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Archivio mensile:febbraio 2016

Il Monte Malpasso e i suoi laghi

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Punto di partenza/arrivo: strada asfaltata per Pratospilla

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4,00/4,15 h

Tempi parziali: strada per Pratospilla-Lago Verdarolo (40 min) ; Lago Verdarolo-Lago Scuro di Rigoso-Lago Verdarolo-bivio Lago Scaliccia (20 min) ; bivio Lago Scaliccia-Monte Malpasso (45 min/1 h) ; Monte Malpasso-Lago Palo (40 min) ; Lago Palo-Pratospilla-bivio Lago Scaliccia-Lago Verdarolo-strada per Pratospilla (1,15/1,30 h)

Difficoltà: E/E+ ; EE in presenza di tratti innevati e/o ghiacciati ; F in condizioni prettamente invernali

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo. In caso di neve e ghiaccio: picozza e ramponi

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Ranzano-Palanzano-Monchio-Trefiumi-Rimagna. Prima di Rigoso, si imbocca a destra una strada asfaltata in direzione Pratospilla e si parcheggia l’auto in corrispondenza di una carraia che si stacca a sinistra (cartello) poco dopo la località La Bastia.

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/44.3601/10.1240

Descrizione dell’itinerario

Interessante e insolito percorso che permette una conoscenza abbastanza approfondita dell’area del Monte Malpasso, 1715 m (la prima sommità della parte orientale del lungo crinale Parma/Massa). Di particolare interesse e fascino ambientale il Lago Scuro di Rigoso e il bellissimo Lago Palo.

Dalla strada per Pratospilla si segue un’ampia carraia contrassegnata n° 701 che procede inizialmente in leggera salita. Dopo una netta svolta a sinistra, la carrareccia diviene più ripida e compie successivamente un tornante verso destra. il percorso continua a guadagnare quota piuttosto ripidamente, conducendo infine ad un bivio su una costa. Qui si ignora a sinistra una carraia in salita e si prosegue per l’ampia traccia di destra. Dopo un tratto in leggera discesa, si giunge nei pressi di una piccola vasca di raccolta dell’acqua e si continua per mulattiera che svolta subito a sinistra. Nella successiva curva verso destra, si ignorano due tracce che si staccano a sinistra e si prosegue per il percorso principale. Dopo un’ultima non ripida salita, si giunge nei pressi del Lago Verdarolo, 1395 m. Dal paletto con cartelli si va a sinistra per ampia traccia, prima in leggera salita e poi in discesa, giungendo dopo pochi minuti al magnifico Lago Scuro di Rigoso, 1525 m. Piccolo e appartato, ospita alcuni tronchi fossili di abete bianco visibili nei periodi di secca. Si ritorna al paletto con cartelli nei pressi del Lago Verdarolo (chiuso nella sponda occidentale da una piccola diga eretta nel 1915) e si procede lungo il sentiero n°703 in direzione La Scaliccia. Dopo una breve discesa e successiva risalita, si contorna la sponda settentrionale del lago giungendo poco più avanti ad un area pic-nic con panche e tavolo. Si continua per l’ampia traccia che poco dopo conduce ad un bivio (paletto con cartelli) in località Lago Scaliccia, 1418 m. Dal bivio imbocchiamo a sinistra il sentiero 703B che inizialmente risale una poco accennata costa boscosa. Successivamente si sbuca in un’area di bosco rado e si continua a guadagnare quota lungo una traccia più marcata. Dopo alcune svolte si attraversa un ruscello e si avanza tenendosi sulla sinistra di quest’ultimo. Il sentiero riconduce poco dopo in prossimità del ruscello per poi svoltare bruscamente a sinistra. Seguendo con attenzione i segnavia sugli alberi, si procede in moderata salita per il soprastante pendio boscoso fino a quando, con una svolta a sinistra, si attraversa un altro ruscello. Valicato il dorso di una costa, la traccia scende a destra entrando in un’appartata valletta che si risale in direzione del vicini pendii nord-occidentali del Monte Malpasso. Giunti nella pietraia sottostante i canali che incidono questo versante della montagna, si piega a destra e si attraversa un’ultima macchia di bosco. L’evidente sentiero risale poi il soprastante ripido pendio erboso, tenendosi appena a sinistra del limite del bosco. Dopo un’ultima faticosa salita, si giunge ad una caratteristica forcella collocata su una dorsale secondaria che dal crinale degrada perpendicolarmente verso valle. Procediamo a sinistra lungo la dorsale ammirando notevoli visuali verso la sottostante Val Cedra. Poco prima del crinale, la traccia piega a sinistra iniziando un traverso ascendente su ripido pendio che potrebbe risultare delicato in caso di neve e ghiaccio. In breve si arriva alla panoramica Sella Canuti collocata tra la Cima Canuti (o Cime Canuti) a ovest e il vicino Monte Malpasso a est. Dalla selletta ci si dirige verso quest’ultimo alla cui sommità giungiamo dopo aver percorso un breve tratto di crinale. Dalla cima, da cui si ammira un grandioso panorama a 360°, ritorniamo sui nostri passi (prestando particolare attenzione al traverso scosceso) fino alla caratteristica forcella lungo la dorsale secondaria. Raggiuntala, si piega a sinistra (sentiero n° 703A) in direzione del ben visibile Lago Palo. Scendiamo inizialmente lungo un ripido canale (attenzione in caso di neve e/o ghiaccio) per poi piegare verso sinistra. Giunti nella sottostante pietraia, la traccia sembra perdersi: si deve puntare al vicino limite del bosco che si trova appena più in basso rispetto al punto in cui siamo. Tenendo il bosco alla nostra destra, pieghiamo a sinistra per traccia ora più marcata. In prossimità di un ruscello, svoltiamo decisamente a destra seguendo un ben evidente sentiero che poco dopo entra all’interno di un bellissimo bosco di faggi. In circa 10 minuti di cammino si raggiunge il Lago Palo, 1511 m, senza dubbio uno dei più suggestivi specchi d’acqua di tutto Appennino parmense. Di notevole interesse le verticali bancate di arenaria macigno che sovrastano ad est il lago, conferendogli un certo carattere alpestre. Si contorna a pelo d’acqua la sponda occidentale e si giunge ad un paletto con cartelli collocato nel limite settentrionale del lago. Il sentiero piega a sinistra penetrando all’interno di un bellissimo bosco che si attraversa inizialmente in piano. L’ottima traccia perde poi quota tagliando con numerosi tornanti una ripida sponda boscosa. Presto giungiamo nei pressi degli impianti di risalita provenienti dal vicino Pratospilla, mettendo piede sulla pista da sci. Scesi al vicino albergo e all’antistante grande parcheggio, si segue a destra un’ampia strada che effettua una curva a semicerchio. Poco più in basso si diparte sulla destra (paletto con cartelli) il sentiero n° 703 che imbocchiamo. La traccia procede in costante ma leggera salita attraversando due panoramiche pietraie. Dopo alcuni minuti, il sentiero riconduce al bivio con il percorso n° 703B in località Lago Scaliccia. Da qui percorriamo a ritroso il tragitto effettuato in salita fino alla strada per Pratospilla.

