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Archivio mensile:maggio 2016

Monte Caio: anello da Musiara Superiore

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Punto di partenza/arrivo: Musiara Superiore 1045 m

Dislivello: 538 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Musiara-Monte Pesdonica (45 min-1h) ; Monte Pesdonica-“Grande Faggio” (45 min) ; “Grande Faggio”-sommità Monte Caio (1 h ca.) ; Monte Caio-Costa Grande (30-40 min) ; Costa Grande-Schia-Pian della Giara (45/50 min) ; Pian della Giara-Musiara (45 min)

Difficoltà: E (E+ in un tratto)

Ultima verifica: maggio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Tizzano-Musiara Superiore

map (1)

Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Interessante anello che permette una conoscenza abbastanza approfondita del versante Parmossa del Monte Caio, principalmente conosciuto per il suo sfruttamento sciistico. Il percorso segue carraie e sentieri solo in parte ben segnati. Decisamente problematica è la sezione (collocata nel versante Parma) “Grande Faggio”-incrocio sentiero 732B, sia per una vasta frana obbligatoriamente da aggirare, quanto per l’oggettiva difficoltà nel rintracciare il giusto sentiero nella parte superiore.

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Musiara Superiore, si prosegue lungo la strada per Schia per 10 minuti circa. In prossimità di una netta svolta a sinistra, si abbandona l’asfalto per imboccare a destra un’ampia traccia con segnavia del CAI (sentiero tematico “Paesaggi di uomini e natura” n° 710). Giunti ad un bivio, si svolta a destra continuando lungo una mulattiera ben marcata che effettua un ampio semicerchio attraversando macchie di bosco e radure. Ritornati nei pressi della provinciale (paletto con cartelli), si imbocca a destra una carraia in moderata salita che presto rientra nel bosco. Il percorso, lineare e ben segnato, conduce in 30 minuti circa a lambire l’impercettibile sommità boscosa del Monte Pesdonica 1302m. Si continua per ampia traccia (in alcuni tratti alquanto rovinata dal passaggio di fuoristrada) che si mantiene nei pressi di una costa (ad un incrocio si prosegue diritto), fino ad immettersi in una carrozzabile proveniente dalla sottostante provinciale. La seguiamo a destra per un breve tratto: infatti, al primo bivio (cartelli), si svolta a destra imboccando una comoda carraia che procede in piano (percorso CAI n° 730 diretto al “Grande Faggio”). Dopo circa 10 minuti di cammino, ad un bivio, si continua a sinistra in salita (segnavia), lasciando a destra un’ampia traccia. Al secondo bivio si svolta invece a destra (cartello), procedendo dapprima in discesa e poi a saliscendi. Dopo aver oltrepassato un cancello, un ultimo tratto di mulattiera in moderata pendenza conduce in prossimità di ampie radure dove è situato il “Grande Faggio”. Maestoso e monumentale, costituisce uno dei più antichi esemplari di faggio in Europa. Si continua per ampia traccia, contrassegnata da paletti con segnavia del CAI, giungendo in un altipiano prativo di straordinaria bellezza: nelle giornate con cielo limpido, la visuale può estendersi fino alle più alte cime dell’arco alpino. Appena dopo ci si immette nel sentiero CAI n° 737A, storico accesso da Agna alla cima del Caio. Purtroppo, dopo qualche metro, la mulattiera-carraia si interrompe bruscamente a causa di una vasta frana. Per la prosecuzione dell’itinerario dobbiamo necessariamente aggirare l’ostacolo contornando con grande attenzione il margine superiore della frana. Una volta raggiunta la sponda opposta, discendiamo il pendio mirando alla sottostante traccia che seguiamo a sinistra in piano. Poco dopo la mulattiera tende a perdersi, in quanto ancora parzialmente interessata da ulteriori smottamenti. Piegando brevemente a destra, si rinviene la continuazione del percorso che procede in modo lineare su panoramiche radure. Si rientra appena dopo nel bosco, seguendo l’evidente traccia e incontrando sporadici segnavia bianco-rossi. Si attraversa in seguito una splendida radura con ruscello, dominata nella parte superiore da una “striscia” del Flysch del Monte Caio che fa da basamento alla dorsale settentrionale. Raggiungiamo, dopo circa 30 minuti di cammino dal “Grande Faggio”, un evidente bivio con paletto e cartelli. Da qui si presentano due possibilità: 1) si continua per l’ampia traccia confluendo poi nella carraia contrassegnata CAI n° 737 che va seguita a sinistra, e successivamente abbandonata, immettendosi nel sentiero n° 732B per la cima del Caio. 2) Si svolta a sinistra, imboccando