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Archivio mensile:gennaio 2016

I Groppi Rossi e il Monte Borgognone

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Punto di partenza/arrivo: Berceto/ponte sul Baganza 878 m

Dislivello: 540 m ca.

Durata complessiva: 4,45/5,15 h

Tempi parziali: ponte sul Baganza-Casa Montana di sotto (30/40 min) ; Casa Montana di sotto-Groppi Rossi (45 min) ; Groppi Rossi-sentiero 741 (30/40 min) ; sentiero 741-Groppo Albero-bivio sentiero 731 (30/35 min) ; bivio sentiero 731-Monte Borgognone e anticima est (40/45 min) ; Monte Borgognone-sentiero 731-Pian della Capanna (45 min/1 h) ; Pian della Capanna-Lago Bozzo-ponte sul Baganza (40 min)

Difficoltà: E+ 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2015

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Berceto-Poggio di Berceto-ponte sul Baganza 878 m

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Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto Casa Montana-sentiero n°741 è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di grandissimo interesse, un’autentico compendio delle peculiarità geologiche e ambientali dell’Alta Val Baganza. L’itinerario presenta, in diversi tratti, problemi di individuazione. In particolare risulta problematico il reperimento del giusto percorso nella sezione Casa Montana di sotto-cresta dei Groppi Rossi-sentiero 741Il rientro avviene per il sentiero n°731, anch’esso non particolarmente evidente e scarsamente segnato. Nel complesso si tratta di un itinerario avvincente e vario in luoghi isolati e solitari.

