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Archivio mensile:novembre 2015

Dente delle Ali: Via Normale

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Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 550 m ca.

Durata complessiva: 4,30/5 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Dente delle Ali-Bivacco Sacchi (30 min. ca.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Dente delle Ali (PD- III°max, esposto) ; Ferrata Mazzocchi: (EEA media difficoltà) ; Monte Nero: (E escursionistico)   

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata (Dente delle Ali) ; ordinaria da ferrata (Mazzocchi)

Ultima verifica: agosto 2014 (foto: agosto 2011)

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

Descrizione dell’itinerario

La combinazione Dente delle Ali-Ferrata Mazzocchi-Monte Nero (con punto di partenza e arrivo al Passo dello Zovallo) rappresenta uno degli itinerari più avvincenti e completi di tutto l’Appennino emiliano.

Qui trovate la relazione dell’anello Ferrata Mazzocchi-Monte Nero

DENTE DELLE ALI:

map (1)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

La Via Normale al Dente delle Ali consta di due brevi lunghezze di corda e le difficoltà non superano il III°.

Dal bivacco puntiamo alla base del dente giungendo all’inizio dell’evidente fessura-camino posta sulla destra rispetto il corpo principale della guglia. Iniziamo l’arrampicata superando dapprima un liscio diedrino di pochi metri (III°), entrando successivamente nella fessura-camino. La scaliamo in opposizione (III°) e ne usciamo a destra. Continuiamo lungo facili rocce giungendo all’esposta forcella che separa il dente a sinistra da altri gendarmi rocciosi a destra (chiodo con anello di calata).  Dalla forcella ci si dirige verso la verticale parete del dente e si attraversa espostamente a destra oltrepassando uno spigolo. Dopo un paio metri, si scala la bella e lavorata parete in forte esposizione (III°- ; spit ; molto bello). Giunti ad un esposto terrazzino con spit e catena possiamo raggiungere la sommità per facili placchette sulla destra. E’ anche possibile continuare lungo la soprastante crestina spostandosi, nella parte finale di essa, leggermente a sinistra rispetto il filo (II°/II°+ ; roccia non buona ; nessun chiodo). Dall’esile sommità scendiamo lungo facili placchette con andamento verso destra (faccia a valle) facendo ritorno all’esposto terrazzino con spit e anello di calata. Con una singola doppia di 25 metri ca. ritorniamo alla base.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da su 27 novembre 2015 in Alpinismo, Appennino piacentino

 

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Val Taro: anello delle ofioliti

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Punto di partenza/arrivo: Gorro chiesa 543 m

Dislivello: 530 m ca.

Durata complessiva: 3,30/4,15 h

Tempi parziali: Gorro chiesa-Groppo di Gorro (45 min./1 h ca.) ; Groppo di Gorro-Moncucco (45 min.) ; Moncucco-Torrione di Cumbratina-Castello di Belforte (45 min./1,15 h) ; Castello di Belforte-Gorro chiesa (45 min. ca.)

Difficoltà: EE+ il Groppo di Gorro per il percorso proposto (altrimenti E per il sentiero 830a) ; EE+ Il Groppo di Cumbratina ; E la restante parte dell’itinerario

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo (eventuale assicurazione a corda per il Groppo di Cumbratina; nessun chiodo in loco)

Ultima verifica: settembre 2016

Accesso stradale: Parma-Fornovo-Roccamurata-Gorro chiesa

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Descrizione dell’itinerario

Notevole e insolito anello che implica la salita oll’ofiolitico Groppo di Gorro fuori sentiero e la scalata del più piccolo dei due Groppi di Cumbratina. L’itinerario proposto rappresenta il “primo atto” di un trittico composto da percorsi accomunati da caratteristiche similari, soprattutto per quello che concerne la loro particolare tipologia . Tuttavia, se per “tipologia” intendiamo “classificazione”, allora sarebbe più corretto parlare di una “non tipologia”, in quanto si tratta di percorsi che presentano tratti, o digressioni, pseudo-alpinistiche, all’interno di un globale contesto escursionistico. Perciò, comprensibilmente, è ben difficile classificare itinerari così strutturati, sia per quello che concerne l’incasellamento del percorso nelle principali discipline, quanto per la sua oggettiva classificazione a livello tecnico. Quindi, alla luce di quanto detto, perché proporre simili itinerari? Due motivazioni: 1) nell’attuale frammentazione delle attività montane in settori chiusi in se stessi, a loro volta espressivi di approcci, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto “ideologico”, molto spesso estremamente lontani, ho voluto indicare una, seppur timida e frammentaria, possibilità di “interazione” fra due discipline differenti: il trekking e l’arrampicata (quest’ultima su rocce facili e limitata a pochi movimenti). 2) L’aspetto costruttivo ed evolutivo del cercarsi il percorso autonomamente seguendo la propria esperienza, nonché intuito, nonché “fantasia”. Riguardo, invece, la questione sicurezza è necessaria una specificazione: le difficoltà alpinistiche di alcuni tratti su roccia non vanno oltre il II°, sia nell’itinerario qui relazionato, quanto negli altri due che relazionerò prossimamente. Il sottoscritto ha superato i tratti in questione senza l’ausilio di alcuna attrezzatura, perfettamente cosciente dei rischi e delle conseguenze disastrose di un’eventuale caduta, anche se solo di due o tre metri. Perciò, chi non dispone di sufficiente autonomia e sicurezza nel superare passaggi rocciosi (di per sé brevi e facili) senza alcuna assicurazione è invitato a DOTARSI DI UN’ATTREZZATURA SPECIFICA, oppure ad IGNORARE I “FUORI-SENTIERO” E LE DIGRESSIONI PROPOSTE NELLA RELAZIONE. Va inoltre considerato che alcuni passaggi rocciosi, come nel caso del percorso suggerito per il raggiungimento della sommità del Groppo di Gorro, presentano roccia friabile. Quindi, per finire, si tratta di itinerari dove gioca un ruolo primario l’iniziativa personale, la scelta effettuata con coscienza di scelta.

Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesa di Gorro, si ripercorre lo stradello di accesso da cui siamo giunti, procedendo poi per stradina asfaltata abbandonandola poco dopo. Ad un bivio con cartelli, infatti, si volta a sinistra raggiungendo in breve le poche case della frazione Le Vigne. Appena oltre si trova un incrocio dove si piega a sinistra per ampia traccia (percorso CAI n° 830A) che procede in leggera salita. Nei pressi di una svolta a destra, si abbandona temporaneamente il percorso segnato, per montare verso sinistra sul dorso di una costa ofiolitica, raggiungendo in breve la sommità del Groppo delle Vigne, da cui si può ammirare una notevole visuale verso il Groppo di Gorro. Rimesso piede nel sentiero segnato, si avanza in direzione dei vicini pendii erbosi, ghiaiosi e parzialmente rocciosi, che formano il versante occidentale di questo vasto ammasso ofiolitico. Giunti alla base, si abbandona il percorso segnato appena prima che quest’ultimo venga affiancato da una verticale cintura rocciosa. Individuato un ripido colatoio di rocce nere, lo si scala direttamente (II°, roccia friabile e scivolosa) affrontando, poi, un risalto a destra, il cui superamento diretto oppone difficoltà di II° su roccia friabile. Si continua a salire per roccette, seguendo una mal accennata dorsale e puntando ad un evidente gendarme che si supera direttamente (II°-). Ci si sposta poi a destra, fino a giungere alla base di alcune placchette che si scalano con divertente arrampicata (I°/I°+). Si traversa ancora a destra e si affronta una bella placca su roccia solida (II°-). La dorsale diviene successivamente ghiaiosa: la si risale mirando ad un ampia sezione di rocce grigio-nere collocata alla nostra destra. Si abbandona la dorsale e ci si dirige verso la base delle rocce individuando al centro una specie di colatoio. Lo si scala facilmente e si continua diritto per alcuni metri. Successivamente si obliqua verso destra scalando ripide ma facili roccette, giungendo così al sommo della fascia rocciosa (passi di I°e II° su roccia mediocre). Da qui è sufficiente proseguire sempre diritto fino ad incontrare i segnavia del percorso 830A che si segue a destra guadagnando in breve la sommità del Groppo di Gorro, 827 m. [Il percorso descritto è assolutamente “improvvisato”, senza alcun preliminare studio “a tavolino”. Tutti i passaggi d’arrampicata sono stati volutamente, deliberatamente, cercati dall’autore della relazione. Ognuno, quindi, è libero di scegliere il percorso che maggiormente gli aggrada, facendo leva sulla propria esperienza e, perché no, su quella componente che sempre meno viene stimolata nell’attuale massificante tendenza “sportivistica” delle attività montane: LA CURIOSITA’]. Dalla cima si seguono i segnavia bianco-rossi che tenendosi a destra rispetto la dorsale rocciosa conducono su una sterrata che seguiamo a sinistra in salita. Poco dopo si entra all’interno del bosco giungendo ad un bivio dove si ignora una traccia che si stacca a destra. Si continua a seguire la carraia in discesa abbandonandola quando effettua una netta curva verso sinistra, imboccando a destra un’ampia traccia che procede in leggera salita. Si continua lungamente per la mulattiera-carraia andando a sinistra al primo bivio e a destra (diritto) al secondo. Dopo aver attraversato alcuni ruscelli, si confluisce nel percorso segnato che a sinistra conduce a S.Bernardo. Noi, invece, proseguiamo a destra, giungendo dopo alcuni minuti alle belle e panoramiche radure di Moncucco, 870 m. Si continua per la carraia in discesa, ignorando un’ampia traccia a destra e proseguendo in direzione SW. Si transita successivamente a fianco di una casa diroccata (notevole visuale sui Groppi di Cumbratina) e si procede per la bella e ampia mulattiera che svoltando a destra conduce all’interno di una suggestiva area boscosa. Poco dopo si giunge alla selletta che separa il Torrione piccolo di Cumbratina (alla nostra destra) da quello più imponente ed elevato (alla nostra sinistra). Quest’ultimo sembra di problematico accesso, mentre il primo appare più abbordabile, anche se la sua scalata va oltre le difficoltà escursionistiche. Dalla selletta si risalgono alcune roccette ricoperte di muschio fino ad un ometto non visibile dal basso. Da quest’ultimo si obliqua verso sinistra assecondando una rampa che conduce sul filo della cresta SE. La si scala facilmente, anche se espostamente, superando un breve tratto affilato e decisamente esposto (II°-) che richiede molta attenzione soprattutto in discesa. Si continua, poi, appena a sinistra del filo di cresta (esposto) guadagnando infine la bella ed esclusiva sommità del groppo ofiolitico, 845 m. Si scende lungo il percorso effettuato in salita fino a rimettere piede nella mulattiera-carraia di prima. La si segue in discesa uscendo in seguito dal bosco e transitando a fianco di magnifiche radure. Successivamente ci si immette in una carrareccia che si segue a sinistra incontrando poco dopo l’asfalto. Si percorre lo stradello in ripida discesa giungendo in breve al bivio con il percorso n° 833 diretto al Passo La Calà, che si ignora. Continuando lungo la stradina asfaltata, si transita in prossimità di alcune abitazioni avvicinandosi progressivamente al poggio dove è arroccato l’antico borgo di Belforte. Giunti ad un incrocio, si prosegue diritto su stradina asfaltata che procede piuttosto ripidamente conducendo in breve all’ingresso del borgo. Lo si attraversa per viottolo selciato, ammirando splendide case costruite con pietre e materiale di recupero provenienti dal vicino castello. Dopo un’ultima salita, si raggiunge la sommità del poggio dove si trovano i resti murari del Castello di Belforte, che ci fanno intuire quella che fu sua originaria imponenza. Risalente al XII secolo, fu costruito dal comune di Parma per controllare la strada verso la Lunigiana e per contrastare gli attacchi dei pontremolesi. Ritorniamo sui nostri passi fino all’incrocio di prima, dove svoltiamo a sinistra (indicazione per Gorro) seguendo una stradina asfaltata che procede in leggera discesa. In prossimità di una netta curva verso destra, abbandoniamo l’asfalto per imboccare a sinistra (segnavia) un’ampia traccia che scende ben ripida nel bosco. Il percorso, piuttosto invaso dalla vegetazione, continua effettuando alcune svolte e riconduce poco dopo nella stradina asfaltata abbandonata in precedenza. L’attraversiamo e continuiamo a seguire i segnavia all’interno del bosco passando nei pressi di una casa abbandonata collocata alla nostra destra. Sbuchiamo infine in un’ampio campo con casa a sinistra e continuiamo per il sentiero che inizialmente passa a fianco di una baracca in lamiera. Successivamente si scende contornando il margine destro del campo fino al suo limite inferiore. Poco più in basso si trova la strada asfaltata di prima che si segue a destra giungendo, dopo un ponte, ad un incrocio in località Cappellazzi. Si svolta a sinistra ritornando in breve alla chiesa di Gorro dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

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Via Ferrata Mazzocchi e Monte Nero

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Punto di partenza/arrivo: Passo dello Zovallo 1409 m

Dislivello: 500 m ca.

Durata complessiva: 4,00/4,30 h

Tempi parziali: Passo Zovallo-Lago Nero (45 min./1,00 h) ; Lago Nero-Bivacco Sacchi (40-45 min.) ; Bivacco Sacchi-Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali (45 min. ca.) ; Groppo delle Ali-Monte Nero (1,00 h) ; Monte Nero-Passo dello Zovallo (45 min. ca.)

Difficoltà: Ferrata Mazzocchi (EEA-media difficoltà, con qualche passaggio più impegnativo-B/C) ; Monte Nero: E/E+ (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da ferrata (casco)

Ultima verifica: luglio 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo Zovallo ; Piacenza-Podenzano-Ponte dell’Olio-Bettola-Farini-Ferriere-Selva-Passo dello Zovallo

 

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org/#map=15/44.5655/9.5072

Descrizione dell’itinerario

Splendido anello in luoghi di rara bellezza e importanza a livello naturalistico. La Ferrata Luigi Mazzocchi, installata nel 1979 con aggiunte effettuate nel 2005 e 2009, è di media difficoltà. Presenta, tuttavia, un passaggio non banale che richiede un certo impegno. Il Monte Nero vanta un patrimonio naturale veramente unico: i pini mughi autoctoni che ammantano tutto il versante settentrionale della montagna; la colonia di abeti bianchi che si trova nei pressi della Tana del Monte Nero 1677 m ; la serpentinite che caratterizza i risalti della cresta sud-ovest.

