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Monte Cervellino: anello da Graiana Chiesa

06 Nov

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Punto di partenza/arrivo: Graiana Chiesa 850 m

Dislivello: 680 m

Durata complessiva: 4-4,30 h

Tempi parziali: Graiana Chiesa-Casalina (1 h) ; Casalina-Monte Cervellino (1,15-1,30 h) ; Monte Cervellino-Graiana Castello-Graiana Chiesa (1,45/2 h)

Difficoltà: E+/EE  

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-S.P. 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara) che conduce Graiana Villa, dove si svolta a destra per stretta carrozzabile asfaltata. Dopo alcune curve e tornanti, si giunge a Graiana Chiesa e si prosegue in direzione di Graiana Castello. Appena dopo la prima netta svolta a sinistra, sulla destra si stacca una carraia: questo è il nostro punto di partenza. E’ tuttavia consigliabile parcheggiare l’auto appena più avanti in uno spiazzo sulla sinistra della carreggiata.

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org Il tracciato evidenziato in giallo, nei tratti Graiana Chiesa-crinale Parma/Baganza e Bocca Spiaggi-percorso n° 743, è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Notevole percorso in luoghi di particolare interesse e suggestione. In più tratti vi sono rilevanti problemi di orientamento, dovuti alla nulla frequentazione escursionistica (aspetto che caratterizza tutta la dorsale Parma/Baganza) e alla presenza di frane che, anche se piccole, ostacolano il tracciato. Ciononostante l’escursione proposta è una delle più avvincenti di tutta la Val Parma, se non dell’intero Appennino parmense. Durante il tragitto si cammina su antiche tracce, un tempo di una certa rilevanza (la mulattiera iniziale con grande probabilità rappresenta l’antico percorso che un tempo collegava Graiana ChiesaBraia) e oggi totalmente dimenticate. E’ possibile percepire sensazioni e stati affettivi che pochi altri luoghi sono in grado di offrire. Consiglio vivamente a quei pochi interessati a questo tipo di itinerari di armarsi di santa pazienza, poiché non è assolutamente scontato il reperire il giusto sentiero, questo sia nella sezione Graiana Chiesa-Casalina, quanto nella discesa dopo Bocca Spiaggi, dove ci sarà richiesto di intuire, più che vedere concretamente, una quasi invisibile traccia. Detto questo, vorrei anche anche affermare che, almeno per il sottoscritto, l’andare per monti è ricerca, dove l’intuito svolge un ruolo fondamentale. In riferimento a ciò, ritengo necessario fare una considerazione che vale per questo, come per altri itinerari che ho relazionato e relazionerò: non uso il navigatore satellitare e mai lo utilizzerò, in quanto non sopporterei di farmi guidare da un aggeggio elettronico nel reperimento del giusto percorso. Ciò che deve guidarmi è il mio “occhio”, ossia la mia capacità di “lettura” dell’itinerario nel luogo in cui mi trovo, normalmente sulla base di una relazione scritta o di una mappa. Ripeto, l’andare in montagna, oltre ad esprimere per il sottoscritto un particolare modo d’essere, contiene quella fondamentale dimensione di ricerca, da intendersi non solo a livello pratico (il percorso da cercare poiché non evidente o del tutto assente) ma esistenziale. Solo così il frequentare le montagne, sempre animati da sana curiosità e imprescindibile umiltà, è costruttivo, “ricreativo”, evolutivo.