Dal ponte sul Torrente Baganza 878 m (parcheggiare l’auto appena prima del ponte), continuiamo per l’ampia carrareccia lasciando, ad un primo tornate, uno stradello a sinistra. La carraia, in moderata salita, compie poco dopo un secondo tornante a sinistra seguito da un terzo verso destra. Si continua per la sterrata giungendo in breve ad un bivio nei pressi di un altro tornante a sinistra: lasciamo a destra una carraia e proseguiamo per il percorso principale (segnavia bianco-rosso sbiadito). La carrareccia, ora cementata, prosegue in ripida salita compiendo un tornante verso destra. Dopo un tratto in costante salita, si giunge ad un altro bivio, dove lasciamo una diramazione a sinistra, per proseguire diritto. La carraia procede inizialmente in discesa con alcuni brevi saliscendi, e poi in leggera salita, conducendo ad un ulteriore bivio, dove si lascia a destra la carrareccia diretta al Lago Bozzo (segnavia bianco-rosso a destra), per continuare a sinistra lungo un’ampia traccia che subito si biforca (possiamo seguire entrambe le tracce poiché poco più in alto si riuniscono). Giungiamo, dopo alcuni minuti, alle splendide radure nei pressi di Casa Montana di sotto, 1088 m. Dalla baracca in lamiera (dietro la quale si trovano dei ruderi) con fonte-abbeveratoio, seguiamo a sinistra un’evidente e ampia traccia che poco dopo entra nel bosco. Giunti sotto la perpendicolare di una selletta, abbandoniamo la carraia (che continua in direzione del Monte Tesa) e risaliamo il pendio boscoso per labili tracce. Dalla selletta (rocce nere sulla sinistra) la continuazione del percorso non è immediata. Ci spostiamo a destra, contornando il margine destro di ampie radure. Dopo qualche decina di metri è necessario entrare verso destra all’interno del bosco, mettendo piede su un incavo di mulattiera poco marcata. In seguito la traccia diviene più evidente e l’assecondiamo con percorso a mezza costa. “Ci troviamo nel bacino di un affluente del Baganza dal nome rievocativo di Tabertasco, antica abbazia medievale oggi scomparsa, situata in qualche sito di queste vallate attorno ai Groppi Rossi (Daniele Canossini “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Si attraversa un primo rio che precede una costa boscosa, dove lasciamo un’ampia traccia a destra. Fa seguito un secondo e un terzo rio: dopo quest’ultimo, una volta giunti sull’ennesima costa boscosa, abbandoniamo la mulattiera (che continua in leggera discesa per poi perdersi definitivamente) per seguire il dorso della menzionata costa (cartello indicante i confini del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano). A fatica intercettiamo una labilissima traccia “contrassegnata” dai cartelli del parco e da quelli venatori. Dopo un tratto in piano, la costa diviene più ripida e anche poco marcata. In realtà l’orientamento non è complesso: è necessario raggiungere il soprastante crinaletto boscoso. Possiamo avanzare per il pendio assecondando i cartelli venatori, oppure seguire una quasi invisibile traccia che in obliquo verso destra conduce al menzionato crinaletto. Messo piede su di esso, lo seguiamo a sinistra (cartelli venatori) intercettando labili tracce. Dopo un tratto in salita, oltrepassiamo un poggio e seguiamo, sempre in salita, il margine sinistro di una radura con erba alta (alcune tracce di animali selvatici). Una breve discesa precede una selletta poco marcata all’interno del bosco, in prossimità dell’ofiolitica cresta dei Groppi Rossi. Dalla selletta si risale la soprastante dorsale boscosa uscendo in breve dalla vegetazione. Ci troviamo in una delle più suggestive aree di tutto l’Appennino parmense. Quasi nascosti e collocati in un contesto ambientale di rara bellezza, I Groppi Rossi sono una conformazione ofiolitica che si presenta come una dilungata cresta. La percorriamo, lasciando a destra diversi risalti e spuntoni, assecondando labili tracce. Messo piede sulla prima quota, continuiamo lungo la bellissima cresta godendo di visuali straordinarie. Dalla sommità principale dei Groppi Rossi 1280 m, si continua per la cresta pressoché orizzontale, e si inizia a scendere, seguendo un’evidente traccia, alla sottostante dorsale ofiolitica. Raggiuntola, la seguiamo fino ad una marcata selletta a quota 1255 m, crocevia di sentieri: si lascia a sinistra una traccia marcata proveniente dal Passo del Silara, e a destra un’altra meno evidente. Continuiamo diritto, appena a sinistra della dorsale, ora erbosa. Seguiamo un sentiero, all’inizio piuttosto labile, poi più marcato, che si sviluppa lungo radure e macchie di faggio. Si attraversa una prima radura dove il sentiero sembra perdersi (è necessario attraversare in quota intercettando uno poco evidente traccia nell’erba). Dopo una seconda e più ampia radura, il sentiero taglia a mezza costa pendii prativi con notevoli visuali sulla sottostante vallata. In breve si giunge ad un’altra selletta a quota 1305 m: lasciamo a sinistra un’ampia e inerbata traccia e proseguiamo diritto, imboccando un ripido sentierino che obliqua verso destra e conduce ad un’ampia radura che attraversiamo sempre in obliquo