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Archivio mensile:settembre 2016

Monte Montagnana: anello da Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677m

Dislivello: 770 m

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Ravarano-Casarola (1 h) ; Casarola-Monte Montagnana (50 min) ; Monta Montagnana-incrocio quota 972 m (40 min) ; incrocio quota 972 m-Fonte S. Giovanni (30 min) ; Fonte S. Giovanni-Albareto (25 min) ; Albareto–Vigolone-Monte Castello (25 min) ; Monte Castello-Vigolone-il Casone (30 min) ; Il Casone-Casa Magolese-Borello di Ravarano (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario:

Remunerativo percorso che permette una esaustiva conoscenza del versante Baganza del Monte Montagnana.

Da Borello di Ravarano si segue la S.P.15 in direzione di Chiastre imboccando, poco prima del ponte sul Torrente Arso, una stradina che staccandosi a sinistra conduce ad un caseificio. A sinistra di quest’ultimo inizia una mulattiera (cartello con l’indicazione per Casarola) che procede in leggera salita all’interno del bosco. Il percorso è molto logico e lineare e non abbisogna di dettagliate descrizioni. Si segue il ben marcato sentiero che guadagna lentamente quota tagliando la sponda destra orografica della valle formata dal Torrente Arso. Alcune aperture permettono di gustare belle visuali panoramiche verso il Monte Scaletta e i sottostanti nuclei di Agnellana Lama. Incontrando sporadici segnavia sbiaditi, si giunge in circa 45 minuti nei pressi di un poggetto, collocato alla nostra destra, dove la mulattiera piega a sinistra procedendo in direzione SW. Un tratto in leggera salita precede un bivio evidente: si ignora un sentiero che si stacca a destra (e con esso i segnavia), per seguire a sinistra un’ampia traccia. Dopo aver oltrepassato una recinzione, si sbuca in magnifiche radure poco sotto gli edifici del nucleo rurale di Casarola 1030 m. Lo si raggiunge e attraversa, mettendo successivamente piede nello stradello di accesso che si segue a destra in direzione di un ruscello. Appena prima di quest’ultimo, si stacca a sinistra una carraia che imbocchiamo, procedendo in salita affiancati a sinistra da ampie radure e a destra, poco più in basso, dal menzionato ruscello. Giunti ad un bivio, si ignora a destra un’ampia traccia (cartello con l’indicazione per il M. Montagnana), per proseguire a sinistra sbucando nel margine inferiore di un’altra splendida radura. La si risale interamente individuando al suo vertice lo sbocco di una mulattiera. Messo piede su essa, la si segue in moderata pendenza, raggiungendo in 10 minuti di cammino la dorsale ovest del Montagnana. Ci si immette in un evidente sentiero (segnavia bianco-rossi) che si segue a destra, procedendo inizialmente in leggera salita. Si attraversa poco dopo un’area di bosco diradato con vegetazione piuttosto rigogliosa e si continua per la traccia che si mantiene nei pressi della dorsale. Un ultimo tratto in moderata pendenza precede le radure sommitali (e il tracciato del metanodotto!) del Monte Montagnana, la cui sommità, 1305 m, caratterizzata dalla presenza di un oratorio in pietra, si raggiunge in breve. Dalla cima si scende nel versante opposto per ampia traccia che si tiene nel margine destro dei prati a ridosso del limite del bosco. Dopo alcuni minuti ci si immette in una sterrata che si segue a sinistra in piano, transitando nei pressi di bellissime radure con notevoli esemplari di faggio. Dopo un tratto all’interno del bosco, si esce temporaneamente da esso, ignorando una traccia che si stacca a destra proveniente da Madrale. Si penetra nuovamente nel bosco e si costeggia il margine superiore di un rimboschimento a conifere, raggiungendo un bivio dove si volta a destra. Dopo una breve discesa si transita nei pressi di una splendida casa abitata stagionalmente chiamata Il Corno (un’iscrizione ricorda la Brigata Griffith). Si continua per la bella carraia in discesa nel versante Parma, ignorando, nei pressi di una sbarra, una traccia inerbita che si stacca a destra. Appena dopo si abbandona la carraia per imboccare a sinistra l’antica mulattiera (o quello che rimane di essa) che procede parallela all’altra traccia, ricongiungendosi con essa dopo pochi minuti. Si continua a scendere in direzione E/NE, effettuando in seguito un paio di tornanti (dopo il primo si trova sulla sinistra una scorciatoia). In breve si giunge ad una sella a quota 1080 m, dove si ignorano due carraie che si staccano a destra, continuando invece per il percorso di crinale che si sdoppia e procede per un tratto in leggera salita. Si riprende poi a scendere effettuando alcune svolte, compiendo successivamente un tornante a destra (al bivio situato appena dopo il tornante, si continua per il percorso principale, ignorando una traccia che si stacca a sinistra). Dopo una ripida discesa, il tracciato svolta a sinistra riprendendo la direzione NE, uscendo dal bosco al sommo di panoramici pendii prativi (visuali grandiose su ambo i lati). Raggiunto un evidente incrocio a quota 972 m, si abbandona il crinale, iniziando in questo modo la discesa nel versante Baganza per bella carraia affiancata da panoramici prati. Si ignora subito una traccia che si stacca a destra e si continua a perdere quota per il percorso principale che si sposta un po a sinistra. Dopo una svolta più marcata, si giunge nei pressi di un piccolo ruscello dove si ignora una traccia che si stacca a sinistra (cartello di colore blu indicante la giusta direzione). Si prosegue per la carraia, che scende per un tratto a fianco del menzionato ruscello, ammirando ai lati bellissimi campi e radure. Dopo una netta svolta a sinistra si attraversa un altro ruscello, oltre il quale si curva a destra ignorando una traccia che si stacca a destra. Segue un bivio, caratterizzato dalla presenza di rottami arrugginiti, dove si prende la traccia di destra che effettua un’ampia curva a sinistra. Dopo una radura situata alla nostra sinistra, si ignora una carraia che si stacca nella stessa direzione e si prosegue per il percorso principale che penetra in un fitto bosco perdendo quota in ripida discesa. Poco più avanti sulla destra del tracciato che stiamo seguendo confluisce una mulattiera proveniente dalla casolare della Brugnara: noi continuiamo diritto attraversando in seguito un’area di bosco diradato. Dopo una breve risalita, si confluisce nella carrareccia di accesso alla Fonte S. Giovanni (quest’ultima è situata alla nostra sinistra) che si segue a destra. Si procede comodamente per il bel tracciato, attraversando poco dopo una valletta con ruscello, per poi approdare in un magnifico pianoro caratterizzato da radure di rara bellezza. Si continua lungo la carrareccia (tracce che si staccano a sinistra e a destra sono da ignorare) per buona parte in leggera salita, svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di un panoramico crinale. Si transita nei pressi di alcune case (località Il Ginepro) e si risale verso il vicino nucleo di Albareto, 834 m che si attraversa. Si scende al sottostante incrocio dove si prosegue diritto entrando presto nel magnifico borgo di Vigolone833 m. Avanzando lungo la stradina asfaltata e ignorando temporaneamente uno stradello che si stacca a sinistra verso il cimitero, si giunge al limite superiore del nucleo, dove si continua per ampia traccia affiancata a sinistra da caratteristiche placche rocciose. In breve si mette piede sul crinaletto del Monte Castello e lo si asseconda a sinistra per sentiero evidente. Ammirando notevoli visuali panoramiche, si cammina lungo il crinale fino a quando la traccia si sposta a destra di esso. Si procede in ripida salita per sentierino piuttosto scosceso, imboccando poi a sinistra una traccia che ripidamente conduce alla sommità del Monte Castello922m, dove sorgeva un antico maniero. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio per il cimitero: svoltiamo in direzione di quest’ultimo seguendo lo stradello asfaltato solo per poche decine di metri. Infatti lo si abbandona per imboccare a sinistra un’ampia traccia inerbita che scende verso nord. Poco più in basso la carraia risulta impraticabile in quanto totalmente invasa dai rovi, per cui si scende lungo il margine destro del campo alla nostra sinistra, oppure nel margine sinistro del campo alla nostra destra. Più in basso si incontra un’evidente traccia trasversale che si segue a destra effettuando un’ampia curva verso sinistra. Quando il sentiero si spegne nel campo coltivato, si discende quest’ultimo fino al suo margine inferiore. Si rinviene nella vegetazione una traccia che attraversa inizialmente un ruscello e poi risale conducendo, dopo aver oltrepassato un “muro” di rovi, nei prati sottostanti una casa isolata (località Il Casone). Si risalgono i prati tenendo la casa a sinistra, per poi mettere piede sullo stradello d’accesso che si segue in leggera ma costante salita. In breve si confluisce nella strada asfaltata Albareto-Linara: la si segue a destra sottopassando l’onnipresente e fastidioso elettrodotto della Val Baganza. Dopo essere transitati a fianco di Casa Magolese, si continua per la stradina ancora per poco: infatti, una volta giunti nei pressi di una presa dell’acquedotto, collocata alla nostra sinistra, si abbandona l’asfalto imboccando un sentiero ben marcato. Poco dopo la traccia varca un ruscello e prosegue in leggera salita a mezza costa allargandosi a mulattiera. Quando il percorso svolta a destra scendendo verso Linara, lo si abbandona continuando diritto per sentiero all’inizio poco evidente. La traccia confluisce successivamente in una carraia in salita che si segue a sinistra in leggera e moderata pendenza. In circa 10 minuti di cammino si esce dal bosco approdando su una panoramica costa, dove ci si immette in un’altra carrareccia proveniente da Ravarano. La si segue a destra in costante discesa, entrando poco più in basso nella parte alta del paese, dove si confluisce in una strada che si segue a destra. In breve si fa ritorno al nucleo di Borello di Ravarano, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