 

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Monte Polo: anello da Roccaferrara Inferiore

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Punto di partenza/arrivo: Roccaferrara Inferiore (La Villa) 848 m

Dislivello: 650 m ca.

Durata complessiva: 4,45/ 5 h 

Tempi parziali: La Villa-Graiana Castello (50 min-1 h) ; Graiana Castello- Maestà di Graiana (1 h) ; Maestà di Graiana-Monte Polo (45 min) ; Monte Polo-Monte Silara-bivio nei pressi del Passo Silara (40/45 min) ; bivio nei pressi del Passo Silara-Roccaferrara Superiore-La Villa (1,20 h)

Difficoltà: E (EE l’attraversamento del Monte Silara)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2016 (foto: novembre 2015)

Riferimento bibliografico:  Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare-S.P. 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara). Giunti a Graiana Villa, si devia a sinistra in direzione Roccaferrara e dopo diverse svolte e tornanti, si arriva in località La Villa o Roccaferrara Inferiore.

Immagine (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

Anello di grande interesse e suggestione in luoghi solitari e poco frequentati. Il raggiungimento della cima dell’ofiolitico Monte Silara è facoltativo, ma assolutamente consigliabile: un valore aggiunto all’interno di un itinerario di per sé completo.

Si parcheggia l’auto in prossimità delle ultime case della frazione La Villa (Roccaferrara Inferiore), prima che la strada asfaltata inizi a scendere. Si imbocca uno stradello selciato (cartello) che conduce alla chiesa e continua oltre divenendo carraia. Dopo una netta svolta a sinistra (fontana), dobbiamo abbandonare la carrareccia per imboccare un sentiero a destra (prestare attenzione ai segnavia). La traccia, affiancata in alcuni tratti da antichi muretti a secco, contorna ampi prati che offrono notevoli visuali verso l’Alta Val Parma. Poco dopo si giunge su una panoramica costa dove è ben evidente, nell’altro lato della valle, il poggio arenaceo su cui sorgeva il Castello di Graiana. Qui il sentiero piega decisamente a sinistra entrando nella spettacolare valletta formata del Rio Lombasina. Ci si avvicina progressivamente ad un bella parete di rocce stratificate (ben visibile anche dal fondovalle) e si entra in un magnifico bosco con grandi massi di arenaria bianca. La traccia procede per un tratto in piano (prestare attenzione ai segnavia), attraversando la base dei pendii ghiaiosi sottostanti la parete. Appena dopo il sentiero si impenna notevolmente per un breve tratto, continuando poi a mezza costa lungo ripidi fianchi boscosi. Si oltrepassa un primo solco franato, cui fa seguito un secondo più ampio (il percorso è stato di recente risistemato). La traccia entra successivamente in un magnifico e vario ambiente boschivo che si attraversa in piano o lieve salita, conducendo dopo un ripido strappo ad un’apertura panoramica. In seguito si deve attraversare una più ampia frana, poi un solco e, infine, un’ennesima sezione di pendio franato che si supera agevolmente seguendo il sentiero in questo tratto ritracciato. Una breve discesa conduce appena dopo nel letto del Rio Lombasina: lo si guada per poi risalire scomodamente la ripida e scoscesa sponda opposta al fine di recuperare la traccia franata (prestare molta attenzione in caso di terreno bagnato). Si continua comodamente per l’antica mulattiera, passando nei pressi di una costruzione diroccata, per poi sbucare in una carrareccia non lontani dalla frazione Graiana Castello, 965 m. Si segue la carraia a sinistra in moderata pendenza, tenendo al primo bivio la traccia di sinistra e penetrando progressivamente nella valletta del Rio Lombasina, già guadato in precedenza, che si varca per una seconda volta poco più in alto (spettacolari stratificazioni del Flysch del Monte Caio). La carraia sale ora verso ovest, per poi svoltare a destra e progredire verso nord. Giunti ad un bivio, si volta a destra assecondando i segnavia del percorso CAI n° 743 che sale ripidamente compiendo subito una netta curva a sinistra. Poi per ampia carraia si guadagna quota effettuando un tornante verso destra, giungendo poco dopo ad un bivio, collocato nei pressi di una curva a sinistra, dove è ben visibile l’ofiolitico sperone del Monte Maestà di Graiana. Continuiamo per la carraia principale (lasciandone un’altra a destra) che in costante salita, con notevoli visuali sulle suggestive pareti ofiolitiche, conduce sul crinale Parma/Baganza, in prossimità della Maestà di Graiana 1267 m. “Dominato dalla vetta ofiolitica omonima (1335 m), la Maestà è costituita da un’edicola votiva con immagine sacra a bassorilievo in marmo apuano e ricovero atto a dar riparo