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Archivio mensile:ottobre 2015

Monte Fuso: anello da Campora

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Punto di partenza/arrivo: Campora 643 m

Dislivello: 470 m

Durata complessiva: 3-3,30 h

Difficoltà: E (escursionistico)

Tempi parziali: Campora-Case Ruffaldi-La Pietra (20 min) ; La Pietra-L’Anna-Cippo Monte Fuso (1,30 h) ; Cippo Monte Fuso-Campora (1,15 h)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: ottobre 2015

Accesso stradale: Parma-Traversetolo-Neviano degli Arduini-Sasso-Campora

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

L'itinerario è segnato in giallo

L’itinerario è evidenziato in giallo

Stralcio della mappa dal sito: http://www.montefuso.it  Il tracciato evidenziato nella mappa nel tratto incrocio sentiero n°763-L’Anna è puramente indicativo

Descrizione dell’itinerario

Interessante anello che permette di gustare tutti gli aspetti e peculiarità di questa montagna, mai particolarmente apprezzata dagli “appenninisti” locali.

Dal paese di Campora (parcheggiare l’auto nel grande spiazzo di fronte alla chiesa) si percorre per un breve tratto la strada verso Sasso, fino al bivio per Case Ruffaldi (cartelli). Si sale per stradina asfaltata giungendo in breve alla bella frazione. Dalla piazzetta (cartelli) si prosegue a sinistra in direzione La Pietra (piccolo nucleo posto su un poggio di arenaria) che si raggiunge dopo aver percorso un breve tratto di ripida strada. Da qui è consigliabile una breve digressione. Appena oltre la casa rurale, si contorna il bordo del dirupo formato da pareti di arenaria. Giunti in prossimità di una stretta e suggestiva fenditura, scendiamo con attenzione lungo questa pervenendo alla base delle rocce. Possiamo osservare che le pareti rocciose sono formate da un’arenaria dello stesso tipo di quella della Pietra di Bismantova. Risaliti ai prati soprastanti, continuiamo a seguire il sentiero principale che subito dopo conduce a un bivio con cartelli. Andiamo a destra, seguendo un’ampia mulattiera che inizialmente risale una ripida costa di marne, per poi entrare nel bosco. Dopo un cippo a ricordo dei partigiani, si giunge ad un’area disboscata di recente con traccia che sale a destra. Proseguiamo per il bel sentiero che, dopo una breve salita, inizia ad aggirare, mediante curva a destra, la dorsale del monte (notevoli esemplari di muretti a secco). Approdati nel versante opposto, giungiamo ad un incrocio con cartelli. Lasciamo a destra il sentiero 763 (il cui tracciato segue la dorsale in direzione del cippo del Monte Fuso) e a sinistra una mulattiera in discesa. Proseguiamo diritto imboccando un bel sentiero contrassegnato occasionalmente da segnavia di colore giallo. Stiamo percorrendo un’antica mulattiera, ancora evidente, che taglia a mezza-costa questo versante della montagna, inizialmente sopra il borgo di Monchio di Sasso. Il percorso, dopo un primo tratto nel bosco, esce all’aperto proseguendo lungo il margine sinistro di un’ampia radura. Giunti in una valletta, è necessario abbandonare la traccia che scende al sottostante nucleo rurale, imboccando a destra un sentiero che costituisce la continuazione dell’antico tracciato. La mulattiera, dopo una radura con alberi da frutto e una netta svolta a sinistra, viene affiancata da un caratteristico muretto a secco formato da grossi blocchi di arenaria che ci accompagnerà per tratto. Si continua perlopiù in piano affiancati da radure con alberi da frutto e panoramici campi. L’ampia mulattiera confluisce in seguito in una carrareccia che va seguita a destra, in leggera salita, sulla sinistra di una radura e a destra di un poggio boscoso (nessun segnavia). Nei pressi di una valletta ignoriamo a destra un’ampia traccia in salita e, al bivio successivo, abbandoniamo la carraia fin qui seguita proseguendo diritto. Giunti su una costa boscosa a quota 810 m, possiamo continuare lungo la carraia che, dopo aver aggirato la costa contornandola con un’ampia svolta verso destra, comincia a salire ripidamente. Preferiamo invece proseguire lungo l’antico percorso imboccando, a tal fine, un’evidente mulattiera che si stacca a destra della carraia, proprio sulla costa boscosa a quota 810 m (delle due tracce prendere quella di destra). Poco dopo la mulattiera piega verso sinistra ricongiungendosi con la carraia appena menzionata, ma abbandonandola quasi subito proseguendo sulla destra. Si continua lungo la bellissima mulattiera, dove “in molti tratti del percorso affiora quello che si potrebbe scambiare per un selciato opera dell’uomo. Si tratta invece del dorso fessurato degli strati di arenaria della formazione di Bismantova che costituiscono la parte sommitale del Monte Fuso (cfr: Daniele Canossini: “Le Valli di Parma e l’Alta Lunigiana” 2002). Giunti ad un bivio proseguiamo a destra, continuando a seguire l’antico percorso che conduce in breve ad un crocicchio. Proseguiamo diritto per ampia traccia che svolta subito a sinistra (si ignora un’altra carraia che si stacca a destra) e guadagna quota con fondo formato da altre stratificazioni arenacee. Giunti in corrispondenza di un cancello situato alla nostra destra, si prosegue a sinistra per carraia affiancata a destra da una recinzione. Si effettuano poi un paio di svolte, confluendo poco più avanti nella carrareccia abbandonata a quota 810 m, che ora si presenta cementata. La seguiamo a destra in salita, ignorando poco più in alto un’ampia traccia che si stacca a destra ed osservando alla nostra sinistra una piccola costruzione diroccata. Dopo una netta svolta a sinistra, si oltrepassa una sbarra, approdando appena dopo in uno spiazzo in mezzo al bosco. Guardando alla nostra destra si nota un muretto con pietre ricoperte da muschio che divide due tracce: noi seguiamo quella di sinistra che effettua subito una curva proprio in questa direzione. Si continua in lieve salita, svoltando poi a destra e tagliando un sentierino trasversale utilizzato dalle MTB. Al successivo incrocio si prosegue diritto ignorando il percorso n° 761 che a destra sale alla dorsale del Fuso e a sinistra scende in direzione del piccolo nucleo chiamato Gulghino. Si continua per comodo sentiero che, dopo uno strappo un po più ripido, confluisce in una carraia. La seguiamo a sinistra approdando dopo qualche minuto in località l’Anna (casa ristrutturata) a quota 1015 m (fonte sulla destra). Oltrepassata la casa, continuiamo lungo lo stradello di accesso, giungendo in prossimità della strada asfaltata proveniente da Moragnano (sulla sinistra tavoli con panche). Imbocchiamo ora il sentiero 761A caratterizzato, nella parte iniziale, dai caratteristici affioramenti di arenaria che abbiamo già incontrato. L’ottima traccia, dopo un tratto nel bosco, contorna il margine destro di una bella radura. Piuttosto ripidamente e con qualche svolta approdiamo infine al Cippo del Monte Fuso 1115 m, eretto nel 1901. Dalla sommità imbocchiamo il sentiero che scende nel bosco verso nord-ovest. La traccia, dopo il ripido strappo iniziale, conduce in prossimità di alcune radure. Lasciata a destra un’evidente mulattiera, proseguiamo in leggera salita lungo il crinale del monte, giungendo ad un’ampia sella a quota 1080 m. Lasciamo a sinistra una carrareccia proveniente da Rusino (cartelli) e andiamo a destra, seguendo una mulattiera che si tiene nel versante settentrionale della montagna. In breve giungiamo ad un bivio: lasciamo a sinistra la prosecuzione del sentiero (che comincia a risalire verso il crinale), imboccando a destra (cartelli) la traccia contrassegnata 761 che scende nel bosco di castagni. Seguiamo la bella mulattiera in ripida discesa e con diversi tornanti, tenendo sempre il percorso più evidente. Dopo un tratto recentemente disboscato, l’ampia mulattiera-carraia diviene ancora più ripida e anche scivolosa in caso di terreno bagnato. Dopo alcune svolte, si giunge ad un bivio non molto evidente: lasciamo a destra una traccia con segnavia (n° 760) e pieghiamo a sinistra lungo un sentiero contrassegnato n° 761. Poco dopo giungiamo ad un ulteriore bivio con cartelli, dove a sinistra ignoriamo il percorso n° 759 per Moragnano proseguendo diritto/destra in direzione Vezzano-Campora. L’ampia traccia, molto incavata nel terreno, compie un netto tornante verso destra e un altro a sinistra, conducendo poco dopo ad un crocicchio non molto evidente. Il percorso segnato continua diritto, noi invece prendiamo la bella mulattiera di destra: potrebbe trattarsi di un tratto della Via del Sale (cfr. Canossini). Tagliamo comodamente a mezza-costa il pendio boscoso fino a ricongiungersi con il percorso segnato, poco prima di una sella caratterizzata da marne. Proseguiamo lungo la magnifica mulattiera all’interno del bosco: alcune aperture permettono di ammirare il sottostante e antico Borgo della Malora (proprietà privata). L’ampia traccia, dopo aver attraversato un ruscello, compie una netta svolta a sinistra, non lontano dalle prime case del paese di Campora. Continuiamo e scendere lungo la stradina incontrando poco dopo l’asfalto. Dopo aver oltrepassato alcune villette, mettiamo piede sulla strada principale che seguiamo a destra attraversando il paese. In breve giungiamo alla chiesa e allo spiazzo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

