La Strada “Maria Longa” da Ramiola a Pietra Corva

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Punto di partenza/arrivo: Ramiola 153 m

Dislivello: 450 m ca (comprensivo di saliscendi) 

Durata complessiva: 3,30/3,45 h

Tempi parziali: Ramiola-Castello di Roccalanzona (1 h) ; Castello di Roccalanzona-Pietracorva (45 min/1 h) ; Pietracorva-Oratorio-Pagano-Ramiola (1,30 h)

Difficoltà: E (E+ la salita al Castello di Roccalanzona)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ramiola

map

map (2)www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Magnifico percorso di crinale lungo una direttrice (la Via Maria Longa) che ha origini remote. I punti di maggiore interesse sono Il Castello di Roccalanzona, situato sopra un poggio di roccia ofiolitica e Pietracorva, sperone ofiolitico che precipita verso la valle del Dordone con una verticale parete.

Da Ramiola si imbocca Via Maria Lunga e si sale per ripida stradina asfaltata fino a quando sulla destra si stracca una carraia che seguiamo (cartelli). Il tracciato procede in costante e moderata salita assecondando un crinale collinare. Man mano che si guadagna quota le visuali sulla sottostante Val Taro e il circondario di montagne sono sempre più vaste. Raggiunta la sommità del M. Bussareto  381 m, l’ampia traccia continua attraversando bellissimi prati per poi entrare nel bosco. Dopo un paio di tornanti si incontrano un paio di bivi dove si ignorano tracce a sinistra, la seconda delle quali conduce al nucleo di Pagano. Si continua seguendo il percorso di crinale, avvicinandosi progressivamente al poggio su cui sorgono i resti del Castello di Roccalanzona. Giunti alla base, si ignora temporaneamente a sinistra la continuazione della Via Maria Longa e a destra una carraia che conduce all’Oratorio di Roccalanzona. Imbocchiamo al centro un’ampia traccia che dopo una svolta a destra diviene più esile e procede in ripidissima salita in direzione delle rovine del castello. Dopo il primo ripido strappo, la pendenza si addolcisce per poi impennarsi nuovamente ormai in prossimità delle prime mura. Le contorniamo a sinistra penetrando all’interno delle rovine. Con attenzione ci dirigiamo verso la base della torre, passando a fianco di un caratteristico arco. Il maniero è citato per la prima volta in un documento del 1028 e, secoli dopo, divenne proprietà dei Rossi. In origine era provvisto di una chiesa, esistente ancora nel 1739, poi demolita. Il materiale di recupero fu utilizzato per costruire l’oratorio che è disposto verso la valle del Dordone. Ritorniamo al trivio di prima e proseguiamo per la carraia (la Strada Maria Longa) che in leggera discesa, in versante Ceno, aggira il poggio del castello. Giunti ad un bivio si segue la ripida carraia di destra che riporta sul crinale, esattamente alla base dei dirupi nord-occidentali del poggio su cui si erge la torre del castello. Da qui si diparte una ripida traccia che risale il pendio soprastante e conduce (evitando per ripidi canalini erbosi le balze rocciose e infine superando un breve gradino) ad un aereo ripiano sotto l’ultima porzione di roccia sopra la quale si innalzano le mura della torre (digressione sconsigliata per l’oggettiva pericolosità). Si continua per la carraia di crinale in leggera e moderata salita ammirando panorami vastissimi. Dopo una breve discesa, il tracciato riprende a salire con maggiore pendenza tenendosi quasi sempre sul filo del crinale. Un ultimo ripido strappo precede una piccola radura con tavolo e panche nei pressi della sommità di Pietracorva 543 m. Un sentiero conduce sul plateau sommitale che precipita verso nord-est con una verticale parete. Dalla cima, che ospita rare specie floreali, si ammira un panorama notevole. Il rientro a Ramiola avviene per il percorso effettuato all’andata. Mi permetto di suggerire un paio di digressioni: 1) Una volta ritornati alla base del poggio del Castello di Roccalanzona, imboccando una carraia a sinistra chiusa da una sbarra metallica, si scende in una magnifica radura dove è collocato l’Oratorio di Roccalanzona, ottimamente ristrutturato. 2) Giunti al bivio per Pagano, possiamo visitare questa località dove si ammirara uno splendido esemplare di mandorlo e un oratorio del XVII secolo. In questo luogo fu scoperta una pietra con epigrafe a memoria del Giubileo del 1300.