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Anello di Ravarano

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Punto di partenza/arrivo: Ravarano 677 m

Dislivello: 586 m 

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Ravarano-Mulino di Ravarano (30 min) ; Mulino di Ravarano-Villa di Casola (45 min) ; Villa di Casola-Dirupi di Malacosta (45 min) ; Dirupi di Malacosta-guado Torrente Baganza (50 min) ; guado Torrente Baganza-Chiastre (30 min) ; Chiastre-Castello di Ravarano-Ravarano (30 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello molto particolare che implica un doppio attraversamento, da una sponda all’altra, del Torrente Baganza. Nell’itinerario proposto l’aspetto che maggiormente spicca è quello della varietà ambientale. Lungo il percorso potremo infatti ammirare le spettacolari stratificazioni del Flysch del Monte Cassio, i conglomerati poligenici dei Salti del Diavolo, i panoramici Dirupi di Malacosta. La segnaletica CAI è presente nel tratto di Via Francigena da CasolaCassio e nel sentiero n° 771 chiamato Via degli Scalpellini. Si consiglia vivamente di effettuare questo itinerario solo nei periodi di secca del Torrente Baganza, altrimenti i due guadi risulterebbero impraticabili.

Dal centro di Ravarano (parcheggaire l’auto nella parte finale del paese e più precisamente nella borgata Borello di Ravarano) seguiamo una ripida stradina asfaltata che scende alla chiesa del paese. Nei pressi del retro dell’edificio si imbocca a destra (cartello) un’ampia traccia che scende verso il fondo della Val Baganza. Giunti ad un bivio, collocato in prossimità di una netta svolta a sinistra, si ignora una traccia che si stacca a destra e si continua per il percorso principale che si inoltra nel bosco. La mulattiera-carraia effettua in seguito un paio di tornanti e si dirige verso il greto del Torrente Arso, poco prima del quale il tracciato si interrompe poiché franato. Si continua a destra per sentiero (segnavia gialli fluorescenti) che dopo breve discesa deposita nel letto del torrente sconvolto dall’alluvione del 2014. Lo si attraversa puntando, nella sponda opposta, all’evidente continuazione della mulattiera. Rimesso piede su quest’ultima si continua a perdere quota transitando poco più avanti in prossimità di un edificio ristrutturato: si tratta di Mulino di Ravarano 506 m. Ora si deve effettuare il primo guado del Torrente Baganza, che potrebbe risultare impegnativo o impraticabile in caso di piena. Dal punto in cui siamo ci si sposta a destra per qualche metro e si scende nel letto del torrente. Dopo il guado si individua nella sponda opposta una traccia (all’inizio piuttosto labile) che si segue effettuando una svolta a sinistra. Stiamo percorrendo una mulattiera che ha origini antiche: in alcuni tratti emerge il selciato originario e splendidi muretti a secco, con sassi sistemati ad arte, affiancano il percorso. Il tracciato svolta poi a destra e procede in leggera salita all’interno di un magnifico ambiente boschivo. Poco dopo la mulattiera si allarga a dissestata carraia che guadagna quota ai piedi delle spettacolari stratificazioni di Flysch del Monte Cassio. Rientrati nella vegetazione, si continua in leggera salita attraversando un ruscello ed effettuando una curva verso sinistra. L’ampia traccia continua a guadagnare quota all’interno del bosco conducendo infine al borgo di Villa di Casola 655m. Oltre le prime case si individuano i segnavia della Francigena che si assecondano a sinistra attraversando il paese (ad un bivio, andando a sinistra, si giunge ad una bella fontana con tavolo e panche). Dopo un tratto assai ripido, il percorso svolta verso sinistra procedendo in direzione ovest, alternando tratti in leggera salita a ripidi strappi. In seguito l’ampia traccia viene affiancata a sinistra da una recinzione, delimitante una proprietà privata, che ci accompagnerà per un buon tratto. Si giunge nei pressi di un cancello e si continua per il bel sentiero in salita affiancato a sinistra dalla menzionata recinzione e a destra dalle conifere di reimpianto della pineta del Monte Cassio. Oltre il termine della recinzione, il sentiero procede in piano e in leggera salita all’interno della pineta, attraversa un paio di solchi e conduce ad un bivio evidente collocato appena dopo un ruscello. Si abbandona il sentiero principale (che sale verso la non lontana S.S. 62) imboccando a sinistra una traccia in discesa. Poco dopo si incontrano alcuni segnavia bianco-rossi e si continua per il sentiero che procede in discesa per poi risalire. In breve si approda ad una marcata sella sul dorso di una particolare costa: si tratta dei Dirupi di Malacosta. Da qui è consigliabile una breve digressione: dalla sella ci si dirige a sinistra seguendo la dorsale di arenarie fino a mettere piede su un poggio molto panoramico dove si può ammirare uno dei più interessanti e inediti panorami di tutta la Val Baganza. Ritornati alla sella di prima, si continua per il sentiero segnato che scende ripido verso una valletta formata da un ruscello. Scesi nel letto di quest’ultimo (breve tratto di sentiero interrotto: è sufficiente seguire i puntuali segni gialli fosforescenti ricongiungendosi poco dopo con il percorso principale) si risale leggermente, si svolta a destra e ci si immette in una mulattiera, proveniente dalla S.S. 62, che si segue a sinistra in discesa (il sentiero che abbiamo percorso costituisce una variante della Via Francigena). Dopo una svolta a destra troviamo a sinistra un’apertura che offre un notevole panorama verso il fondo della Val Baganza (sono visibili i conglomerati poligenici noti come I Salti del Diavolo). Si procede in seguito in leggera e moderata salita per ampia traccia affiancata a destra e sinistra da antichi esemplari di muretti a secco. In breve si giunge ad un area pic-nic, situata alla nostra sinistra, ai piedi di una conformazione appartenente ai Salti del Diavolo. Al bivio successivo si deve voltare a sinistra imboccando il sentiero n° 771 conosciuto come Via degli Scalpellini. Il percorso della Via Francigena continua invece verso il vicino borgo di Cassio (eventuale digressione). Si segue una carraia in costante discesa (all’inizio piuttosto ripida) giungendo, in circa 25 minuti dal bivio, nel fondo altamente spettacolare della Val Baganza. Ora è necessario effettuare il secondo guado del torrente in quanto il simpatico ponticello che univa le due sponde è stato definitivamente smantellato. Dopo il guado ci si incammina per ampia traccia (sulla destra troviamo un tavolo con panche e pannello esplicativo) che conduce ad un bivio (paletto con cartelli). Si va a sinistra seguendo un sentiero (n° 771) che attraversa inizialmente un ruscello, incontrando poco dopo un altro bivio. Da qui è consigliabile una breve digressione: dal cartello con scritto “punto panoramico”, si piega a sinistra per traccia in discesa che conduce in prossimità di un risalto che precipita verso il fondo della Val Baganza. Avendo piede assolutamente fermo è possibile continuare per alcuni metri su stretta ed esposta cengetta ammirando un paesaggio davvero straordinario. Ritornati al bivio di prima, si continua per il sentiero 771 che presto svolta a destra e sale ripidamente conducendo ad una selletta in corrispondenza di altre spettacolari conformazioni di conglomerati poligenici (panchina con pannello esplicativo). Ci si immette poi in una carraia che si segue a destra in moderata salita, confluendo dopo alcuni minuti in una sterrata che si segue a sinistra. Giunti ad un punto panoramico, collocato nei pressi di un tornante destrorso, si continua a salire entrando presto nella parte bassa del paese di Chiastre 754 m. Raggiunta la S.P. 15, la seguiamo a sinistra per circa 2 km ammirando notevoli visuali panoramiche. Dopo una fontana e una svolta a destra, si scorge imbocco di un’evidente mulattiera collocata alla nostra destra. La seguiamo in costante salita (fontana sulla destra) approdando in circa 10 minuti di camino sul dorso di una panoramica costa nelle vicinanze del poggio dove è situato il Castello di Ravarano 786 m (proprietà privata). Da qui ci si dirige verso il paese di Ravarano attraversando il magnifico borgo del castello, continuando poi a scendere per stradina asfaltata. Rimesso piede nella S.P. 15, la si segue a destra per qualche minuto attraversando il ponte sul Torrente Arso. Subito dopo si entra nella borgata Borello di Ravarano, punto di partenza di questo magnifico anello.

