di sinistra, immettendosi in breve in una traccia trasversale: si tratta di una vecchia mulattiera che originariamente conduceva ai Lagoni. Noi la seguiamo a destra con difficoltà di reperimento a causa della nulla frequentazione e, più avanti, di una “violenta” operazione di disboscamento. Si segue la mulattiera che procede in piano in direzione N, tagliando a mezza costa il pendio boscoso. Si attraversa un solco e si prosegue per traccia molto labile, anche se intuibile, in quanto l’incavo non è totalmente interrato. Si incontra a sinistra una prima piazzola di carbonaia, cui fa seguito poco dopo una seconda caratterizzata dalla presenza di un masso rettangolare disposto sopra ad altri sassi. Da qui si deve continuare nella stessa direzione di prima (nord) fino a mettere piede in un’ampia traccia di esbosco che ha recentemente (e rovinosamente!) rimpiazzato la vecchia mulattiera. Dopo una breve salita (a sinistra si nota una terza piazzola di carbonaia), si scende in un’area orribilmente disboscata dove si incontra un bivo. Si volta a destra per carraia di esbosco che però va abbandonata quasi subito (l’autore della relazione, durante la ripetizione dell’itinerario proposto, ha sistemato un ometto al fine di indicare il punto esatto dal quale occorre abbandonare il tracciato. A quanto risulta da una successiva ripetizione dello stesso percorso, effettuanta nel giugno 2019 in senso inverso rispetto a quello proposto nella presente descrizione, il menzionato ometto è stato distrutto dal solito idiota di turno). Infatti si deve virare nettamente a sinistra attraversando inizialmente un tratto con sterpaglie, per poi continuare in piano su traccia estremamente labile. Poco più avanti la mulattiera diviene un po’ più marcata ed effettua una svolta verso sinistra aggirando una costa boscosa. Successivamente la traccia si allarga divenendo ben più evidente e procede a sinistra di un solco formato da un ruscello che si varca poco più in alto. Si giunge appena dopo nei pressi di un rimboschimento a conifere che si attraversa a destra fino ad individuare un mucchio di sassi: è quello che rimane del rifugio chiamato Borello dello Sbirro, 1207 m. “Il toponimo forse si riferiva alla presenza di guardie insediate qui per il presidio di ricchi boschi” (cfr. Daniele Canossini). Interessante notare a destra dei resti del rudere un vano circolare: si tratta con grande probabilità di una ghiacciaia. Dal mucchio di sassi si continua per evidente traccia (segno rosso dell’Ippovia dell’Appennino) che conduce su una dorsale boscosa dove si incontra un ampio ma labile sentiero che scende a destra. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra sbucando in breve nella carrozzabile Cancelli-Lagoni. Seguiamo la sterrata a destra in direzione della prima località, 1236 m, cui giungiamo in circa 20/25 minuti di cammino. Da qui si prosegue per sentiero (percorso CAI n° 725b), che inizia a destra della sterrata per Lagdei, scavalcando una costa boscosa. La traccia, piuttosto labile in questo tratto, prosegue in discesa allargandosi poi a mulattiera che a sua volta si immette in una carraia. La si segue a destra effettuando alcuni tornanti, giungendo poco dopo ad un bivio dove a destra si stacca la mulattiera (cartello dell’ippovia con l’indicazione per Bosco) che riconduce al Ponte del Cogno. Proseguendo diritto si attraversa tramite ponte il Torrente Parma di Lago Santo, giungendo poco dopo in corrispondenza della recinzione del Vivaio Forestale La Vezzosa (piacevole e breve digressione). Si ritorna al bivio di prima imboccando la bella mulattiera che, dopo aver attraversato un rimboschimento a conifere, perde quota in leggera discesa nella sponda destra della valletta formata dal torrente. Il tracciato è molto evidente e non abbisogna di particolari spiegazioni: solo nella parte bassa si incontrano un paio di incroci dove si prosegue sempre diritto. L’ampia traccia poi, dopo un tornante destrorso, riconduce nei pressi di Ponte del Cogno, punto di partenza di questo particolare, insolito anello.

 

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