il poco evidente sentiero che costituisce la continuazione del percorso CAI n° 737A (la tempistica indicata nel cartello, 10 minuti per raggiungere la cima, è assolutamente errata. Calcolare almeno 30 minuti per la sommità). In quest’ultimo caso si dovrà intraprendere, in alcuni tratti, una vera e propria “caccia al tesoro” dei pochi e sbiaditi segnavia presenti, necessari per l’orientamento. La traccia si sposta inizialmente verso sinistra, per poi piegare a destra risalendo il pendio boscoso. Occorre poi (attenzione ai segnavia) svoltare nuovamente a sinistra e attraversare una radura con arbusti. Il sentiero piega poco dopo verso destra e risale il pendio boscoso caratterizzato dalla presenza di alcuni massi erratici. Giunti in prossimità di una radura, si piega a destra cercando di rintracciare la poco evidente traccia (qualche sbiadito segnavia). Appena dopo, il sentiero piega repentinamente a sinistra tenendosi nei pressi del limite sinistro di un’altra radura. Nella parte superiore di essa dobbiamo puntare ad un segnavia posto sul tronco di un albero collocato a destra rispetto il punto in cui siamo. Rientrati nel bosco, il percorso diviene ben marcato e conduce in breve al bivio con il ripido sentiero 732B che seguiamo a sinistra in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1583 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002).  Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto di ripida discesa, si lascia a sinistra il sentiero n°732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po più ripidi) e con una svolta verso destra si raggiunge la località Costa del Dragolare, 1485 m, dove arriva una carrozzabile proveniente dalla provinciale Musiara-Schia. Dopo aver ammirato le spettacolari pareti che fanno da basamento alla sommità del Caio, si continua lungo il sentiero 737 che si sposta a destra rispetto la carrozzabile, montando sulla dorsale occidentale del monte. Il percorso si mantiene nei pressi del crinale e conduce alla vicina sommità conosciuta come Costa Grande 1479 m, purtroppo alquanto deturpata dagli impianti sciistici del comprensorio “Schia-Monte Caio”. Proseguiamo per la carraia di crinale dapprima in discesa e poi in piano, ammirando notevoli visuali e giungendo, dopo circa 15/20 minuti, ad un area pic-nic. Si svolta a sinistra (paletto con cartelli), abbandonando la dorsale e seguendo il segnavia 737 in direzione di Schia. Inizialmente ci si sposta verso destra e si procede tenendo la seggiovia alla nostra sinistra. Giunti ad un bivio, si continua diritto lungo un’ampia pista, per poi mettere piede su una carraia dove finalmente incontreremo alcuni sbiaditi segnavia. Tratti all’interno del bosco si alternano a piste da sci che si costeggiano: questa sezione dell’itinerario inevitabilmente stimola una riflessione (almeno da parte del sottoscritto) riguardo la necessità di deturpare una vasta fetta di montagna al fine di uno sfruttamento sciistico limitato a pochi mesi all’anno (nei migliori dei casi, non più di tre) e non garantito in tutte le stagioni invernali. Appena prima di Schia, si imbocca a sinistra (paletto con cartelli) un’ampia traccia contrassegnata CAI n° 730. Dopo qualche minuto la si abbandona (cartelli) svoltando a destra lungo il percorso marcato CAI n° 730A. Si procede in leggera discesa, attraversando macchie di bosco e piste da sci, raggiungendo infine il Rifugio Pian delle Guide, punto di partenza della seggiovia. Dal rifugio, non si segue la carraia che sale a sinistra, ma si continua diritto restando paralleli alla provinciale. Dopo un area pic-nic, procedendo appena a sinistra dell’asfalto, si giunge in località Pian della Giara, dove è situato l’omonimo chalet. Si attraversa la strada e si imbocca nel lato opposto l’evidente carraia per Musiara (segnavia CAI n°710 “Paesaggi di uomini e natura”). Il percorso, molto evidente e ben segnato, si snoda all’interno della suggestiva valle formata dal Torrente Parmossa. Dopo diverse svolte, la carraia guada il corso d’acqua e prosegue nella sponda sinistra orografica della valle da esso formata. Si transita in seguito sotto spettacolari stratificazioni del Flysh del Monte Caio, denominate Ripe di Martino, collocate a sinistra e più in alto rispetto al punto in cui siamo. Godendo di notevoli visuali panoramiche, ci si avvicina al ben visibile paese di Musiara (poco prima di esso troviamo una fontana). Una volta raggiunto il paese, lo si attraversa facendo ritorno alla chiesa (disposta nella parte bassa), nei pressi della quale abbiamo parcheggiato l’auto.