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Monti Groppetto, Groppo e Orocco

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Punto di partenza/arrivo: strada del Passo del Chiodo 1269 m

Dislivello: complessivamente 350 m circa

Difficoltà: EE+/F la cresta NW del Groppetto ; E/E+ la salita al Monte Groppo ; E la restante parte dell’itinerario

Durata complessiva: 3,30/3,45 h

Tempi parziali: punto di partenza-Monte Groppetto per la cresta NW-Grotta del Groppetto (45 min) ; Grotta del Groppetto- Monte Groppo (30/35 min) ; Monte Groppo-sentiero 823A-bivio con il sentiero 823 (30 min) ; sentiero 823-Passo della Tabella (25 min) ; Passo della Tabella-Monte Orocco (30 min) ; Monte Orocco-Passo della Tabella-Rifugio M.Penna-punto di partenza (45 min)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo ; eventuale assicurazione a corda per la salita e discesa dal Monte Groppetto, nessun chiodo in loco.

Ultima verifica: luglio 2016

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Bedonia-Ponteceno-Anzola-Passo del Tomarlo-Passo del Chiodo. Dal valico si prosegue a sinistra per stradina asfaltata che scende in direzione del Rifugio M.Penna e, oltre quest’ultimo, raggiunge il Passo della Tabella, continuando infine verso il paese di Alpe. Dopo circa 2 Km dal Passo del Chiodo si giunge ad un bivio collocato in prossimità di un tornante sinistrorso, dove si ignora a destra la sterrata che conduce al Rifugio Faggio dei Tre Comuni. Si continua a scendere, si effettua un tornante destrorso e si prosegue lungo la stradina asfaltata ancora per qualche centinaio di metri. Si abbandona l’auto in uno slargo sulla destra, all’inizio di una carrareccia chiusa da una sbarra.

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Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

Descrizione dell’itinerario

L’Appennino parmense è delimitato ad ovest dal gruppo Monte Penna-Maggiorasca. Il valore ambientale di quest’area montuosa è notevole. Molto differente, a livello geologico, rispetto le montagne dell’Alta Val Parma e Cedra (la Val Baganza meriterebbe una trattazione a se stante) consta diverse e rinomate cime, alcune delle quali, appunto, ben note e frequentate (il Monte Penna in primis) ed altre più remote e scarsamente visitate.
Se capitate in loco, consiglio di effettuare una breve escursione che contempla la salita a due cime di particolare interesse: il Monte Groppetto e il Monte Groppo, magari in combinazione con altre della zona, come, a titolo di esempio, il Monte Trevine (interessato da una ferrata installata di recente e poi chiusa), oppure il Monte Orocco.

