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Archivio mensile:marzo 2016

Via Ferrata di Pietra Nera

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Punto di partenza/arrivo: parcheggio a quota 558 m lungo la strada provinciale tra Grotta e Berzieri (poco prima di Case Pietra Nera)

Dislivello: 120/130 m ca. (lo sviluppo del percorso attrezzato è maggiore)

Durata complessiva: 1,20/2 h 

Tempi parziali: Parcheggio-attacco ferrata (10/15 min.) ; via ferrata (40 min/1,15 h) ; sommità Monte Pietra Nera-parcheggio (30 min.)

Difficoltà: EEA (media difficoltà con alcuni passaggi difficili: B/C ; variante di uscita molto difficile: D)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata; eventuale assicurazione a corda per la parte centrale del percorso

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Salsomaggiore Terme-Grotta. Dopo quest’ultima località, si lascia a destra la strada per Case Casalino e si continua diritto compiendo alcuni tornati. Poco oltre la diramazione per Casa Nuova (proprietà privata), si abbandona l’auto in prossimità di uno spiazzo a quota 558 m, poco prima del bivio per Case Pietra Nera

Descrizione dell’itinerario

Inusuale ma interessante ferrata che si sviluppa lungo una serie di balze di roccia ofiolitica. Il percorso è suddivisibile in tre sezioni differenti: 1) dopo un tecnico diedro, la prima parte è caratterizzata da traversi che presentano alcuni passaggi impegnativi. 2) Fa seguito una seconda sezione dove il percorso assume le sembianze di un sentiero alpinistico con soli spit per l’assicurazione. 3) L’ultimo tratto è caratterizzato da una lama rocciosa verticale, staccata rispetto il corpo principale della parete. Possiamo superarla mediante una salita diretta, oppure lungo un percorso meno impegnativo. E’ presente anche una terza possibilità di salita che verrà specificata nella relazione. Oltre alla ferrata esiste una sorta di sentiero alpinistico che si svolge lungo placche e balze ofiolitiche e, nella parte terminale, per ripido ma ben appigliato spigolo. Il percorso è marcato da ometti e sbiaditi segni di vernice rossa e sono presenti spit per l’assicurazione a corda.

Dal parcheggio si imbocca a sinistra una carraia chiusa da una sbarra metallica con segnavia del CAI. Si transita nei pressi di una conca caratterizzata da ghiaie e curiose conformazioni ofiolitiche, penetrando appena dopo nel bosco. Il sentiero procede in piano e poi in discesa, contornando ripide pareti rocciose. Poco dopo si esce all’aperto nel panoramico versante sud-orientale del monte. Ad un bivio, si lascia a sinistra una traccia in discesa e si continua diritto in ripida salita lungo pendii ghiaiosi. Dopo una breve discesa, ci si trova alla base delle balze ofioliche lungo le quali si sviluppa la ferrata. L’attacco è situato appena dopo.