Ci si incammina lungo la carraia incontrando appena dopo, nei pressi di un campo, un bivio. Si prosegue diritto, ignorando a sinistra un paio di tracce ed incominciando a guadagnare quota lungo l’antico percorso (sulla sinistra possiamo notare interessanti esemplari di muretti a secco). Poco dopo si perviene su una costa dove si prosegue diritto ignorando a sinistra una traccia in salita e a destra un’altra in discesa. Si penetra poi in una prima valletta in cui si attraversa un solco, contornando appena dopo il margine inferiore di un’area di recente disboscata e tralasciando una carraia di esbosco che si stacca a sinistra. Dopo una salita si aggira un’altra costa, oltre la quale si abbandona a sinistra la continuazione dell’ampia traccia su cui stiamo camminando (purtroppo in questo tratto i mezzi di esbosco hanno rovinato l’antico tracciato). Si prosegue diritto per bella mulattiera piuttosto inerbita, penetrando in questo modo in un’altra valletta formata da un rio sconvolto dall’alluvione del 2014 (notevoli esemplari di muretti a secco alla nostra sinistra). Si mette piede sul letto del menzionato rio rinvenendo, nel lato opposto, due labili tracce e imboccata quella di sinistra si attraversa inizialmente una fascia di vegetazione molto invadente. Appena dopo il sentiero si allarga e procede in salita conducendo nei pressi di una panoramica radura. Dal limite superiore di quest’ultima, guardando di fronte a noi, si nota una casa isolata sovrastata da un dirupo: si tratta di Casalina, località che dovremo raggiungere. Anziché scendere per la radura, consiglio di continuare a seguire l’antico tracciato, il quale è affiancato a destra da un muretto a secco segnante il limite del campo. Si segue l’incavo della mulattiera in leggera discesa, spostandosi poco dopo leggermente a sinistra onde evitare un tratto infrascato. Ripresa la traccia, si giunge in breve nei pressi del limite inferiore della radura, dove il percorso più evidente vira a sinistra. Noi invece dobbiamo proseguire a destra, perdendo quota per ripida traccia verso la sottostante valletta formata dal Rio di Graiana, anch’esso sconvolto dall’alluvione del 2014. Poco dopo si vira a sinistra, proseguendo per un breve tratto a mezza costa nella sponda destra orografica della valle, fino a quando termina il sentiero. Ci troviamo alcuni metri più in alto rispetto il letto del rio, per raggiungere il quale occorre discendere una breve scarpata franosa. Dal punto in cui siamo, guardando il rio, si nota un grande masso bianco: quest’ultimo è un valido punto di riferimento al fine di reperire la continuazione del percorso. Perciò, una volta scesi nel fondo della valletta, si guada il rio e si raggiunge il menzionato masso che si discende scomodamente. Oltre il masso, si dovrebbe rinvenire un varco: si piega quindi a sinistra risalendo una brevissima scarpata e delle due tracce che si presentano appena dopo, si deve prendere quella di destra, che scende leggermente per poi risalire subito. Si prosegue per essa facendosi largo tra vegetazione invadente, effettuando una leggera svolta a destra che precede una più netta curva a sinistra. Oltre quest’ultima, la traccia tende a scomparire in quanto inglobata dagli arbusti: si prosegue diritto per pochi metri piegando poi a destra onde risalire il pendio boscoso per sentiero ora più marcato. Mediante netta svolta a sinistra si mette piede sul dorso di una costa che si segue a destra per poco. Si deve infatti piegare leggermente a sinistra per labilissima traccia, intravedendo poco più avanti il limite superiore del bosco. Si risale quindi il pendio boscoso senza un vero e proprio sentiero, sbucando infine nell’ampia radura sovrastata dalla casa isolata di Casalina988 m. Si risale il pendio prativo obliquando verso destra fino ad immettersi nello stradello di accesso alla casa che si segue a destra. Si procede inizialmente in salita e successivamente in discesa (notevoli visuali panoramiche), per poi effettuare una netta svolta a sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Poco più avanti ci si immette in una sterrata, proveniente da Braia, che si segue a sinistra, ignorando subito dopo un’altra traccia che si stacca a destra. In costante salita (si nota una carraia che si stacca a sinistra e che si ignora) si giunge in circa 10 minuti all’interno della valle, anch’essa sconvolta da frane, formata dal Rio di Vestana. Si attraversa quest’ultimo e si continua a guadagnare quota per ampia carraia (una traccia che si stacca a destra va ignorata). Più avanti si effettuano alcune svolte procedendo in più sostenuta salita, fino a compiere un tornante sinistrorso mediante il quale si cambia direzione. Guadagnando quota verso ovest, si giunge infine in prossimità di un magnifico e ampio pianoro prativo, 1186 m, non lontani da Casa del Monte. Ignorata a destra una carraia chiusa da un cancello, si prosegue diritto per bella mulattiera che contorna il limite sinistro della radura. Procedendo in leggera discesa, si effettua poco dopo una