durante i temporali ai numerosi montanari che qui transitavano, per lavorare nei boschi e nei pascoli, per transito da Berceto a Corniglio” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Si continua per carraia che si abbandona poco dopo imboccando a sinistra il sentiero per il Monte Polo (segnavia bianco-rosso del percorso CAI n° 741 e cartello dell’Ippovia dell’Appennino). Si attraversa in salita una radura dirigendosi verso il tracciato del metanodotto, svoltando a destra prima di esso e procedendo per un tratto al suo fianco. La mulattiera piega poi a destra risalendo il pendio boscoso lontani dal metanodotto, nei pressi del quale si ritorna dopo una svolta verso sinistra. Il tracciato si sposta poi a destra svoltando appena dopo repentinamente a sinistra, guadagnando quota piuttosto ripidamente a destra della pista del metanodotto. Quando il sentiero si spegne in quest’ultima, spostandosi a destra si rinviene una traccia che sale in direzione del crinale. Raggiunto quest’ultimo, si segue giocoforza il tracciato del metanodotto verso la vicina sommità del Monte Barcone, 1415 m. Poco prima del culmine, il sentiero si sposta a sinistra nel versante Parma (panorama notevole), procedendo all’inizio in discesa, poi in piano e infine in ripida discesa. Poco dopo ci si ricongiunge con il tracciato di crinale che si segue raggiungendo dopo alcuni minuti la panoramica sommità del Monte Polo, 1419 m, certamente uno dei più grandiosi belvedere di tutta la Val Parma. Dalla cima si continua per la dorsale del monte in leggera discesa godendo di visuali straordinarie: guardando in basso, verso destra, è ben visibile il poggio ofiolitico del Monte Silara che attraverseremo. Dopo alcuni minuti è necessario prestare attenzione al sentiero (e con esso ai segnavia) che improvvisamente compie una brusca svolta a sinistra entrando all’interno del bosco. Si continua in discesa per l’ampia ed evidente traccia che si tiene a sinistra rispetto il tracciato del metanodotto con il quale inevitabilmente ci si ricongiunge. Si scende ripidamente e scomodamente per esso fino a mettere piede in uno spiazzo alla base Monte Silara (il cui attraversamento è classificabile EE). Qui abbandoniamo il sentiero segnato (che si sposta a destra per poi contornare con un’ampia curva verso sinistra il poggio ofiolitico) e procediamo in obliquo ascendente verso sinistra (nessuna traccia) all’interno di un ripido pendio boscoso. Se ne esce poco dopo alla base dei suggestivi risalti e spuntoni di roccia ofiolitica del monte. Possiamo scegliere il percorso che maggiormente ci aggrada, prestando attenzione, nel caso si voglia effettuare un qualche passo d’arrampicata, alla friabilità della roccia. L’ambiente è veramente magnifico e intatto: consiglio vivamente di gustarne le peculiarità senza fretta. Guadagnata la sommità del Monte Silara (1297 m), scendiamo per il versante opposto ammirando altre curiose conformazioni ofiolitiche. Senza percorso obbligato si rimette piede nel sentiero 743 che seguiamo a sinistra. Dopo una svolta verso destra, ormai in prossimità del Passo Silara, 1197 m (collocato alla nostra destra), giungiamo ad un bivio con cartelli. Si va a sinistra imboccando un ampia carraia in direzione Roccaferrara. Lo sterrato, dopo una netta svolta a sinistra, procede lungamente in costante e mai ripida discesa, conducendo in circa 30 minuti al nucleo rurale Case Madone (splendide radure con notevoli visuali verso il crinale Parma/Massa). La carraia procede in seguito in leggera salita (notevoli esemplari di antichi muretti a secco), per poi svoltare a sinistra aggirando una costa in parte rocciosa, ed entrando infine all’interno di una suggestiva gola caratterizzata da aspri pendii e spettacolari stratificazioni. Presto raggiungiamo il suo centro transitando sotto una “striscia” rocciosa dove scende una cascatella. Un ultimo tratto di mulattiera-carraia ci separa dal magnifico nucleo di Roccaferrara Superiore, 917 m. “Si tratta di uno dei più suggestivi borghi montani di tutto l’Appennino tosco-emiliano, costruito linearmente lungo una costa rocciosa ripida e percorso da una mulattiera selciata” (cfr. Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Attraversiamo tutto il borgo, passando più in basso sotto una caratteristica volta, continuando poi lungo lo stradello d’accesso che conduce in ripida discesa all’interno della valletta formata dal Rio Madon Grosso, dove si trova una fonte sulfurea. Si continua per stradello accessibile alle auto, il quale confluisce in una stradina asfaltata che dobbiamo seguire a sinistra in salita per fare ritorno alla frazione La Villa, punto di partenza della nostra escursione.