Via Ferrata di Pietra Nera:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si scala un verticale diedro di pochi metri, utilizzando al meglio gli appoggi presenti senza forzare eccessivamente sulla catena (C). Segue una ben più facile placca (il fondo di un ampio canale) che si supera con divertente arrampicata (A/B). Giunti sotto una barriera protettiva, si traversa a destra (A) per poi assecondare una bella e facile rampa (A/B). Dopo una placchetta un po più ripida (B), si arriva alla base di un brevissimo risalto verticale che si supera direttamente utilizzando gli ottimi appoggi presenti e un piolo (B/C). Inizia ora un traverso verso destra che si compone di due parti. Dopo il breve risalto, la catena continua per un paio di metri sul dorso di quest’ultimo, per poi iniziare il traverso su parete verticale che richiede una buona trazione sulla catena (C). Dopo pochi metri, con minori difficoltà, si aggira uno spigolo, giungendo così la termine della prima parte del traverso (B). Una catena permette di uscire facilmente a sinistra, evitando in questo modo un impegnativo tratto di ferrata. Continuando per essa, dopo una scomoda manovra di sgancio e riaggancio dei moschettoni da una catena all’altra (attenzione), si attraversa una ripidissima placca con appoggi minimi (C+) cui fa seguito un’altra placca più coricata. Qui è necessario procedere in aderenza, senza utilizzare la catena, poiché essa è collocata troppo in basso rispetto la nostra posizione e serve unicamente come mezzo di assicurazione (passaggio molto delicato; C). Dopo una facile placchetta, ha termine la prima sezione del percorso. Un sentiero conduce all’inizio della seconda parte, completamente differente rispetto la prima. Assecondando i ben visibili cerchi bianco-rossi, si affronta una serie di risalti disposti lungo una mal accennata crestina secondaria (sono presenti alcuni spit per l’assicurazione a corda). Alcune facili balze (I°) precedono un tratto più ripido (II°- ; spit) a sinistra di uno spuntone. Si giunge appena dopo alla base di un diedro-fessura verticale di pochi metri che si supera direttamente con un passo non banale (III° ; spit). Inizia ora la terza sezione dove il percorso torna ad essere ferrata. Piegando a destra, si aggira uno spigolo e si sale in obliquo per ripida rampa (B), giungendo così alla base di una caratteristica lama verticale ben visibile dal basso. Un traverso a destra (B) conduce ad una biforcazione. 1) A destra una catena sale in assoluta verticalità, superando direttamente l’impressionante placca. Inizialmente gli appoggi sono buoni (C/D), poi scarseggiano; in aggiunta a questo, va considerato che la catena porta a sbalzare all’infuori, rendendo in questo modo la progressione molto faticosa (D). Dopo il tratto verticale, si oltrepassa lo spigolo destro della placca e si continua a destra di quest’ultimo (B). Si giunge, infine, ad una forcella dove i due percorsi di uscita si riuniscono. Una breve balza (B) precede la conclusione del percorso attrezzato. Si discende inizialmente un breve gradino per poi guadagnare, mediante sentiero, la vicina croce di vetta del Monte Pietra Nera, 677 m2) A sinistra la catena compie un obliquo ascendente che si affronta con qualche metro piuttosto impegnativo (B/C). Seguono 2 metri verticali, dopo i quali si attraversa espostamente a sinistra (staffe per i piedi; B/C). Anche qui dobbiamo effettuare una scomoda manovra di sgancio-riaggancio dei moschettoni da una catena all’altra. Si supera l’ultima verticale sezione di parete utilizzando, oltre la catena, alcune provvidenziali staffe metalliche (B+). Si approda infine alla forcella di prima e quindi alla sommità. 3) Dopo il diedro fessura di III°, anziché prendere a destra la continuazione della ferrata, si continua diritto assecondando i bolli bianco-rossi. Si supera un breve gradino leggermente strapiombante (II°, spit), giungendo, poco sopra, in prossimità della fenditura che separa la lama rocciosa dal restante corpo della parete. Un esposto traverso a destra (B+) porta a confluire con il percorso n° 2 proprio nell’ultima verticale sezione di parete.

Per la discesa le possibilità sono due. 1) Si segue il sentiero che percorre la dorsale nord-occidentale giungendo in 15 minuti alla provinciale per Berzieri. Da qui, andando a destra, si fa ritorno allo spiazzo dove si è parcheggiato l’auto, appena dopo il bivio per Case Pietra Nera. 2) Si imbocca a sinistra un ripido sentiero che conduce alla sottostante sella tra il Monte Pietranera e il Monte Canate. Da qui si va a destra per carraia mettendo piede, poco dopo, nella provinciale per Berzieri.

 

 

 

 

 

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Pubblicato da su 25 marzo 2016 in Vie ferrate

 

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Via Ferrata Gerardo Sega

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Punto di partenza/arrivo: Avio (TN); parcheggio (305 m) in Valle dei Molini

Dislivello: 865 m (300 m ca. di ferrata)

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: parcheggio-Cascata Preafessa (1 h) ; Cascata Preafessa-attacco ferrata (45 min.) ; via ferrata-carraia quota 1170 m (1,30/1,45 h) ; carraia quota 1170 m-Madonna della Neve (45 min.) ; Madonna della Neve-parcheggio (1,20/1,30 h)

Difficoltà: EEA (media difficoltà/B)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Da Avio si segue la strada per il Monte Baldo entrando nella Valle dei Molini. Si abbandona l’auto in uno spiazzo a 305 m in prossimità di una curva a destra dopo circa 2,5 km dal paese.

