Monte Cervellino: anello da Graiana Chiesa

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Punto di partenza/arrivo: Graiana Chiesa, 850 m

Dislivello: 680 m

Durata complessiva: 4/4,30 h

Tempi parziali: Graiana Chiesa-Casalina (1 h) ; Casalina-Monte Cervellino (1,15/1,30 h) ; Monte Cervellino-Graiana Castello-Graiana Chiesa (1,45/2 h)

Difficoltà: E+/EE  

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-S.P. 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara) che conduce a Graiana Villa, dove si volta a destra per stretta carrozzabile asfaltata. Dopo alcune curve e tornanti, si giunge a Graiana Chiesa e si prosegue in direzione di Graiana Castello. Appena dopo la prima netta svolta a sinistra, sulla destra si stacca una carraia: questo è il nostro punto di partenza. E’ tuttavia consigliabile parcheggiare l’auto appena più avanti in uno spiazzo sulla sinistra della carreggiata

mapwww.openstreetmap.org Il tracciato evidenziato in giallo, nei tratti Graiana Chiesa-crinale Parma/Baganza e Bocca Spiaggi-percorso n° 743, è puramente indicativo

 

Descrizione dell’itinerario 

Notevole escursione in luoghi di particolare preziosità ambientale e storica. L’anello si svolge su antiche tracce di una certa rilevanza per i valligiani, in particolare la mulattiera che unisce Graiana Chiesa a Casalina. Di difficile reperibilità è il percorso che dai pressi di Bocca Spiaggi scende verso sud per poi volgere in direzione ovest alla volta dei declivi sottostati l’ofiolitico Monte Maestà di Graiana. 