Dal Passo dello Zovallo imbocchiamo l’evidente sentiero (001) che inizia di fronte l’ampio spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto. Il percorso, dopo un tratto iniziale in salita, pianeggia all’interno di un magnifico bosco di faggi. Lasciamo a sinistra il sentiero 003 per il Monte Nero (che percorreremo al ritorno) e proseguiamo lungo l’ampia traccia a mezza costa. Dopo un tratto in discesa, attraversiamo alcuni cespugli di pino mugo (peculiarità della zona) e proseguiamo lungamente e comodamente per l’ampio tracciato. Lasciamo a destra un sentiero che scende verso il  Rifugio Lago Nero e la strada provinciale della Val Nure (cartelli), giungendo ad un altro bivio. Il sentiero 001 piega a sinistra, in salita, (cartello non molto evidente a destra dell’imbocco) in direzione del Lago Nero. Dopo un primo tratto caratterizzato da massi di serpentinite attraversiamo, seguendone il margine destro, un’ampia torbiera, rientrando successivamente nel bosco. Un’ultima salita su sentiero sassoso conduce nei pressi dello splendido Lago Nero, 1541 m, di origine glaciale. Contorniamo la sponda settentrionale del lago giungendo ad un area pic-nic con tavolo e panche. Dopo un’eventuale sosta, continuiamo per il sentiero fino ad un bivio con cartelli: lasciamo a sinistra il segnavia 001 diretto alla Sella Costazza 1677 m e andiamo a destra lungo il sentiero 011 in direzione Fontana Gelata. Il percorso compie alcune svolte e conduce, in costante discesa, ad una bella radura attraversata da un corso d’acqua. Siamo in località Fontana Gelata (la fonte vera e propria è collocata più in alto lungo il corso del rio). Proseguiamo in direzione del Bivacco Sacchi (cartelli), imboccando il sentiero  007 che dopo un tratto a fianco del rio, lo attraversa, iniziando a salire ripidamente. Si aggirano alcuni ciclopici massi e, dopo un’ultima ripida salita (tenere d’occhio i segnavia), si approda nella magnifica conca dominata dal poderoso Dente delle Ali. Sulla destra è collocato il Bivacco Sacchi 1600 m (sempre aperto, dispone di 7 posti letto). Dal bivacco (cartelli) si raggiunge in 5 minuti l’attacco della ferrata.

Via Ferrata Luigi Mazzocchi:

A (facile) – B (media difficoltà) – C (difficile) – D (molto difficile) – E (estremamente difficile)

Scaliamo inizialmente un facile canale-rampa obliquo a sinistra (A). Dopo un brevissimo passaggio più ripido (A/B), inizia un magnifico ed esposto traverso verso destra servito, oltre che dal cavo metallico, da una robusta catena. Ai primi metri del traverso, piuttosto agevoli (B), fa seguito un tratto ascendente abbastanza impegnativo che richiede una certa trazione sul cavo (B/C). Giungiamo ai piedi di un canale verticale che superiamo abbastanza agevolmente utilizzando una particolare scaletta (B), cui fa seguito un appigliato canale-diedro a sinistra (A+). Dopo un breve tratto di sentiero, si arriva alla base di una paretina strapiombante (la faccia destra di un diedro) che superiamo senza grandi difficoltà sfruttando alcune staffe (B+). Si rimonta appena dopo un breve muretto (A+) che precede un bivio: lasciamo a sinistra la via di fuga e proseguiamo a destra, iniziando un traverso su placche (A) che ci conduce alla base del tratto più impegnativo della via, evitabile a destra seguendo il vecchio percorso. Si superano alcune ripide rocce dotate di ottimi appigli (B) che precedono un traverso verso destra. Nella prima parte si sfruttano ottimi appoggi (B); successivamente, in prossimità di uno spigolo che dobbiamo attraversare, il percorso diviene più impegnativo e richiede una discreta trazione sul cavo (B/C). L’aggiramento dello spigolo è il punto più difficile di questo tratto, in quanto gli appoggi sono decisamente scarsi (C; molto breve). Il traverso che abbiamo effettuato ci ha condotto all’interno di un canale-camino dove ci si ricongiunge con il vecchio tracciato. Superiamo, utilizzando una scala metallica (A), la parete destra del canale, cui fa seguito un traverso a destra su placche (B). Siamo ormai in prossimità della parte finale della ferrata. Giungiamo ai piedi di una verticale parete che superiamo agevolmente salendo una lunga ed esposta scala metallica (A/B). Proseguiamo scalando un liscio canalino (B), cui fa seguito una placchetta a sinistra (B). Giunti sotto il muretto finale, lo scaliamo direttamente (due cavi metallici), sfruttando gli ottimi appigli e appoggi presenti e cercando di non forzare troppo sul cavo (C). Approdiamo infine sullo splendido pianoro che costituisce la sommità del Groppo delle Ali 1680 m.

Il Monte Nero:

Dalla sommità del Groppo delle Ali seguiamo i ben posizionati segnavia bianco-rossi, facendo attenzione a non imboccare il percorso che scende verso il Bivacco Sacchi, ma proseguendo in direzione del vicino Monte Bue. Il sentiero, dopo una sostenuta salita all’interno del bosco, confluisce in una carraia alla base dei ripidi prati che precedono la sommità del Monte Bue, 1771 m (cartelli). Proseguiamo a sinistra per l’ottimo sentiero 001 che, procedendo pressoché in piano, attraversa i pendii prativi del versante NE della montagna. Dopo una breve discesa si giunge ad un’ampia sella: siamo in località Sella Costazza 1677 m, importante crocevia di sentieri. Lasciamo a sinistra la continuazione del segnavia 001 in direzione del Lago Nero e a destra il sentiero 821 per Prato Grande. Proseguiamo invece diritto verso l’evidente crinale del Monte Nero (segnavia 003). Il sentiero, dopo aver superato una prima dorsale prativa, inizia a percorrere una magnifica cresta caratterizzata da risalti di serpentinite e cespugli di pino mugo. Seguiamo l’ottima traccia, prima in discesa e poi in salita, godendo di visuali panoramiche davvero straordinarie. Giungiamo poco dopo sulla sommità di una prima cima del lungo crinale sud-ovest del Monte Nero. Segue una breve discesa per poi riprende a salire seguendo il sentiero che aggira alcuni verticali risalti rocciosi (in un tratto è presente un cordino d’acciaio che aiuta a superare un ripido canalino), tenendosi nel versante settentrionale della montagna. Dopo un’ultima ripida salita, approdiamo sulla sommità del Monte Nero 1752 m, da cui possiamo ammirare un panorama grandioso. Seguiamo il sentiero che discende il crinale nord-est del monte, lasciando a destra una traccia che scende in direzione Tana del Monte Nero 1677 m. Dopo un primo tratto caratterizzato da cespugli di pino mugo, entriamo all’interno di una bellissima faggeta. Seguiamo lungamente il sentiero fino ad approdare in un’ampia traccia (cartelli). Si prosegue a sinistra lungo il percorso principale che, spostandosi dapprima a destra e procedendo per un tratto in piano, ricomincia poi a scendere. Dopo alcune svolte, confluiamo nel sentiero 001 a poca distanza dal Passo dello Zovallo.

