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Archivio mensile:aprile 2016

Le creste del Barigazzo, la Città d’Umbria e il Groppo della Rocca

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo a quota 950 m lungo la strada che da Tosca conduce al Monte Barigazzo

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: (Barigazzo e Città d’Umbria) 2,45/3 h A/R ; (Groppo della Rocca) 40 min A/R

Tempi parziali: spiazzo quota 950 m-cresta nord-sommità Barigazzo (1 h) ; sommità Barigazzo-cresta sud-Monte Cravedosso (45 min/1 h) ; Monte Cravedosso-Città d’Umbria-spiazzo a quota 950 m (45 min)

Difficoltà: EE la cresta nord del Barigazzo, E la restante parte del percorso. EE il Groppo della Rocca

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Varsi-Tosca. Da quest’ultima località si continua per stradina asfaltata svoltando a sinistra al primo bivio e a destra al secondo, seguendo sempre le indicazioni per il Monte Barigazzo. Si procede per 2 km ca. su carrozzabile, in gran parte asfaltata, parcheggiando l’auto in uno spiazzo con fontana a destra della strada (cartello giallo con l’indicazione Città d’Umbria)

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Stralcio della mappa dal sito: http://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6062/9.8119

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/44.6310/9.8260

Descrizione dell’itinerario

La combinazione creste del Barigazzo-Città d’Umbria rappresenta uno dei più suggestivi percorsi di tutto l’Appennino parmense. Se a questo anello aggiungiamo anche la breve salita alla sommità dell’ofiolitico Groppo della Rocca di Varsi, si realizza un itinerario davvero avvincente e completo da qualsiasi punto di vista: naturalistico, escursionistico, paesaggistico, storico. La cresta nord del Barigazzo, costantemente esposta, in alcuni tratti è veramente impressionante e andrebbe intrapresa solo da escursionisti abituati all’esposizione al vuoto. Lungo la cresta, eccetto un breve spezzone di catena, non vi è alcuna possibilità di assicurarsi. La ripida salita/discesa del Groppo della Rocca richiede attenzione al reperimento del giusto percorso.