 

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Il Pizzo dell’Oca: anello da Noveglia

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Punto di partenza/arrivo: Noveglia 480 m

Dislivello: 525 m

Durata complessiva: 4,00 h ca.

Tempi parziali: Noveglia-Monastero (20/25 min) ; Monastero-incrocio sentiero n° 803 AVC (1,00 h) ; sentiero n° 803 AVC-sommità Pizzo dell’Oca (40/45 min) ; sommità Pizzo dell’Oca-incrocio sentiero n° 803 AVC (30 min) ; sentiero n° 803 AVC-Monastero-Noveglia (1,15 h)

Difficoltà: E+

Ultima verifica: maggio 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Noveglia

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

map (2)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

Descrizione dell’itinerario

Splendido itinerario che si svolge lungo sentieri, mulattiere e carraie evidenti, ma con segnaletica perlopiù assente.

Da Noveglia si continua lungo una stradina asfaltata (diretta alla frazione Castagnorfa) che procede in piano e poi in leggera salita. Lasciatosi il paese alle spalle, si entra nel bosco e si segue lo stradello ancora pochi minuti. Difatti, prima di una svolta a destra, lo si abbandona imboccando a sinistra (segnavia giallo-blu sul tronco di un albero) un evidente sentiero. Si attraversa inizialmente un ruscello e si continua per la traccia che conduce poco dopo nei pressi di una radura. Si effettuano altri due guadi e dopo una breve salita ci si immette in un’ampia mulattiera trasversale che si segue a sinistra. Si esce dal bosco e si attraversa una prima radura assecondando una labile traccia nell’erba. Dopo una svolta a destra e un breve tratto in salita, si piega a sinistra attraversando una seconda radura. Rientrati nel bosco il percorso torna ad essere più evidente. Presto si confluisce in un altro sentiero che si segue a sinistra. Dopo aver attraversato un ruscello, l’ampia traccia conduce in breve alla strada comunale di Pianelleto, appena a monte di Monastero. Ci si dirige verso quest’ultimo, contornando i gradoni che fanno da basamento alla dorsale di marne e arenarie che seguiremo interamente. Appena prima della chiesa, si diparte sulla destra un evidente sentiero con segnavia del CAI (n° 803) che imbocchiamo procedendo inizialmente a mezza costa. Dopo una netta svolta a sinistra, giunti sotto la perpendicolare di un poggio marnoso caratterizzato dalla presenza di tre croci, si abbandona il sentiero segnato che continua in direzione di Noceto di Gravago. Si risale alla bene e meglio il ripido pendio mettendo piede sulla panoramica dorsale che per un buon tratto rappresenta la nostra direttrice. Procediamo lungo il crinale marnoso su traccia evidente ma priva di segnavia e/o contrassegni. All’inizio la dorsale è ben marcata, successivamente diviene più vaga. Assecondiamo costantemente l’ampia traccia di crinale – che in alcuni tratti assume le sembianze di un solco – attraversando pendii marnosi, lastre di arenaria e macchie di bosco. Dopo un breve tratto molto panoramico e un’ultima salita, il sentiero piega verso destra procedendo in leggera discesa. Giunti ad un bivio, si prende la traccia di sinistra che con percorso regolare, dapprima in moderata salita e in ultimo in leggera discesa, conduce, in circa 15/20 minuti, in prossimità della comunale di Pianelleto. Lasciamo l’asfalto a destra e imbocchiamo a sinistra una magnifica mulattiera affiancata da antichi muretti a secco. L’ampia traccia (in un breve tratto appare il selciato originario) compie inizialmente una svolta verso sinistra cui fa seguito un tornante verso destra. Senza possibilità di errore ci si immette nell’ampio sentiero CAI n° 803 AVC che si segue a sinistra. L’ampia mulattiera procede inizialmente in leggera discesa (ad un bivio si continua diritto, lasciando a destra una carraia in salita), poi in piano e infine in leggera salita. Si oltrepassa un primo rio (dopo il quale si stacca a sinistra un sentiero) e si continua per il percorso principale. Dopo aver attraversato un secondo rio, si procede per l’ampia traccia ancora per poco. Infatti, giunti ad un bivio evidente (quota 865 m), si abbandona il percorso segnato (che riprenderemo