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Descrizione dell’itinerario

Percorso attrezzato di notevole interesse paesaggistico e panoramico che si svolge in ambiente selvaggio e isolato. Le difficoltà tecniche sono ridotte, tuttavia il dislivello non trascurabile, l’esposizione accentuata di alcuni tratti e il fatto che la sezione più “tecnica” sia collocata nella parte terminale, ne fanno un itinerario da non prendere sottogamba.

Dal parcheggio a quota 305 m nella Valle dei Molini, si imbocca il sentiero 652 (cartelli) che procede in costante salita con diversi tornanti. La mulattiera, in seguito meno ripida, penetra progressivamente al centro della selvaggia valle del Torrente Aviana e conduce, dopo circa 1 h di cammino dal punto iniziale, ad un bivio in località Preafessa, 700 m. Si lascia a sinistra la continuazione del percorso n° 652 (da cui torneremo) per imboccare a destra un sentiero (n° 685) che attraversa inizialmente il Torrente Aviana (in questo tratto asciutto) per poi guadare un affluente dove è presente un doppio cavo metallico (uno per i piedi e l’altro per le mani: una sorta di “pont de singe”). Dopo il guado, svoltando a sinistra, si arriva alla base della grandiosa Cascata Preafessa. Seguiamo la traccia di avvicinamento alla ferrata che si sposta verso destra all’interno del bosco, prestando attenzione ai segnavia. Dopo un tratto in leggera salita, il sentiero attraversa un canale e conduce su una costa al di sotto del verticale spigolo sud/est del Corno Gallina. Si svolta a sinistra verso quest’ultimo, affrontando un ripido e faticoso strappo. Si va poi a destra contornando in discesa la base delle pareti (da questo punto fino alla fine della ferrata, si raccomanda di indossare il caschetto, difatti il rischio di caduta sassi è piuttosto elevato). Si attraversa un impluvio e, dopo l’aggiramento di uno spigolo, una cengia conduce all’interno del grandioso vallone dominato da un impressionante soffitto. In breve si giunge all’inizio della ferrata, il cui attacco vero e proprio è posto poco più in alto rispetto al punto in cui siamo.

Via Ferrata Gerardo Sega:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Si superano inizialmente alcune facili roccette non attrezzate puntando alla soprastante scaletta dove è collocato l’attacco della ferrata. La scala è sbalzata un po più in alto e all’infuori rispetto la nostra posizione, ma un piolo permette di accedervi senza grandi problemi (B). Dopo aver salito la scaletta, prima verticale e poi leggermente inclinata, è necessario affrontare una sezione caratterizzata da rocce rotte, terra e ghiaino, dove occorre prestare la massima attenzione a non smuovere sassi. Segue uno dei tratti più belli di tutto il percorso: un esposto traverso su stretta cengia-cornice, all’inizio abbastanza ampia, successivamente, nella parte centrale, più stretta e delicata. Questo tratto è tecnicamente facile (A/B) ma alquanto esposto. Sempre per cengia, si aggira uno spigolo e si continua con minore esposizione verso un canale-impluvio, già attraversato durante l’avvicinamento. Ci si tiene nella sponda destra affrontando una prima facile balza (A) cui fa seguito una paretina più tecnica (B). Un tratto di ripido sentiero con spostamento verso destra conduce alla base di un’altra paretina che si supera agevolmente (A+). In seguito la ferrata si sposta a destra contornando ripide pareti ed aggirando nuovamente lo spigolo di prima (quest’ultimo tratto è piuttosto delicato in quanto le rocce costringono a procedere sbalzati leggermente all’infuori; B+). Si continua ad attraversare per cengia, esattamente a perpendicolo rispetto l’esposta cornice iniziale. Poco dopo le attrezzature terminano, ma vista l’ampiezza della cengia, questo non costituisce un problema. Si transita sotto l’impressionante soffitto che caratterizza questa porzione di montagna e si procede per ripido sentierino giungendo su una costa (pulpito panoramico a destra). Una breve discesa e successiva risalita precedono un nuovo tratto attrezzato posto alla nostra sinistra. Si affronta un breve e ripido diedrino sfruttando un piolo per il piede sinistro (B) e dopo altre roccette attrezzate si giunge al libro per le firme. Seguono facili rocce assistite dal cavo che precedono un erto canale terroso con pietre mobili, la cui risalita, in caso di terreno bagnato, diviene assai faticosa e delicata. Si approda ad una selletta (pulpito panoramico a sinistra) e ci si sposta verso destra per ripido sentiero che conduce alla base dell’ultima e più interessante sezione di ferrata. Dopo un obliquo ascendente da destra a sinistra (A), si affronta una liscia paretina leggermente inclinata (B/C), cui fa seguito una sezione di parete più ripida ma agevole (ottimi appoggi per i piedi; B+). Con spostamento verso destra, si giunge alla base di un ripido e appigliato canale-diedro che si supera (B), affrontando poi un breve strapiombetto (B/C). Un’ultima salita su facili roccette e una breve e divertente placchetta (A+) precedono l’aerea cresta finale. Si attraversa una fenditura e si arriva al termine della ferrata.