 

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Monte Maddalena: Sentiero Alpinistico Marina

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Punto di partenza/arrivo: Caionvico (BS) 150 m

Dislivello: 725 m ca

Durata complessiva: 4/4,15 h

Tempi parziali: Caionvico-attacco Sentiero Alpinistico Marina (20/25 min) ; Sentiero Alpinistico Marina-sentiero 1 (40 min/1 h) ; sentiero 1-sommità Monte Maddalena (1 h) ; Monte Maddalena-bivio sentiero 15 (40 min) ; sentiero 15- Grotta Tampa-sentiero 15-Caionvico (45 min)

Difficoltà: F (II°, passi di II°+ e uno di III°-) per il Sentiero Alpinistico Marina ; E (escursionistico) la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata ; alpinisti esperti posso intraprendere la salita senza l’ausilio di alcuna attrezzatura specifica

Ultima verifica: febbraio 2016

Percorso stradale: Brescia-S. Eufemia-Caionvico 

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=14/45.5350/10.2790

Descrizione dell’itinerario

Il Sentiero Alpinistico Marina, contrassegnato da frequenti e ben visibili segni di vernice rossa (bolli e frecce), si sviluppa lungo una successione di placchette e muretti, presentando difficoltà di II° e qualche isolato passo di II°+ III°-. Lungo la via non si trovano chiodi, ma considerando l’abbondanza di ancoraggi naturali offerti dallo splendido calcare lavorato da notevoli fenomeni di carsismo, nonché la facilità dei passaggi, non se ne sente la mancanza. Dopo la breve e facile arrampicata, è consigliabile il raggiungimento della sommità del Monte Maddalena, 875 m, che seppur molto antropizzato, offre, sapendole trovare, notevoli visuali panoramiche. Si sconsiglia vivamente di effettuare l’itinerario proposto nelle calde giornate estive e nei periodi di caccia.