 

 

 

 

 

 

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Monte Aquilotto: scivolo nord-ovest (invernale)

 

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Punto di partenza/arrivo: Cancelli 1236 m 

Dislivello: 545 m

Durata complessiva: 3,30/4,00 h

Tempi parziali: Cancelli-Rifugio Lagdei-Rifugio Mariotti al Lago Santo (1,00 h) ; Rifugio Mariotti-Monte Aquilotto (45 min/1,00 h) ; Monte Aquilotto-Lago Santo-Lagdei-Cancelli (1,30 h)

Difficoltà: F+ (alpinistico)

Attrezzatura: picozza e ramponi

Ultima verifica: aprile 2014

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli

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Descrizione dell’itinerario

Dalla località Cancelli raggiungiamo in 10 minuti il Rifugio Lagdei seguendo l’ampia carrareccia aperta alle auto. Appena a destra dell’edificio, imbocchiamo il sentiero n° 727/723, molto frequentato anche nella stagione invernale. Il pendio piuttosto ripido e la compattezza del fondo nevoso all’interno della pista, consigliano di calzare i ramponi. Il percorso, effettuando diverse svolte in costante salita, conduce ad un bivio con cartelli posto al sommo del ripido pendio boscoso. Lasciamo a destra il sentiero n° 727 per Capanna Braiola (Schiaffino) e proseguiamo a sinistra. Segue un tratto in piano e poi in leggera salita, dopo il quale si attraversa la pista da sci passando sotto i cavi della seggiovia. Rientrati nel bosco, continuiamo a seguire l’ampia traccia che conduce, dopo un’ultima rampa in cui è possibile trovare strati di ghiaccio, al Lago Santo e al vicino Rifugio Mariotti 1508 m. Contorniamo la sponda meridionale del lago e, in corrispondenza della vecchia peschiera, iniziamo la salita per il pendio boscoso seguendo l’ottima traccia nella neve del percorso n° 723. Dopo alcune svolte e un tratto a destra di alcune caratteristiche placche di arenaria, giungiamo ad un primo bivio con paletto e cartelli. Ignoriamo a destra il sentiero n° 729 per Capanna Braiola e, al bivio successivo (cartelli), collocato pochi metri dopo il primo, proseguiamo diritto, lasciando a sinistra il percorso n° 719 diretto alla Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Dopo un breve tratto di bosco, usciamo in vista del magnifico vallone compreso tra il versante nord-est del Marmagna e la bastionata nord/nord-ovest del Monte Aquilotto. La parete nord di quest’ultimo presenta nella stagione invernale diverse linee di salita: noi seguiremo l’ampio scivolo-canale al centro della bastionata. Giunti all’interno del vallone, abbandoniamo la traccia nella neve (diretta alla vicina Sella del Marmagna), andando in direzione dell’evidente scivolo che solo nel tratto finale assume la caratteristiche di un ampio canale. La pendenza aumenta progressivamente, sfiorando i 40° di inclinazione verso l’uscita. Raggiunto il crinale, superiamo con attenzione il ripido ed esposto pendio che precede la sommità del Monte Aquilotto 1781 m. Dalla cima scendiamo per il crinale ovest prestando attenzione al roccioso e ripido salto iniziale. Giunti alla panoramica Sella del Marmagna 1725 m, possiamo raggiungere l’omonima cima salendo per l’ampio crinale est (30 min A/R). Dalla sella seguiamo in discesa il frequentato (in ogni stagione) sentiero 723, facendo ritorno al Rifugio Mariotti al Lago Santo. Dal rifugio contorniamo tutta la sponda settentrionale del lago imboccando, una volta raggiunto il suo limite orientale, il percorso 723A. Dopo qualche minuto si giunge ad un bivio con cartelli: abbandoniamo la mulattiera contrassegnata 723A e andiamo a destra per il sentiero 723B (Le Carbonaie). Nella stagione invernale non sempre è presente una traccia nella neve, di conseguenza il tratto iniziale del percorso risulta piuttosto delicato. Infatti si devono tagliare ripidi pendii nevosi che richiedono molta attenzione e un’attenta valutazione delle condizioni del manto nevoso: in caso di neve fresca e non assestata è assolutamente sconsigliato proseguire. Inizialmente si procede in obliquo ascendente per ripido pendio che poi si attraversa delicatamente. Si continua a mezza costa attraversando il limite superiore di una pietraia, penetrando successivamente nella faggeta. Affrontando altri tratti delicati a causa della ripidezza del pendio, si transita sotto un risalto roccioso, risalendo ancora per un tratto ed effettuando infine una netta svolta a destra. Ci troviamo nell’ampio profilo settentrionale del Monte Sterpara che si incomincia a discendere effettuando alcuni tornanti. Poi si scende in obliquo verso sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Dopo una svolta a destra si incontra il bivio con il sentiero n° 723C che si stacca a sinistra e che si ignora. Procedendo in direzione est si attraversa un primo ripiano boscoso per poi scendere lungo una sorta di canale. Attraversato un altro ripiano, si continua in direzione est ancora per un breve tratto, svoltando poi repentinamente a sinistra. Si discende mediante ampia curva a sinistra il sottostante pendio boscoso, approdando poco sotto in un altro ripiano. Il percorso continua a perdere quota compiendo alcune svolte per poi allargarsi, dopo una discesa piuttosto ripida e una netta curva a sinistra, ad ampia mulattiera. La si segue procedendo a mezza costa parallelamente alla carrozzabile Cancelli-Lagoni, in inverno adibita a pista per lo sci da fondo. Dopo un’ultima breve ma ripida discesa per sentiero a tornanti, si approda in località I Cancelli, punto di partenza della nostra escursione.

 

 

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Il Monte Navert dal Passo del Ticchiano

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Punto di partenza/arrivo: Passo del Ticchiano 1146 m

Dislivello: 530 m 

Durata complessiva: 4,15/4,30 h

Tempi parziali: Passo del Ticchiano-Passo di Riana (0,45/1 h) ; Passo di Riana-sella quota 1251 m-Monte Navert (1,00/1,15 h) ; Monte Navert-Passo del Ticchiano (1,45/2,00 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: novembre 2015 (il tratto Passo del Ticchiano-Passo di Riana-sella di crinale quota 1251 m: ottobre 2017)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Corniglio-Sivizzo-Grammatica-Casarola-Passo del Ticchiano

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Descrizione dell’itinerario

Remunerativa escursione in luoghi solitari e poco frequentati. Il percorso n° 737 risente di una segnaletica in parte precaria. E’ necessario prestare attenzione al tratto di sentiero che transita sotto il Poggio Maslini, in quanto poco evidente e quasi del tutto sprovvisto di contrassegni.