ascendente. Cercando di non smarrire il sentiero, attraversiamo un tratto di bosco dove la traccia risulta più marcata. Arrivati in un’altra ampia radura, dobbiamo prestare attenzione al reperimento del giusto percorso: è necessario attraversare in leggera salita la radura per labile traccia. Quando quest’ultima sembra perdersi, si sale verso sinistra puntando alla soprastante dorsale percorsa dal sentiero 741 proveniente dal Passo del Silara. Messo piede su di esso, lo seguiamo a destra: la traccia, ben contrassegnata, si mantiene nei pressi della dorsale spartiacque Parma/Baganza. Si attraversano ampie radure con belle visuali su entrambi i versanti e si scavalca la quasi impercettibile sommità del Groppo Albero, 1386 m. Successivamente, il sentiero inizia a scendere confluendo in una carraia che seguiamo a destra (fonte a sinistra). In breve giungiamo al bivio con il sentiero 731 (che percorreremo al ritorno) in località S.Giovanni (cancello e cartelli a destra). Continuiamo per la carraia che dopo una svolta verso sinistra scende ad un incrocio dove proseguiamo diritto,  imboccando un sentiero che taglia, in versante Parma, pendii prativi con ampie visuali sul Monte Caio. Una volta rientrati nel bosco, l’evidente traccia continua in direzione del vicino crinale. Dopo alcune svolte si arriva ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il sentiero (00), proveniente dal Passo del Cirone, e proseguiamo a destra, in salita, giungendo in breve ad una panoramica sella sul crinale Baganza/Magra. Il Monte Borgognone (stranamente “ignorato” dal sentiero 00) presenta due sommità completamente differenti l’una dall’altra: una cima principale, 1400 m, totalmente erbosa, e un’interessantissima anticima, 1375 m, che si caratterizza come una dilungata cresta che precipita, nel versante Parma, con ripidi pendii di rocce calcaree. Dalla sella di crinale raggiungiamo inizialmente la sommità principale del Borgognone. A tal fine, ci si sposta a destra e si risale la dorsale erbosa, sfruttando alcune tracce. Dopo un’ultima faticosa salita, si guadagna la bella e panoramica cima, caratterizzata dalla presenza di un cippo confinario del 1828. Si ritorna alla sella di crinale e si continua in direzione dell’anticima (poco dopo la sella, sulla sinistra, è presente un altro cippo confinario). La dorsale, dopo un tratto boscoso, diviene ben più stretta ed esposta. Superiamo un ripido risalto (attenzione) e giungiamo sulla bellissima ed orizzontale cresta, godendo di un panorama straordinario. Possiamo notare che la dorsale, nel versante Magra, è caratterizzata da ripidi prati; al contrario, nel versante Parma, precipita con friabili pareti di roccia calcarea. Rientriamo alla sella di crinale da cui, seguendo a ritroso il percorso fatto all’andata, ritorniamo al bivio con il percorso n° 731. Lo seguiamo a sinistra (cancello per il bestiame da scavalcare) mettendo piede su un’ampia carraia che prosegue in leggera discesa per poi risalire. Seguendo attentamente i segnavia, lasciamo a destra la carraia e andiamo a sinistra, in discesa, imboccando un’ampia traccia. Dopo l’attraversamento di una radura, il tracciato (che si restringe a mulattiera) svolta a sinistra contornando il margine destro di un’altra ampia radura. In prossimità di alcuni segni bianco-rossi sbiaditi, si svolta a destra procedendo per alcuni metri nel limite superiore di un magnifico pendio prativo. Poco dopo si piega a destra, continuando su sentiero evidente, per poi svoltare a sinistra su traccia non molto marcata, assecondando i segni di vernice fluorescente per le MTB. Si attraversa un ruscello svoltando poi a sinistra, procedendo in discesa lungo il pendio boscoso a destra del corso d’acqua. Poco più in basso si piega a destra e si attraversa in discesa una radura con macchie di bosco per sentiero evidente. La traccia svolta poco dopo a sinistra per poi effettuare un’ampia curva verso destra. Si oltrepassa un cancello per il bestiame e si rientra, poco più in basso, all’interno del bosco. Si ignora una traccia che si stacca a destra (e con essa i segnavia fluorescenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento) continuando per l’evidente sentiero che attraversa un solco franato. Poco dopo si guada un ruscello, sconvolto dall’alluvione del 2014, e si procede in leggera salita uscendo dal bosco in prossimità di ampie e bellissime radure. Le attraversiamo giungendo in breve ai ruderi di Pian della Capanna 1120 m: il luogo è bellissimo, ideale per un’eventuale sosta. Dai ruderi scendiamo a sinistra intercettando una labile traccia nell’erba. Dopo una svolta verso destra, il sentiero, ampio ed evidente, attraversa altre magnifiche radure. Seguendo poi un’ampia traccia all’interno del bosco, si scende al vicino Lago Bozzo, 1058 m, originato con grande probabilità da una frana. Contorniamo la sponda sinistra del lago e dopo una capanna-rifugio (proprietà privata), l’ampia carraia riconduce in circa 10 minuti di cammino al bivio per Casa Montana di sotto. Ripercorriamo a ritroso il percorso fatto all’andata fino al ponte sul Torrente Baganza e all’auto.