Dal cimitero di Caionvico (collocato nella parte alta del paese), si imbocca una stradina che poco dopo diviene sterrata ed è affiancata da vigneti. Giunti ad un bivio (cartelli e indicazione per il sentiero alpinistico), si ignora a destra il percorso contrassegnato n° 15 (da cui torneremo) per seguire a sinistra un sentiero in direzione Casina Sella-Forte Garibaldi. Un breve tratto in leggera salita precede un altro bivio dove si svolta a destra (paletto con cartelli). Il sentiero, ottimamente contrassegnato da segni di vernice rossa, dopo un tratto in obliquo ascendente verso destra, compie una svolta a sinistra e sale ben ripido in direzione della ben visibile Croce di Caionvico. Prima di essa, ad un bivio, si continua a sinistra giungendo in breve all’attacco del Sentiero Alpinistico Marina (targhetta con foto incorniciata, scritta con l’indicazione “per alpinisti” e vasetto con piantina). Si scala una verticale e appigliata paretina a destra di una fessura (II°+) e si continua lungo facili rocce lasciando a destra una fessurina strapiombante. Fa seguito una successione di placche e muretti che si superano con divertente arrampicata (assecondando rigorosamente i bolli rossi occorre affrontare una breve placchetta che si supera con un passaggio, più che altro un movimento, di III°-). Giunti ad un cordone su clessidra, si traversa a destra in leggera esposizione e si continua scalando un’altra bella placca dotata di ottimi appigli (II°). Dopo una spaccatura orizzontale, il percorso si sposta verso destra presentando in sequenza un brevissimo traverso a destra, un verticale muretto (II°+) e una liscia placchetta fessurata (II°/II°+). Segue un tratto su roccette e sentiero che, con progressivo spostamento verso destra, conduce alla base dell’ultima balza. Si supera una bella placca sfruttando una rampa obliqua da destra a sinistra (II°). Un’ultima divertente placchetta (II°) conduce al termine delle difficoltà alpinistiche. I bolli rossi, dopo un tratto in cui si cammina su blocchi calcarei (notevoli fenomeni di carsismo), conducono all’interno di un rado bosco. La traccia avanza in leggera discesa immettendosi poco dopo nel sentiero n°1 che seguiamo a destra verso la sommità del Monte Maddalena. Il comodo e ben segnato sentiero oltrepassa un poggio e scende alla sottostante sella dove troviamo il bivio con il sentiero n° 15 (cartelli). Si continua lungo il percorso n° 1 e si risale la soprastante dorsale per poi spostarsi verso sinistra. Lasciata a sinistra una ripida scorciatoia, si piega a destra ritornando sulla dorsale, incontrando poco dopo un profondo pozzo (Bus de la Cavra). Un bellissimo e panoramico tratto di crinale orizzontale precede un bivio: proseguiamo diritto (andando a destra si raggiungerebbe ugualmente la sommità) e in ripida e faticosa salita si giunge ad uno stagno all’interno del bosco. Dopo un ulteriore e ripido strappo, si sbuca su una carrareccia che seguita a destra conduce ad un ristorante e alla strada asfaltata proveniente da Brescia. La sommità del Monte Maddalena è purtroppo molto antropizzata, non vi è una vera e propria cima da visitare. Chi desidera ammirare un notevole panorama può seguire, sulla destra del ristorante e a sinistra della soprastante stradina asfaltata, un sentiero con segni di vernice bianco-azzurri. Dopo una breve salita, si attraversa l’asfalto e si continua giungendo nei pressi di una costruzione diroccata. Oltre quest’ultima, si imbocca sulla destra un’ampia traccia che conduce ad un magnifico belvedere da cui si può ammirare un panorama grandioso. Per la discesa si segue a ritroso il percorso effettuato in salita fino al bivio con il sentiero 15 e lo si imbocca a sinistra. La traccia, dopo un tratto verso sinistra, inizia a scendere molto ripidamente (i segnavia sono piuttosto latitanti). Approdati all’interno del bosco, si svolta verso destra giungendo in prossimità di un pozzo cui fa seguito un bivio. Da qui è consigliabile una breve ma remunerativa digressione alla Grotta Tampa. Dal bivio si imbocca a destra un sentiero contrassegnato da segnavia bianco-azzurri che dopo un tratto all’interno del bosco esce all’aperto e attraversa un ghiaione. Lasciata a sinistra una traccia in discesa, ci si dirige molto ripidamente verso le soprastanti pareti dove troviamo la grotta formata da tre stanze su tre livelli. Ritornati al bivio di prima, si prosegue per il sentiero n° 15 in magnifico ambiente boscoso, continuando in seguito su carraia ormai in vista di Caionvico. Dopo alcune svolte, oltrepassiamo un cancello formato da due cavi d’acciaio e continuiamo per il sentiero affiancato a sinistra da una recinzione. In breve si ritorna al bivio iniziale e a Caionvico.