Dallo spiazzo a quota 950 m si continua a seguire la stradina asfaltata fino ad un bivio con cartelli. Si va a destra imboccando una carraia che conduce, dopo alcune svolte e un tratto in ripida salita, ad uno spiazzo all’interno del bosco (cartelli). Si piega a sinistra verso una selletta (cartelli) che costituisce il punto di incontro dei due percorsi di cresta. Sempre a sinistra, dopo un ripido strappo, si mette piede sul dorso della cresta settentrionale (segnavia 809V) classificata “difficile” (non vi sono vere e proprie difficoltà tecniche da affrontare. Il “difficile” equivale in questo caso a “molto esposto”). Si procede per il filo di cresta, all’inizio abbastanza ampio, dove l’esposizione percepita è minima. Appena dopo, invece, si dovrà necessariamente camminare su uno stretto crinaletto con esposizione accentuata da ambo i lati. A dire il vero, il pendio di destra risulta meno ripido, mentre quello di sinistra precipita vertiginosamente. Segue un tratto meno impressionante, dove è possibile godere del bellissimo paesaggio che ci circonda, prestando sempre la massima attenzione all’esposizione. Una breve discesa e uno scosceso traverso di pochi metri servito da un’arrugginita catena, precedono un altro tratto dove si cammina su esile crinale non più largo della dimensione dello scarpone. Man mano che ci si avvicina ad un ripido risalto, l’esposizione diminuisce, in quanto aumenta la larghezza del filo di cresta. Dopo una breve macchia boscosa, si risale faticosamente il profilo del risalto superando alcuni muretti rocciosi. Giunti sul punto più elevato, si continua per la dorsale contornando il margine del bosco ed ammirando splendidi esemplari di faggio. Una breve discesa porta a confluire con il sentiero proveniente dalla cresta sud che seguiamo a sinistra. In breve ci si immette in una carraia che conduce ad un cancello in legno che si oltrepassa. Si continua attraversando splendide radure con altri notevoli esemplari di faggio, fino a giungere nei pressi della Chiesa del Barigazzo e del vicino rifugio. Seguendo la dorsale ovest (notevoli visuali verso la sottostante Valmozzola), si approda in breve sulla panoramica sommità del Monte Barigazzo, 1284 m, caratterizzata dalla presenza di una monolitica stele. Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con la traccia per la cresta nord, dove si prosegue diritto in direzione della cresta sud. Si entra all’interno di una bella valletta boscosa seguendo l’ottimo sentiero che procede in leggera discesa. Una breve risalita porta a valicare una costa, cui fa seguito un bivio non molto evidente (appena prima si transita nei pressi di un grande masso rettangolare appoggiato sul tronco di un albero). Si va a sinistra giungendo, dopo un breve ma ripido strappo, sul dorso della cresta sud, inizialmente boscosa. Man mano che si procede le visuali divengono sempre più ampie, in special modo verso la vicina cresta nord, esattamente parallela rispetto quella sud. Comodamente si avanza per l’ampio e panoramico crinale fino a un bivio evidente: abbandoniamo la dorsale per seguire a destra un sentiero che in ripida discesa riconduce alla selletta incontrata all’inizio, punto d’incontro dei due percorsi di cresta. Continuiamo a sinistra per ampio sentiero in direzione del Castelliere-Città d’Umbria. Dopo una breve risalita, si giunge a un bivio contrassegnato da un cartello rosso appoggiato a terra: si va a destra e per ripido sentierino si esce dal bosco, mettendo piede su una panoramica dorsale. Si tratta del Monte Cravedosso, alla cui sommità, 1101 m, giungiamo in breve. Ritornati al bivio di prima, continuiamo per la bella mulattiera che presto compie una netta svolta a destra, cui fa seguito un tornante a sinistra e un’altro verso destra. Giunti ad un bivio, si ignora a sinistra un sentiero e si continua per l’ampia traccia. Dopo un tratto in leggera discesa, si confluisce in una carraia che seguiamo a destra fino ad un bivio evidente (cartelli). Si va a sinistra per sentiero, che poi si allarga a mulattiera, mettendo piede, dopo una breve risalita, sul poggio boscoso su cui sorgono i resti del Castelliere-Città d’Umbria. Ciò che colpisce maggiormente di questo luogo veramente magico, più che i resti murari di difficile datazione (alcuni studiosi datano l’insediamento nell’Alto Medioevo, altri invece al III-II secolo a.C.), è la disposizione circolare degli splendidi faggi. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’ampia traccia che contorna uno stagno, giungendo poco dopo allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Ritornati a Tosca, ci si dirige verso Valmozzola per stradina asfaltata. Dopo 2 km circa, ad un bivio, si svolta a sinistra raggiungendo la frazione Rocca Nuova. La bella stradina transita successivamente in prossimità di un grande masso ofiolitico (notevole visuale verso il Groppo della Rocca) e conduce in breve alla frazione Rocca Vecchia, dove si parcheggia l’auto. Appena prima di uscire dal nucleo, nel punto in cui la strada compie una netta svolta a destra, si nota a fianco di una casa uno spiazzo erboso. Lo raggiungiamo e imbocchiamo a sinistra un sentierino che entra nel bosco. La traccia, affiancata a destra da una recinzione, inizia a risalire con alcuni tornanti il ripido pendio boscoso, conducendo all’inizio dei primi affioramenti ofiolitici (masso con la scritta “difficile”). Si piega a destra e appena dopo si svolta a sinistra, assecondando una cengia che poi si trasforma in rampa (segno bianco a sinistra). Giunti su un ripido e franoso pendio, guardando a destra si nota uno sbiadito cerchio bianco con freccia. Inizia ora un lungo traverso per il versante meridionale del groppo, dove è necessario rintracciare, e non smarrire, i segnavia bianchi che sono utilissimi, in quanto indicanti il percorso migliore. Dal contrassegno si punta ad alcuni denti rocciosi, che precedono un ripido canale che si attraversa. Si continua poi nella stessa direzione, sfruttando con attenzione cengette e cornici. Giunti sotto uno spigolo, si sale a destra per alcuni di metri raggiungendone la base (segno bianco). Lo si aggira a sinistra, approdando nel versante occidentale del torrione. Si continua per cengetta e si risale verso destra, tenendo d’occhio un bollo bianco con freccia posto nella parete a destra, un breve ma ripido canalino con albero. Dal contrassegno una ripida traccia conduce infine all’aerea selletta posta tra il cocuzzolo su cui è impiantata la croce, e la sommità vera e propria del Groppo della Rocca, dove si trovano i resti murari dell’antica torre. Si ritorna a Rocca Vecchia seguendo a ritroso lo stesso percorso effettuato in salita.