Ci si incammina per la carraia raggiungendo presto il margine di un campo con tracce secondarie che si staccano a sinistra. Si prosegue diritto incominciando a guadagnare quota per l’antico percorso delimitato da interessanti esemplari di muretti a secco. Approdati poco dopo su una costa con incrocio, si prosegue diritto. Raggiunto il fondo di una valletta, si tralascia una carraia che si stacca a sinistra. Dopo una salita, si aggira un’altra costa oltre la quale si trascura a sinistra un percorso. Si prosegue diritto per bella mulattiera affiancata da notevoli esemplari di muretti a secco, penetrando in un’altra valletta formata da un rio sconvolto da alluvioni. Varcato il corso d’acqua, si rinviene la continuazione del tracciato che si restringe, nella breve sezione successiva, a sentiero. Dopo una salita per bella mulattiera, si giunge in corrispondenza del margine superiore di un’ampia radura da cui si nota una casa isolata sovrastata da un dirupo: si tratta di Casalina, località che dovremo raggiungere. Assecondando la vecchia mulattiera delimitata da muretti a secco, si contorna il margine sinistro della radura. Al bivio che si presenta nelle vicinanze del limite inferiore del prato, si continua per il tracciato di destra che scende ripido nella sponda destra orografica della valletta formata dal Rio di Graiana. Volgendo successivamente a sinistra, si attraversa mediante passerella una sezione in cui il percorso è franato, per poi calarsi nel letto del corso d’acqua sconvolto da alluvioni. Guadatolo, si prosegue per il bel sentiero che, progredendo in salita, riconduce all’interno del bosco. Dopo una curva a sinistra, si vira bruscamente a destra onde assecondare una costa boscosa, continuando poi per l’ottima traccia che guadagna quota in direzione di Casalina. Usciti dal bosco, si risalgono in obliquo verso destra i prati sottostanti la menzionata località, fino ad inserirsi nello stradello d’accesso nei pressi della bella e isolata casa, 988 m, collocata in splendida posizione e circondata da una curiosa collezione di carri militari. Assecondando la carraia d’accesso, si procede inizialmente in salita e successivamente in discesa (notevoli visuali panoramiche), per poi effettuare una netta svolta a sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Poco più avanti ci si immette in una carrareccia, proveniente da Braia, che si segue a sinistra ignorando subito un’ampia traccia chiusa da un cancello che si stacca a destra. Si avanza in costante ma non ripida salita (più in alto si trascura una carraia a sinistra), penetrando, in circa dieci minuti di cammino, nella valle, anch’essa sconvolta da frane e alluvioni, formata dal Rio di Vestana. Si attraversa quest’ultimo e si continua a guadagnare quota per ampia carraia (una traccia che si stacca a destra va ignorata). Più avanti si effettuano alcune svolte progredendo in salita più sostenuta, fino a compiere un tornante sinistrorso mediante il quale si cambia direzione. Dopo un tratto in cui si ascende con andamento verso W, si giunge in prossimità di un magnifico e ampio pianoro prativo, 1186 m, non lontani da Casa del Monte. Ignorata a destra una carraia chiusa da un cancello, si prosegue a sinistra per bella mulattiera che contorna il limite sinistro della radura. Procedendo in leggera discesa, si effettua poco dopo una netta svolta a destra penetrando nuovamente nella valletta del Rio di Vestana. Si avanza per un breve tratto al sommo della sponda sinistra orografica (parzialmente franata) di quest’ultimo, per poi varcarlo. Appena dopo si approda in un ripiano dove il sentiero sembra perdersi: si deve piegare a destra individuando una labile traccia che procede in piano/falsopiano parallelamente al corso d’acqua. Si continua in questa direzione fino a quando il tracciato piega a destra: proprio in questo punto, guardando verso il pendio boscoso alla nostra sinistra, dovremmo individuare un solco. Si piega quindi a sinistra rinvenendo una traccia che poco più in alto si immette in un incavo di mulattiera. Avanzando per un tratto parallelamente al menzionato fosso, si volge poi a sinistra attraversando una piazzola di carbonaia. Si procede diritto per pochi metri svoltando successivamente a destra, cercando di individuare l’incavo della mulattiera in questa sezione poco visibile. Poco più avanti si sbuca in una radura dove ci si innesta in un più marcato sentiero che si segue a destra, passando inizialmente nei pressi di un’altra piazzola di carbonaia. Si procede in leggera salita all’interno di un basso bosco, svoltando poi a sinistra e confluendo in un’ampia mulattiera. La si asseconda a destra compiendo successivamente alcune svolte, approdando più in alto in un ripiano boscoso con alberi a terra. Lo si attraversa interamente recuperando al suo termine la prosecuzione del tracciato. Dopo aver varcato per un paio di volte un ruscello, si incontra sulla sinistra una fontana. Assecondando la mulattiera, ben incavata nel terreno, si effettuano altre curve che precedono una netta svolta a sinistra. Oltre quest’ultima si aggira, mediante curva a destra, un poco accennata costa boscosa, incontrando qui un bivio dove occorre prendere il tracciato di destra, ignorando a sinistra un più evidente percorso. Dopo una breve salita per vaga traccia, ci si immette in un marcato sentiero trasversale (cartello di latta dell’ippovia e segnavia bianchi) che si segue a sinistra. Avanzando in piano/leggera salita, si sbuca poco dopo in una radura che si attraversa quasi interamente, per poi piegare a destra proseguendo in salita all’interno del bosco (altri segnavia bianchi). Dopo un breve ma ripido strappo, si prosegue per radura arbustiva assecondando una traccia abbastanza evidente. Ci si sposta poi a sinistra affrontando un’altra ripida salita, individuando ulteriori segnavia che indicano la giusta direzione. Una svolta a sinistra e un’ascesa all’interno del bosco permettono di guadagnare il crinale Parma/Baganza a poca distanza dagli impianti del metanodotto. Immessosi qui nel sentiero n° 741, lo si segue a destra verso la sommità del Monte Cervellino. Oltre gli impianti, si presenta