Monte Caio da Musiara Superiore

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Punto di partenza/arrivo: Musiara Superiore 1045 m

Dislivello: 538 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Musiara-Monte Pesdonica (45 min-1h) ; Monte Pesdonica-“Grande Faggio” (45 min) ; “Grande Faggio”-sommità Monte Caio (1 h ca.) ; Monte Caio-Costa Grande (30-40 min) ; Costa Grande-Schia-Pian della Giara (45/50 min) ; Pian della Giara-Musiara (45 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: maggio 2016 (tratto “Grande Faggio”-sommità Monte Caio: ottobre 2018)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Tizzano-Musiara Superiore

mapwww.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario  

Interessante anello che permette una conoscenza abbastanza approfondita del versante Parmossa del Monte Caio, principalmente conosciuto per il suo sfruttamento sciistico.  

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Musiara Superiore, si prosegue lungo la strada per Schia per dieci minuti circa. In prossimità di una netta svolta a sinistra si abbandona l’asfalto per imboccare a destra un’ampia traccia con segnavia del CAI (sentiero tematico “Paesaggi di uomini e natura” n° 710). Proseguendo a destra al bivio che si presenta poco dop, si effettua un largo semicerchio tra macchie di bosco e radure. Ritornati nei pressi della provinciale (paletto con cartelli), si imbocca a destra un ampio sentiero che guadagna quota in moderata pendenza assecondando il panoramico crinale divisorio. Il percorso (sempre ben segnato) si inoltra poi all’interno del bosco e conduce, in meno di mezz’ora, ad un’indicazione con scritto “Monte Pesdonica 1302 m”. Si continua successivamente per ampia traccia (in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada) che si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque (ad un incrocio si prosegue diritto), fino ad immettersi in una carrozzabile proveniente dalla sottostante provinciale. La seguiamo a destra per un breve tratto, abbandonandola al primo bivio (cartelli) per comoda carraia che avanza inizialmente in piano (percorso CAI n° 730). Assecondando attentamente i puntuali segnavia che guidano nella giusta direzione ai diversi bivi che si incontrano, si procede comodamente all’interno di un piacevole ambiente boschivo, contornando più avanti un’area soggetta ad operazioni di esbosco. Dopo aver oltrepassato un cancello, si avanza a fianco di belle radure con fonte/abbeveratoio, raggiungendo infine il ripiano prativo dove sorge il “Grande Faggio”. Maestoso e monumentale, costituisce uno dei più antichi esemplari di faggio presenti in Europa. Si continua per ampia traccia erbosa, contrassegnata da paletti con segnavia del CAI, approdando poco dopo in distese prative di straordinaria bellezza: nelle giornate di cielo limpido, la visuale può estendersi fino alle più alte cime dell’arco alpino. Qui ci si immette nel sentiero CAI n° 737A, storico accesso da Agna alla cima del Caio. Si segue inizialmente una carraia che poco dopo si interrompe a causa di una grande frana che ha interessato questa sezione della montagna. Assecondando i segnavia, ci si sposta a sinistra e si sale ripidamente fino a mettere piede in una traccia che si asseconda a destra. Raggiunto il bordo della frana, si volge a sinistra e poi subito a destra, oltrepassando un filo spinato. Orientandosi con i segnavia, si prosegue per labile sentiero attraversando o passando a fianco di sezioni di terreno interessate da smottamenti. Raggiunta una costa boscosa, si deve avanzare diritto (segnavia non molto evidenti), attraversando successivamente una bella e panoramica pietraia. Appena dopo il percorso vira a destra e scende ripidamente per il pendio boscoso, conducendo prima in un piccolo ripiano, poi, dopo una discesa, nella storica mulattiera interrotta dalla frana. Si segue il tracciato a sinistra progredendo in moderata pendenza e oltrepassando un cancello. Appena dopo si presenta un bivio dal quale i segnavia bianco-rossi del percorso n° 737A indicano di virare a destra. Noi li assecondiamo attraversando il letto asciutto di un rio, notando alla nostra sinistra una radura. Immessosi nella traccia abbandonata in precedenza, si raggiunge poco più avanti un ripiano con arbusti che si contorna sulla destra. Dopo una salita, si approda sul dorso di una costa dove si presenta un bivio (indicazioni): continuando per l’ampia traccia ci si dirige verso il crinale meridionale del Caio, confluendo qui nella carraia contrassegnata n° 737. Noi invece prendiamo il sentiero alla nostra sinistra che a sua volta costituisce la