netta svolta a destra penetrando nuovamente nella valletta del Rio di Vestana. Si avanza per un breve tratto al sommo della sponda sinistra orografica (parzialmente franata) della valle, per poi varcare il solco del rio in questione. Appena dopo si approda in un ripiano dove il sentiero sembra perdersi: si deve piegare a destra individuando una labile traccia che procede in piano/falsopiano sulla sinistra del corso d’acqua. Si continua in questa direzione fino a quando il tracciato piega a destra: da qui, guardando verso il pendio boscoso alla nostra sinistra, dovremmo individuare un solco. Si piega quindi a sinistra rinvenendo una labile traccia che poco più in alto si immette in un incavo di mulattiera che sale sulla sinistra del menzionato solco. Poco dopo la labile traccia vira nettamente a sinistra e conduce ad una piccola piazzola di carbonaia che si attraversa. Si procede diritto per pochi metri svoltando poi a destra, cercando di individuare l’incavo della mulattiera, in questo tratto molto poco visibile. Poco più avanti si sbuca in una radura dove ci si immette in un più marcato sentiero che si segue a destra, passando inizialmente nei pressi di una seconda piazzola di carbonaia. Si procede in leggera salita all’interno di un rado bosco, svoltando poi a sinistra e proseguendo fino a confluire in un’ampia mulattiera che si segue a destra. Si asseconda questa traccia che, nonostante sia totalmente dimenticata, risulta ben incavata nel terreno. Dopo una svolta a destra si effettua una curva a sinistra salendo in moderata pendenza, fino ad approdare in un ripiano boscoso con alberi a terra che si attraversa recuperando, al suo termine, la prosecuzione del tracciato. La mulattiera piega ora a sinistra (alla nostra destra notiamo un solco) per poi svoltare a destra onde varcare un piccolo ruscello. Mediante ampia curva a destra si ritorna nei pressi del ruscello in questione, che si attraversa per una seconda volta, continuando poi per ampia traccia (fontana a sinistra). Assecondando la mulattiera, molto incavata nel terreno, si effettuano un paio di curve (la prima a sinistra e la seconda a destra) che precedono una netta svolta a sinistra. Poco oltre si aggira, mediante curva a destra, un poco accennata costa boscosa, incontrando un bivio dove occorre procedere a destra lungo una specie di solco, ignorando a sinistra la continuazione della mulattiera. Dopo una breve salita per vaga traccia, ci si immette in un’evidente sentiero trasversale (cartello di latta dell’ippovia e segnavia bianchi) che si segue a sinistra. Avanzando in piano/leggera salita, si sbuca poco dopo in una radura che si attraversa quasi interamente, per poi piegare a destra proseguendo in salita all’interno del bosco per mulattiera (altri segnavia bianchi). Si affronta una breve ma ripidissima salita, oltre la quale si prosegue per radura arbustiva per traccia abbastanza evidente. Ci si sposta poi a sinistra, superando un altro breve ripido strappo ed individuando poco più avanti degli altri segnavia bianchi. In corrispondenza di essi, si svolta a destra e si affronta una salita piuttosto ripida all’interno del bosco, fino a sbucare sul crinale Parma/Baganza, a poca distanza dagli impianti del metanodotto. Qui ci si immette nel sentiero n° 741 che si segue a destra verso la sommità del Monte Cervellino. Oltre gli impianti, si presenta un bivio dove si piega nettamente a sinistra per traccia inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si riprende a salire, ignorando successivamente un ripido sentiero che si stacca a destra e proseguendo in obliquo ascendente (interessanti stratificazioni arenacee). Più in alto si piega repentinamente a destra, procedendo per un breve tratto in piano, per poi virare a sinistra onde portarsi nei pressi della dorsale spartiacque. Si sale appena a destra di quest’ultima, assecondando una caratteristica striscia arenacea, fino ad approdare sulla panoramica anticima che a sua volta costituisce il sommo di altre stratificazioni degradanti nel versante Parma. Si scende per pochi metri, incontrando subito un bivio dove si prende la traccia di destra che sale piuttosto ripidamente assecondando un’altra stratificazione arenacea. In breve si raggiunge la quota 1492 dove recentemente è stata posizionata una croce indicante la cima del Monte Cervellino. Dalla sommità, caratterizzata da un  notevole panorama, ritorniamo sui nostri passi fino al punto in cui siamo sbucati con la mulattiera percorsa in salita. Da qui si continua lungo la dorsale, sfregiata dal metanodotto, risalendo brevemente e procedendo successivamente in piano. Raggiunta un’ampia sella a quota 1408 m (il sentiero n° 741 abbandona proprio in questo punto il crinale divisorio), si continua assecondando la dorsale spartiacque in direzione di un poggetto boscoso, ben visibile dalla cima del Cervellino, denominato Bocca Spiaggi. Procedendo a saliscendi ci si porta a ridosso di quest’ultimo, abbandonando la pista del metanodotto proprio nel punto in cui essa vira a destra