 

 

 

 

 

 

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Monte Marmagna e Monte Aquilotto: anello “inconsueto” da Lagdei

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 700 m ca.

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Lagdei-Capanna Braiola (1 h) ; Capanna Braiola-Monte Marmagna (1 h) ; Monte Marmagna-Sella del Marmagna-Monte Aquilotto (30 min) ; Monte Aquilotto-Sella dello Sterpara (30 min) ; Sella dello Sterpara-quota 1675 m-Lago Santo (40/45 min) ; Lago Santo-Lagdei (30 min)

Difficoltà: EE (breve passo di II°) la risalita del ramo del Torrente Parma ; EE la cresta nord-est del Marmagna ; E+ il crinale ovest del Monte Aquilotto ; EE+ la scalata della quota 1675 m della Cresta dello Sterpara ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (l’uso dell’attrezzatura d’arrampicata può risultare utile per la scalata della quota 1675 m della Cresta dello Sterpara)

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello di grande impatto ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica alcuni “fuori sentiero” che richiedono attenzione, ma, allo stesso tempo, permettono di gustare angoli insoliti e visuali inedite. Il primo è la suggestiva risalita di un ramo del Torrente Parma (in estate asciutto) in direzione di Capanna Braiola. Il secondo è il raggiungimento della sommità del Marmagna percorrendo interamente la cresta/dorsale nord-est. Il terzo consiste nella scalata della quota più settentrionale, 1675 m, della lunga Cresta dello Sterpara. Il percorso indicato, che rappresenta il risultato di alcune “sperimentazioni” effettuate dal sottoscritto in questi ultimi anni, è RISERVATO AD ESCURSIONISTI VERAMENTE ESPERTI, ABITUATI A MUOVERSI SENZA TRACCIA E, SOPRATTUTTO, DOTATI DI UNA CERTA AUTONOMIA NELL’AFFRONTARE E SUPERARE BREVI E FACILI PASSI D’ARRAMPICATA SENZA ALCUNA ASSICURAZIONE. Consiglio inoltre di percorrere l’itinerario descritto nella stagione estiva, dopo un periodo prolungato di bel tempo, altrimenti la risalita del ruscello diverrebbe, almeno in un tratto, impraticabile. Il percorso proposto costituisce il “secondo atto” di un trittico di itinerari, di cui il primo è questo:

VAL TARO: ANELLO DELLE OFIOLITI

Dal Rifugio Lagdei si imbocca il frequentato sentiero 727/723 in direzione del Rifugio Mariotti al Lago Santo. Dopo un tratto in piano e leggera salita all’interno di una pineta, la traccia inizia a risalire il ripido pendio boscoso effettuando numerosi tornanti. In 20 minuti di cammino si giunge ad un bivio (paletto con cartelli) dove si volta a destra in direzione di Capanna Braiola (percorso n° 727). Un breve tratto di sentiero in discesa conduce in prossimità di Ponte Rotto 1400 m, dove si attraversa un ruscello (si tratta di un ramo del Torrente Parma) che ben presto cominceremo a risalire. Al bivio successivo si prosegue diritto lungo il sentiero 727 che procede in leggera salita restando a destra del ruscello. Quando la traccia inizia a risalire una sponda boscosa, l’abbandoniamo entrando nell’ampio letto del corso d’acqua. Lo si risale procedendo di masso in masso in ambiente molto suggestivo. Dopo 10 minuti di bella ginnastica si interseca il sentiero segnato e si continua a seguire il ruscello che diviene un po più impervio. Un primo risalto di pochi metri lo si può scalare direttamente oppure aggirare, mentre un grosso masso va aggirato a destra. Poco più in alto un restringimento del letto del ruscello forma una strozzatura che si supera a destra sfruttando buoni appoggi ricoperti di muschio ed affrontando un breve passo finale piuttosto delicato (II°). Si continua destreggiandosi tra grossi blocchi fino ad intersecare il sentiero n° 727a diretto alla Foce del Fosco. Continuiamo a seguire il letto del corso d’acqua (in estate asciutto) superando un primo risalto con rocce “tappezzate” di muschio, cui fa seguito, poco dopo, un breve muretto, anch’esso con muschio. Si continua a seguire il letto del ruscello con sterpaglie e vegetazione piuttosto invadente. Si esce progressivamente dal bosco, intersecando infine un sentiero che verso destra conduce alla vicina Capanna Braiola, 1610 m. Alla nostra sinistra, invece, si trova un bivio (paletto con cartelli) situato in prossimità del limite del bosco. Da qui si imbocca il sentiero n° 729 in direzione di Lago Santo, uscendo presto dalla faggeta e attraversando a mezza costa panoramici pendio caratterizzati da lastre di arenaria e pietraie. Un paio di tornanti e un’ultima salita precedono una marcata selletta, oltre la quale si continua per il sentiero solo per pochi metri. Infatti, quando la traccia comincia a perdere quota, la si abbandona iniziando la risalita della dorsale nord-est del Marmagna, in questo tratto boscosa. Dopo aver oltrepassato la prima sezione, si continua lungo un pendio con massi ed erba alta a destra della cresta-dorsale ancora boscosa. Giunti in vista di un risalto caratterizzato da lastre di arenaria, lo si raggiunge e lo si scala, tenendosi nei pressi del suo margine sinistro. Una breve discesa per ripide roccette precede un secondo brevissimo risalto che si supera direttamente. Si giunge appena dopo allo sbocco di un ampio canale e si prosegue spostandosi a destra, avendo come direttrice di salita l’evidente cresta-dorsale che precipita verso destra (nord-ovest) con verticali pareti. La si risale tenendosi nelle vicinanze del suo bordo nord-occidentale, arrivando presto in prossimità di una fascia rocciosa. Ci si sposta a sinistra montando sul dorso del crinale, giungendo poco dopo allo sbocco del “canalino” del Marmagna (fittone arrugginito). Si continua a salire per la ripida dorsale ammirando notevoli visuali ed approdando faticosamente sulla sommità di una quota che costituisce il culmine della cresta in questione. Da qui si avanza assecondando un aereo crinale per poi scendere verso sinistra alla sottostante conchetta, dove ci si immette nel sentiero 00. Seguendo quest’ultimo si risalgono gli ultimi metri che separano dalla sommità del Monte Marmagna, 1851 m. Il panorama è assolutamente grandioso: nelle giornate terse è possibile scorgere in lontananza l’Isola d’Elba nonché le più alte cime dell’arco alpino. Dalla cima si scende per l’ampia e panoramica dorsale est, giungendo in 15 minuti alla Sella del Marmagna, 1725 m. Si prosegue per crinale alla volta della vicina sommità del Monte Aquilotto, continuando a seguire il sentiero 00 che ben presto comincia a salire ripidamente in direzione delle rocce sommitali del monte. I segnavia si tengono a destra del filo di cresta e conducono verso sinistra ad un ripido canalino con roccette che si supera direttamente (passaggio che potrebbe risultare delicato in caso terreno bagnato o ghiaccio). Dalla cima del Monte Aquilotto1781 m, si prosegue verso est discendendo con attenzione un ripido tratto di crinale piuttosto disagevole per la presenza di ghiaino. Raggiunta un’aerea selletta, si prosegue aggirando a mezza costa in versante Parma un’anticima, per poi iniziare a scendere, tenendosi appena a sinistra del crinale divisorio, verso il sottostante Passo dell’Aquila. Giunti in vista di uno squadrato torrione che precipita nel versante lunense, la traccia vira a sinistra per discendere un ripido pendio con roccette affioranti che potrebbero risultare scivolose in caso di terreno bagnato (quest’ultimo è un tratto che con neve e/o ghiaccio va affrontato con molta prudenza, non a caso sono presenti spit per un’eventuale assicurazione a corda). Il sentiero piega poi a destra, continuando parallelo al crinale e conducendo ad un bivio (paletto con cartelli) dove si imbocca a sinistra il percorso contrassegnato n° 719a diretto alla Sella dello Sterpara, 1650 m. La traccia avanza a mezza costa tagliando un ripido pendio erboso, conducendo in breve ad un’evidente selletta. Oltre quest’ultima si attraversa una suggestiva area caratterizzata da grossi massi arenacei e cespugli di mirtillo, discendendo inizialmente un ripido canalino con a destra una verticale parete rocciosa (luogo magnifico, ideale per una sosta ristoratrice). In seguito il sentiero piega a destra penetrando nel bosco e conducendo in pochi minuti di discesa alla Sella dello Sterpara. Dal valico si affronta il terzo (facoltativo) “fuori sentiero”, ossia la scalata della prima quota (da nord a sud) della Cresta dello Sterpara, “ignorata” dalla Via Alpinistica Roberto Fava. A tal fine, si entra nel bosco seguendo i paletti di legno che segnano il confine con la Riserva Naturale Guadine-Pradaccio. Si giunge in breve alla base delle prime rocce con erba che si scalano tenendosi a sinistra rispetto il filo di cresta (I°+). Dal sommo di questa prima sezione si deve obbligatoriamente penetrare all’interno di un’intricata macchia boscosa “strisciando” da un ramo all’altro degli splendidi faggi. In breve si arriva alla base di una seconda sezione rocciosa. Si scala un primo brevissimo muretto restando a sinistra dello spigolo, arrivando poco dopo all’inizio della ripida balza finale. La si supera spostandosi inizialmente a destra per 2 m circa, per poi scalare una specie di diedro-canale di pochi metri che conduce alla sommità della quota 1675 m della Cresta dello Sterpara (II°-; chiodo da fessura con anello sulla sommità del risalto). Dalla cima si deve effettuare un delicatissimo traverso su ripido pendio erboso tenendosi appena al di sotto del limite del bosco (tratto che potrebbe risultare alquanto problematico in caso di terreno bagnato). Rimesso piede nell’ampia dorsale boscosa, è sufficiente seguirla in discesa, ammirano esemplari di faggio di rara bellezza, ed approdando ad una prima e poco marcata selletta. Una leggera risalita, dove il bosco risulta un po più fitto, precede un’altra discesa lungo l’ampio crinale boscoso. Giunti ad una più marcata sella, si segue in senso inverso il percorso di avvicinamento della Via Alpinistica Roberto Fava. Dalla selletta si abbandona la dorsale, piegando a sinistra per labile traccia che poco dopo svolta a destra uscendo dal bosco. Si discende un ripido pendio con erba alta e cespugli di mirtillo prestando attenzione agli ometti: il primo, molto vistoso, è collocato alla nostra destra; il secondo è posto più in basso a sinistra. Dal secondo ometto si piega a sinistra scendendo ripidamente e scomodamente per qualche metro, per poi svoltare nettamente a destra puntando ad un altro ometto. Da quest’ultimo si attraversa a sinistra una pietraia e, appena più in basso a sinistra, si rinviene una labile traccia che conduce all’interno di un bosco di conifere. Cercando di non smarrire il poco evidente sentierino, si effettua una curva verso sinistra e, usciti temporaneamente dal bosco, si attraversa una piccola radura con cespugli di mirtillo. Si rientra nel bosco immettendosi poco dopo nel sentiero n° 719 che si segue a destra in discesa. Dopo alcuni minuti si giunge ad un bivio (paletto con cartelli) dove ci si inserisce nel percorso n° 723 che si segue a destra verso il non lontano Lago Santo. Al bivio successivo occorre piegare a destra scendendo a fianco di caratteristiche lastre di arenaria. In 10 minuti circa si arriva allo splendido lago di origine glaciale – il Lago Santo, 1507 m – in prossimità della peschiera. Da qui, anziché dirigersi a sinistra verso il Rifugio Mariotti, si contorna la sponda sud-occidentale del lago verso destra. Dopo un altare con crocifisso, si sale leggermente nel bosco, per poi lambire la sponda orientale caratterizzata da un’ampia pietraia che si attraversa. Ci si immette infine nel sentiero segnato, proveniente dal rifugio, che si segue a destra verso Lagdei. Una breve contropendenza precede un bivio (cartelli) da cui, ignorato a destra il sentiero 723b “Le Carbonaie”, si prosegue diritto lungo la mulattiera contrassegnata CAI n° 723a. Il percorso, molto lineare, attraversa due panoramiche pietraie e riconduce in 20 minuti circa a Lagdei.