Dallo spiazzo, 1269 m, si segue la carraia in leggera discesa giungendo dopo pochi minuti ad un bivio dove si ignora un’ampia traccia che si stacca a sinistra (paletto di legno con segnavia del CAI). Si continua lungo la carrareccia che, procedendo in leggera salita, conduce ad un ripiano con capanno a sinistra e bacheca con cartina a destra (appena prima del ripiano si stacca a sinistra una mulattiera con segnavia bianco-rossi che rappresenta il percorso di ritorno). Si abbandona la carraia, che si sposta a destra verso la sterrata di accesso al Rifugio Faggio dei Tre Comuni, e si punta ad un segnavia bianco-rosso posto sul tronco di un albero collocato a sinistra rispetto la menzionata bacheca con cartina. Imbocchiamo il sentiero n° 823b che nella sua parte iniziale risulta molto poco evidente. Dopo il secondo segnavia, la traccia sembra perdersi: si deve risalire verso sinistra il pendio boscoso rintracciando dopo pochi metri altri segnavia. In seguito il sentiero diviene più marcato e, transitando in prossimità di grossi blocchi, conduce ad un piccolo ripiano boscoso. Da qui, guardando a sinistra, si notano delle lisce placche: abbandoniamo perciò il percorso segnato per dirigersi verso queste ultime e, una volta raggiunta la base, ci si sposta verso sinistra contornandola per pochi metri. Appena dopo, infatti, si asseconda una labile traccia che continua ad attraversare il pendio boscoso restando un po più in basso rispetto il margine dalla parete. Si giunge così in prossimità di una bella crestina che rappresenta una delle due possibilità per salire in cima al Monte Groppetto. A tal fine, si risalgono i pochi metri di ripido pendio erboso che ci separano dalle rocce, e si inizia l’arrampicata effettuando un obliquo verso sinistra su roccia solida e ben appigliata (II°-/II°). Una volta giunti sul filo di cresta, la si segue facilmente, anche se espostamente, approdando sull’aerea sommità dell’anticima (I°+). Si discendono alcune ripide roccette e si giunge alla selletta che separa la cima principale dall’anticima. Si scala con divertente arrampicata un arrotondato spigolo dotato di solidi appigli, guadagnando infine la notevole sommità del Groppetto, 1329 m (II°-). La seconda e più facile possibilità per salire in cima è questa: anziché scalare la crestina, si continua ad attraversare nel bosco montando per ripide roccette su un poggio. Da qui si contornano le rocce basali del versante NE giungendo, dopo un breve tratto in discesa, sotto lo sbocco di un canalino con alberi che, se seguito, condurrebbe alla selletta fra cima e anticima. Si continua ad attraversare individuando un altro ripido solco, per poi risalire brevemente il pendio boscoso giungendo, dopo un traverso a sinistra sotto ripide pareti, su una costa, dove a sinistra si nota una specie di fenditura o trincea naturale. Da qui si obliqua verso destra risalendo gli ultimi metri di ripido pendio con roccette affioranti che ci separano dalla sommità del Groppetto. Per la discesa dalla cima le possibilità sono due: 1) scendere in arrampicata per l’arrotondato spigolo fino alla selletta fra cima e anticima (non è presente alcun ancoraggio per un’eventuale calata). Da qui, avendo la cima alle spalle, si discende a destra un ripido e scomodo canalino con alberi. Entrati nel bosco si continua verso sinistra (faccia a valle), giungendo, dopo breve risalita, a ridosso delle rocce. Messo piede su un poggetto, si discendono verso sinistra alcune roccette, ritornando in breve nei pressi dell’inizio della crestina. 2) Dal limite orientale della sommità si penetra verso sinistra (faccia a valle) all’interno del bosco e si discende un ripido pendio con roccette affioranti obliquando verso destra. Raggiunta una costa (guardando a destra si nota una specie di fenditura o trincea naturale) si comincia ad attraversare verso sinistra (faccia a valle) contornando ripide pareti. Si scende a destra per qualche metro e si continua ad attraversare nella stessa direzione di prima giungendo sotto lo sbocco di un breve canalino con alberi. Da qui, come nel percorso precedente, si risale brevemente a ridosso delle rocce, per poi procedere in piano per pochi metri, fino a mettere piede su un poggetto. Si discendono verso sinistra alcune roccette, ritornando poco dopo nei pressi della crestina che abbiamo salito, e, infine, nel sentiero segnato (823b). Dal ripiano boscoso si segue la traccia che passa a fianco di grossi massi, notando a sinistra, dopo pochi metri, l’ingresso della grotta del Groppetto. Tale cavità, conosciuta come “Buca del Diavolo”, fu originata, oltre che da fenomeni carsici, da una frana. Presenta una profondità di 6m, una lunghezza di 25m e una conformazione a V rovesciata (informazioni desunte dal libro di ANDREA GRECI “Guida ai sentieri dell’Appennino parmense: Val Taro e Val Ceno; ed. Gazzetta di Parma 2011). Per una visita alla piccola cavità è necessaria una lampada frontale. Si continua lungo il sentiero segnato che poco dopo, piegando a destra, inizia a discendere il pendio boscoso, conducendo in breve ad una piccola radura con cartello a destra. Si affronta ora la salita al Monte Groppo che, seppur piuttosto ripida e disagevole nella sua parte superiore, non presenta alcuna difficoltà. Dalla radura si segue un’ampia traccia che dopo qualche metro compie una svolta verso sinistra procedendo in moderata pendenza. Giunti in prossimità di un masso, si piega a destra imboccando un sentiero che risale il ben ripido pendio boscoso compiendo diversi tornanti. Occorre assecondare attentamente i segnavia del CAI, in quanto la traccia non sempre è ben incavata nel terreno. Nella parte superiore ci si avvicina alle verticali pareti del versante ovest del Monte Groppo e si continua sempre in decisa salita approdando infine ad una selletta. Si piega sinistra uscendo in breve dal bosco e giungendo sotto la cintura rocciosa che precede la sommità. Si risale un ripido canalino con roccette iniziali, guadagnando così la magnifica cima del Monte Groppo, 1347 m, che offre un panorama davvero grandioso. Dalla sommità ritorniamo sui nostri passi fino alla piccola radura tra Groppo e Groppetto e si continua imboccando a destra un’ampia traccia che procede inizialmente in piano. La bella mulattiera, attraversando un magnifico ambiente boscoso, conduce, dopo una breve e leggera risalita, al ripiano con capanno e bacheca con cartina incontrato nella parte iniziale dell’escursione. Da qui si ripercorre la carraia seguita in precedenza, svoltando al primo bivio (appena prima che il tracciato inizi a salire) a destra per ampia carrareccia. Dopo pochi metri la si abbandona per imboccare a sinistra (segnavia bianco-rossi del percorso CAI n° 823) una bella mulattiera che procede in piano all’interno del bosco. Si oltrepassano alcuni ruscelli e si continua per l’ampia traccia che attraversa, con percorso talora un po monotono, una vasta area disboscata. Dopo un lungo tratto (ai diversi bivi tenere sempre il tracciato che procede orizzontalmente) si giunge in vista di un paletto con freccia in legno di colore arancione collocato alla nostra sinistra. Si abbandona la carraia e si sale a sinistra, raggiungendo in breve la strada asfaltata proveniente dal Passo del Chiodo. La si segue a destra in discesa per pochi minuti raggiungendo il Passo della Tabella, 1241 m, dove si prosegue diritto imboccando il sentiero 829 alla volta del Monte Orocco. Il tracciato, seppur quasi del tutto sprovvisto di segnavia, è molto logico e non abbisogna di particolari spiegazioni. Ci si mantiene quasi sempre nei pressi della dorsale occidentale del monte, contornando il limite superiore di ampi e dolci declivi prativi ammirando visuali davvero impareggiabili. Dopo un breve tratto in discesa si giunge ad un incrocio dove si prosegue diritto risalendo il pendio prativo che precede la sommità del Monte Orocco, 1365 m, che si raggiunge in breve (l’ultima salita è piuttosto faticosa). Dopo una meritata sosta al fine di ammirare lo splendido e completo panorama che offre la cima di questo monte, ritorniamo sui nostri passi fino al Passo della Tabella, da cui si segue la stradina asfaltata in direzione Passo del Chiodo. Dopo un tratto in salita, si giunge in prossimità del Rifugio Monte Penna, 1295 m, e si continua a seguire la carrozzabile in discesa facendo ritorno, dopo alcuni minuti, allo slargo dove abbiamo parcheggiato l’auto.