Un tratto di sentiero all’interno del bosco conduce ad una carraia (quota 1170 m) che seguiamo a sinistra mantenendo lo stesso segnavia di prima (n° 685). Attraversando splendidi declivi prativi con notevoli visuali verso la cresta del Baldo e varcando una valletta, si giunge alla Chiesa della Madonna della Neve. Appena dopo troviamo un bivio: andiamo a sinistra scendendo per stradina asfaltata che in breve conduce nei pressi di una colonia. Si continua per carraia fino ad un bivio evidente (cartelli) da cui si imbocca a sinistra il sentiero n°652 diretto alla sottostante gola formata dal Torrente Aviana. L’ampia traccia continua all’interno di quest’ultima per poi scendere più ripidamente verso il sottostante fondovalle (dopo una fontana si ignora a destra un sentiero). Si ritorna infine al bivio con il percorso n°685 in località Preafessa, da cui si rientra al parcheggio seguendo a ritroso il tragitto effettuato all’andata.

 

 

 

 

 

 

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La Strada “Maria Longa” da Ramiola a Pietra Corva

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Punto di partenza/arrivo: Ramiola 153 m

Dislivello: 450 m ca (comprensivo di saliscendi) 

Durata complessiva: 3,30/3,45 h

Tempi parziali: Ramiola-Castello di Roccalanzona (1 h) ; Castello di Roccalanzona-Pietracorva (45 min/1 h) ; Pietracorva-Oratorio-Pagano-Ramiola (1,30 h)

Difficoltà: E (E+ la salita al Castello di Roccalanzona)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: marzo 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ramiola

map

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Stralci della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/44.7012/10.0416

Descrizione dell’itinerario

Magnifico percorso di crinale lungo una direttrice (la Via Maria Longa) che ha origini remote. I punti di maggiore interesse sono Il Castello di Roccalanzona, situato sopra un poggio di roccia ofiolitica e Pietracorva, sperone ofiolitico che precipita verso la valle del Dordone con una verticale parete.