N.B.

L’autore della relazione ha superato i brevi passaggi d’arrampicata descritti senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi o tratti rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” PROPOSTI.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Anello dell’Alta Val Baganza

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Punto di partenza/arrivo: ponte sul Torrente Baganza 878 m

Dislivello: 630 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana (30/40 min) ; Casa Montana-Pian della Capanna (25 min) ; Pian della Capanna-bivio in località S.Giovanni (40/45 min) ; bivio in località S.Giovanni-sella sud/est del Monte Borgognone (25 min) ; sella sud/est del Monte Borgognone-Monte Beccaro-Monte Fontanini (25 min) ; Monte Fontanini-sella sud del Groppo del Vescovo-Groppo del Vescovo (40 min) ; Groppo del Vescovo-sella nord del Groppo del Vescovo-Graniti di Rombecco (20 min) ; Graniti di Rombecco-Casa Rombecco (10/15 min) ; Casa Rombecco-La Chiastra (40/45 min) ; La Chiastra-Ponte sul Torrente Baganza (25 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Berceto. Dal Poggio Enzo Ferrari, che costituisce la parte alta del paese di Berceto, si imbocca a sinistra la S.P. 15 in direzione di Calestano abbandonandola quasi subito svoltando bruscamente a destra (cartello giallo con scritto:”passeggiata nella pineta”). Dopo un tratto in salita a fianco di alcune case, la carrozzabile, ora sterrata, scende verso il fondo della valle formata dal Torrente Baganza. Si oltrepassa il bivio per Fioritola e si continua per lo stradello ancora per un buon tratto. Un’ultima discesa precede il ponte sul Torrente Baganza, prima del quale occorre parcheggiare l’auto in un spiazzo a sinistra. Vi sono altre possibilità di parcheggio, prima dell’ultima breve discesa che conduce al ponte sul Baganza, in ampi spiazzi a sinistra della sterrata

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Rombecco-Felegara è puramente indicativo.

Descrizione dell’itinerario

Splendido e completo anello che permette un’approfondita conoscenza delle peculiarità ambientali dell’Alta Val Baganza. La segnaletica CAI, eccetto il sentiero di crinale, risulta decisamente scarsa, soprattutto nel tratto Pian della Capanna-località S.Giovanni, dove ci si orienta utilizzando i segni per le MTB.