in ripida discesa. Noi invece continuiamo diritto penetrando nel bosco, assecondando un incavo di mulattiera, invero poco evidente, che scende piegando leggermente a destra, per poi virare a sinistra. Appena dopo si esce in un pendio prativo che si taglia a mezza costa e che poi si discende in obliquo verso la fascia boscosa che si ha di fronte. Si penetra in essa uscendone poco dopo, mettendo successivamente piede in una dorsale prativa di straordinaria bellezza, certamente uno dei più suggestivi belvedere di tutta la Val Parma. Da questo punto, e per un tratto rilevante, dovremo faticare non poco al fine di reperire la giusta traccia: in realtà la prima parte della discesa avviene liberamente, senza un sentiero vero e proprio da assecondare. Quindi si incomincia a scendere lungo il pendio erboso/cespuglioso cercando il passaggio migliore, seguendo di tanto in tanto quelle che potrebbero sembrare tracce lasciate da animali selvatici. Il pendio in questione è delimitato a destra da un dirupo di rocce e massi di arenaria bianca: noi dovremo discendere tutta la sezione più ripida portandosi un po più in basso e a sinistra rispetto il limite inferiore del menzionato dirupo. Scomodamente si scende lungo il pendio cercando di intravvedere più in basso una traccia orizzontale di difficile reperibilità, soprattutto nella stagione estiva. Discesa la sezione più ripida, si continua a perdere quota ancora per alcuni metri. Oltrepassati alcuni arbusti, si dovrebbe rinvenire la già menzionata traccia che va seguita a destra, risalendo leggermente e procedendo per qualche metro molto scomodamente. Poco dopo il sentierino sembra sparire: si deve scendere a sinistra verso un albero oltre il quale si dovrebbe recuperare una vaga tracciolina. Poco dopo si vira a sinistra verso un cespuglio di felci che si attraversa piegando a destra (tratto molto fastidioso nella stagione estiva). Dopo questo passaggio la traccia penetra nel bosco divenendo più evidente. Si avanza a mezza costa dapprima in salita, poi in piano/falsopiano, sbucando infine in un’ampia radura arbustiva (poco prima di quest’ultima, ad un bivio poco evidente, si continua diritto/destra). Si attraversa quest’ultima per sentiero abbastanza marcato in leggera salita, cercando in seguito di rinvenire i solchi di una vecchia carraia trasversale, ormai quasi invisibile in quanto inglobata dall’erba. Trovata quest’ultima, la si segue a sinistra in discesa, penetrando poco più in basso all’interno del bosco. Qui ci si immette in un’ampia traccia (a sinistra si nota una piazzola con presa dell’acquedotto) che si segue a destra, incontrando poco più avanti un’area recentemente disboscata. Si esce infine dal bosco approdando in splendidi declivi, cosparsi di massi, alla base del magnifico sperone ofiolitico della Maestà di Graiana. Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali, in fatto di bellezza e suggestione, in tutto l’Appennino parmense. La carraia su cui stiamo camminando confluisce infine in un’altra carrareccia, contrassegnata CAI n° 743, che si segue a sinistra in discesa. Si effettua inizialmente un ripido tornante sinistrorso, raggiungendo poco più avanti un bivio dive si prende la traccia di sinistra (segnavia). In ripida discesa e con alcuni tornanti, si confluisce più in basso in un’altra carraia che si segue a sinistra. Si perde quota sulla destra di una costa, fino ad aggirarla mediante netta svolta a sinistra. Si continua a scendere in direzione SW, affiancati a sinistra da interessanti stratificazioni del Flysch, fino a guadare il suggestivo Rio della Lombasina. Si continua a perdere quota per carraia, parzialmente rovinata dal passaggio di mezzi di esbosco, penetrando più in basso nel bosco e raggiungendo un bivio dove si prosegue a destra. Poco dopo si giunge nei pressi delle prime abitazioni del nucleo di Graiana Castello962 m, incontrando sulla destra la traccia, contrassegnata n° 743, proveniente da Roccaferrara Inferiore. Dopo essere transitati in mezzo a due belle case in sasso, si approda in un piazzaletto ai piedi del poggio dove si ergeva l’antico castello. Da qui è altamente consigliabile una breve digressione al menzionato poggio. Dal piazzale si prosegue diritto per traccia evidente che effettua appena dopo una netta svolta a sinistra. Mediante semicerchio, l’antica mulattiera conduce al sommo del poggetto caratterizzato blocchi arenacei. Il panorama che è possibile ammirare da questo belvedere è assolutamente grandioso, al punto tale che una sosta è, come si suol dire, d’obbligo. Ritornati al piazzale antistante le due case in sasso, si attraversa tutto il paese fino al suo termine (poco prima si nota sulla destra una bella maestà in marmo apuano). Ora non resta altro che seguire lo stradello d’accesso, raggiungendo in circa dieci minuti di rilassante cammino il punto iniziale della nostra escursione, a poca distanza da Graiana Chiesa (altro suggestivo nucleo meritevole di una visita).

 

 

 

 

 

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