Dal Passo del Ticchiano si segue la strada provinciale per Monchio fino ad incontrare sulla destra una carraia (indicazione del percorso CAI n° 737) che si imbocca. Procedendo in leggera/moderata pendenza, si effettua presto una svolta a destra dopo la quale si costeggia il margine inferiore di una radura. Raggiunto un valico (sulla destra esemplari di antichi muretti a secco), si prosegue in versante Bratica iniziando a perdere quota per ampia traccia affiancata ai lati da belle radure. Dopo 10 minuti circa di cammino dal valico di prima, si incontra un bivio dove occorre voltare a sinistra (cartello CAI e placchetta di latta dell’ippovia). Si continua per carraia che procede in salita e che conduce, sottopassando una linea elettrica, in un bel ripiano prativo che si attraversa in leggera pendenza verso sud. Rientrati nel bosco, si incomincia successivamente a perdere quota fino ad effettuare una netta svolta a destra che determina un brusco cambio di direzione. Continuiamo a scendere per la carraia, diretta a Casarola, ancora per poco. Appena dopo una vecchia falciatrice seminascosta dalla vegetazione situata alla nostra sinistra, si incontra un rudimentale cancello che permette di oltrepassare una recinzione con filo spinato. Abbandoniamo perciò la carraia seguita fino a questo punto e continuiamo la nostra escursione cercando di “ricalcare” il tracciato del percorso CAI n° 737, ormai totalmente dimenticato e ben difficile da reperire. Dopo la recinzione si attraversa un piccolo solco, oltre il quale si ignorano tracce trasversali, puntando invece alla radura che abbiamo di fronte e che va risalita lungo il suo margine sinistro (la vecchia mulattiera, che si trova alla nostra sinistra, risulta impercorribile a causa della vegetazione invadente). Poco più in alto si mette piede su un’evidente traccia mediante la quale si rientra nel bosco (sul tronco di un albero a destra si nota un segnavia sbiadito che ci conferma di essere nel giusto percorso). Dopo aver oltrepassato una recinzione, si approda in una panoramica selletta, caratterizzata dalla presenza di rocce arenacee, ai piedi del Poggio Maslini. Il tratto successivo crea non pochi problemi di reperimento del giusto percorso, questo a causa della quasi totale assenza di segnavia e della presenza di molteplici tracce parallele che possono facilmente indurre in errore. Dalla sella si continua per sentiero inizialmente marcato, ignorando dopo pochi metri una traccia che si stacca a destra. Si prosegue invece diritto, attraversando con leggero spostamento a sinistra una radura ed entrando appena dopo nella vegetazione arbustiva. Guardando alla nostra destra dovremmo notare una placchetta di latta con il segnavia 737: qui giunti, non si deve prendere la traccia che si nota appena più in basso a destra, ma proseguire diritto, evitando inoltre di imboccare un’altra traccia che sale in obliquo a sinistra. Si oltrepassano alcuni arbusti spinosi (tratto che si può aggirare a sinistra) e si continua tenendosi leggermente a destra per traccia appena accennata, senza lasciarsi tentare dal più marcato sentiero che procede parallelo alla nostra sinistra. Si attraversa una radura arbustiva puntando alla fascia di vegetazione che si trova dirimpetto, nella quale si penetra destreggiandosi al suo interno con arbusti spinosi. Appena dopo si vira leggermente a destra in lieve discesa, uscendo presto da questa fascia di vegetazione, per poi risalire in obliquo a sinistra mediante traccia erbosa appena accennata (si può anche proseguire diritto per alcuni metri svoltando poi a sinistra). Raggiunta un’area con felci, la si attraversa tendendo verso sinistra, fino a recuperare un sentiero più marcato che si segue per un brevissimo tratto in leggera discesa. Di fronte a noi si trova una fascia boscosa e il percorso sembra nuovamente scomparire. Dal punto in cui ci troviamo (si tratta di una radura arbustiva con a destra delle felci), guardando a sinistra si nota un traccia che non dobbiamo imboccare poiché poco più avanti ostruita dalla vegetazione. Dobbiamo invece proseguire diritto (destra) e poi piegare a sinistra, penetrando in questo modo nella menzionata fascia boscosa dove finalmente è possibile camminare su un sentiero marcato ed evidente. Si passa tra due caratteristici massi (segnavia sbiadito) e si continua in leggera salita uscendo presto dal bosco, approdando infine sul crinale Bratica/Cedra delimitato da una recinzione e dal limite superiore di un rimboschimento a conifere. Costeggiamo quest’ultimo per alcuni metri, piegando poi a destra onde montare sul sommo di un panoramico poggetto caratterizzato dalla presenza di blocchi arenacei. Si scende poi per traccia erbosa, procedendo parallelamente al menzionato crinale, fino a raggiunge la sottostante depressione. Si continua a mezza costa attraversando un’ultima fascia di vegetazione ed approdando infine, dopo aver scavalcato una recinzione, al Passo di Riana1171 m. Dal valico si prende a destra una carraia che poco più avanti inizia a guadagnare quota (sulla sinistra si trova una fonte-abbeveratoio) al sommo di magnifici pendii prativi. Rientrati nel bosco si inizia a scendere fino a confluire in un’altra carrareccia proveniente da Casarola. La si segue a sinistra, affrontando inizialmente un ripido e faticoso strappo, per poi procedere più comodamente. Al successivo bivio si ignora l’ampia traccia di destra (quest’ultima scende verso il greto del Torrente Bratica) e si prosegue diritto. Procedendo a saliscendi si raggiunge in circa 15 minuti un bivio in corrispondenza di un tornante sinistrorso del tracciato che stiamo seguendo. Qui si ignora una mulattiera erbosa che prosegue diritto e si continua per il percorso principale che dopo il tornante risale un pendio di bosco diradato. Messo piede su una selletta di crinale a quota 1251 m, si abbandona l’ampia traccia che scende nel versante Cedra e si imbocca a destra la bella mulattiera contrassegnata n° 737 che si inoltra nel bosco mantenendosi in prossimità del crinale. Il percorso è molto evidente: occorre assecondare i ben posizionati segnavia del CAI, tralasciando tracce secondarie. La mulattiera si sviluppa dapprima nel versante Bratica per poi passare in quello opposto, il versante Cedra. Giunti ormai in vista della dorsale est del Monte Navert, lasciamo a destra un’evidente traccia che prosegue a mezza costa. Dopo un ulteriore tratto all’interno del bosco, giungiamo ai piedi dell’ultimo e ripido strappo della dorsale che precede la sommità. Lo possiamo salire direttamente, oppure imboccare a destra un sentiero che permette di raggiungere la cima con minor fatica. Dalla sommità del Monte Navert 1653 m possiamo ammirare un grandioso panorama a 360°. Il rientro al Passo del Ticchiano avviene per lo stesso percorso. E’ necessario prestare attenzione al reperimento della giusta traccia nel tratto Passo di Riana-carrareccia Casarola/Ticchiano.

 

 

 
 

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Monte Spallone: Cresta Sud

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Punto di partenza/arrivo: Colonnata 538 m

Dislivello: 1100 m

Durata complessiva: 5,30/6 h

Tempi parziali: Colonnata-Foce Luccisa (1,20 h) ; Foce Luccisa-Monte Spallone (1,30/2 h) ; Monte Spallone-Foce della Faggiola (30 min) ; Foce della Faggiola-Foce Luccisa-Colonnata (2 h)

Difficoltà: EE+/ F 

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: agosto 2015

Accesso stradale: Carrara-Colonnata

Descrizione dell’itinerario

La cresta sud dello Spallone costituisce un itinerario di particolare interesse e pregio ambientale, nonostante la vicinanza di cave di marmo ancora attive.