Dal ponte sul Torrente Baganza si sale per sterrata ignorando una carraia che si stacca a sinistra del percorso principale quando esso effettua una netta svolta a destra. Si continua per la carraia che procede in direzione sud compiendo in seguito un tornante sinistrorso. Un breve tratto verso nord precede un altro tornante, destrorso, che riconduce nella direzione di prima. Si giunge poco dopo ad un bivio, dove si ignora una traccia che si stacca a destra, continuando per carraia, ora cementata, che effettua in ripida salita un paio di tornanti. Si continua per lo stradello sterrato, affiancato da una linea elettrica, in costante salita, fino a giungere ad un altro bivio dove si ignora un’ampia sterrata che si stacca a sinistra (si tratta di una diramazione secondaria) e si procede diritto per bella mulattiera-carraia che penetra in un fitto bosco di latifoglie. Procedendo inizialmente in discesa (con brevi saliscendi), e poi in lieve salita, si giunge ad un ulteriore bivio dove si abbandona a destra il percorso segnato e si continua a sinistra per ampia traccia che subito si biforca. Scelto il ramo di destra (possiamo seguire anche quello di sinistra) si sale in moderata pendenza fino ad approdare nel magnifico altipiano prativo di Casa Montana 1088 m. Dalla baracca in lamiera con vasca-abbeveratoio, si attraversa la radura in direzione est verso il vicino limite del bosco, notando, dietro il capanno, dei suggestivi ruderi. Guardando a destra dovremmo riuscire ad individuare un’apertura nel bosco: ci dirigiamo verso essa intercettando un sentiero che a sua volta si immette un’ampia traccia che si segue a destra. Si tratta di una mulattiera, allargata a carraia, che ha certamente origini antiche e che costituisce la via di collegamento tra le radure di Casa Montana e i pascoli di Pian della Capanna. La carraia procede in salita (si ignorano tracce secondarie e si mantiene sempre il percorso più marcato) all’interno di un ambiente boscoso di rara bellezza. Dopo 10 minuti ci si trova alla base di magnifici pendii prativi sopra i quali si innalza la cresta dei Groppi Rossi. La mulattiera in seguito si restringe a sentiero, attraversa una radura, conducendo infine ad un ripiano prativo di ineguagliabile bellezza. Dopo un’eventuale sosta, si deve svoltare a destra in leggera discesa per labile traccia nell’erba, avendo come punto di riferimento la sottostante macchia boscosa. La si raggiunge e si piega a sinistra e poco dopo a destra, arrivando così in prossimità dei ruderi di Pian della Capanna 1120 m. Si attraversano i prati in direzione sud cercando di intuire la continuazione del sentiero n° 731, molto poco evidente in questo tratto. Entrati nel bosco, si guada un ruscello sconvolto da una recente alluvione, cui fa seguito l’attraversamento di un solco. Si continua per il sentiero, ora ben marcato, incontrando a sinistra una traccia con segni di vernice fluorescente che appartengono alla segnaletica per le MTB. Il percorso procede in leggera salita uscendo poco dopo dal bosco e sbucando in una radura che si risale. Si oltrepassa un cancello per il bestiame, oltre il quale si svolta a destra continuando per traccia evidente che effettua una larga curva verso sinistra. Giunti al margine superiore della radura, si svolta a destra e si attraversano altri prati con macchie boscose. Si rientra poco dopo nel bosco in prossimità di un ruscello, da cui si svolta a sinistra risalendo il pendio alla sinistra del solco. Si guada successivamente il ruscello e si continua a salire su labile traccia fino ad immettersi in un più marcato sentiero che si segue a destra. In breve si giunge al sommo di uno splendido pendio prativo che regala notevoli visuali verso il non lontano crinale. Poco dopo la traccia piega a sinistra (segnavia sbiadito e freccia fluorescente) e continua in salita a sinistra di un’ampia radura. Il sentiero svolta successivamente a destra, attraversa l’ennesima radura, allargandosi poi a carraia. La seguiamo lungamente immettendosi in un’altra carrareccia che, procedendo in leggera discesa, conduce in località S.Giovanni 1328 m (cancello da scavalcare). Il percorso n° 731 si immette in un’ampia carraia contrassegnata come n° 741 che si segue a destra in discesa. Poco dopo si giunge ad un incrocio dove si continua diritto attraversando in piano una radura con arbusti. Rientrati nel bosco, il sentiero riprende a salire effettuando una netta svolta verso destra, per poi attraversare un’altra ampia radura che regala notevoli visuali verso il Monte Caio e la dorsale Bratica/Parma. Continuando per la bella mulattiera si giunge senza possibilità di errore ad un bivio (paletto con cartelli), dove ci si immette nel sentiero 00 proveniente dal Passo del Cirone che si segue a destra. Dopo una breve ma ripida salita si approda alla sella S/E del Monte Borgognone, 1353 m, collocata tra l’anticima orientale di quest’ultimo e la sua cima occidentale. Dal valico si segue il sentiero 00 che taglia in quota i pendii prativi del versante meridionale della cima ovest del Borgognone, conducendo in breve ad un’altra sella di crinale. Si continua lungo il magnifico percorso n°00 che si tiene a destra della dorsale spartiacque, offrendo straordinarie visuali verso la sottostante Val Baganza con i Groppi Rossi a destra. L’ampia traccia procede dapprima in piano e poi in discesa: una volta giunti in prossimità del crinale est del Monte Beccaro, si abbandona il percorso 00 per salire liberamente lungo la panoramica dorsale, oltrepassando scomodamente una recinzione con filo spinato. Guadagnata la sommità, 1378 m, si scende per il crinale NW, dirigendosi verso il non lontano Monte Fontanini, 1400 m.  Rimesso piede nell’ampia traccia del percorso 00, la seguiamo affrontando un paio di ripidi strappi, approdando infine sulla notevole sommità del Monte Fontanini, caratterizzata (come del resto anche per i monti Borgognone Beccaro) dalla presenza di un cippo confinario del 1828. Il crinale piega verso nord – e con esso il sentiero 00 – che seguiamo in costante discesa ammirando notevoli visuali panoramiche. In 20 minuti di cammino dalla sommità del Fontanini si giunge, dopo una breve contropendenza, alla sella S del Groppo del Vescovo, 1193 m, dove si ignora il sentiero n° 733a che continua diritto. Svoltiamo invece a sinistra risalendo il ripido profilo ovest del groppo, fino ad approdare sulla prima quota, 1245 m, del lungo crinale del monte. Il luogo in cui ci troviamo è semplicemente straordinario: vertiginose e friabili pareti calcaree precipitano verso la sottostante valletta caratterizzata da dolci pascoli e macchie di bosco. Continuiamo a seguire, molto spesso senza traccia, il filo del crinale, prestando attenzione all’esposizione e a un filo spinato a volte nascosto dall’erba alta (di particolare bellezza è un torrione calcareo dalla forma slanciata situato appena più in basso rispetto al filo di cresta). Si continua successivamente restando a destra del crinale, giungendo infine ad una marcata selletta sopra la quale si erge l’ultima quota, 1243 m, della cresta del monte. Il sentiero piega a destra, per poi scendere ripido il direzione della sottostante sella N del Groppo del Vescovo1176 m, punto di incrocio di ben cinque tracce. Dal valico si ignora a sinistra una carraia che scende verso Groppoli, si tralascia la continuazione del sentiero 00 diretto al Monte Valoria e una mulattiera che verso est attraversa le pendici del Groppo del Vescovo. Si prosegue invece lungo un’evidente carraia che procede verso NW in direzione del Monte Formigare e Casa Rombecco. Entrati nel bosco, il tracciato effettua un paio di tornanti discendendo in seguito una bella radura e conducendo all’interno dell’appartata valle del Rio Baganzolo, dove ci si immette nel sentiero 733a a poca distanza dai Graniti di Rombecco. Possiamo ora, con breve deviazione, raggiungere il punto più alto delle stratificazioni di granito per traccia che si rinviene dopo aver guadato il rio. Si continua per il percorso segnato che dopo una svolta a destra entra nel bosco e procede a saliscendi oltrepassando un paio di rii. Giunti ad un primo bivio, nei pressi di una costa boscosa, si prosegue a destra; al bivio successivo, invece, si abbandona a destra il percorso segnato, per scendere a sinistra verso la sottostante radura. Al centro di essa troviamo i ruderi, sommersi dalla vegetazione, di Casa Rombecco, 1084 m: il luogo è assolutamente magnifico, ideale per una sosta ristoratrice. Dai ruderi si deve attraversare verso sinistra, in leggera discesa, la radura, evitando di scendere fino al suo limite inferiore, dove è visibile una carraia che si inoltra nel bosco. Puntiamo invece ad un mucchio di sassi, collocato a sinistra nei pressi del margine del bosco, raggiunto il quale si penetra, sempre verso sinistra, nella vegetazione. Si mette piede in un’ampia traccia che verso ovest scende ripida a guadare il Rio Baganzolo, già incontrato in precedenza. Dopo il guado si continua lungo una magnifica mulattiera ancora incredibilmente intatta, scampata da frane e moto da cross, che costituisce l’antico accesso a Casa Rombecco. Inizialmente il tracciato, piuttosto sassoso, procede in ripida salita per poi proseguire in piano e, dopo breve discesa, pianeggiare a mezza costa. Si continua lungamente per la bella e comoda mulattiera, attraversando alcuni ripidi solchi e ignorando una labile traccia che scende verso il fondo della valletta formata dal Rio Baganzolo. Dopo aver oltrepassato un ruscello, la mulattiera sale piuttosto ripida fino ad immettersi in un sentiero proveniente da sinistra. Si prosegue nella stessa direzione di prima e in leggera salita si approda sul crinale del Monte Conca, poco più a nord rispetto la sommità di quest’ultimo. Si scende nel versante opposto (Taro) per ampia e ripida traccia, molto invasa dalla vegetazione, che poco dopo piega a destra e continua a scendere verso NE. Dopo un’altra breve ripida discesa verso ovest, compaiono dei segni di vernice rossa e il tracciato, ora più evidente, riprende la direzione NE. Si transita sotto un palo dell’elettrodotto e si continua a scendere per il bel sentierino che poi risale brevemente conducendo su una costa con stratificazioni rocciose. Si riprende a scendere assecondando i segni rossi, anche quando essi si spostano a destra rispetto il sentiero che stiamo seguendo. Giunti nei pressi di una radura, si oltrepassa la recinzione con filo spinato che la delimita e si cammina nell’erba alta rinvenendo nel lato opposto un’evidente traccia. Poco dopo si transita nei pressi di una costruzione diroccata, entrando infine nel magnifico nucleo di La Chiastra. Si tratta di due case abbandonate situate quasi a ridosso di un notevole gendarme ofiolitico, la cui sommità sembrerebbe a prima vista di problematico accesso. Dopo aver perlustrato la zona (l’altra casa la si raggiunge oltrepassando un cancello a sinistra), si continua ad assecondare i segni rossi lungo una traccia che si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque Baganza/Taro. Raggiunta una selletta si piega a sinistra, abbandonando i segnavia rossi ed approdando in una bella radura con fonte-abbeveratoio a poca distanza dal nucleo agricolo di Felegara. Messo piede su una carraia erbosa, la si segue a destra entrando presto in un fitto bosco. L’ampia traccia, procedendo in costante discesa, effettua alcune svolte (ad un bivio si prosegue a destra) riconducendo in breve nella sterrata proveniente dal Poggio di Berceto, a poca distanza dal ponte sul Torrente Baganza che si trova alla nostra destra.