Da Ramiola si imbocca Via Maria Lunga e si sale per ripida stradina asfaltata fino a quando sulla destra si stracca una carraia che seguiamo (cartelli). Il tracciato procede in costante e moderata salita tenendosi sul crinale collinare. Man mano che si guadagna quota, le visuali sulla sottostante Val Taro e il circondario di montagne sono sempre più vaste. Raggiunta la sommità del M. Bussareto  381 m, l’ampia traccia continua attraversando bellissimi prati per poi entrare nel bosco. Dopo un paio di tornanti, troviamo un primo bivio cui fa seguito un secondo, dove si lascia a sinistra una carraia in leggera discesa che conduce al nucleo di Pagano. Si continua seguendo la traccia di crinale, avvicinandosi progressivamente al poggio su cui sorgono i resti del Castello di Roccalanzona. Giunti alla base, si ignora a sinistra, temporaneamente, la continuazione della Via Maria Longa e a destra una carraia che conduce all’Oratorio di Roccalanzona. Imbocchiamo al centro un’ampia traccia che dopo una svolta a destra diviene più esile e procede in ripidissima salita in direzione delle rovine del castello. Dopo il primo ripido strappo, la pendenza si addolcisce per poi impennarsi nuovamente ormai in prossimità delle prime mura. Le contorniamo a sinistra penetrando all’interno delle rovine. Con attenzione ci dirigiamo verso la base della torre, passando a fianco di un caratteristico arco. Il maniero è citato per la prima volta in un documento del 1028 e, secoli dopo, passo in proprietà ai Rossi. In origine era provvisto di una chiesa, esistente ancora nel 1739 e poi demolita. Il materiale di recupero fu utilizzato per costruire l’oratorio che è disposto verso la valle del Dordone. Ritorniamo al trivio di prima e proseguiamo per la carraia (la Strada Maria Longa) che in leggera discesa, in versante Ceno, aggira il poggio del castello. Si giunge poco dopo ad un bivio, dove seguiamo la ripida carraia di destra che riporta sul crinale, esattamente alla base dei dirupi nord-occidentali del poggio su cui si erge la torre del castello. Da qui si diparte una ripida traccia che risale il pendio soprastante e conduce (evitando per ripidi canalini erbosi le balze rocciose e infine superando un breve gradino) ad un aereo ripiano sotto l’ultima porzione di roccia sopra la quale si innalzano le mura della torre (digressione sconsigliata per l’oggettiva pericolosità). Si continua per la carraia di crinale in leggera e moderata salita ammirando panorami vastissimi. Dopo una breve discesa, il tracciato riprende a salire con maggiore pendenza tenendosi quasi sempre sul filo del crinale. Un ultimo ripido strappo precede una piccola radura con tavolo e panche nei pressi della sommità di Pietracorva 543 m. Un sentiero conduce sul plateau sommitale che precipita verso nord-est con una verticale parete. Dalla cima, che ospita rare specie floreali, si ammira un panorama notevole. Il rientro a Ramiola avviene per il percorso effettuato all’andata. Mi permetto di suggerire un paio di digressioni: 1) Una volta ritornati alla base del poggio del Castello di Roccalanzona, imbocchiamo a sinistra una carraia (chiusa inizialmente da sbarra metallica) che in leggera discesa conduce in una magnifica radura dove è collocato l’Oratorio di Roccalanzona, ottimamente ristrutturato. 2) Giunti al bivio per Pagano, raggiungiamo in breve questa località, dove possiamo ammirare uno splendido esemplare di mandorlo e un oratorio del XVII secolo. In questo luogo fu scoperta una pietra con epigrafe a memoria del Giubileo del 1300.

 

 

 

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Lozzola-S.Bernardo-Groppi Neri

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Punto di partenza/arrivo: Lozzola 520 m

Dislivello: 550 m ca

Durata complessiva: 4,30/4,45 h

Tempi parziali: Lozzola-S.Bernardo (1,30/1,45 h) ; S.Bernardo-Groppi Neri-S.Bernardo (1,15/1,25 h) ; S.Bernardo-Castello-Lozzola (1,30 h)

Difficoltà: E

-EE la salita lungo la dorsale sud/est della quota 1031 m dei Groppi Neri 

Eventuale digressione su sperone roccioso che comporta un breve tratto di I°/I°+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: aprile 2015

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Ghiare di Berceto-Lozzola

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map (2)Stralci della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=13/44.5097/9.9112