in seguito) per imboccare a destra una ripida carraia-mulattiera. Con salita diretta e sostenuta si guadagna rapidamente quota seguendo una traccia poco battuta ma che non pone problemi di individuazione. Presto si esce dal bosco e si procede in direzione del soprastante crinale. Poco prima di esso, la traccia diviene sempre più labile fino a scomparire. E’ sufficiente risalire il ripido pendio erboso e, messo piede sulla dorsale, seguirla verso sinistra inizialmente senza traccia, per poi assecondarne una che in breve conduce alla magnifica sommità del Pizzo dell’Oca 1004 m. Il panorama è vastissimo, soprattutto verso la sottostante Val Ceno. Dalla cima si segue un sentiero che si mantiene in prossimità del fianco sud-ovest del monte (cartelli venatori sugli alberi). Dopo un primo ripido tratto in discesa, la traccia compie una breve risalita, conducendo su un poggio panoramico caratterizzato da lastre di arenaria che sporgono all’infuori. In seguito il sentiero diviene meno marcato e attraversa in ripida discesa pendii con massi e detriti. Dopo alcuni caratteristici muretti a secco, la traccia piega repentinamente a destra transitando in prossimità di un’anfratto naturale. Il sentiero, ora ben incavato nel terreno, effettua un tornante verso sinistra e, dopo un tratto in ripida discesa, compie un’ulteriore netta svolta verso destra. Poco dopo ci si immette nuovamente nel sentiero n° 803 AVC che si segue a destra in leggera discesa. Ad un bivio si abbandona a destra il percorso segnato e si continua diritto per ampia traccia. Seguiamo lungamente la mulattiera-carraia che in circa 25/30 minuti di rilassante cammino, transitando nei pressi di una baracca in legno con tavolo e panche, conduce in una stradina asfaltata che si segue a sinistra. Procediamo lungo lo stradello (segnavia bianco-rossi) ammirando ampie visuali, nonché il sottostante antico nucleo di Bocco. Giungiamo in breve ad un bivio posto in corrispondenza di un tornante verso destra (paletto con cartelli), dove si imbocca un’ampia traccia che però si abbandona dopo pochi metri (segnavia bianco-rossi del percorso CAI n° 803). Si piega infatti a destra seguendo un sentiero evidente che procede in leggera discesa all’interno del bosco. Dopo una svolta verso sinistra, la traccia procede a mezza costa uscendo temporaneamente dal bosco. Rientrati al suo interno, si incontra un primo incrocio dove si prosegue diritto (segnavia) continuando a scendere per il ben marcato sentiero. Giunti ad un secondo incrocio, si ignora a sinistra un’ampia traccia in salita, a destra una meno marcata (cartello dell’ippovia per Varsi) e si prosegue diritto (cartello dell’ippovia per Castagneto). Poco dopo si attraversa un rio utilizzando una passerella in legno, utile soprattutto in caso di piena. Dopo circa 15 minuti di cammino incontriamo una prima costruzione diroccata cui fa seguito l’attraversamento di un rio che nella parte superiore presenta un interessante risalto con cascatella. Si entra poco dopo nella parte antica del paese di Monastero, di notevole interesse soprattutto per l’ubicazione delle case collocate a ridosso di una verticale parete rocciosa. Da Monastero, anziché rientrare a Noveglia seguendo a destra la strada asfaltata, consiglio di ripercorrere il tragitto effettuato in salita.

 

 

 

 

 

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Monte Carameto: anello dal Valico del Pellizzone

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Punto di partenza/arrivo: Valico del Pellizzone 1044 m

Dislivello: 430 m ca.

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Valico del Pellizzone-Monte Carameto (1/1,15 h) ; Monte Carameto-bivio a quota 1244 m (15/20 min.) ; bivio a quota 1244 m-Costa di Pietrarsa- I Lagoni-Cappella di S.Giovanni (45 min./1 h) ; Cappella di S.Giovanni-Valico del Pellizzone (20/30 min.)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Bardi-Valico del Pellizzone

map (3)

Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6737/9.7548

Descrizione dell’itinerario.

Breve ma interessante anello in luoghi di particolare interesse a livello naturalistico e paesaggistico.