 

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Il Borello dello Sbirro: anello dal Ponte del Cogno

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Punto di partenza/arrivo: Ponte del Cogno 985 m

Dislivello: 260 m ca.

Durata complessiva: 3 h

Tempi parziali: Ponte del Cogno-greto del Torrente Parma di Badignana (45 min) ; greto del Torrente Parma di Badignana-Borello dello Sbirro (40/45 min) ; Borello dello Sbirro-strada forestale-Cancelli (30 min) ; Cancelli-La Vezzosa (20 min) ; La Vezzosa-Ponte del Cogno (40 min)

Difficoltà: E 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2016

Riferimento bibliografico:  Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Bosco di Corniglio. Il Ponte del Cogno è situato a 3 km da Bosco lungo strada provinciale per Cancelli e Lagdei

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Torrente Parma di Badignana-strada Cancelli/Lagoni è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario:

inusuale anello alla scoperta di angoli remoti della foresta dell’Alta Val Parma. Il sentiero che dal greto del Torrente Parma di Badignana conduce in località Borello dello Sbirro è di difficile individuazione, anche a causa di una recente e ingiustificata operazione di disboscamento che rende problematico il rinvenimento della vecchia mulattiera, già di suo ben poco visibile. L’itinerario descritto si svolge quasi esclusivamente in ambiente boscoso.

Parcheggiata l’auto all’inizio di una carraia che si stacca a sinistra della provinciale appena dopo il Ponte del Cogno, ci si incammina per la sterrata svoltando a destra nei pressi di una casa. Il percorso procede in piano contornando pittoreschi prati e offrendo notevoli visuali verso il Monte Roccabiasca. Progressivamente si penetra nella valletta formata dal ramo del Torrente Parma di Francia o delle Guadine, che si attraversa con il Ponte del Prolo. La carraia prosegue in salita conducendo in breve ad un bivio dove si continua a destra, ignorando una traccia che si stacca a sinistra. Si effettua poi un’ampia svolta verso destra aggirando la costa boscosa che separa la valletta di prima con quella formata dal ramo del Torrente Parma di Badignana. Entrati in quest’ultima valle, si procede per l’ampia traccia in salita fino ad un bivio dove occorre prendere la carraia di sinistra ignorando a destra una più marcata traccia. Il percorso è molto lineare e si svolge perlopiù in piano e leggera discesa con alcuni brevi strappi in salita. Al primo bivio proseguiamo diritto (sinistra), ignorando una carraia che si stracca a destra. Al secondo si prosegue sempre diritto (destra), tralasciando una labile traccia che a sinistra scende verso il non lontano greto del torrente. Dopo un tratto in cui la carraia si riduce a sentiero, in quanto parzialmente inglobata dalla vegetazione, si giunge ad una sbarra metallica nei pressi del greto del Torrente Parma di Badignana. Occorre individuare, prima della sbarra, una labilissima traccia che si stacca a destra e procede in obliquo verso sinistra: si tratta di una mulattiera risalente agli anni ’20 o ’30 del secolo scorso, ora ben poco marcata, che ebbe all’epoca una certa importanza, come è dimostrato dalle traverse in pietra per lo scolo dell’acqua che si incontrano (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana”, pag 235). Il tracciato effettua alcuni tornanti, risalendo in questo modo il ripido pendio boscoso che costituisce la sponda sinistra orografica della valle formata dal Torrente Parma di Badignana. Quando il pendio si addolcisce, il sentiero sembra perdersi: è sufficiente proseguire diritto, intercettando con qualche difficoltà la continuazione della mulattiera. Si transita tra due massi e si continua tenendo d’occhio un canale alla nostra destra che costituisce un valido punto di riferimento. Il tracciato si sposta poi a sinistra conducendo sul dorso di un’ampia costa boscosa delimitala a destra dal già menzionato canale e a sinistra da una valletta formata da un altro ruscello. Si procede lungo l’ampio dorso della costa senza traccia, giungendo in breve nei pressi di un caratteristico masso a forma di becco collocato alla nostra destra. Da qui il percorso diviene più evidente: la mulattiera prosegue a sinistra del già citato canale, per poi seguirlo per alcuni metri. Giunti alla base di un impluvio formato da due solchi, si piega a sinistra procedendo in obliquo su sentiero ben incavato ed evidente. Si penetra nella già menzionata valletta di sinistra, immettendosi in breve in una traccia trasversale: si tratta di una vecchia mulattiera che originariamente conduceva ai Lagoni. Noi la seguiamo a destra con difficoltà di reperimento a causa della nulla frequentazione e, più avanti, di una “violenta” operazione di disboscamento. Si segue la mulattiera che procede in piano in direzione N, tagliando a mezza costa il pendio boscoso. Si attraversa un solco e si prosegue per traccia molto labile, anche se intuibile, in quanto l’incavo non è totalmente interrato. Si incontra a sinistra una prima piazzola di carbonaia, cui fa seguito poco dopo una seconda caratterizzata dalla presenza di un masso rettangolare disposto sopra altri sassi. Da qui si deve continuare nella stessa direzione di prima (nord) fino a mettere piede in un’ampia traccia di esbosco che ha recentemente (e rovinosamente!) rimpiazzato la vecchia mulattiera. Dopo una breve salita (a sinistra si nota una terza piazzola di carbonaia), si scende ad un bivio dove si piega a destra, sempre per traccia di esbosco, che però va abbandonata quasi subito. Individuato un ometto, si piega a sinistra attraversando inizialmente un tratto con sterpaglie, per poi continuare in piano su traccia estremamente labile. Poco più avanti la mulattiera diviene un po più marcata ed effettua una svolta verso sinistra aggirando una costa boscosa. Successivamente la traccia si allarga divenendo ben più evidente e procede a sinistra di un solco formato da un ruscello che si attraversa poco più in alto. Si giunge appena dopo nei pressi di un rimboschimento a conifere che si contorna a destra fino ad individuare un mucchio di sassi: è quello che rimane del rudere chiamato Borello dello Sbirro, 1207 m. “Il toponimo forse si riferiva alla presenza di guardie insediate qui per il presidio di ricchi boschi” (cfr. Daniele Canossini). Interessante notare a destra dei resti del rudere un vano circolare: si tratta con grande probabilità di una ghiacciaia. Dal mucchio di sassi si continua per evidente traccia (segno rosso dell’Ippovia dell’Appennino) che conduce su una dorsale boscosa dove si incontra un ampio sentiero che scende a destra. Noi invece proseguiamo diritto/sinistra sbucando in breve nella carrozzabile Cancelli-Lagoni. Seguiamo la sterrata a destra in direzione della località I Cancelli 1236 m, cui giungiamo in circa 20/25 minuti di cammino. Da qui si prosegue per sentiero (percorso CAI n° 725b), che inizia a destra della sterrata per Lagdei, scavalcando una costa boscosa. La traccia, piuttosto labile in questo tratto, prosegue in discesa allargandosi poi a mulattiera che a sua volta si immette in una carraia. La si segue a destra effettuando alcuni tornanti, giungendo poco dopo ad un bivio dove a destra troviamo la mulattiera (cartello dell’ippovia con l’indicazione per Bosco) che riconduce al Ponte del Cogno. Proseguendo diritto si attraversa tramite ponte il Torrente Parma di Lago Santo, giungendo poco dopo al Vivaio Forestale La Vezzosa (piacevole e breve digressione). Si ritorna al bivio di prima imboccando la bella mulattiera che in leggera discesa procede verso N/E nella sponda destra della valletta formata dal torrente. Il tracciato è molto evidente e non abbisogna di particolari spiegazioni: solo nella parte bassa si incontrano un paio di incroci dove si prosegue sempre diritto. L’ampia traccia dopo un paio di svolte riconduce nei pressi di Ponte del Cogno, punto di partenza di questo particolare, insolito anello.