 

 

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2016 in Alpinismo, Escursionismo, Prealpi bresciane

 

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Da Capriglio a S.Matteo

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Punto di partenza/arrivo: Capriglio 1002 m

Dislivello: 680 m ca

Durata complessiva: 5,15/5,30 h

Tempi parziali: Capriglio-Corno di Caneto (1,20/1,30 h) ; Corno di Caneto-Costa del Dragolare (40 min) ; Costa del Dragolare-S.Matteo (45 min) ; S.Matteo-Monte Caio (45 min) ; Monte Caio-Capriglio (1,30/1,45 h)

Difficoltà: E

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: febbraio 2016

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio

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Stralcio della mappa dal sito: http://www.schiamontecaio.it/

Descrizione dell’itinerario

Il Monte Caio presenta due versanti assolutamente differenti a livello morfologico e paesaggistico. Quello settentrionale, più dolce, è caratterizzato da boschi e ampie radure (oltre che dalle piste da sci e gli impianti di risalita di Schia). Il versante meridionale, ben più selvaggio, è inciso da profonde valli delimitate da coste e spettacolari pareti con stratificazioni del Flysch. Recentemente è stato effettuato un eccellente lavoro di tracciatura e valorizzazione sentieristica: sono stati segnati nuovi percorsi e risegnati altri già esistenti. In questa sede propongo un’interessante e inusuale traversata che permette di gustare le peculiarità di entrambi i versanti di questa notevole montagna.

