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Il Borello dello Sbirro: anello dal Ponte del Cogno

13 Set

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 985 m

Dislivello: 260 m ca.

Durata complessiva: 3 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-greto del Torrente Parma di Badignana (45 min) ; greto del Torrente Parma di Badignana-Borello dello Sbirro (40/45 min) ; Borello dello Sbirro-strada forestale-Cancelli (30 min) ; Cancelli-La Vezzosa (20 min) ; La Vezzosa-Ponte del Cogno (40 min)

Difficoltà: E 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2016

Riferimento bibliografico:  Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Il Ponte del Cogno è situato a 3 km da Bosco lungo strada provinciale per Cancelli e Lagdei

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Torrente Parma di Badignana-strada Cancelli/Lagoni è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario:

inusuale anello alla scoperta di angoli remoti della foresta dell’Alta Val Parma. Il sentiero che dal greto del Torrente Parma di Badignana conduce in località Borello dello Sbirro è di difficile individuazione, anche a causa di una recente e ingiustificata operazione di disboscamento che rende problematico il rinvenimento della vecchia mulattiera, già di suo ben poco visibile. L’itinerario descritto si svolge quasi esclusivamente in ambiente boscoso.

Parcheggiata l’auto all’inizio di una carraia che si stacca a sinistra della provinciale appena dopo il Ponte del Cogno, ci si incammina per la sterrata svoltando a destra nei pressi di una casa. Il percorso procede in piano contornando pittoreschi prati e offrendo notevoli visuali verso il Monte Roccabiasca. Progressivamente si penetra nella valletta formata dal ramo del Torrente Parma di Francia o delle Guadine, che si attraversa con il Ponte del Prolo. La carraia prosegue in salita conducendo in breve ad un bivio dove si continua a destra, ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Si effettua poi un’ampia svolta verso destra aggirando la costa boscosa che separa la valletta di prima con quella formata dal ramo del Torrente Parma di Badignana. Entrati in quest’ultima valle, si procede per l’ampia traccia in salita fino ad un bivio dove occorre prendere la carraia di sinistra ignorando a destra una più marcata traccia. Il percorso è molto lineare e si svolge perlopiù in piano e leggera discesa con alcuni brevi strappi in salita. Al primo bivio proseguiamo diritto (sinistra), ignorando una carraia che si stracca a destra. Al secondo si prosegue sempre diritto (destra), tralasciando una labile traccia che a sinistra scende verso il non lontano greto del torrente. Dopo un tratto in cui la carraia si riduce a sentiero, in quanto parzialmente inglobata dalla vegetazione, si giunge ad una sbarra metallica nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana. Occorre individuare, prima della sbarra, una labilissima traccia che si stacca a destra e procede in obliquo verso sinistra: si tratta di una mulattiera risalente agli anni ’20 o ’30 del secolo scorso, ora ben poco marcata, che ebbe all’epoca una certa importanza, come è dimostrato dalle traverse in pietra per lo scolo dell’acqua che si incontrano (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana”, pag 235). Il tracciato effettua alcuni tornanti, risalendo in questo modo il ripido pendio boscoso che costituisce la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Badignana. Quando il pendio si addolcisce, il sentiero sembra perdersi: è sufficiente proseguire diritto, intercettando con qualche difficoltà la continuazione della mulattiera. Si transita tra due massi e si continua tenendo d’occhio un canale alla nostra destra che costituisce un valido punto di riferimento. Il tracciato si sposta poi a sinistra conducendo sul dorso di un’ampia costa boscosa delimitala a destra dal già menzionato canale e a sinistra da una valletta formata da un altro ruscello. Si procede lungo l’ampio dorso della costa senza traccia, giungendo in breve nei pressi di un caratteristico masso a forma di becco collocato alla nostra destra. Da qui il percorso diviene più evidente: la mulattiera prosegue a sinistra del già citato canale, per poi seguirlo per alcuni metri. Giunti alla base di un impluvio formato da due solchi, si piega a sinistra procedendo in obliquo su sentiero ben incavato ed evidente. Si penetra nella già menzionata valletta di sinistra, immettendosi in breve in una traccia trasversale: si tratta di una vecchia mulattiera che originariamente conduceva ai Lagoni. Noi la seguiamo a destra con difficoltà di reperimento a causa della nulla frequentazione e, più avanti, di una “violenta” operazione di disboscamento. Si segue la mulattiera che procede in piano in direzione N, tagliando a mezza costa il pendio boscoso. Si attraversa un solco e si prosegue per traccia molto labile, anche se intuibile, in quanto l’incavo non è totalmente interrato. Si incontra a sinistra una prima piazzola di carbonaia, cui fa seguito poco dopo una seconda caratterizzata dalla presenza di un masso rettangolare disposto sopra altri sassi. Da qui si deve continuare nella stessa direzione di prima (nord) fino a mettere piede in un’ampia traccia di esbosco che ha recentemente (e rovinosamente!) rimpiazzato la vecchia mulattiera. Dopo una breve salita (a sinistra si nota una terza piazzola di carbonaia), si scende ad un bivio dove si piega a destra, sempre per traccia di esbosco, che però va abbandonata quasi subito. Individuato un ometto, si piega a sinistra attraversando inizialmente un tratto con sterpaglie, per poi continuare in piano su traccia estremamente labile. Poco più avanti la mulattiera diviene un po più marcata ed effettua una svolta verso sinistra aggirando una costa boscosa. Successivamente la traccia si allarga divenendo ben più evidente e procede a sinistra di un solco formato da un ruscello che si attraversa poco più in alto. Si giunge appena dopo nei pressi di un rimboschimento a conifere che si contorna a destra fino ad individuare un mucchio di sassi: è quello che rimane del rudere chiamato Borello dello Sbirro, 1207 m. “Il toponimo forse si riferiva alla presenza di guardie insediate qui per il presidio di ricchi boschi” (cfr. Daniele Canossini). Interessante notare a destra dei resti del rudere un vano circolare: si tratta con grande probabilità di una ghiacciaia. Dal mucchio di sassi si continua per evidente traccia (segno rosso dell’Ippovia dell’Appennino) che conduce su una dorsale boscosa dove si incontra un ampio sentiero che scende a destra. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra sbucando in breve nella carrozzabile Cancelli-Lagoni. Seguiamo la sterrata a destra in direzione della località I Cancelli 1236 m, cui giungiamo in circa 20/25 minuti di cammino. Da qui si prosegue per sentiero (percorso CAI n° 725b), che inizia a destra della sterrata per Lagdei, scavalcando una costa boscosa. La traccia, piuttosto labile in questo tratto, prosegue in discesa allargandosi poi a mulattiera che a sua volta si immette in una carraia. La si segue a destra effettuando alcuni tornanti, giungendo poco dopo ad un bivio dove a destra troviamo la mulattiera (cartello dell’ippovia con l’indicazione per Bosco) che riconduce al Ponte del Cogno. Proseguendo diritto si attraversa tramite ponte il Torrente Parma di Lago Santo, giungendo poco dopo al Vivaio Forestale La Vezzosa (piacevole e breve digressione). Si ritorna al bivio di prima imboccando la bella mulattiera che in leggera discesa procede verso N/E nella sponda destra della valletta formata dal torrente. Il tracciato è molto evidente e non abbisogna di particolari spiegazioni: solo nella parte bassa si incontrano un paio di incroci dove si prosegue sempre diritto. L’ampia traccia dopo un paio di svolte riconduce nei pressi di Ponte del Cogno, punto di partenza di questo particolare, insolito anello.

 

 

 

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