 

 

 

 

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Pietra Parcellara e Pietra Perduca

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Punto di partenza/arrivo: spiazzo lungo la strada che collega Perino a Montà, poco dopo la frazione Donceto, 270m

Dislivello: 510 m ca

Durata complessiva: 3,15/3,30 h

Tempi parziali: parcheggio-Passo di Pietra Marcia (45 min) ; Passo di Pietra Marcia-Pietra Parcellara (40 min) ; Pietra Parcellara-Oratorio (25 min) ; Oratorio-Pietra Perduca (4o min) ; Pietra Perduca-Montà-parcheggio (40 min)

Difficoltà: EE la cresta sud Pietra Parcellara ; E la restante parte dell’itinerario

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso Stradale: Piacenza-Rivergaro-Perino. Dalla SS 45 si imbocca a destra una stradina in direzione Donceto. Raggiunta quest’ultima località, si prosegue oltre, parcheggiando l’auto in uno spiazzo a sinistra all’inizio di una carraia 

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.8429/9.4894

Descrizione dell’itinerario

La Pietra Parcellara andrebbe annoverata come una delle più interessanti conformazioni ofiolitiche dell’ intero Appennino settentrionale. La sua forma slanciata, il suo ergersi improvvisamente con friabili pareti le hanno valso il titolo di “Cervino di Piacenza”. L’anello proposto implica il raggiungimento della sommità tramite la cresta sud, dove è necessario superare diversi tratti di I°+, a volte in discreta esposizione. In combinazione con la Pietra Parcellara, propongo una visita alla vicina Pietra Perduca, altra conformazione ofiolitica molto differente a livello morfologico. Anello di grandissimo interesse paesaggistico e naturalistico.