Dalla parte alta del paese di Capriglio, si prende la strada per Casagalvana e dopo qualche decina di metri la si abbandona per imboccare a destra (cartelli) una carraia contrassegnata n° 736. Si oltrepassa una casa e si giunge alla presa dell’acquedotto (segnavia). Poco dopo, ad un incrocio (edicola votiva), si continua diritto giungendo, dopo un tratto in moderata salita, in prossimità di ampi prati posti alla nostra sinistra. Si continua per la carraia (lasciandone un’altra a destra) che dopo una svolta verso sinistra conduce al vertice delle radure. l’ampia traccia entra poi nel bosco e dopo aver attraversato un ruscello compie una svolta verso destra. Dopo ulteriori svolte e un’ultima salita, si mette piede nella strada Capriglio-Casagalvana-Schia. Si va a sinistra per pochi metri e, in corrispondenza di un paletto in legno con segnavia bianco-rosso, si abbandona l’asfalto per continuare a destra lungo il percorso marcato n° 736. Si risale il pendio boscoso seguendo i segnavia che conducono su una costa (la traccia sul terreno è molto labile). Si piega a sinistra e si giunge nei pressi di una radura che si attraversa prendendo come punto di riferimento un segnavia bianco-rosso posto su un albero nella parte opposta. Il percorso continua verso destra all’interno del bosco: è necessario seguire attentamente i segnavia, in quanto le tracce sono quasi inesistenti. Si procede in leggera salita giungendo poco dopo nelle vicinanze della strada asfaltata che lasciamo a destra. I segnavia ci guidano invece a sinistra lungo un’ampia carraia che conduce ad uno stagno stagionale. Si continua a sinistra di quest’ultimo e si arriva in prossimità di una magnifica radura (cancello in legno). L’attraversiamo dapprima diritto e, dopo un segnavia, in salita verso destra, prendendo come punto di riferimento un segno bianco-rosso posto sul tronco di un albero nella parte alta della radura. Dal segnavia si continua a destra giungendo poco dopo a un bivio con cartelli nel margine sinistro di un’altra ampia e bellissima radura. La si attraversa a sinistra e, seguendo una traccia più marcata, si giunge in località Fonte del Biscione, 1240 m. Si continua attraversando in obliquo ascendente splendidi prati con viste notevoli sulla sottostate vallata e le montagne del reggiano. Prestando attenzione ai pochi segnavia presenti (nella parte alta puntare ad un paletto in legno con segno bianco-rosso), si giunge ad un bivio con cartelli sulla dorsale del monte (panorama grandioso). Si lascia a sinistra il sentiero n° 736 (diretto alla Croce del Cardinale Lalatta) per continuare a destra lungo il segnavia n° 734 in direzione del Corno di Caneto. L’ampia traccia compie presto una svolta verso sinistra entrando in un bosco di conifere di reimpianto. Dopo una svolta a destra, si esce all’aperto sulla panoramica dorsale che seguiamo per un tratto. La carraia si sposta poi a destra del crinale e procede in leggera salita. Il percorso, dopo alcune svolte e una breve discesa, conduce ad un bivio poco evidente nei pressi di un altro rimboschimento a conifere (nessun segnavia): delle due carraie prendere quella di sinistra all’interno del bosco di conifere. Se ci si sbaglia non è un problema, in quanto si arriva appena più in basso e a destra rispetto al bivio con cartelli cui si giungerebbe seguendo il percorso principale. Dal bivio si lascia a destra il sentiero n° 734A  e si continua per la mulattiera-carraia (contrassegnata n°734) che di radura in radura, in moderata salita con alcuni ripidi strappi, conduce ad una panoramica selletta di crinale non lontani dalla sommità del Corno di Caneto. Per raggiungerla occorre svoltare a sinistra e seguire un’ampia traccia che in 5 minuti conduce alla panoramica cima. Tornati alla selletta, si continua per il panoramico crinale in direzione della sommità denominata Costa Grande (ad un bivio con cartelli, nei pressi di un’area pic-nic, si lascia a destra il sentiero 737 proveniente da Schia). Si continua per la carraia di crinale dapprima in leggera discesa, per poi risalire verso Costa Grande, la cui cima è purtroppo molto deturpata. Oltrepassata la sommità, il sentiero 737, contrassegnato da segnavia piuttosto sbiaditi, si mantiene in prossimità del crinale. Dopo un balcone panoramico (vista mozzafiato sulle stratificazioni del Flysch del Monte Caio), la traccia scavalca un poggio e procede appena a destra del crinale, conducendo infine in località Costa del Dragolare, 1485 m. Inizia ora uno dei tratti di sentiero più spettacolari di tutto l’Appennino parmense. Dopo aver lasciato a destra il sentiero 732A, si attraversano in quota i verticali strati del Flysch che fanno da basamento alla vetta del Caio. Consiglio di gustare senza fretta questa sezione del percorso al fine di ammirare il grandioso panorama e le soprastanti friabili rocce. Giunti nel lato opposto, lasciamo a destra il sentiero per la cima del Caio e continuiamo per la carraia di crinale. In prossimità di una netta svolta a destra, l’abbandoniamo imboccando un più diretto sentierino che in ripidissima discesa (belle visuali sui sottostanti pendii del Flysch) riconduce nella carraia. La seguiamo dapprima in decisa salita e poi in leggera discesa (un’apertura nel bosco permette di ammirare le radure dove si trova l’Eremo di San Matteo). Poco dopo si giunge ad un bivio con cartelli: andiamo a sinistra imboccando una carraia che in costante discesa conduce in località S.Matteo, 1344 m. Collocato in un contesto ambientale di grande pregio, l’eremo fu certamente fondato prima del 1145, in quanto citato in un documento di quell’anno. Ebbe un’importanza strategica come punto di appoggio e di sosta per i pellegrini che percorrevano la Via dei Linari. “L’agronomo Bocchialini vi stabilì un’azienda ovina sperimentale, erigendo una stalla sul sito dell’antica chiesa e ricostruendo l’attuale oratorio nei primi decenni del Novecento” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Ritorniamo sui nostri passi fino al bivio con il sentiero per la cima del M. Caio (n° 732A). Lo imbocchiamo montando su una costa marnosa con affioramenti rocciosi. Dopo un risalto che il percorso segnato affronta direttamente (qualche facile roccetta, attenzione in caso di terreno bagnato), si giunge ad un bivio all’interno del bosco. Lasciamo a sinistra (cartello) il sentiero 737A proveniente da Agna e proseguiamo diritto per ripida traccia in direzione della vicina sommità del Caio. Presto si esce dal bosco e con un ultimo strappo si mette piede sui bellissimi prati che caratterizzano il pianoro sommitale del Monte Caio, 1580 m, alla cui cima, spostata alla nostra destra rispetto il punto in cui siamo, giungiamo in breve. “Un alto cippo in pietra ricorda l’agronomo Fabio Bocchialini che cadde ancor giovane sui campi di guerra nel 1915. La vetta consiste in un vasto altopiano inclinato, impostato sugli strati sommitali del Flysch” (Daniele Canossini: Le Valli di Parma e L’alta Lunigiana, l’Escursionista 2002). Dalla sommità si ripercorre la dorsale prativa seguendo l’evidente traccia che presto effettua una netta svolta verso destra. Dopo un breve tratto in discesa, si lascia a sinistra il sentiero 732 e si continua diritto, entrando all’interno di un buio bosco di conifere. Prestando attenzione ai segnavia, si attraversa il bosco in leggera discesa (con alcuni strappi un po più ripidi) e con una svolta verso destra si fa ritorno alla Costa del Dragolare, 1485 m. Seguiamo a ritroso il percorso effettuato all’andata, prestando attenzione al reperimento dei segnavia nel sentiero n° 736 che dalla dorsale del Corno di Caneto scende verso Capriglio.