 

 

 

 

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Monte Verruga e Monte Porcile

Il Monte Verruga: a sinistra la cresta e al centro il canalone di discesa

Il Monte Verruga: a sinistra la cresta ; al centro il canalone di discesa

Punto di partenza/arrivo: Passo del Biscia 885 m

Dislivello: 530 m

Durata complessiva : dalle 4 alle 5 h A/R

Tempi parziali: Passo del  Biscia-Fonte Sacrata (1-1,15 h) ; Fonte Sacrata- Monte Verruga-Fonte Sacrata (1,15-1,30 h) ; Fonte Sacrata-Monte Porcile-Fonte Sacrata (45 min-1 h) ; Fonte Sacrata-Passo del Biscia (1 h)

Difficoltà: complessivamente EE (escursionisti esperti) ; la breve cresta del Verruga presenta passi di I° e II°- ed è classificabile EE+

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Periodo consigliato: tutto l’anno

Ultima verifica: agosto 2015

Accesso stradale: Parma-Borgo Val di Taro-Passo Cento Croci-Varese Ligure-Passo del Biscia ; Chiavari-Graveglia-Reppia-Passo del Biscia

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Il percorso effettuato è evidenziato in blu. Alcune precisazioni: 1) Il segnavia FIE, visibile sulla cartina (rombo rosso vuoto), è attualmente inesistente. 2) Nell’itinerario relazionato la discesa dal Verruga avviene per un canale sulla sinistra della cima (faccia a monte) e sulla destra della cresta percorsa in salita. Dalla mappa si evince l’esistenza di un sentiero segnato (rombo rosso) che percorre per un breve tratto la dorsale meridionale, possibilità non verificata 3) Il segnavia FIE (3 cerchi) per il Monte Porcile, che teoricamente dovrebbe staccarsi sulla destra del sentiero principale prima di giungere alla Fonte Sacrata, sembra irreperibile o almeno molto poco evidente

Descrizione dell’itinerario

Dal Passo del Biscia si imbocca l’ampia carraia con sbarra metallica che inizia di fronte la cappella commemorativa dove si parcheggia l’auto. La carrareccia (segnavia 5T) sale molto dolcemente all’interno di un bosco di conifere per raggiungere, dopo 30/40 minuti di cammino, un rifugio forestale con panche e tavoli . Si continua lungo la comoda carraia lasciando a sinistra, ad un primo bivio appena dopo il rifugio, un’altra carrareccia. Poco dopo, ad un secondo bivio, proseguiamo diritto. La carraia che percorriamo svolta successivamente a sinistra: la seguiamo ancora per un breve tratto. Difatti, poco dopo la svolta, imbocchiamo un evidente sentiero in salita che si diparte sulla sinistra della carrareccia (appena prima, su un sasso, indicazione per il Monte Verruga). Lungo il sentiero non si trova alcun segnavia, ma non ne sentiamo la mancanza, in quanto il percorso è logico e lineare. La traccia, dopo un primo tratto in salita (si ignora a sinistra un sentiero), procede a mezzacosta all’interno di un bel ambiente boschivo alla base dei ripidi pendii prativi del Monte Porcile. Comodamente si raggiunge Fonte Sacrata 1046 m, ampia sella posta sul crinale Verruga-Porcile. La prima meta della nostra escursione è la salita al Verruga per la cresta nord/ovest (EE+). A tal fine, dalla sella si prosegue a sinistra imboccando un’evidente sentiero contornato sulla destra da una recinzione. Si supera un primo dosso (che impedisce la vista sul Monte Verruga dalla Fonte Sacrata) e si procede seguendo il panoramico crinale. Giunti ad una selletta, lasciamo a sinistra un evidente sentiero e proseguiamo avvicinandosi sempre più alla cresta del Verruga, a cui giungiamo dopo aver superato un ripido stappo con vegetazione piuttosto invadente. Dalla dorsale seguiamo una traccia abbastanza evidente evitando sulla sinistra un risalto formato da un caratteristico dente roccioso. Dopo di esso, si inizia ad attraversare orizzontalmente, sempre a sinistra, per labile ed esposta traccia che conduce sul dorso dell’ampia e poco accennata cresta. [E’ altresì possibile attaccare la cresta un poco più in basso. A tal fine, dopo il dente roccioso, scendiamo in obliquo a sinistra per ripido e scosceso pendio erboso, giungendo alla base di un risalto roccioso. Lo scaliamo interamente (II° ; roccia non buona con erba e terra ; sconsigliato) ricongiungendosi poco sopra con il percorso di prima]. Si scala l’ampia cresta con divertente arrampicata su roccia che richiede attenzione (I°+/II°-). Dopo un tratto con erba, si supera un secondo ripido risalto (II°-) e poi la cresta si abbatte. Continuiamo lungo la dorsale lasciando a destra una traccia all’interno di un canale. Poco dopo approdiamo sulla bellissima sommità del Monte Verruga 1211 m, da cui si gode un panorama vastissimo. Ripercorriamo la dorsale fino alla menzionata traccia che seguiamo ripidamente a sinistra (ometto poco sotto). Giunti alla base delle rocce del monte, tagliamo sulla destra, seguendo una labile traccia, il pendio con vegetazione invadente e fastidiosa. Ritorniamo all’inizio della cresta e ripercorriamo il sentiero fatto all’andata fino alla Fonte Sacrata. Ora non resta che raggiungere la seconda meta dell’escursione: Il Monte Porcile 1249 m. Dalla sella percorriamo l’ampia dorsale seguendo, dopo un primo ripido strappo, un sentiero privo di segnavia. La salita non pone grandi problemi di orientamento ma è piuttosto faticosa. Il sentiero risale ripidamente tutta la dorsale prativa, si sposta a destra tagliando ripidi pendii e conduce alla croce della cima ovest. La seconda e più elevata sommità del monte, quella est, è posta sulla sinistra. Il panorama è notevole. Dalla vetta del Monte Porcile si fa ritorno alla Fonte Sacrata da cui, seguendo il percorso di andata, al Passo del Biscia.