La dorsale montuosa che divide la Val Cogena dalla Val Manubiola è di grande pregio ambientale e interesse paesaggistico. Non particolarmente frequentata, la zona offre notevoli possibilità escursionistiche: è possibile, infatti, realizzare splendidi anelli, oppure traversate, con punto di partenza e arrivo localizzati a Lozzola (come in questo caso), a Belforte o anche a Corchia. La situazione sentieristica (sarebbe più corretto parlare di globale valorizzazione della zona) lascia molto a desiderare. E ciò mi stupisce (in realtà non più di tanto!), soprattutto in relazione alla pretesa “rivalutazione” della montagna appenninica che da qualche tempo a questa parte sta diventando un vero e proprio tormentone, uno slogan e nient’altro. Riguardo l’area in questione, ho riscontrato una buona dose di imprecisioni, inesattezze e gravi “facilonerie” per quello che concerne sia il tracciato di alcuni sentieri (nel senso di discordanze tra il percorso effettivo sul terreno e quello segnato in alcune mappe) come anche l’individuazione delle diverse cime. A tal fine, vorrei dilungarmi sulle varie e interessanti sommità che caratterizzano l’area, sulle quali esiste una certa confusione. La dorsale Manubiola-Cogena consta delle seguenti cime, elencate da nord a sud: 1) Il Groppo delle Pietre 1289mimpercettibile sommità lambita dal sentiero 837 nel tratto Termine del Gatto-La Calà  2) Il Monte Binaghe 1159 mè attraversato dal sentiero 837 nel tratto La Calà-Groppi Neri 3) Il Groppo della Donnapresenta tre quote di cui la più elevata raggiunge i 1139 m e la si raggiunge con una breve deviazione dal sentiero 837. Interessante è una cima quotata 1078 m che si caratterizza per la sua forma aguzza e le ripide pareti di ofiolite che precipitano verso la Val Manubiola. Più spostate nel versante Cogena troviamo queste sommità: 4) Il Groppo o I Groppi Neri 1031 m: ammasso ofiolitico appartato, ma ben caratterizzato, situato ad ovest rispetto Il Groppo della Donna. Erroneamente identificato con quest’ultimo in alcune relazioni, è attraversato (eccetto la sommità) dal sentiero 837. 5) Un ampia sella separa I Groppi Neri dal Colle Museriri 1044m, tozza montagna che precipita verso sud-est con uno scosceso versante. La sommità è raggiungibile dalla menzionata sella destreggiandosi tra vegetazione invadente e risalti di ofiolite. 6) Il Colle Museriri degrada verso la Val Taro con pendii boscosi. Più in basso, in questo versante, troviamo i due Torrioni di Cumbratina. Il più elevato e imponente è di problematico accesso; il più piccolo invece si lascia raggiungere più facilmente, anche se richiede le dovute cautele. A tal fine si veda: https://appenninismo.wordpress.com/2015/11/24/val-taro-anello-delle-ofioliti/ . 7) Collocato nel fondovalle Cogena è Il Groppo delle Tassare 783 m, ammasso ofiolitico la cui base è lambita dal sentiero 833. Infine nel versante Manubiola troviamo le seguenti cime: 8) Il Groppo Maggio 967 m, montagna ofiolitica disposta nella sinistra orografica della Val Manubiola e che precipita verso quest’ultima con suggestive pareti e contrafforti rocciosi. La sommità la si raggiunge facilmente staccandosi dalla carraia contrassegnata n° 833A che dal passo La Calà conduce a S.Bernardo. 9) Il Groppo dell’Asino 1153 m, montagna prevalentemente boscosa che costituisce la sponda destra (orografica) della Val Manubiola. La sommità è attraversata dal sentiero n°835 che dal Passo La Calà conduce a Corchia.