 

 

 

 

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Il Monte Barigazzo da Pian dell’Arato

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Punto di partenza/arrivo: Pian dell’Arato 900 m

Dislivello: 384 m

Durata complessiva: 2,30/2,45 h

Tempi parziali: Pian dell’Arato-Monte Barigazzo (1/1,15 h) ; Monte Barigazzo-chiesa del Barigazzo-sella quota 1092 m (25/30 min) ; sella quota 1092 m-Pian dell’Arato (45 min/1 h)

Difficoltà: E+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Accesso stradale: Fornovo-Solignano. Prima di Valmozzola Stazione si imbocca la S.P. 42 della Valmozzola. Dopo aver oltrepassato Mormorola di Valmozzola, si continua in direzione di Varsi. Si attraversano le frazioni di Mariano e Maestri e si giunge, poco dopo quest’ultima, in località Pian dell’Arato 889 m

Ultima verifica: febbraio 2016

Immagine (FILEminimizer)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

 

Descrizione dell’itinerario

Breve ma remunerativa escursione in luoghi di notevole interesse paesaggistico e geologico. La salita al Barigazzo per la “diretta” è costantemente ripida e per le sue caratteristiche andrebbe intrapresa solo con terreno asciutto. La segnaletica è in parte precaria: segnavia sbiaditi e mal posizionati.

Da Pian dell’Arato, 900 m (tabella e cartello) imbocchiamo un’ampia traccia in leggera salita che conduce ad un bivio con cartelli. Andiamo a destra (segnavia 811c) seguendo una carraia che procede a mezza costa, ignorando a destra e a sinistra diramazioni secondarie. L’ampia traccia, dopo una breve salita, esce dal bosco ormai in vista dei calanchi sul cui dorso cammineremo. Giunti alla loro base, lasciamo a destra la carraia e imbocchiamo a sinistra un sentierino (cartello). Risaliamo ripidamente il soprastante pendio mettendo piede sullo stretto crinale dei citati calanchi che seguiamo a sinistra. Con attenzione avanziamo per la dorsale calancosa (in un tratto piuttosto esposta) e procediamo successivamente in ripida salita. Dopo una svolta a destra, il sentiero rientra nel bosco mantenendosi nei pressi di una poco accennata costa che costituisce, per un buon tratto, la nostra direttrice. Dopo un ripidissimo strappo all’interno del bosco, la traccia conduce nei pressi di un caratteristico spuntone roccioso: le rocce appartengono alla cosiddetta “Arenaria di Ranzano”. Lo si aggira a destra (segno bianco-rosso) traversando successivamente a sinistra sotto un becco strapiombante. Continuiamo per il ripido, e in alcuni tratti, poco evidente sentiero. Dopo una netta svolta a sinistra, la traccia risale un ripido prato (ometto) e poi rientra nel bosco. Ad un certo punto dobbiamo prestare attenzione ad una svolta a destra molto poco evidente (sbiadito segno rosso su un masso a destra). Il sentiero continua in ripida salita all’interno del bosco: lo seguiamo tenendo d’occhio i pochi e sbiaditi segnavia. Si esce successivamente all’aperto non lontani dalla sommità del Barigazzo. Ci troviamo su una caratteristica dorsale che come conformazione geologica ricorda quella delle famose creste collocate nel versante opposto della montagna. Risaliamo faticosamente la ripida dorsale (ometti), guadagnando in breve la panoramica cima, 1284 m, caratterizzata, oltre che dalla croce, da una monolitica stele. Dalla sommità seguiamo in discesa l’evidente sentiero che procede lungo la dorsale occidentale del monte costeggiando i dirupi che precipitano verso la Val Mozzola.  Poco dopo si attraversa una bellissima radura dove è situata la chiesa del Barigazzo nei cui pressi possiamo ammirare un notevole esemplare di faggio. Dalla chiesa ci si dirige verso il vicino rifugio e continuando oltre si giunge ad un selletta nella dorsale boscosa. Lasciamo a destra un sentiero in salita e imbocchiamo, sempre a destra, un’altra traccia che procede a mezza costa. Il sentiero, dopo un tratto in piano, compie una netta svolta verso sinistra conducendo su una dorsale che seguiamo in discesa. Dopo aver superato qualche ripido strappo, si giunge alla sella tra il M. Barigazzo e il M. Groppo, 1182 m. La sommità di quest’ultimo è raggiungibile con una breve digressione di 15/20 min. continuando per la dorsale, prima su sentiero e carraia, poi seguendo il crinale boscoso senza tracce. Dalla sella, 1092 m, imbocchiamo a sinistra (a destra se si proviene dal Monte Grosso) una ben marcata traccia che taglia a mezza costa il ripido pendio. Il sentiero attraversa successivamente un rimboschimento a conifere e dopo un paio di ripide svolte oltrepassa un rio. La traccia continua in leggera discesa e dopo aver attraversato una piccola frana e un altro rio, si allarga a carraia. La seguiamo compiendo una svolta a destra cui fa seguito un’altra verso sinistra. L’ampia traccia confluisce infine in una carraia (cartelli a destra) che seguiamo a sinistra. Dopo una breve discesa, facciamo ritorno al bivio iniziale e all’auto.

 

 

 

 

 

 

 

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