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2015 in Appennino ligure, Escursionismo

 

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Il Monte Cavalcalupo da Castello di Ravarano

 

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Punto di partenza/arrivo: Castello di Ravarano 786 m

Dislivello: 620 m

Durata complessiva: 4,45/5 h

Tempi parziali: Castello di Ravarano-Il Colnello (1h) ; Il Colnello-crinale Baganza/Parma (1 h) ; crinale Baganza/Parma-vetta Cavalcalupo (30 min) ; vetta Cavalcalupo-Cà Piovolo (1,15 h) ; Cà Piovolo-Castello di Ravarano (1 h)

Difficoltà: E (escursionistico)

Attrezzatura: ordinaria da escursionismo

Ultima verifica: settembre 2017

Riferimento bibliografico: Daniele Canossini – LE VALLI DI PARMA E L’ALTA LUNIGIANA – l’Escursionista, 2002

Accesso stradale: Parma-Felino-Calestano-Ravarano. Da quest’ultima località si prosegue in direzione di Casaselvatica imboccando a sinistra, poco dopo il ponte sul Torrente Arso, una stretta stradina (indicazioni). Mediante alcuni tornanti si giunge al sommo del borgo di Castello di Ravarano e più esattamente in una panoramica costa dove a destra è situato il poggio su cui si erge il castello (proprietà privata). Si parcheggia l’auto poco più avanti, in uno spiazzo adiacente ad una antenna per i cellulari.

map (2)Stralcio della mappa dal sito: https://www.openstreetmap.org

 

 

Descrizione dell’itinerario

Percorso di notevole interesse in zone molto solitarie e mai prese seriamente in considerazione dall’escursionismo locale. La scarsissima valorizzazione di quest’area montuosa, nonostante le sue peculiarità a livello geologico, costituisce di fatto un “lasciapassare” per le peggiori forme di sfruttamento dell’ambiente montano. Non è bastato il pessimo metanodotto che ha deturpato, determinando il taglio di ettari di bosco, buona parte del crinale Parma/Baganza, ma periodicamente questi monti sono oggetto di dannosi interventi umani di nulla utilità. Impressionante è il silenzio da parte di chi dovrebbe salvaguardare l’integrità delle montagne e battersi per il loro rispetto. Questo menefreghismo, indice di uno spiccato livello di ignoranza, grava notevolmente su tutti coloro che, come il sottoscritto, vogliono gustare le bellezze dell’Appennino camminando con lentezza e stupore, ammirando luoghi remoti dove il tempo sembra essersi fermato. Purtroppo, l’attuale “valorizzazione” della montagna appenninica, per quello che concerne il parmense, consiste quasi esclusivamente nel trapanare sezioni rocciose al fine di “creare” insulse piste d’arrampicata, con l’unico scopo di alimentare un’attività che nulla ha a che fare con “l’andare in montagna”, proprio nel senso più profondo veicolato da questa espressione .