continuazione del segnavia n° 737A. La traccia sale inizialmente diritto per poi virare subito a sinistra avanzando in obliquo ascendente parallelamente ad un solco. Poco dopo si volge a destra risalendo il pendio boscoso, giungendo nei pressi di una piazzola dove si volge repentinamente a sinistra (segnaletica rifatta di recente). Si prosegue in piano/leggera salita orientandosi con i ben posizionati segnavia, virando successivamente a destra e transitando a fianco di un caratteristico masso. Giunti in corrispondenza di un avvallamento prativo, la traccia piega a destra e avanza tenendosi nei pressi del limite della vegetazione. Dopo aver attraversato una macchia di bosco, si esce in belle radure e si attraversa un solco, curvando appena dopo a sinistra. Sbucati in un’altra splendida radura, la si risale costeggiando il suo margine sinistro, tenendosi nei pressi del limite del bosco (segnavia). Si piega successivamente a destra verso il margine della faggeta, penetrando in essa dopo aver effettuato alcune piccole svolte. Innestatosi nel sentiero n° 737B, lo si segue a sinistra affrontando subito una ripida salita, proseguendo poi con minore pendenza. Guadagnata la stupenda dorsale sommitale, la si asseconda a destra verso la vicina vetta del Monte Caio, 1580 m. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002).  Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta a destra. Dopo un breve tratto di ripida discesa, si lascia a sinistra il sentiero n° 732 e si continua diritto penetrando in un bosco formato da conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si procede perlopiù – eccetto un singolo tratto – in leggera discesa e volgendo infine a destra si raggiunge la località Costa del Dragolare, 1485 m, dove arriva la carrozzabile proveniente dalla provinciale Musiara-Schia. Dopo aver ammirato le spettacolari pareti del Flysch che fanno da basamento alla sommità del Caio, si riprende il cammino montando verso destra sulla dorsale orientale della montagna. Il percorso (n° 737) si mantiene nei pressi del crinale e conduce alla vicina sommità di Costa Grande 1479 m, purtroppo alquanto deturpata dagli impianti sciistici del comprensorio “Schia-Monte Caio”. Si prosegue per la carraia di crinale dapprima in discesa e poi in piano, ammirando notevoli visuali e giungendo, dopo una macchia boscosa, ad un’area pic-nic. Qui si abbandona la dorsale scendendo a sinistra lungo il percorso n° 737 in direzione di Schia. Inizialmente ci si sposta a destra e si procede tenendo la seggiovia alla nostra sinistra. Poi, ad un bivio, si scende diritto lungo un’ampia pista, inserendosi più in basso in una carraia dove finalmente incontreremo alcuni sbiaditi segnavia. Tratti all’interno del bosco si alternano a piste da sci che si costeggiano: questa sezione dell’itinerario inevitabilmente stimola una riflessione (almeno da parte del sottoscritto) riguardo la necessità di deturpare una vasta fetta di montagna al fine di uno sfruttamento sciistico limitato a pochi mesi all’anno (nei migliori dei casi non più di tre) e non garantito in tutte le stagioni invernali. Appena prima di Schia, si imbocca a sinistra (paletto con cartelli) un’ampia traccia contrassegnata CAI n° 730. Dopo qualche minuto la si abbandona (cartelli) voltando a destra lungo il percorso marcato CAI n° 730A. Si procede in leggera discesa attraversando macchie di bosco e piste da sci, raggiungendo poco più avanti il Rifugio Pian delle Guide, punto di partenza di una seggiovia. Dal rifugio non si segue la carraia che sale a sinistra, ma si continua diritto avanzando parallelamente alla provinciale. Dopo un’area pic-nic e un tratto in cui si lambisce la strada asfaltata, si giunge in località Pian della Giara dove è situato l’omonimo chalet. Si attraversa la provinciale e si imbocca, nel lato opposto, la carraia per Musiara (segnavia CAI n°710 “Paesaggi di uomini e natura”). Il percorso, molto evidente e ben segnato, si snoda all’interno della suggestiva valle formata dal Torrente Parmossa. Dopo diverse svolte si guada il Rio degli Armandelli, affluente del Parmossa, proseguendo poi nella sponda sinistra orografica della valle formata da quest’ultimo. Si transita più avanti sotto spettacolari stratificazioni del Flysh del Monte Caio (le Ripe di Martino), avvicinandosi progressivamente al nucleo di Musiara Superiore (poco prima di esso troviamo una fontana). Una volta raggiunto il paese, lo si attraversa interamente in direzione della Chiesa di San Rocco (situata nella parte bassa) nei pressi della quale abbiamo parcheggiato l’auto. 

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