Dalla piazzetta di Colonnata, assecondiamo a destra i ben posizionati segnavia del sentiero 38 in direzione Case Vergheto e Foce Luccisa. Dopo aver attraversato il borgo, entriamo nel bosco seguendo l’ottima traccia a mezza costa all’interno di una valletta. Giungiamo poco dopo in prossimità di un ponte: l’attraversiamo e continuiamo lungo il sentiero che risale la sponda opposta della valle. Si procede per l’ottima ed evidente traccia che effettuando diversi tornanti permette di guadagnare quota senza troppa fatica. Giunti su una costa boscosa, lasciamo a destra una traccia e continuiamo a sinistra, entrando poco dopo nel magnifico e antico nucleo di Case Vergheto 850 m. Usciti dal borgo troviamo subito un bivio evidente: lasciamo a sinistra il sentiero 195 per Cima d’Uomo e proseguiamo a destra seguendo lo stesso segnavia di prima (38). L’ampia traccia, con andamento a mezza costa, attraversa alcuni suggestivi ruderi, procede in leggera salita, e, tramite alcuni tornanti, conduce alla panoramica Foce Luccisa 1034 m. Poco prima di essa si diparte sulla sinistra il sentiero 172 che percorreremo al ritorno. La cresta sud del Monte Spallone, nella sua parte inferiore, si sdoppia in due rami che si saldano in un nodo orografico al di sopra di un taglio di cava: noi percorreremo quello sinistro (orografico). Dalla foce seguiamo il filo di cresta che si presenta all’inizio come un’ampia dorsale erbosa con rocce affioranti. Senza percorso obbligato approdiamo su una prima altura, dopo la quale la cresta diviene più marcata. Continuiamo a seguire il filo giungendo nelle vicinanze di un diroccato rifugio di cavatori dominato da un ampio taglio di cava. Con grande attenzione percorriamo l’esile cresta, delimitata a sinistra dal taglio e a destra da ripidi pendii. Continuiamo a salire in direzione del soprastate ramo della cresta sud, scalando ripide e friabili roccette che richiedono attenzione (qualche passo di I° e II°-). Giungiamo infine nel menzionato nodo orografico, dove il ramo di sinistra (orografica), che stiamo percorrendo, si salda con quello di destra: la continuazione verso valle di quest’ultimo forma una dorsale culminante nella Cima d’Uomo. Ora inizia la parte più interessante del percorso. Procediamo lungo l’esposta cresta seguendone rigorosamente il filo. Dopo una prima quota, è necessario aggirare alcuni spuntoni tenendosi prima a destra e poi a sinistra. La cresta diviene in seguito più ripida: la si segue costantemente superando diversi passaggi di I° e un breve risalto più ripido di II°. Dopo una breve discesa si giunge ad una piccola selletta alla base di un erto spigolo a placche: lo scaliamo (II°, roccia buona) e proseguiamo superando placchette e muretti, guadagnando così la sommità dell’ultima quota che precede la vetta dello Spallone. Con attenzione scendiamo per l’esposta cresta fino ad una marcata sella erbosa. Continuiamo lungo la ripida dorsale di paleo e roccette approdando, dopo 20 minuti di faticosa salita, sulla cima del Monte Spallone 1636 m. Dalla sommità scendiamo lungo la cresta sud-ovest in direzione Foce della Faggiola 1455 m. Dopo una prima ripida discesa lungo friabili lastre rocciose, si scavalcano due panoramiche alture. La cresta diviene in seguito più ampia e meno marcata. Senza percorso obbligato scendiamo per la dorsale intercettando, ormai in prossimità della Foce della Faggiola, un sentiero con segnavia bianco-rossi che seguiamo a sinistra. L’esile traccia taglia espostamente, a mezza costa, il ripido pendio di paleo. Ritornati nelle vicinanze della cresta sud dello Spallone, in prossimità di un muretto di sassi posto poco più in alto, la traccia vira a destra e, in ripida discesa lungo una dorsale erbosa, conduce in un canale. Prestando attenzione ai segnavia, piuttosto sbiaditi, seguiamo il sentierino che inizialmente si sposta a sinistra attraversando il canale, per poi svoltare a destra. Percorriamo in seguito una dorsale con massi in direzione della sottostante cava. Giunti in prossimità della recinzione della cava, traversiamo a sinistra verso un ravaneto che discendiamo nel suo margine destro. Approdati al culmine della cava dismessa, la discendiamo utilizzando alcune ripide rampe di gradini intagliati nel marmo. Giunti alla base, seguiamo in discesa l’ampia carrareccia di accesso (segnavia evidenti e ben posizionati). Ad un bivio, imbocchiamo una carraia in salita cui fa seguito una ripida discesa assistita da alcune catene. La traccia, in prossimità di un segnavia, vira a sinistra (cavo d’acciaio), attraversando espostamente il ripido pendio che termina in basso in cave di marmo ancora attive. L’ottimo sentiero taglia a mezza costa il versante meridionale dello Spallone, oltrepassa il ramo destro (orografico) della cresta e confluisce nel sentiero 38 poco sotto la Foce Luccisa. Rientriamo a Colonnata seguendo il percorso effettuato in salita.

 

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2015 in Alpi Apuane, Alpinismo, Escursionismo

 

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Monte Cervellino: anello da Graiana Chiesa

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Punto di partenza/arrivo: Graiana Chiesa 850 m

Dislivello: 680 m

Durata complessiva: 4-4,30 h

Tempi parziali: Graiana Chiesa-Casalina (1 h) ; Casalina-Monte Cervellino (1,15-1,30 h) ; Monte Cervellino-Graiana Castello-Graiana Chiesa (1,45/2 h)

Difficoltà: E+/EE  

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-S.P. 116 per Bosco di Corniglio. Prima della località Ponte Romano, si imbocca a destra una stradina asfaltata (indicazioni per Roccaferrara) che conduce Graiana Villa, dove si svolta a destra per stretta carrozzabile asfaltata. Dopo alcune curve e tornanti, si giunge a Graiana Chiesa e si prosegue in direzione di Graiana Castello. Appena dopo la prima netta svolta a sinistra, sulla destra si stacca una carraia: questo è il nostro punto di partenza. E’ tuttavia consigliabile parcheggiare l’auto appena più avanti in uno spiazzo sulla sinistra della carreggiata.

mapStralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org Il tracciato evidenziato in giallo, nei tratti Graiana Chiesa-crinale Parma Baganza e Bocca Spiaggi-percorso n° 743, è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Notevole percorso in luoghi di particolare interesse e suggestione. In più tratti vi sono rilevanti problemi di orientamento, dovuti alla nulla frequentazione escursionistica (aspetto che caratterizza tutta la dorsale Parma/Baganza) e alla presenza di frane che, anche se piccole, ostacolano il tracciato. Ciononostante l’escursione proposta è una delle più avvincenti di tutta la Val Parma, se non dell’intero Appennino parmense. Durante il tragitto si cammina su antiche tracce, un tempo di una certa rilevanza (la mulattiera iniziale con grande probabilità rappresenta l’antico percorso che un tempo collegava Graiana ChiesaBraia) e oggi totalmente dimenticate. E’ possibile percepire sensazioni e stati affettivi che pochi altri luoghi sono in grado di offrire. Consiglio vivamente a quei pochi interessati a questo tipo di itinerari di armarsi di santa pazienza, poiché non è assolutamente scontato il reperire il giusto sentiero, questo sia nella sezione Graiana Chiesa-Casalina, quanto nella discesa dopo Bocca Spiaggi, dove ci sarà richiesto di intuire, più che vedere concretamente, una quasi invisibile traccia. Detto questo, vorrei anche anche affermare che, almeno per il sottoscritto, l’andare per monti è ricerca, dove l’intuito svolge un ruolo fondamentale. In riferimento a ciò, ritengo necessario fare una considerazione che vale per questo, come per altri itinerari che ho relazionato e relazionerò: non uso il navigatore satellitare e mai lo utilizzerò, in quanto non sopporterei di farmi guidare da un aggeggio elettronico nel reperimento del giusto percorso. Ciò che deve guidarmi è il mio “occhio”, ossia la mia capacità di “lettura” dell’itinerario nel luogo in cui mi trovo, normalmente sulla base di una relazione scritta o di una mappa. Ripeto, l’andare in montagna, oltre ad esprimere per il sottoscritto un particolare modo d’essere, contiene quella fondamentale dimensione di ricerca, da intendersi non solo a livello pratico (il percorso da cercare poiché non evidente o del tutto assente) ma esistenziale. Solo così il frequentare le montagne, sempre animati da sana curiosità e imprescindibile umiltà, è costruttivo, “ricreativo”, evolutivo.