Dallo spiazzo si prosegue per stradina asfaltata raggiungendo in breve un bivio (paletto con cartello e bacheca con mappa) dal quale, ignorata una carraia a sinistra (da cui torneremo), si prosegue a destra per ampia traccia contrassegnata CAI n° 770. Si sale leggermente a fianco di una casa, ignorando, al primo bivio, una carraia che si stacca a sinistra. Si continua per bella e comoda mulattiera a mezza costa all’interno di un interessante ambiente boschivo. In seguito il tracciato inizia a guadagnare quota aggirando, mediante svolta a sinistra, una costa, cui fa seguito un bivio dove si prosegue diritto. Dopo alcuni minuti di cammino, si esce temporaneamente dal bosco tagliando un pendio con interessanti stratificazioni, dove si ammira una notevole visuale sul Sasso del Colnello e la sottostante frana che dovremo attraversare. Si rientra nel bosco per poi uscirne in seguito, procedendo ai piedi del versante occidentale del Monte Scaletta. Giunti ad un bivio (paletto con cartelli), si lascia a sinistra una traccia per S. Biagio e appena dopo si abbandona la mulattiera seguita fino a questo momento. Infatti, individuato un segnavia sul palo di una linea elettrica, si svolta repentinamente a destra per ampia traccia in discesa. Poco dopo si effettua una curva a sinistra sbucando infine nell’orribile frana di Chiastre. Da qui si svolta subito a sinistra per traccia inerbita (segnavia su un paletto a destra), attraversando poco sopra un’area con vegetazione fastidiosa (segnavia, poco visibili, su alcuni massi a terra). Si piega successivamente a destra raggiungendo in breve un paletto in ferro arrugginito da cui si continua diritto ignorando a sinistra l’ampia traccia che sale al centro della frana. Guardando verso il vicino limite del bosco dovremmo notare i cartelli del “Tartufo Trail Running”: ci dirigiamo verso essi raggiungendoli dopo aver varcato un canale. Dai cartelli, anziché andare a destra per sentiero segnato (si raggiungerebbe il paese di Chiastre), si piega a sinistra per ripida traccia che sale lungo il margine destro della frana. Poco dopo si sbuca in una carraia (segnavia su un masso) che si segue a destra fino a raggiungere, in circa 10 minuti di cammino, una bella casa isolata abitata stagionalmente (Casa Colnello, 1029 m). Appena dopo quest’ultima, in corrispondenza di una netta svolta a sinistra dello stradello di accesso, si stacca a destra una traccia erbosa: la seguiamo approdando poco dopo in una bella radura (capanno a destra). Si continua lungo il margine sinistro del campo, per poi scendere piuttosto ripidamente per sentierino, fino a mettere piede su un arioso ripiano di conglomerato. Siamo sul Sasso del Colnello, poderoso pilatro che segna il termine della linea dei Conglomerati poligenici, noti come I Salti del Diavolo, che attraversano perpendicolarmente, da una sponda all’altra, la Val Baganza. Dopo un’eventuale sosta al fine di ammirare il grandioso panorama, si ritorna sulla sterrata abbandonata in precedenza e la si segue a destra inizialmente in lieve salita. Dopo alcuni minuti di rilassante cammino si sbuca in un’altra carrareccia carrozzabile che si segue a sinistra in salita, raggiungendo in breve un bivio situato nei pressi della recinzione di Cà Piovolo. Si va a destra incontrando appena dopo un secondo bivio dove si piega a sinistra (indicazione per La Carda e Casarola) per bella mulattiera pianeggiante affiancata ai lati da magnifici prati. Poco più avanti si varca un ruscello, continuando poi lungo il bellissimo tracciato affiancato da altre bucoliche radure delimitate da recinzioni (quest’area è conosciuta come i Piani del Forno). Si prosegue perlopiù in quota, attraversando un altro ruscello, per poi iniziare a scendere penetrando nella valletta formata da Torrente Arso. Poco prima di esso si incontra un bivio dove si prosegue a destra per sentiero, ignorando l’ampia traccia di sinistra (appena dopo è franata). Messo piede nel suggestivo letto del torrente (notevoli stratificazioni calcaree) lo si segue a destra per pochi metri, svoltando poi a sinistra per mulattiera in salita. Poco più avanti si incontra un bivio dove si ignora a destra un sentiero (indicazione per il Lago Tron) e si continua per l’ottima traccia che svoltando a destra aggira una costa boscosa. Procedendo in piano si confluisce poco dopo in una carraia in discesa che si segue a sinistra, incontrando poco più avanti un bivio dove si tralascia a sinistra un’ampia traccia. Raggiunta una sbarra con cartello di divieto di accesso, si ignora un sentiero che si stacca a sinistra (cartello in legno con ferro di cavallo) e si prosegue per la carraia ancora per poco. Infatti, in corrispondenza di un suo tornante sinistrorso, la si abbandona (il percorso scende in direzione di La Carda Lama) proseguendo diritto per ampia traccia. La carrareccia procede per un buon tratto in piano/falsopiano, aggirando una costa boscosa e costeggiando un buio rimboschimento a conifere. Più avanti il tracciato della carraia, alquanto rovinato dal passaggio di fuoristrada, comincia a guadagnare quota con maggiore decisione effettuando alcune svolte. Si penetra successivamente in un altro rimboschimento a conifere, oltre il quale il percorso pianeggia per un tratto, per poi riprendere a salire fino a confluire nell’ampia pista del metanodotto del crinale Baganza/Parma. Ci troviamo in quella dilungata sella, a quota 1219 m, che separa il Monte Montagnana dal Monte Cavalcalupo. Ci dirigiamo alla volta di quest’ultimo, seguendo giocoforza il tracciato del metanodotto, dapprima verso est, poi sud/est. Nella parte superiore si tralascia a destra una mulattiera (cartello del Tartufo Trail Running) e, appena dopo, un’ampia traccia a sinistra, proseguendo per carraia che sale a sinistra della pista del metanodotto (La carraia in questione ha recentemente sostituito una bella mulattiera sciaguratamente allargata onde permettere la sua percorrenza da parte dei fuoristrada). Si guadagna quota lungo il fangoso tracciato della carraia fino a quando essa effettua un tornante destrorso poco sotto la sommità principale. Qui si abbandona l’ampia traccia imboccando a sinistra un ripido sentierino che sale tra folta vegetazione e conduce in modo diretto alla poco accennata cima del Monte Cavalcalupo, 1370 m. Dal punto più elevato si continua a seguire il crinale divisorio (e perciò il tracciato del metanodotto) per circa 25 minuti, procedendo dapprima in direzione sud, poi verso sud/ovest e ovest (tracce che si staccano ai lati sono da ignorare). Si oltrepassa un cancello per il bestiame oltre il quale si scende brevemente per poi risalire: siamo in località La Pietra1287 m, nodo orografico in cui si stracca, estendendosi verso NW, la dorsale del Monte Scarabello. Qui si abbandona il crinale principale, svoltando a destra e scendendo inizialmente per bella radura, raggiungendo poco sotto un bivio dove si ignora a sinistra una carraia proveniente da Casaselvatica. Si prosegue diritto in salita mantenendosi in prossimità della dorsale, alternando magnifiche radure a macchie di bosco in un contesto ambientale di rara bellezza che stimola una sosta ristoratrice. Dopo aver attraversato un ampio ripiano prativo, si incontra un bivio dove si continua a destra (segni gialli), ignorando a sinistra il sentiero che sale verso la vicina sommità del Monte Scarabello. Per ampia traccia si effettua una curva a destra scendendo ripidamente lungo un pendio prativo per poi penetrare nel bosco. La mulattiera piega successivamente a sinistra procedendo in lieve discesa fino a condurre all’interno di una valletta. La si attraversa per poi scendere con maggiore decisione lungo la sua sponda sinistra, contornando poco dopo, mediante svolta a sinistra, un’area di bosco diradato. Successivamente il tracciato si sdoppia per poi ricongiungersi poco prima di un’altra area di rado bosco che si attraversa lungo il suo margine destro. Si continua per l’ampia traccia che procede perlopiù in quota, uscendo progressivamente dalla vegetazione e svoltando infine a destra onde assecondare il dorso di una panoramica costa. Poco più in basso si scende lungo una spettacolare stratificazione del Flysch e al bivio successivo si prende a destra (si può proseguire anche a sinistra). Si procede in ripida discesa (altre interessanti stratificazioni), effettuando poi una svolta a sinistra, fino a ritornare al bivio, incontrato in precedenza, dove a destra si stacca la mulattiera per La Carda Casarola. Si scende al sottostante bivio da cui si prosegue diritto lungo lo stradello di accesso a Cà Piovolo. La carraia contorna tutto il limite dell’ampia proprietà, procedendo per un tratto in salita. Dopo una breve discesa, si incontra un bivio dove si imbocca a destra una mulattiera in salita, abbandonando in questo modo l’ampia traccia che scende verso S.Biagio. Al successivo bivio si prosegue a sinistra, avanzando per un tratto in salita e aggirando, mediante ampia curva a sinistra, il profilo meridionale del Monte Scaletta. Raggiunto un bivio (cartelli), si può salire mediante ripida traccia sulla dorsale del appena menzionato monte, raggiungendo così il vertice delle spettacolari stratificazioni del suo versante occidentale. Tuttavia sarebbe più interessante una approfondita esplorazione di tutta la dorsale in questione, magari con un itinerario a se stante. Dal bivio si continua diritto per bella e comoda mulattiera dapprima in lieve salita, poi in discesa. Più avanti si scende contornando il margine superiore di un’ampia area di bosco diradato, incontrando poco dopo un bivio dove a sinistra si stacca una traccia che sale in direzione della vicina dorsale del Monte Scaletta. Dal bivio l’ampia traccia svolta a destra (a sinistra interessanti esemplari di antichi muretti a secco) perdendo quota in ripida discesa per poi pianeggiare. Si prosegue lungamente per la bella mulattiera attraversando un’area di bosco rado che permette di ammirare suggestive visuali sul crinale Montagnana-Cavalcalupo. Mediante netta svolta a sinistra si rientra nel bosco, raggiungendo poco più avanti un bivio dove si ignora un’ampia traccia che si stacca a sinistra (alla nostra destra si trova un bel campo delimitato da un antico muretto a secco che è visibile inoltrandosi per pochi metri nella vegetazione). Si effettua poi una netta svolta a sinistra (cartelli), lasciando a destra una carraia in salita, e si continua per l’ampia traccia che poco dopo transita ai piedi di interessanti affioramenti calcarei. Dopo pochi minuti si ritorna al bivio iniziale completando così questo particolare, suggestivo itinerario.