Dallo spiazzo con tavolo e panche si imbocca una carraia (percorso CAI n° 167), affiancata da filari di viti, che procede in ripida salita. In circa 20 minuti di faticoso cammino si giunge al sommo della collina entrando poi all’interno del bosco. Si attraversa una stradina asfaltata e si prosegue per comoda carraia. Dopo un tratto in moderata salita, si abbandona l’ampia traccia per imboccare a sinistra (cartelli) un ripido sentiero. Faticosamente si guadagna quota assecondando la traccia che segue le linee di massima pendenza del pendio. In seguito si procede meno ripidamente costeggiando una crestina ofiolitica,  per poi riprendere a salire per erto sentiero raggiungendo in ultimo la sella che separa la Pietra Parcellara dalla Pietra Marcia. Dal valico si lascia a sinistra il sentiero per l’Oratorio Parcellara e si continua lungo la dorsale fino all’inizio della rocciosa cresta sud (percorso CAI n°169). Si superano i primi risalti seguendo rigorosamente i segnavia bianco-rossi ottimamente posizionati. Dopo un breve tratto servito da una corda d’acciaio, la cresta diviene più esposta. Progressivamente ci si avvicina alla sezione più ripida: i segnavia si tengono a sinistra del filo cercando di evitare alcuni risalti verticali. Si supera una prima balza molto ripida (I°+) e di seguito un paio di tratti su ripide roccette che richiedono attenzione. Si giunge in questo modo sotto l’ultimo risalto che precede la sommità dell’anticima, e lo si supera seguendo un ripido canale (I°+). Si procede verso la cima principale affrontando una breve e scomoda discesa dove ci si aiuta con un cordino d’acciaio. Alcune roccette precedono la sommità della Pietra Parcellara, 836 m, da cui si ammira una vasto panorama a 360°. Dalla cima seguiamo il sentiero che scende nel versante ovest in direzione dell’Oratorio Parcallara, 670 m. La traccia, ben marcata dai segnavia bianco-rossi, si svolge prevalentemente su terreno roccioso e richiede attenzione, soprattutto nella parte bassa dove il pendio è più ripido. Una volta giunti all’oratorio, si ignora il sentiero 167 che ricondurrebbe al Passo di Pietra Marcia, e si continua verso la Pietra Perduca. Il sentiero (n°185) svolta poco dopo a destra e conduce verso la vicina frazione La Pietra. In prossimità delle prime case, si imbocca a destra (doppio cancello da attraversare) una bella mulattiera che continua all’interno del bosco in leggera discesa. Oltrepassato un altro cancello, ci si immette in una carraia che si segue a sinistra. Il percorso compie un’ampia curva verso destra confluendo a sua volta in una carrareccia che si segue a destra. Usciti dal bosco, si scende lungo il margine sinistro di bellissimi prati in direzione della vicina e ben visibile Pietra Perduca. Una volta rientrati nel bosco, ci si immette in una carraia proveniente da Montà, giungendo in breve alla base delle rocce della pietra (fontana e tavoli con panche). Per raggiungere il plateau sommitale si presentano due possibilità: 1) una scalinata conduce al vicino Oratorio di S.Anna da cui, prima per ampia cengia e poi per gradini intagliati nella roccia, si mette piede sulla panoramica sommità caratterizzata da strane vasche scavate nell’ofiolite. 2) avendo con se l’attrezzatura necessaria, è possibile cimentarsi con qualche via d’arrampicata. La più facile è la Via Vartis (II°/II°+) che segue un evidente canale-colatoio a placche collocato nel settore sinistro dell’ampia parete occidentale. Si ritorna ai tavoli con panche, da cui si segue un evidente sentiero che, tagliando un pendio prativo, procede in direzione della vicina frazione Montà. Da quest’ultima non resta che seguire la panoramica stradina asfaltata che in 30 minuti circa riconduce all’auto (ad un bivio si continua diritto in discesa, ignorando a destra una stradina).

 

 

 
 

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Il Monte Croce da Calestano

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Punto di partenza/arrivo: Calestano 402 m

Dislivello: 610 m ca

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Calestano-Costa di Seda (1/1,15 h) ; Costa di Seda-sommità Monte Croce (30 min) ; sommità Monte Croce-Puilio di Casola (40/45 min) ; Puilio di Casola-Costa di Seda (45 min/1 h) ; Costa di Seda-Le Piane (20 min) ; Le Piane-Calestano (30/40 min)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2016

Accesso stradale: Parma-Felino-Marzolara-Calestano

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.6002/10.0982

Descrizione dell’itinerario

Magnifico percorso che permette una conoscenza piuttosto esaustiva di questa montagna della media Val Baganza. I segnavia sono assenti o sporadici (e quei pochi molto sbiaditi), tuttavia non se ne sente la mancanza, infatti l’orientamento risulta quasi sempre immediato.