 

 

 

 

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Monte Maggiorasca e Monte Nero: anello dal Passo del Tomarlo

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Tomarlo 1482 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Passo del Tomarlo-Monte Croce di Martincano-Monte Maggiorasca (1/1,15 h) ; Monte Maggiorasca-Monte Bue (25 min) ; Monte Bue-Sella Costazza (20 min) ; Sella Costazza-Monte Nero (40/45 min) ; Monte Nero-Prato Grande (40/45 min) ; Prato Grande-S.P. della Val Nure-Passo del Tomarlo (40 min)

Difficoltà: EE la breve digressione sul gendarme roccioso ; E+ la discesa dal crinale NE del Monte Nero verso Tana del Monte Nero e Prato Grande ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo

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Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di notevole interesse ambientale e panoramico. L’itinerario proposto implica la salita alle più rinomate cime di quest’area appenninica situata al confine tra le provincie di Genova, Parma e Piacenza. Il sentiero CAI n° 821a, che dal crinale NE del Monte scende verso Tana del Monte Nero Prato Grande, risulta attualmente in disuso e perciò difficile da reperire.

Dal Passo del Tomarlo si imbocca (paletto con cartelli) un evidente sentiero che risale inizialmente un ripido pendio erboso per poi entrare nella faggeta e procedere in leggera salita. Usciti temporaneamente dal bosco, guardando in alto a sinistra, si nota un bel gendarme roccioso la cui sommità raggiungeremo fra poco. Si continua per il marcato sentiero che risale in seguito un ripido pendio con folta vegetazione, procedendo in direzione della dorsale del Monte Croce di Martincano 1723 m. Quando alla nostra sinistra si intravedono delle rocce, si abbandona la traccia segnata dirigendosi in obliquo ascendente verso una costa rocciosa, il cui dorso si raggiunge dopo aver salito un ripido canalino erboso. Da qui si procede in direzione di un evidente crestina che permette di guadagnare la cima del già menzionato gendarme roccioso senza difficoltà di rilievo. Dalla sommità è possibile ammirare un panorama notevole, soprattutto verso il non lontano Monte Tomarlo. Rientrati nel sentiero principale, si continua a salire ripidamente prima per pendio con vegetazione e poi all’interno del bosco di faggi. Raggiunta una costa boscosa, si piega a sinistra affrontando un ripido strappo, per poi procedere in piano. Poco dopo si raggiunge un bivio (paletto con cartelli) dove si prosegue diritto verso il Monte Maggiorasca. Al bivio successivo, invece, si volta a sinistra in direzione del Monte Croce di Martincano. Il sentiero lambisce una costa rocciosa, ben visibile dal basso, per poi procedere a destra di quest’ultima all’interno del bosco. Usciti da esso, si risale una panoramica dorsale erbosa guadagnando in breve la sommità del Monte Croce di Martincano 1723 m. Dalla cima lo sguardo si estende verso i Monti Trevine, Penna, Aiona, con la sottostante Val d’Aveto. Rimesso piede sul sentiero per il Maggiorasca, si continua per esso raggiungendo poco dopo un ulteriore bivio, dove si lascia a sinistra una traccia segnata (sentiero n° 194a) per la Rocca del Prete. Continuando invece per il sentiero contrassegnato con una x gialla, si attraversa inizialmente una bella radura, per poi rientrare nel bosco procedendo in moderata pendenza su sentiero evidente ma privo di contrassegni. Usciti dalla vegetazione, si rimonta un ripido pendio erboso, giungendo su una panoramica dorsale che si segue in direzione della vicina sommità del Monte Maggiorasca, 1800 m, a cui si approda dopo un’ultima breve salita. In realtà la quota più elevata del monte non è quella dove è collocata la statua della Madonna di Guadalupe, ma quella deturpata dalle antenne e ripetitori. Dalla sommità ci si dirige verso il vicino Monte Bue per ampia traccia sassosa che presto entra nel bosco e scende ripida conducendo ad una sella. Da qui si risale faticosamente la soprastante pista da sci, raggiungendo in breve la croce di vetta del Monte Bue , 1771 m. Il panorama è incantevole, attributo però che non concerne la sommità di questa montagna, notevolmente deturpata dagli impianti di risalita provenienti da Rocca d’Aveto. Dalla cima ci si dirige verso il vicino Rifugio Monte Bue, scendendo poi per ampia traccia. Dopo pochi metri, si imbocca a destra un sentiero che passa sotto i cavi di una sciovia in disuso proveniente da Prato Grande. Poco dopo ci si immette nel percorso n° 001 che si segue a destra in discesa effettuando alcune svolte. Dopo qualche minuto si approda all’ampia e magnifica Sella Costazza 1677 m, crocevia di sentieri. Dal valico si continua lungo il sentiero 003 che percorre tutto il crinale sud-ovest del Monte Nero. Si risale inizialmente una dorsale erbosa con cespugli di pino mugo cui fa seguito un tratto in discesa. Ci troviamo in un ambiente davvero unico: i rarissimi (in ambito appenninico) pini mughi autoctoni, i risalti di serpentinite e le straordinarie visuali verso il sottostante altipiano prativo di Prato Grande fanno del sentiero 003 uno dei più interessanti percorsi di crinale di tutto l’Appennino emiliano. La traccia sale ripida, tenendosi a sinistra rispetto il filo di cresta, conducendo faticosamente alla sommità della prima quota del lungo crinale del monte. Una breve discesa precede una nuova risalita in cui il sentiero, tenendosi nel versante settentrionale, aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino). La traccia si sposta successivamente a destra ritornando sul filo del crinale che si segue guadagnando in breve la sommità del Monte Nero, 1752 m, da cui si ammira un grandioso panorama. Dalla cima si percorre il crinale NE per evidente sentiero “intagliato” nei folti cespugli di pino mugo. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli) si abbandona il percorso 003 diretto al Passo dello Zovallo, per imboccare a destra il sentiero 821a verso Tana del Monte Nero Prato Grande. Una breve discesa precede un traverso a sinistra (segnavia molto sbiaditi) cui fa seguito una netta svolta verso destra. Prestando attenzione a non smarrire la giusta traccia, orientandosi con i poco evidenti segnavia, si discende per qualche metro un ripido pendio erboso, per poi svoltare a sinistra. Si oltrepassano alcuni massi (segnavia) e si piega verso destra continuando a seguire il sentiero 821a con grande fatica a causa dell’erba alta e della segnaletica molto scarsa. Dopo ulteriori svolte, si entra nel bosco, per poi scendere in direzione di un magnifico ripiano prativo con cespugli di pino mugo (siamo in località Tana del Monte Nero). Da qui la prosecuzione del sentiero non è evidente: dal ripiano si deve puntare ad alcuni paletti in legno, rinvenendo un segnavia su uno di essi e continuando verso destra assecondando la linea dei paletti in questione. Si entra ben presto in un magnifico ambiente boschivo impreziosito dalla presenza di rarissimi esemplari di abeti bianchi autoctoni. Prestando attenzione ai segnavia, si piega successivamente verso sud per sentiero ora più evidente. La traccia svolta poi verso sud-ovest entrando in uno splendido bosco di faggi (si incontra un sentiero che si stacca a destra e lo si ignora) conducendo infine nel grande altipiano prativo di Prato Grande 1640 m. Si attraversano i prati in direzione sud-sud/ovest ammirando l’ineguagliabile bellezza di questo luogo, purtroppo deturpato da una sciovia ormai in disuso. Giunti ad un piccolo rifugio (paletto con cartelli) si prosegue in direzione della S.P. della Val Nure, prendendo come riferimento un segnavia sul tronco di un albero collocato leggermente a sinistra rispetto la posizione in cui siamo. Si entra poi all’interno della faggeta camminando su ampia carraia in leggera discesa. Dopo 10 minuti si abbandona l’ampia traccia per proseguire a destra (segnavia) su sentiero sassoso che conduce in breve alla strada provinciale. Messo piede su di essa, la si segue a destra, ritornando in circa 15 minuti al Passo del Tomarlo, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2016 in Appennino parmense: Val Ceno, Escursionismo

 

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Rombecco e Monte Cavallo da Berceto

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Punto di partenza/arrivo: Berceto 808 m

Dislivello: 520 m ca.