Ci si incammina lungo la carraia incontrando appena dopo, nei pressi di un campo, un bivio. Si prosegue diritto, ignorando a sinistra un paio di tracce ed incominciando a guadagnare quota lungo l’antico percorso (sulla sinistra possiamo notare interessanti esemplari di muretti a secco). Poco dopo si perviene su una costa, dove si prosegue diritto ignorando a sinistra una traccia in salita e a destra un’altra in discesa. Si penetra poi in una prima valletta, attraversando un solco e contornando appena dopo il margine inferiore di un’area di recente disboscata, lasciando a sinistra la carraia di esbosco. Dopo una salita, si aggira un’altra costa, oltre la quale si abbandona a sinistra la continuazione dell’ampia traccia su cui stiamo camminando (purtroppo in questo tratto i mezzi di esbosco hanno rovinato l’antico tracciato). Si prosegue diritto per bella mulattiera piuttosto inerbita, penetrando in questo modo in un’altra valletta formata da un rio sconvolto dall’alluvione del 2014 (notevoli esemplari di muretti a secco alla nostra sinistra). Si mette piede sul letto del menzionato rio rinvenendo, nel lato opposto, due labili tracce: si deve imboccare quella di sinistra mediante la quale si attraversa inizialmente una fascia di vegetazione molto invadente. Appena dopo il sentiero si allarga e procede in salita, conducendo infine nei pressi di una panoramica radura. Dal limite superiore di quest’ultima, guardando di fronte a noi, si nota una casa isolata sovrastata da un dirupo: si tratta di Casalina, località che dovremo raggiungere. Anziché scendere per la radura, consiglio di continuare a seguire l’antico tracciato, il quale è affiancato a destra da un muretto a secco segnante il limite del campo. Si segue l’incavo della mulattiera in leggera discesa, spostandosi poco dopo leggermente a sinistra onde evitare un tratto infrascato. Ripresa la traccia, si giunge in breve nei pressi del limite inferiore della radura, dove il percorso più evidente vira a sinistra. Noi invece dobbiamo proseguire a destra, perdendo quota per ripida traccia verso la sottostante valletta formata dal Rio di Graiana, anch’esso sconvolto dall’alluvione del 2014. Poco dopo si vira a sinistra, proseguendo per un breve tratto a mezza costa nella sponda destra orografica della valle, fino a quando termina il sentiero. Ci troviamo alcuni metri più in alto rispetto il letto del rio, per raggiungere il quale occorre discendere una breve scarpata franosa. Dal punto in cui siamo, guardando il rio, si nota un grande masso bianco: quest’ultimo è un valido punto di riferimento al fine di reperire la continuazione del percorso. Perciò, una volta scesi nel fondo della valletta, si guada il rio e si raggiunge il menzionato masso che si discende scomodamente. Oltre il masso, si dovrebbe rinvenire una varco: si piega quindi a sinistra risalendo una brevissima scarpata e delle due tracce che si presentano appena dopo, si deve prendere quella di destra, che scende leggermente per poi risalire subito. Si prosegue per essa facendosi largo tra vegetazione invadente, effettuando una leggera svolta a destra che precede una più netta curva a sinistra. Oltre quest’ultima, la traccia tende a scomparire in quanto inglobata dagli arbusti: si prosegue diritto per pochi metri piegando poi a destra onde risalire il pendio boscoso per sentiero ora più marcato. Mediante netta svolta a sinistra, si mette piede sul dorso di una costa che si segue a destra per poco. Si deve infatti piegare leggermente a sinistra per labilissima traccia, intravedendo poco più avanti il limite superiore del bosco. Si risale quindi il pendio boscoso senza un vero e proprio sentiero, sbucando infine nell’ampia radura sovrastata dalla casa isolata di Casalina988 m. Si risale il pendio prativo obliquando verso destra, fino ad immettersi nello stradello di accesso alla casa che si segue a destra. Si procede inizialmente in salita e successivamente in discesa (notevoli visuali panoramiche), per poi effettuare una netta svolta a sinistra penetrando in un rimboschimento a conifere. Poco più avanti ci si immette in una sterrata, proveniente da Braia, che si segue a sinistra, ignorando subito dopo un’altra traccia che si stacca a destra. In costante salita (si nota una carraia che si stacca a sinistra e che si ignora) si giunge, in circa 10 minuti, all’interno della valle, anch’essa sconvolta da frane, formata dal Rio di Vestana. Si attraversa quest’ultimo e si continua a guadagnare quota per ampia carraia (una traccia che si stacca a destra va ignorata). Più avanti si effettuano alcune svolte procedendo in più sostenuta salita, fino a compiere un tornante sinistrorso mediante il quale si cambia direzione. Guadagnando quota verso ovest, si giunge infine in prossimità di un magnifico e ampio pianoro prativo, 1186 m, non lontani da Casa del Monte. Ignorata a destra una carraia chiusa da un cancello, si prosegue diritto per bella mulattiera che contorna il limite sinistro della radura. Procedendo in leggera discesa, si effettua poco dopo una netta svolta a destra penetrando nuovamente nella valletta del Rio di Vestana. Si avanza per un breve tratto al sommo della sponda sinistra orografica (parzialmente franata) della valle, per poi varcare il solco del rio in questione. Appena dopo si approda in un ripiano dove il sentiero sembra perdersi: si deve piegare a destra individuando una labile traccia che procede in piano/falsopiano sulla sinistra del corso d’acqua. Si continua in questa direzione fino a quando il tracciato piega a destra: da qui, guardando verso il pendio boscoso alla nostra sinistra, dovremmo individuare un solco. Si piega quindi a sinistra, rinvenendo una labile traccia che poco più in alto si immette in un incavo di mulattiera che sale sulla sinistra del menzionato solco. Poco dopo la labile traccia vira nettamente a sinistra, conducendo ad una piccola piazzola di carbonaia che si attraversa. Si procede diritto per pochi metri svoltando poi a destra, cercando di individuare l’incavo della mulattiera, in questo tratto molto poco visibile. Poco più avanti, si sbuca in una radura dove ci si immette in un più marcato sentiero che si segue a destra, passando inizialmente nei pressi di una seconda piazzola di carbonaia. Si procede in leggera salita all’interno di un rado bosco, svoltando poi a sinistra e proseguendo fino a confluire in un’ampia mulattiera che si segue a destra. Si asseconda questa traccia che, nonostante sia totalmente dimenticata, risulta ben incavata nel terreno. Dopo una svolta a destra, si effettua una curva a sinistra salendo in moderata pendenza, fino ad approdare in un ripiano boscoso con alberi a terra che si attraversa recuperando, al suo termine, la prosecuzione del tracciato. La mulattiera piega ora a sinistra (alla nostra destra notiamo un solco) per poi svoltare a destra onde varcare un piccolo ruscello. Mediante ampia curva a destra si ritorna nei pressi del ruscello in questione, che si attraversa per una seconda volta, continuando poi per ampia traccia (fontana a sinistra). Assecondando la mulattiera, molto incavata nel terreno, si effettuano un paio di curve (la prima a sinistra e la seconda a destra) che precedono una netta svolta a sinistra. Poco oltre si aggira, mediante curva a destra, un poco accennata costa boscosa, incontrando un bivio dove occorre procedere a destra lungo una specie di solco, ignorando a sinistra la continuazione della mulattiera. Dopo una breve salita per vaga traccia, ci si immette in un’evidente sentiero trasversale (cartello