Da Calestano si attraversa il ponte sul Baganza della S.P. 39 per Fornovo, imboccando a sinistra lo stradello per Montale. Poco dopo, in prossimità di un cancello, abbandoniamo l’asfalto per seguire a sinistra una larga carraia che procede mantenendosi al livello dell’alveo del torrente. La seguiamo (a destra belle stratificazioni del Flysch del Monte Sporno), giungendo ad un bivio. Si va a destra e appena dopo si imbocca, sempre a destra, una carraia in salita chiusa da una sbarra. In breve si arriva nei pressi di alcune case che costituiscono il nucleo di Magazzola. Il sentiero conduce poco dopo in un piccolo ripiano con pini di reimpianto: si lascia a destra una traccia e si prosegue a sinistra per evidente mulattiera. Il percorso si presenta sin da subito decisamente ripido e notevolmente dissestato da fenomeni di erosione: in un tratto la mulattiera si riduce ad uno stretto solco. Nei pressi di altri pini di reimpianto, il sentiero piega a sinistra e diviene meno ripido. Si continua lungamente per la mulattiera all’interno di un bellissimo bosco misto a roverella e carpini. Un ripido strappo, dove il sentiero torna ad assumere le sembianze di un franoso canale, porta a confluire in un’ampia traccia che seguiamo a sinistra. Dopo aver compiuto una ripida svolta a destra e superato un ulteriore tratto in decisa pendenza, il percorso piega a sinistra tagliando a mezza costa il pendio boscoso. In breve si giunge su una panoramica costa e si prosegue per il marcato sentiero che si mantiene in prossimità di una dorsale. Dopo circa 20 minuti si giunge ad un trivio in località Costa di Seda, 800m: si ignora a sinistra una traccia diretta a Puilio di Casola (da cui torneremo) e a destra un ampio sentiero in piano (che percorreremo al ritorno). Si continua diritto per ripido sentierino che con alcune svolte risale il pendio boscoso dell’anticima del Monte Croce. Dopo aver attraversato una radura con ginepri, si transita nei pressi della sommità della menzionata anticima, raggiungendo infine una panoramica sella di crinale. Un breve ma ripido tratto di sentiero (evitabile a destra) precede la vetta del Monte Croce 945 m, da cui si ammira un vastissimo panorama a 360°. Dalla cima si continua per la dorsale occidentale del monte in direzione del valico della Crocetta, entrando ben presto all’interno di un folto rimboschimento a conifere. Ad un bivio si ignora a destra una carraia in discesa e si continua per il percorso principale. Dopo un’altro bivio, dove si lascia a destra un sentiero (cartelli), si esce improvvisamente dal bosco e si attraversano splendidi prati con notevoli visuali verso la Val Baganza. Il sentiero confluisce poco dopo in una carraia che seguiamo a sinistra in direzione Puilio di Casola (cartelli). Dopo circa 10 minuti di rilassante cammino si entra nella frazione Lughero, dove si piega bruscamente a destra scendendo, mediante ripido sentierino, in direzione della stradina asfaltata che congiunge Puilio Lughero. La si attraversa imboccando a sinistra uno stradello in discesa (Strada della Canala). In prossimità di una fontana, si svolta a sinistra uscendo in breve dal paese di Puilio. Seguiamo ora una comoda mulattiera/carraia che taglia a mezza costa il selvaggio versante sud del Monte Croce, incontrando sporadici e sbiaditi segnavia del CAI. Questo versante è caratterizzato da suggestive vallette delimitate da marcate coste con spettacolari stratificazioni del Flysch del Monte Sporno. Continuiamo per la carraia oltrepassando una prima valletta, dopo la quale, in prossimità di una sbarra, si abbandona lo sterrato e si imbocca a sinistra un sentiero (segnavia). Si continua alternando tratti a mezza costa a saliscendi, aggirando due coste e tralasciando labili tracce secondarie. Il marcato sentiero procede successivamente in ripida salita all’interno del bosco e in alcuni tratti è alquanto dissestato da fenomeni di erosione. Faticosamente si ritorna sulla dorsale sud-est del Monte Croce in località Costa di Seda. Si imbocca a destra (faccia a monte) un’ampia traccia con segnavia del CAI che a mezza costa attraversa il versante est della montagna. In breve si confluisce in un marcato sentiero proveniente dal passo della Crocetta e lo si segue a destra in discesa. Poco dopo, ad un bivio, si va a destra per carraia rovinata dal passaggio di moto, uscendo presto dal bosco in prossimità di splendide radure che si attraversano. Dopo un’ultima ripida discesa, giungiamo in un altipiano prativo (Le Piane) di straordinaria bellezza, soprattutto in primavera. La carraia entra poi all’interno di un bosco di conifere di reimpianto procedendo in leggera discesa. Dopo un tratto alquanto ripido, si esce dal bosco in prossimità della S.P.39 della Val Sporzana (belle visuali sul M.Prinzera). Si piega a destra (cartelli) seguendo una carrareccia che attraversa in leggera discesa splendidi prati. Dopo una svolta a sinistra e un ulteriore tratto in piano e in leggera discesa, si transita nei pressi di alcune abitazioni, confluendo infine nella provinciale per Fornovo. La seguiamo a destra abbandonandola poco dopo, imboccando a sinistra uno stradello asfaltato affiancato da alcune villette (località S.Remigio). Si ritorna in seguito nella provinciale che però lasciamo quasi subito piegando a sinistra verso il campo da calcio. Prima di esso, si imbocca a destra una carraia che, avanzando parallelamente alla provinciale, riconduce al ponte sul Torrente Baganza.