 

 

 

 

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Monte Marmagna: Canale Nord-Ovest (invernale)

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei (1250 m)

Dislivello: 600 m

Durata complessiva: dalle 3,45 alle 5,00 h 

Tempi parziali: Cancelli-Ponte Rotto (1-1,15 h) ; Ponte Rotto-bivio nei pressi di Capanna Braiola (30-45 min) ; bivio Capanna Braiola-Canale Nord/Ovest-Marmagna (1/1,45 h) ; Marmagna-Lago Santo-Lagdei-Cancelli (1,15-1,30 h)

Difficoltà: PD-/PD

Periodo consigliato: gennaio/aprile

Attrezzatura: ordinaria da alpinismo invernale

Ultima verifica: febbraio 2015

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei

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Descrizione dell’itinerario

Dal Rifugio Lagdei (nei mesi invernali è altamente consigliabile lasciare l’auto in località Cancelli e percorrere a piedi il tratto di strada per il rifugio) si imbocca il sentiero n° 727 che inizia esattamente sulla destra dell’edificio. Nel manto nevoso è solitamente presente una traccia molto battuta, essendo questo il percorso più seguito per raggiungere il Rifugio Mariotti al Lago Santo: proprio per il suddetto motivo, si consiglia di calzare anzitempo i ramponi, infatti la ripidezza del pendio, nonché la compattezza della neve nella pista creata dagli innumerevoli passaggi, renderebbero ardua e oggettivamente pericolosa la salita (per non parlare della discesa!). Effettuando diversi tornanti, alcuni dei quali decisamente ripidi, si approda al sommo della sponda boscosa incontrando un bivio (paletto con cartelli), dal quale occorre svoltare a destra in direzione Capanna Braiola (Schiaffino). Dopo una breve discesa, si giunge in località Ponte Rotto (quest’ultimo è situato alla nostra destra), dove si guada un ruscello (si tratta di un ramo del Torrente Parma), oltre il quale, ad un bivio (paletto con cartelli), si prosegue diritto, lasciando a destra il percorso contrassegnato 723. Per raggiungere Capanna Braiola, non sempre è presente una traccia nella neve, anche se il percorso non presenta particolari problemi di individuazione: è sufficiente seguire i ben posizionati segni bianco/rossi sugli alberi. Il sentiero, dopo un tratto in leggera salita sulla destra dell’appena menzionato ramo del Torrente Parma, inizia con alcuni tornanti a risalire una sponda boscosa. Segue un tratto in piano (prestare attenzione ai segnavia sugli alberi), per poi affrontare una nuova salita. Raggiunto un bivio con cartelli, si continua a sinistra lasciando a destra il segnavia n° 727A, che prosegue in direzione della Foce del Fosco. La traccia, dopo un traverso ascendente dove è possibile incontrare ghiaccio, svolta a destra e sale tagliando un ripido pendio boscoso che costituisce la sponda destra orografica della valletta formata dal ramo del Torrente Parma. Si esce progressivamente dal bosco, giungendo poco più avanti ad un bivio (cartelli) a poca distanza da Capanna Braiola o Schiaffino, 1605m, raggiungibile con breve deviazione a destra. Proseguiamo diritto in direzione della Sella del Braiola, lasciando a sinistra il percorso n° 729. Si continua a salire contornando dapprima il limite del bosco, per poi uscirne definitivamente, penetrando all’interno del magnifico vallone delimitato a sinistra dalla bastionata nord-ovest del Marmagna . Il canale che saliremo è evidentissimo: dalla dorsale nord taglia al centro la bastionata in questione. Liberamente ci si dirige verso il fondo del canale, ammirando un paesaggio che ha pochi eguali in fatto di maestosità. Il pendio diviene progressivamente più ripido e, una volta entrati nel canale, lo si risale al centro. La pendenza aumenta verso l’uscita, non oltrepassando per i 3/4 del suo precedente sviluppo i 40°, per poi impennarsi nel tratto finale raggiungendo i 45°/50°. Dopo abbondanti nevicate può essere presente una spessa cornice che rende l’uscita decisamente impegnativa, soprattutto se ci si tiene nella sua parte sinistra. Usciti dal canale, il percorso è immediato: si sale a destra per la panoramica dorsale nord-est tenendosi sulla sinistra del suo limite destro. Non senza fatica, si raggiunge il sommo della cresta/dorsale, da cui si prosegue per aerea crestina ammirando visuali grandiose. Successivamente ci si cala verso sinistra alla sottostante conchetta, situata poco sotto la sommità del Marmagna, immettendosi qui con il percorso 00 che risale il crinale nord-ovest. Un’ultima breve salita e si guadagna con soddisfazione la magnifica cima, 1851 m, da cui è possibile ammirare un panorama grandioso (nelle giornate terse è visibile L’Isola d’Elba!). La discesa dalla sommità è semplice: è sufficiente seguire il frequentato percorso per il crinale sud-est mediante il quale si scende all’ampia e panoramica Sella del Marmagna. Una ben marcata traccia nella neve conduce al centro del sottostante vallone compreso tra il versante E-NE del Marmagna e la bastionata N-NW dell’Aquilotto. Successivamente si perde quota a sinistra di un rio, entrando poi nel bosco ed approdando al sottostante ripiano. Al primo dei due bivi, collocati a poca distanza l’uno dall’altro, andiamo diritto, mentre al secondo svoltiamo repentinamente a destra. Si scende costeggiando una caratteristica lastra rocciosa per poi curvare a sinistra. Effettuando alcuni tornanti per ripido pendio ripido temporaneamente fuori dal bosco, si piega successivamente a sinistra, perdendo quota in obliquo all’interno della magnifica faggeta. Un’ ultima discesa a tornanti e si approda nella sponda sud/occidentale del Lago Santo, nei pressi della Peschiera. Per raggiungere il vicino Rifugio Mariotti, 1507 m, è sufficiente costeggiare a sinistra la sponda del lago (negli inverni rigidi e nevosi è possibile attraversare direttamente il lago, opzione da escludere categoricamente nel periodo primaverile!). Dal rifugio si sale brevemente contornando dall’alto la sponda N/NE del magnifico specchio d’acqua, raggiungendo poco dopo un bivio (cartelli). Si imbocca a sinistra il ben marcato sentiero n° 723 che, dopo un obliquo discendente, attraversa la pista da sci, per poi rientrare all’interno del bosco. In breve si ritorna al primo bivio incontrato all’inizio dell’escursione, e quindi a Lagdei-Cancelli.