Descrizione dell’itinerario

Lasciata l’auto nei pressi della chiesa di Lozzola, si segue una stradina asfaltata che dopo un tornante e alcune svolte conduce ad un bivio. Si va a destra, lasciando a sinistra una carrozzabile diretta alla frazione Castello (che visiteremo al ritorno), transitando in seguito sotto caratteristiche pareti di ofiolite. Si prosegue per la stradina fino ad un evidente bivio, ben riconoscibile per la presenza di un grosso masso ofiolitico con segnavia bianco-rosso (percorso n°837). Si abbandona l’asfalto e si imbocca a sinistra una carraia che procede in costante salita effettuando alcuni tornanti. Dopo aver aggirato una costa, si esce dal bosco (belle visuali sul Groppo di Gorro) giungendo in un’area caratterizzata da strane conformazioni ofiolitiche. Dopo un’eventuale perlustrazione, si continua per la carraia che presto rientra nel bosco. In seguito dobbiamo prestare attenzione al reperimento del giusto percorso: difatti, giunti nei pressi di un trivio, abbandoniamo la carraia per imboccare a sinistra un sentiero (segnavia molto poco visibile collocato a sinistra). La traccia procede il leggera salita all’interno di un magnifico ambiente boscoso e conduce nei pressi di alcuni suggestivi ruderi. Il sentiero si fa poi ben più marcato e dopo un tratto in moderata salita, inizia un lungo aggiramento a mezza costa delle pendici del boscoso Monte Minara. Dopo una svolta a sinistra, l’ampia traccia confluisce in uno sterrato che seguiamo a destra in leggera discesa transitando in seguito nei pressi di Casa Grassi (notevole esempio di ristrutturazione rispettosa dell’assetto originario). Un ultimo breve tratto di carraia in leggera salita conduce alle magnifiche radure dove è situata la chiesa di S.Bernardo 947 m (a destra dell’edificio troviamo un’iscrizione, affissa su un masso ofiolitico, che ricorda una battaglia tra partigiani e truppe tedesche avvenuta il 2 febbraio 1945). Dalla chiesa continuiamo per l’ampia carrareccia che dopo una breve discesa conduce ad un bivio. Andiamo a destra imboccando il sentiero n°837 diretto al Passo La Calà, ignorando la traccia contrassegnata 833A diretta a Moncucco Belforte che si stacca subito a destra. Il tracciato entra in seguito all’interno di un magnifico bosco e procede a mezza costa. Dopo aver aggirato la dorsale settentrionale della quota 1078 m del Groppo della Donna, si entra all’interno di una splendida valletta, certamente uno dei luoghi montani più interessanti di tutto l’Appennino parmense. Il sentiero continua in discesa conducendo nel centro della valle formata un rio (ambiente fiabesco), per poi risalire ripidamente lungo la sponda opposta. Poco dopo si esce dal bosco più o meno in prossimità della dorsale sud-est dei (o del) Groppi/o Neri. Possiamo raggiungerne la sommità continuando lungo il sentiero 837 che conduce ad un’ampia sella da cui si piega a sinistra verso la non lontana cima. In questa sede mi permetto di consigliare una salita fuori sentiero avendo come direttrice l’ampia dorsale sud-est (prima ghiaiosa e poi parzialmente rocciosa) che consente di gustare al meglio le peculiarità di questi luoghi. A tal fine, si abbandona il sentiero e ci si dirige a sinistra verso l’arrotondata dorsale che si risale ripidamente senza via obbligata. Presto si giunge in prossimità di alcuni risalti rocciosi che si aggirano o si superano (in caso ci si voglia cimentare con qualche passo d’arrampicata è necessario prestare la dovuta attenzione alla friabilità della roccia). Senza percorso obbligato si mette piede sulla bella ed esclusiva sommità dei Groppi Neri 1031 m, da cui si ammira un panorama grandioso. Scendiamo per il versante opposto aggirando a destra il risalto sommitale. Presto ci si ricongiunge con il sentiero n° 837 che effettuando alcune svolte conduce ad un’ ampia sella caratterizzata da piccoli gendarmi ofiolitici. Dalla sella mediante il sentiero n° 837 si fa ritorno a S.Bernardo, da cui si rientra a Lozzola per lo stesso percorso seguito in salita. Prima di terminare l’escursione consiglio una digressione: giunti al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, andiamo a destra seguendo una stradina asfaltata. Dopo un tratto a mezza costa si giunge nei pressi della frazione Castello, dominata da un caratteristico sperone ofiolitico con croce sommitale, ben visibile dal Lozzola. Come degno completamento di questo itinerario consiglio di raggiungerne la sommità. A tal fine, una volta giunti ad una cappella, si abbandona l’asfalto e si sale a sinistra seguendo una dorsale con massi di ofiolite. Dopo poco si giunge alla base del risalto sommitale: una placchetta di alcuni metri che si supera direttamente con difficoltà di I°/I°+. Dall’aerea sommità dello sperone si discende con attenzione la placca e si ritorna sui propri passi fino al bivio di prima e alla chiesa di Lozzola, punto di partenza di questa inusuale escursione.

 

 

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