 

 

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Pietra di Bismantova: Ferrata degli Alpini

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Punto di partenza/arrivo: Piazzale Dante 880 m

Dislivello: 150 m ca. (ferrata: 100 m ca.)

Difficoltà: B/C (da mediamente difficile a difficile)

Durata complessiva: 2 h ca.

Tempi parziali: Piazzale Dante-attacco ferrata 1° parte (15 min) ; attacco ferrata 1° parte- attacco ferrata 2° parte (25 min ca.) ; attacco ferrata 2° parte-sommità Pietra di Bismantova (20/30 min) ; sommità-sentiero blu-Piazzale Dante (40 min)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: marzo 2016 (foto: marzo 2016 e gennaio 2012)

Accesso stradale: Castlenovo né Monti è raggiungibile sia da Reggio-Emilia per la S.S. 63, oppure da Parma, passando per Traversetolo-S.Polo-Vetto. Da Castelnovo si seguono le indicazioni per la Pietra di Bismantova imboccando, nella parte alta del paese, una ripida stradina che conduce nei pressi del cimitero e dello spiazzo di atterraggio degli elicotteri. Al bivio successivo si continua a sinistra per strada che effettua un paio di tornanti cui fa seguito un tratto a mezza costa (sono presenti alcuni spiazzi dove è necessario parcheggiare l’auto nei giorni festivi). Poco dopo si giunge all’ampio parcheggio di Piazzale Dante.

Descrizione dell’itinerario

la Ferrata degli Alpini, installata nel 1971 e rifatta nel 1983, andrebbe annoverata come uno dei più interessanti percorsi attrezzati (se non il più interessante) dell’Appennino emiliano. La ferrata è suddivisibile in due sezioni nettamente distinte quanto a caratteristiche e andamento del percorso. La prima parte è caratterizzata da traversi, discese (con alcuni passaggi originali) e tratti di sentiero. La seconda invece (che di per se costituisce la ferrata vera e propria, in quanto la prima sezione andrebbe considerata come un sentiero attrezzato di avvicinamento) sfrutta diedri e rampe con una salita diretta e sostenuta, sia per esposizione, quanto per difficoltà tecniche.

Dal Piazzale Dante si sale per la soprastante scalinata e il successivo tratto di ripida stradina asfaltata in direzione del vicino Rifugio Kreuz. Poco prima (cartelli) si devia a destra, imboccando un sentiero che dopo un tratto all’interno del bosco conduce in prossimità del settore denominato l’Anfiteatro. Il percorso di avvicinamento procede oltrepassando la base del grandioso Pilone Giallo, si incunea sotto un caratteristico masso, e continua assecondando una bella e panoramica cengia. Si transita sotto il diedro-fessura della classica Via Oppio e si approda su un esposto terrazzino, dove una recente corda d’acciaio aiuta a discendere alcune ripide roccette. Dopo questo passaggio ci si trova alla base di una rampa obliqua che costituisce l’inizio della prima parte della ferrata.