Dal Valico del Pellizzone si imbocca un’evidente carraia (percorso CAI n° 801) che procede in leggera salita tenendosi a destra della dorsale occidentale del monte. Giunti ad un bivio, si va a sinistra (segnavia) iniziando a salire più ripidamente. Si continua per la mulattiera-carraia che procede con alcune svolte all’interno di un bellissimo ambiente boscoso. Nei pressi di un cippo in pietra, il tracciato compie una netta svolta a sinistra conducendo in una piccola radura. L’ampia mulattiera procede ora in prossimità della dorsale occidentale, alternando tratti nel bosco a radure che si attraversano. Dopo una netta svolta a sinistra e un tratto il leggera discesa, si ritorna nei pressi dell’ampio crinale, incontrando a quota 1260 m un bivio. Si ignora la carraia contrassegnata (nelle mappe) AVC, che si stacca a sinistra in leggera discesa, e si prosegue a destra (segnavia). Dopo un ulteriore tratto nel bosco in moderata salita si esce all’aperto e si procede lungo una magnifica dorsale erbosa ormai in vista della sommità (in primavera splendide fioriture di orchidee). Godendo di visuali sempre più ampie, si guadagna in breve la cima del Monte Carameto, 1318 m che costituisce un punto panoramico di prim’ordine, soprattutto verso la sottostante Val Ceno e il Monte Barigazzo. Dalla sommità si continua a seguire la dorsale affrontando inizialmente un breve strappo in ripida discesa. Il percorso si sposta poi a sinistra del crinale, entrando ben presto all’interno di un magnifico bosco. Dopo un tratto a mezza costa nel versante settentrionale della montagna, il sentiero compie un’ampia curva verso destra ritornando ad assecondare il crinale (belle stratificazioni calcaree). Giunti ad un’ evidente sella erbosa a quota 1244 m (segnavia su un masso a sinistra), si abbandona la dorsale svoltando bruscamente a destra in discesa (cancello per il bestiame). Seguiamo un’ampia traccia (percorso CAI n° 801) che scende in direzione di un poggio boscoso. Giunti in prossimità di quest’ultimo, la carraia svolta bruscamente a destra e poi a sinistra (capanno in lamiera a destra). Si continua lungamente mantenendosi in prossimità di una poco accennata costa denominata Costa di Pietrarsa (il nome deriva, forse, dagli affioramenti arenacei ben visibili nel tratto iniziale appena dopo la sella a quota 1244 m e prima del menzionato poggio boscoso). In prossimità di un rimboschimento a conifere, la carraia svolta a destra procedendo in direzione di ampie radure note come I Lagoni. Quando il tracciato si biforca, si prende la traccia di destra (possiamo seguire ambedue le tracce in quanto poco dopo si riuniscono). Al bivio successivo, invece, si deve svoltare obbligatoriamente a destra (segnavia mal posizionato e poco visibile su un sasso dopo il bivio), giungendo poco dopo ad un crocicchio nei pressi di una casa. Si svolta a sinistra e appena dopo a destra, approdando in un magnifico altopiano prativo, luogo ideale per un’eventuale sosta. Camminiamo per gli ampi pascoli tenendo la casa a destra, inserendosi successivamente su una comoda carraia. Il percorso, contrassegnato da qualche sporadico segnavia bianco-rosso, procede in leggera salita ed è affiancato da altre bellissime radure che in primavera (stagione particolarmente consigliata per effettuare questo itinerario) offrono splendide fioriture. La carraia compie in seguito un’ampia curva verso sinistra per poi svoltare a destra avanzando in leggera salita. Presto ci si immette in un’altra carrareccia (cartelli), proveniente da Chiesabianca, che si segue a destra in salita per un breve tratto. Si svolta successivamente a sinistra (segnavia a destra), imboccando uno stradello che compiendo un’ampia curva verso destra conduce alla Cappella di S.Giovanni 911 m (la fonte omonima è collocata appena dopo). Continuiamo per la carraia che presto si trasforma in stradina asfaltata e che seguiamo per pochi minuti. Difatti, dopo un tornante verso sinistra, abbandoniamo lo stradello per imboccare a destra un’altra carraia (segnavia). Quest’ultima, in costante salita, conduce in circa 20 minuti di cammino ad un tornate sulla provinciale proveniente da Bardi, poco sotto il Valico del Pellizzone. Per raggiungerlo, anziché seguire la strada, si risale la soprastante panoramica radura.

 

 

 

 

 

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