 

 

 

 

 

 

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Anello di Lalatta

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Punto di partenza/arrivo: Lalatta 847 m

Dislivello: 350 m ca

Durata complessiva: 3,00/3,30 h

Tempi parziali: Lalatta-Croce di Lalatta (30/45 min.) ; Croce-Casagalvana (40/45 min) ; Casagalvana-M. Guardia (1/1,20 h) ; M.Guardia-Lalatta (30 min)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: dicembre 2015, foto: aprile 2014

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Lagrimone-Capriglio-Lalatta del Cardinale

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Stralcio della mappa dal sito: http://www.wanderreitkarte.de/

Descrizione dell’itinerario

Interessante e vario anello su carraie e sentieri molto evidenti.

Si parcheggia l’auto nel piazzale sottostante gli edifici religiosi, nella parte bassa del paese di Lalatta. Dal parcheggio attraversiamo il borgo, confluendo in seguito nella provinciale proveniente da Capriglio. Nel lato opposto della strada imbocchiamo un’evidente e ampia carrareccia in salita (cartello con scritto “La Croce del Centenario 1894-1994”). Seguiamo la carraia che con netta svolta verso destra conduce ad un bivio sotto un dirupo: andiamo a destra (paletto in legno con segno di vernice blu), lasciando a sinistra un’altra carraia. L’ampia traccia compie in seguito una curva verso sinistra e prosegue fiancheggiata da bellissimi prati e panoramiche radure. In costante e moderata salita continuiamo per la carrareccia confluendo più in alto in una carraia trasversale (segni bianco-rossi) che seguiamo a sinistra. Un ultimo tratto all’interno del bosco ci separa dal crinale del monte a dall’ampio spiazzo dominato dalla Croce di Lalatta 1069 m. La grande croce di metallo alta 15 m, con basamento di 3 m, è stata realizzata nel 1994 in occasione del centenario della nomina del Beato Andrea Carlo Ferrari ad Arcivescovo di Milano. Dalla croce (cartelli) continuiamo verso nord/ovest per il sentiero 736 diretto alla soprastante dorsale di marne e arenarie che raggiungiamo dopo aver superato un ripidissimo canalino erboso-marnoso (tratto evitabile a destra seguendo la variante segnata 736B). Percorriamo la panoramica dorsale con viste mozzafiato verso la sottostante Val Cedra. Il sentiero di crinale, dopo una netta svolta a destra, confluisce in un’ampia carraia nei pressi di un tornante (poco prima si stacca a sinistra, in discesa, un evidente sentiero non segnato in direzione Caneto). Seguiamo la carrareccia a destra oltrepassando una recente frana e in costante discesa in direzione nord giungiamo ad un incrocio nei pressi di un’ampia depressione a pascolo (rimboschimento a conifere a sinistra). Proseguiamo diritto incontrando successivamente un altro (doppio) incrocio, non lontani dal borgo di Casagalvana situato alla nostra sinistra. Da qui è consigliabile una digressione verso quest’ultimo che con i suoi 1079 m risulta uno dei paesi più alti dell’intero Appennino parmense (interessante la fontana che troviamo a sinistra prima di entrare nel borgo). Ritornati all’incrocio, continuiamo lungo la carraia principale incontrando dopo cento metri circa un’ampia traccia che si stracca a sinistra. Quest’ultima conduce dei pressi del vecchio cimitero di Casagalvana (alcuni ruderi), dove sorgeva la chiesa di San Michele. La carrareccia, in costante discesa, riconduce nella strada provinciale proveniente da Capriglio che attraversiamo imboccando un’ampia traccia che avanza lungo il dorso di un poco accennato crinale. Seguiamo il sentiero lasciando alcune sue diramazioni a destra, restando costantemente nei pressi del crinale. La traccia piega successivamente a destra e poco dopo a sinistra, conducendo ad un bivio evidente: qui ignoriamo un’ampia traccia a destra (diretta a Lalatta) e andiamo a sinistra seguendo un marcato sentiero (bollo di vernice gialla). L’evidente traccia (che in seguito si allarga a carraia) compie una svolta verso destra e procede in piano e a saliscendi, mantenendosi nei pressi della dorsale. Dopo una netta svolta a destra, confluiamo in un’altra carrareccia nei pressi di una bella maestà. Seguiamo la carraia (rovinata dal passaggio di fuoristrada e moto) a sinistra, in moderata salita. La carrareccia segue il margine sinistro di bellissimi prati con laghetto sottostante e, procedendo in costante salita, conduce al margine estremo dei campi sotto un poggio boscoso. Possiamo raggiungere la sommità di quest’ultimo imboccando a destra, ad un bivio, un’ampia traccia con sbarra metallica. Oppure aggirare il dosso seguendo il sentiero di sinistra a mezza costa. Dalla sommità del poggio scendiamo lungo una labile traccia che svoltando a sinistra confluisce nel menzionato sentiero che procede a mezza costa. Continuiamo a destra per l’evidente e ampia traccia di crinale, passando a fianco di un traliccio elettrico e ignorando traccie che si staccano a sinistra e a destra. Dopo un’ultimo tratto in discesa caratterizzato da alcune stratificazioni arenacee, confluiamo in un’ampia carraia (che seguiremo a destra) non lontani dal Monte Guardia 979 m. Possiamo raggiungere la boscosa sommità di quest’ultimo seguendo verso sinistra la carraia in salita. Giunti nei pressi della dorsale, abbandoniamo la carraia e ci dirigiamo verso la cima, intercettando una ripida traccia. Ritornati al bivio di prima, si continua per l’evidente carraia in leggera discesa (in caso non si voglia raggiungere la sommità del Monte Guardia, una volta confluiti nell’ampia carraia, si piega subito a destra). Dopo un breve tratto in lieve salita, giungiamo ad un colletto e procediamo per l’evidente carrareccia, ignorando tracce secondarie. Un’ ultima discesa all’interno del bosco precede la frazione Galgheto, circondata da ampi prati. Per stradina asfaltata, prima in discesa e poi in salita (ad un bivio, nei pressi di una casa, si svolta destra), si fa ritorno a Lalatta e al piazzale dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

 

 

 

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