 

 

4 pensieri riguardo “La Strada “Maria Longa” da Ramiola a Pietra Corva

  1. Ciao, grazie per le foto, sono molto utili per capire il fondo della carraia se si volesse affrontarla con enduro o mtb. Secondo te in questo periodo (autunno inoltrato) e dopo un mese di pioggia, sarà praticabile? Grazie mille e complimenti

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    1. Ciao, la prima parte del percorso si svolge lungo il crinale del Monte Bussareto e dovresti trovarla in buone condizioni anche in tardo autunno e in inverno. E’ inutile specificare che dopo un prolungato periodo di piogge è necessario lasciare passare almeno un paio di giornate affinchè si asciughi il tracciato. Per quello che mi ricordo la carraia, almeno nella parte iniziale, è molto sassosa. Mentre nel tratto successivo al Monte Bussareto, dove si attraversano dei prati che precedono una salita a tornanti all’interno di un bosco piuttosto umido, è possibile trovare punti parecchio fangosi. La continuazione del tracciato, escudendo la risalita del poggio su cui è arroccato il Castello di Roccalanzona, non dovrebbe creare problemi per chi vuole affrontarla in MTB o con moto da enduro nei mesi invernali. Forse la parte finale, prima di arrivare sotto la cima di Pietra Corva, potrebbe risultare umida e fangosa. Le mie sono solo indicazioni di massima che lasciano il tempo che trovano, in quanto non sono un esperto di escursioni in MTB o con la moto da enduro. Spero comunque di esserti sato utile.

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      1. Ciao Matteo, ti ringrazio per avermi risposto. Ho fatto il percorso due settimane fa e ho potuto constatare che il primo tratto è molto rovinato. Le piogge hanno fatto la loro parte, ma sicuramente le jeep hanno contribuito a scavare e deturpare il fondo. In pratica si fa quasi fatica a camminare! I tratti successivi alla prima salita (all’inizio dell’area venatoria recintata) erano per lo più fangosi, specialmente quello nel prato e nel bosco. In ogni caso con una bella giornata si gode di un ottimo panorama e gli scorci sono davvero unici. Mi chiedo se queste carraie vengano rimesse a nuovo ogni tanto

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      2. Ciao Pietro, grazie della tua testimonianza! Non ho idea se queste carraie vengano periodicamente risistemate oppure siano lasciate a se stesse con l’inevitabile risultato di una loro non piacevole e talora faticosa percorrenza a livello escursionistico o ciclo-escursionistico. Qui, tuttavia, siamo di fronte ad una storica arteria, certamente il più antico tracciato del parmense, utilizzato già da Celti e Liguri, ma le cui origini sarebbero ancora più remote. E’ veramente scandaloso che un percorso così storicamente importante non venga adeguatamente protetto dall’agressione operata dai fuoristrada. L’aspetto più curioso e francamente ridicolo è che sono anni che le varie associazioni – di cui non faccio il nome – sbandierano ai quattro venti il rilancio della montagna appenninica. Una situazione similare alla Strada Maria Longa riguarda un’altra storica arteria di collegamento: la Via Parmesana. Quest’ultima, che originariamente collegava Sassalbo in Lunigiana al parmense, in molti tratti è ridotta in condizioni pietose per il passaggio di fuoristrada e mezzi di esbosco. Da considerare il fatto che, in quest’ultimo caso, ci troviamo all’interno di un parco nazionale! Cose del genere all’estero sarebbero inammissibili. Grazie ancora del tuo commento!

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