di latta dell’ippovia e segnavia bianchi) che si segue a sinistra. Avanzando in piano/leggera salita, si sbuca poco dopo in una radura che si attraversa quasi interamente, per poi piegare a destra proseguendo in salita all’interno del bosco per mulattiera (altri segnavia bianchi). Si affronta una breve ma ripidissima salita, oltre la quale si prosegue per radura arbustiva per traccia abbastanza evidente. Ci si sposta poi a sinistra, superando un altro breve ripido strappo ed individuando poco più avanti degli’altri segnavia bianchi. In corrispondenza di essi, si svolta a destra e si affronta una salita piuttosto ripida all’interno del bosco, fino a sbucare sul crinale Parma/Baganza, a poca distanza dagli impianti del metanodotto. Qui ci si immette nel sentiero n° 741 che si segue a destra verso la sommità del Monte Cervellino. Oltre gli impianti, si presenta un bivio dove si piega nettamente a sinistra per traccia inizialmente in leggera discesa. Appena dopo si riprende a salire, ignorando successivamente un ripido sentiero che si stacca a destra e proseguendo in obliquo ascendente (interessanti stratificazioni arenacee). Più in alto si piega repentinamente a destra, procedendo per un breve tratto in piano, per poi virare a sinistra onde portarsi nei pressi della dorsale spartiacque. Si sale appena a destra di quest’ultima, assecondando una caratteristica striscia arenacea, fino ad approdare sulla panoramica anticima che a sua volta costituisce il sommo di altre stratificazioni degradanti nel versante Parma. Si scende per pochi metri, incontrando subito un bivio dove si prende la traccia di destra che sale piuttosto ripidamente assecondando un’altra stratificazione arenacea. In breve si raggiunge la quota 1492 m, dove recentemente è stata posizionata una croce indicante la cima del Monte Cervellino. Dalla sommità, caratterizzata da un  notevole panorama, ritorniamo sui nostri passi fino al punto in cui siamo sbucati con la mulattiera percorsa in salita. Da qui si continua lungo la dorsale, sfregiata dal metanodotto, risalendo brevemente e procedendo successivamente in piano. Raggiunta un’ampia sella a quota 1408 m (il sentiero n° 741 abbandona proprio in questo punto il crinale divisorio), si continua assecondando la dorsale spartiacque in direzione di un poggetto boscoso, ben visibile dalla cima del Cervellino, denominato Bocca Spiaggi. Procedendo a saliscendi, ci si porta a ridosso di quest’ultimo, abbandonando la pista del metanodotto proprio nel punto in cui essa vira a destra in ripida discesa. Noi invece continuiamo diritto penetrando nel bosco, assecondando un incavo di mulattiera, invero poco evidente, che scende piegando leggermente a destra, per poi virare a sinistra. Appena dopo si esce in un pendio prativo che si taglia a mezza costa e che poi si discende in obliquo verso la fascia boscosa che si ha di fronte. Si penetra in essa uscendone poco dopo, mettendo successivamente piede in una dorsale prativa di straordinaria bellezza, certamente uno dei più suggestivi belvedere di tutta la Val Parma. Da questo punto, e per un tratto rilevante, dovremo faticare non poco al fine di reperire la giusta traccia: in realtà la prima parte della discesa avviene liberamente, senza un sentiero vero e proprio da assecondare. Quindi si incomincia a scendere lungo il pendio erboso/cespuglioso cercando il passaggio migliore, seguendo di tanto in tanto quelle che potrebbero sembrare tracce lasciate da animali selvatici. Il pendio in questione è delimitato a destra da un dirupo di rocce e massi di arenaria bianca: noi dovremo scendere tutta la sezione più ripida portandosi un po più in basso e a sinistra rispetto il limite inferiore del menzionato dirupo. Scomodamente si discende il pendio cercando di intravvedere, più in basso, una traccia orizzontale, molto difficile da reperire, soprattutto nella stagione estiva. Discesa la sezione più ripida, si continua a perdere quota ancora per alcuni metri. Oltrepassati alcuni arbusti, si dovrebbe rinvenire la già menzionata traccia che va seguita a destra, risalendo leggermente e procedendo per qualche metro molto scomodamente. Poco dopo il sentierino sembra sparire: si deve scendere a sinistra verso un albero, oltre il quale, di dovrebbe recuperare una vaga tracciolina. Poco dopo si vira a sinistra verso un cespuglio di felci che si attraversa piegando a destra (tratto molto fastidioso nella stagione estiva). Dopo questo passaggio la traccia penetra nel bosco divenendo più evidente. Si avanza a mezza costa dapprima in salita, poi in piano/falsopiano, sbucando infine in un’ampia radura arbustiva (poco prima di quest’ultima, ad un bivio poco evidente, si continua diritto/destra). Si attraversa quest’ultima per sentiero abbastanza marcato in leggera salita, cercando in seguito di rinvenire i solchi di una vecchia carraia trasversale, ormai quasi invisibile in quanto inglobata dall’erba. Trovata quest’ultima, la si segue a sinistra in discesa, penetrando poco più in basso all’interno del bosco. Qui ci si immette in un’ampia traccia (a sinistra si nota una piazzola con presa dell’acquedotto) che si segue a destra, incontrando, poco più avanti, un’area recentemente disboscata. Si esce infine dal bosco, approdando in splendidi declivi cosparsi di massi alla base del magnifico sperone ofiolitico della Maestà di Graiana. Il luogo in cui ci troviamo ha pochi eguali, in fatto di bellezza e suggestione, in tutto l’Appennino parmense. La carraia su cui stiamo camminando confluisce infine in un’altra carrareccia, contrassegnata CAI n° 743, che si segue a sinistra in discesa. Si effettua inizialmente un ripido tornante sinistrorso, raggiungendo poco più avanti un bivio dive si prende la traccia di sinistra (segnavia). In ripida discesa e con alcuni tornanti, si confluisce più in basso in un’altra carraia che si segue a sinistra. Si perde quota sulla destra di una costa, fino ad aggirarla mediante netta svolta a sinistra. Si continua a scendere in direzione SW, affiancati a sinistra da interessanti stratificazioni del Flysch, fino a guadare il suggestivo Rio della Lombasina. Si continua a perdere quota per carraia, parzialmente rovinata dal passaggio di mezzi di esbosco, penetrando più in basso nel bosco e raggiungendo un bivio dove si prosegue a destra. Poco dopo si giunge nei pressi delle prime abitazioni del nucleo di Graiana Castello962 m, incontrando sulla destra la traccia, contrassegnata n° 743, proveniente da Roccaferrara Inferiore. Dopo essere transitati in mezzo a due belle case in sasso, si approda in un piazzaletto ai piedi del poggio dove si ergeva l’antico castello. Da qui è altamente consigliabile una breve digressione al menzionato poggio. Dal piazzale si prosegue diritto per traccia evidente che effettua appena dopo una netta svolta a sinistra. Mediante semicerchio, l’antica mulattiera conduce al sommo del poggetto caratterizzato blocchi arenacei. Il panorama che è possibile ammirare da questo belvedere è assolutamente grandioso, al punto tale che una sosta è, come si suol dire, d’obbligo. Ritornati al piazzale antistante le due case in sasso, si attraversa tutto il paese fino al suo termine (poco prima si nota sulla destra una bella maestà in marmo apuano). Ora non resta altro che seguire lo stradello d’accesso, raggiungendo in circa dieci minuti di rilassante cammino il punto iniziale della nostra escursione, a poca distanza da Graiana Chiesa (altro suggestivo nucleo meritevole di una visita).

 

 

 

 

 

 

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