Durata complessiva: 4 h

Tempi parziali: Berceto-Tugo (20/25 min) ; Tugo-bivio con il sentiero 733a (30 min) ; sentiero 733a-Casa Rombecco (30 min) ; Casa Rombecco-crinale del Monte Conca-sterrata per La Chiastra-Felegara (1 h ca.) ; Felegara-Monte Cavallo (30 min) ; Monte Cavallo-Poggio Enzo Ferrari-Berceto (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: giugno 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-autostrada A15-Berceto

map-3Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Felegara-dorsale del Monte Cavallo è puramente indicativo.

map-1Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Rombecco-Felegara è puramente indicativo.

 

Descrizione dell’itinerario

Anello insolito ma di notevole interesse che permette la conoscenza di angoli remoti dell’Alta Val Baganza.
Nella prima parte si segue la Via Francigena transitando per Tugo di Berceto e lambendo il nucleo agricolo di Felegara. 15 minuti prima della sommità del Monte Valoria, si devia a sinistra in direzione di Casa Rombecco. Da quest’ultima località si fa ritorno a Felegara tramite una magnifica mulattiera, “invisibile” in molte mappe della zona, che costituisce l’antico accesso a Rombecco. L’ultima sezione del percorso consiste nell’attraversamento della dorsale del Monte Cavallo, il cui versante occidentale è ammantato da una folta pineta.
Si parcheggia l’auto nella parte bassa di Berceto, in uno spiazzo situato a destra poco dopo essere entrati nel paese provenendo dall’autostrada. Dal parcheggio si ripercorre per un breve tratto la strada da cui siamo giunti, per imboccare a sinistra (paletto con cartelli) una mulattiera che sale verso SW. Il tracciato della Via Francigena è molto lineare e ottimamente segnato, e conduce in 20/25 minuti di rilassante cammino alla frazione Tugo di Berceto. Messo piede sulla S.S. 62, la si attraversa, per imboccare nel lato opposto (paletto con cartelli) uno stradello diretto al nucleo di Felegara. Godendo di visuali sempre più ampie, si segue la stradina che, dopo una svolta verso sinistra, procede in ripida salita. Giunti ad un bivio collocato nelle vicinanze di Felegara (fontana a sinistra), si va a destra continuando ad assecondare i segnavia della Via Francigena. L’ampia traccia sale in moderata pendenza all’interno del bosco (ad un bivio situato in prossimità di un affioramento ofiolitico, si lascia a sinistra una carraia diretta al nucleo La Chiastra) e, in alcuni tratti, è alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada. Dopo 20 minuti di cammino si incontra un bivio (paletto con cartelli), dove si prosegue diritto in salita, ignorando a destra una traccia (si tratta di una variante della Via Francigena proveniente dall’Ostello della Cisa). Il percorso in seguito passa sotto la rumorosa linea dell’alta tensione, procedendo per un tratto al suo fianco: è difficile non riflettere riguardo la deturpazione operata dall’onnipresente elettrodotto che attraversa buona parte dei monti della sponda destra della Val Baganza fino a Calestano. Giunti ad un altro bivio (paletto con cartelli) si abbandona la Via Francigena (il cui tracciato raggiunge in 15 minuti la panoramica sommità del Monte Valoria, 1229 m), e si piega a sinistra lungo il sentiero n° 733A. Percorriamo ora una bellissima mulattiera che in costante discesa (dopo 5 minuti dal bivio si incontra a sinistra una fontana) conduce nel fondo della valletta formata dal Rio Baganzolo. Si tagliano le erbose pendici del Monte Formigare, si guada poco dopo il Rio Baganzolo, e si continua attraversando una magnifica radura per traccia un po più labile. Quando il sentiero piega decisamente a destra, guardando a sinistra si nota un’apertura nel bosco: ci si dirige verso essa, giungendo subito dopo su un poggetto panoramico dove è possibile ammirare un magnifico affioramento granitico. Si tratta, appunto, dei Graniti di Rombecco, che rappresentano le rocce più antiche del parmense, risalenti all’Età Paleozoica. Si continua per ampia mulattiera-carraia, anch’essa in alcuni tratti alquanto rovinata da profondi solchi, che procede a saliscendi all’interno del bosco oltrepassando alcuni rii. Giunti ad un primo bivio, nei pressi di una costa boscosa, si prosegue a destra; al bivio successivo, invece, si abbandona a destra il percorso segnato per scendere a sinistra verso la sottostante radura. Al centro di essa troviamo i ruderi, sommersi dalla vegetazione, di Casa Rombecco, 1084 m: il luogo è assolutamente magnifico, ideale per una sosta ristoratrice. Dai ruderi si deve attraversare verso sinistra, in leggera discesa, la radura, evitando di scendere fino al suo limite inferiore, dove è visibile una carraia che si inoltra nel bosco. Puntiamo invece ad un mucchio di sassi, collocato a sinistra nei pressi del margine del bosco, raggiunto il quale si penetra, sempre verso sinistra, nella vegetazione. Si mette piede in un’ampia traccia che verso ovest scende ripida a guadare il Rio Baganzolo già attraversato in precedenza. Dopo il guado si continua lungo una magnifica mulattiera ancora incredibilmente intatta, scampata da frane e moto da cross, che costituisce l’antico accesso a Casa Rombecco. Inizialmente il tracciato, piuttosto sassoso, procede in ripida salita per poi proseguire in piano e, dopo una breve discesa, pianeggiare a mezza costa. Si continua lungamente per la bella e comoda mulattiera attraversando alcuni ripidi solchi e ignorando una labile traccia che scende verso il fondo della valletta formata dal Rio Baganzolo. Dopo aver oltrepassato un ruscello, la mulattiera sale piuttosto ripida fino ad immettersi in un sentiero proveniente da sinistra. Si prosegue nella stessa direzione di prima e in leggera salita si approda sul crinale del Monte Conca, poco più a nord rispetto la sommità di quest’ultimo. Si scende nel versante opposto (Taro) per ampia e ripida traccia, molto invasa dalla vegetazione, che poco dopo piega a destra e continua a scendere verso NE. Dopo un’altra breve ripida discesa verso ovest, compaiono dei segni di vernice rossa e il tracciato, ora più evidente, riprende la direzione NE. Si transita sotto un palo dell’elettrodotto e si continua a scendere per il bel sentierino che, dopo una breve risalita e un ultimo tratto in discesa, confluisce in una carrareccia diretta al nucleo La Chiastra. La seguiamo a sinistra, transitando nei pressi di alcune baracche ed immettendosi dopo qualche minuto nel tracciato della Via Francigena, poco a monte della frazione di Felegara. Giunti al bivio con fontana adiacente, si attraversa il bel nucleo agricolo (attenzione alla possibile presenza di cani liberi e poco ospitali) oltre il quale una carraia in salita conduce alla base del boscoso profilo meridionale del Monte Cavallo. Oppure, prima del bivio, si contorna in salita il margine destro di un campo, effettuando un ampio semicerchio ed immettendosi nella carraia proveniente da Felegara. Da qui si diparte una traccia di sentiero (all’inizio piuttosto labile) che risale ripidamente il boscoso profilo del Monte Cavallo. Dopo 15/20 minuti di faticosa salita, si esce dal bosco, giungendo su un panoramico poggio. Si oltrepassa una recinzione e si continua per la panoramica dorsale godendo di straordinarie visuali. La traccia è abbastanza evidente, anche se in alcuni tratti risulta decisamente inerbita, segno di una sua scarsissima frequentazione. Restando sempre sul crinale, o nei suoi pressi, si oltrepassa l’impercettibile sommità del Monte Cavallo, 1067 m, e si continua per la panoramica dorsale. Prima di un’altura, dove è collocato un palo dell’alta tensione, l’incerta traccia piega repentinamente a sinistra entrando all’interno del bosco di conifere che caratterizza il versante ovest di questa montagna. Poco più in basso, ad un bivio poco evidente, si prende la traccia di destra che discende una costa boscosa, per poi piegare a sinistra procedendo a mezza costa. Dopo un’ultima discesa si giunge ad una bella fontana con madonnina, confluendo in una marcata traccia che si segue a destra tagliando a mezza costa il pendio boscoso. Effettuando alcune svolte, si esce dal bosco e si continua contornando alcuni campi, godendo di notevoli visuali sui monti dell’Alta Val Baganza. Confluiti in una carraia, ci si immette poco dopo in uno stradello asfaltato che si segue a sinistra transitando nei pressi di alcune case. Messo piede nella S.P. 15, andando a sinistra si arriva subito al Poggio Enzo Ferrari, che costituisce la parte alta del paese di Berceto. Per tornare al parcheggio, collocato nella parte bassa, possiamo attraversare il paese, visitando così il Duomo di epoca romanica. Oppure, appena dopo il Poggio Enzo Ferrari, si imbocca a sinistra un ripido viottolo (Antica Via della Rasa) che conduce nella parte bassa di Berceto, non lontani dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

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