un bivio dove si piega nettamente a sinistra per traccia inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si riprende a salire ignorando un ripido sentiero che si stacca a destra. Si prosegue in obliquo ascendente per insolcata traccia che sfrutta una venatura arenacea. Più in alto si piega repentinamente a destra procedendo per un breve tratto in piano, per poi volgere a sinistra onde portarsi nei pressi della dorsale spartiacque. Si sale appena a destra di quest’ultima assecondando una rampa di rocce arenacee, fino ad approdare su una panoramica anticima che costituisce il sommo di un dirupo digradante in versante Parma. Si scende per pochi metri incontrando subito un bivio dove si prende la traccia di destra. Dopo un’ultima salita in cui si asseconda un’altra stratificazione arenacea, si raggiunge la croce di vetta del Monte Cervellino1492 m, da cui si ammira un notevole panorama sui monti della Val Parma. Dalla sommità si ritorna sui propri passi fino allo sbocco della mulattiera percorsa in salita. Trascuratala, si continua lungo la dorsale sfregiata dal metanodotto salendo per un breve tratto e svoltando a sinistra. Raggiunta un’ampia sella a quota 1408 m (qui il sentiero n° 741 abbandona il crinale divisorio scendendo a destra), si prosegue per la dorsale spartiacque in direzione di un poggetto boscoso, ben visibile dalla cima del Cervellino, denominato Bocca Spiaggi. Procedendo a saliscendi ci si porta a ridosso di quest’ultimo, abbandonando la pista del metanodotto nel punto in cui essa volge a destra e scende ripida verso SW. Noi invece continuiamo diritto penetrando nel bosco, assecondando un incavo di mulattiera che perde quota compiendo delle piccole svolte. Appena dopo una netta curva a sinistra, si esce in un pendio prativo che si attraversa e discende puntando alla fascia boscosa che si ha di fronte. Penetrati in essa, se ne esce poco dopo in corrispondenza di un poggio erboso di straordinaria bellezza, certamente uno dei più suggestivi belvedere di tutta la Val Parma. Da questo punto – e per un tratto rilevante – dovremo faticare non poco al fine di reperire il giusto percorso. Abbandonato il più invitante sentiero che si sposta a sinistra, si incomincia a scendere verso sud lungo un pendio erboso/cespuglioso in cui è necessario scegliere il passaggio migliore, seguendo di tanto in tanto quelle che potrebbero sembrare delle tracce lasciate da animali selvatici. Il pendio in questione è delimitato a destra da un dirupo di rocce e massi di arenaria bianca: noi dobbiamo discendere tutta la sezione più ripida portandosi un po’ più in basso e a sinistra rispetto il limite inferiore del menzionato dirupo. Si scende scomodamente per il pendio sforzandosi di intravedere più in basso una traccia orizzontale di difficilissima reperibilità, soprattutto nella stagione estiva. Discesa la sezione più ripida, si insiste ulteriormente nella stessa direzione passando a fianco di alcuni arbusti, fino a rinvenire la già menzionata traccia che va seguita a destra. Procedendo tra vegetazione invadente, si avanza in direzione W per sentierino esiguo che poco dopo sembra perdersi del tutto. Si volge a sinistra dirigendosi verso un albero oltre il quale si dovrebbe scorgere un’area ricoperta da felci. Virando a destra si attraversa più o meno scomodamente l’area in questione, penetrando successivamente nel bosco. Si avanza per sentiero leggermente più incavato procedendo dapprima in salita, poi in piano/falsopiano. Sbucati in un’ampia radura arbustiva (poco prima di quest’ultima, ad un bivio poco evidente, si continua diritto/destra), la si attraversa in lieve salita per vaga traccia, cercando poco più avanti di rinvenire i solchi di una vecchia carraia trasversale, ormai quasi invisibile in quanto inglobata dall’erba. Trovata quest’ultima, la si asseconda a sinistra in discesa, penetrando poco più in basso nel bosco. Qui ci si immette in un’ampia traccia (a sinistra si nota una piazzola con presa dell’acquedotto) che si segue a destra incontrando un’area recentemente disboscata. Si esce infine dal bosco approdando in splendidi declivi cosparsi di massi alla base del magnifico sperone ofiolitico del Monte Maestà di Graiana. Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali in fatto di bellezza e suggestione. La carraia su cui stiamo camminando confluisce infine in un’altra carrareccia, contrassegnata CAI n° 743, che si segue a sinistra in discesa. Si effettua inizialmente un ripido tornante sinistrorso, raggiungendo poco più avanti un bivio dove si prende la traccia di sinistra (segnavia). In ripida discesa e con alcuni tornanti, si confluisce più in basso in un’altra carraia che si segue a sinistra. Si perde quota sulla destra di una costa, fino ad aggirarla mediante netta svolta a sinistra. Dopo una discesa in direzione E/NE affiancati a sinistra da interessanti stratificazioni del Flysch, si guada il suggestivo Rio Lombasina. Si continua a perdere quota per carraia lungo la sponda sinistra orografica della valle formata da quest’ultimo, raggiungendo più in basso un bivio da cui si prosegue a destra. Poco prima del nucleo di Graiana Castello962 m, si incontra un bivio (indicazioni) da cui si stacca a destra un percorso (CAI n° 743) diretto a Roccaferrara Inferiore. Dopo essere transitati in mezzo a due belle case ristrutturate, si approda in un piazzaletto ai piedi del poggio dove si sorgeva l’antico castello di Graiana. Da qui è altamente consigliabile una breve ma remunerativa digressione. Dal piazzale si prosegue diritto per traccia evidente che compie subito una netta svolta a sinistra effettuando poi un giro a semicerchio. Guadagnata la sommità del poggio arenaceo, si ammira una notevole visuale dell’ofiolitico Monte Maestà di Graiana dalla caratteristica forma triangolare. Ritornati al piazzale antistante le due case in sasso, si attraversa tutto il paese di Graiana Castello fino al suo termine (poco prima si nota un cippo con bassorilievo in marmo). Seguendo la strada d’accesso si ritorna in circa dieci minuti di cammino al punto iniziale dell’escursione. 

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