 

 

 

 

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Cresta dello Sterpara: Via Alpinistica Roberto Fava

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Punto di partenza/arrivo: Rifugio Lagdei 1250 m

Dislivello: 500 m ca

Durata complessiva: dalle 3 alle 4,30 h A/R

Tempi parziali: Lagdei-Lago Santo-attacco della Via Alpinistica “Roberto Fava”  (1-1,15 h) ; Via Alpinistica “Roberto Fava” (1,30-2,30 h) ; rientro a Lagdei (30 min ca)

Difficoltà: PD, molto discontinuo

Attrezzatura: ordinaria da arrampicata

Ultima verifica: giugno 2015 (foto: luglio 2014)

Accesso stradale: Parma-Langhirano-Pastorello-Ghiare di Corniglio-Bosco di Corniglio-Cancelli-Lagdei


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Descrizione dell’itinerario

Potremmo definire la Via Alpinistica Roberto Fava un sentiero alpinistico, in quanto alterna tratti di arrampicata ad altri in cui si cammina seguendo una labile traccia contrassegnata da ometti ben posizionati. Il percorso alpinistico corre lungo la Cresta dello Sterpara, formata da una serie di torrioni, alture e gendarmi rocciosi. I tratti di arrampicata sono ben serviti da numerosi spit e le difficoltà variano dal II° al IV°.

Partiti dalla località Lagdei, si arriva in 40 minuti circa al Rifugio Mariotti al Lago Santo, seguendo la comoda mulattiera contrassegnata 723A, oppure il più diretto sentiero 727/723. Dal rifugio si continua ad assecondare il percorso contrassegnato 723, diretto alla sella del Marmagna, contornando la sponda meridionale del lago. Dalla peschiera, per sentiero a tornanti, si risale il pendio boscoso giungendo ad un primo bivio (cartelli), dove si lascia a destra il percorso n° 729. Al bivio successivo, posto poco dopo il primo, si abbandona il sentiero 723 seguendo a sinistra il 719 in direzione Sella dello Sterpara e Passo delle Guadine. Giunti in prossimità di un cartello con scritto “Via Alpinistica Roberto Fava”, si lascia anche questo sentiero (719) e ci si inoltra nel bosco per labile traccia che, con andamento verso destra, conduce su un panoramico pendio cosparso di massi d’arenaria e cespugli di mirtilli. Il primo tratto di cresta è già evidentissimo e per raggiungerlo si seguono gli ometti che guidano verso destra al culmine del pendio, e successivamente ad una selletta poco marcata all’interno del bosco. Da qui occorre svoltare a sinistra raggiungendo la dorsale e l’inizio della via alpinistica (due spit di sosta). Dopo alcuni facili gradoni, il primo risalto presenta in successione: una breve placchetta incisa da una netta fessura, una crestina piuttosto rotta e un estetico e verticale spigolo dotato di ottimi appigli. Dopo aver superato un tratto caratterizzato da grossi blocchi sulla destra di un becco roccioso, si approda sulla prima e più elevata quota, 1685 m, della cresta (III°; diversi spit). Dalla sommità è necessario seguire (o meglio intuire) una poco evidente traccia nell’erba che conduce all’interno di un fitto boschetto. Seguendo i puntuali ometti, si giunge alla base del secondo risalto: un bellissimo torrione. Lo si scala dapprima salendo una bella e appigliata placca, a destra del filo, per poi seguire quest’ultimo con divertente arrampicata  (III°- ; diversi spit).
Dalla cima del torrione si scende ripidamente e si continua contornando sulla destra un risalto caratterizzato da fessure e una fenditura nella roccia. Dopo aver ripreso la dorsale, si rientra nel bosco giungendo alla base del terzo risalto, il più impegnativo, anche se breve. Lo si supera inizialmente traversando delicatamente a destra, sfruttando una stretta cornice, per poi salire direttamente e, con un passaggio impegnativo (IV°; due spit), raggiungere un foro nella roccia da cui si vede lo spigolo sud della Roccabiasca. Si continua tenendosi appena a sinistra del filo, guadagnando infine la sommità del risalto (IV°, poi III°; molto breve e abbondantemente servito da spit). Una pietraia, un tratto di bosco e un ripido pendio precedono il quarto risalto: un caratteristico gendarme roccioso. Lo si scala direttamente tenendosi appena a sinistra dello spigolo e con un passo non banale si afferra una fessura verticale che conduce fuori dalle difficoltà (III°+ ; molto breve ; diversi spit). Dall’aerea sommità si discende con attenzione una placca, per poi rientrare all’interno del bosco. Da questo momento il percorso diviene meno interessante. Proseguiamo assecondando fedelmente la dorsale boscosa, scavalcando due alture e giungendo ai piedi del quinto risalto. Lo si sale seguendo inizialmente una friabile crestina erbosa e successivamente una facile fenditura (II°; roccia non buona; diversi spit). Ora non resta che seguire la dorsale boscosa in direzione dell’ultima quota (alcune relazioni, una volta raggiunta la sommità del quinto risalto, consigliano di abbandonare la dorsale e scendere a sinistra nel bosco. Tale soluzione a mio parere è totalmente insensata oltre che oggettivamente pericolosa!) giungendo in breve alla base di una ripida paretina. La si supera sfruttando inizialmente la faccia destra del diedro-fessura che la incide e poi lo spigolo a destra (II° ; nessun chiodo). Dalla sommità dell’ultima quota, si scende nel bosco (tracce e contrassegni assenti) per l’ampia dorsale fino a congiungersi con il sent. 723B (Le Carbonaie) che seguito a sinistra conduce ad un bivio: a destra si fa ritorno a Lagdei e a sinistra a Lago Santo.

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2015 in Alpinismo, Appennino parmense: Val Parma

 

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