Via Ferrata degli Alpini:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si supera la rampa obliqua da sinistra a destra dotata di ottimi appoggi (B). Segue un facile tratto orizzontale che precede una fenditura che si attraversa (A+). Una breve e facile salita conduce ad un intaglio dove il percorso inizia a scendere ripidamente. Un primo gradino risulta piuttosto agevole (A/B); il passaggio successivo, leggermente strapiombante, implica un maggior impegno (oltre la corda d’acciaio sono presenti due staffe per i piedi; B+). L’ultimo breve ma verticale salto richiede attenzione ai movimenti: è necessario sfruttare al meglio, oltre una staffa posizionata a destra utile come appiglio per la mano destra, e un’altra a sinistra per i piedi, gli appoggi naturali presenti (B/C). Un tratto di sentiero, prima in discesa e poi in salita, precede uno dei più caratteristici passaggi della ferrata. Si entra all’interno di una profonda fenditura (Buco del Sambuco) effettuando un traverso nel quale si utilizzano come appoggio per i piedi due massi incastrati. Segue un un tratto in discesa non facile (B+) che deposita nel sottostante ripido canale. Disceso quest’ultimo (corda d’acciaio ancorata nella parete destra), si entra all’interno di un rilassante boschetto seguendo i segnavia del percorso n°699A. In prossimità di un ghiaione si svolta a sinistra giungendo in breve all’attacco della seconda sezione della ferrata, o meglio all’inizio della vera e propria Ferrata degli Alpini (targa). Qualche metro non attrezzato su ripide rocce (II°) precede un diedro che si scala con bella arrampicata (B+). Un tratto un po più ripido, sempre su diedro (B/C), e un breve obliquo a destra (B), anticipano il punto chiave: uno squadrato diedro verticale. Lo si scala preferibilmente in opposizione, evitando di progredire di forza: i gradini artificiali sono disposti nella faccia sinistra del diedro, mentre in quella destra sono presenti ottimi appoggi naturali (C). Si continua lungo diedri più facili (B) che precedono un traverso a destra sotto una rete paramassi. Il percorso attrezzato segue ora la linea di un diedro/rampa. Ad un breve tratto verticale ma ben attrezzato (B+), e un passaggio meno impegnativo (B), fa seguito un traverso di pochi metri verso destra che deposita sotto un muretto leggermente strapiombante. Lo si supera direttamente (più impressionante che difficile; B/C) in notevole esposizione, e si continua per l’esposta rampa. Una bella successione di diedri (B/C) precede la vertiginosa scaletta finale che conduce al termine della ferrata. Dal plateau sommitale, un sentierino porta ai soprastanti prati che costituiscono la sommità vera e propria della Pietra di Bismantova, 1041 m. Ci si dirige verso il margine occidentale del pianoro e, nel punto in cui il sentiero svolta a destra, si continua diritto, giungendo ad un curioso paletto con cilindri orientati verso le principali cime e località della Val Secchia. Si piega a destra contornando il margine della parete, per poi svoltare a sinistra (segno blu sul tronco di un albero) entrando all’interno di un ripido canale che si discende. Giunti alla base si devia a sinistra per esposta cengia e si discendono appena dopo due brevissimi risalti rocciosi. La ripida traccia transita in seguito alla base del Torrione Sirotti conducendo, con alcune svolte, nel sentiero normale che seguiamo a sinistra. In breve si fa ritorno al Rifugio Kreuz e al Piazzale Dante.

Per la discesa ho descritto il cosiddetto sentiero blu in quanto, sebbene ben più ripido e scosceso rispetto il percorso normale, permette di gustare al meglio le peculiarità geologiche e ambientali della Pietra di Bismantova.

 

 
 

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